venerdì 31 dicembre 2010

1990-2010: ricordo della Pantera

Dagli agenti provocatori che scatenarono nel 1963 gli incidenti durante lo sciopero degli edili, ai falsi maoisti del movimento studentesco, ai confidenti inseriti nelle diverse organizzazioni eversive, la storia del terrorismo atlantico è stata sempre segnata dall’attività degli infiltrati che, molto spesso, hanno contribuito ad acuire i fenomeni, mantenendo alto il livello dello scontro, invece di contribuire a debellare completamente le organizzazioni eversive. Il metodo ha dato buoni frutti e non ha subìto variazioni nel corso degli anni. Anche quando le università italiane sono state attraversate dall’ondata di protesta dei giovani della Pantera[1], i servizi segreti hanno deciso di correre ai ripari. Uno dei leader autonomi che svolgevano la loro attività all’interno dell’università di Roma era, ed è, pagato dal Sisde. Quando, nonostante la Pantera sostenesse le ragioni della non violenza, scoppieranno alcuni incidenti tra studenti e polizia, prima all’interno dell’ateneo durante un tentativo di occupazione del Rettorato e in seguito al termine di un sit in in piazza del Pantheon, il ruolo di provocazione svolto da alcuni settori degli autonomi risulterà evidente. A distanza di quasi trenta anni si sono ripetute le dinamiche di piazza Santi Apostoli. Nel 1963 lo scopo era quello di impedire che i lavoratori avanzassero richieste troppo onerose in un settore ritenuto fondamentale come l’edilizia e suscitare la reazione operaia per criminalizzare le lotte sindacali; negli anni Novanta il tentativo sarà quello di gettare discredito sul movimento e di dividere e di disorientare gli studenti. La Pantera scomparirà presto dalla scena; nessuno mostrerà di essersi accorto del lavorìo occulto di confidenti e provocatori mascherati da irriducibili rivoluzionari.[2]

[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Pantera_(movimento_studentesco)
[2] Dal libro SOVRANITÀ LIMITATA – Storia dell’eversione atlantica in Italia, di Antonio e Gianni Cipriani, Edizioni Associate, Roma, 1991, p. 317.

giovedì 30 dicembre 2010

Israele approva campo di detenzione per migranti africani

ISRAELE APPROVA CAMPO DI DETENZIONE PER MIGRANTI AFRICANI[1]

Mark Weiss, da Gerusalemme, 29 novembre 2010

Israele costruirà un grande campo di detenzione nella parte meridionale del deserto del Negev per migliaia di migranti dall’Africa che sono entrati nel paese in cerca di lavoro.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto nella riunione settimanale del consiglio dei ministri che il provvedimento è un gesto di umanità inteso a fornire cibo, alloggio e assistenza medica agli “infiltrati” illegali fino a quando non saranno espulsi. “Non vogliamo arrestare chi fugge dalle guerre.

“Permettiamo loro di entrare e continueremo a farlo. Ma dobbiamo fermare l’immigrazione di massa degli infiltrati clandestini in cerca di lavoro, a causa delle pesanti ripercussioni che quest’immigrazione avrà sul carattere e sul futuro dello stato d’Israele”, ha detto.

Molti degli africani in cerca di un futuro migliore ora preferiscono rischiare l’ingresso in Israele, passando per il Sinai egiziano, piuttosto che il pericoloso viaggio in mare verso destinazioni europee. In questo stesso mese, Israele ha iniziato a recintare il suo confine con l’Egitto nel tentativo di tenere fuori i migranti africani, che sono arrivati a più di 34.000.

Netanyahu ha detto che il centro di detenzione pubblico, che sarà ultimato entro sei mesi, sarà simile ad analoghi centri per migranti costruiti in Spagna, Italia e Olanda.

Le associazioni umanitarie hanno condannato la decisione del governo, dicendo che non riuscirà a fermare la marea di migranti. Medici Senza Frontiere ha rilasciato una dichiarazione che ammonisce che la nuova struttura danneggerà la salute fisica e mentale dei migranti.

“Che delle vittime di torture, stupri, guerre e genocidi vengano imprigionate a tempo indeterminat, senza il controllo dell’autorità giudiziaria e contro il trattato internazionale sulla protezione dei rifugiati è una macchia di vergogna per lo stato d’Israele”.

Ma il ministro dell’Interno Eli Yishai ha ammonito che se la misura non fosse stata presa, le decine di migliaia di migranti sarebbero diventate alla fine un milione e avrebbero minacciato la maggioranza ebraica di Israele. Ha detto che solo una piccola minoranza sono veri rifugiati. “Dobbiamo fermare le persone che qui non possono stare, mettere in chiaro che qui non c’è lavoro, e rimandarli tutti indietro”, ha detto.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.irishtimes.com/newspaper/world/2010/1129/1224284370678.html

mercoledì 29 dicembre 2010

Segnalazioni francofone natalizie

Tre segnalazioni:

Un breve articolo di Robert Faurisson (foto) sul suo blog non ufficiale[1]: Comment initier le profane au révisionnisme del’Olocauste[2], datato 21 dicembre 2010;

Un’appassionante intervista del prof. Jean Bricmont sulla famigerata legge Gayssot e sulle altre leggi memoriali, disponibile sul blog di Paul-Eric Blanrue: http://blanrue.blogspot.com/2010/12/jean-bricmont-sur-la-petition-et-la-loi.html

Un nuovo sito revisionista in lingua francese: http://liberteverite.wordpress.com/2010/11/28/la-shoah-un-ignoble-mensonge , la cui email per eventuali messaggi è: liberte9@email.ru

[1] http://robertfaurisson.blogspot.com/
[2] http://robertfaurisson.blogspot.com/2010/12/comment-initier-des-profanes-au.html

martedì 28 dicembre 2010

Berlino: crepe nel museo dell'Olocausto

IL MUSEO DELL’OLOCAUSTO DI BERLINO DANNEGGIATO DA CREPE

Martedì 7 dicembre 2010[1]

BERLINO – Funzionari del museo dell’Olocausto di Berlino dicono che gli esperti stanno indagando sulla causa delle crepe in molte delle sue lastre di cemento e sul modo in cui ripararle.

Il quotidiano tedesco Bild ha riferito Martedì che il tempo freddo degli ultimi due anni ha provocato danni alla maggior parte delle 2.711 lastre che compongono il museo, inaugurato 5 anni fa.

Una portavoce del museo, situato vicino alla Porta di Brandenburgo, non ha precisato la causa per cui molte delle lastre sono danneggiate ma dice che gli esperti stanno cercando di accertare se le crepe sono state causate dal tempo rigido.

Felizitas Borzym dice che la fondazione ha riparato, nel 2008, 50 lastre con della resina e sta ancora valutando il metodo.

L’enorme campo di cemento è una delle destinazioni turistiche più importanti di Berlino. Dalla sua apertura nel 2005, più di 8 milioni di persone hanno visitato il museo.

FINE

Chissà, forse è un segno…
[1] http://news.yahoo.com/s/ap/20101207/ap_on_re_eu/eu_germany_holocaust_memorial

lunedì 27 dicembre 2010

Nitel Night: la vigilia di Natale nel giudaismo hasidico

NITEL NIGHT: LA VIGILIA DI NATALE NEL GIUDAISMO HASIDICO[1]

“La vigilia di Natale è una delle poche occasioni in cui gli hasidim si astengono dallo studio della Torah (Talmud), non celebrano matrimoni né vanno al mikveh (bagno rituale). Ma giocano a scacchi e si occupano dei propri conti. Nella vigilia di Natale, conosciuta nelle cerchie ebraiche come Nitel Night, i klipot hanno il comando della situazione. I klipot sono forze malvagie parassite che si attaccano alle forze del bene.

“Secondo la Cabala, la notte in cui è nato ‘quell’uomo’ – eufemismo giudaico per Gesù – non è presente la minima traccia di santità e i klipot sfruttano ogni atto di santità a loro vantaggio.

“Per questa ragione, Nitel Night, dal tramonto a mezzanotte, è una delle poche occasioni in cui gli hasidim si astengono dallo studio della Torah (Talmud). In questa notte spaventosa, non celebrano matrimoni né vanno al mikveh. Sulle attività insolitamente ricreative di Nitel Night si è sviluppata tutta una letteratura folkloristica. Queste attività, va sottolineato, sono praticate solo dagli hasidim…

“Il corrispondente alla Knesset del giornale ultra-ortodosso Hamodia, Zvi Rosen, riferisce che i celebrati admorim hasidici (leader della setta) strappano in tale notte (la vigilia di Natale) la provvista di carta igienica di un anno, da usarsi nel Sabbath (per evitare di strappare la carta igienica durante il Sabbath).

“In realtà, questo atto offensivo ha un profondo significato cabalistico, perché la letteratura cabalistica tratta diffusamente il cristianesimo come un materiale di scarto espulso dal corpo del popolo ebraico…”.

