giovedì 28 giugno 2012

Alba Dorata/Golden Dawn, "false friend" del revisionismo

Bandiera della Golden Dawn greca

Un post breve per segnalare un fatto grave: le presunte dichiarazioni revisioniste di Chrisy Avhgì (Alba Dorata), il partito greco neofascista omonimo (e l’omonimia non mi sembra certo casuale) della Golden Dawn (in inglese, Alba Dorata, appunto), la massoneria occultista anglosassone le cui cerchie più interne  (a detta di studiosi di oggi, come Paolo Franceschetti, ma anche di studiosi del passato, come Mons. Benigni e Mons. Jouin) sono dedite agli omicidi rituali.

Qui potete trovare il video con le dichiarazioni del leader del partito, Nikos Michaloliakos, in cui afferma, testualmente, che i forni crematori di Auschwitz sono “una menzogna”:


Ho fatto controllare la traduzione in inglese da un amico che conosce il greco moderno, e mi ha confermato che la traduzione è corretta.

Nikos Michaloliakos (al centro)

Ora, affermare che i forni di Auschwitz sono una menzogna, significa insultare non i “sopravvissuti della Shoah” ma, innanzitutto, uno studioso revisionista come Carlo Mattogno che allo studio scientifico dei forni di Auschwitz ha dedicato buona parte della propria vita: http://andreacarancini.blogspot.it/2012/03/pubblicato-lopus-magnum-di-carlo.html


Mi sembra evidente che la negazione dei forni (e non, dal punto di vista del revisionismo genuino, delle camere a gas omicide) costituisca il primo termine di un sillogismo perverso …

La seconda parte del sillogismo l’abbiamo vista qualche giorno dopo:
Alba Dorata picchia le donne ...


Conclusione inevitabile, da parte dell’opinione pubblica: i revisionisti picchiano le donne!!

È chiaro che questo tipo di comportamenti costituisce il volano ideale per petizioni come quella apparsa sul Guardian alla fine del maggio scorso, e firmata, tra gli altri, da Elie Wiesel e Bernard-Henri Lévy, che associa il revisionismo non solo al neofascismo ma, addirittura, alla “violenza sui migranti” e alle “minacce contro i giornalisti”!

Bernard-Henri Lévy (a sinistra) con Wiesel

Ecco, secondo me queste sono tipiche operazioni di provocazione/intossicazione gestite da servizi (non solo greci); non dimentichiamo gli articoli dedicati da Carolyn Yeager a Elie Wiesel quale agente del Mossad:





E allora, per cortesia, stiamo in guardia non solo contro i nemici dichiarati del revisionismo ma anche, soprattutto, contro i false friends (i finti amici) del medesimo, a cominciare dai nazi-provocatori di Alba Dorata!

Emblema della Golden Dawn anglosassone

martedì 19 giugno 2012

Palazzo Montecitorio: la Knesset italiana?


Nel forum, sempre interessante, degli amici di “Tradizione Cattolica” (http://politicainrete.it/forum/religioni-filosofia-e-spiritualita/cristiani-e-cattolici/tradizione-cattolica/ )

ho trovato questa interessante discussione, intitolata “La knesset italiana”:


da cui riprendo l’intervento introduttivo:

Nella ristrutturazione della pavimentazione di piazza Montecitorio, a Roma, è stata inserita una enorme menorah.
(...) la Kabbalah è parte della tradizione esoterica ebraica, è l'atto di ricevere, è spiritualizzare il mondo, è il livello più profondo della tradizione ebraica ... ci sono anche esempi di recenti di «invasioni» della Kabbalah nell'arte italiana. Basta guardare la nuova piazza Montecitorio dell'architetto Franco Zagari. All'inaugurazione del 7 giugno 1998 nessuno si accorse del «segno». Eppure basta guardare la piazza dall'alto per accorgersene. Alla base del palazzo che ospita la Camera dei deputati ci sono tre strisce bianche ad anello tagliate in mezzo da una quarta linea bianca. Tutto questo forma un candelabro ebraico a sette bracci, la Menorah, che fa concludere le sue fiammelle all'interno di Palazzo Montecitorio nella speranza che la luce potesse simbolicamente illuminare il tempio della democrazia (...)

