martedì 31 gennaio 2012

Il borbonico Leo Longanesi

Leo Longanesi

Da Leo Longanesi, PARLIAMO DELL’ELEFANTE (Frammenti di un diario), Milano, 1947, pp. 227-228:

15 Gennaio [1944]
Letto con grande interesse il Journal du siège de Gaete di Ch. Garnier, diplomatico belga presso la corte napoletana. Il giorno 8 dicembre 1860, Francesco secondo lanciò un proclama al popolo delle Due Sicilie che merita d’essere letto e meditato. Fra l’altro egli scrive:
« Sono napoletano; nato fra voi; non ho respirato altra aria; non ho visto altri paesi; e non conosco altro suolo che quello nazionale. Tutti i miei affetti sono nel reame; i vostri costumi sono i miei; la vostra lingua è la mia… Ho creduto in buona fede che il re di Piemonte, che si dichiarava mio fratello e amico, che mi dichiarava di disapprovare l’invasione di Garibaldi, che negoziava col mio governo una intima alleanza, non avrebbe mai violato i trattati e tutte le leggi per invadere i miei stati in piena pace, senza motivo e senza dichiarazione di guerra… Degli uomini che non hanno mai visto questa parte dell’Italia e che, nella lunga assenza, ne hanno dimenticato i bisogni costituiscono il vostro governo… Napoli e Palermo saranno governati da prefetti venuti da Torino ».
Mi sento molto borbonico oggi; violenta antipatia verso i piemontesi, da Cialdini fino al Maresciallo Badoglio.

Il Re Francesco II e la Regina Maria Sofia

USA people-geographical ignorance wanting to invade all of their allies

lunedì 30 gennaio 2012

Ritratto dell’HASBARITA tipico

Ritratto dell’HASBARITA tipico

Quei bambini sopravvissuti ad Auschwitz

La copertina dell'edizione italiana del Kalendarium di Auschwitz

BAMBINI SOPRAVVISSUTI AD AUSCHWITZ

Di Jean-Marie Boisdefeu, 2000[1]

Nel giugno del 1998 ha avuto luogo a Bruxelles il “Troisième Rencontre Internationale sur le témoignage audiovisuel des survivants des camps de concentration et d’extermination nazis” [Terzo incontro internazionale sulla testimonianza audiovisiva dei sopravvissuti dei campi di concentramento e di sterminio nazisti”]. Secondo il resoconto pubblicato dalla Fondation Auschwitz[2], durante la discussione seguita a questo Incontro, Marie Lipstadt, membro del consiglio d’amministrazione della Fondation Auschwitz, ha interpellato Anita Tarsi, ricercatrice israeliana che lavora in particolare per gli archivi Fortunoff, su un argomento da lei trattato, e cioè la sorte di un gruppo di bambini nati tra il 1927 e il 1938 (che avevano dunque tra i 6 e i 17 anni) che vennero inviati da Dachau a Birkenau ma che non vennero “selezionati” (per essere gasati) al loro arrivo; e le ha espresso il proprio sbalordimento: “Secondo la mia esperienza, sotto i 15-16 anni venivano inviati tutti alla camera a gas”. Anita Tarsi le ha risposto che anche lei è rimasta sbalordita nell’apprendere che dei bambini arrivati ad Auschwitz nel 1944 non erano stati gasati ma che la cosa è esatta: fine luglio/inizio agosto 1944, due gruppi di bambini erano arrivati a Birkenau, l’uno proveniente da Majdanek e l’altro da Dachau e non erano stati gasati (almeno non subito, certi – ma non tutti – erano stati selezionati [per il gas] qualche settimana più tardi); tuttavia, la signora Tarsi non poteva fornire la ragione di questa clemenza delle SS: può darsi che questi bambini, azzardava, non erano attesi e che le SS non sapevano cosa fare; o meglio, forse ciò era dovuto al fatto che a quell’epoca, gli ebrei ungheresi arrivavano in masse compatte (la signora Tarsi sembra suggerire che le SS erano forse prostrate e disorganizzate).