Le precedenti informazioni sono tratte dal libro Judaism Discovered: A Study of the Anti-Biblical Religion of Racism, Self-Worship, Superstition and Deceit [Il giudaismo svelato: uno studio della religione antibiblica del razzismo, dell’auto-adorazione, della superstizione e dell’inganno].

1] http://revisionistreview.blogspot.com/2010/12/nitel-night-christmas-eve-in-hasidic.html

domenica 26 dicembre 2010

Dal Rapporto 41 alla cacciata di Rubbia: lo sfacelo del nucleare all'italiana

Uno dei pochi interlocutori degni di questo nome riscontrabili al momento, sulla questione delle politiche energetiche dell'Italia, è il prof. Gianfranco La Grassa, insieme naturalmente ai suoi collaboratori del blog CONFLITTI E STRATEGIE http://conflittiestrategie.splinder.com/post/23757697 .

Naturalmente, le considerazioni ivi svolte sul problema di fondo dell'Italia - la sua perdurante sovranità limitata - mi trovano decisamente d'accordo. Ciononostante, da qualche tempo, lo confesso, serpeggia in me un dubbio. Il dubbio è questo: data per scontata l'esigenza di una maggiore sovranità del nostro paese, non sarà che, tra un po', discutere di energia e, appunto, di sovranità non avrà più alcun senso perchè, semplicemente, l'Italia non c'è più?

Mi spiego: gentile prof. La Grassa e voi tutti, gentili lettori, avete presente il volume La colata?http://www.chiarelettere.it/dettaglio/67389/la_colata . Avete presente il dato ivi riferito?

"Pensate che tra il 1990 e il 2005 sono stati divorati [in Italia] 3,5 milioni di ettari, cioè una regione più grande di Lazio e Abruzzo messi insieme (la Liguria tra il 1990 e il 2005 si è mangiata quasi la metà del territorio ancora libero!). Il tutto a un ritmo di 244.000 ettari all’anno (in Germania 11.000 all’anno)".

Uno dei maggiori responsabili di questo scempio, Giancarlo Galan che, come Governatore regionale, ha distrutto il Veneto che fu di Palladio e Giorgione, è stato nominato da Berlusconi ministro di questo governo! Un governo in cui continua, peraltro, a far danni: in questo caso come lobbista degli OGM!!

Ovviamente, la barbarie di cui parlo è assolutamente bipartisan, visto che, oltre a Galan, l'altro protagonista in negativo del libro in questione è il Governatore della Liguria Burlando. Ovviamente, ho ben chiaro che, al di là degli uomini, responsabile dei predetti scempi è l'ideologia neoliberista (penso che, su questo, il prof. La Grassa sia d'accordo).

Da questo punto di vista possiamo dire che, scampato il pericolo della barbarie assoluta rappresentata da un eventuale governo tecnico, anche il governo Berlusconi è e rimane comunque una vergogna. Stiamo attenti, anche di fronte al cancro rappresentato dal PD, a non rivalutare il socialismo craxiano e i suoi epigoni presenti nell'attuale governo (i Brunetta, i Sacconi, gli stessi Tremonti e Berlusconi, sconsiderati supporter del parassita Marchionne).

A proposito di costoro, e del tarlo neoliberista che li rode, vorrei citare un passo di un libro del grande Emmanuel Todd:

"Negli ultimi vent'anni sono però apparse anche forze contraddittorie che spingono all'integrazione totale al sistema americano. La rivoluzione liberale (reazione ultraliberale, per usare la terminologia di sinistra) ha prodotto nelle sfere europee una sorta di nuova tentazione. Come si è visto in precedenza, il mondo sviluppato è travagliato dall'affermazione delle tendenze oligarchiche. Le nuove forze sociali che stanno emergendo hanno bisogno di un leader. Proprio quando il loro ruolo militare non appare più necessario, gli Stati Uniti diventano i campioni planetari di una rivoluzione non egualitaria, di una mutazione oligarchica che riesce a sedurre le classi dirigenti di tutte le società del mondo. l'America ormai non propone più la protezione della democrazia liberale, bensì più denaro e più potere per quelli che sono già i più ricchi e i più potenti" (Emmanuel Todd, DOPO L'IMPERO - La dissoluzione del sistema americano, Gruppo Editoriale Il Saggiatore Spa, Milano 2005, p. 158).

A quanto pare, purtroppo, l'Italia, dalle frequentazioni eterodosse di Berlusconi riuscirà a importare solo, se ci riuscirà, gas e petrolio: non certo le idee anti-oligarchiche dei leader emergenti del mondo multipolare, che sono la cosa più importante!

Stiamo poi attenti (mi rivolgo sempre a La Grassa & co.) a parlare di nucleare: da questo punto di vista, Berlusca e i suoi nemici sono assolutamente equivalenti, non solo nel volerci imporre gli scassoni delle ditte amiche, ma anche nell'aver bruciato in modo bieco il patrimonio di conoscenze dei nostri ricercatori.

Ve la ricordate la cacciata del Premio Nobel Carlo Rubbia dall'ENEA? Secondo governo Berlusconi (2001-2006), ministro responsabile Claudio Scajola: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/08_Agosto/02/stella.shtml .
Rubbia è stato quindi costretto a cambiare interlocutori: la Spagna, per il solare termodinamico (http://www.ecoblog.it/post/1381/rubbia-e-il-solare-termodinamico) e l'India per il nucleare al torio (http://www.onegreentech.it/24/09/2008/nucleare-pulito-e-senza-rischi-grazie-al-torio/).

Ma non è finita: neanche Rubbia, a quanto pare, oltre ai governanti del Pidielle e del Pidimenoelle (in questo caso, la definizione di Grillo è assolutamente doverosa) risulta irreprensibile rispetto ad un episodio più sottaciuto ma particolarmente grave, nel decennio che sta per finire, di mortificazione del patrimonio scientifico nazionale. Mi riferisco al progetto della Fusione Fredda, portato avanti dai ricercatori dell'ENEA (gruppo Antonella De Ninno) nel triennio 1999-2002, e sfociato in una relazione conclusiva (il Rapporto 41) insabbiata un po' da tutti, a cominciare proprio da Rubbia.

Un resoconto sintetico ma esauriente della surreale vicenda è disponibile in due parti su Youtube:





Tre i punti da sottolineare:

  1. Citazione: "Purtroppo, ed inspiegabilmente, Rubbia dapprima convoca gli scienziati per raccoglierne i risultati, anzi, addirittura si prodiga in prima persona per stendere alcuni dettagli del rapporto, ma poi sparisce nel silenzio totale. Anche la stessa direzione dell'ENEA ignora le richieste di contatto dei ricercatori" (http://www.progettomeg.it/ffstoria.htm).
  2. Citazione: "...Il 20 ottobre del 2004 il Ministero delle Attività Produttive, nella persona del dirigente Salvatore Della Corte, che per caso incappò sul sito dell'ENEA, incuriositosi, lesse il Rapporto41 e volle vederci chiaro. Convocò la Presidenza della divisione Fusione dell'ENEA e la Dott.ssa De Ninno per capire perchè l'ENEA non diede seguito al lavoro iniziato, dato che la rilevanza del risultato era notevole. Ma la direzione ENEA, a fronte di un'offerta di finanziamento, cercò addirittura di convincere il Ministero a finanziare altri settori. Poi, pur di non perdere tutti i soldi, accettò il finanziamento di 800.000€ per proseguire gli studi sulla Fusione Fredda, ma affida il lavoro non più a Del Giudice-De Ninno ma ad un altro gruppo, quello di Vittorio Violante" (Ibidem).
  3. Mia deduzione: a quanto pare, il motivo per cui Violante venne preferito al gruppo De Ninno (i veri autori della ricerca e del suo successo) sta nei contatti americani e israeliani del primo (vedi seconda parte del video Youtube). Come si legge nel seguente link che ho trovato su Facebook, uno dei team che hanno portato avanti le ricerche in materia è una società che "ha nome israeliano, ma in realtà è di proprietà americana, che poi hanno avuto tutte le imbeccate dal team italiano di violante dell'ENEA": http://www.facebook.com/topic.php?uid=37230552949&topic=8460#topic_top .
Naturalmente, non è che Rubbia è stato cacciato per le sue ombre manageriali come dirigente ENEA: è stato cacciato perchè le sue conoscenze scientifiche relative al solare termodinamico e al torio rappresentavano comunque una minaccia per la lobby degli scassoni nucleari di cui sopra, lobby che è arrivata a far votare al Senato un'insipiente mozione contro il detto solare: http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=228&lang=it (tanto da far dichiarare allo stesso presidente ENEA Paganetto "Ritengo singolare che questo accada, perchè sul solare termodinamico siamo leader del mondo": http://it.wikipedia.org/wiki/Impianto_solare_termodinamico).

