giovedì 31 maggio 2012

Gianluca Casseri: nuovamente disponibile "La chiave del Caos"

Casseri (secondo da sinistra) ad una presentazione letteraria del 2003 al Caffè Giubbe Rosse di Firenze

C’è ancora qualcuno che si ricorda di Gianluca Casseri[1], lo scrittore (presunto) omicida-suicida dello scorso 13 dicembre 2011?
Agli smemorati sinceri, ma ancor più a quelli interessati, dedico il seguente aggiornamento.
Mi è sovvenuto infatti ieri di non aver mai divulgato, pressato da altri argomenti, una notizia a suo modo significativa: il romanzo di Casseri “La chiave del Caos”, ritirato dalla circolazione il 14 dicembre 2011, è stato rimesso in commercio.


Nel mio primo post dedicato alla vicenda – riassumo – ricordavo un’importante puntualizzazione di Franco Cardini sul libro in questione,

“pieno di straordinarie e inquietanti somiglianze con Il cimitero di Praga di Umberto Eco, edito dalla Bompiani proprio nello stesso anno [il 2010]; mentre nell'ottobre successivo usciva a Parigi Le Kabbaliste de Prague, di Marek Halter, di tema affine. Una stranissima coincidenza, sulla quale sarebbe interessante se lo stesso Eco potesse dire una parola”[2].

E osservavo:

Il romanzo di Casseri però è sparito dalla circolazione. Certo, è possibile che ciò sia avvenuto per motivi del tutto analoghi a quelli che hanno indotto il Centro Studi La Runa alla propria presa di distanza. Può darsi però che nel caso del romanzo ci sia qualcosa di più. Morto Casseri, l'attenzione suscitata dalla sua tragica fine si sarebbe riversata sul suo romanzo e ciò avrebbe indotto qualcuno a verificare le predette somiglianze e coincidenze. Con esiti forse imbarazzanti. E, forse, non per la memoria di Casseri...”[3].

A proposito di somiglianze: la copertina del romanzo di Eco...

...e la scalinata della Corte Suprema d'Israele...

La casa editrice del romanzo, infatti, aveva – con apposito comunicato stampa – ritirato dal commercio il romanzo all’indomani dei fatti luttuosi del 13 dicembre[4].
Da parte mia, una volta scritto il post in questione, ne avevo inserito il link nello spazio commenti della pagina che tuttora ospita il comunicato:
http://www.liberidileggere.com/2011/12/la-chiave-del-caos/
Curiosamente, pochi giorni dopo aver chiosato in tal modo la presa di posizione della casa editrice, il romanzo tornava regolarmente in commercio!
Attualmente, “La chiave del Caos” figura addirittura in promozione (fino al 25 giugno)[5]!

Tutto ciò non può che farmi piacere, anche perché così chiunque potrà verificare se davvero Umberto Eco ha plagiato il romanzo di Casseri (come sostenuto a più riprese dal defunto scrittore)[6].
Su tutto il resto (a cominciare dalla tragica – e tuttora oscura, per quanto ammantata di clamore mediatico – morte dell’autore) rimane plumbeo il silenzio degli addetti ai lavori, a parte un interessante riflessione[7] di Aldo Giannuli, (che collega il caso Casseri alla stringente attualità) :

“Ma, infine, non è che con la solita storia del pazzo isolato spieghiamo troppe cose? Breivik in Norvegia, Amrani a Liegi, Casseri a Firenze, Merah a Tolosa adesso “Vattelappesca” a Brindisi: per carità, tutto è possibile, ma non cominciano ad essere un po’ troppi questi pazzi isolati e in così poco tempo l’uno dall’altro? Questa del matto isolato comincia ad essere come il ripostiglio delle scope dove si mette tutto quello che non si sa dove mettere. Naturalmente è possibile che alcuni di questo casi siano affettivamente opera di persone disturbate di mente, ma proprio tutti?”.

Breivik in uniforme massonica

Per concludere, vorrei citare il commento di un forumista di Politica in Rete, espresso poco tempo dopo la tragica vicenda in questione, e che all’epoca mi colpì per la sintesi scevra di facile moralismo:

“Il pericolo è che a leggere certa roba, ci si espone a determinate influenze. Per me il Casseri ha risentito di questo, dopo un po’ l’esoterismo si rivela per quello che è: un’agenda piena di numeri di cellulare di esseri poco amichevoli”[8]. 