Un certo Salomon R., interviene durante la discussione per dare ragione alla signora Tarsi. Egli, precisa, ha conosciuto a Monowitz, un commando composto da 25-30 bambini di meno di 12 anni. Poi, quando è tornato in Belgio nel 1945, ha incontrato 5 bambini che erano sopravvissuti alla loro deportazione ad Auschwitz. (Si noterà di passaggio che questo secondo intervenuto avrebbe potuto essere un certo Salomon R, nato il 4/3/26, deportato da Malines a Birkenau con il convoglio III del 15 agosto 1942 all’età di 16 anni e mezzo e contato come morto dagli storici).

Questi scambi di opinione sono veramente sbalorditivi e persino sconcertanti:

·         I ricercatori ufficiali di oggi riscoprono un fatto conosciuto e facilmente verificabile (sul quale, è vero, gli storici di ieri non si sono messi d’accordo e che hanno addirittura occultato, il che spiega probabilmente l’ignoranza e lo sbalordimento dei loro successori): dei bambini isolati e persino dei gruppi di bambini deportati a Auschwitz sono stati risparmiati. Questa riscoperta è senza dubbio dovuta al fatto che la testimonianza audiovisiva è di moda e che, necessariamente, più di mezzo secolo dopo la guerra, i ricercatori possono interrogare quasi soltanto dei superstiti che erano bambini durante la loro deportazione.

·         Il fatto preciso segnalato dalla signora Tarsi è d’altronde accennato dal Kalendarium[3], che è costretto (ne vedremo più avanti il perché) a riferire alla data del 1 agosto 1944 l’arrivo e l’immatricolazione di 129 bambini dagli 8 ai 14 anni venuti dal ghetto di Kaunas via Dachau. Le loro madri e sorelle erano state inviate al campo di Stutthof (dove, dicono gli storici ufficiali, non vi furono mai camere a gas); quanto ai loro padri e ai loro fratelli maggiori, erano stati inviati a Stettino. A Dachau, dei detenuti avevano affermato ai suoi poveri piccoli che Auschwitz era un campo di sterminio e che alcuni di loro si erano salvati durante il viaggio. Al loro arrivo a Auschwitz, erano stati inviati nel campo di quarantena, il che significa chiaramente che le SS non avevano nessuna intenzione di gasarli (senza che, d’altronde, il Kalendarium ci spieghi il perché).

·         Lo sbalordimento di Marie Lipstadt è esso stesso sbalorditivo: in effetti, ella venne deportata ad Auschwitz a 13 anni e mezzo e, arrivata l’indomani del giorno in cui erano arrivati i bambini di Kaunas/Dachau, cioè il 2 agosto 1944, nemmeno lei venne gasata. Certo, il Kalendarium dice il contrario ma ha torto; in effetti, vi erano nel convoglio di Marie Lipstadt (il ventiseiesimo convoglio partito da Malines-Bruxelles) 47 bambini (tra cui la stessa Marie Lipstadt); 202 deportati del convoglio non vennero selezionati (per il lavoro) e, afferma il Kalendarium, essi vennero dunque subito gasati: “Le altre 202 persone, tra cui i 47 bambini, vennero uccise nella camera a gas”. Ora, è incontestabile che Marie Lipstadt, benché bambina, è stata immatricolata al suo arrivo e non è stata gasata. Si rileverà anche il fatto che Marie Lipstadt non è un caso isolato poiché altri bambini del suo convoglio sono parimenti tornati.

