lunedì 30 maggio 2011

L'apertura degli archivi russi: il punto di svolta del revisionismo olocaustico

Jürgen Graf
LAVORARE NEGLI ARCHIVI DI MOSCA

Di Jürgen Graf, 1996[1]

Per gentile concessione di Russell Granata

PER LA RETE MONDIALE DI INTERNET

QUESTA RICERCA NEGLI ARCHIVI DI MOSCA RIGUARDANTE I CAMPI DI CONCENTRAMENTO TEDESCHI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE SI È SVOLTA IN DUE FASI:

FASE I, LUGLIO-AGOSTO 1995, DA MATTOGNO-GRAF-GRANATA
FASE II, NOVEMBRE-DICEMBRE 1995, DA MATTOGNO E GRAF

ARGOMENTO: IL LAVORO NEGLI ARCHIVI DI MOSCA

Sono stato a Mosca dal 17 novembre al 16 dicembre 1995. Carlo Mattogno è arrivato il 18 novembre. Scopo del nostro soggiorno era la continuazione della ricerca, riguardante Auschwitz e altri campi di concentramento dell’era nazionalsocialista, che avevamo iniziato nel luglio-agosto del 1995 negli archivi di Mosca.

Siamo stati ospitati in buone condizioni presso privati. A causa delle condizioni all’aperto non molto piacevoli, come strade fangose o ghiacciate, l’arrivo quotidiano precoce dell’oscurità, gli interminabili viaggi in una metropolitana sovraffollata, e la mancanza di adeguato esercizio fisico, quando il nostro periodo di ricerca si è concluso siamo stati felici di tornare nelle nostre rispettive case e famiglie. A Mosca, vi sono mesi più piacevoli di novembre e dicembre!      

1)      IL LAVORO NELL’ARCHIVIO DELLA FEDERAZIONE RUSSA

In questo archivio sono conservati molti documenti riguardanti i campi liberati dai sovietici: rapporti  delle commissioni sovietiche; deposizioni di testimoni; un certo numero di documenti tedeschi confiscati da vari campi, ma non di Auschwitz. Poiché la parte principale del nostro lavoro era stata portata a termine durante l’estate, abbiamo avuto bisogno questa volta di trascorrere lì solo un’ora e mezza. La valutazione di questo materiale richiederà molto tempo, poiché la maggior parte di esso è stampata in russo. A causa del pesante programma di lavoro, ho personalmente un limitato periodo di tempo per tradurre tutto questo materiale, e Mattogno ha messo il veto al coinvolgimento di una terza persona; lui adesso preferisce acquisire da sé una conoscenza operativa del russo. Nel mio rapporto di agosto, avevo chiesto se qualcuno poteva consigliare un adeguato collaboratore di lingua russa, e sebbene abbia ricevuto due risposte amichevoli, per cui sono grato, a questo punto non posso utilizzare queste offerte a causa del motivo suddetto.

2)   Negli “ARCHIVI SPECIALI DI STATO” abbiamo lavorato ogni giorno, a parte i fine-settimana e le vacanze. I membri del personale dell’archivio sono stati tutti molto collaborativi, amichevoli e gentili; riguardo a ciò, il motivo può essere stato il fatto che i loro introiti sono in qualche modo legati al prezzo, di un dollaro per pagina fotocopiata, dei documenti! Il sostegno finanziario dello Stato è minimo, e da quello che il direttore ha detto, c’è la preoccupazione che l’archivio possa dover chiudere. Con il sostegno degli amici alla nostra Causa, siamo stati in grado di ottenere una copia di tutti i documenti più importanti.

3)   LE RISORSE DOCUMENTARIE DEGLI “ARCHIVI SPECIALI CENTRALI DI STATO”

In questo archivio, vi sono circa 90.000 pagine di documenti originali riguardanti Auschwitz. Poiché di alcuni di essi sono stati fatti moltissimi duplicati e copie carbone, vi possono essere lì in realtà circa 70.000 pagine. Avevamo progettato di esaminare tutte queste 70.000 pagine, e ci siamo riusciti, prima che il nostro tempo scadesse. Qualcuno potrebbe ridere e sostenere che in realtà abbiamo speso solo pochi secondi per pagina, ma considerando che un fascicolo consiste di un centinaio di pagine riguardanti la costruzione di stalle per cavalli, o che un altro fascicolo consiste di trecento pagine riguardanti il libro paga dei giardinieri, allora è sicuramente bastevole una rapida scorsa per scoprire se, oppure no, in mezzo a quei documenti c’è qualche altro tipo di documento. I documenti sono suddivisi in 650 fascicoli. Ogni pagina è stata numerata due volte, il che dimostra che l’intero inventario è stato esaminato almeno due volte dai sovietici. Il materiale interessante corrisponde a meno del 5% dei documenti. Da questo archivio, abbiamo portato via poco più di 3.000 fotocopie (oltre a circa 1.000 fotocopie dal precedente archivio). Tra queste, vi sono mappe e piani di costruzione, compresi quelli dei crematori, alcuni dei quali sono stati presentati da Pressac, mentre altri non lo sono stati.

