giovedì 30 giugno 2011

Gli effetti della polizia (giudaica) del pensiero: vietata a Santoro la politica estera

È di qualche tempo fa la notizia dell’annullamento, all’ultimo minuto, della prevista conferenza di David Irving alla Amsterdam University College (AUC), programmata per il 26 maggio scorso e quindi cancellata in seguito alle solite pressioni giudaiche[1].

Quelli che pensano che la repressione e la censura dei “negazionisti” dell’Olocausto (o presunti tali, come nel caso di Irving) sia un fatto marginale, di scarsa rilevanza sociale, sbagliano di grosso: l’influenza della polizia del pensiero – e, in particolare della polizia giudaica del pensiero – ha effetti pesanti anche  sull’informazione generalista, e sul suo degrado.

Avete presente Michele Santoro? A mio parere, da qualche anno Santoro è di fatto un giornalista dimezzato: non può più parlare di politica estera, almeno alla televisione pubblica. Qualcuno si ricorderà trasmissioni memorabili come quella da Belgrado del 1999[2] o come quella sulla terribile operazione Piombo Fuso, condotta 10 anni dopo da Israele contro la popolazione di Gaza[3]: bene, sono solo un ricordo.

Dopo che, a seguito di quella trasmissione, il presidente della comunità ebraica romana chiese l’allontanamento del giornalista[4], qualcuno deve aver fatto capire a Santoro che certi temi è meglio che li lasci perdere. Il risultato è che quest’anno ad Anno Zero, ad esempio, non si è mai parlato della guerra in corso contro la Libia.

E così, gli italiani sono privati, su argomenti cruciali, anche della voce di quello che, al di là delle polemiche, rimane un grande giornalista d’inchiesta.
  

mercoledì 29 giugno 2011

Il disonore di Reynald Secher

Sul sito di una certa “Union royaliste Bretagne Vendée Militaire” si può leggere la presentazione di una riedizione di “La Guerre de Vendée et le systeme de dépopulation” (La guerra di Vandea e il sistema di spopolamento) di Gracchus Babeuf. Bene. Ma il libro è presentato da un signore che non è al suo primo sputo (ci si perdonerà questa familiarità) antirevisionista: Reynald Secher. Questo personaggio, che pur suscita l’ammirazione di una certa “estrema destra”, aveva già commesso verso i revisionisti, nel 1991, quello che noi abbiamo avuto la bontà di definire un “passo falso”[1]. Questa volta, è salito di grado:


Mémoire et mémoricide

(…)
Purtroppo, né il Tribunale internazionale di Norimberga, né la Convenzione per la prevenzione del crimine di genocidio del 1949, né il nostro codice penale trattano il problema della memoria. I redattori pensavano senza dubbio che, a motivo della natura intrinseca di questi crimini, questi non avrebbero potuto essere contestati. A titolo di esempio: chi avrebbe potuto immaginare, alla fine della seconda guerra mondiale, che si potesse dubitare o far dubitare dell’autenticità della Shoah, il più grande genocidio industriale della storia dell’umanità? Eppure! Molto presto, all’inizio in modo insidioso poi più apertamente, le idee revisioniste sono nate qua e là e si sono sviluppate. Se questa posizione ideologica, che tende a minimizzare, anzi a negare il genocidio degli ebrei, e in particolare l’esistenza delle camere a gas nei campi di sterminio, ha avuto poca eco negli anni 1950-60, essa comincia tuttavia a imporsi come verità ufficiale in certi paesi. Ricordiamoci del colloquio negazionista organizzato dall’Iran nel dicembre 2006. Passato in modo relativamente inavvertito, questo dibattito, che si ritiene organizzato da degli specialisti, segna una tappa importante della storia del negazionismo che non bisogna né sottovalutare né relativizzare.

Degli Stati, come la Francia, coscienti di questa situazione e delle sue conseguenze, si sono dotati di strumenti giuridici per cercare di sradicarle. Tuttavia, le misure prese, per diverse ragioni e in particolare perché esse non riguardano che alcuni paesi senza grandi mezzi di ritorsione, sono difficili da applicare, ed ecco la necessità di cambiare dimensione e di definire a livello internazionale un quarto crimine di genocidio: il memoricidio.

Una tale materia è tutta da concepire e , tra gli altri, i campi d’applicazione, i metodi da utilizzare, le sanzioni, le responsabilità…

Se noi non facciamo nulla gli “assassini della memoria” avranno l’ultima parola e la Shoah avrà lo stesso destino della Vandea, che ci offre uno sconvolgente campo di analisi e di riflessione.
(…)
FINE   


martedì 28 giugno 2011

Rifiutata ai giornalisti la visita in carcere a Pedro Varela!