 In realtà, quando il numero di bambini di un convoglio è inferiore al numero dei non immatricolati, è possibile al Kalendarium di affermare in modo dogmatico che i bambini fanno parte di questi non immatricolati e che sono stati gasati. Ma quando il numero dei bambini supera il numero delle persone risparmiate, non si può avere nessuna illusione ottica; certo, il Kalendarium se la può cavare non segnalando la presenza dei bambini (abbiamo visto, nel numero 5, ottobre 1999, della rivista Akribeia, a p. 142[4], che è ciò che si è fatto nel caso del convoglio di ebrei olandesi arrivato da Vught il 3 giugno 1944); questa scappatoia tuttavia non c’è quando il convoglio è interamente composto da bambini come nel caso di questo convoglio venuto da Dachau: in questo caso, deve riconoscere un fatto imbarazzante ma talmente evidente da essere ineludibile.

In realtà, i partecipanti a questo Incontro, tutti ricercatori professionisti o militanti conosciuti, sembrano ignorare che si trova la traccia di numerosi bambini sopravvissuti nella documentazione disponibile; vi sono certo le numerose testimonianze di quelli che hanno visto arrivare nei campi dell’ovest, nel 1944/45, delle folle di donne e di bambini ebrei ungheresi ma ciò a cui facciamo riferimento sono dei documenti (se possibile di stato civile) che fanno uscire questi sfortunati bambini dall’anonimato e che forniscono dei casi precisi (citeremo solo i bambini che avevano meno di 15 anni e, beninteso, non li citeremo tutti).

·         Si troverà anche il nome e la data di nascita di moltissimi bambini ungheresi in una lista compilata nel settembre 1945 da un’organizzazione sionista nell’ex campo di Bergen Belsen (tra cui alcuni nati in cattività). Tutti questi bambini, affermano gli storici (d’altronde a torto in un certo numero di casi) erano passati per Auschwitz nel corso della primavera e dell’estate 1944. Citiamo per esempio:

Ø  Estera B., 8 anni e mezzo

Ø  Sari B., 13 anni

Ø  Gizela B., 14 anni

Ø  Cili B., 13 anni

Ø  Marysia B., 14 anni

Ø  Eszter B., 12 anni e mezzo.

·         Si può anche citare la testimonianza di cui abbiamo già parlato in Akribeia, n°4, marzo 1999, p. 226[5], quella di una giovane ungherese passata per Auschwitz senza esservi stata gasata: Sara Gottliner-Atzmon (11 anni), arrivata nell’estate del 1944 con un fratello (ancora più giovane) e un nipote (lui veramente in tenera età), tutti e due ugualmente risparmiati.

·         Si trovano anche dei bambini risparmiati nei convogli venuti dalla Cecoslovacchia (Theresienstadt), ad esempio la piccola viennese Ruth K., arrivata [al campo] nell’estate 1944 all’età di 12 anni.

·         Gli ebrei di Corfù arrivarono ad Auschwitz il 30 giugno 1944 e gli inabili, cioè i tre quarti del convoglio, ci dice il Kalendarium, vennero gasati subito. E allora come si può spiegare la presenza a Bergen Belsen nel settembre 1945 del piccolo Gabriel B. (13 anni e mezzo al momento della sua deportazione)?

·         Per ciò che concerne i convogli venuti dall’Olanda, si è letto nel suddetto numero di Akribeia che 17 bambini di meno di 15 anni arrivati il 3 giugno 1944 erano stati risparmiati e immatricolati, di cui un certo numero erano addirittura tornati in Olanda, in particolare:

Ø  Jack S., 11 anni

Ø  Jack V., 6 anni

Ø  Hans N., 9 anni e mezzo

Ø  Henie J., 8 anni e mezzo.

·         Ancora più probante per noi francofoni, è il caso di numerosi bambini deportati dalla Francia e dal Belgio poiché, di solito, erano nati da noi, avevano la nostra nazionalità, parlavano la nostra lingua, avevano dei nomi che ci sono familiari, abitavano nelle nostre città e nelle nostre vie; questi bambini fanno tuttavia parte dei gruppi gasati in blocco all’arrivo; si possono citare per esempio:

Ø  Jacqueline F., 9 anni e mezzo, arrivata nel marzo 1944 (convoglio francese 69)

Ø  Jean P., 13 anni e mezzo, arrivato nel marzo 1944 (convoglio francese 70)

Ø  Jeannette G., 13 anni e mezzo, arrivata nell’aprile 1944 (convoglio francese 71). Si noterà che Jeannette aveva 15 mesi meno del più grande dei 34 bambini di Izieu che facevano parte dello stesso convoglio (Fritz L., 15 anni) e che, afferma il Kalendarium, sono tutti stati gasati; di questo stesso convoglio almeno altri cinque bambini più giovani di Fritz sono tornati in Francia.