In effetti, tutto ciò è vero! …



E, del resto, come non ricordare l’assegnazione, nel 2009, del premio “La menorah d’oro” a Gianfranco Fini, presidente della medesima Camera dei deputati, da parte di Sandro Di Castro, presidente della loggia romana del B’nai B’rith …


Quando si dice la laicità dello Stato …

Ma poi, adesso che ci penso … giugno 1998 … si era già nel nuovo corso – ultra atlantista e ultra sionista – della seconda Repubblica: di lì a poco (ottobre 1998), Massimo D’Alema sarebbe giunto alla presidenza del Consiglio, quella passata alla storia soprattutto per i massacri della Nato in Serbia e in Kosovo (Massimo D’Alema cameriere della Nato: http://andreacarancini.blogspot.it/2010/10/massimo-dalema-cameriere-della-nato.html ).

Ecco cosa scrisse in proposito, nel 2006, il giornalista Trowbridge Ford[1]:
Trowbridge Ford

“Fu solo a causa del suo [di D'Alema] sostegno alla campagna di bombardamenti NATO della Jugoslavia … che lo sforzo di Clinton riuscì, poiché l’alleanza militare non avrebbe potuto sostenerlo per più di qualche giorno senza il sostegno fondamentale dell’Italia. Come Bob Woodward ha indicato in State of Denial, nella Casa Bianca sembrava probabile il suicidio di massa se l’Italia non avesse reso possibile la campagna di bombardamenti durata 78 giorni necessaria per costringere il presidente jugoslavo Slobodan Milosevic a cedere (p. 61). In tal modo, l’Italia guadagnò un nuovo rispetto presso gli israeliani, poiché si ebbe finalmente un paese europeo impegnato ad arrestare la minaccia del terrorismo internazionale[2]

In effetti, non poteva essere trovato simbolo più appropriato di quella che è di fatto una menorah pubblica per il nuovo corso (e per le conseguenti guerre) della politica italiana:


Un'altra immagine di piazza Montecitorio ripresa dal sito di Gianluca Freda: http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=753:per-chi-lavorano-i-nostri-politici&catid=31:scio-scio-scioa&Itemid=46
 


[2]It was only because of his support of NATO's bombing campaign of Yugoslavia - what even Silvio Berlusconi and the right opposition opposed - that Clinton's effort was successful, as the military alliance could not have sustained it for more than a few days without Italy's ground support. As Bob Woodward has implied in State of Denial, mass suicide seemed likely in the White House if Italy had not made possible the 78-day bombing campaign required to force Yugoslav President Slobodan Milsoevic to cave in. (p. 61) By doing so, Italy gained new-found respect among the Israelis since it finally got a European country involved in stemming the threat of international terrorism: http://cryptome.org/litvinenko-kill.htm


mercoledì 13 giugno 2012

Incontriamo Ezra Pound: giovedì 14 giugno 2012


Cartellone affisso il 12 giugno 2012 dalla Comunità Antagonista Padana dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

giovedì 7 giugno 2012

Il primo depistaggio giornalistico su Mauro De Mauro: Cristina Mariotti contro il cronista de "L'Ora"


Il rapimento e la morte di Mauro De Mauro, uno degli eterni “misteri” d’Italia.
Ne avevo scritto a suo tempo nel post Mattei, De Mauro, Pasolini: il delitto è sempre al potere:


in cui parlavo di un dimenticato quanto interessante libro di Riccardo De Sanctis, intitolato appunto DELITTO AL POTERE.


Sulle tracce investigative proposte da quel libro avevo scritto:

Pagine dimenticate, sepolte sotto il peso dell’ultima narrativa che fa testo sulla controversa vicenda: quella del delitto voluto perché De Mauro sarebbe stato al corrente del progettato Golpe Borghese. Sarà vero? Mah … non ho certezze precostituite; osservo però che la narrativa in questione è sicuramente più accettabile per il Palazzo (termine caro a Pasolini) perché scarica sui soliti livelli minori (mafia-neofascisti) responsabilità ben altrimenti condivise, consentendo di relegare nel dimenticatoio il vero nervo scoperto del potere: il petrolio, l’ENI, la sovranità limitata dell’Italia.

Quel post era del dicembre 2010. L’ennesimo processo su quel delitto si concluse sei mesi dopo, nel giugno 2011, con l’assoluzione dell’unico imputato, Salvatore Riina:

Riina assolto al processo De Mauro

A quanto pare, l’oblio del libro di De Sanctis non è stato giovevole alla riapertura della indagini: può darsi che l’imputato sarebbe stato assolto comunque, ma almeno qualche novità, forse, sarebbe emersa.

