sabato 28 luglio 2012

Alice Walker rifiuta di far pubblicare in Israele "Il colore viola": la lettera


LETTERA DI ALICE WALKER AGLI EDITORI DI YEDIOT BOOKS[1]

Questa lettera viene pubblicata con il permesso dell’autrice

9 giugno 2012

Cari editori di Yediot Books,

vi ringrazio molto per il desiderio di pubblicare il mio romanzo IL COLORE VIOLA. Non mi è possibile permetterlo in questo momento per la seguente ragione: come saprete, lo scorso autunno, in Sudafrica, si è riunito il Tribunale Russell per la Palestina e ha stabilito che Israele è colpevole dell’apartheid e della persecuzione del popolo palestinese, sia all’interno di Israele che nei Territori Occupati. Le testimonianze che abbiamo sentito, sia israeliane che palestinesi (io ero una giurata) sono state devastanti. Sono cresciuta sotto l’apartheid  americano e questo è molto peggio. In realtà, molti sudafricani presenti, compreso Desmond Tutu, percepivano che la versione israeliana di questi crimini è peggiore persino di quella da loro sofferta sotto i regimi razzisti bianchi che hanno dominato in Sudafrica tanto a lungo.

Ho la speranza che il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimenti, Sanzioni), di cui faccio parte, avrà un impatto sufficientemente forte sulla società civile israeliana per poter cambiare la situazione.

A questo riguardo, fornisco un precedente esempio della partecipazione de IL COLORE VIOLA allo sforzo mondiale per liberare l’umanità dall’atteggiamento autodistruttivo di voler disumanizzare intere popolazioni. Quando il film tratto da IL COLORE VIOLA venne ultimato, e tutti noi che lo avevamo fatto decidemmo che ci piaceva molto, Steven Spielberg, il regista, fu posto dinanzi alla decisione di distribuirlo e offrirlo al pubblico sudafricano. Io mi opposi a questa idea perché, come oggi per Israele, c’era un movimento BDS della società civile volto a cambiare la politica di apartheid del Sudafrica e, di fatto, a trasformare il governo.

Non era, da parte mia, una posizione particolarmente difficile da tenere: credo profondamente nei metodi non violenti di cambiamento sociale, sebbene talvolta sembra che richiedano un’eternità, ma non rimpiango di non aver potuto condividere il nostro film, immediatamente, con (per esempio) Winnie e Nelson Mandela e con i loro figli, come pure con la vedova e con il figlio di Steven Biko, il visionario giornalista e difensore dell’integrità e della libertà degli africani, brutalmente ucciso dalla polizia quando era in detenzione.

Decidemmo di aspettare. Come fummo felici, tutti noi, quando il regime dell’apartheid venne smantellato e Nelson Mandela divenne il primo presidente di colore del Sudafrica!

Solo allora mandammo il nostro bel film! E ancora oggi, quando mi trovo in Sudafrica, posso tenere la testa alta e niente ostruisce l’amore che fluisce tra me e il popolo di quel paese.

Il che vuol dire che, allo stesso modo, mi piacerebbe sperimentare che i miei libri vengono letti dal popolo del vostro paese, specialmente dai giovani, e dai coraggiosi attivisti israeliani (ebrei e palestinesi) per la giustizia e la pace con cui ho avuto la gioia di collaborare. Spero che un giorno, forse presto, tutto ciò possa avvenire. Ma ora non è il momento.

Dobbiamo continuare a lavorare sulla questione, e attendere.

Con la fede che un giusto futuro possa essere costruito con piccoli atti.

Alice Walker       

La Palestina oppressa...
 

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.pacbi.org/etemplate.php?id=1917

mercoledì 25 luglio 2012

Rosanna Carpentieri: i giornalisti hanno annientato l'opinione pubblica


Bianca Berlinguer, icona del giornalismo "embedded" (non solo sui teatri di guerra)

Vorrei condividere oggi questa interessante riflessione della mia amica facebook Rosanna Carpentieri sul giornalismo quale inavvertita arma di guerra (delle elite contro la popolazione civile)[1].
Noto che le osservazioni di Rosanna trovano in queste ore autorevole conferma dalle parole, tra gli altri, del sociologo Luciano Gallino, tra i firmatari di una lettera-appello – significativamente intitolata Furto di informazione – incentrata appunto sulla sottrazione di informazioni, in questo caso sulle scelte fondamentali della politica economica, di cui è oggetto l’opinione pubblica da parte “dei maggiori mezzi di informazione”[2].