Ø  Fryma W., 7 anni, arrivata nell’aprile 1944 (convoglio francese 72)

Ø  Claude M., 13 anni, arrivato nel maggio 1944 (convoglio francese 74)

Ø  Friedel R., 9 anni, arrivata nel maggio 1944 (convoglio belga XXV). Durante la selezione, ella venne inviata nella “fila di sinistra” composta da donne inabili (donne anziane e donne accompagnate da bambine) che, secondo il Kalendarium e certi testimoni (degni di fede, beninteso), vennero immediatamente gasate. In realtà, Friedel venne inviata al Familienlager e, in seguito, immatricolata A5241 (vedi Akribeia n°4, marzo 1999, p. 218[6])

Ø  Simy K., 13 anni e mezzo, arrivata nel giugno 1944 (convoglio francese 76). Si tratta in realtà della famosa Simone Lagrange.

Ø  Janine L., 12 anni, arrivata nel luglio 1944 (convoglio francese 77)

Ø  Charles Z., 11 anni e mezzo, arrivato nell’agosto 1944 (convoglio francese 78). Arrivato l’11 agosto 1944, Charles venne inviato al Durchgangslager e poi, secondo il Kalendarium, gasato il 5 settembre; in realtà, venne immatricolato B9733 il 7 settembre e, come tutti i bambini suddetti, è tornato a casa.

Bisogna dunque constatare questo fatto: si trovano dei bambini sopravvissuti in tutti i convogli del periodo studiato (quello che segue la perdita dell’Ucraina da parte dei tedeschi nella primavera 1944); notiamo di passaggio che, se si disponesse dei registri mortuari dell’anno 1944, ci si accorgerebbe senza dubbio che vi figurerebbero numerosi bambini ebrei mentre non se ne trova neanche uno nei registri degli anni 1942 e 1943, e questa può essere la ragione per cui i detti registri non sono stati ancora ritrovati. In effetti, di fronte a queste evidenze, gli storici non potrebbero più eludere questa questione essenziale: perché si trovano le tracce di bambini sopravvissuti o morti tra i deportati dopo la perdita dell’Ucraina da parte dei tedeschi e perché non si trovano prima di questo periodo? Ma, torniamo ai bambini sopravvissuti: forse ci verrà detto (sono cose che talvolta si leggono): il tale bambino sembrava più grande della sua età; il talaltro si è nascosto sotto le gonne della madre; per un terzo, non c’era più gas; un quarto è arrivato quando le camere a gas erano ferme. E per gli altri? Ebbene, non si sa; non si trova nulla a loro riguardo nel Kalendarium se non che sono stati gasati, il che è inesatto; il loro ritorno costituisce dunque uno strappo inspiegabile al dogma secondo cui tutti i bambini venivano, salvo rare eccezioni, gasati al loro arrivo ad Auschwitz; bisogna dunque far prova di umiltà e ammettere senza vergogna il fatto che il ritorno di questi bambini costituisce un mistero, vale a dire una verità di fede inaccessibile alla nostra povera ragione. La sola spiegazione razionale che si potrebbe forse avanzare è che, nella materia, l’eccezione alla regola è divenuta la regola e che, come è stato enunciato da Pierre Vidal-Naquet a proposito dei “coefficienti moltiplicatori” di Jean-Claude Pressac, si tratta di una “conquista scientifica che faremmo molto male a snobbare”. Forse.