Ecco: adesso potete farvi un'idea di cosa c'è dietro i discorsi bovini dei nostri politici sulla "necessità del ritorno al nucleare".

sabato 25 dicembre 2010

Lo storico lituano Petras Stankeras costretto alle dimissioni per aver detto la verità

STORICO LITUANO ACCUSATO DI “NEGARE L’OLOCAUSTO”[1]

Di Thomas Kues, 27 novembre 2010

Il 25 novembre 2010 l’agenzia di informazioni AFP ha riferito la seguente notizia:

Uno storico lituano ha dato giovedì le dimissioni dal suo pubblico impiego dopo che sette ambasciatori di nazioni europee associate [alla Lituania, nella UE] lo hanno accusato di negare l’Olocausto. Il ministero dell’Interno della Lituania ha comunicato che Petras Stankeras, uno storico indipendente che occupava anche un posto di medio livello nel suo ufficio di programmazione [economica] ha, richiesto, dato le dimissioni. Il ministro dell’Interno Raimundas Palaitis ha detto che le opinioni di Stankeras sono personali.

‘Tali interpretazioni non hanno nulla in comune con la posizione del ministro dell’Interno sul genocidio ebraico’, ha detto Palaitis in una dichiarazione.

L’annuncio è arrivato il giorno dopo che gli ambasciatori di Inghilterra, Estonia, Finlandia, Francia, Olanda, Norvegia e Svezia avevano vituperato un articolo di Stankeras sui processi di Norimberga – nei quali gli Alleati vittoriosi processarono dopo la seconda guerra mondiale gli alti ufficiali nazisti tedeschi – pubblicato sul settimanale mainstream Veidas. Stankeras ha scritto che ‘i processi fornirono una base legale alla leggenda sui sei milioni di ebrei presuntamente uccisi’.

Gli ambasciatori hanno attaccato Stankeras in una lettera al ministro dell’Interno datata 24 novembre, lettera ottenuta giovedì dal Baltic News Service:

‘Tutto ciò equivale alla negazione dell’Olocausto e merita la più energica delle condanne’, hanno detto.

Essi hanno anche rimproverato le autorità lituane per non aver reagito rapidamente, e hanno chiesto conto della pubblicazione dell’articolo da parte di Veidas. Ma Gintaras Sarafinas, il redattore-capo della rivista, ha detto che né Veidas né Stankeras hanno negato l’Olocausto, e ha dato la colpa a un errore di stile. ‘Il nostro settimanale non nega l’Olocausto, non lo ha mai fatto e non lo farà mai. L’autore, che è uno storico di professione, voleva solo discutere il numero delle vittime’, ha detto Sarafinas a AFP.

‘Ammettiamo che la frase è sbagliata stilisticamente, poiché la parola “presuntamente” sarebbe dovuta stare altrove’, ha aggiunto.

In una dichiarazione, Efraim Zuroff, del Simon Wiesenthal Center con sede a Gerusalemme, ha detto che Stankeras dovrebbe essere incriminato in base alla legge anti-negazionista della Lituania[2].

L’articolo originale in lituano, “Niurnbergo karo nusikaltimų tribunolas – didžiausias juridinis farsas istorijoje” (Il Tribunale Militare di Norimberga: la più grande farsa legale della storia), può essere letto nell’edizione in rete della rivista Veidas[3]. È stata stampata sul numero 45 di Veidas dell’8 novembre 2010. C’è anche una traduzione inglese disponibile su un sito “olocaustiano”[4]. Secondo questa traduzione, il passaggio “negazionista” recita quanto segue:

It is also important that the Nuremberg process provided a legal basis to the legend about the six million supposedly murdered Jews [įgavo legenda apie 6 mln. neva nužudytų žydų], although the court didn’t have even a single document signed by Hitler on the extermination of Jews (no one has found this document to this day, if it even exists, although a million dollar prize has been promised)”.

Traduzione: “È anche importante che il processo di Norimberga ha fornito una base legale alla leggenda dei sei milioni di ebrei presuntamente sterminati, sebbene il tribunale non disponeva neppure di un singolo documento firmato da Hitler sullo sterminio degli ebrei (nessuno ha trovato finora questo documento, ammesso che sia mai esistito, nonostante sia stato promesso un premio di un milione di dollari)”.

Che non esista nessuna prova documentaria che Hitler abbia ordinato il presunto sterminio degli ebrei è stato ripetutamente ammesso da storici ortodossi dell’Olocausto. Christopher Browning, ad esempio, dichiarò nel 1985:

Non vi fu nessu ordine scritto per la soluzione finale, e non abbiamo nessuna menzione di un ordine orale, tranne ciò che Himmler disse a Heydrich quando disse di aver agito con l’approvazione del Führer[5].

Il dr. Petras Stankeras è autore dello studio Lietuviu policcija 1941-1944 metais (La polizia lituana 1941-1944) Lietuvos gyventojų genocido ir rezistencijos tyrimo centras, Vilnius 1998, pubblicato dal Centro Studi sul Genocidio Lituano, finanziato dallo Stato.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.revblog.codoh.com/2010/11/lithuanian-historian-accused-of-denying-the-holocaust/#more-1377

[2] “Lithuanian historian quits after Holocaust article” [Storico lituano dà le dimissioni dopo un articolo sull’Olocausto], in rete: http://ejpress.org/article/47477



[5] Colloquio dell’École des Hautes Études en sciences socials, l’Allemagne nazie et le génocide juif, Gallimard, Paris 1985, p. 200. Per dati ulteriori sulla non esistenza del “Führerbefehl” e sui problemi, per la storiografia mainstream, dell’inizio della presunta politica genocida, vedi Jürgen Graf, Thomas Kues, Carlo Mattogno, Sobibór. Holocaust Propaganda and Reality, TBR Books, Washington DC 2010, pp. 219-236.

venerdì 24 dicembre 2010

Liu Xiaobo e Horst Mahler: stessa battaglia

Il Presidente del Comitato del Nobel, il norvegese Thorbjoern Jagland, ha dichiarato il 10 dicembre scorso, assegnando il Nobel della Pace al cinese Liu Xiaobo: “Molti si chiederanno se malgrado la sua attuale potenza, la Cina non dimostri una certa debolezza nel ritenere necessario imprigionare un uomo per 11 anni per il solo fatto di aver espresso le sue opinioni[1]. Di fronte ad una tale dichiarazione, due tedeschi ben conosciuti in ambito revisionista, già condannati in passato proprio per aver espresso le loro opinioni, hanno scritto la lettera che segue in difesa del celebre avvocato revisionista Horst Mahler (foto), incarcerato dal 25 febbraio 2009, a 73 anni di età, e per 12 anni, anche luiper il solo fatto di aver espresso le sue opinioni”.

Al ministero federale della Giustizia
All’associazione tedesca dei magistrati
Alla Corte Suprema

Vlotho-Valdorf, 16 dicembre 2010

Oggetto: Il Premio Nobel della Pace 2010 fonda la revisione della condanna di Horst Mahler

Signore, Signori,

Liu Xiaobo ha ricevuto quest’anno il Premio Nobel della Pace per la sua coraggiosa critica dello Stato cinese e per il suo impegno senza riserve in favore delle legittime libertà dell’uomo.
La politica cinese ignora la libertà di espressione, la libertà di stampa e la libertà dell’arte, benché siano previste dalla Costituzione. Xiaobo non accetta questa contraddizione. Ma i dirigenti cinesi ritengono che abbia violato delle leggi dello Stato e che abbia diffamato quest’ultimo. È per questo che passa da criminale ed è stato condannato a undici anni di carcere.
Per questo, i governi e i media del mondo occidentale lo portano alle stelle. Ecco cosa dichiara il presidente del Comitato del Nobel, Thorbjoern Jagland, secondo un’informazione della Deutsche Presse-Agentur (dpa): “La costituzione cinese garantisce la libertà di stampa, la libertà di espressione e la libertà di riunione, oltre che la facoltà, per i cittadini, di criticare. Liu si è limitato a fare uso di questi diritti; deve essere liberato” (citazione tratta dal “Westfalen-Blatt di giovedì 11 dicembre 2010, p. 1).
Poiché i delitti imputati a Horst Mahler sono gli stessi, e cioè la critica nei confronti dello Stato – considerata, a quanto pare, una diffamazione della Repubblica Federale di Germania – e l’uso delle libertà legittime, il modo in cui viene pubblicamente presentato il caso Xiaobo non può che significare una cosa sola: la condanna di Horst Mahler a dodici anni di carcere è illegale.
La richiesta di revisione del suo processo è depositata da diverse settimane. Abbiamo motivo di sperare e di attenderci che dopo questa critica categorica, seppur indiretta, nei confronti della giustizia tedesca riguardo a Horst Mahler, questo giudizio vergognoso venga cancellato senza indugi.
Noi chiediamo alle istanze giuridiche menzionate in precedenza di intervenire energicamente in questo caso, soprattutto nel loro stesso interesse. Per ciò che concerne il trattamento inammissibile riservato ai detrattori del sistema, la Repubblica Federale non si comporta meglio della Cina.
Qualcuno potrebbe avere l’impressione che i responsabili politici della Repubblica Federale sono degli ipocriti, allorchè hanno già introdotto una dittatura alla cinese.
Bisogna dunque esigere la liberazione di Horst Mahler per il Nuovo Anno, senza grandi formalità. Ogni nuovo procedimento penale non farebbe che confermare i peggiori timori.