Ecco il testo di Rosanna:

 ...il giornalismo italiano di questi anni è uno dei principali responsabili del disarmo morale e sociale del paese.
Se l’oligarchia partitica ha annichilito e umiliato la società civile, vedendo nei suoi rappresentanti i potenziali rivali del suo prestigio, i giornalisti hanno annientato l’opinione pubblica, sostituendosi ad essa, manipolando il pensiero comune fino a convincersi che l’opinione non la fanno, addirittura “sono” loro.
Dell’Italia conoscono solo la parte più corrotta, le alleanze più opache, gli intrecci e gli intrighi più turpi, le pulsioni più proterve e vanitose, quelle che fanno cassa e che permettono di nascondere dietro allo scandalo sopportabile e ostensibile, l’ingranaggio perverso, il gioco d’azzardo rapace, la corsa ineluttabile verso la rovina. Trasmettono quello che gli si permette di far sapere, pagando la desiderata ammissione alle stanze segrete, agli arcana imperii, con la somministrazione oculata di informazioni nella convinzione che la verità, in fondo, può sempre essere posposta. Ai più benevoli possono apparire come altoparlanti cauti di sismologhi che temono di far sapere che quelle piccole scosse ancora impercettibili, minacciano un rovinoso terremoto. Ma la realtà è che salvo qualche caso, informano per sentito dire, accomodati nel protetto ventre della balena, muniti di ogni confort, compresi gli strumenti informatici, che li rendono onniscienti e onnipotenti, con la dismissione dell’esperienza diretta, dell’esercizio della critica e del pensiero indipendente.
 E perché dovrebbero muovere obiezioni a un sistema che per ora li ha benignamente risparmiati, che grazie alla loro accondiscendenza li garantisce e tutela, che in fondo rappresenta il migliore dei mondi possibili o almeno quello che per ora non ha alternative? In questo panorama i più oltraggiosi sono quelli che si prestano con la loro liturgia censoria o pedagogica a beneficio morale di un popolo bambino, che è meglio lasciare nell’ignoranza premiandone gli istinti più regressivi e impaurendolo perché sia maneggiabile: le dieci domande a intermittenza, le intercettazioni a intermittenza, la critica a intermittenza, il conflitto d’interesse a intermittenza, imprenditori ambiziosi ad intermittenza, perché nei governi ad personam, nella democrazia ad personam, nella giustizia ad personam, pare ci sia sempre qualcuno più “persona” di altri. Quelli che con l’elargizione generosa di retroscena e la somministrazione cauta di pasticche informative, sorretti da menti severe e sorrisi corrosivi, aiutano a rinviare indefinitamente il cambiamento risolutivo...



[1] Sull’argomento, più volte affrontato su questo blog, ricordo, tra gli altri, il post Il bosco di betulle, metafora dell’odierno giornalismo italiano: http://andreacarancini.blogspot.it/2011/12/il-bosco-di-betulle-metafora.html

lunedì 23 luglio 2012

Eli Yishai (Ministro dell'Interno): Israele appartiene a noi, all'uomo bianco!


ISRAELE APPROVA UNA LEGGE CHE PERMETTE ALLE AUTORITÀ DI DETENERE I MIGRANTI CLANDESTINI FINO A TRE ANNI[1]

Finora, i migranti catturati dall’IDF[2] venivano trasferiti nel centro di detenzione di Saharonim, nel sud; il Ministro dell’Interno afferma che i migranti non accettano che “Israele appartenga all’uomo bianco”.

Di Dana Weiler-Polak, 3 giugno 2012

Una legge che concede alle autorità il potere di detenere i migranti clandestini fino a tre anni è entrata in vigore domenica, sulla scia di una grande controversia pubblica sul flusso dei migranti africani che entrano in Israele dal confine con l’Egitto.

La legge rende i migranti clandestini e i richiedenti asilo passibili di prigione, senza processo o espulsione, se sorpresi a stare in Israele per lunghi periodi. Inoltre, chiunque aiuti i migranti o fornisca loro rifugio può essere condannato a pene detentive tra i cinque e i quindici anni.

La legge ha modificato la Prevention of Infiltration Law [Legge per l’impedimento dell’infiltrazione] del 1954, approvata per impedire, nell’ambito della legislazione di emergenza, l’ingresso dei palestinesi. La legge è stata ampliata per farvi rientrare i lavoratori migranti o i richiedenti asilo che entrano in Israele senza costituire una minaccia per la sicurezza di Israele.

