Haramlik, Magdi Allam e i rossobruni 1

Foto d'epoca di Magdi Allam

Mi sembra interessante ripubblicare qui i post del blog Haramlik dedicati alla controversia tra la blogger Lia e i cosiddetti “rossobruni” perché, anche se sono trascorsi ormai alcuni anni (parliamo di fatti relativi al 2007-2008), la vicenda ivi descritta mi sembra non solo attuale ma quantomai intrigante per come fa emergere certi meccanismi del potere …

Haramlik vs. Magdi Allam: la vicenda

Gli scandaloni di Magdi Allam sull’Haramlik.


Di dove si narra di un improbabile scandalo sulla poligamia islamica fatto scoppiare da Magdi Allam sul Corriere della Sera. Di come la presunta vittima del poligamo denunciato denunciò a sua volta Magdi Allam per diffamazione e per essersi indebitamente appropriato di una sua email privata allo scopo di sbatterla in prima pagina sul Corriere. Di come Magdi Allam ebbe a rivelare al Tribunale che quella email gli era stata data da presunti campioni internettiani della lotta contro l’islamofobia. Del sottobosco che si agita attorno ai cosiddetti grandi temi della società attuale, tra cristiani che si fingono musulmani, musulmani che diventano cristiani, aspiranti intellettuali antisistema che collaborano col nemico, ambiziosi giovanotti che cercano di cavarci qualcosa e, come in ogni storia italiana, l’immancabile gruppetto antimperialista che non ha capito niente ma è lì per partecipare.


Riassunto

E così il Tribunale di Milano ha scagionato Magdi Allam, giacché la mia famosa email privata, da lui pubblicata in prima pagina sul Corriere, gli era effettivamente stata data da uno dei tizi che ne erano co-destinatariDacia Valent, Miguel Martinez, Sherif El Sebaie. Sono elencati qui, nel pdf dell’email originale consegnata al Tribunale dagli avvocati di Allam:




Io ho fatto ricorso in Cassazione su diversi aspetti della sentenza. Questo aspetto in particolare, invece, è pacifico: uno di loro, con la complicità attiva e/o passiva di altri due, è la talpa di Magdi Allam. E io, ovviamente, so chi è.
Quando uscì l’articolo di Magdi Allam, io andai dall’avvocato e gli dissi: “Dacia Valent gli ha girato una mia email.” E lui mi disse: “Sì? Be’, non tocca a te dirlo, non l’hai vista coi tuoi occhi. E’ Allam che deve spiegare come ha fatto ad averla, quindi lascia che sia lui a confessarlo. Se lo fai tu per lui, gli semplifichi enormemente le cose.” Obbedii, ché qua siamo personcine serie, ma quanto è faticoso mordersi la lingua, a volte.
La storia, in realtà, io l’avevo raccontata subito ed è qua.
Io che decido di inchiodare un noto esponente dell’islam italiano (lo chiameremo Mullah) a una nutrita lista di sue contraddizioni religiose, politiche e personali. Dacia Valent che si offre di essere testimone del contenzioso, portandosi appresso Miguel Martinez e Sherif El Sebaie. Io che acconsento a gestire la cosa con questi testimoni perché: 1) non mi fidavo del mio avversario e 2) ero sinceramente convinta (tu pensa che idiota) che, essendo loro campioni internettiani della lotta contro l’islamofobia, non sarebbero mai andati a vendersi la vicenda al primo Magdi Allam che passava.
Le cose andarono diversamente e Dacia Valent si rivelò in fretta disposta a qualsiasi scandalo pur di finire sui giornali. Aveva cominciato a denunciare alla stampa diversi membri dell’Ucoii accusandoli di poligamia, nelle settimane precedenti alla pubblicazione della mia email, e non desiderava altro che fare lo stesso anche con la persona con la quale io avevo il mio contenzioso. Cominciò a chiedermi copia di un documento che io avevo e che, se fosse stato pubblicato sui giornali, avrebbe trascinato l’intera Ucoii in un putiferio pruriginoso quanto inutile. E, a me, la sola idea di montare scandaletti su cazzate simili faceva francamente orrore. Mi interessava altro, e con ben altro spirito.
Cercavo di controllarla come potevo mentre, attorno alla mia vicenda, montava l’interesse della stampa da lei allertata. Uscì un primo articolo di Magdi Allam che mi citava, e fu chiaro che non avrei potuto ritardare l’esplosione a lungo. Le pressioni affinché consegnassi quel documento erano ossessive, continue, reiterate tra preghiere, minacce, appelli alla mia venalità. Sherif El Sebaie, ricordo, affermava che avrebbe potuto fruttare fino a 50.000 euro, il pezzo di carta in mio possesso. Suppongo esagerasse. La Valent in particolare, incattivita dal fatto che, intanto, l’Ucoii aveva troncato ogni rapporto con lei, si faceva sempre più minacciosa, isterica, incontrollabile. Di fronte all’evidenza dell’inevitabilità di un casino, decisi infine di cercare quantomeno di attutirlo: se proprio la vicenda doveva finire sui giornali, che almeno fosse chiaro che non era una vicenda di poligamia, giacché quello era l’argomento che attraeva gli squali. Dovevo, in qualche modo, anticipare Allam.
Il giornalista con cui mi consulto per disinnescare la vicenda, appena prima dell’articolo di Allam, è Marco Salvia, che scrive articoli di opinione per l’Unità.
Lo conosco da 30 anni. Ovviamente, lui conosce tutta la mia storia con il Mullah fin dal primo giorno: perché è mio amico, non perché sia giornalista. Ha conosciuto anche il Mullah, quando stavamo ancora insieme. Per lui non è una novità. Non ne ha mai parlato, naturalmente, né mai ne parlerebbe, per evidenti motivi di rispetto della mia privacy e perché è a sua volta una persona che conosce e rispetta profondamente l’islam. Gli chiedo se è disposto a scrivere sulla vicenda spiegando che non è affatto una storia di poligamia ma, semplicemente, una denuncia delle contraddizioni tra teoria e pratica nelle organizzazioni religiose islamiche. Esattamente come ce ne sono a decine nelle organizzazioni cattoliche. Voglio vedere come farebbe Magdi Allam, a quel punto, a tacciare di poligamica una storia di cui altri giornali hanno già scritto specificando che non ha nulla di poligamica.
Marco si dice interessato ma, contemporaneamente, mi arriva l’ultima telefonata della Valent: vuole che io le dia questa documentazione che le nego da mesi. Gliela rifiuto per l’ennesima volta e rompiamo i rapporti.
Durante la telefonata di rottura con Dacia, lei mi preannuncia che farà scoppiare lo scandalo con o senza la mia collaborazione. Alzo il telefono, chiamo Marco e cerco di bruciarla sul tempo: meglio che esca lui con un articolo dignitoso che far fare uno scoop alla gentaglia con cui è in contatto la Valent.
Non facciamo in tempo a disinnescarla, la melma: la Valent era, evidentemente, già pronta col numero di Allam sulla scrivania. Il giorno dopo, Magdi Allam esce col suo articolo.