Due novità riguardanti il libraio revisionista Pedro Varela, incarcerato per le sue idee dal 12 dicembre 2010:

1)      ha cambiato il numero di cella, e il suo indirizzo attuale è il seguente:

Signor Pedro Varela
Centro Penitenciario Brians 1
Ap. 1000, Modulo MRO/Celda 102
E-08760, MARTORELL (Barcelona)
(Spagna)

2)      Ricordiamo che Pedro Varela avrebbe dovuto essere intervistato, in prigione, da dei giornalisti, che la prigione aveva dato il suo assenso oralmente e che l’incontro era stato fissato per il 14 giugno alle ore 15. Ora, il 14 giugno alle 15 i giornalisti erano lì, alcuni venuti dalla Germania, ma l’ingresso nella prigione è stato loro rifiutato. Dopo un’ora d’attesa, con un calore soffocante, è arrivata la risposta delle autorità: NO!

Malgrado tutto, Pedro Varela non perde il morale e continua a scrivere circa ogni settimana una “Lettera dalla prigione” che viene poi tradotta in inglese e in francese. L’ultima traduzione feancese è quella della sua Lettera N°34, commovente poiché Pedro Varela vi evoca la morte del suo cane, del suo fedele compagno di escursioni in montagna durante i fine settimana; la si troverà all’indirizzo seguente:

Il popolo eletto del Gay Pride

Dice: ma l’esistenza dello Stato di Israele è legittimata dalla Bibbia.

In che senso, scusa? Nella Bibbia mica c’era  il Gay Pride. Della serie: “Dio non esiste, ma noi siamo il suo popolo eletto” (Woody Allen)[1].

Immagini tratte da alcuni Gay Pride in Israele





lunedì 27 giugno 2011

11 Settembre, Olocausto, terrorismo: le parole di verità di Ahmadinejad e Khamenei

AHMADINEJAD DENUNCIA “LO SFRUTTAMENTO” DELL’11 SETTEMBRE E DELL’OLOCAUSTO[1]

25.06.2011

“Se le ‘scatole nere’ dell’11 settembre e dell’Olocausto venissero aperte, si saprebbero molte cose”, ha detto il presidente iraniano.

All’apertura di una conferenza internazionale sul terrorismo a Teheran, sabato 25 giugno, Mahmoud Ahmadinejad ha denunciato lo “sfruttamento” degli attentati dell’11 settembre 2001 da parte degli Stati Uniti al fine di giustificare la loro presenza nella regione.

Il presidente iraniano ha egualmente fatto un parallelo con “lo sfruttamento dell’Olocausto”, realizzato secondo lui per difendere lo Stato d’Israele.

“Il modo in cui l’11 settembre è stato trattato e sfruttato somiglia molto a ciò che è avvenuto con l’Olocausto”, ha affermato in un discorso ritrasmesso dalla televisione.

Grande menzogna

In questi ultimi anni, Mahmoud Ahmadinejad ha espresso a più riprese dei dubbi sull’origine degli attentati dell’11 settembre e sull’Olocausto, che ha rispettivamente qualificato di “menzogna” e di “mito”, con grande danno dei paesi occidentali e di Israele.

“Certe persone pensano che l’11 settembre aveva per scopo quello di allentare la pressione sul regime sionista, rafforzare l’insicurezza nella regione, distogliere l’opinione pubblica degli Stati Uniti, e riempire le tasche dei capitalisti fautori della guerra”, ha sostenuto il presidente iraniano, riferendosi agli interventi americani in Afghanistan e in Iraq.

E di insistere: “Se le ‘scatole nere’ dell’11 settembre e dell’Olocausto venissero aperte, si saprebbero molte cose ma purtroppo il governo americano non lo permette nonostante le richieste del mondo intero”.

Sfruttamento del terrorismo

La Guida suprema iraniana Ali Khamenei ha egualmente fustigato, in un messaggio letto durante la conferenza, “il calcolo diabolico delle potenze dominanti che cercano di sfruttare il terrorismo come uno strumento per pervenire ai loro scopi”.

“Gli americani e i loro alleati europei considerano come terrorista chiunque minacci i loro interessi”, ha affermato, aggiungendo: “Considerano come terroristi coloro che si battono per i loro diritti legittimi e contro le occupazioni (straniere), non i loro mercenari (…) che fanno soffrire i popoli innocenti”.

Le Nouvel Observateur – AFP

  

Giulia Innocenzi: tornatene alla LUISS!

Giulia Innocenzi? Ehi, Giulia Innocenzi? Sì, dico a te: ti ricordi le dicerie sui presunti crimini di guerra di Gheddafi che propalasti giusto 3 mesi fa in tv[1] (Gheddafi che avrebbe fatto bombardare i civili ecc. ecc.)?