Secondo la legge, i lavoratori migranti già presenti sul territorio potrebbero essere incarcerati per i reati più lievi, quali spruzzare graffiti o rubare una bicicletta – infrazioni per le quali in precedenza non sarebbero stati detenuti.

Finora, tutti i migranti che venivano arrestati dall’esercito sul confine israelo-egiziano venivano trasferiti nel centro di detenzione di Saharonim, che contiene 2.000 posti.

Attualmente, il centro è oggetto di lavori di ampliamento per poter contenere 5.400 posti. Il Ministero dell’Interno ha riferito che [i suoi funzionari]stanno dando attuazione alla legge e che riempiranno Saharonim, dove [i migranti] verranno detenuti fino a quando il ministero non troverà “altre soluzioni”.

Secondo il Ministero dell’Interno, il centro di detenzione di Saharonim sarà al completo nel giro di un mese.

Tutti i detenuti vengono sottoposti ad un procedimento di identificazione e ad un esame medico.

I richiedenti asilo ricevono un visto temporaneo per rimanere in Israele. Ai sudanesi e agli eritrei, tuttavia, non viene permesso di chiedere asilo, sebbene abbiano automaticamente diritto ad un alloggio temporaneo e ad un biglietto di sola andata per Tel Aviv. Alcuni migranti proseguono liberamente per Arad o per Eilat, dove spesso hanno conoscenti.

Secondo il ministero, vivono attualmente in Israele fino a 60.000 migranti: nel solo mese di maggio ne sono entrati 2.031.

Le organizzazioni umanitarie considerano la legge un duro provvedimento che contraddice la Convenzione delle Nazioni Unite relativa allo status dei rifugiati (CRSR). Secondo la Hotline for Migrant Workers [Linea calda per i lavoratori migranti] la legge è “nata nel peccato” ed è un “momento nero per Israele”.

“Invece di comportarsi come tutti i paesi civili, e di verificare le richieste di asilo garantendo lo status di rifugiato a chi ne ha diritto, cosa che Israele è obbligata a fare in base alla convenzione dell’Onu, lo stato considera la carcerazione di massa di migliaia di persone, donne e bambini, la cui sola colpa è stata il cercare di fuggire da regimi sanguinari, come la soluzione del problema. Questa soluzione non risolverà nulla, poiché non è né umana né efficace.

In una dichiarazione, le autorità carcerarie israeliane hanno detto di essere pronte a “inserire nelle proprie strutture tanti migranti illegali quanti ne arrivano, con l’autorità e il tempo di detenzione richiesti”.

“A questo scopo, sono stati ristrutturati diversi reparti all’esterno di Saharonim, e ci prepareremo alla bisogna”, ha aggiunto la dichiarazione.

Nel frattempo, domenica, il quotidiano israeliano Maariv ha pubblicato un’intervista con il Ministro dell’Interno Eli Yishai, nella quale egli ha affermato che la maggior parte dei “musulmani che arrivano qui non pensano neppure che questo paese appartiene a noi, all’uomo bianco”.

Continuerò la lotta fino alla fine del mio mandato, senza compromessi”, ha continuato Yishai, e ha sostenuto che userà “tutti gli strumenti per espellere gli stranieri, fino a quando non rimarrà nessun infiltrato”.  

Il rabbino Eli Yishai, Ministro dell'Interno di Israeke


[2] Israel Defense Force: l’esercito.

sabato 21 luglio 2012

I nuovi dati del governo tedesco sulla persecuzione dei dissidenti


I NUOVI DATI DEL GOVERNO TEDESCO SULLA PERSECUZIONE DEI DISSIDENTI[1]

19.07.2012

Nota del traduttore: questo post costituisce un aggiornamento del saggio di Germar Rudolf intitolato LA GERMANIA – UNA SITUAZIONE DA INCUBO, pubblicato in rete al seguente indirizzo: http://ita.vho.org/040_Germania_situazione_da_incubo.htm