E quindi, visto che su De Mauro sembra nuovamente calato il silenzio, un contributo in tal senso, nel mio piccolo, provo a portarlo io.

Iera, ho pubblicato sul sito Scribd.com un articolo apparso sul settimanale “l’Espresso” pochi giorni dopo il rapimento del giornalista siciliano: si tratta di STORIA DI UN CRONISTA, di Cristina Mariotti, pubblicato il 21 settembre 1970 (De Mauro era stato rapito il 16 settembre).

L’ho pubblicato con questo titolo:

Il primo depistaggio giornalistico su Mauro De Mauro:

e l’ho introdotto con il seguente commento:

Cristina Mariotti, storica firma de "l'Espresso", a pochi giorni dal rapimento di De Mauro, giudica già "svanita l'ipotesi legata al lavoro che il De Mauro stava conducendo sulla scomparsa dell'ex Presidente dell'Eni, Enrico Mattei". Quello che Mariotti all'epoca non disse è che "il marito della Mariotti, Beppe Di Dio, lavora all'ufficio stampa dell'ENI"... (Riccardo De Sanctis, "DELITTO AL POTERE”, Roma, 1972, p. 86).

Mi sembra quindi utile, per provare a capire davvero il contesto della vicenda, riprodurre per intero il brano in cui De Sanctis parla della Mariotti (pp. 85-86):

Junia De Mauro nei suoi pezzi per «Il Mondo» scrive: «Sabato 19: la mattina presto Cristina Mariotti (dell’ “Espres­so” n.d.r.) va a «L’ora», ha un colloquio col direttore e dice che lei "si rifiuta di credere Mauro un eroe della lotta contro la mafia, ma è un amico e non può dire quello che pensa". Il direttore dice di aver cercato di controbbattere. Intanto arriva zio Tullio a Palermo, e dopo un salto a casa va subito al giornale, incontrandosi col direttore, Leonardo Sciascia, il capitano Russo dei carabinieri (in assiduo contatto con il giornale) e Guido Nozzoli inviato del "Giorno", cui erano giunte le prime mezze voci secondo cui "Mauro era un ricattatore"... La notte Cristina Mariotti si reca al "Giornale di Sicilia" e qui ha una violenta litigata con Roberto Ciuni; anche a lui ripete le stesse cose dette a Nisticò la mattina, parla di mio padre negli stessi identici termini, e tra l’altro usa le stesse argomentazioni che una settimana più tardi sarebbero apparse sul "Borghese" in Storia di due ex».

L’episodio mi è stato confermato da Roberto Ciuni direttore del «Giornale di Sicilia».

Ancora Junia: «Lunedì 21. Ripartono per Roma Vito Laterza e Anna Maria. La mattina stessa dall’”Espresso”, il direttore Livio Zanetti telefona a Tullio che il pezzo della Mariotti è pronto e lui ce lo mette a disposizione per una lettura preliminare. Nel pomeriggio vanno a leggerlo Vito e Anna Maria, e litigano violentemente con la Mariotti; comunque si resta d’accordo che il pezzo sarebbe stato modificato. L’articolo invece rimarrà immutato».

«... Martedì 22... Da casa Tullio ha un’altra conversazione con 1’ “Espresso” parla con il redattore capo Nello Ajello che annuncia l’arrivo dell’inviato Giorgio Pecorini, e tra l’altro veniamo a sapere che il marito della Mariotti, Beppe Di Dio, lavora all’ufficio stampa dell’ENI».

Un’altro episodio riguardante indirettamente la Mariotti me lo ha raccontato a Palermo Lucio Galluzzo, redattore dell’«Ansa» e corrispondente del «Messaggero» di Roma.

