lunedì 31 gennaio 2011

Il Rapporto Leuchter e la falda freatica di Birkenau

Mi ricollego al recente intervento[1] di Carlo Mattogno sulla sua (annosa) controversia col prof. Faurisson a proposito del Rapporto Leuchter. Con una premessa: a mio giudizio, bisognerebbe fare un monumento a Mattogno per il suo contributo impareggiabile a un capitolo cruciale della storia del Novecento come l’”Olocausto”, e quindi le sue critiche, argomentate come al solito, al Rapporto Leuchter sono senz’altro apprezzabili. Detto questo però, è giusto dare a Leuchter ciò che è di Leuchter: il miglior giudizio espresso a tutt’oggi sul suo lavoro (e penso che su questo sia d’accordo lo stesso Mattogno) rimane quello di Germar Rudolf nell’introduzione (p. 9) all’edizione critica, pubblicata dal chimico ed editore tedesco, del detto Rapporto:

«The Leuchter Report, first published in 1988, is the work of a pioneer»[2]: “Il Rapporto Leuchter, publicato per la prima volta nel 1988, è l’opera di un pioniere”.

L’opera di un pioniere di cui forse sono stati fin troppo enfatizzati, da amici e nemici, gli errori, sottacendo i meriti. In quest’occasione vorrei perciò evidenziare uno di tali meriti, cui i documenti emersi nel corso degli anni successivi hanno dato indubbiamente ragione: l’aver posto l’accento su una questione fondamentale come quella della falda freatica di Birkenau.

A tal proposito, Leuchter scrisse:

“The author personally inspected and photographed the burning pits at Birkenau. Most remarkable about those pits is a high water table -- perhaps as high as 1.5 feet from the surface. The historical description of these pits is that they were 6 meters (19.55 feet) deep. It is not possible to burn corpses under water, even with the use of an artificial accelerant (gasoline). All pit locations officially designated on museum maps were inspected and as anticipated, since Birkenau was constructed on a swamp, all locations had water within 2 feet of the surface. It is the opinion of this author that no burning pits existed at Birkenau”[3].

Traduzione: “Il sottoscritto ha ispezionato e fotografato personalmente le fosse di cremazione a Birkenau. Il fatto più straordinario su queste fosse è un’alta falda freatica – alta forse 1.5 piedi [circa 45 centimetri] dalla superficie. La descrizione storica di queste fosse è che erano [sarebbero state] profonde 6 metri (19.55 piedi). Non è possibile cremare cadaveri sott’acqua, nemmeno con l’uso di un acceleratore artificiale (benzina). Tutte le ubicazioni delle fosse ufficialmente identificate sulle mappe del museo sono state ispezionate e, come detto, poiché Birkenau venne costruita su una palude, tutte le ubicazioni avevano l’acqua a non più di due piedi dalla superficie. Il giudizio del sottoscritto è che a Birkenau non vi fu nessuna fossa di cremazione”.

A questa conclusione Pressac, nel suo storico articolo per Jour Juif (1988) oppose la seguente confutazione:

“Les fosses d'incinération qui furent creusées dans le bois de bouleaux et près du crématoire V n'ont, selon Leuchter, jamais pu l'ètre, parce que la nappe phréatique « se trouve à seulement 40 cm de la surface ». L'auteur aimerait voir les photos des fosses d'incinération « inspectées » personnellement [!] par Leuchter à Birkenau. Il y reconnaîtrait les quatre fosses provisoires de décantation des eaux usagées de la Même tranche de construction. Mis à part son Ignorance totale des lieux, Leuchter ne rapporte qu'une situation, connue des habitants de la région d'Oswiecim, uniquement valable de nos jours et suivant la saison. Birkenau n'étant qu'un Immense marais, les SS avaient fait drainer le terrain du camp, abaissant fortement (de 2 ou 3 mètres) le niveau de la nappe phréatique. Sans entretien depuis la libération, ce drainage est devenu progressivement innefficace, entraînant une remontée du niveau d'eau. On peut le vérifier en constatant l'immersion presque complète des sous-sols du Zentral Sauna, de la « maison des pompes » de la IIème station d'épuration, et celle partielle de la L-Keller 1 du crématoire Il. De plus, lors de la visite de Leuchter en févriermars, la nappe phréatique était à son plus haut niveau saisonnier. Or, l'activité connue des fosses d'incinération se place en octobre-novembre 42 et à l'été 44, en dehors de la saison « critique »[4]”.