Belfagor o il Fantasma del Louvre, 1965


[1] Sul caso Casseri si vedano i seguenti post:
Noterelle a margine della morte di Gianluca Casseri
Gianluca Casseri e gli psicopompi che non ti aspetteresti
Gianluca Casseri, come volevasi dimostrare …
Gianluca Casseri: il messaggio in codice di Casapound

[2] Vedi il primo post citato in nota 1.
[3] Ibidem.
[6] Vedi il secondo e il terzo post citati in nota 1.

George Bernard Shaw: la morale politica dell'Inghilterra

G. B. Shaw nel 1915

« La Lega delle Nazioni dovrebbe innanzi tutto abolire la neutralità fittizia tanto cara alla disciplina, ma che è quasi sempre fonte di pa­sticci. Quando un paese è considerato neutrale, si agisce generalmente come se non esistesse. Prima della guerra mondiale il Belgio e la Grecia, se­condo i diplomatici, non esistevano dal punto di vista della belligeranza. Li chiamavano paesi neu­trali. In altre parole essi non avrebbero dovuto seguire né le lusinghe inglesi né quelle germani­che. Ma i tedeschi videro praticamente ciò che teoricamente sapevano da un pezzo. Che cioè avrebbero potuto vincere la guerra soltanto nel caso che fossero arrivati al più presto a Parigi. La strada più breve era indubbiamente quella che passava attraverso il Belgio il quale, di conse­guenza, non era affatto neutrale ma rappresentava un ponte per la vittoria o un grave ostacolo per il successo. Essi chiesero subito il passaggio attraverso il Belgio, offrendo pagamenti e risar­cimenti. Il Belgio rifiutò questa offerta ed entrò per ciò in guerra a fianco degli alleati. Se i belgi avessero accettato la proposta tedesca il loro atto avrebbe significato una partecipazione alla guer­ra contro gli alleati e perciò la finzione della neu­tralità sarebbe automaticamente caduta. Pertan­to non si può dire che la neutralità del Belgio venne violata, perché non si può violare ciò che non esiste. Fu una finzione condotta ” ad absurdum” ed ecco tutto».

« Io ho cercato, per quanto mi è stato possi­bile, come critico ufficioso, di mettere in guardia l’Inghilterra contro la sua assurda presunzione di alta moralità perché era facile capire che nes­suno avrebbe potuto finire la guerra senza vio­lare questa o quella neutralità. Ma l’inglese non può resistere al piacere di fare agli altri popoli delle prediche moraleggianti. Il più futile motivo che gli permetta di far sfoggio della sua presunta moralità, gli è più caro di qualunque caso serio da discutere onestamente. Nella nostra vanaglo­ria, ci alzammo ad accusare quella ” razza ” che aveva osato lacerare i trattati (noi stessi ne ab­biamo il cestino colmo) e violare le neutralità. Però più tardi ci accorgemmo che per l’esecuzione del nostro piano in oriente avremmo avuto biso­gno di alcune isole greche, e che era necessario per noi inviare delle truppe in Grecia. Si dovette inoltre riconoscere che la nostra produzione di acciaio dipendeva dall’accaparramento di una cer­ta materia prima, che ci veniva prima fornita dalla Germania e per la quale avremmo dovuto ormai ricorrere all’isola di Eubea. Occupammo dunque senza tanti scrupoli le isole greche, quella di Eubea compresa, poi ci rivolgemmo al re di Grecia per chiedergli se non si sarebbero potute sistemare le cose con una bella entrata in guerra da parte sua. Egli rispose attraverso un interme­diario americano che non aveva voglia di mettersi al fianco di una potenza che mandava trentacinquemila uomini dove ne occorrevano duecentomila. Questo scherzo gli costò il trono. Noi pub­blicammo l’intervista senza menzionare natural­mente quest'osservazione; buttammo giù dal trono il re, ponemmo il figlio al suo posto e ci stabilimmo tranquillamente in Grecia. I greci che avevano ancora vivo dinanzi agli occhi l'esempio del Belgio, si accontentarono di una protesta scritta. Dietro le spalle della Grecia non c’erano forti potenze che l’obbligassero a resistere. Ogni critica morale era superflua. La Grecia avrebbe potuto dichiararci la guerra e rifiutare le nostre pretese, ma non ne aveva il modo, perché sapeva che non avrebbe potuto rimanere veramente neu­trale, tanto meno volatizzarsi nell'aria, o spin­gere il Mediterraneo fino al confine bulgaro ».