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Quello che successe dopo è semplice e parecchio squallido. La prima mossa che fece la Valent fu quella di farmi avere, tramite una sua amica, un comunicato che aveva preparato per la stampa in cui, a nome della sua fantomatica organizzazione IADL, diceva qualcosa del tipo: “Oh, ci dispiace tanto che sia proprio Magdi Allam a occuparsi della vicenda. Quello che scrive, tuttavia, è vero, e noi continueremo la nostra battaglia per le donne musulmane!” Intanto, sul suo blog campeggiava un post conciliatore e attendista.
Figuriamoci. Il mio disgusto – personale, politico (ma dove credeva di potere andare a parare?) ed etico – era totale. Le chiusi la porta in faccia: la mandai al diavolo e denunciai Magdi Allam per diffamazione. Contemporaneamente, scrissi un post in cui dichiaravo che il Mullah era fin troppo monogamo, per i miei gusti, e che lo scandalo denunciato dal Corriere non esisteva.
Li lasciai a piedi, tutti quanti.
La rabbiosissima reazione della Valent fu un “facimmo ammuina” di quelli che manco Libero o il Giornale, stesso stile. Accuse personali di ogni genere, tentativo di spacciare me per l’informatrice di Allam, confusione e manipolazione della realtà a piene mani. Avrebbe scritto di tutto, pur di confondere la pura e semplice realtà del suo ruolo di informatrice. Le diede una grossa mano Miguel Martinez che, per tutto quel tempo, le aveva fatto da consigliori a mia insaputa, anche sull’invio stesso dell’email al Corriere. Non so perché le fece da complice: qualcuno mi disse che lo fece per soldi, ma faccio fatica a considerarlo l’unico motivo. Credo che abbia, di base, una personalità che lo spinge a stare nel torbido a prescindere da cosa ci guadagni.
Il terzo membro del gruppo, Sherif El Sebaie, era stato un’entusiasta protagonista di tutta la vicenda fin dall’inizio. Si era fatto un’emozionata comparsata in tv da una giornalista che io mi ero rifiutata di vedere, aveva insistito per farsi intervistare sulla vicenda, era stato, insomma, molto presenzialista. Quando Magdi Allam pubblicò l’email, la sua preoccupazione, almeno apparente, diventò quella di non incorrere nelle ire della Valent. Mi cercava per avvisarmi che “se avessi smentito Allam, la Valent avrebbe smentito me” e cose così. Suppongo che lo facesse perché glielo ordinava lei. Infine, mi fece una dimessa telefonata in cui pigolò che, certo, lui sapeva benissimo come erano andate le cose e che era un vero peccato non cogliere l’occasione per far fare una figuraccia a Magdi Allam. Ma che, ahimè, lui aveva tanta paura di come avrebbe reagito la Valent se avesse detto la verità, e quindi che l’avrebbe coperta nel suo impegno a depistare da sé i sospetti. Che non se la sentiva di rischiare che lei si scagliasse anche contro di lui, e con quei metodi, gessù. Che, comunque, la sua complicità era tutta a posteriori, lui con l’invio della mail non c’entrava nulla, me lo giurava. Che se, per favore, potevo capirlo. Lo capii benissimo, ci mancherebbe. E’ noto che se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare e, comunque, chissenefregava. Poteva farmi ridere il fatto che, dopo essersi spacciato per anni come arci-nemico di Magdi Allam si fosse infine ridotto a coprire una sua informatrice, se non addirittura ad esserle complice, ma tant’è. Non mi ha stupito, anni dopo, vederne l’evoluzione politica e morale.

