lunedì 31 dicembre 2012

E' Uri Lifschitz la soluzione dell'indovinello per Capaldo, Tescaroli e Pasqua


Uri Lifschitz
Potevo far finire l’anno senza rivelare la soluzione dell’indovinello[1] a suo tempo proposto a Giancarlo Capaldo, Luca Tescaroli e Marco Pasqua?
Chi era dunque l’autore della frase
“Gli individui superflui per la società vanno eliminati, in linea di massima facendoli morire di fame”?
Prima di rivelarlo, ricordiamo innanzitutto il fatto che mi aveva indotto a interpellare i predetti signori, e cioè la “vasta operazione contro l’antisemitismo sul web”[2] – in base all’accusa di “incitamento all’odio razziale su internet” – condotta appunto da Capaldo e Tescaroli dopo le “segnalazioni” di Marco Pasqua.
“Antisemitismo sul web”. “Incitamento all’odio razziale”. È corretta un’impostazione del genere? È lecita la formulazione del “reato di odio”?
No, secondo Marco Travaglio:
“Non esiste il reato di odio, esiste il reato di violenza, di aggressione, di lesioni, di tentato omicidio, di omicidio, quelli sono reati, ma il reato di odio non esiste, dire a una persona “ io ti odio” non è un reato, se Dio vuole…”[3].
Ineccepibile; Travaglio però omette di ricordare che, purtroppo, in Italia il reato di odio esiste già: è stato  introdotto con la famigerata legge Mancino[4], legge che, peraltro – al di là delle sue formulazioni generiche – è nata per sanzionare solo un certo tipo di odio, tra i tanti possibili, quello definito appunto come “antisemitismo”.
La conseguenza è stata che certi pubblici ministeri hanno inseguito la chimera del reato di odio ignorando reati ben più concreti, come quelli ricordati appunto da Travaglio.
Questo tipo di impostazione, a quanto pare, si sta rivelando fallimentare anche dal punto di vista processuale, come si può arguire dalle recenti assoluzioni riguardanti i militanti di Militia (anche se siamo in attesa delle motivazioni):
Militia non è né razzista né antisemita. Boccacci e Schiavulli condannati solo per ricostruzione del Pnf:
Nel frattempo la violenza reale, quella non commessa dai militanti di Militia, purtroppo rimane: le istigazioni a delinquere, quelle vere, continuano impunite.
Pensavo proprio a questo quando giorni fa ho letto le inquietanti minacce – rivolte via web – contro i revisionisti, e riportate all’indirizzo seguente:
Libertà di espressione: odio "razziale "cattivo e odio "razziale" "buono"? Quindi accettabile e non perseguibile?
Vi si minaccia esplicitamente, in particolare, “Biomirko”. Biomirko: ma non è uno dei (presunti) nazisti presi di mira proprio da Capaldo e Tescaroli? A me sembra che se c’è qualcuno in pericolo sia proprio lui, altro che le sue (presunte) vittime!
E delle minacce di morte rivolte – sempre via web – alla blogger Barbara Cloro ne vogliamo parlare?
 
Le minacce di morte a Barbara Cloro

In ogni caso, chi vittima lo è stata davvero, e per sempre, è Vittorio Arrigoni. Segnalai infatti a suo tempo come gli insulti omofobi e le minacce di morte contro l’attivista italiano fossero partiti dall’Italia via Facebook e come questa aggressione fosse stata funzionale ad un omicidio di tipo derivativo:
La diceria sull’omosessualità di Arrigoni è partita da Facebook (e dall’Italia)?
Naturalmente, i pubblici ministeri della Procura di Roma si sono ben guardati dal raccogliere l’invito ad indagare sui responsabili: sono troppo impegnati con i pericolosissimi terroristi di Stormfront!
Vittorio Arrigoni, già. Nel rivedere giorni fa un suo filmato in cui fustigava certi famosi scrittori israeliani “di sinistra” – presunti progressisti e veri razzisti – mi dicevo: però, era proprio un grande!
Il filmato è il seguente:

 
In esso, mi ha molto colpito (e come potrebbe non colpire!) il riferimento a quella frase atroce di Abraham Yehoshua:
“Uccidiamo quei bambini per salvarne altri in futuro”.
Mi ha colpito e mi ha ricordato qualcosa di già letto (e qui torniamo all’indovinello): nel 1998, il famoso pittore israeliano Uri Lifschitz infatti dichiarò che
“In otto anni di Intifada abbiamo ammazzato 3.000 arabi. Se ne avessimo uccisi subito 500, le cose si sarebbero fermate lì e si sarebbero salvate altre vite”.
Si tratta proprio della persona che aveva reso le dichiarazioni da me riprese (quelle che iniziavano con “Gli individui superflui per la società vanno eliminati …”): è lui, la soluzione!
Riproponiamo quindi il testo in questione nella sua interezza[5]:
“Uri Lifschitz, uno dei pittori più noti in Israele, sostiene che ‘gli individui superflui per la società’ vanno eliminati, in linea di massima facendoli morire di fame. ‘Superflui’ – spiega Lifschitz al quotidiano Haaretz – vanno considerati in blocco i portatori di handicap, gli invalidi di ogni tipo, gran parte degli anziani, e in genere ‘coloro che non sono in grado di guadagnarsi da vivere’. Vanno quindi eliminati anche i disoccupati: ‘Che crepino di fame se non sono capaci di guadagnarsi la vita’. Secondo Lifschitz, gli stessi rabbini ammettono che un milione e mezzo di bambini sono morti nell’Olocausto ‘perché Dio li considerava superflui’. E aggiunge: ‘In otto anni di Intifada abbiamo ammazzato 3.000 arabi. Se ne avessimo uccisi subito 500, le cose si sarebbero fermate lì e si sarebbero salvate 2.500 vite”.
Va detto però, ad onor del vero, che Lifschitz, in seguito alle reazioni, si scusò pubblicamente per quelle dichiarazioni:
Artist apologizes for ‘racist, Nazi’ remarks (Artista si scusa per le dichiarazioni ‘razziste e nazi’):
Non solo, due anni fa, poco tempo prima della sua morte (è morto nel 2011), troviamo Uri Lifschitz ad una manifestazione di protesta e di solidarietà con i palestinesi di Gerusalemme Est, sfrattati per far posto ai soliti coloni!
“Thieves Go Home – Sheikh Jarakh is Palestine!” (“Ladri andate a casa – Sheikh Jarakh è Palestina”!)
Onore quindi a Uri Lifschitz per aver fatto tesoro dei propri errori, a differenza di certi magistrati italiani (del resto, è molto difficile che si possa ravvedere chi ha fatto della “ragion di stato” la propria ragione di vita).
Va però detto anche che la società israeliana non è più quella di 15 anni fa: allora, certi freni inibitori ancora esistevano; ora, non più. Oggi, il discorso razzista è diventato  mainstream, e infatti, per dirne una, nessuno ha preteso dal ministro dell’Interno Eli Yishai le scuse per aver dichiarato che Israele “Appartiene a noi, all’uomo bianco”:
Eli Yishai (Ministro dell’Interno): Israele appartiene a noi, all’uomo bianco!
Non dubitiamo che, se dovesse venire a Roma, Giancaldo Capaldo, Luca Tescaroli (e Marco Pasqua) ne chiederanno prontamente l’arresto!
 