Pressac e Fleming hanno esaminato solo una piccola parte dei fascicoli, come mostra la mancanza delle firme richieste sui registri di controllo. Pressac può aver ispezionato 50 dei 650 fascicoli; tra questi, tuttavia, ha ispezionato i più importanti.

4)   IL VALORE DEI DOCUMENTI

Sin dall’inizio, bisognava presumere che i documenti assolutamente sensazionali non sarebbero stati trovati. Di sicuro, se ci fossero stati documenti che avrebbero confermato le tesi sulle camere a gas e sullo sterminio sarebbero stati trionfalmente mostrati molto tempo fa, e quelli che avessero contraddetto la leggenda in modo troppo patente sarebbero stati indubbiamente selezionati per poi essere o distrutti o conservati in un archivio speciale. Comunque, i censori in questo caso hanno fatto un lavoro incompleto, perché troppi documenti imbarazzanti per la tesi ufficiale sono sfuggiti alla loro attenzione. Ecco alcuni esempi:

Abbiamo copiato un documento che si riferisce ad una “Camera di Disinfestazione per un Crematorio”. Alla luce di tutto ciò, la misteriosa lettera sul “Vergasungskeller”, che è stata spesso menzionata dagli sterminazionisti, diventerebbe molto chiara; e anche qualcuna delle cosiddette “tracce criminali” di Pressac. Che all’epoca questa camera di disinfestazione fosse realizzata e in funzione non è dimostrabile. Nel successivo incontro di Ottobrunn del febbraio 1994, Walter Lüftl ha ripreso l’ipotesi di Carlo Mattogno del 1989, secondo cui tale camera, relativa al Crematorio II, avrebbe almeno potuto essere stata progettata, perché nel 1943 c’era un numero insufficiente di attrezzature di disinfestazione, e questa stanza o camera, provvista di impianto di ventilazione, avrebbe potuto fungere allo scopo. Noi supponiamo che, riguardo a un tale piano di installazione di una camera di disinfestazione nel Crematorio II, sarebbe dovuta risultare tutta una serie di lettere e di documenti, che furono poi eliminate dai censori. In tal caso, il documento caduto nelle nostre mani è sfuggito alla loro attenzione.

Abbiamo a nostra disposizione dati per molti periodi di tempo riguardanti i prigionieri malati, anche cronici, di Birkenau. Secondo la leggenda, queste persone avrebbero dovuto essere immediatamente sterminate, perché erano inabili al lavoro! Abbiamo altri documenti che provano che c’erano regole molto rigide che proibivano alle SS di maltrattare i prigionieri. Ci fu un numero di rilasci [di prigionieri] straordinariamente alto. Nel lasso di pochi giorni, nel giugno e nel luglio 1944, vi furono 186 rilasci, documentati, di prigionieri [che avevano scontato una condanna] a breve termine: in proiezione, si arriva a molte migliaia. La maggior parte di questi rilasci riguardano polacchi che erano stati inviati a Birkenau a scontare condanne di “rieducazione tramite lavoro” che andavano da 4 a 10 settimane, a causa di reati relativi all’inosservanza dei contratti di lavoro, e che venivano rimandati alle fabbriche dopo aver scontato la condanna. Finora, non avevamo saputo nulla di questi rilasci; per il 1944, Laqueur e il Kalendarium[2] danno conto solo del rilascio degli “ebrei di Schindler”. Immaginate solo se a tutti questi prigionieri fosse stato presuntamente permesso di essere testimoni viventi dello sterminio degli ebrei ungheresi, e di tornare quindi in libertà per raccontare dappertutto ciò che avevano visto!

Mattogno ritiene di aver trovato una gran quantità di materiale valido per il suo campo specifico: i crematori. Li sta attualmente valutando.

5)   DOCUMENTI CERCATI MA NON TROVATI

Auschwitz venne probabilmente fotografata dalle forze aeree sovietiche. Abbiamo cercato invano queste foto, tra i vari luoghi, negli archivi militari ubicati nella piccola, desolata città di Podolsk, a est di Mosca. Se queste foto esistono, devono stare in qualche luogo sconosciuto. Abbiamo anche cercato invano le ordinazioni del 1944 delle forniture di coke per i crematori. Sarebbero state particolarmente importanti perché ci avrebbero permesso di calcolare il più alto numero possibile di cremazioni. Forse questi documenti sono conservati in uno dei dieci o dodici altri archivi d’Europa dove vengono tenuti gli sparpagliati documenti di Auschwitz.