«Mi dispiace di dover dire certe cose di Cristina Mariotti — incomincia — perché Mauro la considerava una vera amica, le voleva bene come ad una figlia. Martedì 20 — continua Galluzzo — mi arriva una telefonata di Tullio De Mauro fuori di sé, mi insulta e non riesco a capire il perché. Finalmente mi spiega di aver letto i due pezzi differenti che ho scritto nell’edizione nazionale e romana del "Messag­gero”. Nella seconda si dice che Tullio De Mauro — e viene definito autore di trattati polemici — il giorno prima dell’arresto di Nino Buttafuoco, era andato dal commercialista e lo aveva quasi aggredito dicendogli che doveva fare qualcosa per ritrovare il fratello. Poi varie altre frasi cambiate che a Tullio non piacciono. Ma io cadevo dalle nuvole. Il pezzo che avevo scritto e mandato a Roma era quello che era comparso sulla edizione nazionale. Gli dico e ripeto che sono in buona fede, anche se ho ragione di ritenere che sul momento Tullio non mi credette. Poi subito chiamo Roma e parlo con il capo redattore del Messaggero”. Questo mi dice che sì, è vero, il pezzo è stato modificato da un “certo Di Dio” un volontario che era venuto dicendo di essere tuo amico e che lo avevi incaricato di fare alcune correzioni. Io, naturalmente, vado in escandescenze. Tutta questa telefonata l’ho registrata, e la conservo ancora. La mattina dopo andai a casa De Mauro a farla ascoltare e a spiegare l’equivoco. Beppe Di Dio lo conoscevo, ma soltanto superficialmente e per motivi di lavoro, perché una volta mi avevano telefonato dall’ufficio stampa dell’ENI di Roma pregandomi di fissare per Di Dio un certo appuntamento».

A parte questo episodio, tutta la stampa di destra soffia sul fuoco cercando di mettere in cattiva luce Mauro De Mauro. La manovra non poteva essere casuale. Comprenderne il perché, significa individuare per quali ambienti De Mauro era divenuto scomodo.

Roberto Ciuni in una foto degli anni '70

Dunque, secondo Junia De Mauro (e secondo De Sanctis), Cristina Mariotti viene a Palermo per fare terra bruciata attorno ad un collega impegnato in inchieste delicate, e il suo pezzo dà il via ad una campagna di stampa contro De Mauro.

E tutto ciò, non in un momento qualsiasi ma addirittura a pochi giorni (poche ore) di distanza dal suo rapimento!

Certo, fa un certo effetto vedere una nota giornalista progressista dell’epoca coinvolta in tal senso insieme alla stampa neofascista.

Come fa ancora un certo effetto vedere, ad esempio, il nome di Renato Mieli – storico fondatore dell’ANSA  e per dieci anni all’Unità – insieme a personaggi come Guido Giannettini, Pio Filippani Ronconi e Pino Rauti al Convegno del Parco dei Principi del 1965, quello in cui si teorizzò la guerra non ortodossa come risposta all’avanzata del Pci[1].


Sono i “misteri” del partito americano (o “usraeliano”) italiano.

Misteri a quanto pare più saldi che mai quando vediamo che,  ormai, a sostegno delle odierne “guerre di esportazione della democrazia” si trovano schierati non solo i sempiterni atlantisti di servizio ma anche, di fatto, gran parte della cosiddetta “sinistra antagonista”[2].

Informativa d'epoca dei servizi americani su Mauro De Mauro
 


[1] Atti del primo convegno di studio promosso ed organizzato dall' istituto Alberto Pollio di studi storici e militari svoltosi a Roma nei giorni 3, 4 e 5 maggio I965 presso l' hotel Parco dei Principi: http://www.stragi.it/la_guerra_rivoluzionaria/index.htm
[2] Vedi l’articolo Della manifestazione del 16 giugno, del caso dell’Associazione Italia-Cuba e di altre questioni spinose: http://www.informarexresistere.fr/2012/06/06/della-manifestazione-del-16-giugno-del-caso-dellassociazione-italia-cuba-e-di-altre-questioni-spinose/#axzz1x57uO2jZ

venerdì 1 giugno 2012

Il blog va in vacanza (giugno e luglio)

Questo blog ha superato nei giorni scorsi le 500.000 visualizzazioni di pagina. Nel ringraziare per l'attenzione coloro che mi hanno seguito finora, comunico che per i mesi di giugno e luglio il blog sospende le pubblicazioni (almeno, nella loro cadenza più che quotidiana). I detti mesi saranno dedicati a studiare, e a inventariare e rileggere il materiale finora pubblicato. Ci si rivede, se Dio Vorrà, in agosto. Un cordiale arrivederci a tutti (specialmente a chi avrà la bontà di fare qualche donazione!).


Il futuro prossimo venturo? "I negazionisti messi sui treni e inviati nei campi della morte sionisti.
Sei un negazionista? Mettiti in riga qui!".

Appello di Soso per la manifestazione del 16 giugno a Roma