Ogni anno, il governo tedesco presenta orgogliosamente i numeri della sua persecuzione contro pacifici dissidenti, accomunati ai criminali violenti quali “nemici della costituzione [tedesca]”.
Non importa che la Germania non l’abbia neanche, una costituzione.
Ieri, il governo tedesco ha diffuso le cifre della persecuzione governativa per l’anno 2011, stampate nel suo Rapporto sulla protezione della Costituzione[2] (Verfassungschutzbericht). Secondo tale rapporto, nel 2011 sono state intraprese 13.865 indagini penali contro individui per aver commesso o “reati di propaganda” (11.401 casi) o per aver detto o scritto cose ritenute capaci di “sobillare il popolo” (2.464 casi, vedi p. 28 del nuovo rapporto). Tutto ciò equivale a una crescita del 1.5% dei casi in questione, rispetto all’anno precedente (un totale di 13.663 casi per il 2010). Tutti questi reati vengono raggruppati sotto la voce “estremismo di destra”. Le liste dei reati commessi da estremisti di sinistra o da estremisti stranieri non rientrano in questa categoria, il che fondamentalmente significa che, in Germania, solo patrioti, nazionalisti e simili possono commettere tali “reati d’opinione”. Dopo tutto, in Germania, “destri”, “nazisti” e “male” sono sinonimi. Il codice penale tedesco postula persino, in modo implicito, che solo gli estremisti di destra possono commettere reati d’opinione. Tutto ciò rende la Germania il solo paese nella storia del genere umano in cui le espressioni di amore per il proprio paese in molti casi sono diventate illegali.
Il grafico mostra lo sviluppo del perseguimento in Germania dei “reati d’opinione” (in blu); i reati commessi da persone di sinistra (in rosso) o da stranieri (in verde) nel suddetto Rapporto sono elencati solo come “altri reati”, così non è chiaro se, e fino a che punto, questi reati includano i “reati d’opinione”. Il grafico mostra che in Germania la persecuzione dei patrioti e dei nazionalisti nel corso degli ultimi 18 anni è diventata sempre più dura e rimane ad un livello alto. Dal 1994, sono state intraprese dalle autorità tedesche circa un quarto di milione di indagini penali. Anche se non si sa quante di queste indagini abbiano condotto a rinvii a giudizio e a condanne.

Due dei più famosi "prigionieri di coscienza" tedeschi, Gunter Deckert e Sylvia Stolz, con Michele Renouf (a destra)


[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.codoh.com/news/1733.  

venerdì 20 luglio 2012

Vent'anni dalla morte di Borsellino? Dalla mafia mi guardo io...

Vent'anni dalla morte di Borsellino, ovvero:

dalla mafia mi guardo io...


e dall'antimafia (atlantista e berlingueriana) ci guardi Iddio!:

Travaglio, Padellaro, Scarpinato e Davigo

Violante e Caselli con Maurizio De Luca

Ingroia dalla tribuna di Diliberto

Ayala

A proposito di Giuseppe Ayala (quell'Ayala che due sere fa, a "In Onda", conversava amabilmente con Giancarlo Caselli) e delle sue versioni sulla scomparsa della valigia di Borsellino, ecco un testo da tener presente:

"E’ il magistrato Ayala il primo ad arrivare sul luogo della tragedia – continua Gero –. La sua prima versione dell’8 aprile 1998 racconta che: un carabiniere in divisa apre lo sportello e preleva la borsa di Borsellino fa cenno ad Ayala di prenderla, ma Ayala non la prende in quanto non ha titolo per trattenerla, quindi invita l’ufficiale a tenerla con sé per poi consegnarla ai magistrati. La borsa non viene aperta davanti a lui e Ayala afferma di non sapere a chi sia stata consegnata”. “2a versione del 12 settembre 2005: a distanza di quasi 10 anni – sottolinea Giovanni – l’ex pm ritocca il contenuto dei suoi ricordi. Ayala afferma di aver prelevato personalmente la borsa di Borsellino dall’auto del giudice e di averla consegnata ad un ufficiale dei carabinieri ma non ricorda se era in divisa o in borghese e poi aggiunge che probabilmente l’ufficiale era in divisa anche se non ricorda se era solo una casacca, per poi escludere che sia stato l’ufficiale a porgergli la borsa”. Nella piazza i tanti giovani presenti ascoltano senza fiatare. “3a versione dell’8 febbraio 2006: Ayala afferma che non è più lui a prelevare la borsa, ma un agente che gli porge la borsa. Successivamente Ayala la consegna ad un agente in divisa. Ma il 23 luglio del 2009 in un’intervista Ayala ritorna alla sua 2a versione: la borsa l’ho trovata io e l’ho consegnata ad un ufficiale dei carabinieri”. Claudio specifica infine un dettaglio inquietante fornito da Ayala in un’altra intervista rilasciata nel 2010: la borsa l’ho prelevata io e l’ho consegnata ad un ufficiale dei carabinieri che compare in un video mentre si allontana”. “Ma – sottolinea – l’unico video che riprende un uomo delle forze dell’ordine con la valigetta in mano riguarda un solo carabiniere: Giovanni Arcangioli”. “Giovanni Arcangioli – ribadisce – arriva pochi minuti dopo sul luogo dell’esplosione; nel video si vede che Arcangioli si sposta da via d’Amelio verso via Autonomia Siciliana con la valigetta in mano. Valigetta che è stata poi ricollocata nel sedile posteriore dell’auto di Borsellino”. Fine del racconto"
 