6)   UTILIZZO DEI DOCUMENTI

La grande opera di Carlo Mattogno sui crematori dovrà essere pubblicata dapprima in Italia, nel 1996[3]. La pubblicazione della sua opera sulle “Camere a Gas” è prevista per il 1997[4]. Una sintesi di entrambi questi lavori verrà pubblicata in tedesco, e consterà di 250 pagine, inclusa un’appendice. I documenti di Mosca verranno integrati in questi studi, che ora richiedono delle modifiche. Oltre all’utilizzo, da parte mia, di una dozzina di documenti nella versione popolare di un’opera scientifica che ho scritto insieme a un amico francese, e che sarà pubblicata nell’estate del 1996, Mattogno non fornirà a nessuno documenti in anteprima. La ragione di ciò è che in diverse occasioni certi revisionisti si sono fatti belli con gli allori altrui, e hanno utilizzato come propri documenti dati loro da Mattogno, per poi omettere di citarlo in modo adeguato o di riconoscere la loro fonte. A proposito, riguardo a ciò, anche Robert Faurisson può attestare questa pratica riprovevole. Tutto ciò deve finire, e prima sarà meglio sarà.

A coloro che sono seriamente interessati all’argomento, Mattogno fornirà l’opportunità di vedere i documenti in Italia.

7)      ALTRE OSSERVAZIONI

L’”Archivio Speciale Centrale di Stato” contiene un numero enorme di documenti tedeschi sequestrati da varie zone; ad esempio, vi sono circa 900 pagine archiviate del Ministero dei Territori Orientali Occupati. A causa dei nostri limiti di tempo, non abbiamo potuto esaminare tutti questi argomenti. Vi sarebbe una gran quantità di altre aree di ricerca. Ai ricercatori interessati va ricordato che il futuro degli archivi è incerto. Attualmente, l’accessibilità è possibile, ma bisogna presentarsi come ricercatore ufficiale, o come associato ad una organizzazione accademica. Sono disponibile per informazioni particolareggiate al riguardo.

Senza il sostegno finanziario di molti amici generosi, il nostro primo soggiorno a Mosca (luglio-agosto 1995), che è stato essenziale per la nostra seconda visita, non avrebbe potuto essere compiuto. Ancora una volta, sentiti ringraziamenti a tutti i donatori!

Per quanto ci concerne, non solo sappiamo che genere di documenti si trovano negli archivi, ma sappiamo anche quelli che NON ci sono. Anche questo è importante!

Questa lettera circolare può essere trasmessa alle parti interessate.

Jürgen Graf
GUIDEON BURG VERLAG
POSTFACH 52
CH – 4009 BASEL
SVIZZERA[5]
  


[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.codoh.com/incon/incongrafarch.html
[3] In realtà, per vari motivi, l’opera in questione non uscì più. È in corso la correzione di bozze presso le Edizioni EFFEPI.
[4] In realtà, l’opera è uscita solo nel 2009, sempre presso EFFEPI: http://www.hoepli.it/libro/le-camere-a-gas-di-auschwitz/9786009959921.asp
[5] Ormai da molti anni Graf si è rifugiato a Mosca.

domenica 29 maggio 2011

Mladic, Borghezio e la disinformazione strategica su Srebrenica

Ratko Mladic
Riguardo all’arresto dell’ex generale Ratko Mladic, avvenuto nei giorni scorsi, hanno suscitato scalpore le seguenti dichiarazioni di Mario Borghezio:

 "Non ho visto le prove, i patrioti sono patrioti e per me Mladic è un patriota. Quelle che gli rivolgono sono accuse politiche". L'europarlamentare della Lega, Mario Borghezio si schiera apertamente a sostegno dell'ex generale, parlando ai microfoni de la Zanzara, su Radio24. "Sarebbe bene fare un processo equo, ma del Tribunale dell'Aja ho una fiducia di poco superiore allo zero" , dice ancora Borghezio. "I Serbi avrebbero potuto fermare l'avanzata islamica in Europa, ma non li hanno lasciati fare. E sto parlando di tutti i Serbi, compreso Mladic. Io comunque - assicura - andrò certamente a trovarlo, ovunque si troverà"[1].

Mario Borghezio
Sulle (presunte) pulizie etniche serbe, sono possibili – giornalisticamente parlando – due punti di vista:

·        Quello “politicamente corretto” di Gad Lerner: “Mario Borghezio fa ridere? No. O almeno, non più. Dichiarando solidarietà al criminale esecutore della cosiddetta pulizia etnica, Radko Mladic, da lui elogiato per radio come “un vero patriota”, il deputato europeo della Lega Nord per quanto mi riguarda esce dal contesto degli interlocutori tollerabili. Per quel poco che vale, non lo vedrete mai più seduto nello studio dell’Infedele. Sono curioso di vedere se il giudizio espresso da Borghezio su Mladic gli varrà un’espulsione, una censura, una presa di distanze dai dirigenti del partito in cui milita”[2].
·        E quello professionalmente più corretto di Enrico Mentana: “Sto ancora aspettando un resoconto reale delle fosse comuni che dovrebbero documentare la pulizia etnica di Milošević ai danni dei kosovari. Intanto però, con il beneplacito della comunità internazionale, al vertice del nuovo Kosovo ci sono trafficanti di armi e droga. Bombardammo Belgrado in nome della «guerra giusta», dell’aiuto umanitario, della Missione Arcobaleno…”[3].