« In questo caso tutte le stupide chiacchiere sui trattati lacerati e sulla sacra inviolabilità del terreno neutrale si ridussero a un tranquillo in­tervento da parte nostra ».

« Dobbiamo dunque lasciar finalmente da parte queste finzioni ed occuparci soltanto del problema vero: quello della contraddizione esi­stente fra il diritto dei singoli popoli e i diritti dell’umanità ».

1914 - cartolina di sostegno al Belgio: un soldato inglese indica ad uno francese un belga ferito al capo



[1] In GLI INGLESI CONTRO GLI INGLESI – Giudizi e critiche dei maggiori scrittori inglesi, Roma, Società Editrice del Libro Italiano,1940, pp. 37-40. Di  G. B. Shaw si veda anche:
IL GIUDIZIO DI GEORGE BERNARD SHAW SUI CAMPI DI CONCENTRAMENTO TEDESCHI

martedì 29 maggio 2012

Maria Poumier: elogio di Ilich Ramirez Sanchez detto Carlos

Un'immagine di Carlos del 2011

Nello scorso mese di aprile, Ugo Tassinari ha dedicato alcuni interessanti post alla strage di Bologna e ai tentativi di riesumazione della “pista palestinese”[1] (sul senso politico di questa riesumazione, vedi l’articolo di Vincenzo Vinciguerra pubblicato su questo blog nel post La strage di Bologna: fu compiuta per mettere in ombra quella di Ustica?: http://andreacarancini.blogspot.it/2011/11/la-strage-di-bologna-fu-compiuta-per.html).

Dopo aver letto dei predetti tentativi, e dopo aver provato un distinto senso di nausea al riguardo – e, nello stesso tempo, di sollievo per le argute puntualizzazioni di Tassinari (la cui prontezza di riflessi non è stata fortunatamente scalfita dai perduranti miasmi della Commissione Mitrokhin) – ho sentito il bisogno di leggere sul più volte evocato Ilich Ramirez Sánchez, detto Carlos, un contributo che evitasse, per una volta, l’abusato stereotipo del “terrorista”.

Mi sono quindi rivolto ai miei corrispondenti per sapere se c’era qualcuno disponibile a scrivere un profilo di Carlos in senso anticonformista e alieno dal politicamente corretto.

Tra le personalità interpellate, ha accettato di rispondere pubblicamente una revisionista francese, l’ottima Maria Poumier, che non dovrebbe essere del tutto nuova ai lettori di questo blog[2] (ricordiamo il sito web di Maria Poumier: http://www.maria-poumier.net/accueil.html).

Maria Poumier, qui ritratta con Israel Adam Shamir

Ecco il suo testo:

>------ Message transféré
>Date : Mon, 21 May 2012 08:30:03 +0200
>Objet : Re: Fw : Tr:Re: Toujours à propos de Carlos
>
>Chers amis, je visite régulièrement "Carlos" à la prison de Poissy; il a
>une ligne inflexible, pour répondre à toutes les questions qu'on lui
>pose: ni oui ni non. S'il a été dans telle ou telle action, terroriste
>ou révolutionnaire, et avec quel rôle: ni oui ni non. Mais il se
>proclame celui qui "a organisé le plus d'attaques contre le pouvoir
>sioniste et la défense des palestiniens". Toute sa conversation, dont on
>trouve la version autorisée dans le volume "L'islam révolutionnaire",
>ed. Rocher[3], témoigne d'un angle de vue géo politique et stratégique,
>assorti d'une très importante culture diplomatique au sujet de très
>nombreux pays. Ce n'est absolument pas le profil d'un terroriste, mais
>celui d'un homme d'Etat. Il fait très bien l'equilibre entre les
>entreprises de type militaire (guerilla), médiatiques, et les
>argumentaires pour la médiation diplomatique, et ne vit absolument pas
>dans le registre de la rancune ou de la vengeance. Il fera, dès sa
>sortie de prison, un excellent conseiller et ou négociateur pour des
>personnalités ayant de hautes responsabilités. C'est en ce sens que le
>juge qui l'a recondamné en janvier dernier, en invoquant sa
>"dangerosité absolue et permanente" a émis quelque chose de sensé. Ce
>n'est pas en tant que tueur qu'il est dangereux, c'est en tant que
>penseur extrêmement agile, ne perdant jamais de vue les moyens à mettre
>en oeuvre en fonction du but à atteindre.
>
>maria