Il Ministro (ultrarazzista) israeliano Eli Yishai
 


[1] Indovina indovinello per Giancarlo Capaldo, Luca Tescaroli e Marco Pasqua: http://andreacarancini.blogspot.it/2012/11/indovina-indovinello-per-giancarlo.html
[2] ANTISEMITISMO SUL WEB, 4 ARRESTI: http://tg.la7.it/cronaca/video-i626480
[3] La politica non prevede la categoria del sentimento, in: http://www.beppegrillo.it/2009/12/passaparola_lun_47.html#_pp3
[4] Vedi al riguardo, tra gli altri, i post
Antonio Di Pietro poliziotto del pensiero: http://andreacarancini.blogspot.it/2009/10/antonio-di-pietro-poliziotto-del.html ;
Libertà di insegnamento: il caso Angela Pellicciari: http://andreacarancini.blogspot.it/2009/10/liberta-dinsegnamento-il-caso-angela.html
[5] Le dichiarazioni in questione vennero pubblicate all’epoca in Italia, dal quotidano Il Giornale, il 18.10.1998 (p. 14), e vennero riprese dal n°5 della Rassegna Stampa di “SODALITIUM” (maggio-ottobre 1998), da cui ho tratto la citazione.

domenica 30 dicembre 2012

Italia-Israele: sequenze (geo) politiche

La menorah: il candelabro giudaico


Italia-Israele: sequenze (geo) politiche.

1.       Monti e Israele
 

2.       Il Vaticano e Israele
 

3.       I politici italiani e Israele
 

4.       I politici romani e Israele
 

5.       Monti e il Vaticano
 

6.       Monti, Israele e l’Italia (dall’articolo Italia, la nuova portaerei d’Israele[1]):

“Diventa di pubblico domino il prezzo del “successo” di Finmeccanica, l’altra faccia della medaglia della maxi-commessa bellica vinta dalla holding controllata dal ministero dell’economia. In cambio degli M-346, l’Italia dovrebbe acquistare uno stock di prodotti dalle aziende militari dello Stato ebraico. Per un miliardo di dollari. È una partita a somma zero. L’affare di Alenia lo pagano i contribuenti”.

“...E qui scatta il cortocircuito: la piena esecutività di accordi, obblighi e contratti stipulati con Israele compromette di fatto l’«interposizione» nelle operazioni di peacekeeping. D’ora in poi, sarà più difficile per i governi, non solo arabi, chiudere un occhio sulla “cobelligeranza” italiana. Con tutte le conseguenze del caso. Nena News”.
 
La menorah sul pavimento di Montecitorio
  

Giuliano Amato e le pensioni d'oro


Giuliano Amato e l’indecenza delle pensioni d’oro[1]. Non pago dei suoi privilegi, ci fa pure la lezione sopra!


Ma … adesso che ci penso, quei politici che ci impoveriscono e sfruttano sono quelli stessi che ci fanno una capa tanta su Auschwitz e la Shoah. Che vi sia un nesso tra le due cose?

Veltroni lascia il Museo della Shoah la commissione Amato rischia di saltare:
 
 
A proposito del Museo della Shoah[2], i finanziamenti (per complessivi 21.7 milioni ) hanno avuto anche la deroga dal Patto di Stabilità …
 
Museo Shoah a Villa Torlonia nel 2013 partono i lavori:

 


[1] Qui i riferimenti: Grillo: «Pensioni d’oro, risparmiabili 7 miliardi»
Giuliano Amato, 31.000 al mese: “Non posso ridurmi la pensione e il vitalizio”
[2] Vedi al riguardo, Il Museo della Shoah: un ecomostro a Roma:
Presto Villa Torlonia deturpata dal Museo della Shoah:

sabato 29 dicembre 2012

venerdì 28 dicembre 2012

La lettera della Zentralbauleitung di Auschwitz del 28 giugno 1943: una interpretazione alternativa

LA LETTERA DELLA  ZENTRALBAULEITUNG  DI AUSCHWITZ DEL 28 GIUGNO 1943:
UNA INTERPRETAZIONE ALTERNATIVA

Di Carlo Mattogno 

Il documento discusso in quest'articolo riguarda i forni crematori di Auschwitz, un problema che la storiografia olocaustica ha sempre trattato in modo superficiale e dilettantesco. Alla sua soluzione  ho contribuito con lo studio “I forni crematori di Auschwitz[1], due volumi di oltre 1200 pagine, il primo dei quali contiene il testo, il secondo una selezione di 300 documenti e 370 fotografie. In quest'opera ho  esaminato questo[2] e altri documenti simili meno noti, ma non meno importanti. 

