giovedì 30 settembre 2010

Una lettera di Gerd Honsik

Ecco la traduzione dell'estratto di una lettera del 25 Settembre di Gerd Honsik, 69 anni, padre di tre figli, detenuto a Vienna dal 6 Ottobre 2007. Nonostante fosse stato già condannato a 5 anni di carcere, ridotti in appello a 4, il procuratore di Vienna ha creduto necessario perseguirlo per altri due libri revisionisti e, il 10 Settembre 2010, è stato condannato dal giudice Andreas Böhm ad ulteriori 2 anni[1]. Naturalmente, ha presentato appello.

(…)
È interessante notare che i grandi media non hanno parlato molto del caso Vincent R.[2] Si è verificato lo stesso fenomeno del mio caso: all’inizio del mio ultimo processo, il 20 Luglio, tutti i giornali hanno scritto un pezzo. La posizione che abbiamo difeso, i miei avvocati e io, era molto solida e abbiamo presentato diverse prove per ciascun punto affrontato.
Alla fine del processo, nessun giornale ne ha riferito, nonostante fossero stati presenti diversi giornalisti.
Cordiali saluti (…) oltre che al prof. Faurisson e a tutti i veri amici della Francia.
FINE

Perché, anche lì, questo silenzio dei media? Si vergognano, come ha scritto Vincent Reynouard?
In ogni caso, ciò che conta per i nostri prigionieri, sono le vostre lettere.
Basta solo qualche parola, inviata all’indirizzo di Gerd Honsik (con eventualmente un biglietto da 5 euro) e gli regalerete un piccolo raggio di sole:

Signor Gerd Honsik
JA Wien-Simmering
Brühlgasse 2
A-1110 Vienna
Austria
[1] http://andreacarancini.blogspot.com/2010/09/due-anni-di-carcere-in-piu-per-gerd.html
[2] Reynouard.

Le Monde e il tabù dell'"Olocausto"

Letto sul sito del quotidiano “Le Monde” il 29 Settembre 2010:

Cinque anni dopo, il giornale danese che ha pubblicato le caricature di Maometto è sempre minacciato di attentato[1]

Di Olivier Truc (inviato speciale a Copenhagen)
(…) Nel libro che ha pubblicato giovedì, Flemming Rose [nella foto, redattore capo delle pagine culturali del “Jyllands-Posten” che aveva pubblicato le caricature di Maometto] ritorna sul caso delle caricature ma tutto ciò non occupa che una trentina di pagine sulle cinquecento del suo libro, più ampiamente consacrato al dibattito sulla libertà di espressione. “Penso che in Europa, dobbiamo spazzare davanti alla nostra porta. Vi sono delle forze all’interno della UE che vogliono limitare la libertà di espressione criminalizzando per esempio la negazione dell’Olocausto. Ma un tabù autorizza un altro tabù e permette agli islamisti di pretendere che non si profani l’immagine di Maometto, pena l’accusare gli europei di doppia morale”. (…)
FINE

E la stessa fonte, nella versione cartacea del 30.09.2010, p. 9:

Un libro per chiudere il caso delle caricature in Danimarca

(…) Il giornalista danese si preoccupa per i tentativi della Germania, tra gli altri, di limitare la libertà di espressione criminalizzando la negazione dell’Olocausto: “Un tabù autorizza un altro tabù e permette agli islamisti di pretendere che non si profani l’immagine di Maometto, pena accusare gli europei di doppia morale. E se approviamo delle leggi per rispettare i tabù degli uni e degli altri, cadiamo nella tirannia del silenzio.
FINE
[1] http://www.lemonde.fr/europe/article/2010/09/29/cinq-ans-apres-le-journal-danois-qui-a-publie-les-caricatures-de-mahomet-est-toujours-menace-d-attentat_1417388_3214.html

mercoledì 29 settembre 2010

Radio Courtoisie parla ancora di Vincent Reynouard

Ecco la trascrizione di un estratto della trasmissione “Le rendez-vous politique de la réinformation” (L’appuntamento politico della contro-informazione), diffusa su Radio Courtoisie in diretta lunedì 27 Settembre 2010:

(…)
HENRY DE LESQUEN: Abbiamo parlato nel nostro precedente appuntamento politico di contro-informazione del caso di un altro detenuto condannato ingiustamente alla prigione, che è Vincent Reynouard. Avete fatto il conto del numero dei giorni…
JEAN-YVES LE GALLOU: Sì ma, bisogna saperlo: per un semplice reato d’opinione, ricordiamolo, per un semplice reato d’opinione!
HdL: Ha contestato la storia ufficiale.
JYLG: È stato condannato a un anno di prigione e questo quando, attualmente, in Francia, non si mettono persone in prigione quando la condanna non supera…non un anno, sono due anni: sotto i due anni di prigione non si va più in prigione in Francia; semplicemente perché non c’è posto e perché la legge lo permette: legge votata anche recentemente, negli ultimi due anni.
HdL: Una legge Sarkozy.
JYLG: Ebbene, Vincent Reynouard, lui, per semplice reato d’opinione è stato condannato a un anno di prigione. Stava in Belgio. La Francia ha chiesto la sua estradizione. È stato arrestato in Belgio. È stato estradato e sono 40 giorni che sta in prigione a Valenciennes, 40 giorni che bisogna sommare a, credo, 60 o 70 giorni [42 giorni, in realtà] che aveva già fatto in una prigione belga, la questione è quella di sapere se i giorni che ha fatto in Belgio saranno detratti oppure no. In ogni caso, ecco qualcuno che, per un semplice reato d’opinione…
HdL: È un militante revisionista che, come prima di lui, Georges Theil e Alain Guionnet, è stato condannato alla prigione per aver contestato il modo in cui gli ebrei sono morti nei campi di concentramento. E in virtù della Legge Gayssot del 13 Luglio 1990, tutto ciò viene definito “contestazione di crimini contro l’umanità”, si tratta del solo caso, straordinario, dove non si ha il diritto di discutere un’opinione storica. È incredibile ma è così. Voi potete dire che lo sterminio vandeano non c’è stato, che la Shoah degli armeni è una fantasia inventata dai nemici dei turchi, che gli ucraini e i cambogiani non sono mai stati vittime di un genocidio ma se, sulla Shoah degli ebrei, avete la sfortuna di discutere una virgola della versione ufficiale per come è stata incisa nel marmo dal Tribunale di Norimberga, che è stato però, ve lo ricordo, un tribunale dove i vincitori hanno giudicato i vinti, il che non è esattamente il miglior modo di formulare un giudizio [a nome della] giustizia universale, ebbene da quel momento, in virtù della legge del 13 Luglio 1990 del deputato comunista Gayssot, vi mettono in prigione, vi possono mettere in prigione. È incredibile. Dunque, questa legge scellerata va assolutamente abrogata: i fatti storici si difendono da sé; non hanno bisogno di una legge che li difenda. Voi sapete che Régis Debray, in un libro che si chiama “Pour en finir avec les religions”, ha scritto qualcosa di assai divertente al riguardo. Ha detto: “L’Europa non conosce più il sacro, salvo due punti essenziali: i Diritti dell’uomo e Auschwitz”.
JYLG: Sì, assolutamente.
HdL: Ma è la religione della Shoah che adesso è la religione ufficiale, protetta dalla legge Gayssot, che è una legge contro la bestemmia. In ogni caso, dire tutto ciò non vuol dire [difendere] le opinioni di Reynouard, significa semplicemente dire che, quale che sia l’assurdità delle sue opinioni, lui potrà dire che la Terra è piatta e ha il diritto di dirlo, si ha il diritto di esprimere un’opinione, non si dovrebbe, in modo perfettamente legale, in un paese che si crede un paese di libertà, gettare la gente in prigione semplicemente perché costoro hanno espresso un’opinione che non si confà alla verità ufficiale. Tutto ciò, è intollerabile. E bisogna saperlo, bisogna dirlo, perché è uno scandalo. Si potrebbe proteggere per legge qualsiasi opinione: si potrebbe immaginare una legge che proibisca, per esempio, di contestare il dogma del riscaldamento climatico, non ne siamo lontani del resto.
JYLG: Sì, perché hanno accusato quelli che non credono al riscaldamento climatico di essere dei “negazionisti” e se si applicasse loro l’equivalente della legge Gayssot oggi sarebbero in prigione.
(…)
FINE

Il link di Radio Courtoisie:
http://www.radiocourtoisie.fr/
Poi cliccare, a destra, su “Cliquer sur ce lien”.

Proiettato all'Université Libre de Bruxelles un film su Dieudonné

GLI STUDENTI EBREI CONDANNANO IL DIBATTITO ALLA LIBERA UNIVERSITÀ DI BRUXELLES SU UN CONTROVERSO COMICO FRANCESE

24 Settembre 2010[1]

Bruxelles (EJP) – Le organizzazioni degli studenti ebrei hanno condannato questa settimana la decisione di un’università di Bruxelles di concedere una tribuna per esprimersi a Dieudonné M’Bala M’bala, un controverso comico francese che è stato condannato diverse volte per antisemitismo

L’Unione degli Studenti ebrei del Belgio (UEJB) e l’Unione Europea degli Studenti Ebrei (EUJS) ha reagito all’organizzazione, questa settimana, alla ULB [Université Libre de Bruxelles], di un dibattito sulla libertà di espressione durante il quale è stato proiettato un film intitolato Est-il permis de débattre avec Dieudonné?.

In questo film di un’ora e mezza, realizzato da un giornalista simpatizzante, Dieudonné dichiara che “i più grandi imbroglioni del pianeta sono gli ebrei”. Egli continua: “In Francia, bisogna essere ebrei per avere libertà di espressione. Meglio morire che arrendersi a questi cani” [Sarà vero che ha detto queste cose? Meglio verificare guardando direttamente il film].

Il film mostra anche le relazioni amichevoli di Dieudonné con il leader dell’estrema destra francese Jean-Marie Le Pen, e con il Presidente dell’Iran Mahmoud Ahmadinejad.

In una dichiarazione, la UEJB e la EUJS hanno stigmatizzato la faziosità del moderatore, che è il vice-rettore dell’università Marc Van Damme, come pure il poco spazio lasciato all’unico contraddittore, Joel Kotek, professore di storia all’ULB, che ha condannato l’odio razzista di Dieudonné.

Gli studenti ebrei hanno detto di essere rimasti scioccati “dalla tesa atmosfera d’intimidazione verso gli ebrei e verso lo Stato di Israele che ha caratterizzato gli interventi di gran parte del pubblico”.

Essi hanno esortato le autorità dell’università a prendere in considerazione “il deterioramente allarmante del clima nel nostro campus e a combattere contro le conseguenze dell’importazione del conflitto arabo-israeliano”.

Una deputata di Bruxelles, Viviane Teitelbaum, che era presente al dibattito, ha sottolineato che sotto il manto della libertà di espressione “ci è stato propinato un film scadente che glorifica un negazionista, antisemita e razzista che è favorevole alla lapidazione”.

Il quarantaquattrenne Dieudonné M’bala M’bala, che è di origini camerunesi, è stato condannato diverse volte in Francia per insulti razziali in seguito ai suoi commenti sull’Olocausto e sugli ebrei.
Nell’Ottobre del 2009, i giudici francesi gli hanno ordinato di pagare 10.000 euro per i suoi pubblici insulti antisemiti e gli hanno ingiunto di pagare ulteriori 10.000 euro per danni e spese legali alle organizzazioni ebraiche e antirazziste che lo avevano querelato.

Era stato incriminato dopo aver invitato Robert Faurisson - un accademico già condannato per negazionismo dell’Olocausto - sulla scena per ricevere un premio satirico da parte di un attore vestito da deportato ebreo durante uno show a Parigi.

Egli cerca spesso la polemica e ha persino tentato di entrare in politica presentandosi alle elezioni del Parlamento Europeo come capo di un cosiddetto partito “antisionista”.

Nel Settembre del 2007, Dieudonné venne multato dopo aver accusato gli ebrei di sfruttare la “pornografia della memoria” e aver attaccato una “lobby sionista che coltiva l’idea dell’unicità della loro sofferenza…e che ha dichiarato guerra ai neri”.

Due mesi dopo venne portato in tribunale e multato di 5.000 euro per aver paragonato gli ebrei ai trafficanti di schiavi.
[1] http://ejpress.org/article/46159

Nel 1976 il prof. Faurisson scopre le piante di Auschwitz

A seguire un messaggio datato 28 Settembre, del prof. Faurisson, a proposito di una scoperta da lui fatta34 anni fa:

Guardate:
http://robertfaurisson.blogspot.com/2010/09/retour-sur-ma-decouverte-le-19-mars_14.html

In questo testo, accompagnato da illustrazioni, troverete, per la prima volta, la traduzione in francese di una lettera che ho inviato in inglese a Lady Renouf.

A quelli che dubitano delle conclusioni revisioniste su Auschwitz, suggerisco di porre le seguenti domande:

Come mai sono state tenute nascoste le piante di questi crematori di Auschwitz e di Birkenau che si ritiene contenessero dei grandi mattatoi chimici denominati “camere a gas”, e tutto ciò fino a quando un revisionista (R. Faurisson) scopre queste piante il 19 Marzo 1976 e inizia a pubblicarle, non senza difficoltà, a partire dall’inizio del 1979? Non sarà perché queste piante rivelano il carattere perfettamente banale e inoffensivo di questi crematori? In particolare, non sarà perché la “camera a gas” che visitano ad Auschwitz-I milioni di turisti e di pellegrini è solo, come provano queste piante, una grossolana truffa polacco-comunista?

martedì 28 settembre 2010

L'Italia dell'Ulivo: lo scemo del villaggio globale

La politica non ha memoria. Pierluigi Bersani, qualche tempo fa, ha auspicato la nascita del “nuovo Ulivo”[1], evidentemente contando sul fatto che gli italiani si sono dimenticati ciò che ha combinato quello vecchio. Facciamo allora un salto indietro nel tempo, agli anni 1992-98, gli anni ruggenti della Seconda Repubblica. Qualche nome: Amato, Ciampi, Draghi, Prodi, D’Alema, Veltroni, Fassino, Rutelli, Rosy Bindi. Cosa è stato fatto in quegli anni? Essenzialmente tre cose: le “privatizzazioni” (saccheggio dell’industria di stato, liquidazione dell’Italia come grande potenza industriale, dequalificazione dei servizi pubblici), la “moderazione salariale” (riduzione iniqua degli stipendi, attacco allo stato sociale, precariato), l’”ingresso dell’Italia in Europa” (subalternità alla Bundesbank e alla BCE, proibizione degli aiuti dello Stato all’economia, recessione permanente).

Sono le facce e e programmi che hanno fatto dell’Italia lo scemo del villaggio globale.

Consiglio di leggere al riguardo, per un quadro d’insieme del disastro, l’aureo libretto di Antonio VenierIl disastro di una nazionesaccheggio dell’Italia e globalizzazione”, pubblicato nel 2000 dalle Edizioni di Ar. Nonostante qualche riserva (come quando definisce “dequalificante come poche” l’attività turistica, p. 114) è ancora oggi un utile strumento di comprensione della reale caratura del nostro ceto politico.