Carlos con il suo avvocato, Isabelle Coutant-Peyre, in una foto del 2000

Traduzione:

Cari amici,

visito regolarmente Carlos nella prigione di Poissy; lui, per rispondere a tutte le domande che gli vengono poste, ha una linea inflessibile: né sì né no. Se è stato nella tale o talaltra azione, terrorista o rivoluzionaria, e con quale ruolo: né sì né no. Ma egli si proclama colui che “ha organizzato il maggior numero degli attacchi contro il potere sionista e per la difesa dei palestinesi”. Tutti i suoi colloqui, di cui si trova la versione autorizzata nel volume “L’islam révolutionnaire”, ed. Rocher, testimoniano un punto di vista geopolitico[4] e strategico, accompagnato da una cultura diplomatica molto importante riguardo a molti paesi. Non è assolutamente il profilo di un terrorista, ma quello di un uomo di Stato. Egli distingue molto bene tra le azioni di tipo militare (guerriglia), mediatiche, e le argomentazioni per la mediazione diplomatica e non vive assolutamente nel rancore o nella vendetta. Sarà, una volta uscito di prigione, un eccellente consigliere e/o negoziatore per delle personalità che hanno della alte responsabilità. È in tal senso che il giudice che lo ha condannato di nuovo lo scorso gennaio, invocando la sua “pericolosità assoluta e permanente”, ha detto qualcosa di sensato. Non è in quanto assassino che è pericoloso, lo è in quanto pensatore estremamente duttile, che non perde mai di vista i mezzi atti allo scopo da raggiungere.

L'esposizione autorizzata del pensiero di Carlos



[1] Strage di Bologna. Raisi tira in ballo una vittima e chiede di sentire Carlos:
Strage di Bologna, il br Padula smonta il teorema Raisi:
Strage di Bologna, nello scontro tra Raisi e brigatisti fa rumore il silenzio di Bolognesi:
Strage di Bologna: la storia di Mauro Di Vittorio nel ricordo dell’associazione vittime:
Strage di Bologna, gli sherpa della pista palestinese prendono le distanze da Raisi:
[4] A proposito del punto di vista geopolitico del venezuelano Carlos, forse non sarà inutile leggere i testi di geopolitica del grande sociologo argentino Norberto Ceresole, già consigliere e amico del Presidente venezuelano Hugo Chavez, testi consultabili in rete all’indirizzo: http://www.vho.org/aaargh/espa/ceres/index.html

domenica 27 maggio 2012

The Israel lobby in United Kingdom - Peter Oborne

MANIFESTO in nome della Maestà Cristianissima di Luigi XVII


M A N I F E S T O[1]

IN NOME

DELLA MAESTA’ CRISTIANISSIMA

DI LUIGI XVII

RE DI FRANCIA, E DI

NAVARRA

E DA PARTE DI TUTTI I CAPI

DELLE ARMATE CATTOLICHE,

E REALISTE.