Simone Lagrange (Simy), giunta tredicenne, nel giugno 1944, ad Auschwitz



[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://vho.org/F/j/Akribeia/6/Boisdefeu94-99.html
[2] Bullettin de la Fondation Auschwitz, n°63, aprile-giugno 1999, essenzialmente costituito dal Cahier International sur le témoignage audiovisuel  [Quaderno internazionale sulla testimonianza audiovisiva], n°3, giugno 1999. In rete:  http://www.auschwitz.be/index.php?option=com_content&view=article&id=82 
[3] Disponibile in rete in edizione italiana all’indirizzo: http://www.deportati.it/librionline/Kalendarium.html
[4] Mais pourquoi donc les enfants juifs déportés de Vught (Pays-Bas) à Auschwitz le 3 juin 1944 n’ont pas été gazés?: http://www.vho.org/F/j/Akribeia/5/Boisdefeu141-143.html . Da me tradotto qui: http://andreacarancini.blogspot.com/2011/11/jean-marie-boisdefeu-perche-i-bambini.html
[5] Mais pourquoi donc Sara (11 ans), son petit frère et son (tout) petit neveu n’ont-ils pas été gazés?: http://www.vho.org/F/j/Akribeia/4/Boisdefeu226.html . Da me tradotto qui: http://andreacarancini.blogspot.com/2011/11/jean-marie-boisdefeu-ma-perche-dunque.html
[6] Auschwitz-Birkenau: Sélection des aptes pour le travail («file de droite») et des inaptes pour le crématoire («file de gauche»). Exemple: le convoi belge n° XXV arrivé le 21 mai 1944: http://www.vho.org/F/j/Akribeia/4/Boisdefeu217f.html . Da me tradotto qui: http://andreacarancini.blogspot.com/2011/11/jean-marie-boisdefeu-la-selezione-ad.html

Soldati israeliani guidano un trattore sopra le gambe di un palestinese


SOLDATI ISRAELIANI GUIDANO UN TRATTORE SOPRA LE GAMBE DI UN LAVORATORE PER IMPEDIRE AI PALESTINESI DI COSTRUIRE UNA CASA SULLE LORO TERRE (OCCUPATE)

Di Philip Weiss, 28 gennaio 2012[1]

Oggi è il Sabato, e prego con tutto il mio cuore che tutti i sionisti americani vedano le immagini sottostanti e mi dicano come un’ideologia di separatismo ebraico che ha privato diversi milioni di palestinesi di ogni diritto possa essere giustificata nel mondo di oggi.

Due giorni fa, un palestinese coraggioso e nobile, fotografato qui sotto – non sappiamo il suo nome – stava costruendo una casa nella Cisgiordania occupata quando i soldati israeliani hanno detto ai palestinesi che non potevano costruire sulla loro terra. Il villaggio è al-Dirat, vicino Hebron – area C, sotto il controllo israeliano.

L’uomo si è rifiutato di andarsene. L’esercito israeliano ha guidato un trattore sopra le sue gambe. Il trattore apparteneva ai palestinesi. L’esercito lo aveva sequestrato. L’uomo è stato ricoverato in ospedale. Ulteriori informazioni si trovano qui:  http://www.uruknet.info/?p=m85145&hd=&size=1&l=e

Le foto sono di Hazam Bader di AFP.

 

domenica 29 gennaio 2012

FascinAzione: L'antistalinismo di Rifondazione: sospeso un dirigente dissidente per sei mesi#more#more

FascinAzione: L'antistalinismo di Rifondazione: sospeso un dirigente dissidente per sei mesi#more#more

Ron Paul, l'extraterrestre della politica

Ron Paul (a destra nella foto) alle prese con Mitt Romney

Ron Paul, l’extraterrestre della politica. È quello che ho pensato stamattina quando ho letto questa notizia: Ron Paul calls for diplomatic relations with Cuba (Ron Paul chiede relazioni diplomatiche con Cuba)


Traduco a seguire i primi tre capoversi dell’articolo:

“Ron Paul ha assunto una posizione rischiosa in Florida nel dibattito di giovedì, chiedendo un contatto e relazioni diplomatiche con Cuba, e sostenendo che la posizione della gente è cambiata in modo clamoroso nel corso degli ultimi anni.