Dalla detta pubblicazione, riproduco a seguire l’appendice A7 (pp. 151-153):

ALCUNI DATI SULLE PRIVATIZZAZIONI

Di seguito sono elencate le più importanti privatizzazioni operate nel periodo 1992-1998. Quando possibile sono indicati il ricavo, i beficiari dell’operazione, le dimensioni delle aziende privatizzate, etc.
Per la compilazione dell’elenco, che non ha pretese di completezza né di assoluta precisione, sono state consultate documentazioni di varia fonte (principalmente la «Relazione sulle privatizzazioni» del Ministero del tesoro e notizie di stampa). Tuttavia dobbiamo rilevare come fino ad oggi manchi una documentazione, accessibile al pubblico, che fornisca l’elenco completo delle innumerevoli privatizzazioni grandi e piccole, indicandone ricavo effettivo, debiti trasferiti, etc.

a) Nell’anno 1992/93 (Governo Amato, poi Ciampi)

ITALGEL (IRI-SME) – 1600 dipendenti – quota ceduta 62% per 431 miliardi a Nestlé
CIRIO-BERTOLLI-DE RICA (IRI-SME) – quota ceduta 62% per 310 miliardi a FISVI poi Unilever e Cragnotti
CREDITO ITALIANO (IRI) – 15.800 dipendenti – quota ceduta 55% per 1801 miliardi – per 80% a piccoli azionisti, controllo Mediobanca e altri
SIV (vetro EFIM) – 3800 dipendenti – quota ceduta 100% per 210 miliardi all’inglese Pilkington
NUOVO PIGNONE (ENI) – 5100 dipendenti – quota ceduta 70% per 713 miliardi a General Electric (USA) – (ulteriore 9% ceduto a G. E. nel 1997).

b) Nel 1994 (Governo Ciampi, poi Berlusconi)
IMI (Min. Tesoro) – 900 dipendenti – ceduta 1° tranche 33% per 2180 miliardi – controllo a banche (San Paolo, Cariplo, Montepaschi)
BANCA COMMERCIALE ITALIANA (IRI) – 18000 dipendenti – quota ceduta 51% per 2891 miliardi – piccoli azionisti 85%, controllo a Mediobanca, Generali, Paribas, Commerzbank
INA (Min. Tesoro) – 4600 dipendenti – ceduta 1° tranche 47% per 4530 miliardi – controllo a banche (San Paolo, Cariplo)
ACCIAI SPECIALI TERNI (IRI) – 24.300 dipendenti – quota ceduta 100% per 600 miliardi a KAI (Krupp, Falk, etc.)
SME (IRI) – 18.900 dipendenti – ceduta 1° tranche 32% per 723 miliardi a Luxottica/Benetton.

c) Nel 1995 (Governo Dini)

ITALTEL (IRI-STET) – 15.000 dipendenti – quota ceduta 50% per 1000 miliardi a Siemens (Germania)
ILVA LAMINATI PIANI – 18.000 dipendenti – quota ceduta 100% per 1929 miliardi a Gruppo Riva
IMI (Min. Tesoro) – ceduta 2° tranche 19% per 1200 miliardi
SME (IRI) – ceduta 2° tranche 15% per 341 miliardi a Luxottica/Benetton
ENI (Min. tesoro) – 95.000 dipendenti – ceduta 1° tranche 15% per 6.229 miliardi ad azionariato diffuso
ISE (IRI-settore energia) – 150 dipendenti – quota ceduta 74% per 370 miliardi ad Edison-EDF (Francia)
ENICHEM-AGUSTA (ENI) – 1100 dipendenti – quota ceduta 70% per 336 miliardi a cessionari non noti
INA (Ministero Tesoro) – ceduta 2° tranche 18,4% per 1.887 miliardi a banche.

d) Nel 1996 (Governo Dini, poi Prodi)

DALMINE (IRI) – 4700 dipendenti – quota ceduta 84% per 301 miliardi a Techint/Rocca
ITALIMPIANTI (IRI) – 1.200 dipendenti – quota ceduta 100% per 42 miliardi a cessionari non noti
NUOVA TIRRENIA (CONSAP – navigazione) – 900 dipendenti – quota ceduta 91% per 548 miliardi
SME (IRI) – ceduta 3° ed ultima tranche 15,2% per 121 miliardi
INA (Min. Tesoro) – ceduta 3° tranche 31% per 3.260 miliardi
MAC – quota ceduta 50% per 247 miliardi a GEC-Marconi (GB)
IMI (Min. Tesoro) – ceduta 3° tranche 5,9% per 501 miliardi
ENI (Min. Tesoro) – ceduta 2° tranche 15,8% per 8.872 miliardi ad azionariato diffuso
ALFA ROMEO AVIO (IRI-FINMECCANICA) – quota ceduta 75% per 200 miliardi a Fiat.

e) Nel 1997 (Governo Prodi)

ENI (Min. Tesoro) – ceduta 3° tranche 17,6% per 13.230 miliardi ad azionariato diffuso
TELECOM (Min. Tesoro) – quota ceduta 92,5% per circa 26.000 miliardi ad azionariato diffuso – controllo a nucleo stabile (7,5% azioni) costituito da banche, FIAT/IFIL, soci stranieri
FINCANTIERI (IRI) – ceduto 100% a NEW SULZER AG per 151 miliardi a società finlandese
SEAT (IRI) ceduto 44,7% per 1.650 miliardi a Comit, De Agostini, etc.
Banco di Napoli (Min. Tesoro) 60% per 62 miliardi

f) Nel 1998 primo semestre (Governo Prodi)

ENI (Min. Tesoro) – ceduta 4° tranche 14,2% per 13.000 miliardi ad azionariato diffuso (con la 4° tranche ENI risulta privatizzato al 62% con 41.000 miliardi di incasso totale)
ITALIA NAVIGAZIONE (IRI-Finmare) – quota ceduta 100% per 150 miliardi ad armatori privati italiani (D’Amico)
AEM (Comune di Milano) – quota ceduta 49% per 1400 miliardi ad azionariato diffuso
ALITALIA (IRI) – cessione controllo alla olandese KLM (attraverso scambio azioni o cosiddetta «joint venture»)
ELSAG-BAILEY (IRI-Finmeccanica) – quota ceduta 100% per cifra non nota ad acquirenti stranieri
LLOYD TRIESTINO (IRI-Finmare) – quota ceduta 100% per cifra non nota a gruppo Evergreen (Taiwan)
Banca Nazionale del Lavoro (Min. Tesoro) – quota ceduta 67,8% per 6.707 miliardi ad acquirenti non noti

Successivamente sono state eseguite altre importanti operazioni di privatizzazione, fra cui quella della società AUTOSTRADE (IRI), conclusa nel 1999.
[1] http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Edicola/Bersani-Ora-nuovo-Ulivo-e-alleanza-democratica-per-battere-Berlusconi_874107649.html

lunedì 27 settembre 2010

L'alleanza Italia-Libia: un antemurale contro Al-Qaeda.

Ieri ho scritto che su un tema cruciale come quello della politica estera Antonio e Di Pietro e Luigi De Magistris stanno facendo la figura dei dilettanti. Noto infatti con inquietudine che, riguardo agli storici accordi di partenariato politico ed economico con la Libia, i due esponenti dell’IDV – che pure sono personaggi d’innegabile spessore – si comportano esattamente come i leader del PD (definiti tempo fa da Marco Travaglio come “l’opposizione più stracciacula della storia dell’umanità")[1]: parlano infatti di Putin e di Gheddafi come se fossero il “male assoluto” ma non dicono una parola sullo scempio rappresentato nel nostro territorio, ad esempio, dalla base di Sigonella[2].

Ma possibile, mi dicevo in questi giorni, che il fatto che il Mediterraneo stia tornando ad essere - mica tanto, solo un po’, per carità - il Mare Nostrum, dia tanto fastidio? Poi mi è venuto in mente, che dietro la ridda dei veleni propalati contro Berlusconi, oltre a motivi di tipo squisitamente economico[3], ci potrebbe essere anche dell’altro, qualcosa di persino più torbido dello strapotere finanziario.

Da qualche tempo si leggono infatti su fonti serie notizie di un radicamento di Al-Qaeda nell’Africa subsahariana[4].

Ora, il sottoscritto è convinto che su Al-Qaeda abbiano ragione giornalisti come Blondet e Tarpley, che considerano i suoi appartenenti come i tagliagole islamisti della Cia e del Mossad[5].

A questo punto mi sono chiesto: non sarà che la sorveglianza delle motovedette libiche costituisca un fastidio, oltre che per la libertà di movimento dei clandestini, anche per i terroristi che cominciano a fare capolino nel Mediterraneo? E non sarà che dietro l’indignazione per le sorti, indubbiamente deprecabili, dei clandestini ci sia anche qualcuno, appartenente ai soliti “ambienti atlantici”, decisamente contrariato che la Libia del colonnello, da qualche tempo, costituisca un antemurale tra noi e i detti tagliagole?

Osservazione fatta da profano dei temi della sicurezza quale sono, che non pensava di trovare conferme a breve di questo pensiero, anche per la difficoltà di consultare interlocutori edotti sull’argomento. Poi, oggi, mi sono imbattuto in queste parole del ministro Frattini, che sembrano confermare quanto detto finora e che invito a soppesare attentamente:

“Dall’altro lato, la striscia di instabilità che dall’Africa occidentale attraversa il Sahel, risale verso il Corno d’Africa e arriva fino al Golfo di Aden e alla penisola arabica. Un’area generatrice di fattori destabilizzanti che investono il Mediterraneo[6] e mettono a repentaglio la stessa sicurezza europea. Basti pensare, a questo riguardo, al drammatico fenomeno dell’immigrazione clandestina, alla presenza di cellule che fomentano il terrorismo islamico, al traffico di droga e al crimine organizzato, alla pirateria”[7].

Certo, nonostante questi aspetti positivi, la politica estera dell’Italia continua a pagare pedaggi intollerabili all’arroganza degli Stati Uniti e di Israele (Berlusconi, per capirci, non è certo Erdogan[8]): proprio l’Italia infatti si distinse a suo tempo per essere uno dei sei paesi che all’Onu votarono contro[9] il Rapporto Goldstone[10], avente per oggetto i crimini di guerra compiuti dall’esercito israeliano a Gaza durante l’operazione Piombo Fuso. Ma è proprio qui che emerge il ruolo nefasto delle opposizioni, dalle quali sarebbe doveroso aspettarsi non più atlantismo ma meno atlantismo e che invece finiscono immancabilmente (non solo gli stracciaculi del PD) per fare il gioco dei nemici internazionali dell’Italia, ed è questo il primo bubbone della politica nazionale.

[1] http://allegriadinaufragi.blogspot.com/2010/04/scappellamento-destra.html
[2] http://scienzamarcia.altervista.org/mazzeo.html
[3] Spiegati qualche tempo fa con lucidità da Mario Sechi: http://hurricane_53.ilcannocchiale.it/2010/09/02/perche_londra_e_parigi_critica.html
[4] http://www.giorgiobongiovanni.it/politica-mondiale/2448-santa-alleanza-in-africa.html
[5] Tarpley ha definito Al-Qaeda come la “Cia Arab Legion”: http://www.youtube.com/watch?v=rgLXziNeZhM
[6] Grassetti miei.
[7] http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/ArchivioNotizie/Interventi/2010/03/20100311_Convegno_TorVergata.htm
[8] http://www.infopal.it/leggi.php?id=13487
[9] http://www.agoravox.it/article/approvato-dall-onu-il-rapporto-10032.html
[10] http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/specialsession/9/docs/UNFFMGC_Report.pdf

domenica 26 settembre 2010

Berlusconi e Fini: il vero oggetto del contendere

Ho finito di leggere nei giorni scorsi Mondo privato e altre storie, il denso e interessante “taccuino familiare e politico” pubblicato l’anno scorso, presso Bollati Boringhieri, da Marta Dassù, direttore della rivista «Aspenia», ben nota – agli addetti lavori – esperta di politica estera, già consigliere dei presidenti del Consiglio Massimo D’Alema e Giuliano Amato.
Particolarmente degno di riflessione, il seguente passaggio (p. 88), che può dirci qualcosa anche sull'attuale crisi politica:

“Era una strano destino che a guidare l’Italia fosse proprio Massimo D’Alema, quando la Nato decise, nel marzo del 1999, l’intervento militare contro la Serbia: la prima delle guerre definite umanitarie, a difesa della popolazione kosovara albanese. Secondo Francesco Cossiga, non era affatto destino ma era stata una scelta: D’Alema avrebbe esitato meno di Romano Prodi – la previsione era questa, negli ambienti atlantici, che quindi avallarono il cambio di governo a Roma. Non sono certa, ancora oggi, quanto questa ricostruzione – condivisa da Carlo Scognamiglio[1], allora ministro della Difesa – fosse fondata o forzata. Ma è indubbio che D’Alema, non esitò, dopo il fallimento dei negoziati di Rambouillet fra serbi e albanesi del Kosovo, a mettere in gioco l’Italia.”.

Eppure all’epoca, i media si occuparono molto più di Bertinotti, presunto dominus della caduta di Prodi, che degli “ambienti atlantici” che furono i primi responsabili del cambio della guardia.

Oggi stiamo vivendo una situazione analoga: a giudicare dal tono prevalente del dibattito politico, sembrerebbe che la resa dei conti tra Berlusconi e Fini dipenda, a scelta, dalla “mancanza di democrazia interna del PDL”, dal “processo breve”, dalla legge sulle intercettazioni, o da altri motivi di politica interna, quando invece la ragione prima dello scontro riguarda essenzialmente la politica estera: gli accordi economici e politici tra Italia e Libia e, soprattutto, il gasdotto South Stream, che per gli americani non s’ha da fare.

Questo per dire che è la politica estera la chiave di volta della politica nazionale ma ben pochi, tra i giornalisti e i politici che tengono banco sui media, ne parlano, vuoi per provincialismo, vuoi per faziosità (perché non si vuole ammettere l’esistenza dei condizionamenti d’oltreoceano), vuoi – e questo è il caso dei finiani - per omertà: perché è bene che la gente non capisca davvero quello che sta succedendo.

In ogni caso, quello che emerge è che su questo tema cruciale – il ruolo dell’Italia sulla scena internazionale – certi oppositori di Berlusconi che vanno per la maggiore, come Di Pietro e De Magistris, stanno facendo la figura dei dilettanti allo sbaraglio[2].

[1] Al seguente indirizzo potete leggere la lettera di Scognamiglio con cui l’ex ministro rivendica la detta ricostruzione, la risposta di Romano Prodi e la successiva replica di Scognamiglio: http://www.arcipelago.org/storie%20italiane/dalema_jugo.htm
[2] Vedi la recente richiesta di embargo alla Libia, da parte di Di Pietro: http://it.notizie.yahoo.com/19/20100915/tpl-italia-libia-di-pietro-serve-embargo-1204c2b.html e le considerazioni “politicamente corrette” di De Magistris su Gheddafi e Putin: http://www.luigidemagistris.it/index.php?t=P1386

Processo di appello per Mons. Williamson

Da un dispaccio AFP del 17 Settembre 2010[1] abbiamo appreso che il processo di appello contro Mons. Richard Williamson, Vescovo inglese della Fraternità San Pio X, si terrà in Germania il prossimo 29 Novembre.

Ricordiamo che Mons. Williamson era stato condannato lo scorso 16 Aprile per “incitamento all’odio razziale” – in realtà: per revisionismo – dal tribunale di Ratisbona e condannato a 10.000 euro. Avrebbe potuto evitare il processo pagando la somma di 12.000 euro ma si era opposto, ritenendo che il pagamento di tale somma rischiava di sembrare un riconoscimento di colpevolezza.

Durante il processo di primo grado, la Fraternità gli aveva proibito di presentarsi all’udienza ma questa volta il suo avvocato, Matthias Lossmann, lascia trapelare il dubbio: “Non è ancora completamente chiaro ma non penso che questa volta la Fraternità San Pio X gli impedirà di venire”.

Nel Gennaio del 2009, Williamson aveva detto ad una televisione svedese, che lo stava intervistando in Germania, che nei campi di concentramento tedeschi perirono da 200.000 a 300.000 ebrei, e aveva contestato l’esistenza delle camere a gas omicide.
[1] http://ejpress.org/article/46008

sabato 25 settembre 2010

Bernard Antony per l'abrogazione della legge Gayssot.