1) Il documento
La lettera della Zentralbauleitung di Auschwitz del 28 giugno 1943 costituisce notoriamente il cardine della storiografia olocaustica per quanto riguarda la capacità di cremazione dei crematori di Auschwitz-Birkenau. 
Presento anzitutto la traduzione del documento, di cui allego una copia del testo originale[3]: 

«28 giugno 1943.
31550/Ja./Ne[4].- 

Oggetto: completamento del crematorio III
Riferimento: nessuno
Allegati: - / - 

All’ SS-Wirtschafts-Verwaltungs-
hauptamt, Amtsgruppenchef C
             SS-Brigadeführer e Generalmajor
dott. Ing. K a m m l e r
             Berlin - Lichterfelde - West
_____________________________
Unter den Eichen 126 -135 

       Comunico il completamento del crematorio III in data 26 giugno 1943. Perciò tutti i crematori ordinati sono completati. 

Capacità dei crematori ora esistenti in un periodo di lavoro di 24 ore: 

1.) vecchio crematorio I
    3 forni a 2 muffole                                      340 persone
2.) nuovo crematorio nel K.G.L. II
    5 forni a 3 muffole                                     1440 persone
3.) nuovo crematorio III
    5 forni a 3 muffole                                     1440 persone
4.) nuovo crematorio IV
    forno a 8 muffole                                         768 persone
5.) nuovo crematorio V
    forno a 8 muffole                                         768 persone
                                                                        ----------------
In totale in un periodo di lavoro di 24 ore     4756 persone 

Verteiler[5]:          Il Capo della Zentralbauleitung delle Waffen-SS e della Polizia Auschwitz
Atti - Janisch Bauw[6].                       
 “  - Kirschnek[7]
            Protocollo K.G.L. BW.30[8]               SS-Sturmbannfüher
Jährling[9] [manoscritto]». 

La capacità indicata in questa lettera - per i crematori di Birkenau - corrisponde alla cremazione di 4 cadaveri all’ora.
Nello studio “I forni crematori di Auschwitz”, Parte Seconda, capitoli VIII-X, ho dimostrato che ciò era tecnicamente impossibile, per le seguenti ragioni:
1) la durata del processo di cremazione di un solo cadavere di un adulto nei forni di Auschwitz-Birkenau richiedeva mediamente un’ora;
2) i forni erano progettati e costruiti  per la cremazione di un solo cadavere alla volta;
3) l’eventuale aumento del carico dei forni avrebbe comportato un corrispettivo aumento della durata della cremazione, senza alcun vantaggio dal punto di vista della capacità di cremazione;
4) in base alla capacità  addotta nel documento, i forni dei crematori II e III avrebbero cremato un cadavere con 5,8 kg di coke, mentre il quantitativo minimo era di 16 kg;
5) i forni dei crematori IV e V  avrebbero cremato un cadavere con 4,3 kg di coke, contro un quantitativo minimo  di 12 kg.
6) L'ingegnere Kurt Prüfer, l'ideatore dei forni a 3 e a 8 muffole, in risposta ad una specifica domanda dell'inquirente sovietico che lo interrogava, dichiarò:
«In un crematorio, che aveva cinque forni o quindici aperture (muffole)[10], in un’ora si cremavano quindici cadaveri»[11].
Ciò corrisponde alla cremazione di un cadavere per ogni muffola in un’ora. Il giorno prima l'ingegnere Karl Schultze, che conosceva perfettamente i forni a tre muffole, perché ne aveva progettato e realizzato la  soffieria,  aveva affermato:
«In due crematori c’erano cinque forni ciascuno, e in ogni forno venivano introdotti tre cadaveri, cioè in un forno c’erano tre aperture di introduzione (muffole). In un’ora, in un crematorio con cinque forni, si cremavano quindici cadaveri»[12].
Anch’egli confermò la capacità di cremazione di un cadavere per muffola all’ora.
7) All'epoca, i forni crematori con la maggiore capacità di cremazione erano gli impianti prodotti dalla ditta Ignis-Hüttenbau di Teplitz-Schönau[13], ora Teplice, in Repubblica Ceca. Grazie al loro moderno sistema costruttivo, al riscaldo mediante bruciatore a nafta, alla razionale distribuzione dell'aria di combustione attraverso sedici tubi di afflusso dell'aria dotati di rubinetti, alla imponente struttura del forno che consentiva la cremazione contemporanea di due cadaveri nella muffola (lunga ben 2,60 metri), sia pure in modo sfalsato[14],  questi forni, per una cremazione, richiedevano una  durata media di  circa 36 minuti[15], come risulta dalle meticolose liste di cremazione del crematorio di Theresienstadt (attualmente Terezín), dove furono installati quattro impianti di questo tipo[16]. In teoria, dunque, un forno Ignis-Hüttenbau avrebbe potuto cremare non più di 40 cadaveri in 24 ore, meno della metà di quelli pretesamente cremati in un forno Topf a 3 muffole in base al documento summenzionato: (1.440 : 15 =) 96. 