Hai letto le notizie dei giorni scorsi (ne ha parlato ieri l’altro persino il TG3 delle 19)? AMNESTY: FALSE LE ACCUSE DI STUPRO IN LIBIA[2].

Hai letto cosa ha riportato l’Independent in proposito?

Le organizzazioni dei diritti umani mettono in dubbio le affermazioni su stupri di massa e altri abusi perpetrati dalle forze leali a Gheddafi, che sono stati largamente usati per giustificare la guerra della NATO in Libia.
I leader NATO, i gruppi di opposizione e i media hanno prodotto una serie continua di storie dall'inizio dell'insurrezione il 15 Febbraio, affermando che Gheddafi ha ordinato stupri di massa, usato mercenari stranieri ed elicotteri contro i civili.
Un'investigazione di Amnesty International non è riuscita a trovare prove per queste violazioni dei diritti umani, e in molti casi le ha smentite. Ha anche trovato evidenze che in molte occasioni i ribelli di Bengasi hanno consapevolmente fatto false affermazioni o manipolato prove[3].

Chiedere scusa per la spazzatura che hai gettato addosso non solo a Gheddafi ma al popolo libico che in lui si riconosce, no eh?

Hai idea del danno che fanno le marionette della propaganda di guerra come te? Non lo dico io, lo dice un giornalista famoso come John Pilger:

Giornalisti spesso complici dei governi nel giustificare guerre e stragi di civili”[4]. E ha aggiunto:

Le guerre moderne sono di tipo coloniale, invasioni per la conquista delle risorse. E gli Stati Uniti hanno introdotto un elemento omicida nelle loro guerre. Anche una donna al mercato può essere sospettata di nascondere una bomba e così le forze armate hanno sviluppato armi destinate a colpire bersagli generici. Penso a mine antiuomo, cluster bombs e ‘daisy cutters’ contro i civili[5].

A proposito di cluster bombs: ehi, Giulia Innocenzi, hai letto cosa ha riferito qualche settimana fa PeaceReporter?

LIBIA: ECCO CHI HA USATO LE BOMBE A GRAPPOLO A MISURATA – Gli ordigni sono della Nato, che ammette l’uso degli ordigni banditi e per i quali la Clinton aveva accusato Gheddafi[6].

Allora Innocenzi, dai retta a Sgarbi (qualche volta ci azzecca pure lui): TORNATENE ALLA LUISS!


Ecco come la Camorra smaltiva i rifiuti tossici del Nord Italia. La confessione di Gaetano Vassallo

Ecco come la Camorra smaltiva i rifiuti tossici del Nord Italia. La confessione di Gaetano Vassallo

domenica 26 giugno 2011

Prove fotografiche dei crimini NATO in Libia

Breaking News: PROVE FOTOGRAFICHE: LA NATO HA BOMBARDATO L’UNIVERSITÀ NASSER DI TRIPOLI
Campus B di Al Fatah

Di Mahdi Darius Nazemroaya, 12 giugno 2011[1]

La guerra della NATO contro la Libia non è uno sforzo umanitario. È una spudorata guerra di aggressione e una violazione del diritto internazionale.

I crimini di guerra sono quelli commessi dalla NATO.

Sono stati bombardati ospedali e università. Infrastrutture civili sono state brutalmente distrutte.

Di recente, è stata bombardata l’Università Nasser di Tripoli (il Campus B di Al Fatah). Membri del personale dell’Università sono stati feriti e uccisi. Non c’è giustificazione per questo.

Ciò che la NATO sta facendo è trarre vantaggio dalle divisioni internazionali per distruggere la Libia in quanto nazione.

L’obbiettivo non dichiarato è distruggere l’economia della Libia e impedirne lo sviluppo come stato-nazione. Ecco perché scuole e università, ospedali, cantieri navali, fabbriche, per non parlare delle zone residenziali, sono stati l’obbiettivo dei bombardamenti NATO.

Informiamo in anticipo i lettori che le seguenti prove fotografiche sono vivide e inquietanti.

Sono state scattate da Mohammed Al-Alam, uno studente della Università Nasser. Le foto sono state inoltrate direttamente a Global Research.

Mahdi Darius Nazemroaya, 12 giugno 2011

















[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=25221

sabato 25 giugno 2011

La Lituania e i risarcimenti olocaustici

GLI STATI UNITI APPREZZANO IL RISARCIMENTO DELLA LITUANIA PER GLI EBREI[1]

AFP, 24 giugno 2011

WASHINGTON (AFP) – Gli Stati Uniti hanno acclamato martedì i deputati lituani per aver sottoscritto il risarcimento per i beni della comunità ebraica sequestrati dalla Germania nazista durante la seconda guerra mondiale e poi trattenuti dai sovietici

“Gli Stati Uniti apprezzano il passaggio parlamentare odierno della legge risarcitoria per l’Olocausto, che è un passo importante verso la giustizia storica e la riconciliazione”, ha detto ai giornalisti la portavoce del Dipartimento di Stato Victoria Nuland.