MANIFESTO,

Il Cielo si dichiara in favore della più Santa, e della più giusta causa. Il Santo Segno della Croce di Gesù Cristo, e lo Stendardo Reale vincono in ogni parte gli Stendardi insanguinati dell’Anarchia, Padroni de’ cuori, e delle opinioni, più ancora delle Città, e dei Villaggi, che ci danno il dolce nome di Padri, e di Liberatori; ora è che noi crediamo di dover proclamare altamente i nostri progetti, e lo scoppo de’ nostri comuni sforzi. Noi conosciamo il volo della Francia; esso è il nostro, e quello di rimettere, e di conservare per sempre la nostra Religione Cattolica Apostolica Romana; E quello di avere un Re che ci serva di Padre nell’interno, e di Protettore all’esterno del Regno; E noi saremo quelli che venghiamo chiamati Scellerati Sanguinari, noi che fedeli a’ nostri principj di Religione, e d’Umanità, abbiamo sempre amato di rendere bene per il male, di risparmiare il sangue di quelli che si dicono Patriotti? La loro condotta sia messa al confronto della nostra; Essi scannavano i nostri Prigionieri in nome della Legge, e noi abbiamo salvati  i loro in nome della Religione, e dell’Umanità. A Bresuire Essi hanno tagliato in pezzi della gente che essi aveano presi la maggior parte disarmati, mentre noi trattavamo come fratelli quelli di loro che noi avevamo presi tutti colle armi alla mano, mentre che essi medesimi saccheggiavano, e bruciavano le nostre Case, noi facevamo rispettare con tutto il nostro potere le loro persone, e i loro beni, e se malgrado tutti i nostri sforzi ; qualche devastamento è succeduto nelle Città che noi abbiamo riconquistate per il nostro buon Re la Maestà Cristianissima di Luigi XVII., noi ne abbiamo avuto un sommo dispiacere, e l’abbiamo amaramente compianto. Noi abbiamo punito colla maggiore severità i disordini che non avevamo potuto prevenire. Egli è questo un formale impegno che noi ci siamo assunti nel pigliare le armi, e che noi cercheremo di adempire a costo di nostra vita. In tal guisa la Francia sarà disingannata dalle menzogne egualmente impudenti che perfide, e assurde de’ nostri nemici. Ma, che dico io! Essa lo è già da lungo tempo. La nostra condotta a Thouars è ben nota; quella Città presa d’assalto, come quasi tutte quelle ove noi siamo entrati al dì d’oggi, poichè 2000 soldati dell’Armata Cattolica aveano penetrato per la breccia, allorché il Nemico capitolò, è un esempio memorabile della nostra dolcezza, e della nostra moderazione. Patriotti, nostri nemici, e chi avrete ancora da opporci! Voi ci accusate di rovesciare la nostra Patria colla Ribellione, e voi siete, che abbattendo a un tempo tutti i principj dell’Ordine Religioso, e Politico, avete i primi proclamato che l’insurrezione è il più Santo de’ doveri; e in conseguenza di quello principio che ci giustificherebbe agl’occhi vostri, se la più giusta delle Cause avesse bisogno d’esser giustificato; Voi avete introdotto in vece della Religione, l’Ateismo, in vece delle Leggi, l’Anarchia, in vece di un Re che fu il nostro Padre, degl’Uomini, che sono i nostri Tiranni, Voi ci rimproverate il fanatismo della Religione, voi che siete stati condotti a commettere l’ultima delle scelleraggini dal fanatismo di una pretesa Libertà; Voi, che lo stesso fanatismo porta ogni giorno a far scorrere torrenti di sangue nella nostra comune Patria. Ah! Il tempo è giunto finalmente in cui i prestigj di un falso patriottismo devono sparire: La benda dell’errore è già mezzo squarciata. O nostri Concittadini, giudicateci, e giudicate i nostri Persecutori! Che hanno fatto? Che han fatto i vostri Rappresentanti medesimi per la vostra felicità e per il bene generale della Francia? Se non che strappare da vostri cuori i principj sagri di vostra Fede, che ammassare immensi Tesori a collo delle vostre lagrime, e del vostro sangue, che portare la desolazione nel seno delle vostre Famiglie, strascinando per forza, in mezzo a’ Campi, e a’ combattimenti, i vostri Fratelli, i vostri Figli, e voi medesimi, che essi non hanno temuto esporre a mille morti per appagare la loro rabbia contro il Trono, e l’Altare, e per assicurare l’impunità delle loro scelleraggini, Essi hanno strappato all’Aratro dei tranquilli Contadini le di cui braccia assicuravano alla Patria la Sussistenza, e la Vita. Aprite dunque una volta gl’occhi o Francesi! Rendetevi a noi; e rendete voi a voi medesimi. Eh! Non sareste voi dunque più quel Popolo dolce, generoso, sensibile, quel Popolo fedele alla Religione, idolatra de’ suoi Re, il Popolo di Clodoveo, di Carlo-Magno, di S. Luigi, di Ludovico XII., di Enrico IV., e in fine di Luigi XVI., il di cui Figlio, questo Giovine, e tenero rampollo dell’Augusta Famiglia de’ Borboni, pronto a osservare le ultime volontà di un Padre, che morì perdonando a’ suoi Carnefici, vi stende le braccia, vi apre il suo cuore, e arde del desiderio di essere felice della vostra prosperità! Sareste voi sordi alla voce della Religione, la quale da lungo tempo divenuta preda di Lupi rapaci, richiede al giorno d’oggi i suoi veri, e leggittimi Pastori? No, senza dubbio, voi siete nostri Amici, nostri Fratelli, noi non siamo che un stesso Popolo, e diciamo anche meglio che una stessa famiglia. Le nostre miserie, e le nostre contentezze ci sono comuni; riuniamo dunque insieme i nostri sforzi sotto l’Egida dell’Onnipotente, sotto la protezione del Padre comune, risparmiamo il sangue degl’uomini, e sopra tutto quello de’ Francesi. Non v’è più luogo nello Stato per li esseri fredi, e egoisti, i quali languendo in un vergognoso ozio, affetando una colpevole indifferenza per l’interesse generale, se ne stanno da parte pronti ad impinguarli degl’avanzi della fortuna pubblica, e delle fortune private.