Anniversario strage di Capaci: la scomparsa dell'agenda rossa nella ricostruzione delle Malerbe:
http://www.antimafiaduemila.com/2012052337321/primo-piano/anniversario-strage-capaci-la-scomparsa-dellagenda-rossa-nella-ricostruzione-delle-malerbe.html

La "misteriosa" scomparsa della valigetta di Borsellino

Aggiornamento del 30 settembre 2012

Ecco due foto sulla partecipazione di alcuni noti magistrati antimafia alla festa del "Fatto Quotidiano" dello scorso 9 settembre, partecipazione che tante polemiche ha suscitato sui media e nelle istituzioni (addirittura, i magistrati palermitani sono stati sconfessati dalla stessa "Magistratura Democratica": http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/magistrati-contro-il-pm-della-trattativa-lia-sava-si-dimette-dal-sindacato-delle-toghe-44270.htm):



E' incredibile come una vicenda come quella delle bombe del '92-'93 sia stata ormai derubricata, grazie al determinante contributo dell'"antimafia" di cui sopra, a "trattativa Stato-mafia". Ma gli sforzi in tal senso erano iniziati già all'epoca, all'indomani delle stragi. Qualcuno se n'era pure accorto ...

"Ancora una volta era stata riproposta l'immagine della mafia delle "coppole", nonostante fosse evidente che, comunque, Cosa Nostra era un'organizzazione inserita in un ben delineato contesto di poteri forti. In termini nuovi, l'ossessiva indicazione dei boss della mafia come mandanti ed esecutori degli attentati, ricordava i depistaggi culturali messi in atto negli anni Settanta, quando si era tentato di spiegare la strategia stragista come opera esclusiva di gruppuscoli di fascisti esaltati aiutati da qualche settore "deviato" dei servizi segreti. La realtà, come si è capito con il tempo, era un'altra: le stragi rispondevano ad una precisa strategia internazionale, messa in atto utilizzando la manovalanza fascista, spesso strumentalizzata e organica ai servizi segreti. Gli stessi servizi segreti poi non avevano mai "deviato" ma, semmai, attuato le direttive ricevute dai referenti politici o, più verosimilmente, obbedito a catene di comando "superiori" riconducibili alla Nato". 
Gianni Cipriani, I MANDANTI - il patto strategico tra massoneria mafia e poteri politici, Roma, Editori Riuniti, 1994, p. 206.




Sulla sporca guerra dei ratti siriani: un comunicato e un video



Da Luca Tadolini ricevo e volentieri pubblico:

Schiacciati dalla guerra economica che -come italiani ed europei- stiamo subendo dal 2008, l'Italia osserva senza reagire la devastazione della Siria, aggredita da una "rivoluzione" Made in Usa&Israel e appoggiata dai "libertari" emirati petroliferi. La Siria e' legata all'Italia da trattati internazionali anche recenti, e le parole del ministro degli Esteri a favore dei "ribelli" configurano un nuovo tradimento italiano, dopo il voltafaccia in Libia. L'eroica battaglia che l'esercito siriano sta combattendo contro forze eversive, con santuari in Turchia, difende l'indipendenza di tutto il
Mediterraneo dall'offensiva egemonica dell'asse del petrolio. Addolora come la stampa del "mondo libero" si ponga al servizio dei nemici della Siria, ignorando i free lance sul campo che denunciano la sporca guerra dei "rivoluzionari". Il terrorismo massacra il governo siriano, e centinaia di soldati e civili, ma il razzismo occidentale ha lacrime solo per le vittime israeliane in Bulgaria e gia' approva la rappresaglia di Tel Aviv. Guerra economica in Europa, guerra e caos nel Mediterraneo: perche' nessun politico denuncia questo quadro internazionale?