Da parte mia, osservo che la sincerità e il coraggio di dire verità impopolari (contro Mladic accuse politiche) sono così rare in un politico che risultano apprezzabili anche quando vengono da un personaggio riprovevole come Borghezio[4].
Sulla disinformazione strategica relativa al caso Srebrenica, segnalo il seguente sito:
http://www.cnj.it/documentazione/srebrenica.htm


I veri stragisti della Jugoslavia: Bill Clinton, Javier Solana, Madeleine Albright

[4] Riprovevole, anche alla luce del fatto che, come ha dichiarato lui stesso (http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=QW6BW ), Borghezio è un vecchio collezionista de “L’Alfiere”, la benemerita rivista napoletana tradizionalista fondata da Silvio Vitale, e quindi la virulenza del suo razzismo non ha certo la scusa dell'ignoranza.

sabato 28 maggio 2011

La società aperta e i suoi nemici: Observatorio Web, Argentina

ORDINATO A GOOGLE DI SMETTERE DI FAR VEDERE I SITI ANTISEMITI[1]

19 Maggio 2011

BUENOS AIRES, Argentina (JTA) – Un tribunale di Buenos Aires ha ordinato a Google di smettere di far vedere agli utenti i siti antisemiti e razzisti.

L’ordine impartito il 17 maggio fa seguito ad una denuncia presentata da diverse organizzazioni ebraiche. La decisione è giunta nella Giornata Mondiale di Internet.

Il tribunale ha ordinato a Google di cancellare 76 siti web descritti nella querela come “altamente discriminatori”, inclusi alcuni che negano l’Olocausto. Il giudice Carlos Molina Portela ha anche ordinato che da tali siti vengano rimossi gli annunci pubblicitari.

La richiesta dell’ordine era stata preparata da Observatorio Web, un’iniziativa congiunta che l’organizzazione [con numerosi sottogruppi] DAIA, della comunità ebraica argentina, il Congresso Ebraico Latino Americano, e il centro AMIA hanno sviluppato per combattere la discriminazione sul web.

Nel dicembre 2010, dopo che Observatorio Web aveva condannato pubblicamente Google per la sua menzione dei siti antisemiti e razzisti, l’azienda scrisse sul suo blog per l’America latina: “Google è intenta e opera, in ogni paese in cui è presente, inclusa l’Argentina, a impedire la proliferazione di contenuti violenti e razzisti. Tutto ciò non ostacolerà l’emergere di gruppi o associazioni che vorrebbero una politica differente o che hanno criteri più restrittivi sulla libertà di parola”.

Alfredo Neuburger, consulente politico della DAIA, ha detto a JTA: “La class action intrapresa dall’ufficio affari legali della DAIA contro Google è senza precedenti e la veloce decisione del tribunale ha significative implicazioni nella battaglia globale contro l’antisemitismo”.




[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.jta.org/news/article/2011/05/19/3087775/google-ordered-to-stop-recommending-anti-semitic-sites

venerdì 27 maggio 2011

Tiziana Gamannossi: Tripoli, convegno delle donne libiche

Da Joe Fallisi ricevo[1] e volentieri pubblico:

Oggetto:           CONVEGNO DELLE DONNE LIBICHE
Da:       TIZIANA GAMANNOSSI 
Data:    22 maggio 2011 17.51.07 GMT+02.00

Oggi ho partecipato al Convegno Nazionale delle Donne Libiche, che si e' tenuto qui a Tripoli sotto un tendone enorme. Saremo state un migliaio: appena riesco a scaricare le foto dal mio cell le metto qui sul profilo. Erano donne da tutta la Libia, da ogni citta' e tutte  venute spontaneamente. Ognuna a raccontare la propria esperienza personale su questa terribile guerra: violenze subìte da parte dei ribelli, figli o mariti militari dell'esercito di Gheddafi morti combattendo per il proprio Paese, danni e morti subiti da parte dei bombardamenti Nato. Avessi avuto tempo avrei potuto raccogliere centinaia e centinaia di testimonianze. Tutte mi chiedevano perche' l'Europa li sta bombardando, cosa hanno fatto di male x meritare questo! Perche' l'Italia, che fino al 16 Febbraio era un Paese amico, adesso gli manda le bombe! Tutte ferme nella loro scelta di volere Gheddafi! Alla fine abbiamo parlato io e una senatrice americana e abbiamo esposto la ns opinione di essere contro questa guerra. Io ho  aggiunto che se adesso la NATO bombarda la Libia  e' perche' nei ns Paesi sono arrivate soltanto le voci dei ribelli che dicono che e' Gheddafi che sta uccidendo quella parte della sua gente che non lo vuole piu' al potere! Mi hanno chiesto come possono far arrivare la loro voce in Europa, la loro verita'. Gli ho detto: andiamo tutte a piedi davanti all'hotel Rixos, l'hotel a 6 stelle dove stanno tutti i giornalisti! Io in testa e loro dietro siamo partite tutte in processione, sotto  un  sole che picchiava che non vi dico! Arrivate all'hotel i giornalisti occidentali non hanno voluto intervistare nessuna di loro, non sono voluti venire fuori dicendo che quella era  solo propaganda, che eravamo soltanto un centinaio! Che loro vogliono soltanto sentire il popolo: e quello cosa era?????? Al che' ho litigato con i soli 2 giornalisti italiani accusandoli di parzialita': se vogliamo aiutare i libici dobbiamo ascoltare TUTTI i libici e non soltanto una parte, cioe' la parte che fa comodo a noi! Insomma oggi ho proprio sbattuto il muso contro i NOSTRI  MEDIA  DI REGIME, CHE VOGLIONO VEDERE SOLO QUELLO CHE FA COMODO A LORO! OPS... MA NOI SIAMO QUELLI IN DEMOCRAZIA... QUASI ME NE DIMENTICAVO...