2) Le interpretazioni di J.C. Pressac
Jean-Claude Pressac ha fornito due interpretazioni  piuttosto diverse di questo documento. Al riguardo, nel 1989, egli ha scritto quanto segue:
«Il 28 giugno [1943], dopo la consegna del crematorio III, l’ultimo ad essere stato completato, Jährling calcolò la capacità totale dei cinque crematori a 4.756 persone in 24 ore, e inviò questa informazione al generale SS Kammler a Berlino. […]. Questa cifra “ufficiale”, che veniva disinvoltamente raddoppiata quando si spiegavano le operazioni ai visitatori di alto rango (cfr. il rapporto del maggiore SS Franke-Gricksch pubblicato sopra, che dà una cifra di 10.000 in 24 ore), non aveva alcuna base nella pratica e deve probabilmente essere divisa per due o per tre  per arrivare alla cifra vera. I vari visitatori, SS, capi politici o altri, erano ovviamente incapaci di verificare le cifre fornite dalle SS del campo, ma le accettavano come vere e se ne andavano elogiando le SS di Auschwitz per aver trovato una soluzione così splendida alla “questione ebraica”»[17].
Egli espone poi un’ osservazione  molto acuta:
«La capacità del crematorio I, stimata a 340 al giorno, è una cifra valida basata su una pratica relativamente lunga[18], ma le cifre relative ai crematori II, III, IV e V sono puramente teoriche, specialmente quelle dei crematori IV e V, che erano calcolate per estrapolazione dalle cifre previste per i crematori II e III. Il fatto è che il crematorio II (e dunque il III) era stato progettato fin dal 30 ottobre 1941 per cremare 60 cadaveri all’ora. Ovviamente le SS dovevano attenersi a questa cifra che avevano annunciato:
60 all’ora x 24 ore = 1.440 cadaveri al giorno.
Ogni capacità più bassa avrebbe influito negativamente sulle loro prospettive di promozione o avrebbe potuto essere addirittura considerata come sabotaggio. Poiché il crematorio II aveva 15 muffole e i crematori IV e V  ne avevano 8 ciascuno, la capacità di questi ultimi fu calcolata così:
(1.440 x 8)/15 = 768 cadaveri al giorno,
una cifra puramente ipotetica che non era basata su alcuna pratica»[19].
In effetti, nel “Rapporto esplicativo sul progetto preliminare della nuova costruzione del campo per prigionieri di guerra delle Waffen-SS, Auschwitz, Alta Slesia” del 30 ottobre 1941, si legge:
“A causa della grossa forza (125.000 prigionieri) viene costruito un crematorio. Esso contiene 5 forni a muffola con 3 muffole per 2 uomini ciascuno, sicché in un’ora si possono cremare 60 uomini”.  [Infolge des grossen Belages (125.000 Gefangene) wird ein Krematorium errichtet. Es enthält 5 Stück Muffelöfen mit je 3 Muffeln für 2 Mann, sodass in einer Stunde 60 Mann eingeäschert werden können”][20],
il che equivale alla cremazione di 2 cadaveri di adulti  per muffola in mezz’ora.
Queste corrispondenze non possono essere puramente casuali e non c’è dubbio che, su questo punto, Pressac abbia pienamente ragione. Si tratta però di corrispondenze puramente formali, perché la capacità di cremazione addotta in questo documento  - 2 cadaveri in una muffola in 30 minuti - si riferiva ad un altro progetto, alquanto illusorio, di Kurt Prüfer. Nell’ottobre 1941 il forno Topf a 3 muffole era ancora un progetto in fase di elaborazione in cui l’unico principio stabilito era l’assemblaggio di tre muffole intercomunicanti.  Il riferimento che appare nel rapporto esplicativo  del 30 ottobre 1941 corrispondeva ad un progetto diverso da quello poi realizzato, come era diverso il progetto relativo al “Preventivo di costo per la fornitura di 2 forni crematori a tre muffole” del 12 febbraio 1942[21],  in cui il forno a 3 muffole era dotato di un solo gasogeno situato dietro la muffola centrale.
I forni effettivamente costruiti  furono invece progettati per cremare un solo cadavere per muffola[22]  in un’ ora.
Nel 1993 Pressac è ritornato sull’argomento affermando:
«Queste cifre ufficiali sono della propaganda menzognera, ma nonostante ciò sono valide. La loro validità apparente riposa sul fatto che la durata dell’incinerazione di due bambini di 10 kg e di una donna di 50 kg è uguale a quella dell’incinerazione di un uomo di 70 kg, cosa che introduce un coefficiente moltiplicatore variabile da 1 a 3, e rende aleatorie le cifre sul rendimento del forno di cremazione»[23].
Questa argomentazione non è altro che una  scappatoia per eludere il problema. L’introduzione nella  capacità di cremazione di cadaveri di donne e bambini non solo non è suffragata dalla lettera in oggetto, ma è in aperta contraddizione con ciò che Pressac ha giustamente rilevato nel 1989: poiché la capacità dei quattro crematori di Birkenau non può che provenire dal rapporto esplicativo  menzionato sopra, e poiché questo documento  indica una  capacità di 2 cadaveri di uomini adulti in una muffola in mezz’ora, che senso ha introdurre nei calcoli i cadaveri di donne e bambini?  Il crematorio era destinato ai prigionieri di guerra sovietici e non mi risulta che i Sovietici mandassero al fronte le donne e i bambini.
La spiegazione di Pressac, oltre che storicamente, è infondata  anche tecnicamente, perché la  capacità dei crematori di Birkenau, secondo la lettera summenzionata, corrisponde alla cremazione di 4 cadaveri all’ora; anche assumendo i dati di Pressac (un uomo di 70 kg, una donna di 50 kg e due bambini di 10 kg ciascuno, in totale 140 kg) la  capacità indicata sopra sarebbe impossibile, in quanto la cremazione di un tale carico in una muffola, equivalente a due cadaveri di 70 kg, avrebbe richiesto un tempo doppio (120 minuti),  ma ciò, per i crematori di Birkenau,  corrisponde esattamente alla metà della  capacità menzionata nella lettera.
Il problema resta dunque irrisolto.
L'interpretazione di Robert-Jan van Pelt, il nuovo “olo-esperto” internazionale di Auschwitz, è talmente vacua e inconsistente, per non dire insensata, che non vale neppure la pena di discuterla in questa sede[24]. Neppure prendo in considerazione la tesi del falso[25], essendo gli elementi a suo favore troppo deboli. 