Nella sua uscita di sabato 18 Settembre, con il titolo “Libérez Vincent Reynouard!”, il giornale “Présent”, quotidiano (o quasi) della stampa nazionale e cristiana – recentemente richiamato all’ordine da uno dei nostri corrispondenti – ha pubblicato un comunicato di Bernard Antony, presidente dell’Institut du Pays Libre (70 bd St. Germain, 75005 Paris) e sempre molto attivo presso questo quotidiano. B. Antony riferisce di essere stato messo al corrente sulla sorte di Reynouard dal medesimo corrispondente, a cui vanno i nostri complimenti per la tenacia.

Liberate Vincent Reynouard!

È con sbalordimento e indignazione che ho appreso della condanna al carcere del “negazionista” francese Vincent Reynouard [foto], padre di otto figli. Non condivido nulla delle convinzioni “nazionalsocialiste” di quest’ultimo, nulla delle sue convinzioni razziste e neanche della sua strana “versione radicale del cattolicesimo”. Tutto ciò è per me aberrante.

Ma rimane il fatto che Vincent Reynouard è condannato per reati d’opinione, quando non si mandano in prigione quelli che negano i genocidi del comunismo - in Ucraina, in Cambogia e altrove - quelli che negano il genocidio degli armeni e altri cristiani sterminati dal regime massonico dei Giovani Turchi.

E peggio ancora, vi è la negazione di questi genocidi per occultamento, il vero memoricidio compiuto ahimé dalla maggior parte dei libri di storia, mediante i quali si organizza l’oblio nazionale e internazionale dei crimini più giganteschi contro l’umanità.

Dopo il suo voto nel Luglio 1990 da parte di un parlamento di meduse, la legge Rocard-Gayssot non ha cessato di instaurare, con un effetto perverso, un clima di dubbio sull’immenso abominio del nazismo e del suo sterminazionismo, di cui santa Benedetta della Croce (Edith Stein) e santo Massimiliano Kolbe, assassinati ad Auschwitz, sono stati delle vittime emblematiche tra un’immensa folla.

Con grande lucidità, la grande giornalista e scrittrice francese di confessione ebraica, Annie Kriegel, aveva analizzato e denunciato, nel “Figaro” del 3 Aprile 1990, questa legge che affidava al potere giudiziario di “perseguitare il reato d’opinione e di espressione”. Ho citato molte volte l’essenziale del suo testo e lo tengo a disposizione di tutti.

In seguito, Elisabeth Badinter e cinquecento storici hanno denunciato a loro volta le “leggi memoriali” volte ad accreditare in storia “una verità ufficiale”.
È tempo di abolire la scellerata legge Rocard-Gayssot.

I negazionisti di tutte le mostruosità totalitarie - Giovani Turchi, nazisti o comunisti – generate nella logica della rivoluzione giacobina, sterminatrice della Vandea, devono essere confutati ma non perseguitati. Altrimenti, la polizia del pensiero deve rinchiuderli tutti. Allora, Vincent Reynouard non sarà il solo!

È evidente che il suo imprigionamento è ad un tempo stupido e crudele.

Bisogna abolire la legge Rocard-Gayssot.

Bisogna liberare Reynouard.

Bisogna punire l’ingiuria e la diffamazione e ogni incitamento alla perversione. Anche contro i cristiani!

Non bisogna punire il reato d’opinione.

Bisogna far avanzare la verità a rischio della libertà.

Bernard Antony
14 Settembre 2010

venerdì 24 settembre 2010

Belgio: il cuore di tenebra dell'Europa

Come previsto, la Corte d’appello di Bruxelles ha espresso il suo verdetto nel processo al senatore “negazionista” belga Roeland Raes[1]:

EX SENATORE DEL VLAAMS BLOK CONDANNATO PER NEGAZIONISMO
Mercoledì 15 Settembre 2010[2]

L’ex senatore del partito Vlaams Blok, Roeland Raes, è stato condannato, mercoledì, per negazionismo, dalla Corte d’appello di Bruxelles in seguito alle affermazioni fatte dall’interessato in un’intervista alla televisione olandese NCRV. La corte ha espresso nei suoi confronti una dichiarazione di colpevolezza. Egli dovrà inoltre versare delle somme, per danni e interessi, al Centre pour l’égalité des chances et la lutte contre le racisme (CECLR) e al Forum delle associazioni ebraiche.

I fatti datano al 26 Febbraio 2001. In un’intervista alla televisione olandese NCRV, Roeland Raes aveva in particolare minimizzato il genocidio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Aveva anche espresso dei dubbi sull’autenticità del Diario di Anna Frank[3]. In seguito a tali affermazioni, era stato esautorato dalla vicepresidenza del Vlaams Blok. Aveva parimenti lasciato i propri incarichi di senatore e di amministratore all’Università di Gand. La corte ha tenuto conto della lunghezza della procedura, ritenendo che il ritardo ragionevole sia stato superato, e si è quindi accontentata di formulare una dichiarazione di colpevolezza. L’ex senatore è stato parimenti condannato al pagamento dei danni e degli interessi al CECLR e al Forum delle associazioni ebraiche, parti civili in questo caso. Egli dovrà versare 1.800 euro a ciascuna di queste organizzazioni. In primo grado, il tribunale correzionale l’aveva condannato a 4 mesi di prigione con la condizionale.

FINE

Riferito tutto ciò, non ho potuto fare a meno di associare questa notizia (è reato in Belgio anche soltanto dubitare dell’autenticità del Diario di Anna Frank) ad un’altra notizia, sempre proveniente dal Belgio, quella del presunto suicidio – avvenuto nel Luglio scorso - del giornalista investigativo Alain Gossens, che a lungo si era occupato del serial killer Marc Dutroux (foto) e dell’impunitissima rete di pedofili a lui associata[4]. Ecco, questo oggi è il Belgio: il cuore di tenebra dell’Europa.
[1] Me ne sono occupato qui: http://andreacarancini.blogspot.com/2010/06/belgio-roland-raes-in-appello.html
[2] http://www.skynet.be/actu-sports/actu/belgique/detail_ancien-senateur-vlaams-blok-condamne-pour-negationnisme?id=701508
[3] Su questo, vedi anche: http://andreacarancini.blogspot.com/2010/07/proibito-in-svizzera-contestare-il.html
[4] http://antonella.beccaria.org/2010/09/20/la-storia-di-alain-gossens-e-di-un-suicidio-alquanto-tempestivo/

giovedì 23 settembre 2010

Il caso Kevin Käther: il delirio della polizia del pensiero tedesca

Una nostra corrispondente ci ha inviato il seguente contributo sull’affare Kevin Käther, che prontamente traduciamo:

Riassunto dell’affare Kevin Käther
Situazione alla metà di Settembre 2010

Forniamo a seguire le grandi linee e gli ultimi sviluppi dello straordinario affare del giovane revisionista tedesco Kevin Käther che, come un altro giovane tedesco, Dirk Zimmermann, si è autoaccusato di aver distribuito (a tre destinatari) il libro del chimico tedesco Germar Rudolf “Lectures on the Holocaust”[1], ed è stato per questo oggetto di diverse condanne.
. Nel 2008, Kevin Käther spedisce per conoscenza alcune pubblicazioni revisioniste a 3 persone, riconoscendo egli stesso in tale occasione di infrangere la legge tedesca, che proibisce persino la semplice menzione in pubblico di una tale letteratura.
. Viene incriminato.
. Sapendo di non aver il diritto di utilizzare per la propria difesa delle argomentazioni revisioniste in un’aula giudiziaria in seduta pubblica – poiché tutto ciò in Germania è considerato come una diffusione pubblica delle argomentazioni revisioniste! (il che in pratica priva le persone accusate di revisionismo di qualunque possibilità di difesa) – egli chiede le porte chiuse.
. Le porte chiuse gli vengono rifiutate!
. Il suo PRIMO PROCESSO comincia dunque davanti all’Amtsgericht di Berlino e dura 3 giorni (28/10, 16/11, e 09/12/2008). Per difendersi, Käther è in effetti costretto a utilizzare l’argomentazione revisionista per fornire le ragioni che l’hanno spinto a procedere ai suoi tre invii di letteratura revisionista. Cosa che egli fa, malgrado i rischi. I suoi sforzi sono vani e viene condannato per i suoi invii a 8 mesi di prigione senza condizionale!
. PRESENTA APPELLO (processo del 26/5 e del 09/06/2009) davanti al Landgericht di Berlino, che conferma la condanna a 8 mesi senza condizionale.
. Ottiene quello che i tedeschi chiamano un giudizio di “revisione”, che corrisponde circa alla nostra cassazione.
. Lo Strafsenat della camera giurisdizionale di Berlino, che è questo organo di “revisione”, cassa il giudizio di appello del 26/5 e del 09/06/2009, ordinando il rinvio delle parti davanti ad una nuova corte d’appello che dovrà riesaminare il caso tenendo conto che la condanna a 8 mesi è stata annullata. Lo Strafsenat è stato, in effetti, costretto a constatare che l’invio per posta di tre lettere contenenti documenti di natura storica non poteva essere considerato come una diffusione pubblica.

Ma, in modo inatteso, arriva una nuova incriminazione:
· Si apre dunque un QUARTO PROCESSO: a dispetto dell’annullamento in cassazione della condanna di Käther ad una pena detentiva, egli è, in effetti, oggetto di una nuova incriminazione…per aver utilizzato degli argomenti revisionisti durante il primo processo!! [allorchè, ricordiamolo, aveva chiesto le porte chiuse]. E per questo capo d’imputazione l’Amtsgericht di Berlino lo condanna questa volta a 20 mesi di prigione con la condizionale e a 3 anni di libertà vigilata! Presenta appello.
· Ha dunque luogo un QUINTO PROCESSO: al termine di due udienze (il 6 e il 10 Agosto 2010) la sua condanna a 20 mesi con la condizionale è ridotta a 15 mesi con la condizionale, ma la durata di libertà vigilata viene portata da 3 a 4 anni, poiché l’accusato è giudicato difficilmente ravvedibile e qualificato di “Überzeugungstäter”, vale a dire di “criminale ideologico”! Contro questa decisione il nostro infaticabile combattente ha già presentato un ricorso in cassazione e prevede, nel caso, un ricorso alla Corte costituzionale.
· Nell’intervallo, ha ricevuto una nuova convocazione per il 25/10 e il 01/11/2010. Si tratterà dunque del suo SESTO PROCESSO – davanti ad una nuova Corte d’appello di Berlino, incaricata in linea di massima di rendere definitivo l’annullamento della condanna iniziale a 8 mesi di prigione, senza che, peraltro, questa nuova corte d’appello sia tenuta ad assolvere l’imputato. Staremo a vedere! Ma ci si può attendere di tutto. Beninteso, il procedimento iniziato nel 4° processo (Käther ha osato utilizzare un argomento revisionista durante il primo processo) non ha niente a che vedere con tutto questo e segue imperturbabilmente in suo corso.

In questo mese di Settembre 2010, la situazione è questa. In questo caso straordinario, sembra che le giurisdizioni, e in particolare la procura, si siano imbarcate in una corsa folle che non permette loro, a quanto pare, di salvaguardare una parvenza di di diritto nelle incriminazioni deliranti alle quali indulgono nei confronti di un semplice cittadino che continua a rifiutarsi di credere alle accuse di genocidio portate contro il proprio paese e che si rende anche colpevole di quello che si può ben definire in qusto caso un atto di apostasia contro il culto e la nuova religione della Shoah.
[1] http://vho.org/dl/ENG/loth.pdf

mercoledì 22 settembre 2010

I diritti umani che non interessano Furio Colombo

Sembra strano, ma anche l’Europa ha i suoi prigionieri politici, i suoi “prisoners of conscience”: persone che scontano lunghi anni di galera per meri “thought crimes”, reati d’opinione. Sono i revisionisti dell’Olocausto. Una delle pochissime categorie i cui diritti umani non muovono a compassione Furio Colombo. In questo primo giorno d’autunno, un pensiero vada quindi a coloro che sono ancora in prigione, in prigione per delitto d’opinione revisionista:

· L’ingegnere francese Vincent Reynouard (N°33034, Maison d’arrêt de Valenciennes, BP 80455, F-59322 Valenciennes Cedex, Francia).
· L’ingegnere austriaco Wolfgang Fröhlich (la lettera inviata dalla nostra corrispondente francese alla prigione di Vienna è tornata indietro. Qualcuno può fornirci il suo nuovo indirizzo?).
· Il poeta austriaco Gerd Honsik (JA Wien-Simmering, Brühlgasse 2, A-1110 Vienna, Austria).
· L’avvocato tedesco Sylvia Stolz (JVA, Münchener Str. 33, D-86551 Aichach, Germania).
· L’avvocato tedesco Horst Mahler (Anton-Saefkow-Allee 22, D-14772, Brandenburg/Havel, Germania).

Vi sono anche i prigionieri usciti di prigione, come Ernst Zündel e Germar Rudolf, che non hanno ancora potuto raggiungere le loro donne negli Stati Uniti, e che sono sotto sorveglianza permanente.

Vi sono anche tutti coloro che sono stati condannati a pene detentive o che sono sul punto di esserlo e che, tutti, affermano nondimeno le loro convinzioni revisioniste: il francese Georges Theil, lo spagnolo Pedro Varela, i tedeschi Günter Deckert, Manfred Roeder, Marcel Wöll, Dirk Zimmermann, Kevin Käther, ecc.

MA…

Se grazie alla vostra firma, la petizione lanciata da Paul-Eric Blanrue per chiedere in Francia l’abolizione della legge Fabius-Gayssot avrà successo, le cose potrebbero cambiare, dapprima in Francia e poi, di rimbalzo, negli altri paesi. Dunque, pensate ad apportare il vostro sostegno a tutti questi prigionieri collegandovi con il sito: http://abrogeonslaloigayssot.blogspot.com/

Alla fine del “Texte complet de la pétition” si legge:
“Pour signer cette pétition, merci, d’indiquer vos nom et prénom, ainsi que votre ville (et votre profession si vous le désirez) à cette adresse: eugenie.blanrue@laposte.net “.

martedì 21 settembre 2010

Dirk Zimmermann in appello il 20 Settembre...

Dirk Zimmermann, revisionista tedesco, padre di famiglia di 38 anni che, per provocare la giustizia e fornire un’eco alle tesi revisioniste, si è autoaccusato presso le autorità della propria città di aver inviato un esemplare del libro di Germar Rudolf “Lectures on the Holocaust”[1] a tre persone (il sindaco, il pastore – protestante – e il curato – cattolico – della propria comunità) era stato condannato, il 24 ottobre 2009, a nove mesi di prigione senza condizionale. Egli ci ha segnalato nei giorni scorsi che il secondo round del suo processo, che avrebbe dovuto aver luogo il 21 Giugno e che era stato rinviato a Settembre, è stato fissato per il 20 Settembre (un grazie alla nostra amica revisionista M. P. per la sua traduzione del testo a seguire, dal tedesco):

Processo dell’autodenunciato, seconda parte: nuova citazione a comparire

È ripartito. La data della seconda manche della battaglia per la verità e la giustizia è fissata. Il 20 Settembre 2010, chiederò ancora una volta, davanti ad un tribunale della Repubblica Federale tedesca, il diritto all’autodeterminazione nell’interesse dei nostri antenati e dei nostri discendenti. Parlo di autodeterminazione, perché la formazione e la presa di coscienza della mia identità – io mi sento tedesco – è intensamente perturbata da una versione imposta della storia piena di contraddizioni flagranti. Che arriva persino a sanzionare con delle condanne pesanti ogni tentativo di uscire dai ranghi, anzi, la semplice messa in discussione della vulgata storica, che esercita su di noi un’influenza così determinante. Precisiamo inoltre che la posta in gioco non è solo quella di restituire al sovrano la padronanza della linea che deve seguire l’evoluzione del popolo tedesco (chi eravamo, chi siamo, che cosa diventeremo?), che è condizionata a profitto di certuni. Si tratta anche di dimostrare che le facoltà cognitive di ciascun individuo subiscono ugualmente un’offensiva satanica e insidiosa. Il diritto alla convinzione, al sapere, e alla certezza, il ricordo del passato e la preparazione dell’avvenire, gli sono stati strappati, obbligato com’è a dire amen a tutto. L’individuo è degradato, trattato, tosato e abbattuto come si trattasse di bestiame.