Inoltre,  quando cantavano lo slogan: "down down Sarkozy!", gliel'ho fatto cambiare in: "down down Berlusconi!"  ORGOGLIO ITALIANO!

Tiziana  Gamannossi

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Oggetto:           CONVEGNO DELLE DONNE LIBICHE A TRIPOLI
Da:       TIZIANA GAMANNOSSI
Data:    25 maggio 2011 14.52.30 GMT+02.00
           
ecco le foto scaricate dal mio cellullare!
E il giornalista di RAI1 Amedeo Ricucci  mi ha detto che eravamo soltanto 80 e quindi una miserevole propaganda di regime da non prendere in considerazione!

-- 
Tiziana  Gamannossi














 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Rae Abileah: dopo il pestaggio anche l'arresto

LA POLIZIA ARRESTA L’ATTIVISTA CHE AVEVA INTERROTTO IL DISCORSO DI BIBI[1]

Martedì, 24.05.2011

WASHINGTON (Ma’an) – La polizia ha arrestato una pacifista americana in un ospedale della capitale americana dopo che ella aveva interrotto martedì il discorso del Primo Ministro israeliano Netanyahu al Congresso, ha detto la pacifista.

Rae Abileah, 28 anni, si era alzata e aveva gridato: “Fermate i crimini di guerra israeliani”, all’inizio del discorso di Netanyahu nella sessione congiunta dei parlamentari.

Abileah, un’ebrea americana di origine israeliana, è stata portata al George Washington University Hospital dopo essere stata “aggredita e sbattuta a terra da membri del pubblico dell’AIPAC”, secondo una dichiarazione del gruppo Move Over AIPAC [Accantonare l’AIPAC].

“Come ebrea e come contribuente americana non posso stare zitta”, ha detto, secondo quanto le attribuisce la dichiarazione.

“Netanyahu dice che i confini del 1967 sono indifendibili. Ma ciò che è davvero indifendibile è l’occupazione della terra, il far morire Gaza di fame, la carcerazione dei dissidenti e l’assenza di eguali diritti”, ha detto.  






















 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

giovedì 26 maggio 2011

La Jewish Defense Organization contro Michael Santomauro

Il furor judaicus contro Santomauro
IL NEGAZIONISTA DELLA PORTA ACCANTO[1]

Di Megan Finnegan, 18 maggio 2011

Un gruppo di furiosi dimostranti sono scesi sul piede di guerra il 15 maggio contro Michael Santomauro, un uomo dell’Upper East Side che costoro affermano essere un neonazista.

Guidato dalla Jewish Defense Organization, il gruppo era composto da 20 persone al culmine di un raduno durato un’ora contro Santomauro. Tenendo cartelli e gridando epiteti ingiuriosi, i dimostranti hanno schernito Santomauro da dietro una barricata blu della polizia mentre il loro obbiettivo sedeva tranquillo nella sua veranda in East 85th Street, filmando di tanto in tanto la dimostrazione con il suo iPad.

“Il raduno è stato un successo, nel senso dei numeri”, ha detto Jeff Klein, portavoce della Jewish Defense Organization. “Il problema è che vogliamo che la sede del porco nazista chiuda e vogliamo che lui sia sfrattato”.

Santomauro, che non è stato possibile contattare per un commento, dirige RePortersNoteBook.com e si è definito un “revisionista dell’Olocausto”. Sul suo sito, scrive in modo critico degli ebrei e di Israele.

Santomauro è stato accusato in passato di diffondere sentimenti antiebraici, e lasciò l’Upper West Side diversi anni fa, forse a seguito di pressioni di qualcuno degli stessi dimostranti, che organizzarono un raduno nel 2004 chiedendo il suo sfratto. Questa protesta fa seguito a un caso in cui lui aveva inviato email contenenti materiale del suo sito web revisionista a una lista di persone che si erano iscritte al suo servizio di trova-coinquilini. Santomauro all’epoca affermò che si trattava di un errore ma un altro caso analogo ha portato ad un recente scoppio di proteste contro le sue convinzioni.

