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| Isaac Abravanel |
Poi però, sempre su Wikipedia, leggiamo:
Mmm…forse questo è uno dei casi in cui fidarsi di Wikipedia è bene e non fidarsi è meglio. Qualche dettaglio più illuminante lo troviamo nel già citato studio di Gian Pio Mattogno[3]:
“I suoi interessi spaziarono dall’esegesi biblica e dalla letteratura rabbinica alle scienze profane. Tra l’altro compose una trilogia messianica che comprende:
Sepher Mashmia Yeshua (Il messaggero della salvezza)
Sepher Yeshuoot Meshiho (Le salvezze del suo unto)
Sepher Maayenei ha-Yeshua (le fonti della salvezza).
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| Gian Bernardo De Rossi |
[…]
Non a torto il De Rossi accusa Abravanel di aver disseminato ovunque nelle sue opere «le sue bestemmie contro Gesù Cristo, la sua Chiesa, il sommo pontefice, i cardinali, i vescovi, tutto il clero e tutti i cristiani, in particolare quelli romani»[4] e riporta, approvandolo, un giudizio dell’ebraista Giulio Bartolocci, il quale definisce Abravanel uomo «infensissimus», «christianorum in Scripturis apertus inimicus»[5].
Esaminando più da vicino la dottrina di questo luminare del giudaismo sui cristiani e su Gesù, troviamo nel Mattogno[6] dettagli ancora più illuminanti:
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| Gesù e i farisei |
E ancora:
“Anche per Abravanel quello che attende Esaù-Edom-Roma-Cristianità è un destino di vendetta e di annientamento: «Il trono (divino) sarà pienamente ristabilito solo quando la discendenza di Esaù sarà sterminata e la vendetta contro Edom sarà compiuta»[8].
Ma allora, le “aperture” dell’Abravanel verso la religione cristiana in cosa consistevano? Mmm...qualcosa mi dice che erano del genere della “nostra concezione della vita”, così “carica di valore”, in cui si profonde Fiamma Nirenstein quando si rivolge ai pinocchietti del Giornale[9]. Nessun problema. Da questo punto di vista, l’Italia della Nirenstein non è molto diversa da quella di Abravanel: è sempre il paese di Acchiappa-citrulli!
[3] Gian Pio Mattogno, L’IMPERIALISMO EBRAICO NELLE FONTI DELLA TRADIZIONE RABBINICA, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma, 2009, pp. 60-61.
[4] G. B. De Rossi, Bibliotheca Judaica Antichristiana, Parmae, MDCCC, p. 8.
[5] Ivi. In latino «infensus» può significare sia ostile, nemico, avverso, che funesto e dannoso.
[6] Gian Pio Mattogno, op. cit., p. 77.
[7] Mashmia Yeshua 464, ivi, pp. 40-41.
[8] Mashmia Yeshua 41c-42c, cit. in J.-C. Attias, Isaac Abravanel. La mémoire et l’espérance, Paris, 1992, pp. 274, 245-276.





1 commenti:
Ai molti non e' dato da sapere, i cattivi sono sempre quelli in maggioranza la minoranza e' vittima dell'invidia.
Gius&pp&
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