È per lottare contro questa campagna d’intimidazione che affronterò il Tribunale di grande istanza di Heilbronn il 20 Settembre 2010 (lunedì) alle ore 9 (aula ancora sconosciuta).

Prego coloro che verranno a manifestarmi il loro sostegno di adottare un comportamento corretto, in modo da distinguerci con chiarezza dall’umanità antitedesca e decadente.

Grazie della lettura e della diffusione.
Dirk Zimmermann
[1] http://vho.org/dl/ENG/loth.pdf

giovedì 16 settembre 2010

Due anni di carcere in più per Gerd Honsik!!!

Lo scorso 9 Settembre, ha avuto luogo a Vienna il nuovo processo contro il poeta – e revisionista – austriaco Gerd Honsik, 69 anni, in carcere da tre anni: il giudice Andreas Böhm gli ha inflitto due anni di prigione in più (rispetto ai quattro già comminati)![1]

Ricordiamo brevemente che Gerd Honsik era stato condannato nel 1992 a un anno e mezzo di prigione per il suo libro Freispruch fuer Hitler? (Assoluzione per Hitler?): era perciò fuggito in Spagna, dove ha vissuto per 15 anni. Il 23 Agosto del 2007 viene arrestato a Malaga (mandato d’arresto europeo), il 6 Ottobre successivo viene estradato in Austria e quindi giudicato e condannato a 5 anni di prigione, ridotti in appello a 4.

Ma il procuratore non si è accontentato, e lo ha nuovamente perseguito per due opere pubblicate tra il 1987 e il 2003: una di queste è Fiend and Felon [Fanatico e criminale], una “biografia non autorizzata di Simon Wiesenthal[2]. Il nuovo processo si è svolto il 20 Luglio scorso: un’udienza burrascosa, caratterizzata da violenti alterchi tra i pubblici ministeri, il giudice Andreas Böhm e la difesa; la difesa aveva presentato 65 offerte di prova e l’avvocato di Honsik, il fedele ottuagenario Herbert Schaller, aveva chiesto la convocazione del presidente austriaco Heinz Fischer…

Secondo la “Wiener Zeitung”, il verdetto del 9 Settembre non è definitivo: la difesa ha annunciato che presenterà appello.

Sin qui la cronaca del processo: che dire, essere indignati è poco. Ho iniziato a scrivere sui blog (prima su quello di Antonio Caracciolo, poi su questo) spinto da solidarietà per Honsik e per la sua dignità ferita e oltraggiata dalla “giustizia” targata Austria e UE. Il fatto che questo coraggioso scrittore sia stato condannato a 6 anni solo per aver “dubitato dell’esistenza delle camere a gas nei campi della morte dell’era nazista” e per aver “chiesto un’indagine forense del presunto Olocausto” dimostra quanto abbia ragione il Presidente iraniano Ahmadinejad ad aver più volte evidenziato l'aporia delle liberaldemocrazie occidentali: puoi negare l’esistenza di Dio quanto ti pare ma se soltanto dubiti dell’esistenza del “Dio” Olocausto, in certi paesi rischi di morirci, in galera!
[1] http://austrianindependent.com/news/General_News/2010-09-10/4534/Holocaust_denier
[2] http://radioislam.org/historia/honsik/honsik.htm

mercoledì 15 settembre 2010

Braccia rubate all'agricoltura - la Top Ten

BRACCIA RUBATE ALL’AGRICOLTURALA TOP TEN

Dieci ingombranti “falliti di successo” dell’Italia di oggi. Dieci potenti, introdotti e raccomandati – sovente incapaci – mefitici sempre. Dieci quaquaraquà di cui non ci libereremo facilmente.

1. Giulio Tremonti – Aspen Italia
2. Enrico Letta – Aspen Italia
3. Antonella Clerici – settimo piano di Viale Mazzini
4. Sergio Marchionne – Philip Morris[1]
5. Raffaele Bonanni – “sindacalista” di Viale dell’Astronomia
6. Pupo – settimo piano di Viale Mazzini
7. Gabriella Carlucci – Cologno Monzese-Arcore-Montecitorio
8. Maurizio Cattelan – “artista”, protetto di François Pinault (PPR, Christie’s)[2]
9. Raffaele La Capria – scrittore di regime
10. Gianfranco Vissani – cuoco di regime

A bordo campo, a sciogliere i muscoli dei primi dieci, induriti dal duro lavoro:
Luca Giurato – settimo piano di viale Mazzini
Renzo Bossi – parassita padano
Fabrizio Corona – sfasciacarrozze.
[1] http://www.campoantimperialista.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1149:marchionne-la-serbia-ed-i-traffici-della-philip-morris&catid=12:unione-europea-cat&Itemid=20
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Fran%C3%A7ois_Pinault

martedì 14 settembre 2010

Offresi programma per candidati premier

VE LI DO IO I CINQUE PUNTI PROGRAMMATICI!

I cinque tabù assoluti della politica italiana, quelli che nessun candidato, da Ferrando a Fiore - passando per Di Pietro, Grillo e De Magistris - oserà mai proporre:

1. Uscita dell'Italia dalla NATO (e conseguente smantellamento di tutte le basi americane in Italia);

2. Ricostituzione delle Partecipazioni Statali (quelle smembrate all'inizio degli anni '90 dalla cricca Amato-Ciampi-Draghi-Prodi);

3. Ricostituzione della Banca d'Italia quale Società di Diritto Pubblico (adesso è in mano agli strozzini delle banche private);

4. Nazionalizzazione della FIAT;

5. Messa al bando di tutte le logge massoniche di ogni ordine grado (veri tentacoli dell'imperialismo americano in Italia).

A questi cinque punti se ne potrebbe aggiungere un sesto, di politica estera, quella politica estera che è la pietra miliare di ogni autentica sovranità nazionale: accordi di partenariato strategico con i seguenti paesi, Iran, Siria, Russia, Cina, Turchia, Venezuela, Brasile, Nicaragua, Bolivia e Cuba.

lunedì 13 settembre 2010

Jürgen Graf e il dibattito sull'Olocausto in Ungheria

IL DIBATTITO SULL’OLOCAUSTO IN UNGHERIA TRA OTTO PERGE E IL DR. LASZLO KARSAI

Di Jürgen Graf, 25 Aprile 2010[1]

Nel Marzo del 2010, il parlamento ungherese ha adottato una legge anti-revisionista che rende illegale contestare la versione ortodossa dell’”Olocausto”. Nello stesso tempo, il nazionalista e revisionista Otto Perge ha auspicato un dibattito sull’argomento. Uno dei più importanti studiosi dell’”Olocausto” del paese, il dr. Laszlo Karsai, ha accettato la sfida. Avendo saputo tutto ciò, ho contattato Perge, il quale – fortunatamente – conosce l’inglese (io non leggo né parlo l’ungherese) e gli ho offerto la mia assistenza, che lui ha accettato. Gli ho quindi inviato 17 domande per il suo avversario. Perge le ha tradotte in ungherese e le ha fatte pubblicare sul sito web del partito nazionalista Jobbik (Kuruc.info)[2]. Dopo averle lette, il dr. Karsai ha detto a Perge che non intendeva rispondere a tali domande, ed è assai improbabile che lo farà.

Dal canto suo, il dr. Karsai ha cercato di confutare il punto di vista revisionista formulando 15 affermazioni, che ha inviato a Otto Perge. Perge, che ha una buona conoscenza dell’argomento, ma che non è uno specialista, ha tradotto queste affermazioni in inglese e me le ha inoltrate. Poiché alcuni di questi argomenti sono spesso addotti dai nostri avversari, mi sono dedicato con molta attenzione a rispondere ad essi nei dettagli. Il 24 Aprile, le mie risposte alle prime otto affermazioni sono state pubblicate sul sito web dello Jobbik. Le altre seguiranno nei prossimi giorni.

Uno dei più rinomati storici ungheresi, il dr. Krisztian Ungvary, ha offerto al dr. Karsai il suo aiuto e ha preparato otto domande per Otto Perge. Perge le sta ora traducendo in inglese; non appena le avrò ricevute, risponderò ad esse, e la traduzione ungherese verrà poi pubblicata su detto sito web. Tutti voi verrete aggiornati sugli sviluppi.

Esorto chiunque a diffondere il testo di questo dibattito. Presto, lo tradurrò in tedesco e lo pubblicherò sul mio sito web.

Jürgen Graf

Domande al dr. Laszlo Karsai

1) Nell’Agosto del 1944, poche settimane dopo la liberazione del campo di concentramento di Majdanek da parte dell’Armata Rossa, una commissione polacco-sovietica scrisse sul campo un “rapporto peritale” in cui si sosteneva che erano stati uccisì lì non meno di un milione e mezzo di prigionieri[3]. Questo documento venne presentato dai sovietici come prova al processo di Norimberga[4]. Già nel 1948, lo storico polacco Zdzislaw Lukaszkiewicz ridusse il tasso di mortalità di Majdanek a 360.000 vittime[5]. Un’ulteriore riduzione ebbe luogo nel 1992, quando lo storico polacco Czeslaw Rajca parlò di 235.000 vittime[6]. Tredici anni più tardi, nel 2005, Thomas Kranz, direttore del dipartimento di ricerca del museo di Majdanek, affermò che nel campo morirono 78.000 persone[7]. Per un confronto: nel loro libro del 1998, KL Majdanek. Eine historische und technische Studie, gli autori revisionisti Jürgen Graf e Carlo Mattogno giunsero alla conclusione che a Majdanek morirono circa 42.200 persone[8]. Così, la nuova cifra del museo di Majdanek è ancora più alta di 35.800 unità di quella revisionista, ma più bassa di 1.422.000 unità di quella dichiarata a Norimberga, e di 157.000 unità della cifra ufficiale del museo di Majdanek fino al 2005. Nessun commento?
2) Nella sua edizione in lingua inglese, il giornale israeliano Haaretz riferì il 18 Aprile del 2004 che tra gli ebrei vissuti nei paesi controllati dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, ve ne erano 687.000 ancora vivi. Di conseguenza, vi sarebbero dovuti essere diversi milioni di ebrei negli stessi paesi nel Maggio del 1945. Come quadra questa cifra con una politica di sterminio?
3) Se i nazionalsocialisti avessero davvero voluto sterminare gli ebrei, quasi nessun detenuto ebreo dei campi di concentramento sarebbe sopravvissuto. Ma i “racconti dei sopravvissuti” riempono intere biblioteche. Molti di questi ex detenuti ebrei erano stati trasferiti da un campo all’altro senza essere sterminati. Un caso estremo è quello dell’ebreo polacco Samuel Zylberstztain, che sopravvisse a dieci campi: al “campo di sterminio” di Majdanek, al “campo di sterminio” di Auschwitz e, per giunta, ad altri otto “campi di concentramento normali”[9]. L’ebreo socialista austriaco Benedikt Kautsky trascorse nei campi (a Dachau, Buchenwald, Auschwitz, e di nuovo a Buchenwald) sei anni, prima di essere liberato nella primavera del 1945[10]. Il partigiano ebreo Arno Lustiger è “un sopravvissuto dei campi di concentramento e di sterminio” (FrankfurterAllgemeine Zeitung, 27 Aprile 1995). Tale giornale non disse in quali “campi di sterminio” Lustiger era stato internato, ma non può essere stato sterminato in nessuno di essi, perché era ancora ben vivo nel 1995. Di esempi come questi se ne potrebbero fare molti altri. Come quadra tutto ciò con l’asserzione che lo scopo della leadership tedesca era lo sterminio fisico degli ebrei?
4) Secondo la narrazione dell’”Olocausto”, ad Auschwitz, dalla primavera del 1942, tutti gli ebrei inabili al lavoro venivano gasati al loro arrivo, senza essere registrati. Se questa asserzione fosse vera, negli Sterbebücher di Auschwitz non figurerebbe nessun nominativo di ebrei vecchi o bambini. Ma uno studio di questi documenti, che venne stampato nel 1995[11] ha rivelato che vennero registrati ad Auschwitz molti ebrei vecchi e bambini:

· 2 ebrei di oltre 90 anni di età;
. 73 ebrei da 80 a 90 anni di età;
. 482 ebrei da 70 a 80 anni di età;
. 2.083 ebrei da 60 a 70 anni di età;
. 2.584 ebrei da 0 a 10 anni di età[12].