3) Una interpretazione alternativa
Nella lettera del 28 giugno 1943 ci sono  varie  anomalie che  nessuno studioso  ha rilevato.
Quella più  importante riguarda la presenza di un dato che dovrebbe essere assente e l’assenza di un dato che dovrebbe essere presente.  La “Fertigstellung” (completamento) di un Bauwerk (cantiere) era una comunicazione ufficiale all’SS-WVHA in ottemperanza ad un preciso ordine del SS-Brigadeführer Hans Kammler del 6 aprile 1943 che imponeva:
“Per giudicare l’attività degli uffici addetti alle costruzioni e sorvegliare i termini di scadenza ordinati è assolutamente necessario che tutti gli uffici subordinati comunichino senza indugio il completamento di un Bauwerk o di un Bauvorhaben[26].
Ordino perciò quanto segue:
1) Dopo il completamento di un Bauwerk o dopo la sua  messa in funzione bisogna fare una deliberazione di consegna coll’ufficio amministrativamente competente. Il risultato di questa deliberazione deve essere fissato in un protocollo […]”.
[“Zur Beurteilung der Tätigkeit der Baudienststellen und zur Überwachung der befohlenen Baufristen ist es unbedingt erforderlich, dass sämtliche nachgeordneten Dienststellen die Fertigstellung  eines Bauwerkes oder Bauvorhabens umgehend melden. Ich ordne daher folgendes an: 1) Nach Fertigstellung eines Bauwerks bzw. nach Inbetriebnahme desselben ist mit der hausverwaltenden Dienstelle eine Übergabeverhandlung zu tätigen. Das Ergebnis dieser Verhandlung ist in einer Niederschrift festzuhalten. [...][27].
Ciò che le disposizioni di Kammler richiedevano, era la comunicazione del “completamento” [Fertigstellung ] di un Bauwerk  e l’indicazione della relativa “deliberazione di consegna” [Übergabeverhandlung]. Come modello si può assumere ad esempio la comunicazione del completamento del Bauwerk 17C-4, SS-Revierbaracke, datata 5 giugno 1943, che dice:
«Comunico il completamento della baracca infermeria SS BW 17 C-4. [comunicazione della “Fertigstellung”].
Il Bauwerk è stato consegnato al comando del KL Auschwitz (n. di prot. 29647/43/Ki/Go)
[indicazione della Übergabeverhandlung]»[28].
Conformemente a queste direttive,  la  Lista dei Bauwerke già consegnati all’amministrazione della guarnigione” (Aufstellung der bereits übergabenen Bauwerke an die Standortverwaltung)[29]  redatta nella seconda metà del 1943 secondo le direttive di Kammler, contiene, tra l’altro,  il numero di protocollo della lettera con la quale la deliberazione di consegna di un Bauwerk era stata trasmessa al “Comando del KL Auschwitz” (Kommandantur des K.L. Auschwitz), la data della consegna e il protocollo della “comunicazione al gruppo di uffici C” (Meldung an Amtsgruppenchef C) dell’SS-WVHA.
Ora, sebbene la deliberazione di consegna  del crematorio III fosse stata redatta il 24 giugno 1943[30] e trasmessa al Comando  (Kommandantur) probabilmente lo stesso giorno e sebbene l’amministrazione della guarnigione (Standortverwaltung)  avesse preso in consegna ufficialmente il crematorio III il 25 giugno, nella lettera del 28 giugno non c’è alcun accenno ad essa, e questa è la cosa assente che dovrebbe essere presente. In pratica, ciò che manca è  l'indicazione della Übergabeverhandlung, che poteva essere formulata così: “Il Bauwerk è stato consegnato al comando del KL Auschwitz (n. di prot. 31370/43/Ki/Go”. Il numero di protocollo è quello del relativo documento[31]; nella “Lista”  summenzionata due cifre  sono invertite: 31730 invece di 31370.
L’annuncio della “Fertigstellung” era un atto puramente formale relativo, appunto,  al completamento di un Bauwerk, non alle sue caratteristiche tecniche, sicché, nella lettera del 28 giugno 1943  l’indicazione  della capacità di cremazione dei crematori è burocraticamente insensata, e questa è la cosa presente che dovrebbe essere assente.
In tale documento manca inoltre l’indicazione del Bauwerk (il 30a per il crematorio III).
L’indicazione della capacità di cremazione dei crematori presenta a sua volta altre due  anomalie. Anzitutto l’uso del termine “Personen” (persone). Questa denominazione è alquanto strana: in tale contesto sarebbe più appropriato il termine “Leichen” (cadaveri) o quantomeno “Häftlinge” (detenuti).
Inoltre il periodo di tempo  in funzione del quale è considerata la capacità di cremazione – 24 ore - è tecnicamente insensato, già per il fatto che l’attività dei forni richiedeva una sosta giornaliera di alcune ore per la pulizia delle griglie del focolare dalle scorie del coke[32]. Ciò non significa che fosse impossibile una attività di cremazione di 24 ore o più, ma soltanto che dopo una ventina di ore di attività  l’efficienza del forno peggiorava progressivamente fino all’arresto del funzionamento. Tuttavia nella lettera in questione,  così come è espressa, la capacità di cremazione non si riferisce ad un singolo giorno, ma a un funzionamento continuativo di 24 ore al giorno tutti i giorni, e appunto ciò è tecnicamente impossibile. La  nota per gli atti di Jährling  del 17 marzo 1943 relativa al consumo di coke dei crematori II-V considerava infatti  un «funzionamento giornaliero» di 12 ore[33].