Traduzione: “Le fosse di cremazione che vennero scavate nel bosco di betulle e presso il Crematorio V non sono, secondo Leuchter, mai potute esistere, perché la falda freatica «si trova a  soli 40 centimetri dalla superficie». Il sottoscritto vorrebbe vedere le foto delle fosse di cremazione «ispezionate» personalmente (!) da Leuchter a Birkenau. Egli vi riconoscerebbe le quattro fosse di decantazione delle acque reflue della stessa parte della costruzione. A parte la sua ignoranza totale dei luoghi, Leuchter riferisce solo una situazione, conosciuta dagli abitanti della regione di Oswiecim, valevole unicamente ai nostri giorni e a seconda della stagione. Non essendo Birkenau che un’enorme palude, le SS avevano fatto drenare il terreno del campo, abbassando notevolmente (di 2 o 3 metri) il livello della falda freatica. Senza manutenzione dopo la liberazione, questo drenaggio è diventato progressivamente inefficace, comportando una risalita del livello dell’acqua. Lo si può verificare constatando l’immersione pressoché completa del sottosuolo della Zentral Sauna, della «casa delle pompe», della seconda stazione di depurazione, e quella parziale del Leichenkeller 1 del Crematorio II. Inoltre, durante la visita di Leuchter in febbraio-marzo, la falda freatica era al suo più alto livello stagionale. Ora, l’attività conosciuta delle fosse di cremazione si situa nell’ottobre-novembre del 1942 e nell’estate del 1944, al di fuori della stagione «critica»".

A quanto pare, però, quest’opera di drenaggio, che pure vi fu, non fu così risolutiva: è proprio lo stesso Pressac, solo qualche mese dopo, nel suo opus magnum, a riferire che

“The nature of the land at Birkenau, where the groundwater is almost at surface level (unlike the main camp, where it lies deeper), meant that the two Leichenkeller [“corpse cellars”] could no longer be directly under the building, as had probably been initially planned, but had to be raised to form semi-basements”[5].

Traduzione: “La natura del terreno di Birkenau, dove l’acqua freatica sta quasi al livello della superficie (a differenza del campo principale, dove sta più in profondità), implicava che i due Leichenkeller [“cantine per i cadaveri”] non potevano più stare direttamente sotto l’edificio, come probabilmente era stato inizialmente previsto, ma dovettero essere innalzati per formare dei seminterrati”.

In realtà, Fred Leuchter aveva visto giusto quando aveva scritto che “Il giudizio del sottoscritto è che a Birkenau non vi fu nessuna fossa di cremazione”. Commenta Germar Rudolf, nell’edizione critica, da lui curata, del testo di Leuchter:

“Tutto ciò è stato confermato da due studi scientifici dedicati parimenti alla questione se la falda freatica fosse così alta durante la guerra; vedi Michael Gartner e Werner Rademacher, “Ground Water In The Area Of The POW Camp Birkenau”, The Revisionist, 1 (1) (2003), pp. 3-12[6]; Carlo Mattogno,”’Incineration Pits’ And Ground Water Level In Birkenau”, ibid., pp. 13-16 (www.vho.org/tr/2003/1/Mattogno13-16.html )”[7].

Quindi, tenuto anche conto del fatto che “Leuchter had only two weeks to compile his work, based on the limited knowledge of 1988” (che Leuchter ebbe solo due settimane per compilare il proprio lavoro, basato sulle limitate conoscenze del 1988)[8], l’autore del tanto bistrattato Rapporto merita davvero l’appellativo di “pioniere” – pioniere dello studio scientifico dei campi detti “di sterminio” – e che “non tutto quello che ha scritto è sbagliato: questo è certo”, come scrisse anni fa in una email al sottoscritto proprio Germar Rudolf.


[2] Fred Leuchter Jr., Robert Faurisson, Germar Rudolf, The Leuchter ReportsCritical Edition, Theses & Dissertation Press, Chicago 2005, p. 9. In rete:  http://vho.org/dl/ENG/tlr.pdf
[7] Fred Leuchter Jr., Robert Faurisson, Germar Rudolf, op. cit., nota 124, pp. 46-47.
[8] Fred Leuchter Jr., Robert Faurisson, Germar Rudolf, op. cit., p. 23.

domenica 30 gennaio 2011

Se cade Mubarak, addio gas per Israele?

LA CADUTA DI MUBARAK METTE A RISCHIO LE FORNITURE DI GAS D’ISRAELE[1]

Le ipotesi su un possibile cambio di regime in Egitto hanno estremamente preoccupato Israele per le sue forniture di gas, che potrebbero essere interrotte in caso di rivoluzione nel paese nordafricano.

