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| Il massacro di Deir Yassin |
Nota del direttore: La negazione del massacro israeliano di palestinesi a Deir Yassin e la complicità di Elie Wiesel fanno parte del negazionismo olocaustico di Deborah Lipstadt e dei bramini dell’establishment sionista, che, insieme ai loro media d’informazione americani, strepitano con furia talmudica ogni volta che qualcuno osa discutere le proporzioni della vittimizzazione dei giudei nella seconda guerra mondiale, ma che sono essi stessi complici nel negare l’olocausto dei palestinesi in luoghi come Deir Yassin, che – loro lo sperano – verrà cancellato dalla memoria.
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Del professor Daniel McGowan
mcgowan@hws.edu / 9 aprile 2011
Sessantatre anni fa, dei civili palestinesi vennero massacrati a Deir Yassin, nella parte occidentale di Gerusalemme. I terroristi erano ebrei dell’Irgun e della banda Stern. Gli edifici del villaggio sono ancora lì, con una chiara vista sullo Yad Vashem, il più famoso memoriale dell’”Olocausto”.
Non c’è una lapide, una targa commemorativa e neppure un cippo, per commemorare il massacro di Deir Yassin, che fu l’evento più importante della Nakba, la spoliazione dei palestinesi del 1948-49 e l’inizio della brutale pulizia etnica che continua tuttora, in larga parte con il sostegno americano.
L’industria dell’”Olocausto” garantisce che le vittime ebraiche sono meritevoli di essere ricordate. In innumerevoli film, memorie, romanzi, articoli, musei, memoriali, e programmi educativi, la vittimizzazione ebraica viene rievocata in continuazione. Vittime professioniste come Elie Wiesel scrivono e riscrivono la narrativa dell’”Olocausto” in modo che il mondo “non dimentichi mai” e di conseguenza ignori le condizioni di apartheid imposte a oltre la metà della popolazione che vive all’interno dei confini che Israele adesso controlla.
L’ironia che Wiesel abbia lavorato per i terroristi dell’Irgun e che rifiuti tenacemente di scusarsi per il massacro perpetrato dai suoi datori di lavoro non è mai stata denunciata sui nostri media israelo-centrici.
Nessuna organizzazione o commemorazione paragonabile esiste di parte palestinese, sia perché non viene riconosciuta la condizione di vittima “meritevole” sia per paura delle accuse di “antisemitismo”.
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| Sarah Palin con la collana d'ordinanza |
Lo stesso è vero di tutte le visite obbligatorie effettuate dai politici americani, inclusi Clinton, Giuliani, Huckabee e Romney.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://revisionistreview.blogspot.com/2011/04/when-victims-are-unworthy-then.html




1 commenti:
Due pesi, due misure.
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