Nel gennaio di quest’anno, Santomauro aveva inviato una email ad una lista di contatto genitori della P. S.[2] 290, dove suo figlio va a scuola, in cui incoraggiava le persone a leggere un libro intitolato Debating the Holocaust: A New Look at Both Sides [Discutere l’Olocausto: un nuovo sguardo ad entrambe le parti], la cui copertina reca una grande svastica luminosa sospesa sopra una scura stella di Davide. Anche in questo caso, Santomauro disse che aveva inviato la email per errore, ma molti genitori non furono felici di riceverla.     

“Non puoi vietare a qualcuno i diritti del primo emendamento, ma io lo considero un pericolo”, ha detto Steven Silverberg, uno dei genitori che lessero la email e che, fino a quel momento, avevano considerato Santomauro un amico. “Ho parlato al Preside, ho detto: ‘sento puzza di Columbine, e di ciò che è accaduto a quella povera deputata' [Gabriel Giffords]”.

Silverberg rimase sorpreso alla scoperta del blog di Santomauro, che espone ulteriormente le sue teorie sull’Olocausto e le sue bizzarre critiche agli ebrei.

“Ogni volta che un ebreo fa qualcosa che è leggermente fuori le righe, si trova sul suo blog. Un ebreo scoreggia da McDonald’s: finirà sul suo blog", ha detto Silverberg. In una dichiarazione che ha postato questa settimana, Santomauro ha scritto sul suo sito che lui non è “un nazista” e che ritiene che “nessun argomento deve essere un tabù o criminalizzato e che soprattutto quando un argomento è controverso e delicato, come l’Olocausto, merita ancora più attenzione, ricerca, dibattito e discussione in modo rispettoso”.

Al raduno di domenica, che è rimasto pacifico [!!!], alla presenza di tre funzionari e di un detective di polizia, i dimostranti hanno ragguagliato i passanti sulla storia di Santomauro, dicendo alla gente che lui ha finanziato lo storico revisionista dell’Olocausto David Irving, che qualcuno chiama il “David Duke d’Inghilterra”, per farlo venire a parlare negli Stati Uniti.

“Il prossimo passo è la campagna sul padrone di casa, ha detto Klein, che ha incoraggiato le persone a chiamare il padrone di casa di Santomauro (come pure la moglie di lui, una psicologa, e i colleghi e i familiari di lei) e premere per il suo sfratto.

Rocco Postiglione, il proprietario dell’edificio, ha detto che non può fare nulla. “Da quello che so, il ragazzo non ha fatto niente di sbagliato”, ha detto. “Non ha fatto niente di sbagliato nell’appartamento”.

Postiglione ha definito gli appartenenti alla Jewish Defense Organization “matti” e “una banda di farabutti” e ha detto di essere stato bombardato di telefonate.

“Solo perché c’è una banda di persone che mi dice di buttarlo fuori di casa”, ha detto, non adirà le vie legali per sfrattare Santomauro. “Se hai un problema e non hai ragione al 100% -- se non è vero, non voglio una causa”.  

“Intensificheremo la nostra campagna contro di lui: una marcia di protesta, se necessario”, ha detto Klein.



[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://ourtownny.com/2011/05/18/the-holocaust-denier-next-door/

[2] Public School, scuola pubblica; in questo caso, la PS 290 Manhattan New School: http://www.ps290.org/

Per la revoca della "occupazione israeliana" di piazza Duomo a Milano (12-23 giugno 2011)

Geoffrey Alderman
Dalla newsletter di ISM-Italia ricevo e volentieri pubblico il seguente comunicato. Ricordiamo che è anche in considerazione dell’appartenenza all’ISM (International Solidarity Movement) di Vittorio Arrigoni che il terrorista giudeo Geoffrey Alderman ha pubblicamente gioito per la morte[1] del pacifista italiano.




Per aderire a questo appello inviare una email di adesione a perlarevoca@gmail.com indicando:
  • per le associazioni/organizzazioni: nome dell'associazione e un suo referente
  • 
    
  • per le persone: nome, cognome, città di residenza, eventuale associazione/organizzazione di appartenenza

Formigoni con l'ambasciatore israeliano Meir
Lettera aperta per la revoca della “occupazione israeliana” di piazza del Duomo di Milano (12–23 giugno 2011)
A quanti hanno patrocinato “l'occupazione israeliana” di Milano, dal Presidente della Repubblica, al Presidente della Regione Lombardia, al Presidente della Giunta Provinciale di Milano, al Sindaco del Comune di Milano, a tutte le autorità e le associazioni locali coinvolte.

Alle organizzazioni, alle associazioni, ai cittadini/e, che intendono chiedere la revoca e opporsi alla “occupazione israeliana” di Milano.