Secondo un articolo pubblicato dal quotidiano israeliano Yediot Achronot, una rivoluzione islamica in Egitto creerebbe in Israele una baraonda economica.

L’articolo dice che la recente rivolta in Egitto non ha ancora colpito le forniture di gas a Israele e si ritiene che anche un nuovo regime laico non danneggerebbe le importazioni di gas.

Ma nel caso di una rivoluzione islamica che condurrebbe all’interruzione delle forniture, le riserve di gas di Israele durerebbero solo fino al 2012.

Israele si sta preparando alle indisponibilità di gas, mentre in Egitto continuano le proteste contro il trentennale dominio del Presidente Hosni Mubarak.

La linea del gas egiziano-israeliana passa attraverso il nord del Sinai, dove stanno avendo luogo le proteste di massa contro Mubarak. L’Egitto fornisce circa il 40% del consumo di gas di Israele.

Se le forniture di gas cessano, il mercato israeliano dovrà funzionare senza gas naturale per circa un anno fino a quando inizieranno le trivellazioni del Tamar nel 2014.

Israele prevede di trivellare per il gas nel giacimento di gas del Tamar, che è stato scoperto nel Mediterraneo nel 2009.

Il giacimento di gas, tuttavia, è fonte di controversia tra Israele e il Libano, poiché Beirut sostiene che il giacimento si estende nel suo territorio. 

Lettera di Vincent Reynouard a Bernard Fellay

Dalla sua prigione, dove è rinchiuso dal 9 luglio scorso per aver diffuso un opuscolo di 16 pagine che non è piaciuto, il revisionista Vincent Reynouard ha inviato ad una nostra corrispondente copia della lettera che ha inviato il 24 gennaio a Mons. Bernard Fellay, Superiore Generale della Fraternità S. Pio X. Eccola:

Monsignore,
in seguito alla mia incarcerazione, il 9 luglio scorso, per “reato di revisionismo”, circola una petizione per ottenere e la mia liberazione e l’abrogazione (in Francia) della legge antirevisionista. Leggendo la lista dei firmatari, ho potuto constatare l’assenza del vostro nome e, più in generale, l’assenza di tutti i nomi dei preti appartenenti alla Fraternità Sacerdotale S. Pio X.

“Il giusto è il primo ad accusar se stesso,
venga pure il suo amico e gli faccia la requisitoria” (PROVERBI, 18, 17).

Ho letto questo proverbio nella Bibbia. La sua pertinenza è innegabile. Dunque ecco la mia domanda: può un cattolico tacere e fare come se non è accaduto nulla quando, a causa di una legge di eccezione che vieta alla parte avversa di esprimersi – violazione flagrante del più elementare principio di giustizia – si getta in prigione un cattolico padre di famiglia numerosa a qualche decina di chilometri soltanto da uno dei vostri priorati?

Attendo la vostra risposta.
Con l’assicurazione della mia preghiera,
V. R.

sabato 29 gennaio 2011

Richard Falk sotto tiro per i suoi commenti sull'11 settembre

PERCHÉ IL CLAMORE? LA CHIAMATA ALLE ARMI CONTRO IL RELATORE DELLE NAZIONI UNITE RICHARD FALK, PER AVER ALLUSO ALLE LACUNE NELLA VERSIONE UFFICIALE DELL’11 SETTEMBRE

Di Elizabeth Woodworth, 28 gennaio 2011[1]

Un ex professore di diritto internazionale di Princeton è stato condannato dal segretario generale delle Nazioni Unite e dall’ambasciatore americano alle Nazioni Unite per aver alluso a “un evidente insabbiamento” degli eventi dell’11 settembre 2001.

L’11 gennaio 2011, l’Inviato Speciale delle Nazioni Unite in Palestina, Richard Falk, ha pubblicato sul suo blog personale un articolo intitolato “Interrogare le uccisioni dell’Arizona da una distanza di sicurezza”[2].

Il dr. Falk, nel post del suo blog, ha espresso il punto di vista tangenziale che i governi abusano troppo spesso della propria autorità trattando “le informazioni scomode come una questione di segreti di stato”.

Per illustrare il punto, si è riferito alle lacune e alle contraddizioni del resoconto ufficiale degli attacchi dell’11 settembre, documentati nelle opere scientifiche del dr. David Ray Griffin, professore emerito di filosofia della religione e di teologia.