Due stendardi sventolano sul suolo della Francia, quello dell’onore, e quello dell’anarchia. E venuto il momento di riunirsi sotto uno di questi stendardi, che resta dubbioso, e un traditore egualmente formidabile a’ due partiti; Camminiamo dunque tutti di comune consenso; Scacciamo que’ rappresentanti infedeli, i quali abusando della nostra confidenza, non hanno impiegato fin ora che a dispute sterili, e a ruzze indecenti, e dovrò pur dirlo, a delle gare vituperevoli per il nome Francese, un tempo ch’essi doveano tutto alla nostra felicità; Scacciamo questi Rappresentanti spergiuri i quali mandati per la conservazione della Monarchia, per cui avevano solennemente giurato, l’hanno annihilita, e rovesciando il Monarca innocente sulli scalini del Trono ove essi regnano da despoti; Scacciamo finalmente questi perfidi e audaci mandatari, i quali alzandosi sopra tutte le potestà conosciute sopra la terra, han distrutta la Religione, che voi volevate conservare, create delle Leggi, che voi non avete mai sanzionate; o per dir meglio, che voi avreste spesso rigettate con orrore, se libero fosse stato il vostro voto; hanno fatto del più Ricco, e del più florido Reame, un cadavere di Repubblica oggetto di commiserazione per quelli che lo abitano, e d’orrore per i Popoli stranieri, che gl’alberi nudi di verdura, triste immagini del Trono spogliato del suo splendore, che i vani emblemi della licenza cadano nella polvere, e che la bandiera bianca segno di felicità, e d’allegrezza per li Francesi sventoli sulle mura delle nostre Città, e su i Campanili delle Chiese delle nostre felici Campagne.   

Allora sarà che noi obliando le attuali nostre perdite, deporremo le nostre armi nel Tempio dell’Eterno; allora sarà, che terminando una guerra le disfatte, o i Trionfi reciprochi della quale non sono che vere calamità, per la nostra comune Patria, noi proclameremo insieme con la pace della Francia, la quiete dell’Universo. Allora sarà, che confondendo nell’amore del ben pubblico tutti i nostri personali risentimenti, ed ogni minimo motivo di malcontento reciproco di qualunque partito, di qualunque opinione noi avessimo sposato, purché i nostri cuori, e nostre mani, non si sieno imbrattate nelle scelleraggini, noi ci riconciglieremo in seno alla pace, per operare il bene generale, e dare alla Francia insieme con il suo Re, e il suo culto Cattolico, la felicità che aspetta invano dall’infedeli suoi Rappresentanti. Tali sono, noi osiamo ripeterlo, e proclamarlo altamente, tali sono i nostri voti di tutti i Francesi; Abbiano essi il coraggio di manifestarli, e la Francia si salverà.

Fatto al Quartier generale a Fontenay-le-Comte li 27. Maggio 1793. l’anno primo del Regno di Luigi XVII.

Sottoscritti.