Considerando queste statistiche, come si può sostenere seriamente che gli ebrei inabili al lavoro vennero gasati ad Auschwitz senza registrazione?
5) I documenti dell’amministrazione del campo di Auschwitz mostrano che il 31 Dicembre 1943 c’erano, nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, 85.298 detenuti. Non meno di 19.699, vale a dire più del 20%, appartenevano alla categoria degli “inabili al lavoro”[13]. Perché queste “bocche inutili” non vennero sterminate, come sostiene la leggenda dell’”Olocausto”?
6) Il 27 Luglio del 1944, l’amministrazione del campo di Auschwitz compilò una statistica sui prigionieri “temporaneamente alloggiati nel campo degli ebrei ungheresi”. Il documento mostra che fino a quella data, 3.138 ebrei ungheresi erano stati curati all’ospedale del campo. 1.426 di essi avevano subìto un intervento chirurgico[14]. Secondo la narrazione dell’”Olocausto”, un numero enorme di ebrei ungheresi vennero gasati ad Auschwitz tra il 15 Maggio e il 9 Luglio 1944. Mentre neanche uno di questi omicidi mediante camera a gas è confermato dai documenti tedeschi, il trattamento medico di 3.138 ebrei ungheresi ad Auschwitz fino al 27 Luglio è in realtà documentato. Quale conclusione trarrà, una persona che ragiona in modo logico, da questi fatti nudi e crudi?
7) Come ha documentato lo storico polacco Henryk Swiebocki, ad Auschwitz, tra il 10 Settembre del 1942 e il 23 Febbraio del 1944, 11.246 prigionieri vennero sottoposti ad interventi chirurgici[15]. Che genere di “campo di sterminio” era questo, dove più di 11.000 prigionieri non solo non vennero sterminati, bensì operati in un periodo di appena 18 mesi?
8) Gli storici dell’”Olocausto” non sanno presentare neppure un briciolo di prove documentarie per le presunte “gasazioni” degli ebrei ungheresi che sarebbero avvenute tra il Maggio e il Luglio del 1944. L’intero capo di accusa si basa su “testimonianze oculari”. Due dei “testimoni” più importanti di questi presunti stermini sono l’ebreo ungherese Miklos Nyiszli e l’ebreo slovacco Filip Müller. Nel suo libro su Auschwitz, che uscì dapprima in ungherese nel 1946[16], e che in seguito venne tradotto in tedesco, inglese e francese, Nyiszli sostiene che ad Auschwitz venivano ogni giorno gasate e cremate – nei crematori - 20.000 persone, e che altre 6.000 venivano ogni giorno fucilate o bruciate vive nella vicina foresta. Nel suo libro del 1979 Sonderbehandlung[17], Filip Müller descrive come lui stesso doveva spogliare i cadaveri degli ebrei gasati nella camera a gas. Una volta trovò un pezzo di torta – che divorò avidamente - in tasca ad una delle vittime. Poiché Müller non avrebbe potuto divorare questa torta con indosso la maschera antigas, possiamo solo concludere che era immune all’acido prussico. Inoltre, Müller sostiene che in una muffola potevano essere cremati simultaneamente tre corpi in 15 minuti. Nel 1975, un gruppo di esperti inglesi di cremazione giunsero alla conclusione che la durata minima della cremazione, in una muffola, di un cadavere di adulto è di 63 minuti[18], così la cifra di Müller è nove volte troppo alta. Considerate Nyiszli e Müller testimoni credibili? Se non è questo il caso, potete cortesemente nominare un testimone credibile delle gasazioni degli ebrei ungheresi, e potete citare la sua testimonianza, in modo che possiamo analizzarla?
9) Secondo l’ebreo francese Georges Wellers, il numero degli ebrei ungheresi gasati a Birkenau tra il Maggio e il Luglio del 1944 ammontava a 409.640[19], mentre l’eminente storico ebreo dell’”Olocausto” Raul Hilberg si accontenta di “oltre 180.000”[20]. Dove vennero cremati i corpi delle vittime? Per chiarire questa questione, dobbiamo prendere in considerazione i seguenti fatti:
a) All’epoca, a Birkenau c’erano quattro crematori (i “Krema” II, III, IV e V; il crematorio I del campo principale di Auschwitz era inattivo dal Luglio del 1943).
b) I crematori II e III avevano 15 muffole ognuno; i crematori IV e V, 8 muffole ognuno. Così, i quattro crematori avevano complessivamente 46 muffole.
c) Se supponiamo che la cremazione di un corpo in una muffola richiedesse 60 minuti, che i crematori fossero attivi 20 ore al giorno, e che abbiano funzionato perfettamente per tutto il periodo in questione (una supposizione alquanto irrealistica!), avrebbero potuto cremare 920 cadaveri al giorno. Prendendo in considerazione la presenza dei corpi di bambini, portiamo la cifra a 1.000 unità.
d) Nei 55 giorni compresi tra il 15 Maggio e il 9 Luglio, avrebbero quindi potuto cremare teoricamente 55.000 cadaveri. Se la cifra degli ebrei ungheresi uccisi fornita da Wellers è esatta, sarebbero rimasti perciò (409.000 – 55.000 =) 354.000 corpi umani non cremati a Birkenau dopo quel 9 Luglio. Se è esatta la cifra di Hilberg, sarebbero rimasti (180.000 – 55.000 =) 125.000 cadaveri non cremati. Gli storici dell’”Olocausto” non possono sostenere che tali corpi vennero cremati dopo il 9 Luglio perché, secondo loro, le gasazioni continuarono fino alla fine di Ottobre del 1944, seppure su scala ridotta. Inoltre, ad Auschwitz-Birkenau, avrebbero dovuto essere cremati anche i corpi dei prigionieri che erano morti per cause naturali. Così, come fecero i tedeschi a far scomparire queste montagne di cadaveri?
10) Basandosi sulle dichiarazioni di “testimoni oculari” come Filip Müller e Szlama Dragon, gli storici dell’”Olocausto” sostengono che i cadaveri degli ebrei ungheresi gasati vennero in parte bruciati in enormi fosse vicino i crematori. Durante questo periodo cruciale, Birkenau venne fotografata diverse volte dagli aerei Alleati. Nessuna di queste immagini mostra “fosse di incenerimento” o grandi fuochi all’aperto[21]. Come spiegate questo fatto?
11) Due documenti tedeschi dell’epoca di guerra citati da Carlo Mattogno in uno dei suoi articoli[22] provano in modo definitivo che le camere mortuarie dei crematori di Birkenau non vennero utilizzate come camere a gas omicide, come invece sostengono gli storici ufficiali. Il 20 Luglio 1943, il medico delle SS dr. Wirths chiese alla Direzione Centrale delle Costruzioni di Auschwitz di installare delle camere mortuarie provvisorie in diversi settori del campo di Birkenau. All’epoca, i corpi dei prigionieri che erano morti nel campo venivano radunati in capannoni di legno, prima di essere portati nei crematori. Poiché Birkenau era infestata dai ratti, i roditori erano attratti dai cadaveri e se ne nutrivano. Nella sua lettera, il dr. Wirths affermava che i ratti erano portatori di pulci che potevano diffondere la peste, e lo scoppio di una tale epidemia avrebbe avuto funeste conseguenze per il personale e i prigionieri. Il 4 Agosto 1943, Karl Bischoff, capo della Direzione Centrale delle Costruzioni, rispose che non c’era bisogno di camere mortuarie supplementari, perché i cadaveri dei prigionieri deceduti sarebbero stati portati nei crematori, da allora in poi, due volte al giorno[23]. Ciò prova che le camere mortuarie dei crematori potevano essere usate come tali in qualunque momento e non vennero usate come camere a gas omicide. Nel Maggio del 1944, il problema si presentò di nuovo. Il 22 di quel mese, il nuovo capo della Direzione Centrale delle Costruzioni di Auschwitz, Jothann, scrisse una lettera in cui sottolineava che i cadaveri dei prigionieri che erano morti nel campo venivano rimossi ogni mattina, così che non c’era bisogno di costruire camere mortuarie provvisorie[24]. Jothann non dice esplicitamente che i cadaveri sarebbero stati portati nei crematori, ma il contesto non permette altre spiegazioni. La data di questa lettera è particolarmente importante. Secondo il Kalendarium di Danuta Czech[25], dei 62.000 ebrei ungheresi deportati ad Auschwitz-Birkenau tra il 17 e il 22 Maggio 1944, 41.000 vennero “gasati senza registrazione”, il che significa che le camere mortuarie dei crematori dovevano essere usate come camere a gas giorno e notte per l’intero periodo. Come potevano i corpi dei prigionieri morti per cause naturali durante lo stesso periodo essere radunati in quelle stesse camere mortuarie?
12) Il 27 Gennaio del 1945, Auschwitz venne liberata dall’Armata Rossa. I soldati sovietici trovarono 8.000 prigionieri che i tedeschi si erano lasciati alle spalle perché erano troppo deboli per essere evacuati con gli altri. Il 2 Febbraio, la Pravda pubblicò un articolo del ben noto corrispondente di guerra ebreo sovietico Boris Polevoi, intitolato “La fabbrica della morte di Auschwitz”[26]. In questo articolo, Polevoi parlò di un nastro trasportatore su cui i prigionieri venivano uccisi mediante corrente elettrica. Di questo nastro trasportatore non si sentì più parlare. Polevoi menzionò anche “camere a gas”, ubicate però né a Birkenau né nel campo principale di Auschwitz I, bensì ad “est” di Auschwitz, dove nessuno le ha mai localizzate, né prima né dopo di lui. Come spiegate che: a) i tedeschi non uccisero questi 8.000 prigionieri deboli come “bocche inutili”; b) i tedeschi, che presuntamente distrussero le prove dei loro stermini, permisero a 8.000 testimoni di sopravvivere, permettendo così loro di raccontare al mondo ciò che avevano visto; c) che i testimoni non parlarono a Polevoi dei crimini che avevano visto ma di quelli che non potevano aver visto, poiché ad Auschwitz non c’era né un nastro trasportatore elettrificato né camere a gas nel settore est del campo?
13) Siete in grado di addurre qualche prova documentaria che dimostri che anche un solo ebreo venne ucciso in una camera a gas in uno qualunque dei campi di concentramento nazionalsocialisti? Se la vostra risposta è sì, vi prego di citare tale documento e di pubblicarne una copia su internet, in modo da poterlo analizzare insieme.
14) Siete pronti a firmare un appello per una commissione internazionale di esperti – formata da storici, architetti, tecnici, chimici, esperti di cremazione e specialisti di foto aeree – che valuti le prove sui presunti stermini di Auschwitz e che pubblichi i risultati in un rapporto dettagliato? Se la vostra risposta è sì, allora scriviamo insieme il testo di questo appello!
15) Secondo la versione ufficiale degli eventi, Belzec, Sobibor e Treblinka furono campi di sterminio dove un enorme numero di ebrei vennero uccisi mediante esalazioni diesel. Ma durante la guerra e nell’immediato periodo post-bellico, su ciò che accadde in questi campi vennero diffusi rapporti completamente differenti. Ecco una breve (e incompleta) lista delle tecniche di sterminio presuntamente usate in questi campi:

Belzec: calce viva nei treni[27];
una piastra elettrificata in un enorme bacino sott’acqua[28].
Sobibor: una sostanza nera riversata nella camera attraverso dei fori sul soffitto[29];
cloro[30].
Treblinka: una camera a gas mobile che si spostava lungo le fosse comuni e scaricava i cadaveri in queste fosse[31];
gas letali ad effetto ritardato che permettevano alle vittime di camminare nelle fosse comuni prima di crollare e di cadere nelle fosse[32];
risucchio dell’aria fuori dalle camere[33];
vapore[34].

Nessun commento? (Siete pregati di non sostenere che durante la guerra era impossibile accertare come venivano uccise le vittime; ancora nel Dicembre del 1945, più di sei mesi dopo la fine della guerra, venne affermato nel Processo di Norimberga che a Treblinka, per uccidere “centinaia di migliaia di ebrei”, era stato usato il vapore[35].

16) Secondo la letteratura dell’”Olocausto”, il “campo di sterminio” di Sobibor aveva un “edificio per le gasazioni” che conteneva all’inizio 3 e in seguito 6 camere a gas. Questo edificio era lungo circa 18 metri ed era fatto di cemento[36]. Come spiegate che due squadre di qualificati archeologi - la prima diretta dal prof. Andrzej Kola dell’Università di Torun[37], la seconda dagli archeologi israeliani I. Gilead e Y. Haimi e dall’archeologo polacco W. Mazurek[38] - non sono riuscite a trovare nessuna traccia di tale edificio, nonostante le ampie scavazioni e trivellazioni sul terreno dell’ex campo di Sobibor?
17) Quando i tedeschi trovarono i corpi degli oltre 4.000 ufficiali polacchi uccisi dai sovietici a Katyn, invitarono esperti di numerosi paesi per ispezionare il luogo del crimine e per fare autopsie. Pubblicarono poi un dettagliato rapporto forense sul massacro[39]. Fecero la stessa cosa dopo aver scoperto i corpi degli oltre 8.000 ucraini fucilati dai bolscevichi a Vinnitsa prima della guerra[40]. Conoscete qualche analogo rapporto forense pubblicato dai sovietici sulle fosse comuni contenenti i corpi degli ebrei uccisi dai nazisti sul fronte orientale? (Non dico che tali rapporti non esistano, semplicemente non ne conosco nessuno, e vorrei che mi aiutaste. Nel suo enorme studio in tre voluni, The Destruction of the European Jews [La distruzione degli ebrei europei][41] Raul Hilberg non ne cita neanche uno, il che dovrebbe, quanto meno, indurci a riflettere).

Risposte agli argomenti del dr. Laszlo Karsai

Argomento 1: gli storici seri non accettano gli argomenti revisionisti. Li considerano assurdi.

Risposta: In Austria, il poeta revisionista Gerd Honsik è stato condannato a 5 anni di prigione, l’ingegnere revisionista Wolfgang Fröhlich (che ha studiato l’uso del gas per estirpare parassiti e microbi e che ha ripetutamente fatto notare l’impossibilità tecnica delle presunte gasazioni mediante Zyklon B) a 6 anni. In Germania, l’insegnante Günter Deckert ha trascorso 5 anni dietro le sbarre, lo scrittore Udo Walendy più di 2 anni, il chimico Germar Rudolf 3 anni e 6 mesi, l’attivista revisionista Ernst Zündel 5 anni. L’avvocata revisionista Sylvia Stolz ha ricevuto una condanna di 3 anni e 6 mesi, Horst Mahler è stato condannato a quasi 13 anni di prigione per i suoi scritti e le sue dichiarazioni revisioniste. Quanti storici sarebbero preparati a rischiare non solo la brusca fine della propria carriera, ma pesanti condanne al carcere, per amore della verità storica? Davvero molto pochi!

È vero che molti paesi, come gli Stati Uniti e l’Inghilterra, non hanno leggi antirevisioniste, ma anche lì uno storico revisionista – sia che insegni all’università che in un istituto – diventerebbe subito facile preda delle organizzazioni ebraiche e di sinistra, oltre che dei media, e perderebbe sicuramente il lavoro. Il fatto che i sostenitori della narrazione ufficiale dell’”Olocausto” si avvalgano di leggi repressive, della censura e dell’intimidazione per difendere la loro versione dei fatti mostra chiaramente che queste persone hanno qualcosa da nascondere. Solo un dibattito libero può mostrare quale delle due parti ha ragione (o almeno è più vicina alla verità). Ma gli storici dell’”Olocausto” e i media rifuggono un tale dibattito. In Ungheria, il dr. Laszlo Karsai, che all’inizio aveva accettato il dibattito con il revisionista Otto Perge, ha subito gettato la spugna dopo aver ricevuto le domande di Perge. A proposito: nessuno era più qualificato del dr. Karsai. Se il più importante storico ebreo dell’”Olocausto”, Raul Hilberg, che è morto nel 2008, fosse ancora vivo non potrebbe parimenti rispondere a queste domande perché sono fondate su fatti sicuri. Un vecchio adagio dice: i fatti sono tiranni, non tollerano il dissenso.

Argomento 2: In un discorso tenuto al Reichstag il 30 Gennaio 1939, Adolf Hitler predisse che l’effetto di una nuova guerra sarebbe stato l’annientamento della razza ebraica.

Risposta: Nel linguaggio odierno, “annientamento” è sinonimo di “liquidiazione fisica”. Ma se analizziamo gli scritti e i discorsi di Hitler, scopriamo che lui usava spesso la parola “annientamento” (“Vernichtung”), come pure la parola “sterminio” (“Ausrottung”), nel senso di “privare qualcuno del proprio potere”. Un esempio tratto dal Mein Kampf illustra chiaramente questo punto. Nel suo libro, Hitler scrisse che nella monarchia degli Asburgo la popolazione tedesca era stata minacciata di “langsame ausrottung” (“lento sterminio”)[42]. Hitler voleva forse dire che l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe aveva progettato di gasare o di fucilare tutti i sudditi di nazionalità tedesca? Ovviamente, no; egli semplicemente temeva che nell’impero multinazionale degli Asburgo i tedeschi avrebbero gradualmente perso la propria posizione dominante in favore degli slavi.

Il discorso di Hitler del 30 Gennaio 1939 viene spesso citato nella letteratura dell’”Olocausto”, così non è sorprendente che il dr. Karsai lo usi per “provare” che Hitler voleva sterminare gli ebrei. Purtroppo, gli storici dell’”Olocausto” si “dimenticano” sempre di citare la continuazione del discorso di Hitler, e il dr. Karsai non fa eccezione, così provvederemo noi a citarlo: “I tempi in cui i popoli non ebraici erano inermi dal punto di vista propagandistico sono finiti. La Germania nazionalsocialista e l’Italia fascista dispongono ora di istituzioni che in caso di necessità sono in grado di spiegare al mondo l’essenza di una questione di cui molti popoli hanno una percezione istintiva ma priva di conoscenza scientifica[43].

In questo caso, l'"annientamentodegli ebrei significava semplicemente la spiegazione alle nazioni non ebraiche del pericolo ebraico!

Argomento 3: Il 27 Marzo del 1942, Joseph Goebbels scrisse nel suo diario che contro gli ebrei venivano usati “metodi barbari”, che preferiva non nominare, e che il 60% di essi sarebbe stato liquidato; il rimanente 40% sarebbe stato impiegato per scopi lavorativi.

Risposta:
Nessun revisionista è mai riuscito a fornire una risposta soddisfacente per questo passaggio. Ma confrontiamolo con quanto aveva scritto Goebbels nello stesso diario solo 20 giorni prima, il 7 Marzo del 1942: “Vi sono circa 11 milioni di ebrei in Europa [Una cifra assai gonfiata!]. In seguito, sarà necessario concentrarli all’Est. Dopo la guerra, potrà essere assegnata loro qualche isola come il Madagascar[44].