“Ciò che sembra più inquietante nella controversia sull’11 settembre è la diffusa avversione, del governo e dei media, per le prove che suggeriscono, come minimo, il bisogno di un’indagine indipendente che proceda senza tabù”, ha scritto Falk

Il 20 gennaio, l’amministratore Hillel Neuer, di UN Watch, un’associazione non governativa europea, ha chiesto al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, di condannare le osservazioni fatte da Falk, e di licenziarlo, sostenendo che Falk “ha approvato la teoria del complotto che gli attacchi terroristici dell’11 settembre furono orchestrati dal governo americano e non da terroristi di Al Qaeda”[3].

Il 24 gennaio, in una risposta a Hillel Neuer, Vijai Nambiar, il capo della segreteria di Ban Ki-Moon, ha risposto che il Segretario-generale “condanna queste osservazioni. Egli ha ripetutamente espresso il suo punto di vista che ogni suggestione del genere è assurda – e che è un insulto alla memoria delle oltre 3.000 persone che morirono nell’attacco”[4].

L’ambasciatore americano alle Nazioni Unite, Susan Rice, ha chiesto la rimozione di Falk, dichiarando che “i commenti di Falk sono riprovevoli e profondamente offensivi, e io li condanno con la massima energia”[5].

Sicuramente, alla luce di ciò che Falk ha detto davvero, queste grida di indignazione a sostegno delle vittime sembrano poco più che apoplettiche.

Se le suggestioni di Falk erano così “assurde” e “offensive”, avrebbero potuto essere liquidate come i deliri di un pazzo.

E allora perché dei funzionari hanno tirato fuori i loro cannoni per sparare ad un passero?

Ebbene, tornando al lavoro del professor Griffin, troviamo che vi sono state 115 omissioni e distorsioni nel Rapporto della Commissione sull’11 settembre, sebbene Falk non abbia, nelle sue brevi osservazioni, fornito i dettagli[6].

Una ricerca su Internet rivela 12 associazioni di professionisti che chiedono una nuova indagine, inclusi gli architetti e gli ingegneri per la verità sull’11 settembre (con oltre 1.400 professionisti membri), i pompieri per la verità sull’11 settembre, i funzionari dell’intelligence per la verità sull’11 settembre, gli avvocati per la verità sull’11 settembre, i professionisti della medicina per la verità sull’11 settembre, i piloti per la verità sull’11 settembre, i leader politici per la verità sull’11 settembre, i funzionari dell’esercito per la verità sull’11 settembre, e gli scienziati per la verità sull11 settembre.

Nell’agosto del 2005, il New York Times pubblicò le testimonianze orali di 118 pompieri e lavoratori addetti alle emergenze che riferirono di prove vivide, sbalorditive, di enormi esplosioni, inclusi misteriosi scoppi nelle fondamenta degli edifici molto tempo prima che le torri cadessero[7].

Più di recente, uno studio di nove autori sottoposto a revisione paritaria[8], che ha mostrato che la polvere del World Trade Center sembrava contenere residui di materiale esplosivo (nanotermite), ha fatto scalpore nella prima settimana di febbraio del 2010 su importanti quotidiani danesi[9].

Questa notizia non è mai apparsa sui media nordamericani.

Un sondaggio del dicembre 2010 del prestigioso Emnid Institute ha mostrato che l’89.5% dei tedeschi dubita della versione ufficiale americana sugli attacchi dell’11 settembre[10].

Gli stessi membri della Commissione sull’11 settembre, in un pezzo op-ed[11] del 2008 inviato al New York Times, lamentarono il rifiuto nei confronti della Commissione sull’11 settembre, da parte della CIA, di prove testimoniali: “Ciò che sappiamo è che i funzionari del governo hanno deciso di non informare un ente legalmente costituito, creato dal Congresso e dal presidente, per indagare su una delle più grandi tragedie che questo paese deve affrontare. Definiamo tutto ciò ostruzionismo”[12].

Forse questo passero merita un cannone o due.

In altre parole, il dr. Falk è stato attaccato tanto duramente per rendere le persone timorose di esprimere in pubblico anche la mera possibilità che la versione ufficiale è dubbia?


[6] David Ray Griffin, The 9/11 Commission Report: Omissions and Distortions, Olive Branch Press, 2004.

Al Qaeda è la legione araba della CIA

“AL QAEDA È LA LEGIONE ARABA DELLA CIA”[1]

“Al Qaeda è una sorta di legione araba della CIA creata durante la presenza sovietica in Afghanistan”, sostiene lo scrittore Webster Tarpley.

Il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha accusato l’Occidente di stare dietro i bombardamenti che hanno ucciso capi della Guardia Rivoluzionaria. Molte persone dicono che le accuse sono scioccanti.