Distinti saluti,
Ursula Haverbeck
Rigolf Hennig

[1] http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/206346

La società aperta e i suoi nemici: la caccia alle streghe dell'FBI

STARE UNITI CONTRO LA CACCIA ALLE STREGHE DEL GOVERNO AMERICANO

Editoriale, The Electronic Intifada, 22 dicembre 2010[1]

Come The Electronic Intifada ha riferito a novembre[2], gli attivisti della solidarietà [pro-Palestina] e i pacifisti stanno subendo negli Stati Uniti una nuova ondata di repressione.

Dal 24 settembre, due dozzine di attivisti di Minneapolis, Chicago e altre città del paese sono stati citati in giudizio dall’FBI per comparire davanti a un gran giurì.

Ieri, Maureen Clare Murphy, animatrice del Palestine Solidarity Group di Chicago, e amministratore delegato di The Electronic Intifada, è stata una degli ultimi ad essere perseguita dal governo federale.

In un comunicato stampa diffuso dal Committee to Stop FBI Repression, Murphy ha dichiarato: “Insieme a diversi altri, sono stata citata a comparire davanti al gran giurì martedì 25 gennaio, nel Dirksen Federal Building di Chicago. Siamo accusati del lavoro che facciamo per far cessare i finanziamenti americani all’occupazione israeliana, e per far cessare la guerra in Afghanistan e l’occupazione dell’Iraq. Quello che è in gioco, per tutti noi, è il nostro diritto a dissentire e a cercare di cambiare la dannosa politica estera americana”[3].

Finora, tutti quelli citati in giudizio si sono rifiutati di comparire davanti al gran giurì. Nessuno è stato arrestato o è stato accusato di qualche reato, né il governo ha specificato i presunti reati che starebbe indagando.

Sebbene The Electronic Intifada in quanto tale non sia stata finora citata in giudizio – al contrario di quanto riferito da certi articoli – consideriamo il gran giurì e tutte le citazioni come parte di un vasto attacco contro i movimenti pacifisti e di solidarietà alla Palestina, e una minaccia a tutti i nostri diritti. Offriamo il nostro pieno sostegno alla nostra collega Maureen Clare Murphy e a tutti coloro che vengono vessati per la loro apologia legale di una politica estera americana giusta e non violenta.

Un gran giurì, non più in uso da nessuna parte fuori degli Stati Uniti, è uno strumento investigativo che permette al governo di costringere i cittadini a testimoniare anche se non sono sospetti di alcun reato. Nel caso attuale, come è accaduto molte volte nei trascorsi decenni, secondo i giuristi e gli esperti intervistati da The Electronic Intifada a novembre, sembra che il governo stia usando il gran giurì come forma di inquisizione politica e di raccolta informazioni per prendere di mira associazioni e singoli individui che operano per far cessare la guerra, e per una politica estera americana più giusta in Palestina, in Afghanistan, in Iraq e in Colombia.

A giugno, un rapporto dell’American Civil Liberties Union (ACLU) ha documentato 100 recenti incidenti registrati in 33 stati dove “americani sono stati messi sotto sorveglianza o molestati” da agenzie locali e federali “solo per aver deciso di organizzare, marciare, protestare, aderire a opinioni insolite e per aver avuto comportamenti innocui come scrivere appunti o scattare foto in pubblico”[4].

L’ACLU ha fatto notare che “le agenzie preposte all’applicazione della legge, negli Stati Uniti, dall’FBI alle polizie locali, hanno una lunga storia di spionaggio contro cittadini americani e di infiltrazione e di altre attività ostili contro associazioni che fanno politica”, e che “purtroppo, risulta che queste vecchie tendenze sono tornate alla luce”.

Da parte sua, l’FBI sostiene sorprendentemente che tutte le sue attività ricadono nei suoi compiti di proteggere gli Stati Uniti dal terrorismo, ma la storia recente dimostra che c’è un grande scetticismo al riguardo. Anche a settembre, l’Office of the Inspector General (OIG) – dello stesso FBI – ha diffuso un rapporto che critica duramente l’agenzia per aver spiato e ingannato il Congresso sulle ragioni per le quali stava spiando pacifisti e ambientalisti”[5]. In un caso, contrariamente alle affermazioni dell’FBI, l’OIG ha scoperto documenti che dimostrano che l’agenzia aveva preso di mira il Thomas Merton Center -- un’associazione pacifista di Pittsburgh – “a causa delle sue idee pacifiste”.

In altri casi, gli agenti dell’FBI hanno monitorato i raduni pacifisti e hanno preso nota dei partecipanti che avevano un aspetto ”medio-orientale”. Un agente ha bollato un’associazione come “comunista” in un contesto “in cui tale qualifica era irrilevante dal punto di vista legale”. La cosa più inquietante è che l’OIG ha scoperto che l’FBI aveva classificato – in modo assolutamente infondato – le indagini su Greenpeace USA e su The Catholic Worker, tra gli altri, come indagini sul “terrorismo”.

L’OIG ha sottolineato che le scoperte del suo rapporto su incidenti che risalgono al 2006 sono “importanti riguardo a quelle indagini correnti e future dell’FBI che potrebbero avere attinenza col Primo Emendamento”, e ha chiesto all’FBI di rivedere la propria prassi.

Nondimeno, un recente servizio del Washington Post ha documentato inquietanti comportamenti dell’FBI verso le comunità islamiche degli Stati Uniti, riguardo al pagamento di enormi somme di denaro a pregiudicati per agire clandestinamente e fomentare, a quanto pare, complotti terroristici in modo tale che il governo possa poi vantare di averli sventati con successo[6].

L’attuale campagna del governo contro i pacifisti è un crudo segnale del continuo deterioramento negli Stati Uniti delle libertà civili e dei diritti politici. Questi sviluppi ci ammoniscono a ricordare che la protezione ultima per la nostra capacità di operare liberamente – per far cessare le guerre in Iraq, in Afghanistan e in Colombia, per far cessare l’aiuto militare americano a Israele e per la giustizia e la pace in Palestina – è la nostra mutua solidarietà, mediante l’esercizio dei detti diritti, prima che ci vengano tolti.

Chiediamo a tutti i nostri lettori e amici di rimanere informati e di far sentire le proprie voci contro questa scandalosa caccia alle streghe che minaccia non solo poche dozzine di persone, ma i diritti che ognuno di noi deve poter esercitare per un mondo più pacifico.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://electronicintifada.net/v2/article11690.shtml
[2] http://electronicintifada.net/v2/article11626.shtml
[3] “FBI delivers subpoenas to four more anti-war, solidarity activists” (L’FBI cita in giudizio altri quattro attivisti per la solidarietà e contro la guerra): http://www.stopfbi.net/2010/12/21/fbi-delivers-subpoenas-four-more-anti-war-solidarity-activists-us-attorney-patrick-fitzge
[4] “Policing Free Speech: Police Survellaince and Obstruction of First Emendament-Protected Activity” (Sorvegliare la libertà di parola: il controllo di polizia e l’impedimento di attività protette dal Primo Emendamento): http://www.aclu.org/files/assets/Spyfiles_2_0.pdf
[5] “A Review of the FBI’s Investigations of Certain Domestic Advocacy Groups” (Esame delle indagini da parte dell’FBI su certe associazioni nazionali di attivisti): http://www.justice.gov/oig/special/s1009r.pdf
[6] “Tension grows between Calif. Muslims, FBI after informant infiltrates mosque” (Cresce la tensione tra i musulmani californiani e l’FBI dopo che un informatore ha infiltrato la moschea): http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/12/04/AR2010120403710.html

giovedì 23 dicembre 2010

La società aperta e i suoi nemici: SOS Racisme

CHE SUCCEDE A PEDRO VARELA, L’EDITORE SPAGNOLO?[1]

Di Maria Poumier

Nota introduttiva di Michael Hoffman: il caso di Varela non interessa affatto i letterati snob di New York, Londra o Parigi. Le sue scelte politiche sono totalmente sbagliate così il suo martirio non viene ufficializzato e non merita nessuna pubblicità, a parte qualche frasetta sprezzante (anche se credo che sulla stampa americana non abbia avuto neanche questo). Ora, se lui fosse un cabalista praticante, un talmid chacham[2], un ateo che odia i musulmani o un usuraio capitalista con una propensione per il mondo delle lettere, sarebbe differente. Ma, ahimé, non lo è. Così sta a noi, i non affiliati, disorganizzati, indipendenti ed eccentrici, sollevare l’ingiustizia della sua carcerazione, offrire un nuovo omaggio alla Catalogna e confortare il suo animo con qualche lettera.