Ai media
Oggetto: Per la revoca della “l'occupazione israeliana” di piazza del Duomo di Milano (12–23 giugno 2011)
Il primo dicembre 2010, il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, insieme a Gideon Meir, ambasciatore di Israele in Italia, aveva annunciato che un padiglione di circa 900 mq sarebbe stato installato, nel corso del 2011, in piazza del Duomo di Milano. Il progetto, che prevede un investimento di 2,5 milioni di euro, ha l’obiettivo – avevano sottolineato gli organizzatori – “di dare un’immagine di Israele diversa da quella di uno Stato interessato da una situazione di conflitto”. Al primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, noto “uomo di pace”, il compito di aprire la manifestazione.
All'inizio di maggio, Gideon Meir, durante il ricevimento per il 63° anniversario dell'indipendenza dello Stato ebraico, ha dichiarato: “nel mese di giugno si terra' a Roma un vertice intergovernativo tra il governo italiano e quello israeliano, mentre nello stesso periodo, dal 12 al 23 giugno, l'ambasciata israeliana portera' nella citta' di Milano un grande progetto dal titolo Israele che non ti aspetti!”
Questa iniziativa è una offesa alla città di Milano, medaglia d'oro della Resistenza, e a quel che rimane della coscienza civile e democratica di questo paese.
I responsabili della pulizia etnica della Palestina, del politicidio e del sociocidio del popolo palestinese, del genocidio in corso nella Striscia di Gaza, i criminali di guerra responsabili dei continui massacri a danno del popolo palestinese, si apprestano ad essere ricevuti, con tutti gli onori, dal Presidente della Repubblica, dal governo, dalle autorità locali e da numerose associazioni di categoria, che si riconfermano complici di questa politica disgustosa e immorale.
Impedire questo scempio è compito delle minoranze etiche di questo paese. Impedire che i criminali di guerra israeliani, con il loro codazzo di “intellettuali” razzisti, “occupino” la piazza del Duomo di Milano è un imperativo morale e politico.
Siamo di fronte alla solita iniziativa di propaganda del governo italiano. Nel 2008 l'ambasciatore Gideon Meir ebbe a ripetere una simile litania in occasione della presenza israeliana alla Fiera del Libro di Torino, “Scopriamo l'altro volto di Israele”, con accenti di un inequivocabile razzismo1. Ora siamo passati allo slogan “Israele che non ti aspetti!”

Non c'è nulla da scoprire, non c'è nulla da aspettarsi da Israele, ad eccezione degli esiti inevitabili delle sue politiche di esclusione/espulsione/massacro, direttamente legate alla natura razzista del sionismo.

Israele e i suoi complici si aspettino una azione determinata e decisa per impedire questo scempio.

Invitiamo tutte le organizzazioni, tutte le associazioni, tutti/e i cittadini/e, che hanno a cuore la difesa dei popoli oppressi e la difesa dei diritti umani, a unirsi nella richiesta di revoca del progetto e nelle iniziative tese a impedire questo evento israelo-milanese.
Torino, 25 maggio 2011

Primi firmatari:
International Solidarity Movement Italia (ISM-Italia)
Circolo Internazionalista di Torino
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Verrà il tempo in cui i responsabili dei crimini contro l’umanità che hanno accompagnato il conflitto israelo-palestinese e altri conflitti in questo passaggio d’epoca, saranno chiamati a rispondere davanti ai tribunali degli uomini o della storia, accompagnati dai loro complici e da quanti in Occidente hanno scelto il silenzio, la viltà e l’opportunismo.” 1. Intervista all’ambasciatore israeliano Ghideon Meir alla vigilia delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario della fondazione dello Stato ebraico, rilasciata a Shalom nel marzo 2008 a cura di Paola Abbina
Shalom. Quale’è l’importanza di questo 60° anniversario?Meir. La stampa europea presenta Israele sotto una luce molto negativa, ignorandone completamente il contesto (sic!). Il pubblico europeo conosce Israele solo attraverso il conflitto mediorientale. Non si sa che Israele è anche un Paese democratico, con valori democratici, con libertà di parola e diritti civili universali, di cultura meravigliosa, con una fioritura economica notevolissima rispetto all’occidente. Tutto ciò è ignorato. Credo che il sessantesimo anniversario sia per noi l’occasione per portare alla luce e a conoscenza degli italiani l’altro volto di Israele, il contesto. Il conflitto è contro un paese sovrano, ebraico, democratico, che ha valori universali: è molto importante che il pubblico italiano capisca questo. Noi faremo in modo che tutto ciò venga compreso attraverso una lingua che è sicuramente condivisa dagli italiani, la lingua della cultura: musica, arte figurativa, scultura. Organizzeremo seminari su Israele e sul Medio Oriente ascoltando professori che parleranno anche di tecnologia, campo nel quale siamo uno dei Paesi più avanzati. Ma prima di ogni altra cosa, tramite la musica. A questo aggiungo che in Italia gli scrittori israeliani, dell’importanza di Oz, Shalev, Grossman, Yeoshua, Appelfeld (sperando di non aver dimenticato nessuno), sono tra i più letti: anche attraverso la letteratura noi dobbiamo rappresentare e mostrare l’altra faccia di Israele. So che in Italia molti si sentono legittimati a criticare Israele per il fatto che questi scrittori criticano proprio la politica. Questa settimana, ho avuto una conversazione interessante con David Grossman: egli è uno dei più grandi rappresentanti della letteratura israeliana. Lo dico sempre a lui come agli autori israeliani: nel momento in cui i palestinesi avranno scrittori del loro calibro, che criticheranno anche loro apertamente le azioni dei loro governi e parleranno di pace con Israele, allora saprò che siamo sulla strada per la pace.