Il gruppo che ha rivendicato la responsabilità per gli attacchi è un gruppo separatista sunnita chiamato Jundallah, o Soldati di Dio. Voci dicono che hanno contatti con Al Qaeda. Come può essere che gli Stati Uniti siano legati ad essi? Tarpley non lo considera poco chiaro.

La stessa Al Qaeda è una sorta di legione araba della CIA creata durante la presenza sovietica in Afghanistan”, ha detto. “È un segreto noto a qualunque esperto regionale: lo Jundallah è controllato e finanziato dagli Stati Uniti e dagli inglesi”.

venerdì 28 gennaio 2011

La rivoluzione del Gelsomino fa paura anche a Israele

Sul sito newsjunkiepost.com è uscito il 16 gennaio scorso un interessante articolo firmato Gilbert Mercier: Tunisia’s Jasmine Revolution: Spreading Fear Among Arab Dictators[1] (La Rivoluzione del Gelsomino della Tunisia: diffondere la paura tra i dittatori arabi) di cui mi sembra particolarmente degna di menzione l’ultima parte, che riguarda Israele e che traduco a seguire:

“In Israele, gli eventi in corso di svolgimento in Tunisia vengono visti dal PM [Primo Ministro] Netanyahu come “un segno di instabilità politica nella regione”.

La regione in cui viviamo è una regione instabile. Tutti oggi lo possono vedere. Vi possono essere cambiamenti nel governo che oggi non prevediamo ma che avranno luogo domani”, ha detto Netanyahu.

Ma ciò che il PM Netanyahu dovrebbe già “prevedere” è una crescente unità degli arabi attraverso i confini nazionali, e stavolta non in nome del fondamentalismo islamico, ma per amore della vera democrazia. Per decenni, la politica occidentale in Medio Oriente, con in testa gli Stati Uniti e l’Europa a sostegno, è stata di puntellare i regimi autoritari come quello di Ben Ali in Tunisia o di Mubarak in Egitto. Questo calcolo geopolitico in favore della cosiddetta “stabilità” ma a discapito di ogni vero processo democratico si sta rivelando controproducente mentre parliamo. Israele dovrebbe essere davvero proccupata per la Rivoluzione del Gelsomino. Se analoghi movimenti rivoluzionari si diffondono con successo intorno allo stato ebraico, i nuovi governi costituiti e presumibilmente uniti non avranno esitazione nel sostenere senza riserve i loro oppressi fratelli palestinesi, e sfideranno Israele con una forza formidabile.  

Nasrallah mette in guardia i tunisini contro il complotto americano

NASRALLAH METTE IN GUARDIA I TUNISINI CONTRO IL COMPLOTTO AMERICANO[1]

Rivolgendosi al popolo tunisino, Sayyed Hassan Nasrallah, ha salutato la sua aspirazione alla libertà e la sua azione.

Il segretario generale dell’Hezbollah libanese ha sottolineato che l’arrivo a Tunisi di Jeffrey Feltman, assistente per il Vicino Oriente della segretaria di Stato americana, è in se stesso un segno annunciatore di disgrazia.

«Il popolo tunisino deve rifiutare l’ingerenza statunitense» (…) deve premunirsi «contro il complotto[2] che gli Stati Uniti stanno ordendo contro la sua rivoluzione».  

giovedì 27 gennaio 2011

Celine depennato in Francia dalle commemorazioni

LO SCRITTORE FRANCESE CELINE ESPUNTO DAI RICONOSCIMENTI A CAUSA DEL SUO PASSATO ANTISEMITA

23 gennaio 2011[1]

PARIGI (JTA) – il defunto scrittore francese Louis-Ferdinand Celine è stato eliminato da una lista di personalità che dovranno essere commemorate in una cerimonia annuale a causa del suo passato antisemita.  

Il ministro della Cultura Frederic Mitterand ha rimosso il 21 gennaio Celine dalla lista delle importanti figure storiche da commemorare, in seguito alla condanna della sua inclusione.

Il talento di Celine come romanziere è ancora riconosciuto qui, ma la sua stretta collaborazione [menzogna] con la Germania nazista, inclusi i suoi violenti pamphlet antisemiti [i pamphlet sarebbero una collaborazione???!!!] che scrisse prima e durante la guerra, continua a far scatenare la controversia.

La settimana scorsa, il sopravvissuto dell’Olocausto e accusatore dei nazisti Serge Klarsfeld ha chiesto al Presidente francese Nicolas Sarkozy di rimuovere Celine dalla celebrazione nazionale, dopo aver pubblicamente condannato la decisione di onorare l’autore insieme a personalità quali la scienziata Marie Curie e l’ex presidente Georges Pompidou.