Luca Tadolini - Centro Studi Italia 

Interessante, sulla destabilizzazione terroristica della Siria di Assad da parte della NATO, anche il seguente video condiviso nei giorni scorsi su Facebook da Fulvio Grimaldi:

Atrocità commesse dai ratti siriani

Aggiornamento: da meditare, anche il seguente video sulle conquiste sociali della Libia di Gheddafi azzerate dal genocidio NATO-salafita (il copione che si vorrebbe ripetere in Siria):

http://www.youtube.com/watch?v=gEKesBjD5Hk&feature=share


Una vignetta sulla condizione delle donne nella Libia del dopo Gheddafi


mercoledì 18 luglio 2012

Il Free Syrian Army e i paradossi della sanità americana

L'American University Hospital di Beirut

Dalla mia amica Mary Woodward ricevo, via facebook, questa interessante informazione (fornitagli da un suo amico siriano):

This piece of information is important and especially for the American members in our group. When I was in Beirut couple of days ago visiting a friend at the AUH ( American University Hospital ) a senior doctor assured me that the American Embassy and the Al Saud Embassy are both settling bills of patients treated at AUH who are members of FSA being injured in gun fights in Syria against the Syrian army . This is to say , the American tax payer is treating members al qaeda in lebanon , while this American citizen can't afford his medical bills in US.

Traduzione:

Quest’informazione è importante e specialmente per i membri americani del nostro gruppo. Quando stavo a Beirut un paio di giorni fa, e visitavo un amico all’AUH (American University Hospital) un medico dirigente mi ha assicurato che l’ambasciata americana e l’ambasciata saudita stanno entrambe pagando i conti di pazienti curati nell’AUH che sono membri del FSA [Free Syrian Army, i “ribelli” anti-Assad] rimasti feriti in conflitti a fuoco in Siria contro l’esercito siriano. Vale a dire, il contribuente americano sta curando membri di al qaeda in Libano mentre questo stesso cittadino americano non può permettersi i suoi conti ospedalieri negli Stati Uniti.

Una brigata del FSA con la bandiera nera di Al Qaeda

lunedì 9 luglio 2012

Disponibile in rete (grazie a Germar Rudolf) AIR PHOTO EVIDENCE


AIR PHOTO EVIDENCE

Dal blog di Germar Rudolf[1]

Ricordo il giorno in cui ebbi in mano il fondamentale libro di John Ball – 120 pagine, grande formato – Air Photo Evidence [La prova della foto aerea], del 1992. Mi colpì. Chi avrebbe potuto resistere al potere persuasivo di foto aeree, scattate principalmente dagli aerei di guerra alleati, che ritraevano siti ritenuti essere stati i luoghi degli stermini nazisti? Dopo il Rapporto Leuchter[2], penso sia stata questa l’opera che diede il colpo più duro alla narrazione ortodossa dell’Olocausto. Per la prima volta, quest’opera rendeva accessibile al grande pubblico numerose foto scattate dagli aerei di ricognizione, sia alleati che tedeschi, durante la guerra. E il meglio di tutto ciò era che Ball analizzava queste foto in modo approfondito e da esperto, spiegandole al lettore profano, ed inquadrandole in un contesto comprensibile. A causa della sua mole massiccia, non era mai stata postata in rete. Finalmente, eccola:

John C. Ball, Air Photo Evidence, Ball Resources Services, Ltd., Delta, B. C., 1992.

[Seguono le indicazioni per scaricare l’opera dalla pagina di Rudolf, che ho linkato nella prima nota a piè di pagina; chi lo voglia, può scaricarla anche dal sito scribd.com, dove ho provveduto a condividerla:



Post scriptum

All’inizio del 2004, il British National Collection of Aerial Photographs pubblicò un comunicato stampa in cui si affermava che esso aveva nei propri archivi una foto aerea del campo di Auschwitz-Birkenau, risalente al 23 agosto 1944, che mostrava la prova dello sterminio all’epoca presuntamente in corso (comunicato rilanciato in questo caso dal giornale tedesco Der Spiegel il 19 gennaio 2004). La foto può essere vista qui: http://aerial.rcahms.gov.uk/database/record.php?usi=006-000-000-000-C&scache=65g29bpyhw&searchdb=tara_scran

Nel mio libro Lectures on the Holocaust [Conferenze sull'Olocausto][3], ho analizzato questa e altre foto aeree (alle pagine 156-164, quella in questione a p. 159) e le ho confrontate con quello che avremmo dovuto vedere se le affermazioni dei testimoni oculari, sulle quali si basa la narrazione ortodossa dell’Olocausto, fossero vere. Risultato: le foto dimostrano in realtà l’opposto di quanto gli storici ortodossi affermano. Leggete, e giudicate voi stessi! (Il mio libro può essere liberamente scaricato come PDF qui: http://holocausthandbooks.com/dl/15-loth.pdf ).



FascinAzione: IL CORSIVO. Figli e figliastri: poliziotti a casa ...

