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| Bradley Smith |
Di Bradley Smith, 5 aprile 2011
Professor Marianne Hirsch
Department of English and Comparative
Literature
Office: 508° Philosophy Hall
Mail Code 4927
1150 Amsterdam Avenue
Email: mh2349@columbia.edu
Phone: (212) 854-5121
4 aprile 2011
Ho letto che lei sta per tenere una conferenza su “Fantasie del ritorno: l’Olocausto nella memoria e nella post-memoria ebraiche”[3] nel U. S. Holocaust Memorial Museum il prossimo 12 aprile. La sua ipotesi sulla “post-memoria” è stata enunciata come segue:
Convenendo con l’osservazione di routine che la prima vittima della guerra è la Verità , la nostra premessa è che alcune tragedie reali vengono esagerate e sfruttate a scopi di propaganda mentre altre tragedie altrettanto orribili vengono ignorate. Questa prospettiva influenza il modo in cui dovremmo prendere in considerazione qualunque dibattito sulla post-memoria.
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| La carestia del Bengala del 1943 |
La spaventosa carestia che sommerse l’Ucraina nel 1932-33 è un altro orrore non fotografato e dimenticato dove forse altri milioni di persone morirono di fame.
La spaventosa carestia che sommerse l’Ucraina nel 1932-33 è un altro orrore non fotografato e dimenticato dove forse altri milioni di persone morirono di fame.
La Seconda Guerra del Congo, con oltre 5 milioni di morti, è probabilmente il conflitto più mortifero dalla fine della seconda guerra mondiale. Quanti ne hanno sentito parlare? Anche questo, non fotografato e dimenticato. Ironicamente, uno dei rari riferimenti alla brutale guerra del Congo sul sito del Museo dell’Olocausto è intitolato: “Mai più o mai ricordare?”. Questo titolo sottolinea domande fondamentali sulla post-memoria.
La Seconda Guerra del Congo, con oltre 5 milioni di morti, è probabilmente il conflitto più mortifero dalla fine della seconda guerra mondiale. Quanti ne hanno sentito parlare? Anche questo, non fotografato e dimenticato. Ironicamente, uno dei rari riferimenti alla brutale guerra del Congo sul sito del Museo dell’Olocausto è intitolato: “Mai più o mai ricordare?”. Questo titolo sottolinea domande fondamentali sulla post-memoria.
Quando io confronto le spaventose ma ignorate tragedie del Bengala, dell’Ucraina o dello Zaire con le sue teorie della trasmissione del “trauma” attraverso le generazioni, finisco col chiedermi se la post-memoria non sia un “lusso” riservato a coloro che sono stati fotografati. Un “lusso” che può essere – e che lo sia è lecito sostenerlo – sfruttato per guadagno.
I discendenti degli ucraini brutalizzati, dei bengalesi morti di fame, o dei tutsi massacrati, si ritroveranno senza traumi da post-memoria perché le fotografie “scomode” delle mamme e dei bambini morti di fame sono finite sul pavimento delle sale di montaggio dei censori inglesi o sovietici e/o nell’indifferenza dei cronisti?
Il lasciar perdere la “trasmissione transgenerazionale del trauma” non sarebbe forse un onesto e normale processo che andrebbe incoraggiato?
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| Gli effetti dell'uranio impoverito in Iraq |
Ma c’è una domanda più importante sulla post-memoria. È stato notato che la storia è “solo” una storia che noi crediamo sia vera. Alcune storie conseguiscono lo status dell’iconografia politica. Alcune storie diventano “sacre”. Il contestare una memoria sacra, una storia sacra, è considerato una bestemmia. Come con ogni bestemmia percepita come tale, gli scettici vengono puniti con crudele durezza.
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| Sopravvissute dell'"Olocausto" |
È la post-memoria un’ipotesi che implica che possiamo sostenere entrambi i punti di vista?
Cordiali saluti,
David Merlin
C/O CODOH
Committee for Open Debate on the Holocaust[6]
PO Box 439016
San Ysidro, CA 92143
Telephone: 209 682 5327
Email: bsmith@prodigy.net.mx
[1] United States Holocaust Memorial Museum : http://www.ushmm.org/
[2] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://bradleysmithsblog.blogspot.com/2011/04/ushmm-and-fantasies-of-return.html
[6] Comitato per un dibattito aperto sull’Olocausto






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