Catherine Clement, che stava nel comitato incaricato di scegliere le personalità da onorare, ha lasciato il gruppo per protesta contro l’inclusione di Celine quale personaggio da commemorare.

Mitterand ha detto sabato che dopo aver riletto uno dei famigerati pamphlet antisemiti di Celine del 1937, tutto ciò “ è stato sufficiente” a convincerlo a rimuovere l’autore.

A partire da venerdì scorso, è montata una reazione violenta contro le cosiddette “pressioni comunitariste”, esercitate da attivisti come Klarsfeld, per censurare lo scrittore.   

“Non è normale, ed è persino scandaloso, che una lobby comunitarista, per quanto illustre essa sia, detti il comportamento dello stato francese per mezzo del ministro della cultura”, ha detto sabato il commentatore televisivo e scrittore Eric Naulleau ad un popolare show televisivo su France 2, tra gli evviva del pubblico in studio.

“Per anni abbiamo distinto gli uomini dalle loro opere d’arte”, ha aggiunto lo scrittore ospite Philippe Besson, durante lo stesso show.

Auschwitz: la perizia necessaria

LEUCHTER, RUDOLF E UNA NUOVA PERIZIA CHIMICA AUSPICATA

di Carlo Mattogno

Prendo spunto dalla puntualizzazione di Andrea Carancini “Zyklon B: l’enormità di James Roth e di Franco Rotondi[1] per qualche ulteriore puntualizzazione.
Non voglio infierire sul povero Rotondi; dopo la pubblicazione dei miei recenti studi
– Le camere a gas di Auschwitz. Studio storico-tecnico sugli “indizi criminali” di Jean-Claude Pressac e sulla “convergenza di prove” di Robert Jan van Pelt. Effepi, Genova, 2009, 715 pagine,
Auschwitz: assistenza sanitaria, “selezione”e “Sonderbehandlung” dei detenuti immatricolati. Effepi, Genova, 2010, 333 pagine,
avrà modo di meditare sulla fondatezza degli argomenti revisionistici su Auschwitz e sulla totale inconsistenza delle sue fonti.
Passo perciò subito al nocciolo della questione. La penetrazione dei cianuri nelle pareti di mattoni è un fatto assodato, visibilmente assodato. A Birkenau il pigmento blu di ferrocianuro ferrico è presente in modo intenso nella parete esterna sud della camera a gas di disinfestazione a Zyklon B del Bauwerk 5b (quella che si vede nella fotografia di G.Rudolf), inoltre altre macchie, molto più piccole ma ben visibili, si trovano nel muro esterno dell’ex camera a gas dell’antistante  Bauwerk 5a, la quale nel 1943 fu trasformata in camera di disinfestazione ad aria calda. Un altro caso eclatante è quello della camera di disinfestazione di Stutthof, che mostra una intensa colorazione blu sia nelle pareti interne, sia nei muri esterni, come risulta da queste due fotografie che scattai nel 1997. Che vi sia un fenomeno di diffusione di cianuri dalla parete interna a quella esterna è pertanto un fatto indubitabile; che invece questo processo di diffusione non abbia lasciato alcuna traccia di cianuri all’interno dei mattoni è quantomeno dubbio. La risposta decisiva potrebbe venire solo dall’analisi chimica di mattoni che presentino il pigmento blu sia sul lato rivolto all’interno sia su quello rivolto all’esterno.
Il metodo della perizia chimica di Fred Leuchter, e poi di Germar Rudolf, consiste notoriamente nel confronto tra campioni prelevati nelle due suddette camere a gas di disinfestazione dei BW 5a e 5b e nelle presunte camere a gas omicide, da cui è risultata una sproporzione enorme: i valori massimi trovati da Rudolf sono dell’ordine di 13500 mg/kg  nelle prime contro 7,2 nelle altre[2]. A questo metodo sono state opposte varie obiezioni, alcune delle quali non del tutto infondate, soprattutto quelle relative alla struttura architettonica e al grado di conservazione degli edifici.
Per superare queste obiezioni è necessario un metodo diverso, consistente nel confrontare locali diversi della medesima struttura architettonica.
Dopo aver letto il rapporto Leuchter, pensai che, se il Leichenkeller 1 dei crematori II e III di Birkenau era stato una camera a gas omicida e il Leichenkeller 2 uno spogliatoio per le vittime, il primo locale avrebbe dovuto presentare nelle sue pareti interne contenuti di cianuri enormemente superiori a quelli eventualmente presenti nel secondo locale, perciò, all’inizio degli anni Novanta, nel corso di una visita a Birkenau, prelevai vari campioni di muratura e di calcestruzzo all’interno del Leichenkeller 1  e del Leichenkeller 2 del crematorio II (le cui rovine sono meglio conservate), indi consegnai i campioni al compianto ing. Franco Deana, che li fece analizzare nel  laboratorio Ecolab di Genova. Il referto analitico (15 gennaio 1993) fu il seguente:
– Leichenkeller 1, soffitto: ‹ 1 mg/kg
– Leichenkeller 1, interno, parete ovest: ‹ 1 mg/kg
– Leichenkeller 2, interno, parete nord: 1,15 mg/kg
– Leichenkeller 2, interno, parete ovest: 1,32 mg/kg.
L’ordine di grandezza dei cianuri contenuti nei campioni risultò praticamente uguale (con una leggerissima prevalenza a favore del  Leichenkeller 2). Secondo Robert Jan van Pelt, nel Leichenkeller 1 sarebbero state gasate 500.000 persone[3],  in – si può ipotizzare – 400-500 gasazioni.
Le pareti interne di questa presunta camera a gas dovrebbero pertanto presentare contenuti di cianuri immensamente superiori a quelli riscontrabili nel presunto spogliatoio, dove potrebbero derivare soltanto da sporadiche disinfestazioni.
Espongo questi dati soprattutto per indicare quella che a mio avviso è la soluzione del problema chimico di Auschwitz. E a questa soluzione si potrebbe pervenire unicamente con una nuova perizia chimica che segua il metodo del confronto tra Leichenkeller 1 e Leichenkeller 2.
Invece di dissipare risorse enormi in insulse celebrazioni memorialistiche, i sostenitori della realtà dell’Olocausto, a parole amanti della verità, dovrebbero eseguire una tale perizia.
E finché non l’avranno eseguita, la mia perizia, per quanto modesta, conserverà il suo valore.