Un altro fatto singolare degno di nota è che la lettera in  oggetto è un documento unico, senza relazione con gli altri: non esiste alcun documento che menzioni o si riferisca in qualche modo alla capacità di cremazione dei crematori in essa addotta. La cosa è tanto più strana in quanto si tratta di un documento ufficiale indirizzato all’ Amtsgruppenchef C dell’SS-WVHA, SS-Brigadeführer und Generalmajor der Waffen-SS Kammler. L’ Amt C/III si occupava di campi di competenza tecnici (Technische Fachgebiete) ed era suddiviso in quattro sezioni principali (Hauptabteilungen), tra le quali c’erano la  “sezione principale C/III/1 Ingegneria civile” (Hauptabteilung C/III/1  Ingenieurbau) e la “sezione principale C/III/3 Costruzione di macchine e elettrotecnica” (Hauptabteilung C/III/3 Maschinenbau und Elektrotechnik), che comprendeva anche una  “sezione III/3a Riscaldamento e ventilazione“ (Abteilung  III/3a Heizung und Lüftung).
Ora, essendo la capacità di cremazione indicata nella lettera di Bischoff tecnicamente impossibile, come si può credere che gli ingegneri dell’ Amt C/III, vedendo questa informazione falsa, non avessero chiesto spiegazioni a Bischoff? Dal canto suo, Bischoff avrebbe risposto e sulla questione sarebbe nata una corrispondenza che invece non esiste. Anche Jährling, che tre mesi prima, come ho accennato sopra, aveva redatto la nota per gli atti  relativa al consumo di coke dei crematori di Birkenau in base ai dati della Topf e conosceva conseguentemente anche la capacità di cremazione dei forni, non poteva non inorridire alla vista delle cifre indicate nella lettera e non lasciare qualche traccia scritta delle sue perplessità.
La conclusione più evidente che  risulta dalle osservazioni esposte sopra  è che l’autore della lettera non aveva alcuna dimestichezza con la questione tecnica della capacità di cremazione dei forni crematori e poca dimestichezza con la prassi burocratica vigente, il che fa pensare ad una persona proveniente da un settore diverso della Zentralbauleitung  e ancora poco  esperta delle procedure burocratiche del nuovo ufficio, forse  proprio l’ SS-Sturmmann Nestripke. L’autore della lettera avrebbe allora aggiunto di propria iniziativa alla comunicazione del completamento  il dato non richiesto della capacità di cremazione dei crematori basandosi sul rapporto esplicativo  del 30 ottobre 1941, perché - egli pensava - la capacità di cremazione dei forni doveva  corrispondere burocraticamente  a quella indicata in questo documento. Dunque non si tratterebbe di una “esagerazione”  intenzionale per vantare le prestazioni del presunto apparato di sterminio ad Auschwitz, ma di una semplice questione  di conformità burocratica.
Resta da esaminare un ultimo punto: la lettera del 28 giugno 1943 fu spedita all’ SS-WVHA in questa forma? Come ho accennato sopra, ciò avrebbe senza dubbio comportato uno scambio di lettere di cui nell’archivio della Zentralbauleitung non esiste traccia, come non ne esiste negli atti del processo Pohl. Il fatto che la lettera sia priva di firma può significare che Bischoff, accortosi   del doppio errore che  essa conteneva, non la ritenne valida e la fece redigere di nuovo nella forma prescritta, con l’indicazione della  deliberazione di consegna e senza l’indicazione della capacità di cremazione dei crematori. E l'indicazione della “Lista dei Bauwerke già consegnati all’amministrazione della guarnigione”, che sotto la rubrica “Comunicazione all'Amtsgruppenchef C” riporta un numero di protocollo identico (31550/Ja/We[34]) a quello della lettera in discussione, non può riferirsi che a una nuova versione - corretta e firmata - del documento.
Esistono altri casi di documenti annullati e riscritti correttamente con la medesima riga di intestazione, ad esempio la nota per gli atti  del 13 settembre 1943, di cui esiste una versione piena di errori corretti di pugno senza firma e una ritrascrizione dattiloscritta corretta con le firme di Kirschnek e di Bischoff[35]. Il fatto che la copia della versione corretta della lettera del 28 giugno 1943 non esista nell’archivio della Zentralbauleitung può dipendere evidentemente dalla cernita dei documenti operata dai Sovietici.