BARCELLONA, dicembre, 2010Sta in carcere vicino a Barcellona, incarcerato da domenica 12 dicembre per essere stato condannato a 15 mesi. È la fine di una lunga corsa: il tribunale di Barcellona gli stava dietro dal 1996, per aver pubblicato, venduto e promosso libri che non piacciono alla lobby ebraica. All’inizio, venne perseguito per negazionismo dell’Olocausto; ma la Corte Suprema spagnola decise nel 2007 che tutto ciò in Spagna non era punibile, perché “la democrazia si basa sulla libertà di ricerca e di conoscenza scientifica, e la storia della seconda guerra mondiale è materia di scienza”. Così, adesso è stato ritenuto colpevole di istigazione all’odio e, ancor peggio: ha presuntamente approvato il grande H![3] Opina Varela: come puoi approvare un genocidio quando non credi che sia mai avvenuto?

Di solito, attualmente, in Spagna non si va in prigione se la sentenza è minore di 2 anni, dice il suo legale. L’ultima sentenza di Pedro è di 15 mesi, eppure lo mandano in prigione.

Il pubblico ministero, il cui nome è Miguel Angel Aguilar, è un ben noto amico di SOS Racism, un’associazione a guida ebraica che ha bisogno di trovare razzisti per giustificare la propria esistenza e per ricevere finanziamenti pubblici da parte dei contribuenti. Stesso discorso per la giudice principale, la signora Estela, come spiega Pedro.

La sentenza punisce Pedro per le sue intenzioni presunte, non per un qualche reato preciso; ma anche questa impostazione illegale non è affatto logica: riconosce il diritto di vendere ogni genere di libri, ma non il diritto di venderne, pubblicarne e promuoverne solo alcuni, anche quando la nostra società è basata sulla legge suprema delle merci; la questione non riguarda un libro particolare o un altro: in Spagna, finora, non c’è mai stato un elenco di libri proibiti; la maggior parte di quelli in catalogo sono stati già pubblicati da altri editori, o sono liberamente disponibili su internet.

Nell’elenco dei libri incriminati potete trovare un libro dello psicologo Hans Eynseck (disponibile sugli scaffali della grande librria spagnola “El Corte Ingles”), un libro contro la vivisezione degli animali, e qualche classico dell’estrema destra di autori tedeschi e rumeni, come pure di quelli spagnoli. Ma non è un elenco definitivo, e nel corso dei successivi processi è aumentato o diminuito!

Così, come sostiene Pedro, tutto ciò è molto peggio della vecchia Inquisizione: all’epoca, potevi ottenere un elenco dei libri proibiti, e stare lontano da essi; adesso invece l’elenco viene fatto a posteriori, è assolutamente nebuloso, e non proviene da nessuna autorità ufficiale, ma da misteriose forze straniere tramite i loro associati locali.

In realtà, la Catalogna è sempre stata vista dal resto della Spagna come un’enclave ebraica, con degli stretti legami con Genova, vicina alle sue coste. Barcellona ha la sola comunità ebraica importante della Spagna, con circa 5.000 persone. I Bauer, i Rotschild, i Danone, sono ancora famiglie importanti di Barcellona, e il popolare leader catalano Jordi Pujol ha mandato i propri figli in un kibbutz. Il pensatore sionista e critico d’arte Max Nordau (figlio del rabbino sefardita e poeta ungherese Gabriel Sudfeld, di un’antica famiglia di Saragozza) è a Barcellona che pubblicò la sua famosa Storia della Pittura Spagnola, così lui lì è considerato un catalano. Il libro di Angel Pulido, un importante scrittore che promosse un rinascimento intellettuale a Sefer, in Spagna, è stato tradotto in francese da Max Nordau.

Nello stesso tempo, la Catalogna ha delle forti tendenze anti-israeliane: la prevista conferenza di Sarkozy per estendere le strutture europee agli stati del Mediterraneo (che significa innanzitutto istituzionalizzare la presenza di Israele dentro tali strutture) è stata cancellata dal governo catalano per protesta contro i nuovi insediamenti ordinati da Netanyahu; l’anno scorso, il Ministro dell’Interno della Catalogna aveva guidato le proteste contro il massacro di Gaza, e cancellato una commemorazione dell’Olocausto prevista per il 29 gennaio. Quest’anno, un popolare scultore di nome Eugenio Merino ha suscitato l’ira d’Israele esponendo la sua “Ladder to Paradise”[4] [Scala per il Paradiso], raffigurante un musulmano prosternato sotto un cristiano inginocchiato, a sua volta sovrastato da un torreggiante e ilare rabbino. L’ADL [Anti-Defamation League] e i suoi congeneri considerano la Spagna come il paese più antiebraico dell’Europa occidentale. Lo Stato ebraico non ne venne riconosciuto fino al 1986.

Gli Stati Uniti non sono popolari qui ma i cablogrammi diffusi da Wikileaks mostrano che il governo di recente è stato pronto a sottomettersi alla richiesta dell’ambasciatore americano Aguirre[5] di lasciar cadere le accuse contro i marine americani che avevano ucciso il cameraman Couso sul terrazzo dell’Hotel Palestine a Baghdad; verranno probabilmente archiviati anche i casi riguardanti l’uso degli aeroporti spagnoli per le “prigioni volanti”[6] americane e la tortura a Guantanamo. La Spagna ritiene di avere una “giurisdizione universale”, come riteneva [anche] il Belgio, fino a quando dei giudici belgi cercarono di giudicare Ariel Sharon.

In un campo di battaglia così scabroso, la letteratura nazista fuori moda venduta da Pedro non rappresenta un pericolo reale per nessuno, soprattutto perché gli spagnoli non possono rivendicare di appartenere alla presuntamente sublime razza nordica: la vera razza padrona iperborea ha sempre riso degli spagnoli, considerandoli dei “bastardi africani degenerati”. In realtà, i catalani hanno la tendenza a un nazionalismo sprezzante e razzista, ma Varela non è un catalano separatista. Il riferimento a una mitologia germanica auto-adorante viene usato contro Varela perché permette di considerarlo un fantasma di Halloween venuto da un passato remoto.

Pedro Varela gradisce la sua strana fama: è cattolico, vegetariano e alpinista; vuole andare avanti nel suo percorso. Come lui dice, è colpevole di un genere di peccato da cui nessuno può tirarsi indietro o pentirsi: la ricerca della libertà dello spirito, non solo per i suoi camerati nazisti, ma per la Spagna tutta.

Scrivetein spagnolo oppure in ingleseal libraio spagnolo incarcerato:

Señor Pedro Varela
Centro Penitenciario Brians 1
Apartado de Correos 1000
08760-Martorell
Barcelona, Spagna

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://revisionistreview.blogspot.com/2010/12/imprisoned-spanish-bookseller-pedro.html
[2] Studioso del Talmud: http://en.wikipedia.org/wiki/Talmid_Chacham
[3] H sta per Holocaust: l’Olocausto.
[4] http://eglise1piege.unblog.fr/files/2010/03/lescalierduparadis.jpg
[5] http://www.elpais.com/articulo/english/US/Embassy/conspired/to/derail/cases/in/Spain/s/High/Court/elpepueng/20101130elpeng_2/Ten
[6] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-11-17/londra-maxiindennizzi-detenuti-guantanamo-063801.shtml?uuid=AYAvyHkC

mercoledì 22 dicembre 2010

Hamas denuncia l'ipocrisia dell'UNWRA

Letto il 18 dicembre sul sito israeliano Israel7.com, a proposito dell’UNWRA (United Nations Relief and Works Agency – Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei profughi palestinesi nel vicino oriente)

SHOAH: HAMAS DENUNCIA L’ONU[1]

18.12.2010

Hamas non si placa contro l’UNWRA, l’organismo dell’ONU riservato ai “profughi” arabo-palestinesi. L’ONU ha proposto che l’UNWRA organizzi dei viaggi negli Stati Uniti per degli studenti particolarmente capaci, e faccia loro visitare tra gli altri il Museo della Shoah di Washington.

L’organizzazione terrorista [!!!] ha chiesto ai responsabili locali dell’UNWRA di «annullare questo programma che costituisce una distruzione morale della valorosa gioventù palestinese» (sic). Il comunicato di Hamas precisa «che durante le visite già organizzate in passato in questo Museo oltre che al ‘Ground Zero’, le guide dell’UNWRA avevano dato delle spiegazioni che avevano suscitato la simpatia dei giovani per il destino degli ebrei, mentre bisognerebbe – al contrario – che si concentrassero sulla sofferenza che subiscono da parte di Israele».