De Bernard, de Marigny[2], de la Rochejaquelain[3], l’Escure[4], Duhoux, d’Hauterire[5], Donnessant[6], Cathelineau[7].

PROCLAMAZIONE DEI CAPI DELL’ARMATA CRISTIANA.

NOI, Comandanti Generali dell’Arate Cattoliche, e Reali, abbiamo risoluto ciò che segue, e di cui ordiniamo che la lettura ne sia fatta in tutte le Parrocchie. Non potendo dubitare, che l’intenzione di Sua Maestà Cristianissima Luigi XVII. Rè di Francia non sia per ricompensare conformemente a loro interessi quelli valorosi e fedeli sudditi, che prendono partito per la sua Causa, e per quella della Religione Cattolica.

Ordiniamo ai Consigli Provisori stabiliti nelle differenti Parocchie di provedere alla sussistenza delle mogli, e de’ figli di coloro che combattano per la più giusta delle cause, e che han bisogno di soccorso: dichiareranno essi d’aver ricevuto i grani che impiegheranno a questo effetto, e spediranno al Consiglio superiore stabilito attualmente a Saint Lorenzo Sevre una doppia ricevuta con gli attestati, che li hanno indotti ad accordare il sudetto soccorso, affinchè comandi il pagamento de’ Grani. I Consigli delle rispettive Parocchie, se l’Intenderanno col Consiglio Superiore nelle loro operazioni, ed eseguiranno gl’ ordini ricevuti.

Siccome l’intenzione di Sua Maestà Cristianissima, non è di far partecipi delle ricompense destinate a coloro che si sacrificano per la sua causa, le persone vili, e indifferenti, che non contribuiscono in niente agl’ sforzi che fanno gli altri per ristabilire la Santa Religione, e la Monarchia; i Comandanti Generali faranno farsi una nota del numero degl’abitanti di ciascheduna Parocchia, che marciano non per uno o due giorni, ma continuamente, e per mezzo della sudetta nota, giudicheranno della buona volontà degl’abitanti delle differenti Parocchie, e le famiglie che saranno scoperte essere di cattiva volontà, e non dichiararsi col medesimo zelo degl’altri, a sostener la buona causa saranno soggette all’istante all’imposizione del 1792., poichè è ingiusto che abbiano le ricompense coloro, che non si espongono ai pericoli. Nel caso poi che vi fossero degl’abitanti di cattiva volontà ben cogniti, e che dissuadessero gl’altri dal servizio del Rè, le loro imposizioni aumenteranno progressivamente.

Volendo similmente per quanto possiamo ristabilire la Religione Cattolica, e renderla florida, invitiamo i Signori Curati e Vicarj in officio, che non hanno le facoltà generali de’ loro legittimi Vescovi, d’indirizzarsi a Monsig. Vescovo d’Agra Vicario Apostolico Residente in San Lorenzo di Sevre, affinchè possa regolare la loro condotta; E noi ordiniamo, che quelli, che non avranno per li 9. di Giugno un attestato del sudetto Vescovo, per non essere molestati, siano arrestati dal Consiglio della Parocchia, e condotti in pringione a Chatillon.

Ordiniamo ancora, che tutti i beni Ecclesiastici dichiarati beni Nazionali; e che sono stati comprati da patriotti, siano amministrati dai consigli delle Parocchie, i quali riceveranno le rendite, e ne renderanno conto al Consiglio Superiore di cui Monsig. Vescovo d’Agra nè membro.

In Clisson 16. Giugno 1793.

Sottoscritto. L’Escure il Cavaliere di Masange della Città di Beaugé.

Da parte di tutti i Comandanti s’impone ai Capi, e a tutti i Soldati Cattolici delle Parocchie di Saint Aubin le Clan di trovarsi pontualmente in armi Sabato sera 16. Giugno a Bressuire, luogo stabilito per la riunione generale delle Parocchie del Poitu.

Questo dì 30. Maggio 1793.

Sottoscritto. L’Escure Desessarts[8].

Gaspard de Bernard de Marigny

Henri de La Rochejaquelein

Louis Marie de Lescure

Jacques Cathelineau

Il cuore di Luigi XVII conservato nell'abbazia di Saint Denis


[6] Donissan, generale dell’armata vandeana: http://it.wikipedia.org/wiki/Esercito_cattolico_e_reale