“Paul ha detto che Cuba non invaderà mai gli Stati Uniti, e che gli americani non dovranno più guardare preoccupati sotto il letto. Mitt Romney e Newt Gringrich a loro volta si sono impegnati a proseguire l’embargo economico contro Cuba e a intraprendere ogni azione tranne l’invasione militare per rovesciare il governo di Fidel Castro.

“La posizione di Paul è potenzialmente pericolosa in Florida, uno stato con un influente blocco di voti di repubblicani conservatori di origine cubana che hanno a lungo favorito una politica aggressiva verso l’Avana”.

Il commento della mia amica Facebook Betty Molchany:

"When I heard Ron Paul, in a Florida debate no less, call for ending the sanctions against Cuba and calling for peace and diplomatic relations, I thought that is political suicide. And, of course, the other Republicans disagreed with him calling for an attack, if they decided it was necessary. Whether or not you like Ron Paul, you cannot say that he changes his statements to suit the audience. No one gets booed as much as he does. Still, he continues to say what he believes".

Traduzione:

“Quando ho sentito Ron Paul, nientedimeno che in un dibattito in Florida, chiedere la fine delle sanzioni contro Cuba e la pace e relazioni diplomatiche, ho pensato che è un suicidio politico. E, naturalmente, gli altri repubblicani sono contro di lui e chiedono un attacco, se decidono che è necessario. Che Ron Paul vi piaccia o no, non potete dire che lui cambia le sue dichiarazioni per adeguarsi all’uditorio. Nessuno come lui riceve urla di disapprovazione. Eppure, continua a dire quello in cui crede".

Esattamente. Ron Paul è fatto così.

Avete presente Berlusconi quando afferma: “dico sempre che mi faccio concavo o convesso a seconda dell’interlocutore”[1]?

Ecco, Ron Paul è l’esatto contrario.

Un extraterrestre, rispetto alla politica come la conosciamo noi, tanto più se paragonato ai finti “normali” – e veri mostri lovecraftiani – dei suoi antagonisti per la nomination alle presidenziali americane.

Certo, il candidato Paul si presta a delle critiche motivate, per ciò che concerne la sua ideologia libertarian[2] ma vivaddio se ci sarebbe bisogno - anche qui da noi - di persone come lui!

Dedichiamo volentieri, perciò, a lui e a chi come lui crede ancora nella sincerità, una vecchia canzone di Eugenio Finardi: Extraterrestre, appunto.

  




[1] Fare la pace con Fini? Mi faccio concavo o convesso: http://www.agoravox.it/Fare-la-pace-con-Fini-Mi-faccio.html
[2] Vedi in proposito quelle di Massimo Mazzucco: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3912

Buona domenica, No Tav!

A proposito degli arresti di Torino per gli scontri della val di Susa, sui quali Andrea Colombo ha espresso considerazioni che mi sembrano condivisibili (http://www.fascinazione.info/2012/01/colombo-non-so-se-e-peggio-lo-stato-di.html ): ho trovato su Facebook delle interessanti foto sul movimento No Tav, accompagnate dalla seguente didascalia, che volentieri condivido sul blog insieme alle foto. Buona Domenica, No Tav!

"Queste fotografie sono ad appannaggio di chiunque voglia vederle o utilizzarle per informare che nonostante la repressione del potere fascista che vige nel 2012, la gente, quella comune, non ha paura. Tutte le fotografia a parte tre o quattro non sono state modificate con tecnologia digitale. Sia chiaro a tutti che nè ...la polizia nessun giornalista potrà utilizzarle per scopi che non siano assolutamente a favore del movimento NoTav che è uno degli ultimi movimenti che lottano contro questo potere che ha lobotizzato milioni di italiani che non sanno, che presto, dovranno piangere sulla loro inutile e complice solidarietà ai poteri".