mercoledì 25 maggio 2011

Il giudizio di Frank Zappa sui governi statunitensi

Citazione:

Il governo è il dipartimento spettacoli del complesso militare industriale[1]

Frank Zappa


I coloni di Hebron: "Abbiamo ucciso Gesù, uccideremo anche voi"!

PACIFISTA SVEDESE BRUTALMENTE ATTACCATA DA UN COLONO ISRAELIANO[1]

International Solidarity Movement, 18 novembre 2006

Oggi, a Hebron, ad una pacifista svedese diciannovenne è stato rotto uno zigomo da un colono israeliano. Tove Johansson, di Stoccolma, stava oltrepassando il posto di blocco di Tel Rumeida con un piccolo gruppo di pacifisti per accompagnare degli alunni palestinesi alle loro case. Sono stati affrontati da circa 100 coloni divisi in piccoli gruppi, che hanno iniziato a cantare in ebraico “Abbiamo ucciso Gesù, uccideremo anche voi!”, un ritornello che i coloni avevano ripetuto agli internazionali di Tel Rumeida tutto il giorno.  

Dopo circa trenta secondi di attesa, un piccolo gruppo di coloni uomini molto aggressivi ha circondato i volontari internazionali e ha iniziato a sputare loro addosso, a tal punto che gli internazionali hanno descritto tutto ciò come “pioggia”. Poi, i coloni dalle retrovie della calca hanno iniziato a saltar su e a sputare, mentre altri coloni prendevano a calci i volontari da dietro e di fianco.

I soldati, che stavano solo a pochi passi dietro gli internazionali, al posto di blocco, sono rimasti semplicemente a guardare mentre costoro venivano attaccati.

Un colono ha quindi colpito Tove sul lato sinistro del viso con una bottiglia vuota, rompendogliela sul viso e lasciandola con lo zigomo rotto. Lei è immediatamente caduta a terra e il gruppo di coloni che stavano guardando hanno iniziato ad applaudire, ad acclamare e a cantare. I soldati, che fino a quel momento avevano solo guardato, sono venuti avanti e hanno fatto un cenno ai coloni, in un modo che gli internazionali hanno descritto come: “ok…basta, ragazzi…”.

Ai coloni, tuttavia, è stato permesso di rimanere nella zona, e hanno continuato a guardare e ad applaudire mentre gli internazionali cercavano di fermare il flusso del sangue dal viso della donna. Alcuni coloni che stavano sopraggiungendo da un colle hanno persino cercato di scattare foto a se stessi vicini alla ragazza sanguinante, facendo all’obbiettivo il gesto del pollice alzato.

A questo punto, un internazionale è stato condotto in un furgone della polizia e gli è stato chiesto di identificare chi aveva attaccato il gruppo. L’internazionale lo ha fatto, indicando tre coloni che la polizia ha condotto nei propri veicoli. Tuttavia, i coloni sono stati tutti condotti in zone differenti del quartiere e rilasciati quasi subito. Quando un colono è stato rilasciato in Suhada Street, la folla di coloni che stava ancora festeggiando le ferite della donna, ha applaudito e acclamato.

Un colono medico è giunto sulla scena 15 minuti dopo l’attacco e ha immediatamente iniziato a interrogare gli internazionali attaccati sul perché si trovavano a Hebron. Si è rifiutato di aiutare in qualsiasi modo la donna sanguinante giacente per terra.

Cinque minuti dopo che era arrivato il colono medico, è arrivato un medico dell’esercito e ha iniziato a minacciare la donna ferita. Quando più tardi lei è stata messa su una barella, la folla di coloni ha di nuovo applaudito e festeggiato.

Gli ufficiali di polizia presenti sulla scena hanno quindi iniziato subito a minacciare di arresto gli internazionali rimanenti se non avessero lasciato subito la zona, sebbene anch’essi erano stati attaccati.

La donna ferita è stata portata nell’insediamento di Kiryat Arba e poi nell’ospedale Hadassah Ein Keren di Gerusalemme.

Agli internazionali è stato poi detto dalla polizia che la polizia non aveva neppure preso i nomi dei coloni che erano stati identificati dopo aver attaccato gli internazionali e che uno dei principali assalitori aveva semplicemente detto alla polizia che era atteso all’aeroporto entro due ore per tornare in Francia.  




[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo:  http://www.ifamericansknew.org/cur_sit/tovej.html