Sopra ho parlato del doppio errore della lettera del 28 giugno 1943 che non sarebbe sfuggito a Bischoff. Il primo è la presenza stessa della capacità di cremazione in un documento in cui essa non doveva apparire, e questo è un fatto assodato. Il secondo errore è la capacità di cremazione che la lettera attribuisce ai crematori, la quale è in stridente contrasto con un documento della Zentralbauleitung firmato da Bischoff  quasi un anno prima.
Il 15 giugno 1942 la Bauleitung del  campo di concentramento di Stutthof  trasmise alla Zentralbauleitung di Auschwitz una richiesta di informazioni circa la costruzione di un crematorio. Il 10 luglio   Bischoff rispose inviando “i piani per un crematorio per 30.000 detenuti […] con 5 forni crematori a 3 muffole” (“die Pläne für ein Krematorium für 30.000 Häftlinge [...] mit 5 Stück Dreimuffel-Verbrennungsöfen”), ossia  il futuro crematorio II. Ora è facile rilevare che Bischoff non poteva sensatamente consigliare per 30.000 detenuti un impianto con una capacità di cremazione teorica di 1.440 cadaveri in 24 ore, perché esso, teoricamente, avrebbe potuto incenerire (1.440 x 30 =) 43.200 cadaveri al mese, il che avrebbe richiesto un tasso di mortalità impossibile del 144% al mese!
Dunque a Bischoff non sarebbe potuta sfuggire la falsità dei dati relativi alla capacità di cremazione dei crematori contenuti nella lettera del 28 giugno 1943 e ciò dimostra la sua totale estraneità a tali dati.
A meno che non si voglia sostenere che egli avesse mentito intenzionalmente per vantare una inesistente efficienza della presunta macchina dello sterminio, ma questa ipotesi è insostenibile per vari motivi.
In primo luogo, questa spiegazione potrebbe avere senso se la lettera in questione fosse indirizzata al RSHA (Reichssicherheitshauptamt), l’istituzione direttamente responsabile del presunto sterminio ebraico; ma perché mai Bischoff avrebbe dovuto esibirsi in una vanteria così sciocca e assurda al cospetto del capo dell’ Amtsgruppe C dell’SS-WVHA, che si occupava soltanto di costruzioni? E come poteva sperare, Bischoff, che gli ingegneri e i tecnici dell’ Amt C/III non si accorgessero che la capacità di cremazione addotta nella lettera era  grossolanamente falsa?
In secondo luogo, sussiste sempre l’anomalia formale segnalata sopra: perché Bischoff avrebbe redatto una comunicazione burocraticamente insensata indicando un dato non richiesto e omettendo un dato richiesto? E perché egli avrebbe dovuto comunicare la capacità di cremazione dei crematori? Non avendo questa alcuna relazione con la comunicazione del completamento, bisogna supporre che egli avesse ricevuto esplicita richiesta in tal senso da Kammler, ma allora, secondo la prassi, avrebbe risposto con una lettera specifica e menzionando nel “riferimento” (Bezug) il numero di protocollo e la data della lettera di Kammler. D’altra parte la lettera del 28 giugno 1943 non menziona alcuno “riferimento” (“Riferimento: nessuno“, “Bezug: ohne”).
Un’ultima osservazione.
Il 29 gennaio 1943 Bischoff si incontrò col comandante del campo, SS-Obersturmbannführer Höss e il giorno dopo riassunse in una “Nota” (“Vermerk”) i tre punti discussi  nel colloquio.  Nel punto 2 egli scrisse tra l’altro  quanto segue:
“Il Comandante desidera un rapporto sulla capacità di tutti i crematori” (“Der Kommandant wünsch einen Bericht über die Leistung sämtlicher Krematorien“)[36].
E’ chiaro che una tale  formulazione rimandava ad un esplicito ordine del comandante, perciò non si può dubitare del fatto che Bischoff avesse fatto preparare e inviare a Höss  un  “rapporto sulla capacità di tutti i crematori”.  L’ufficio competente per la redazione di questo rapporto era la Sezione tecnica (Technische Abteilung), in particolare l’impiegato civile Jährling.
Come ho mostrato nel mio studio “La Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei  Auschwitz[37], le lettere di ogni settore (Sachgebiet) della Zentralbauleitung venivano redatte in più copie, che venivano poi smistate agli uffici interessati. Ad esempio, la nota per gli atti di Jährling del 17 marzo 1943 fu distribuita in cinque copie. Tuttavia, nella documentazione della Zentralbauleitung di Auschwitz che conosciamo, un tale “rapporto” non esiste, né esiste alcun riferimento ad esso.  Che fine ha fatto questo documento?  E che cosa conteneva?
Mi sembra chiaro che, se tale “rapporto”  avesse confermato  la capacità di cremazione della lettera del 28 giugno 1943, le SS  avrebbero avuto interesse a  distruggere entrambi i documenti, non a sopprimere il  “rapporto” e  a lasciare intatta la lettera.
Se invece il “rapporto”, come è ragionevole,  avesse menzionato la capacità di cremazione effettiva,   i Sovietici avrebbero avuto tutto l’interesse ad epurarlo. 