sabato 28 gennaio 2012

FascinAzione: La carta di Treviso e i figli di Alemanno e Bisignani: lasciate in pace i ragazzini e prendetevela con i padri#more#more

FascinAzione: La carta di Treviso e i figli di Alemanno e Bisignani: lasciate in pace i ragazzini e prendetevela con i padri#more#more

Quelle pile di scarpe che provano l'Olocausto dei tedeschi (non quello dei giudei)


Dal sito di David Irving[1]:

A S Marques[2] ha ricevuto – domenica 5 giugno 2005 – da un regista australiano, un’interessante foto di un cumulo di scarpe del campo di concentramento di Neuengamme. Gradualmente, le leggende della propaganda di guerra si dissolvono.

Domenica 5 giugno 2005

Paul[3] ha scritto al nostro corrispondente A S Marques:

“Gentile signore, ho letto i suoi commenti per David Irving sulle pile di scarpe nei campi. Sono un regista australiano e 2 settimane fa stavo filmando nel campo di Neuengamme e ho trovato un’interessante foto di un’enorme pila di scarpe…l’ho allegata a questa lettera.

Distinti saluti,

Paul”

La didascalia dell’immagine (http://www.fpp.co.uk/Auschwitz/Neuengamme/shoes_text.gif ) recita:

Le Forze inglesi entrate nel campo [nel 1945] hanno scoperto una grande pila di scarpe. All’inizio si riteneva che le scarpe fossero appartenute alle persone uccise nei campi di concentramento di Neuengamme o di Auschwitz[4]. In realtà, queste scarpe erano il prodotto di una raccolta fatta ad Amburgo nel 1943. Il campo di Neuengamme operò come punto di raccolta per queste scarpe che vennero messe da parte qui o requisite dalle fabbriche per i propri operai”.

Marques ha così risposto:

“Grazie per la sua lettera. Sì, è molto interessante che una pila di scarpe di Amburgo sia stata immagazzinata nel vicino campo di Neuengamme. Ci si chiede dove avrebbero potuto immagazzinare le scarpe salvate da luoghi come Dresda…[5].

Mi prendo la libertà di inoltrare la missiva che lei mi ha inviato, con la foto e la didascalia allegate, a David Irving, che sul suo sito web ha scritto che “Sappiamo che i vestiti, incluse le calzature, venivano normalmente rimossi dai corpi delle vittime tedesche dei bombardamenti aerei, comprese trenta tonnellate di vestiti solo dagli uccisi dal raid aereo di Dresda, e ceduti agli enti preposti al riciclaggio”.

A S Marques

Portogallo

Le vittime del raid aereo di Dresda cremate 500 alla volta in piazza Altmark, il 25 febbraio 1945

venerdì 27 gennaio 2012

Giorno della Memoria o Dies Irae?

Volpe argentata nazisionista

In uno degli spazi di discussione in rete da me frequentati nei giorni scorsi, mi ha colpito un commento rivoltomi da una gentile lettrice, che cercava di moderare un diverbio sorto con uno zelante propagandista della Shoah:

“Carancini, per favore, nei giorni  della memoria non si può andare a buttare un fiammifero sulla legna secca. Rischia di bruciare tutto”.

La frase mi ha fatto riflettere.

La prima immagine che mi è venuta in mente è quella della catasta di legna, anzi, di una catasta: quella con cui in Dies irae[1], uno dei capolavori di Carl Theodor Dreyer, viene bruciata la strega Marte Herlofs.

Questo è infatti il clima indotto – volutamente indotto – dal Giorno della Memoria[2], la ricorrenza istituita con la legge 211 del 2000 su iniziativa – naturellement – di Furio Colombo[3].

Un clima, è il caso di dirlo, da inquisizione, da caccia alla streghe.

Quel clima che in Europa produce, ormai da decenni, innumerevoli “prigionieri di coscienza”, grazie alle famigerate leggi antirevisioniste[4].