Hamas vuole infine ricordare «che è il colmo andare negli Stati Uniti per imparare delle cose sui diritti dell’uomo mentre gli americani li violano ogni giorno in tutto il mondo, ivi compreso il proprio territorio».
[1] http://www.israel7.com/2010/12/shoah-le-hamas-denonce-l’onu/

Prodi e il South Stream: il voltafaccia del Mortadella

Due settimane fa, Romano Prodi aveva dichiarato:

“All'ultimo vertice tra Russia e Europa ho detto che Ue e Russia sono come vodka e caviale, devono andare assieme: c'e' una complementarita' enorme nelle strutture economiche, loro hanno bisogno di tecnologia e noi di materie prime ed energia. La complementarieta' con l'Europa e' un fatto e non e' vero che la Russia lo rifiuti", ha detto Romano Prodi, che ha aggiunto "non vedo una debolezza dell'Europa verso la Russia, vedo necessita' e interessi comuni, poi puo' darsi che la politica si muova in altre direzioni[1]. E, riguardo agli Stati Uniti, aveva aggiunto:

“nonostante le tensioni di oggi, gli Stati Uniti non potranno non avere un rapporto con la Russia, anche se oggi un elemento e' mutato perche' la scoperta di grandi giacimenti di gas negli Usa, il cosiddetto shale gas, sta cambiando questi elementi di convenienza"[2].

Poi, però, una settimana dopo, è uscito il seguente articolo:

LUNEDI' 13 DICEMBRE 2010 (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 13 dic - L'ex premier Romano Prodi ha voluto precisare che "una cosa e' fare gli interessi del Paese una cosa e' fare altro" con un riferimento indiretto ai rapporti tra l'attuale premier Silvio Berlusconi e quello russo Putin. Al momento della firma su South Stream - ha sottolineato Prodi - il governo italiano baso' la sua strategia seguendo alcuni punti. Primo, "dato che dipendiamo dall'estero era meglio dipendere da piu' paesi possibili, quindi Libia, Norvegia, Algeria e Russia". Per fare questo, era necessario "assicurarsi piu' linee di rifornimento e quindi anche South Stream". In terzo luogo era necessario "fare contratti di lungo periodo per garantire la sicurezza energetica". Da allora - riconosce Prodi - "le cose sono cambiate perche' con la scoperta di nuovi giacimenti noi abbiamo un'abbondanza di gas e quindi il problema si é rovesciato". Prodi tiene in ogni caso a sgombrare il campo da ogni interesse personale e, per dimostrarlo, sottolinea il no detto a Putin quando gli offri' la presidenza del South Stram: "Ho detto di no anche perche' non mi sembrava giusto che un politico che fa degli accordi poi ne godesse personalmente"[3].

Quindi, suggerisce Prodi, il South Stream meglio non farlo più - perché adesso c’è lo shale gas[4] – e quindi se l’integrazione con la Russia va in malora, pazienza.

Eppure, dal tenore del primo intervento, sembrava che il cambiamento degli “elementi di convenienza” riguardasse solo gli Stati Uniti. Forse, nel frattempo, il professore deve essersi ricordato – o qualcuno deve avergli ricordato – che da un accomandato di Goldman Sachs[5] e di British Petroleum[6] come lui non ci si aspetta che dica come stanno le cose, tanto meno con il fine di “fare gli interessi del paese”. No, da lui ci si aspetta esattamente che faccia “altro”.

[1] http://www.affaritaliani.it/politica/ue_prodi_russia_vodka_caviale061210.html
[2] Ibidem.
[3] http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-880599/eni-prodi-south-stream-no
[4] Sulla bufala dello shale gas, vedi il pezzo di Debora Billi: http://petrolio.blogosfere.it/2010/12/gas-di-scisti-stampa-italiana-halliburton-e-lattore-terrorista.html
[5] http://www.loccidentale.it/autore/andrea+holzer/mr.+prodi+e+i+soldi+della+goldman+sachs.002657
[6] http://it.finance.yahoo.com/notizie/bp-prodi-nell-advisory-board-ansa-a57ddce422c7.html?x=0

martedì 21 dicembre 2010

Joe Fallisi: lettera aperta a Paolo Cucchiarelli

Da Joe Fallisi ricevo e pubblico il seguente intervento in quanto, al di là delle singole valutazioni (opinabili, ma che comunque provengono da uno storico testimone dei fatti in questione) condivido il giudizio sul libro di Cucchiarelli, una pietra miliare da cui partire per ogni futuro studio su Piazza Fontana:

LETTERA APERTA A PAOLO CUCCHIARELLI

di Joe Fallisi

Caro Paolo, ho voluto attendere si diradasse la nebbia di veleni che ha accolto-avvolto il tuo libro alla sua uscita, decidendo di mettere nero su bianco il mio giudizio in proposito più di un anno e mezzo dopo, e proprio nel giorno in cui ricorre l'omicidio di Giuseppe Pinelli. Non sopporto l'automatismo e il conformismo tribale, perciò ho difeso allora il tuo diritto a pensarla diversamente da ciò che è quasi obbligatorio, nell'ambito degli anarchici, e più in generale della "sinistra" e dei "compagni", ritenere come versione ortodossa dei fatti del dicembre 69 (cfr. http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/60240, http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/60241, http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/60242,
http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/60246,
http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/60588,
http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/60955,
http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/61907, http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/67259). Conosco bene quei riflessi condizionati e le calunnie che colpiscono gli spiriti liberi. Ho ritenuto tu fossi un bravo ricercatore, non imboccato o prezzolato da nessuno. Continuo a pensarlo. E, se pure dovesse condurre a conclusioni difformi da quel che può piacermi o far comodo, preferirò sempre la ricerca intrepida della verità. Tuttavia sai che questo non significa, per me, condividere le tue tesi - in particolare quella che riguarda Valpreda -, anche se ritengo debbano essere tenute in seria considerazione, e discusse, vagliate con mente sgombra da pregiudizi. Il segreto di Piazza Fontana ha tre pregi fondamentali ai miei occhi. Da un lato è scritto molto bene (cosa rara ai giorni nostri, tanto più nella letteratura d'inchiesta); dall'altro è evidentemente frutto di un enorme lavoro di prima mano e fornisce una gran mole di documentazione comunque utile; infine, costituisce la più esauriente e valida ricostruzione sin qui fornita dei percorsi degli esplosivi e di tutti gli altri strumenti di strage che girarono per l'Europa in quegli anni come un fiume nero sotterraneo, seminando a tempo debito la morte. Ma è proprio su ciò di cui sei convinto in relazione a Piazza Fontana e a Valpreda e, anche, alla fine di Pinelli che abbiamo idee diverse. Chiarisco subito. Non presumo che le mie ipotesi corrispondano alla verità storica. Il fatto è che anche le tue sono tali. Né io né te possediamo autentiche "prove" a supporto delle nostre diverse congetture. Si tratta di ragionamenti, basati sulla documentazione oggi a disposizione (anche per merito tuo), che presentano caratteristiche variabili di razionalità e verosimiglianza. Ed è certo che spesso la realtà dimostra di superare la fantasia, soprattutto nel male - chi avrebbe immaginato orrori quotidiani e oramai "normali" come quelli che i tiranni succhiasangue odierni continuano a perpetrare in Palestina (ultima notizia d'una catena infinita di crimini dei delinquenti sio-razzisti: http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/78037) o in Iraq, in Afghanistan (cfr. http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/77913), o la ubiqua, mostruosa predazione degli organi (cfr. http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/78089), davvero da inferno in terra, da Kali Yuga?... ma è, appunto, sul grado di verosimiglianza che ci si deve confrontare nell'ambito di differenti ipotesi. Non possiamo escludere, anche se non sembra molto probabile, che in futuro qualche nuova confessione (magari prima di morire - penso, per esempio, a qualcuno dei sopravvissuti di quella stanza maledetta del quarto piano della Questura), o nuova rivelazione o evidenza dicano la parola definitiva. Per ora dobbiamo affidarci all'interpretazione dei dati in nostro possesso.