27 gennaio 2011

                                                                                                                                    Carlo Mattogno

Stutthof: camera a gas di disinfestazione. Interno. Copyright di Carlo Mattogno.


Stutthof: camera a gas di disinfestazione. Esterno. Copyright di Carlo Mattogno.



[2] Das Rudolf Gutachten. Gutachten über die “Gaskammern” von Auschwitz, Castle Hill Publishers, Hastings, Gran Bretagna, 2001, pp. 156-157.
[3] R. J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial. Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis, 2002, p. 68, 458, 469.

mercoledì 26 gennaio 2011

Zyklon B: l'enormità di James Roth e di Franco Rotondi

È giusto sparare sulla Croce Rossa? Mi sono posto la domanda leggendo (lettura trasversale) l’indegno libercolo di Francesco Rotondi LUNA DI MIELE AD AUSCHWITZ – Riflessioni sul negazionismo della Shoah.[1] Il libercolo in questione ha già infatti ricevuto una dettagliatissima stroncatura da parte di uno dei diretti interessati, e cioè Carlo Mattogno:  http://www.aaargh.codoh.info/fran/livres7/CMluna.pdf .

Rotondi, da quella stroncatura ne è uscito decisamente malconcio, e ha smesso da tempo di scrivere di revisionismo eppure, ciononostante, è opportuno a mio parere ritornare sull’argomento: primo perché Mattogno ha risposto solo per le cose che lo riguardavano e, secondo, perché certe bugie è giusto smentirle comunque, perché altrimenti possono continuare a fare danni. Perciò, dedicherò qualche post – ogni tanto, senza fretta, si capisce – all’annosa pratica Rotondi, per quanto polverosa e modesta essa sia.

Oggi mi accontento di smentire una, tra le tante, delle bugie di Rotondi riguardanti il Rapporto Leuchter, la nota indagine forense sulle “camere a gas” di Auschwitz e Birkenau compiuta da Fred Leuchter nel 1988. Il capitolo del libretto in questione è il quinto: Il negazionismo tecnico (pp. 67 e seguenti).