Ella ha osservato che la legge è “solo uno di un certo numero di passi importanti che il governo e il popolo della Lituania stanno assumendo per affrontare un’era difficile del passato della Lituania”, a indicare gli sforzi di promuovere l’istruzione sull’Olocausto nelle scuole e la preservazione del vecchio cimitero ebraico di Vilnius.

I deputati hanno votato 86 a 7, con 16 astensioni, a favore di un fondo del valore di 128 milioni di litas (53 milioni di dollari)[2], a coronamento di un dibattito che durava da quando lo stato baltico uscì nel 1990 dall’Unione Sovietica.

I pagamenti destinati al fondo inizieranno nel 2013 e se ne prevede la fine per il 2023.   


[2] Circa 37 milioni di euro.

Testimonianze e foto dei crimini NATO in Libia

TESTIMONIANZE E FOTO DEI CRIMINI NATO IN LIBIA[1]

Tripoli (LVO[2]): JoAnne Moriarty fa parte di una delle numerose missioni per la pace che si sono recate in Libia per rendere conto della realtà sul posto. Ella ha scattato delle foto nella città di Sorman, vicino Sabratha, di questa abitazione famigliare che è stata bombardata dalla NATO lunedì 20 giugno 2011 alle 2:30 del mattino.

JoAnne racconta: “Il nome di questa famiglia è Al Khwaildy. Finora, vi sono 15 morti e 3 persone disperse. Un neonato, una donna incinta, dei bambini, delle donne, dei giovani e degli anziani. Il dottore ci ha detto che c’erano 3 donne inviate a Tripoli con gravi ferite e che non ci si aspetta che sopravvivano, vi sono due feriti in terapia intensiva all’ospedale di Sabratha, un ragazzo (nelle foto) e una donna che ha perduto una gamba (nelle foto).

Il signor Al Khwaildy aveva 75 anni, aveva subìto un intervento di chirurgia cerebrale 4 anni fa e i medici avevano detto che in seguito non avrebbe potuto fare più niente. Tutto ciò che era capace di fare come lavoro era un po’ di allevamento. Qualunque congettura secondo la quale sarebbe stato implicato, in qualsivoglia modo, con il governo risale ad almeno 50 mesi fa.

Siamo stati testimoni che si trattava di un’abitazione famigliare, non abbiamo visto nel settore circostante o nella zona esterna nessun tipo di presenza militare. La famiglia aveva un campo da tennis che è stato bombardato due volte, un piccolo recinto con qualche animale di cui diversi sono stati feriti e uccisi. Abbiamo visto una piccola clinica dentistica all’esterno, vicino alla fattoria, che è stata molto danneggiata. C’era una grande Moschea, a fianco e lungo la via della Moschea c’era un ufficio postale  e una piccola zona commerciale con qualche appartamento. Questo settore è stato colpito e distrutto uccidendo 3 persone del Sudan. C’è qualche foto inclusa.

È stato “un colpo preciso”, lo chiamano “un colpo al laser”. È stato molto preciso, era un obbiettivo marcato laser. La polizia libica ha arrestato 3 uomini qualche minuto dopo il colpo, che erano in possesso di dispositivi laser (come dei puntatori laser). La polizia di questa piccola città non sapeva di cosa si trattava fino al momento in cui sono stati utilizzati. Lasciamo che gli esperti militari facciano questo accertamento. Non c’è alcun segno che si tratti di un incidente, è stato un evento pianificato. Sono stata testimone di questa atrocità, mio marito è stato testimone di questa atrocità – gli abitanti di questo quartiere ci hanno pregato di mostrare queste foto al mondo esterno.

Per favore, rendetevi conto che queste sono solo le foto di qualcuna delle persone uccise, loro hanno insistito che noi scattassimo delle foto per inviarle in America e al mondo. Non sono una giornalista, non sono un medico, nessuna di queste persone è mio marito, siamo dei civili in missione di pace in Libia di fronte a un fatto sconcertante. Non ero mai andata in una morgue, non avevo mai visto dei cadaveri, è stato molto difficile per noi. Quello di cui sono stata testimone ieri resterà con me per sempre.

Hassan Alliby per stcom.net     




















[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://news.stcom.net/modules.php?name=News&file=article&sid=6107
[2] Acronimo che sta per La Voix des Opprimes, La Voce degli Oppressi