Su Valpreda

In estrema sintesi sostieni che l'anarchico milanese sia stato colpevole, ma "a metà", depositando nella "banca di morte" (cfr. http://www.nelvento.net/blues.html) una bomba meno potente dell'altra, portata a sua insaputa e in contemporanea da estremisti di destra. E senza rendersi conto che il timer del proprio ordigno glielo avevano, oltre a tutto, manipolato... l'esplosione, insomma, l'avrebbe sì voluta, ma a uffici vuoti... Dunque, non solo comunque corresponsabile oggettivo della strage: utile, anzi perfetto idiota, ancorché di buon cuore. E qui subito devo dichiarare il mio aperto dissenso. Vedi, io Valpreda, al contrario di te, l'ho conosciuto di persona e frequentato proprio durante la fine degli anni 60. Temo tu non abbia letto quel testo ("Sulla ballata del Pinelli", http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/78316, http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/78317, http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/78318) che ti avevo fatto avere, convinto potesse esserti utile per comprendere meglio e i tempi e i personaggi di cui ti stavi occupando. Pietro non era affatto stupido, né incolto. Piuttosto un autodidatta (come tutti gli anarchici che ho amato: Pinelli, Augusta, Franco Leggio...), ma generoso, sveglio, curioso e aperto intellettualmente, non conformista... semmai malato di giovanilismo, abbastanza ingenuo e un po' fanfarone... certo non traditore né vile... mai stato al servizio di nessuno il Pietro!... Se fosse come dici tu, si tratterebbe di questo. Si vuole, dall'alto (servizi segreti "deviati" italiani e, più in su, centrali internazionali atlantiche, greci, Mossad), in combutta con gruppi neofascisti, produrre un rivolgimento istituzionale violento, qualcosa di simile a quel che è successo in Grecia... e innanzi tutto rimettere a cuccia gli operai, che hanno alzato troppo la testa... Chi fare "lavorare" a questo scopo senza che lo sappia, su chi far ricadere, post festum, la colpa del sangue che sarà versato?... Ecco un gruppuscolo romano che può andare molto bene... il "22 marzo"... sbraitano nelle manifestazioni in piazza "Bombe, sangue, anarchia!", c'è al loro interno tale Merlino, ex-camerata e sempre amico di Delle Chiaie, il boss di Avanguardia Nazionale spione doppiogiochista... e pure Ippoliti, un poliziotto che fa regolari rapporti alle autorità... sono sbrindellati, spontaneisti, avventuristi... Merlino, imbeccato dal "Caccola", che sta costruendo la trama insieme con qualche agente spia e un gruppo di neonazi veneti di Ordine Nuovo, convincerà Valpreda a piazzare una bomba "dimostrativa" (crederà quest'ultimo, povero fesso) alla Banca dell'Agricoltura di Milano... si sa che deve andare nella città perché convocato al Palazzo di Giustizia nei giorni in cui sono programmati i botti... ce ne saranno vari nella stessa giornata, sia nella capitale, sia nel capoluogo lombardo... e qui uno micidiale e decisivo... proprio quello di cui risulterà autore il ballerino claudicante... l'innesco della bomba e la regolazione del timer saranno fatti a Milano, in una casa dove l'inconsapevole anarchico andrà apposta ("un abbaino che stava in vicolo Margherita [oggi passeggiata Malagodi]", Il segreto di Piazza Fontana, p. 642)... prima dell'ultimo percorso... e si provvederà anche a piazzare una o forse due altre borse fatali, questa volta affidate ad attentatori seri, DOC, controllori di tutta l'operazione (ibid., p. 643)...
Cosa non "funziona" in questa ipotesi, secondo il mio giudizio? Moltissimo - anche se, ribadisco, la realtà può in effetti superare ogni supposizione o fantasia.
Innanzi tutto un'osservazione relativa alla catena incredibile di processi, sette, dal Nord al Sud d'Italia, che i fatti di Piazza Fontana generarono nel corso di 38 anni. Come sai nessun pentito vi fu tra gli anarchici, al contrario che nelle file dei neofascisti, di cui uno in particolare, Carlo Digilio di Ordine Nuovo - morto il 12 dicembre (!) del 2005 -, confessò in modo esplicito il proprio ruolo nella preparazione dell'attentato in qualità di esperto di esplosivi. Tutti alla fine risultarono assolti per Piazza Fontana, eccetto lui, riconosciuto colpevole della strage - il reato sarebbe stato poi prescritto in virtù delle attenuanti guadagnate con la collaborazione (alla figura chiave di Digilio tu stesso dedichi 31 pagine - 551-582 - del tuo libro). Se si era deciso di incastrare Valpreda, a parte la storia del "riconoscimento" di Rolandi (che scomparve presto, prima di un vero confronto giudiziario, e che molto probabilmente portò, in quel breve assurdo viaggio in taxi, un sosia, forse Nino Sottosanti), il modo migliore sarebbe stato far dichiarare a Digilio o a chi per lui che nell'abbaino milanese era proprio salito Valpreda per la preparazione dell'innesco e del timer. Di più, e in relazione ai burattinai istituzionali. Quando Valpreda venne arrestato nel Tribunale di Milano e di lì condotto a Roma (il 16 dicembre, immediatamente dopo l'assassinio di Pinelli, sarebbe stato incriminato per Piazza Fontana), NON fu per la strage milanese, ma perché era sospettato di una delle bombe esplose a Roma lo stesso 12 dicembre, che procurarono, per fortuna, solo qualche ferito. Non ti sembra assurdo se già si sapeva - anzi, si era programmato - in alto loco (Ufficio Affari Riservati et similia) che era proprio lui l'autore dell'attentato "importante"? E come spiegare che in tutto l'arco delle sue traversie (ma anche dopo, fino alla sua scomparsa), sottoposto a ogni genere di pressioni, Valpreda abbia mantenuto la sua versione iniziale, mai ammettendo alcuna responsabilità e mai coinvolgendo nessuno? E senza, appunto, che nessun pentito, di nessuna parte, lo indicasse nel frattempo colpevole e lo incastrasse con qualche, anche minimo, riscontro? E ancora. Tu sei convinto che Pinelli avesse rotto con Pietro e ne pensasse ogni male possibile. Posso dirti che ti sbagli sicuramente. Devi credermi sulla parola, come del resto chiedi ai lettori del tuo libro presentando la testimonianza di "Mister X" (ibid., pp. 641-646). Due individui che godono della mia completa fiducia hanno raccolto non molto tempo fa, prima che morisse, la confidenza di una persona che aveva frequentato così Pino come Pietro. Pinelli, ancora a ridosso di quei tragici avvenimenti, si fidava concretamente di Valpreda. Entrambi aiutavano la resistenza greca, questo è il fatto, e la cosa, almeno ai miei occhi, va solo a loro onore. Ma non ha niente a che vedere con Piazza Fontana e l'immonda ciurma di infami e disgraziati che si mosse allo scopo di ottenere la strage alla Banca Nazionale dell'Agricoltura. Di più non posso dire, perché sono anch'io vincolato dalla discrezione. Lo faranno forse, al momento che riterranno opportuno e nella sede debita, gli stessi miei amici di cui sopra. A proposito. Non ti è mai venuto in mente che "Mister X", il quale sostiene che quel pomeriggio non due, ma tre (!!!) borse (due nere, dei fascisti, una marrone, di Valpreda) furono depositate nella banca a Milano in un viavai tragigrottesco di taxi e di sosia (ibid., p. 643), possa averti reso la sua testimonianza mescolando il vero al falso proprio allo scopo di un depistaggio chimerico e definitivo? Del resto, lo ripeto, come mai Digilio, che sicuramente "informato dei fatti" lo era, e in primissima persona, non confermò neppure a te la presenza di "due borse con due ordigni nella BNA" (ibid., p. 561), né, tantomeno, il ruolo che presumi abbia avuto Valpreda? A parte la faccenda dei "raddoppi" o persino "triplicazioni" di borse a Piazza Fontana, le tue conclusioni sull'attentato sono simili a quelle della contro-inchiesta delle Brigate Rosse (cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_piazza_Fontana). Penso che ti sbagli, come si sbagliarono loro.

Su Pinelli

In questo caso preferisco, piuttosto che contestare la tua, darti direttamente la versione che ritengo io più verosimile. Per sapere da una fonte non poliziesca cosa possa essere successo verso la mezzanotte del 15 dicembre 1969 al quarto piano della Questura milanese, disponiamo di una sola testimonianza utile, le dichiarazioni di Pasquale "Lello" Valitutti, che si trovava in stato di fermo nella stanza accanto a quella in cui avvenne la tragedia. A mio parere non l'hai tenuta nella considerazione che indubbiamente merita. Lello affermò ai magistrati che lo interrogarono di aver visto uscire Calabresi dal suo ufficio una sola volta e di lì entrare e rimanere per tutto il tempo nella stanza dell'interrogatorio. Dunque non è vero, stando alle sue parole di cui mi fido, che al momento della caduta di Pino Calabresi fosse altrove, come invece, ad usum Delphini, stabilì la sentenza del giudice D'Ambrosio. Che davvero non so con quale faccia di palta sepolcrale poté concludere che "L'istruttoria lascia tranquillamente ritenere che il commissario Calabresi non era nel suo ufficio al momento della morte di Pinelli" (http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Pinelli). Ma, a parte la presenza o meno di Calabresi, sono i tempi indicati da Valitutti ad essere di estremo rilievo per la comprensione di quel che poté accadere. Egli ha sempre sostenuto che circa 15 minuti prima di udire il tonfo del corpo di Pinelli precipitato nel cortile, sentì un netto trambusto provenire dalla stanza in cui si trovava Pino. Poi silenzio, fatale. Nessun grido, nessuna esclamazione, neanche una parola. E neppure in contemporanea o subito dopo quel rumore sordo. Questo è quello che penso io: Pinelli, durante gli interrogatori, deve aver capito dell'esistenza, all'interno del Ponte della Ghisolfa e del suo stesso gruppo, Bandiera Nera, di una lurida spia che informava puntualmente la questura, Enrico Rovelli, alias "Anna Bolena" per lo Stato. I poliziotti sapevano troppe cose dell'attività per la resistenza greca di Pinelli e dei suoi compagni più intimi. E quello era proprio il cavallo di Troia e il ricatto con cui tentavano di incastrare sia lui sia Valpreda... Non escludo abbia compreso anche il vero ruolo di Sottosanti, un individuo di cui si fidava troppo generosamente, e come in realtà era avvenuta la strage... avrà detto qualcosa di troppo all'indirizzo degli sbirri e di Calabresi... Il suo stato di salute, dopo tutti quei giorni di fermo illegale, già non era buono... una percossa brutale deve avergli tolto la conoscenza... a quel punto fu presa la decisione, non immediata, di sbarazzarsi del corpo, evitando così autoambulanze, ricovero in ospedale, inchieste e scandalo sui maltrattamenti. Questo fu il "balzo felino" di cui parlò lo svergognato Allegra (ibid.), in realtà la defenestrazione e caduta quasi in verticale di un corpo già privo di sensi e con addosso entrambe le scarpe - mentre la terza rimase nella mano, anzi era la mano, dei suoi assassini.