FascinAzione: IL CORSIVO. Figli e figliastri: poliziotti a casa ...: (umt) Il " Corriere della Sera " , nel rilanciare il dispacccio dell'agenzia Asca Il generale Giampaolo Ganzer lascia il servizio per ...

venerdì 6 luglio 2012

Marco Travaglio: il più pericoloso dei "gatekeeper"


Marco Travaglio: il più pericoloso dei “gatekeeper”[1].
Gatekeeper: letteralmente, "guardiano della soglia" (da cui, "portiere", "portinaio").
Nel senso metaforico designa ormai, soprattutto, quei giornalisti che, apparentemente, informano più degli altri ma che, solerti custodi del sistema, le cose non le dicono mai fino in fondo.
Perché Marco Travaglio, tra costoro, è il più pericoloso? Perché, se è vero che in questo tipo di giornalismo “le verità servono a garantire le menzogne”[2], nessuno riesce come Travaglio a mimetizzare le proprie in una folla di fatti elencati con un’acribia degna davvero di miglior causa.
Prendiamo ad esempio l’editoriale, uscito venerdì scorso sul “Fatto Quotidiano”, intitolato Memento Mori, in cui si prende di mira Luciano Violante.
Tutto vero, tranne il passaggio seguente:

“… Luciano Violante, infallibile segugio e indefesso scopritore di trame golpiste (leggendaria la sua inchiesta su Edgardo Sogno, uno che non sarebbe riuscito a rovesciare neanche la moglie, arrestato da Violante e naturalmente assolto)”.

Edgardo Sogno, uno che non sarebbe riuscito a rovesciare neanche la moglie?

Edgardo Sogno Rata del Vallino

Per capire la portata dell’ (intenzionale) fandonia propalata da Travaglio, leggiamo come si esprime sul personaggio in questione un esperto di antiterrorismo di chiara fama come il generale Nicolò Bozzo (negli anni ’70, fu il principale collaboratore del generale Dalla Chiesa).

Il brano è tratto dal libro intervista firmato nel 2006 da Michele Ruggiero[3]:

Ora possiamo chiudere il cerchio su Edgardo Sogno, argomento sfiorato ma mai approfondito, perché?
“Per spiegarglielo comincio dal fondo, dalla frase che mi disse Dalla Chiesa uscendo da un colloquio riservato con l’ex ambasciatore, in una villetta di Roma: “Lascia perdere le indagini su di lui, sulla sua attività partigiana, sulle trame golpiste. È una storia più grande di noi che ha collegamenti internazionali da cui saremmo tagliati fuori …”. L’episodio, che ho già raccontato a Sabina Rossa, interessata a comprendere la contiguità non solo ideologica tra Brigate rosse e Resistenza, ha preso spunto da alcune vicende sinistre della guerra civile, dal ruolo di alcuni capi partigiani in chiave anticomunista, in un turbinio di singolari amicizie e intrighi degno di un racconto di fantapolitica. Al centro della trama c’è la “Franchi”, l’organizzazione creata da Sogno durante la Resistenza, “sponsorizzata dai servizi segreti angloamericani, fortemente preoccupati dall’influenza e dalla forza militare delle formazioni partigiane di sinistra, nella prospettiva di scontro estremo tra Occidente e comunismo sovietico. Il braccio armato di questo disegno sarebbe stata appunto la “Franchi”. Conferme mi arrivarono dalla testimonianza di un ex combattente delle Brigate Garibaldi, tal Borraine, non ho mai saputo il nome di battesimo. Ero andato a trovarlo nel vercellese, su indicazione di Dalla Chiesa, interessato ad approfondire la personalità di Sogno e verificare l’autenticità di quel presunto coinvolgimento del magistrato Beria d’Argentine nell’organigramma delle Br, di cui si è parlato nelle pagine precedenti. Il vecchio partigiano aveva ribadito due punti fermi nel lungo racconto: 1) l’infiltrazione aveva come unico scopo l’annientamento delle formazioni partigiane social comuniste, le Brigate Garibaldi e Matteotti e il mezzo consisteva nella delazione ai nazifascisti, Brigate nere e reparti delle SS impegnate nei rastrellamenti; 2) quel gruppo “segreto” non si era mai sciolto e dall’immediato dopoguerra aveva operato con fini diversificati, dalla repressione anticomunista nelle fabbriche all’ipotesi di golpe diretto da settori della vita politica e delle Forze Armate”.
FINE DELLA CITAZIONE TRATTA DAL LIBRO DI MICHELE RUGGIERO.