La bugia è consistita nel riprodurre, presentandola come vera, l’enormità proferita nel 1999 dal dr. James Roth -- il tecnico responsabile dell’Alpha Analytical Laboratories che a suo tempo aveva analizzato per conto di Leuchter i campioni di muratura prelevati ad Auschwitz – sulla presunta (in)capacità dell’acido cianidrico di penetrare i muri. La dichiarazione è la seguente (pp. 69-70):

«Non ritengo significativi i risultati dell’indagine di Leuchter. Non c’è nessuna prova che aiuti a stabilire con certezza se quelle superfici fossero state esposte o meno [allo Zyklon B] (…). Ora che sappiamo di cosa si tratta possiamo affermare che il tipo di test a cui sono stati sottoposti i campioni non era quello più adatto. L. [Leuchter] arrivò in laboratorio con campioni di materiale pietroso di dimensioni variabili da quella di un dito a quella di un pugno. Li frantumammo in un matraccio e aggiungemmo acido solforico concentrato. In tal modo si verificò una reazione che produsse una reazione rossastra. Dall’intensità di questo colore era possibile stabilire la concentrazione di cianuro nei materiali analizzati. Per analizzare correttamente i risultati bisogna considerare il decorso della reazione chimica del cianuro sulle pareti. Dove va a finire il cianuro? Per quanto tempo resta in profondità? Il cianuro reagisce solo in superficie. Generalmente penetra nelle pareti per non più di 10 micron; il diametro medio di un capello è di 100 micron: dividetelo per 10. Bene, ho diluito i campioni di Leuchter per 10, 100.000 volte. Se si cercano tracce di cianuro si analizza la superficie del materiale, non c’è nessun bisogno di guardare in profondità perché di sicuro lì non se ne trovano…».

La questione dello scolorimento dei muri delle camere a gas di disinfestazione di Auschwitz è stata trattata a fondo nel capitolo 8 del Rapporto Rudolf: Evaluation of Chemichal Analyses (  http://www.vho.org/GB/Books/trr/8.html ). All’enormità proferita da Roth, da Rudolf definita “outrageous nonsense” (vergognosa assurdità), il chimico tedesco muove quattro ordini di obiezioni (vedi: 8.4.3. The Memory Hole). Limitiamoci all’ultima:

“Infine, il massiccio scolorimento dei muri esterni delle camere di disinfestazione di Birkenau e di Stutthof, come mostrato in questo rapporto peritale, costituisce chiaramente la prova visibile e definitiva del fatto di quanto facilmente il cianuro di idrogeno e i suoi derivati solubili possano penetrare tali muri”.

E poi vi sono le immagini che, mai come in questo caso, valgono più delle parole: altro che 10 micron, lo Zyklon B è in grado di penetrare i muri da parte a parte!

Come ha scritto Germar Rudolf, “il prof. Roth può essersi sentito obbligato ad attaccare Leuchter per evitare di diventare egli stesso un bersaglio di certi gruppi di pressione che erano già riusciti a distruggere la carriera di Leuchter”.

La bugia di Roth aveva quindi un suo perché. Ma a Rotondi, chi glielo ha fatto fare!!!???


[1] Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2005, pp. 172.

Lettera aperta a Antonio Di Pietro, Luigi De Magistris e Paolo Flores D'Arcais sul "negazionismo"

Illustri on. Di Pietro e De Magistris, illustre direttore di MicroMega,
di solito, quando il ministro della Giustizia Angiolino Jolie ne spara una delle sue, non gliela fate mai passare liscia. Ieri invece, di fronte alla penosa piaggieria del ministro ("Il negazionismo sarà un reato": http://www.ilgiornale.it/interni/giornata_memoria_annuncio_alfano_il_negazionismo_sara_reato/storia-storia-shoah-ebrei/25-01-2011/articolo-id=501758-page=0-comments=1 ) la vostra solerzia anti-governativa è diventata improvvisamente silente. Cos'è, avete paura dei poteri forti anche voi oppure siete liberali solo a corrente alternata?

Il carattere liberticida della norma in questione è stato peraltro ribadito da Massimo Fini ( http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7903 ) al quale va però mosso l'appunto di essersi permesso un insulto ("cialtroni") che si poteva risparmiare, ma purtroppo la verità è questa: l'argomento è considerato talmente scabroso che persino gli spiriti liberi come Fini sentono il bisogno, in qualche modo, di farsi perdonare.

Naturalmente, da parte mia non posso che ribadire quanto scritto in luglio: "negazionismo" è un neologismo che pretende di togliere abusivamente, a me a tutti gli altri revisionisti, la presunzione di buona fede:   http://andreacarancini.blogspot.com/2010/07/adriana-goldstaub-e-luso-del-termine.html . In realtà, sono proprio gli "antinegazionisti" che si fanno scudo di questo appellativo per nascondere la loro protervia e la loro mancanza di argomenti: altro che "Flat Earth Theory" (teoria della terra piatta)!

Di Pietro, De Magistris, Flores, da parte mia non c'è nessuna illusione nei vostri confronti: da tempo ho imparato a conoscervi! E' solo per evidenziare il vostro claudicante liberalismo che ho scelto di rivolgermi a voi pubblicamente.