Naturalmente questa interpretazione altenativa sulla genesi e sull'aspetto formale del documento è un’ipotesi, ma essa solleva problemi seri che gli studiosi della storia del KL Auschwitz non possono eludere. Per quanto riguarda invece il suo contenuto, i problemi sono decisamente insuperabili, giacché la lettera espone dati termotecnici  assurdi. 

                                                                                                   Carlo Mattogno.  

Abbreviazioni:

APMO = Archiwum Państwowego Muzem w Oświęcimiu (Archivio del Museo di Stato di Auschwitz)
FSBRF = Federal’naja Služba Bezopasnosti Rossijskoj Federatsij (Ufficio Federale della Sicurezza della Federazione Russa, Mosca)
RGVA = Rossiiskii Gosudarstvennii Vojennii Archiv (Archivio russo di Stato della guerra, Mosca)
WAPL = Wojewódzkie Archiwum Państwowe w Lublinie (Archivio di Stato provinciale di Lublino)



[1]  I forni crematori di Auschwitz. Studio storico-tecnico. Effepi, Genova, 2012.
[2] Idem, vol. I, pp. 398-401.
[3]   Vedi documento 1. RGVA, 502-1-314, p. 14a;  www.topfundsoehne.de.
[4]  Ja.”  designa l’SS-Untersturmführer (F) [Fachmann, specialista] Josef Janisch, che era Bauleiter della Bauleitung des Kriegsgefangenenlagers.  “Ne.” è la sigla dell’SS-Sturmmann Friedrich Nestripke, che all’epoca  faceva  parte della suddetta Bauleitung.
[5] Il “Verteiler” indicava i destinatari esterni delle copie di un documento.
[6] Bauwirtschaft”, economia edilizia.
[7]  LSS-Untersturmführer (F) Hans Kirschnek, Bauleiter della Bauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz, al quale la copia  era indirizzata in tale qualità per conoscenza.
[8] Registratur K.G.L. BW 30”, l'ufficio protocollo nel quale venivano di norma protocollati gli atti relativi a tutti i crematori di Birkenau.
[9] Non si tratta però di una firma,  perché Rudolf Jährling firmava in modo diverso e accompagnava di norma la sua firma con la sigla “ZA Ing.” (Zivilangestellte Ingenieur, impiegato civile ingegnere). Jährling, di professione tecnico del riscaldamento, faceva parte della “Sezione tecnica” (“Technische Abteilung”) della Zentralbauleitung, che si occupava tra l’altro di tutti gli “impianti di riscaldamento” (“Heizungsanlagen”) del campo, compresi i crematori, e proprio per questo  una copia della lettera era destinata per conoscenza anche a lui.
[10] Il riferimento è ai crematori II/III, ciascuno dei quali era equipaggiato con 5 forni a 3 muffole.
[11]  Interrogatorio di K. Prüfer del 5 marzo 1946. FSBRS, N-19262, pp. 33-34.
[12]  Interrogatorio di K. Schultze del 4 marzo 1946. FSBRS, N-19262, p. 52.
[13] I forni crematori di Auschwitz, vol. I, pp. 448-453.
[14] Cioè uno in fase di postcombustione davanti al bruciatore, l'altro in fase di essiccamento nella parte anteriore della muffola.
[15] Ciò non significa che una cremazione durasse realmente 36 minuti, ma che, mediamente, dopo 36 minuti il primo cadavere, ormai essiccato e disarticolato, veniva spostato con un apposito raschiatoio davanti al bruciatore, dove continuava a bruciare  per un'altra mezz'ora e nello spazio anteriore della muffola  così liberatosi veniva introdotto un altro cadavere. Il momento dell'introduzione del nuovo cadavere valeva come fine della cremazione di quello precedente, che invece doveva ancora completare la combustione principale davanti al bruciatore e successivamente la postcombustione nell'apposita camera. Questo processo si svolgeva durante la fase di essiccamento del secondo cadavere.
[16] I forni crematori di Auschwitz, vol. I, pp. 482-492; vol. II, documento 289 a p. 463; fotografie 345- 362, pp. 668-681.
[17]  J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the  gas chambers. The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1989, p. 244; in rete: http://www.holocaust-history.org/auschwitz/pressac/technique-and-operation/pressac0244.shtml
[18]  Questa affermazione è infondata: i 3 forni a 2 muffole del crematorio I avevano una capacità di cremazione di  144 cadaveri in 24 ore.
[19]   Vedi nota 3.
[20] Erläuterungsbericht zum Vorentwurf für den Neubau des Kriegsgefangenenlagers der Waffen-SS, Auschwitz O/S, 30 ottobre 1941. RGVA, 502-1-233, p. 20. I forni crematori di Auschwitz, vol. II, documento 211 a p. 353.
[21]  Kostenanschlag auf Lieferung von 2 Stück Dreimuffel-Einäscherungs-Öfen, 12 febbraio 1942. APMO, BW 30/34, pp. 27-32. I forni crematori di Auschwitz, vol. II, documento 228, pp. 378-380.
[22]  Le istruzioni di servizio del forno crematorio Topf a due e a tre muffole riscaldato con coke (Betriebsvorschrift des koksbeheizten Topf-Doppelmuffel / Dreimuffel-Einäscherungsofen)  prescrivevano infatti di introdurre i cadaveri in ciascuna delle tre muffole “uno dopo l’altro” (hintereinander, nach einander), non due alla volta.  I forni crematori di Auschwitz, vol. II, documento   210 a p. 352 e 227 a p. 377.
[23]   J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945. Feltrinelli, Milano, 1994,  pp. 90-91.
[24] Rimando a ciò che ho osservato nello studio Le camere a gas di Auschwitz. Studio storico-tecnico sugli “indizi criminali” di Jean-Claude Pressac e sulla “convergenza di prove” di Robert-Jan van Pelt. Effepi, Genova, 2009, pp. 399-403.
[25] M. Gerner,  Schlüssdokument” ist Fälschung, in: Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung,  Heft 3, settembre 1998, pp. 166-174.
[26]  Progetto di costruzione.
[27]  Lettera di Kammler  del 6 aprile 1943  a tutte le Bauinspektionen e i Braugruppen. WAPL, Zentralbauleitung, 54, p. 68.
[28] RGVA, 502-1-83, p. 269.
[29] APMO, BW 30/25, p. 14.
[30] RGVA, 502-2-54, p. 84.
[31] Übergabe des BW K.G.L. 30 a - Krematorium III del 23 giugno 1943. RGVA, 502-1-281, p. 21.
[32] Le istruzioni di servizio menzionate sopra prescrivevano esplicitamente: “Ogni sera la griglia del gasogeno deve essere liberata dalle scorie del coke e le ceneri devono essere estratte”.
[33] APMO, BW 30/7/34, p. 54. I forni crematori di Auschwitz, vol. II, documento 263 a p. 424.
[34] Errore di battitura per “Ne”.
[35]  APMO, BW 30/25,  pp. 11-12 e RGVA, 502-1-26, pp. 144-146.
[36]  RGVA, 502-1-26, p. 195.
[37]  Edizioni di Ar,  1998, p. 46.