Pietro, Pino... riposate in pace, amici miei, compagni. Sarete ancora, ci posso scommettere, in qualche stanzetta magica, su tra le nuvole, a giocare a scopa con l'Augusta, un bicchiere di vino sul tavolo.

Milano, 15 dicembre 2010

Gli auguri di Natale di Germar Rudolf

Ecco il messaggio che riceviamo dal revisionista tedesco Germar Rudolf, autore dell’epocale Rapporto Rudolf[1], che è valso al suo autore anni di persecuzioni, condanne e, infine, tre anni e otto mesi di carcere nel suo paese d’origine, la Germania. Uscito di prigione il 5 luglio 2009, Rudolf, sposato con un’americana, non ha ancora avuto l’autorizzazione per tornare negli Stati Uniti con la sua donna e la sua piccola figlia. La notizia che ci fornisce è rivoltante:

Carissimi,

il 15 novembre, data nella quale scadeva il mio divieto di tornare negli Stati Uniti, il consolato [americano] di Francoforte aveva promesso che il mio caso sarebbe stato esaminato nel giro di 5 giorni lavorativi. Dopo 8 giorni lavorativi ancora nessuna reazione. I miei avvocati riuscivano a ottenere una risposta all’inizio del mese di dicembre: un funzionario del consolato presentava le sue scuse, forniva come spiegazione che il ritardo era dovuto a un cambiamento di personale e prometteva che questa volta il mio caso sarebbe stato esaminato al massimo nel giro di 14 giorni.

E allora, che dire? I 14 giorni sono passati e indovinate cosa è successo? Niente. Le richieste presentate al consolato dai miei avvocati non hanno provocato finora nessuna reazione. Allora, andiamo avanti…La prossima promessa che mi faranno sarà di quattro settimane, poi di otto, poi di sedici…

Auguro a tutti un felice Natale!
Il mio non lo sarà.

Best regards,
Germar
[1] http://vho.org/dl/ENG/trr.pdf

lunedì 20 dicembre 2010

La società aperta e i suoi nemici: i poliziotti del pensiero del CDEC

I poliziotti del pensiero - e parassiti di pubblico denaro (e che denaro: 300.000 euro!) - del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea)[1] hanno pubblicato l’ennesima lista di proscrizione[2]. Vi sono alcune significative “new entries”: i siti “Disinformazione” e “Don Chisciotte”, bollati come “antisemiti” in quanto “cospirazionisti”. L’improntitudine di Stefano Gatti & co. è senza limiti (in pratica, per questi emuli di Fahrehneit 451, ogni sito di civile controinformazione è “antisemita”) ma, tranquilli: tra i cospirazionisti sono ben lieto di figurare anch’io (che pure sto in testa alla categoria dei “negazionisti”)!

Le rivelazioni Wikileaks delle ultime settimane hanno infatti confermato quanto sostengo – a proposito della vera provenienza degli attacchi al governo Berlusconi – sin dall’estate scorsa. Vi ricordate il pezzo del 28 Luglio, quello in cui mettevo in relazione la nascita dellafronda internadi Fini con l’ostilità degli americani per il gasdotto South Stream[3]?

E vi ricordate quando, il 30 Ottobre, scrivevo: “Non mi stancherò di ripeterlo: la ribellione dei finiani contro Berlusconi nasce su indicazione di Washington e il motivo è costituito da “quel minimo di politica energetica portato avanti dal premier italiano””[4]?

Bene, questa tesi “cospirazionista” ha ricevuto conferma fattuale nei giorni scorsi da un ormai famoso cablogramma dell’ambasciata americana di Roma:

“Per attaccare frontalmente il problema, Post ha messo in campo una vigorosa strategia diplomatica e d’affari pubblici diretta a figure chiave, interne ed esterne al Governo [italiano]. Il nostro scopo è duplice: educare più profondamente gl’interlocutori circa le attività russe e dunque sul contesto della politica statunitense, e costruire a mo’ di contrappeso un’opinione dissenziente sulla politica russa, specialmente dentro il partito politico di Berlusconi. Dall’inizio dell’estate, col ritorno di Berlusconi al potere e la crisi georgiana, abbiamo coinvolto dirigenti del Governo italiano, aggressivamente e a tutti i livelli. Pol, PA e Econoff hanno coinvolto membri di partito, contatti nel Governo italiano, pensatoi ed anche la stampa, al fine di fornire una narrazione alternativa all’insistenza di Berlusconi che la Russia sia un paese stabile e democratico, provocato dall’Occidente. Lo sforzo sembra stia pagando. L’opposizione ha cominciato ad attaccare Berlusconi accusandolo d’aver scelto la parte sbagliata. Alcuni nel PdL hanno cominciato a rivolgersi a noi privatamente, per dirci che gradirebbero un maggiore dialogo con noi sulla questione russa, ed hanno rivelato il loro interesse a sfidare l’infatuazione di Berlusconi per Putin”[5].

E vi ricordate quando, proprio a proposito delle “rivelazioni Wikileaks”, scrivevo tempo fa che “…è possibile, se non probabile, che si tratti dell’ennesima operazione false flag del governo americano”[6]?

Anche in questo caso è giunta una conferma che, seppur non fattuale, è comunque una testimonianza autorevole: quella del Gran Maestro Gioele Magaldi (uno che, a quanto pare, ha sotto di sé 7.000 “fratelli”, sia pur dissidenti[7]):

“Davvero vogliamo continuare a raccontare che le attuali indiscrezioni provenienti da qualche gola profonda del Dipartimento di Stato USA nuocerebbero all’amministrazione Obama? Se una nazione volesse fare sapere ai nemici (vedi ad esempio le notizie relative all’Iran e al fatto che, in caso di attacco americano, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Giordania ed altri paesi islamici sarebbero in prima fila tra i co-belligeranti), ma soprattutto agli alleati cosa pensa di loro, fuori dai denti e senza il paludamento del minuetto e dell’ipocrisia diplomatica, cosa dovrebbe fare? Magari favorire la diffusione di gole profonde e di portavoce telematici come Julian Assange. O no? Bene, qual'è il messaggio che lo Zio Sam consegna, tramite Wikileaks, all’alleato italico? Quale messaggio ha provocato reazioni rabbiose e risentite del povero indignato Frattini, pronto ormai a bruciare sul rogo l’indiscreto Julian Assange? Il messaggio è forte e chiaro: Berlusconi è un alleato infido e inaffidabile, lingua in bocca con l’altrettanto infido Gheddafi, con l’anti-israeliano Erdogan, con Putin (cui consegna un pericoloso controllo sull’approvvigionamento energetico italiano, al di fuori dell’alleanza atlantica). E non solo Berlusconi è infido e inaffidabile, ma anche incapace di governare, poco lucido, in cattive condizioni psico-fisiche e giunto ormai al capolinea.Perciò prima gli italiani lo mandano a casa, meglio è.”[8]

Allora, avete capito perché i parassiti di denaro pubblico del CDEC vogliono la chiusura di siti come questo e, possibilmente, la persecuzione giudiziaria dei loro autori?

[1] Me ne sono già occupato qui: http://andreacarancini.blogspot.com/2010/07/adriana-goldstaub-e-luso-del-termine.html
[2] http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1256752
[3] http://andreacarancini.blogspot.com/2010/07/silvio-berlusconi-da-cesare-piccolo.html
[4] http://andreacarancini.blogspot.com/2010/10/berlusconi-commissariato-da-tremonti-in.html
[5] http://www.eurasia-rivista.org/7227/shale-gas-vs-south-stream-la-campagna-del-corsera . Il testo originale lo potete trovare anche qui: http://forum.politicainrete.net/eurasiatisti/48314-la-politica-estera-eni-pdl-10.html
[6] http://andreacarancini.blogspot.com/2010/11/operazione-wikileaks-la-cyberguerra-di.html
[7] http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article11328
[8] http://www.grandeoriente-democratico.com/lettera_aperta_n2_al_Fratello_Silvio_Berlusconi.html