La deportazione degli ebrei europei nel Madagascar non era un’invenzione di Goebbels. Il cosiddetto “piano Madagascar” venne preso molto sul serio dai dirigenti nazionalsocialisti, ma alla fine venne abbandonato come impraticabile[45]. Ora, gli storici dell’”Olocausto” potrebbero dire che il governo tedesco scartò questo piano tra il 7 e il 27 Marzo e decise invece di sterminare gli ebrei; questo spiegerebbe la discrepanza tra le due annotazioni del diario. Ma tale argomento sarebbe insostenibile per la ragione seguente: secondo la narrazione dell’”Olocausto”, il primo “campo di sterminio”, Chelmno, iniziò ad operare già nel Dicembre del 1941. Poiché è impensabile che un comandante locale avrebbe installato un “campo di sterminio” senza un ordine delle autorità supreme, una politica di sterminio doveva esistere già alla fine del 1941, se le voci su Chelmno sono esatte (cosa che i revisionisti contestano[46]). Essendo una delle figure più importanti del Terzo Reich, il dr. Goebbels avrebbe certamente saputo di una tale politica di sterminio, e allora: come spiegano gli storici dell’”Olocausto” il fatto che parlasse di concentrazione degli ebrei all’Est e auspicasse di assegnare loro il Madagascar (o un’altra isola) ancora il 7 Marzo del 1942?

Riassumiamo: se i revisionisti non riescono a spiegare la seconda annotazione del diario di Goebbels, gli storici dell’”Olocausto” non sanno spiegare la prima! È improbabile che questo mistero potrà essere mai risolto.

Argomento 4: In una lettera a Franz Rademacher - capo delJudenreferatal Ministero degli Esteri - Adolf Eichmann scrisse che gli ebrei serbi avrebbero dovuto essere fucilati.

Risposta: In Serbia, il movimento partigiano era molto attivo; questo creò enormi problemi alle potenze occupanti (Germania e Italia). Gli eserciti tedesco e italiano fucilavano spesso ostaggi – tra essi c’erano molti ebrei (perché la percentuale degli ebrei nella resistenza era particolarmente alta) - per rappresaglia agli attacchi dei partigiani.

L’8 Settembre del 1941, il plenipotenziario tedesco a Belgrado, Felix Benzler, inviò un telegramma al Ministero degli Esteri in cui affermava che gli ebrei serbi erano coinvolti in numerosi atti di sabotaggio e di ribellione. Per questa ragione, la “rimozione” degli ebrei maschi (circa 8.000) fu una necessità. Si pensò di deportarli su un’isola del Delta del Danubio, in territorio rumeno[47].

L’11 Settembre del 1941, Martin Luther, del Ministero degli Esteri, rispose che la deportazione degli ebrei in Romania non era gradita. Benzler doveva prendere le misure necessarie per internare questi ebrei in campi di lavoro[48]. Nei giorni successivi, Benzler inviò però un altro telegramma a Berlino in cui obbiettava che questa soluzione non era fattibile per ragioni di sicurezza, perché i campi di lavoro costituivano una minaccia per le truppe tedesche. Per questa ragione, il campo di lavoro di Sabac doveva essere smantellato, poiché era situato in una zona di combattimento e circondato da migliaia di ribelli. Nel caso in cui la sua richiesta di deportare gli ebrei in Romania fosse stata di nuovo respinta, avrebbero dovuto essere deportati nel Governatorato Generale o in Russia[49].

Franz Rademacher, capo del “Judenreferat” al Ministero degli Esteri, chiamò allora Eichmann e gli chiese un consiglio, dopo di che riassunse i risultati della loro conversazione: secondo Eichmann, la deportazione degli ebrei nel Governatorato Generale o in Russia era impossibile; Eichmann suggerì di fucilarli[50].

Il 2 Ottobre, Joachim Ribbentropp, il Ministro degli Esteri, decise di contattare Himmler per accertare se poteva farsi carico degli 8.000 ebrei serbi, deportandoli nella Polonia orientale o altrove[51]. Il 25 Ottobre, Rademacher riassunse i risultati di tale negoziato: gli ebrei maschi sarebbero stati fucilati. I rimanenti 20.000 ebrei serbi (donne, vecchi e bambini) sarebbero stati evacuati per nave nei campi dell’est (“auf dem Wasserwege in die Auffanglager im Osten abgeschoben”)[52].

Quali conclusioni possiamo trarre da questi fatti documentati?

a) In Serbia, gli ebrei furono davvero fucilati in gran numero.
b) Queste fucilazioni non rientravano nell’ambito di una politica mirata alla distruzione totale degli ebrei a causa della loro razza e/o religione, ma furono una reazione brutale ed eccessiva all’attività dei partigiani, di cui facevano parte numerosi ebrei.
c) Le fucilazioni degli ebrei maschi furono precedute da numerose discussioni, durante le quali erano state suggerite (e alla fine scartate) misure meno brutali.
d) I vecchi, le donne e i bambini ebrei non vennero fucilati.

Argomento 5: Paul Wurm scrisse una lettera a Franz Rademacher in cui affermava che gli ebrei sarebbero stati uccisicon metodi speciali”.

Risposta: Il 23 Ottobre del 1941, Paul Wurm, membro della Lega Mondiale Antiebraica, scrisse una lettera a Franz Rademacher: “Nel mio viaggio di ritorno a Berlino, ho incontrato un vecchio collega di partito che sta lavorando alla soluzione finale della questione ebraica all’Est. Nel prossimo futuro, molti dei parassiti ebrei saranno annientati con misure speciali” (“In nächster Zeit wird von dem jüdischen Ungeziefer durch besondere Massnahmen manches vernichtet werden”).

Va detto che questo non è un documento ufficiale . Paul Wurm, che era un signor nessuno e che non aveva nessuna influenza sulla politica della dirigenza tedesca, non menziona neppure il nome del “vecchio collega di partito” da cui seppe tale informazione. Date le circostanze, la sua lettera dimostra davvero poco.

Naturalmente, ciò non significa che nessun ebreo venne ucciso sul fronte dell’Est; nessun revisionista ha mai fatto un’affermazione tanto assurda. I revisionisti contestano fondamentalmente due cose: 1) che c’era una politica per uccidere tutti gli ebrei a causa della loro razza e/o religione; 2) che il numero degli ebrei fucilati all’Est sia anche lontanamente paragonabile a quello presentato dagli storici dell’”Olocausto” (2.2 milioni secondo H. Krausnick e H. H. Wilhelm[53], 1.3 milioni secondo Raul Hilberg[54]. Poiché non vi sono documenti attendibili (come vedremo poi, i rapporti degli Einsatzgruppen sono altamente sospetti), il numero reale non può assolutamente essere determinato con precisione senza nuove prove.
Argomento 6: Perché l’emigrazione ebraica dai paesi controllati dai tedeschi venne proibita nell’Ottobre del 1941? Ovviamente, perché i nazisti volevano sterminare gli ebrei!

Risposta: Se agli ebrei fosse stato permesso di emigrare, essi avrebbero naturalmente sostenuto lo sforzo bellico degli Alleati come soldati, tecnici e scienziati. Tutto ciò non rientrava certo negli interessi dei tedeschi.
[Già nel mese di agosto era stata vietata l’emigrazione degli Ebrei «abili al servizio militare»(wehrfähige) di età compresa tra 16 e 45 anni. Joseph Walk (a cura di), Das Sonderrecht für die Juden im NS-Staat. C.F. Müller Juristischer Verlag, Heidelberg-Karlsruhe, 1981, n. 227, p. 347]

Argomento 7: il sacerdote francese Patrick Desbois ha localizzato in Ucraina più di 600 fosse comuni di ebrei uccisi. Tutto ciò è una solida prova della realtà dell’Olocausto.

Risposta: Per giudicare il valore del libro di Patrick Desbois sull’”Olocausto mediante pallottole”[55], non possiamo fare di meglio che citare quello che due revisionisti francesi, Vincent Reynouard e Robert Faurisson, hanno scritto sotto il titolo di “Padre Desbois è un burlone”:

Vincent Reynouard: “Le presunte fosse comuni non sono state dissotterate e non lo saranno mai. […] Le persone che sostengono di aver scoperto le “fosse comuni” non hanno, in realtà, effettuato nessuno scavo, quindi nessun inventario dei resti, nessuna verifica, nessuna documentazione forense, fisica o materiale di prammatica, obbligatoria nell’indagine successiva alla scoperta anche di un solo cadavere o scheletro. Nessun funzionario di polizia o della magistratura si è mai recato in uno di questi siti per condurre una qualsivoglia forma di indagine. […] Due associazioni ebraiche sono andate in giro a raccoglieretestimonianze” […] Dei contadini ucraini, radunati per l’occasione, sono stati filmati per raccontare le loro storie da cui, successivamente, sono stati tratti solo dei frammenti selezionati. […] Ma, tornando a queste presunte fosse comuni, qual è il valore delle testimonianze da esaminare se la realtà materiale dei fatti non è stata stabilita in anticipo?[56]

Robert Faurisson: “Queste presunte fosse comuni non saranno mai dissotterate; nessuna esumazione e nessuna verifica materiale verrà mai fatta, e tutto ciò in base al pretesto che la religione ebraica proibisce di toccare i cadaveri ebraici; eppure, è sufficiente uno sguardo all’Encyclopedia Judaica (1978), alle voci “Autopsies” (plurale) e “Dissection” (singolare) per vedere che non c’è affatto una tale proibizione[57].
[Sulla questione si veda anche l’articolo di C. Mattogno Patrick Desbois e lefosse comunidi Ebrei in Ucraina, in:
http://www.aaargh.codoh.info/fran/livres9/CMPatrickDesbois.pdf]

Argomento 8: Gli Einsatzgruppen usarono furgoni a gas per uccidere un numero enorme di ebrei sul fronte orientale.

Risposta:
Nessuno è mai riuscito a provare che anche una sola persona, ebrea o non ebrea, venne uccisa dai tedeschi in un furgone a gas. Né un tale veicolo è mai stato trovato. Il vasto corpus della letteratura sull’”Olocausto” non dispone di una sola fotografia di un tale furgone, o di un disegno tecnico di esso (la sola eccezione è il libro di Gerald Fleming Hitler und die Endlösung[58], che mostra un’immagine di un camion presuntamente usato come furgone a gas. Ma come un ricercatore antirevisionista, Jerzy Halberstadt, ha fatto notare, il veicolo mostrato da Fleming venne trovato nel Novembre del 1945 sul terreno di una fabbrica polacca, e quindi esaminato da una commissione polacca per crimini di guerra, che giunse alla conclusione che non era stato usato per scopi omicidi, ma solo per trasportare attrezzi)[59].

Gli storici dell’”Olocausto” citano spesso due documenti che provano presuntamente l’uso dei furgoni a gas per lo sterminio degli ebrei. Come la tedesca Ingrid Weckert[60] e il francese Pierre Marais[61] hanno dimostrato, questi documenti sono grossolane contraffazioni. Secondo il primo di essi, il “documento Becker”[62], questi furgoni potevano circolare solo con il bel tempo e diventavano totalmente inutilizzabili quando incominciava a piovere! Il presunto autore di questo ridicolo documento, a quanto si dice un funzionario tedesco, descrive come dovette corrompere altri tedeschi per ottenere i necessari pezzi di ricambio per questi furgoni omicidi! In questo caso, la contraffazione è così evidente che E. Kogon, H. Langbein, e A. Rückerl non osano includere questo “elemento di prova” nella loro ben conosciuta “documentazione” costituita dal libro Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas[63] (“Gli stermini nazionalsocialisti mediante gas tossico”). Ma la seconda “prova documentaria”, il “documento Just”[64], che pullula di assurdità tecniche, è assolutamente ridicola.

Se il dr. Karsai continua a sostenere che i tedeschi usarono furgoni a gas omicidi per lo sterminio degli ebrei, pensiamo che sia tenuto a dirci dove possiamo vedere uno di questi veicoli. Se non è in grado di dircelo, ci mostri almeno un disegno tecnico dell’epoca che ce li mostri, o un documento che provi l’uso di tali furgoni – un documento autentico, per cortesia – e non un falso di terza mano!

Argomento 9: La quantità di Zyklon B consegnata ad Auschwitz era troppo grande per essere usata esclusivamente per procedure di disinfestazione.

Risposta:
No, non lo era. Nel 1942, vennero consegnati ad Auschwitz 7.500 chili di Zyklon B, nel 1943, 12.000 chili[65] (la quantità relativa al 1944 è sconosciuta). Auschwitz era infestata dai pidocchi, che erano portatori del pericolosissimo tifo petecchiale, che fu la causa principale di una mortalità del campo spaventosamente alta. Centinaia di baracche e un gran numero di officine dovettero essere regolarmente disinfestate, e Auschwitz aveva circa 30 campi satelliti.

Un rapporto scritto il 22 Luglio del 1943 dall’SS-Untersturmführer Johann Schwarzhuber, lo Schutzhaftlagerführer[66] della sezione maschile del campo di Birkenau, dimostra l’ampiezza dell’uso dello Zyklon B a scopo di disinfestazione:

Alla metà di Maggio del 1943, il vecchio campo maschile di Birkenau, B 1 b, è stato quasi del tutto disinfestato e – con poche eccezioni – liberato dal tifo petecchiale. Tutto ciò si è potuto conseguire solo con l’uso quotidiano dell’installazione di disinfestazione. A iniziare dalla metà di Maggio, l’intero campo zingari e i pagliericci, le coperte di lana, la biancheria intima e i vestiti del campo femminile sono stati parimenti disinfestati[67].

A proposito, Jean-Claude Pressac, che un tempo veniva esaltato dai media come il primo esperto di Auschwitz, scrisse che il 97-98% dello Zyklon B consegnato ad Auschwitz venne usato per procedure di disinfestazione e solo il 2-3% per gasazioni omicide[68].
Alla luce del fatto che la differenza tra il 100% e il 97-98% non è statisticamente significativa, anche secondo Pressac la quantità di Zyklon B consegnata al campo di Auschwitz non prova che parte di esso venne usato per uccidere esseri umani.

Argomento 10: Il rapporto Leuchter contiene molti errori. Il fatto che Leuchter non abbia trovato concentrazioni significative di ferrocianuri sui muri delle camere a gas di Auschwitz è irrilevante, perché i ferrocianuri si dissolvono a causa della pioggia, della neve, del vento ecc.

Risposta: Sì, il rapporto Leuchter[69] contiene in realtà un certo numero di errori. Possono essere spiegati almeno in parte con il fatto che Leuchter dovette scrivere il suo rapporto in gran fretta. Doveva essere presentato al processo di Ernst Zündel a Toronto, che all’epoca (Aprile 1988) stava arrivando alla fine. Ma le conclusioni di Leuchter vennero pienamente confermate da Germar Rudolf in uno studio molto più scientifico[70].

L’affermazione del dr. Karsai che i ferrocianuri si dissolvono a causa della pioggia, della neve, del vento ecc., è sbagliata. Nel suddetto rapporto, Rudolf cita letteratura specialistica che prova che tali cianuri sono ben conosciuti per la loro straordinaria stabilità. Non si dissolvono più dei muri in cui sono contenuti. Consigliamo al dr. Karsai di dare un’occhiata alle camere a gas di Majdanek (che furono autentiche camere a gas Zyklon B, ma che vennero usate solo per estirpare gli insetti, come i ricercatori revisionisti Carlo Mattogno e Jürgen Graf hanno dimostrato nel loro libro sul campo di Majdanek[71]). I muri di queste camere sono ancora coperti di macchie blu. Stessa cosa per le camere di disinfestazione del Bauwerk 5a di Auschwitz-Birkenau (nessuno ha mai sostenuto che in questo edificio vennero gasati esseri umani). D’altro lato, non vi sono macchie blu di sorta sui muri delle presunte camere a gas omicide di Auschwitz I (la camera mortuaria del Crematorio I) e di Birkenau (la camera mortuaria del Crematorio II).