Ernst Zundel: il più famoso dei "prigionieri di coscienza" dell'Eurolandia

Ma che anche in Italia, dove pure la legge antirevisionista ancora non c’è, ha prodotto le sue vittime: la più nota è il prof. Renato Pallavidini.

Pallavidini, proprio lui, quello ripiombato qualche settimana fa – per certe frasi inconsulte da lui proferite su Facebook[5] – nel temuto ruolo di “famoso per quindici minuti”.

Ripiombato, perché vi era già piombato: additato al pubblico ludibrio nel 2007, e quella volta solo per essersi rifiutato di celebrare in classe proprio il “Giorno della Memoria”[6].

Quella volta Pallavidini, il cui livello scientifico non è sfuggito a un osservatore attento come Ugo Tassinari[7], si era limitato infatti a sostenere, in termini assolutamente piani e civili, che l’iniziativa in questione è “celebrativa e strumentale: serviva solo a creare nell’opinione pubblica un clima sempre più favorevole alla politica israeliana, aggressiva e militarista nei confronti del popolo palestinese e dei paesi arabi confinanti”[8].

Ineccepibile, oltre che civile.

Al ludibrio mediatico seguì quello professionale: l’amministrazione scolastica infatti lo sanzionò (perdita di scatto di anzianità lavorativa) e lo inquisì, sottoponendolo addirittura a visita psichiatrica (in cui gli vennero addirittura chieste opinioni sui suoi genitori e … sul Partito democratico)![9]

Insomma, se esprimi le tue opinioni  – anche se in modo appropriato e civile – prima ti sbattono in prima pagina e poi ti trattano da “matto”

Se poi dentro ti si rompe qualcosa e dai “di matto” davvero, allora sei pronto per il rogo: quello professionale, almeno, visto che i nemici del professore torinese sono riusciti a fargli perdere il lavoro[10]. 

È la classica profezia auto-avverante: ho letto con i miei occhi qualche settimana fa su Facebook di utenti che invocavano per Pallavidini il Trattamento Sanitario Obbligatorio!

Ecco qual'è il clima sociale che si trovano a dover affrontare tutti coloro che non si inchinano alle storie raccontate dai “pii sopravvissuti dell’Olocausto”, quelli sbugiardati nel Grande Processo di Toronto del 1985 dall’avvocato Doug Christie e dal prof. Faurisson, quelli che nei 40 anni precedenti non erano mai stati seriamente (contro) interrogati[11]!

"Dies irae", di Carl Theodor Dreyer (1943)


[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Dies_irae_(film)
[3] Vedi al riguardo, Shoah, la storia e la memoria: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/22/shoah-la-storia-e-la-memoria-2/185646/ . Su Furio Colombo, vedi il mio Furio Colombo: giornalista “and not only this”: http://andreacarancini.blogspot.com/2012/01/furio-colombo-giornalista-and-not-only.html

[4]Vedi ad esempio, limitatamente alla Germania, il testo di Germar Rudolf LA GERMANIA  -- UNA SITUAZIONE DA INCUBO: http://ita.vho.org/040_Germania_situazione_da_incubo.htm
[5] Torino, prof neo-nazista su Facebook “Potrei fare una strage in sinagoga”: http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/05/news/pallavidini_prof_neonazista-27613974/

[6] Sulla vicenda mediatico-giudiziaria di Pallavidini vedi la sintesi di Claudio Moffa: http://www.21e33.it/pdf/liberticidi/liberticidit/liberticidit07/pallavidini/100325sentenzapalla.pdf
[7] Il professore nazista, uno studio su Hegel e la prefazione di Remo Bodei 2° edizione: http://www.fascinazione.info/2012/01/il-professore-nazista-uno-studio-su.html
[8] Vedi nel testo citato in nota 6.
[9] Ivi
[11] Vedi al riguardo IL VENTESIMO ANNIVERSARIO DEL GRANDE PROCESSO DELL’OLOCAUSTO: http://vho.org/aaargh/ital/hoffman.html