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Insomma, questa è la storia.
Di seguito, qualche estratto dalla memoria della difesa di Allam.
Pagina 2 della memoria: ” Proprio in ragione della particolare attenzione dedicata all’argomento dal giornalista, uno dei destinatari della email in parola gli faceva pervenire copia della stessa, perché venisse pubblicata.”
Pag. 3: “Il giornalista, quindi, ricevuto da uno dei destinatari il testo della email, prendeva spunto dal suo contenuto […]
Di più: secondo Magdi Allam, proprio il fatto di averli resi co-destinatari di quell’email rivelava il desiderio di farla arrivare al Corriere A pag. 5, infatti, la difesa di Allam scrive: “La peculiare qualità dei destinatari rende più evidente la ragione per cui la mittente ha deciso di mandar loro la missiva, CERTA CHE SAREBBE STATA DIVULGATA“. E passa a definire i destinatari come segue: Dacia Valent fondatrice della IADL, Sherif El Sebaie impegnato in cose arabe e – fantastico – Miguel Martinez “che è stato il Comandante nazionale dell’organizzazione internazionale Nuova Acropoli Egitto e pure egli tiene e aggiorna un blog che si occupa delle medesime tematiche.
Secondo la difesa di Allam, quindi, avere quei tre come co-destinatari di una email vuol dire sapere che la stessa finirà sulla scrivania di Magdi Allam. Tesi accolta dal giudice, ahimé.
Per chi volesse approfondire i particolari del tutto, qui sotto c’è il grosso dei post in cui, nel tempo, ho parlato della vicenda.

Haramlik vs. Corriere: intrighi e scandali

  1. Haramlik vs.Corriere: caccia alla “Talpa”
  2. Intrigo blog (I): le sinergie più sorprendenti del mondo
  3. Intrigo blog (II): il caso di Miguel “Gossip” Martinez
  4. Intrigo blog (III): intermezzo riassuntivo
  5. Intrigo blog (IV): del “ci sono” o “ci fanno”
  6. Intrigo blog (V): qui ci vuole una puntualizzazione
  7. Intrigo blog (VI): Miguel Martinez, la Valent e due cose che avevo ancora da dire
  8. Intrigo blog: deduzioni finali
  9. Sentenza del Garante: versione integrale
  10. L’intervista a Vita (di Mauro Biani)
  11. Dal sito del Garante

Il brodo di coltura della follia: sette, settari e settaroli.

  1. Miguel Martinez: le mirabolanti avventure di un farfallino (I)
  2. Miguel Martinez: le mirabolanti avventure di un farfallino (II)
  3. Qua parti per Gaza e finisci al Campo Hobbit
  4. Gaza, nonché la confusione sotto i cieli
  5. L’Haramlik, Herr Sturmtruppen e le parole ormai passé, tipo “nazista”
  6. “Sieg Heil, compagni!”
  7. “Gaza vivrà”: bilancio del Nulla
  8. Fascisteria, comunitaristi e vecchie conoscenze
  9. Abbozzo di una fenomenologia del rosso-bruno
  10. I rosso-bruni non esistono e anche Martinez si sente poco bene
  11. Gaza vivrà: qualcosa non quadra
  12. “Gaza vivrà” e i suoi firmatari: lettere dal fronte
  13. La Banda dell’E-Buco: dietro le quinte di IADL e Mezzaluna d’Oro
  14. Eravamo io, Totò e il Campo Antimperialista…
  15. Qualche risposta su Campo Antimperialista e IADL
  16. Altro che Gaypride: 5 domande sulla cosiddetta IADL
  17. I blog, il Corriere e l’islam: in lontananza, la realtà
  18. Campo Antimperialista (ancora!), Moreno Pasquinelli & C.: ma che cavolo vogliono??
  19. Campo Antimperialista: i sordissimi che straparlano
  20. Campo Antimperialista: qua ci implode il Pasquinelli
  21. Campo Antimperialista: chi sono, cosa fanno

Appendice:

I polveroni di Miguel: 600 commenti per non rispondere a un “Perché copri Allam?”

Bibliografia:

Intervista a Martinez
(Intervista a Miguel Martinez, Cuore.)
Articolo Valerio Marchi 1
Articolo Valerio Marchi 2
Sherif El Sebaie si fa intervistare sulla questione (file audio)
(Lavori in corso)
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