Argomento 11: I nazisti uccisero più di 200.000 persone mentalmente disabili nell’ambito della loro azione “Eutanasia”, il che dimostra che non disdegnavano le uccisioni di massa. Molti degli uomini che avevano preso parte al programma “eutanasia” vennero inseguito impiegati nei campi di Belzec, Sobibor e Treblinka. Questa è una prova solida che questi campi furono fabbriche della morte.
Risposta: Se la cifra di 200.000 è certamente gonfiata, il programma “eutanasia” in sé è un fatto indiscutibile.

Nel libro Sobibor. Holocaust Propaganda and Reality, firmato da Carlo Mattogno, Jürgen Graf e Thomas Kues, pubblicato nel maggio 2010, la questione del perché certi uomini che erano stati coinvolti nel programma “eutanasia” vennero in seguito impiegati nei tre campi suddetti è discussa nei dettagli. Sebbene non possano addurre prove documentarie, gli autori del libro pensano che un certo numero di ebrei (i malati mentali e le persone che soffrivano di malattie contagiose) vennero uccisi in questi tre campi, probabilmente mediante iniezioni letali. In Germania, l’eutanasia era stata fermata dopo che il Vescovo cattolico Clemens von Galen e il vescovo luterano Theophil Wurm avevano protestato contro tale pratica, ma nella Polonia occupata le autorità tedesche non dovevano prestare ascolto ad eventuali proteste delle autorità ecclesiastiche o di altre istituzioni. Dal punto di vista dei nazionalsocialisti, sarebbe stato insensato inviare degli ebrei malati mentali, od ebrei con malattie contagiose, nei territori orientali, come i tedeschi fecero con gli altri ebrei deportati a Sobibor, Belzec e Treblinka (in realtà, questi tre campi furono campi di transito; vedi la domanda seguente).
Argomento 12: Un gran numero di ebrei vennero inviati nei campi di Belzec, Sobibor e Treblinka. Dove finirono questi ebrei, se non vennero gasati?

Risposta: Dopo che la dirigenza tedesca ebbe abbandonato il Piano Madagascar, perseguì una nuova politica: gli ebrei europei dovevano venire reinsediati nei territori sovietici occupati. Il 10 Febbraio del 1942, Franz Rademacher scrisse una lettera all’inviato Harald Bielfeld, del Ministero degli Esteri, in cui affermò:

La guerra contro l’Unione Sovietica ha nel frattempo dato la possibilità di disporre di altri territori per la soluzione finale. Il Führer ha quindi deciso che gli ebrei non saranno deportati in Madagascar ma all’Est. Quindi, il Madagascar non deve più essere preso in considerazione per la soluzione finale”[72].
Tutto ciò mostra chiaramente che la “soluzione finale” era territoriale!

La costruzione dei campi di transito di Belzec, Sobibor e Treblinka va inquadrata nel seguente contesto:

. Il 17 Marzo del 1942, Fritz Reuter, un impiegato del Dipartimento per le Questioni della Popolazione nell’ufficio del Governatore Generale del distretto di Lublino, scrisse un promemoria su una conversazione da lui avuta il giorno precedente con lo SS-Hauptsturmführer Julius Höfle. Secondo questo promemoria, Höfle aveva spiegato che “gli ebrei inabili al lavoro” sarebbero tutti stati portati a Belzec, l’”estrema stazione di confine nella contea di Zamosc”. Da 4 a 5 trasporti, ognuno con 1.000 ebrei, avrebbero “varcato il confine e non sarebbero più tornati nel Governatorato Generale”[73];
. Il 13 Agosto del 1942, il generale SS Karl Wolff scrisse ad Albert Ganzenmüller, del Reichsbahn - che lo aveva informato in precedenza che dal 22 Luglio c’era stato un trasporto quotidiano di 5.000 ebrei da Varsavia a Treblinka – di essere molto contento di apprendere che i tedeschi potevano ora “accelerare questo trasferimento di popolazione”[74];
. Il 5 Luglio del 1943, Himmler ordinò che il “campo di transito di Sobibor” venisse convertito in campo di concentramento[75].

Gli storici dell’”Olocausto” vorrebbero farci credere che la dirigenza nazionalsocialista usava un “linguaggio in codice” anche nella propria corrispondenza privata, e che espressioni come “portati oltre il confine”, “campo di transito”, e “trasferimento di popolazione” erano eufemismi per “sterminio fisico”. Tale tesi è oltremodo ridicola. Per tornare alle loro mostruose fantasie sui mattatoi chimici dove enormi numeri di ebrei vennero gasati (nel caso di Belzec e di Treblinka con esalazioni diesel, sebbene sia generalmente risaputo che le esalazioni diesel, che contengono un’alta percentuale di ossigeno e una percentuale molto bassa di monossido di carbonio, sono relativamente innocue), tali storici non possono presentare prova migliore che grottesche “testimonianze oculari”. Che i testimoni si contraddicano l’un l’altro praticamente su tutto e che i loro resoconti pullulino di assurdità non sembra preoccupare affatto questi splendidi studiosi.

Tutta la narrazione delle gasazioni dipende dall’esistenza degli edifici con le camere a gas descritti dai sedicenti “testimoni”. Tra il 1997 e il 2000, un archeologo polacco altamente qualificato, Andrzej Kola, condusse vasti scavi e trivellazioni sul terreno degli ex campi di Belzec e di Sobibor[76]. Egli non riuscì a trovare la minima traccia dei presunti edifici con le camere a gas, il che fissa in modo definitivo la questione.

Gli autori del libro testé menzionato, Sobibor. Holocaust Propaganda and Reality adducono solide prove della presenza di francesi, belgi, olandesi e altri ebrei occidentali nei territori orientali occupati durante la guerra. Due esempi saranno qui sufficienti:

Durante l’occupazione bellica tedesca della Lituania, l’ebreo Herman Kruk tenne un diario in lingua yiddish che venno in seguito tradotto in inglese[77]. Nella sua annotazione del 16 Aprile 1943, Kruk menzionò la presenza di 19.000 ebrei olandesi nella città lituana di Vievis. Il 20 Aprile del 1943, egli scrisse che del mobilio appartenente ad ebrei olandesi era stato portato nelle locali officine per riparazioni e che dei documenti olandesi erano stati trovati nei cassetti. Poiché non c’è ragione al mondo per cui Kruk si possa essere inventato questa storia, questo dimostra che degli ebrei olandesi presuntamente gasati ad Auschwitz e a Sobibor vennero trasferiti in Lituania (la letteratura dell’”Olocausto” non sa nulla di ebrei olandesi deportati nei territori orientali).

Nell’Aprile del 1944, il giornale clandestino comunista francese Notre Voix riferiva che 8.000 ebrei provenienti da Parigi erano stati “salvati” in Ucraina dall’Armata Rossa[78]. Secondo la letteratura dell’”Olocausto”, i soli ebrei francesi mai deportati all’Est finirono in Estonia e in Lituania nel Maggio del 1944[79]. Così gli ebrei parigini trovati in Ucraina nell’Aprile del 1944 devono essere necessariamente finiti lì via Auschwitz. Nelle statistiche dell’”Olocausto”, essi figurano come “gasati”.

Ora, i sostenitori della versione ortodossa dell’”Olocausto” chiederanno perché non ci sono documenti tedeschi sui trasporti ferroviari di questi ebrei nei territori orientali occupati e sugli insediamenti ebraici all’Est. Inoltre, chiederanno cosa accadde a coloro, tra gli ebrei deportati, che sopravvissero alle dure condizioni dell’epoca di guerra. A queste domande, i revisionisti possono rispondere solo con un’ipotesi, ma ragionevole e fondata.

Per diverse ragioni, gli alleati vittoriosi hanno deciso di continuare a diffondere, dopo la fine della guerra, la storia dello sterminio ebraico. Prima di tutto, questa permetteva loro – accusando gli sconfitti di crimini peggiori - di passare sopra ai propri crimini, come i bombardamenti terroristici delle città tedesche o l’espulsione disumana di più di 15 milioni di civili dalla Germania orientale e dai Sudeti. Ma c’erano altre ragioni, persino più importanti. Accusando la Germania di un crimine senza paragoni, i vincitori speravano di distruggere lo spirito nazionale del popolo tedesco e di impedire ogni ricomparsa del nazionalismo tedesco. Infine, la storia dell’”Olocausto” preparò il terreno alla fondazione dello Stato di Israele, che sia gli Stati Uniti che l’Unione Sovietica sostennero senza riserve (alla luce delle tendenze comuniste di molti ebrei, Stalin sperava che Israele sarebbe diventata un bastione sovietico nel Vicino Oriente; come gli sviluppi successivi invece mostrarono, si trattò di una speranza illusoria). Ora, se la storia dello sterminio ebraico doveva essere creduta, i documenti sul trasferimento degli ebrei all’Est dovevano scomparire. Per le potenze vittoriose non era certo difficile distruggere, o nascondere, qualche pila di documenti.

Il numero degli ebrei trasferiti nei territori sovietici occupati fu di circa 1.9 milioni (per i dettagli si veda il libro citato in precedenza Sobibor. Holocaust Propaganda and Reality). La maggioranza era indubbiamente costituita da ebrei polacchi. Gli autori del detto libro presumono che i sovietici impedirono ai deportati sopravvissuti alle drammatiche condizioni dell’epoca di guerra di tornare in patria dopo il 1945.

Argomento 13: Cosa accadde agli ebrei se non vennero gasati? Dopo la guerra, la maggior parte degli ebrei dell’Europa orientale scomparvero.

Risposta: Ci sono solo due studi dettagliati sulle perdite di popolazione ebraica durante la seconda guerra mondiale. Nel 1983, il revisionista Walter Sanning scrisse The Dissolution of Eastern European Jewry[80], in cui giunse alla conclusione che il numero delle vittime ebraiche ammontava a circa 300.000. Otto anni dopo, Walter Benz curò un volume collettaneo intitolato Dimension des Völkermords[81]; secondo le sue statistiche, in seguito alla persecuzione nazista perirono tra i 5.29 e i 6.01 milioni di ebrei.

Il libro di Sanning non è certo perfetto. Egli ignora un cruciale documento tedesco dell’epoca di guerra, il rapporto Korherr[82], e si affida troppo alle dichiarazioni di un propagandista ebreo sovietico, David Bergelson, che aveva sostenuto che l’80% degli ebrei dei territori sovietici poi conquistati dai tedeschi erano stati evacuati e quindi “salvati”. Il numero totale degli evacuati fu probabilmente molto più basso. La cifra fornita da Sanning di 300.000 vittime ebraiche è certamente troppo bassa. Nonostante questi difetti, il libro di Sanning è ancora il più serio sulla questione, mentre quello di Benz è totalmente truffaldino.

In un saggio in cui ha messo a confronto Sanning e Benz[83], Germar Rudolf ha smascherato i metodi usati dall’impostore Benz e dalla sua squadra per confermare le statistiche ufficiali dell’”Olocausto”:

. Per Benz e la sua squadra, ogni ebreo morto durante la seconda guerra mondiale fu una “vittima dell’Olocausto”. Così, se un soldato ebreo dell’Armata Rossa venne ucciso in combattimento, o se un ebreo evacuato in Siberia prima dell’arrivo delle truppe tedesche morì di freddo o di fame, egli fu una vittima del razzismo dei nazionalsocialisti!
. Come tutti sanno, numerosi territori dell’Europa Orientale cambiarono i propri padroni durante la seconda guerra mondiale. Nella maggior parte dei casi, Benz e la sua squadra contano gli ebrei che (realmente o presuntamente) perirono in questi territori due volte, come cittadini dello Stato A e come cittadini dello Stato B! Grazie a questo squallido trucco, Benz guadagna oltre 500.000 “ebrei sterminati”.
. Benz praticamente ignora la grande emigrazione ebraica postbellica in Palestina, negli Stati Uniti e in numerosi altri paesi (a differenza di Sanning, che affronta questa questione fondamentale in modo assai particolareggiato).

Il fatto che la maggior parte degli ebrei siano scomparsi dall’Europa orientale dopo la guerra non fu dovuto solo a causa della guerra, della persecuzione e dell’emigrazione. Molti ebrei polacchi, sovietici ecc. sono scomparsi dalle statistiche. Gli anni successivi alla seconda guerra mondiale videro una rapida accelerazione dell’assimilazione ebraica. Nell’Unione Sovietica, ogni cittadino poteva scegliere a quale nazionalità appartenere, così nei censimenti postbellici molti ebrei, che non provavano nessun legame emotivo con il credo dei loro progenitori, definirono semplicemente sé stessi quali “russi”, “ucraini”, ecc. Come si vede, molto dipende dalla definizione della parola “ebreo”.

Per questa semplice ragione, le statistiche ufficiali non possono aiutarci ad accertare la dimensione reale delle perdite ebraiche. Un metodo più razionale è quello di calcolare quanti ebrei morirono in seguito ad atti concreti di persecuzione. Per quanto riguarda gli ebrei che morirono nei campi di concentramento tedeschi, il loro numero può essere stabilito con un certo grado di esattezza, perché i documenti tedeschi sui campi si sono in gran parte conservati. La cifra approssimativa è di 340.000[84].

D’altro canto, è impossibile stabilire quanti ebrei vennero uccisi sul fronte dell’Est. Per provare il gigantesco massacro perpetrato dalle truppe tedesche, specialmente dai cosiddetti “Einsatzgruppen” – il cui compito primario era la lotta contro i partigiani – gli storici dell’”Olocausto” citano regolarmente i rapporti degli Einsatzgruppen, che vennero trovati nel 1945 nella Reichskanzlei[85] (perché i tedeschi non distrussero questi documenti incriminanti???), ma tali rapporti sono altamente sospetti per due ragioni:

a) il loro contenuto non è confermato dalle prove forensi.
b) Essi contengono innegabili anomalie e sono contraddetti da altri documenti.

Un esempio sarà sufficiente a illustrare il secondo punto. Secondo un rapporto dell’Einsatzgruppe A del Febbraio 1942, in Lituania, prima dello scoppio della guerra tedesco-sovietica, c’erano 153.743 ebrei. Dopo di che ne vennero liquidati 136.421, e 34.500 finirono nei ghetti[86]. Una semplice addizione mostra che qui c’è qualcosa di sbagliato. Ma questa non è la sola cosa inspiegabile. Se i tedeschi permisero ad una frazione di ebrei lituani di sopravvivere, ciò può essere dovuto solo al fatto che li volevano impiegare come mano d’opera a basso costo, così ci si aspetterebbe che vennero risparmiati solo gli abrei abili al lavoro. Tuttavia, alla fine di Maggio del 1942, nel ghetto di Vilnius vivevano 14.545 ebrei, di cui 3.363 erano bambini sotto i 16 anni. Tra essi c’erano anche molti anziani; il più vecchio, una donna, era nato nel 1852[87]. Alla luce di questi fatti, ogni storico che si rispetti tratterà i rapporti degli Einsatzgruppen con la massima cautela.

Gli ultimi due argomenti del dr. Karsai non hanno nulla a che fare con il presunto sterminio degli ebrei, ma risponderemo ad essi lo stesso.

Argomento 14: I nazisti uccisero circa 2.5 milioni di sovietici prigionieri di guerra.

Risposta: La grande maggioranza dei prigionieri di guerra sovietici che morirono in mano ai tedeschi non vennero “uccisi” ma soccombettero alla fame, allo sfinimento e alle malattie, proprio come la grande maggioranza dei prigionieri di guerra tedeschi che non sopravvivettero in mano ai sovietici.