Di recente, due libri hanno fornito approfonditi riscontri documentari alle parole del generale Bozzo, dimostrando in modo più che eloquente che quella del Golpe bianco era ben altro che una mera "ipotesi". Si tratta de IL GOLPE INGLESE[4], di Mario Josè Cereghino e Giovanni Fasanella, e de CHI MANOVRAVA LE BRIGATE ROSSE?[5] , di Silvano De Prospo e Rosario Priore (da notare che il primo è edito da Chiarelettere, gruppo editoriale che è pure azionista del “Fatto Quotidiano”[6], in cui Travaglio figura come vice-direttore!).


In particolare, il libro di Cereghino e Fasanella è basato sui documenti desecretati che i due autori hanno consultato negli archivi londinesi di Kew Garden.
Riguardo all’effettiva caratura – e pericolosità – di Sogno (sia durante la guerra che nel dopoguerra) sarà sufficiente citarne due brevi passaggi.

Il primo:

“… poco dopo la «cattura» di Sogno, dal quartier generale delle Forze alleate a Caserta, il 19 febbraio 1945, il generale Harold Alexander scrive al War Office di Londra chiedendo di fare tutto il possibile per ottenerne la liberazione in cambio di concessioni ai nazifascisti:
Sogno è uno dei più affidabili agenti del Som [lo «Special Operations Mediterranean, nda]”[7].

Il secondo (che riguarda proprio l’inchiesta di Violante del 1974):

Intorno a Sogno scatta immediatamente una rete protettiva per bloccare l’inchiesta di Violante e Pochettino. Se i due magistrati andassero fino in fondo[8], scoprirebbero verità di cui, nel clima imperante della guerra fredda tra i blocchi, l’opinione pubblica non deve essere messa al corrente per nessun motivo. A cominciare dal ruolo degli inglesi in Italia e dalla presenza di loro quinte colonne segrete nella politica, nell’economia, nei sindacati, nell’informazione, nella cultura, negli apparati dello Stato, nella diplomazia e persino nelle alte gerarchie della Chiesa[9].

 Verità che, a quanto pare, per Travaglio devono continuare a rimanere tabù …

Sogno con il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan
 


[1] Per una disamina approfondita dei “gatekeeper”, vedi il post di Antonella Randazzo INSOSPETTABILI GATEKEEPER: http://antonellarandazzo.blogspot.it/2008/08/insospettabili-gatekeepers.html
[2] Devo questa definizione a Emanuela Irace.
[3] NEI SECOLI FEDELE ALLO STATO – L’Arma, i piduisti, i golpisti, i brigatisti, le coperture eccellenti, gli anni di piombo nel racconto del generale Nicolò Bozzo, Fratelli Frilli Editori, Genova. Il brano citato si trova alle pp. 157-158.
[6] “Nel 2009 Chiarelettere è entrata nell’azionariato del giornale «il Fatto Quotidiano»”: http://www.chiarelettere.it/chisiamo.html
[7] Cereghino-Fasanella, op. cit., p. 110.
[8] Ed è appunto quello di non essere andato fino in fondo, non certo di essersela presa con uno sprovveduto, il rimprovero mosso da Vincenzo Vinciguerra a Violante:
“Il partigiano Edgardo Sogno gode dell'appoggio degli ufficiali provenienti dalle file del movimento partigiano, tanto che il 23 marzo 1971, a Milano, nello studio di un notaio, deposita il giura­mento sottoscritto da una ventina di ufficiali superiori con il quale costoro s'impegnano a "compiere personalmente l'esecuzione capi­tale degli esponenti politici dei partiti democratici responsabi­li di collaborazionismo con i nemici della democrazia e di tradi­mento verso le libere istituzioni. La scomparsa del giuramento con le loro firme autografe dalle carte processuali del giudice istruttore Luciano Violante, ripagato per tanta sfortuna con una fortunata carriera politica, non ha consentito di registrare, sul pianostorico, i nomi degli ufficia­li superiori delle Forze armate che lo avevano sottoscritto, ma questa omissione nulla toglie alla verità storica che vede le gerarchie militari impegnate in quegli anni in una sordida lotta politica per supplire all'incapacità dei democristiani e mantene­re, ad ogni costo, l'Italia all'interno del blocco occidentale, a disposizione degli Stati uniti d'America” (http://andreacarancini.blogspot.it/2011/12/vincenzo-vinciguerra-nemici-della_26.html ).

[9] Cereghino-Fasanella, op. cit., p. 272.