Non avendo studiato questo argomento, non possiamo commentare le cifre menzionate dal dr. Karsai, ma in realtà tutte le fonti concordano che la mortalità tra i prigionieri di guerra sovietici fu spaventosamente alta. Questa tragedia fu dovuta basilarmente a due ragioni: dopo le rapide vittorie tedesche nella prima fase della guerra, milioni di soldati sovietici vennero fatti prigionieri. I tedeschi, che non avevano previsto tutto ciò, non avevano abbastanza cibo per nutrirli in modo adeguato. Ma anche in seguito i prigionieri sovietici di guerra ricevettero razioni di cibo insufficienti e morirono in gran numero, a differenza dei prigionieri di guerra dei paesi occidentali, che vennero trattati in modo corretto. Non vi può essere dubbio di sorta che questa politica verso i prigionieri sovietici (che Alexander Solgenitsin, in Arcipelago Gulag, spiega con il fatto che l’Unione Sovietica non aveva firmato la Convenzione di Ginevra) fu criminale. Il fatto che anche i prigionieri di guerra tedeschi nei campi sovietici furono parimenti trattati in modo orrendo e morirono in gran numero non è una giustificazione, poiché un crimine non ne giustifica un altro.

Argomento 15: Secondo il “Generalplan Ost”, i nazisti prevedevano di uccidere 30 milioni di cittadini sovietici.
Risposta: Questa asserzione è basata su una dichiarazione di Erich von dem Bach-Zelewski, già SS-Obergruppenführer e Höherer SS- und Polizeiführer Russland-Mitte[88], durante il processo di Norimberga. A Norimberga, Bach-Zelewski asserì che all’inizio del 1941 Heinrich Himmler aveva detto al Welwesburg che lo scopo dell’imminente campagna di Russia sarebbe stato una riduzione della popolazione slava di 30 milioni[89]. Il problema è che queste dichiarazioni fatte dopo la guerra sono totalmente irrilevanti, perché le potenze vittoriose potevano facilmente costringere qualunque tedesco a confessare qualunque cosa. Molto spesso le confessioni vennero estorte con la tortura. Il caso più famoso è quello di Rudolf Höss, il primo comandante di Auschwitz, che – in mano agli inglesi – dichiarò che fino al Novembre del 1943 erano state gasate nel campo di Auschwitz due milioni e mezzo di persone, mentre altre 500.000 erano morte di fame e malattie[90] (va ricordato che gli storici dell’”Olocausto” oggi parlano di circa un milione di vittime ad Auschwitz, che è ancora una sconsiderata esagerazione, poiché il numero reale delle persone che morirono lì, sia ebree che non ebree, è di circa 135.000[91]). Nel suo libro Legions of Death[92], lo scrittore inglese Rupert Butler ha documentato come gli inglesi ottennero le confessioni di Höss: lo picchiarono senza pietà per tre giorni fino a quando firmò il testo che gli avevano preparato!

Naturalmente, non tutti gli imputati tedeschi vennero torturati per ottenerne le confessioni desderate. Vi furono altri metodi, più raffinati. Diamo uno sguardo più ravvicinato al destino di Erich von dem Bach-Zelewski[93]. Secondo la narrazione ufficiale dell’”Olocausto”, lui fu uno dei peggiori criminali. Si ritiene che abbia ordinato l’omicidio di 27.800 ebrei vicino Riga e il massacro di decine di migliaia di civili sovietici. Da tutto ciò, ci si aspetterebbe che dopo la guerra venisse di certo processato e condannato all’impiccagione, ma questo è esattamente quanto non è accaduto. Al processo di Norimberga, venne usato come testimone dell’accusa e quindi rilasciato. Ovviamente, questo trattamento mite fu il premio per le dichiarazioni da lui fatte, come quella suddetta, che permettevano agli alleati di accusare i tedeschi di aver progettato non solo lo sterminio totale degli ebrei, ma anche il genocidio raccapricciante di decine di milioni di slavi.

È vero che von dem Bach-Zelewski venne in seguito perseguito dalla giustizia tedesca, ma non per il suo presunto ruolo nell’”Olocausto” o per il massacro di cittadini sovietici. Venne perseguito per l’imputazione di due omicidi commessi nel 1934[94].


[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://globalfire.tv/nj/10en/jews/holobattle_in_hungary.htm
[2] http://kuruc.info/
[3] Communique of the Polish-Soviet Extraordinary Commission for investigating the crimes committed by the Germans in the Majdanek concentration camp [Comunicato della Commissione Straordinaria polacco-sovietica per l’indagine dei crimini commessi dai tedeschi nel campo di concentramento di Majdanek], Foreign Language Publishing House, Moscow 1944.
[4] USSR-29.
[5] Zdzislaw Lukaszkiewicz, “Oboz Koncentracyjny i zaglady Majdanek” (Il campo di concentramento e di sterminio di Majdanek), in: Biuletyn Glownej Komisji Badania Zbrodni Niemieckich w Polsce, Volume 4, Varsavia 1948, p. 63-105.
[6] Czeslaw Rajca, “Problem liczby ofiar w obozu na Majdanku”(Il problema del numero delle vittime nel campo di Majdanek), in: Zeszyty Majdanka (Quaderni di Majdanek), IV, 1992, pp. 122-132.
[7] Thomas Kranz, “Ewidencja zgonov i smiertelnosc wiezniow KL Lublin”(Registrazione di decessi e mortalità dei detenuti nel KL Lublino), in: Zeszyty Majdanka, 23 (2005).
[8] Jürgen Graf e Carlo Mattogno, KL Majdanek. Eine historische und technische Studie, Castle Hill Publishers, Hastings 1998, capitolo IV [disponibile in rete nella versione inglese all’indirizzo: http://vho.org/dl/ENG/ccm.pdf ].
[9] Samuel Zylberstztain, “Pamietnik wieznia dziesieciu obozow”(Diario di un detenuto di dieci campi) , in: Biuletyn Zydowskiego Instytutu Historycznego w Polsce, Nr. 68, Varsavia 1968, p. 53 e seguenti.
[10] Benedikt Kautsky, Teufel und Verdammte, Büchergilde Gutenberg, Zurigo 1948.
[11] Staatliches Museum Auschwitz-Birkenau (a cura di), Die Sterbebücher von Auschwitz, Saur Verlag, Monaco, 1995.
[12] Germar Rudolf, Vorlesungen über den Holocaust, Castle Hill Publisher, Hastings 2005, pp. 271-273. Disponibile in rete in versione inglese all’indirizzo: http://vho.org/dl/ENG/loth.pdf .
[13] Archiwum Glownej Komisji Badania Zbrodni przeciwko Narodowi Polskiemu, Varsavia, NTN, 134, p. 277 e seguenti.
[14] Gosudarstevenny Arkhiv Rossiskoj Federatsii, Mosca, 7021-108-32, p. 76.
[15] Henryk Swiebocki, “Widerstand”, in: Auschwitz. Studien zur Geschichtedes Konzentrations- und Vernichtungslagers, Band IV, Verlag des Staatlichen Museums Auschwitz-Birkenau 1999, p. 330.
[16] Miklos Nyiszli, Boncoloorvosa voltam az Auschwitz-i krematortumban, Vilag, Budapest, 1946.
[17] Filip Müller, Sonderbehandlung, Verlag Steinhausen, Francoforte sul Meno, 1979.
[18] “Factors which affects the process of cremation”, in: Annual Cremation Conference Report, Cremation Society of Great Britain, 1975, p. 81.
[19] Georges Wellers, “Essai de détermination du nombre des juifs morts au campd’Auchwitz”, in: Le Monde Juif, Octobre-Décembre 1983.
[20] Raul Hilberg, Die Vernichtung der europäischen Juden, Fischer Taschenbuch Verlag, Francoforte sul Meno, 1997, p. 1.000 (volume 3).
[21] John Ball, Air Photo Evidence, Ball Resource Services, Delta, Canada 1992.
[22] In rete in traduzione inglese all’indirizzo: http://www.vho.org/tr/2004/3/Mattogno271-278.html
[23] Rossiskij gosudarstvenny voyenny arkhiv, Mosca, 502-1-170, pp. 262-263.
[24] Rossiskij gosudarstvenny voyenny arkhiv, Mosca, 502-1-170, p. 260.


[25] Danuta Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, Rowolt Verlag, Reinbek bei Amburgo 1989. In edizione italiana: http://www.mimesisedizioni.it/archives/000604.html
[26] Disponibile in traduzione italiana al seguente indirizzo: http://ita.vho.org/035PrimoReportage.htm
[27] Jan Karski, Story of a Secret State, Houghton Mifflin Company, Boston 1944, p. 339 e seguenti.
[28] Stefan Szende, Der letze Jude aus Polen, Europa Verlag, Zurigo, 1945, p. 290 e seguenti.
[29] Alexander Petscherski, “La rivolta di Sobibor”, in: Y. Suhl, Ed essi si ribellarono, Milano 1969, p. 31.
[30] N. Blumental, Dokumenty y Materialy, Lodz 1946, p. 17.
[31] K. Marczewska, W. Wasniewski, “Treblinka w swietle akt Delegatury Rzadu RP na Kraj”(Treblinka alla luce dei documenti della Delegazione del Governo polacco [in esilio] nel Paese), in: Byuletyn Glownej Komisji Badania Zbrodni przectwko Narodowi Polskiemu, Volume XIX, Varsavia, 1968, p. 137 e seguenti.
[32] Ibidem, p. 138 e seguenti.
[33] Gosudarstvenny Arkhiv Rossiskoj Federatsii, Mosca 7021-115-9, p. 108.
[34] K. Marczewska, W. Wazniewski, op. cit., p. 139 e seguenti.
[35] Documento di Norimberga PS-3311.
[36] Julius Schelvis, Vernietigingskamp Sobibor, De Bataafsche Leeuw, Amsterdam 2008, p. 125.
[37] I. Gilead, Y Haimi, W. Mazurek, “Excavating Nazi Extermination Centers”, in: Present Pasts, vol. 1, 2009.
[38] Idem.
[39] Amtliches Material zum Massenmord von Katyn, Berlin 1943.
[40] Amtliches Material zum Massenmord von Winniza, Berlin 1944.
[41] La traduzione italiana è in due volumi (nota del traduttore).
[42] Adolf Hitler, Mein Kampf, Franz Eher Verlag, 1933, p. 13, 14.
[43] Max Domarus, Hitlers Reden und Proklamationen 1932-1945, Löwit, Wiesbaden 1973, vol. II, p. 1058.
[44] R. G. Reuter, Joseph Goebbels. Tagebücher, Band IV, Monaco 1991.
[45] Magnus Brechtkens, “Madagaskar für die Juden”. Antisemitische Idee und politische Praxis, R. Oldenbourg Verlag, Monaco 1998.
[46] Secondo i revisionisti, Chelmno era un campo di transito. Vedi Carlo Mattogno, Il campo di Chelmno tra storia e propaganda, Effepi, Genova, 2010.
[47] R. M. Kempner, Eichmann und Komplizen, Europa Verlag, Zurigo, Stoccarda, Vienna 1961, S. 289, 290.
[48] Idem, p. 290.
[49] Idem, p. 291, facsimile del documento.
[50] Idem, p. 292. Documento di Norimberga NG-3354.
[51] Idem.
[52] Idem, p. 293.
[53] H. Krausnick, H. H. Wilhelm, Die Truppe des Weltanschauungskrieges, Deutsche Verlag-Anstalt, Stoccarda 1981, p. 621.
[54] Raul Hilberg, Die Vernichtung der europäischen Juden, Fischer Taschenbuch Verlag, Francoforte sul Meno 1997, p. 409 e seguenti.
[55] Patrick Desbois, Porteur de mémoires: Sur la trace de la Shoah par balles, Michel Lafon, Parigi 2007.
[56] http://www.stormfront.org/forum/t578569/
[57] Idem.
[58] Gerald Fleming, Hitler und die Endlösung, Limes Verlag, Wiesbaden e Monaco 1982.
[59] http://weber.ucsd.edu/~lzamosc/chelm00.htm
[60] http://www.germarrudolf.com/work/dth/fndwagon.html
[61] Pierre Marais, Les camion à gas en question, Polémiques, Parigi 1994.
[62] Documento di Norimberga PS-501.
[63] E. Kogon, H. Langbein, A Rückerl e altri, Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas, Fischer Taschenbuch Verlag, Francoforte sul Meno 1983.
[64] Bindesarchiv Koblenz, R 58/871.
[65] http://www.ihr.org/jhr/v04/v04p261_Lindsey.html
[66] Comandante del Campo di Custodia Protettiva (nota del traduttore).
[67] Rossiskij Gosudarstvenny Vojenny Arkhiv, Mosca, 502-1-336, p. 227.
[68] Jean-Claude Pressac, Auschwitz. Technique and Operation of the Gas Chambers, Beate Klarsfeld Foundation, New York 1989, p. 188. Consultabile in rete all’indirizzo: http://www.holocaust-history.org/auschwitz/pressac/technique-and-operation/
[69] Disponibile in rete nell’edizione critica curata da Germar Rudolf al seguente indirizzo: http://vho.org/dl/ENG/tlr.pdf
[70] Disponibile in rete in lingua inglese al seguente indirizzo: http://vho.org/dl/ENG/trr.pdf
[71] Disponibile in rete in lingua inglese al seguente indirizzo: http://vho.org/dl/ENG/ccm.pdf
[72] Documento di Norimberga NG-5770.
[73] Jüdisches Historisches Institut Warschau (a cura di), FaschismusGhettoMassenmord, Röderberg Verlag, Francoforte sul Meno 1981, p. 269 e seguenti.
[74] Raul Hilberg, Sonderzüge nach Auschwitz, Dumjahn, Monaco 1981, p. 181.
[75] Documento di Norimberga NO-482.
[76] Andrzej Kola, Belzec. The Nazi Camp for Jews in the Light of Archeological Sources. Excavations from 1997 – 2000, Varsavia/Washington 2000. – Andrzej Kola, „Badania Archeologiczne terenu bylego obozu zaglady Zydow w Sobiborze“, in: Przeszlosc i Pamiec, No 4 (21), 2001.

[77] Herman Kruk, The last days of the Jerusalem of Lithuania, Yale University Press, New Haven/Londra 2002.

[78]Adam Raisky, La presse antiraciste sous l’occupation hitlérienne, Parigi 1950, p. 179.
[79] Serge Klarsfeld, Le mémorial de la déportation des juifs de France, Parigi 1978.
[80] Walter Sanning, The Dissolution of Eastern European Jewry, IHR, Newport Beach 1983.
[81] Wolfgang Benz (a cura di), Dimension des Völkermords, Verlag Oldenbourg, Monaco 1991.
[82] Documento di Norimberga NO-5194.
[83] http://www.germarrudolf.com/work/dth/fndstats.html
[84] http://www.germarrudolf.com/work/dth/fndGraf.html
[85] La Cancelleria del Reich (nota del traduttore).
[86] Einsatzgruppe A. Tätigkeitsbericht für den Zeitraum vom 16. Oktober 1941 bis zum 31. Januar 1942. Rossiskij Gosudarstvenny Vojenny Arkhiv, 500-4-92, p. 57 e seguenti.

[87]Vilnius Ghetto: List of prisoners, Volume 1, Vilnius 1996.

[88] Alto comandante delle SS e della Polizia nella Russia centrale (nota del traduttore).
[89] Internationales Militärgericht (IMG), Band IV, p. 535/536.

[90] Documento di Norimberga PS-3868.
[91] Carlo Mattogno, IL NUMERO DEI MORTI DI AUSCHWITZVecchie e nuove imposture, Effepi, 2004.
[92] Rupert Butler, Legions of Death, Arrow Books Ltd., Londra 1986, p. 235 e seguenti.

[93] http://de.wikipedia.org/wiki/Erich_von_dem_Bach-Zelewski

[94] Idem.