venerdì 30 luglio 2010

Adriana Goldstaub e l'uso del termine "negazionista"

Avviso ai naviganti: il blog va in vacanza. Riaprirà, se Dio vorrà, a Settembre. Nel frattempo, devo una precisazione ad Adriana Goldstaub[1] e ai suoi congeneri del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), che ricevono la bellezza di 300.000 euro[2] l’anno anche per “monitorare” presunti antisemiti[3] come me:
no, cara signora, il mio non è un blog “negazionista” (neologismo spregiativo che presuppone la malafede della persona fatta oggetto di tale appellativo) bensì revisionista, e non è l’antisemitismo a spingermi ad occuparmi della Shoah da un punto di vista revisionista, bensì l’eros della conoscenza[4].
Piuttosto, i veri negazionisti siete voi del CDEC, che mi negate arbitrariamente la presunzione di buona fede.
Detto questo, buone vacanze a tutti.
[1] http://www.camera.it/470?stenog=/_dati/leg16/lavori/stencomm/0103/indag/antisemitismo/2010/0225&pagina=s010
[2] http://www.camera.it/472?stenog=/_dati/leg16/lavori/stencomm/07/leg/2009/0708&pagina=s010
[3] Definizione intesa dal CDEC in modo talmente largo che vi può finire chiunque, come, ad esempio, persino Luigi De Magistris e i suoi sostenitori dell’Italia dei Valori: http://www.osservatorioantisemitismo.it/Scheda_del_documento.asp?docid=4409&idmacro=1&n_macro=2&idtipo=60&idfiglio=279&situazione=si
[4] Vedi il seguente articolo di Germar Rudolf e, in particolare, l’ultimo paragrafo: http://www.vho.org/GB/Books/cq/eros.html

mercoledì 28 luglio 2010

Silvio Berlusconi: da Cesare a Piccolo Cesare?

Da qualche tempo accadono fatti inquietanti nella politica italiana, davvero inquietanti. È di pochi giorni fa infatti l’intervista “bombastica” (la definizione è di Roberto D’Agostino) con cui l’ex “Maestro Venerabile” Gioele Magaldi ha sferrato un attacco senza precedenti[1] – da massone a massone – a Silvio Berlusconi. Magaldi ha poi rincarato la dose con una “lettera aperta” al premier ancora più “bombastica”[2].

Nella detta intervista mi ha colpito soprattutto il passaggio in cui Magaldi parla degli Stati Uniti e dice:

“Dalla prima democrazia massonica del Mondo, oltre-oceano, soffia un vento di rinnovamento e rigenerazione sia per la politica che per la massoneria internazionale. E l’Italia non potrà rimanerne indenne…”.

Il concetto è stato ribadito nella “lettera aperta”, dove Magaldi scrive:

“Intanto, come ben sai (o ti hanno tenuto all’oscuro?), proprio a partire d’oltre Atlantico, dalla Prima Repubblica Democratico-Massonica al mondo, è in atto un ambizioso progetto di rigenerazione e rivoluzione delle dinamiche (invero poco commendevoli) politiche e culturali dominanti nell’era del Figlio del Fratello Bush Senior (2000-2008). Basta con certi intrallazzi profittevoli ma vergognosi e basta con il supporto a regimi politici occidentali che tendano a trasformarsi in “Democrature” stile repubblica delle banane…”.

A questo punto, rilevo un altro fatto inquietante: questo duplice attacco cade negli stessi giorni in cui è in corso l’inusitata inchiesta della Procura di Roma sulla cosiddetta P3. Dico inusitata, perché certo non è normale che una Procura come quella di Roma, notoriamente e abitualmente filo-governativa, prenda di petto il governo con una delle sue inchieste.

Rilevo poi un terzo fatto inquietante: sempre in questi giorni (il 19 Luglio) gli americani sono tornati alla carica per ridimensionare l’ENI[3], quell’ENI da sempre malvista oltre Atlantico per la ben nota tendenza alla libertà imprenditoriale in un settore strategico come quello dell’energia.
Tutto ciò (in particolare i riferimenti al “vento d’oltreoceano”) mi ha fatto venire in mente, chissà perché, un articolo dell’anno scorso apparso sul quotidiano della Confindustria in cui – riferendo i giudizi sul premier italiano espressi dal Financial Times – si diceva che “Silvio Berlusconi è diventato un alleato «difficile» per i partner USA e UE”[4], specificando che “sotto tiro”, in particolare, era “l’accordo con la Russia per il gasdotto South Stream e le recenti aperture all’Iran”.

L’appoggio di Berlusconi al South Stream “sta provocando molta rabbia a Washington e a Bruxelles”, riferiva l’articolista. E ancora: l’Italia, è sempre il “Sole24Ore” che parla, “quest’anno ha fatto infuriare la Gran Bretagna cercando di stabilire un dialogo diplomatico con l’Iran”.

Chissà allora come si saranno arrabbiati, tutti costoro, quando hanno appreso che Berlusconi non solo si è permesso di appoggiare il South Stream ma ha osato promuovere anche il North Stream[5]!

Torniamo indietro di qualche mese. Dopo la rabbia degli americani e degli eurocrati per i - fruttuosi - rapporti dell’Italia con la Russia di Putin e l’Iran di Ahmadinejad, ecco un’altra “breaking news” apparire sui giornali: “E ORA GLI AMERICANI PUNTANO SU GIANFRANCOA Febbraio viaggio in USA da «interlocutore privilegiato»”, titolava il 25 Novembre 2009 la Stampa[6]. Nel pezzo in questione si parlava anche di un curioso personaggio, il cui nome ai più non dice nulla: Alessandro Ruben, definito “il vero ministro degli esteri di Fini”. Ruben è dal 2004 il Presidente italiano[7] della ben nota Anti-Defamation League of B’nai B’rith. Guarda caso, pochi giorni prima – l’11 Novembre - dell’annuncio del feeling tra gli americani e Fini, quest’ultimo aveva incontrato Abraham Foxman, Direttore internazionale della medesima ADL[8].

Il viaggio di Fini negli USA, anche grazie a Ruben è un successo: gli americani sono soddisfatti, anche perché quando il presidente della Camera torna in Italia se ne esce con la frase seguente: “Non devono essere gli interessi delle imprese italiane che lavorano in Iran a dettare la politica estera italiana”[9]. E aggiunge: “Finmeccanica segua l’esempio dell’ENI”[10].

Berlusconi è costretto a inseguire Fini e a tarpare le ali all’ENI, almeno con l’Iran[11]. Ma ormai l’”uomo degli americani” è il presidente della Camera e il premier non può evitare la nascita della fronda interna[12].

Povero Silvio: anche il B’nai B’rith gli ha voltato le spalle!

Il resto è storia di questi ultimi giorni, con lo scoppio dello scandalo P3, le esternazioni massoniche e “finiane” e la “discesa in campo” di Niki Vendola quale “Obama italiano”. Berlusconi cerca di tamponare ma la situazione è critica: in troppi ormai stanno cercando di far fare a “Cesare” la fine di Piccolo Cesare, il gangster americano magistralmente interpretato da Edward G. Robinson.

A questo punto è lecito porsi qualche domanda: come mai la “sinistra” italiana, a cominciare da quotidiani come l’Unità, oltre a opporsi a Berlusconi, come è giusto che sia, si oppone anche[13] a quel minimo di politica energetica autonoma portata avanti da quest’ultimo? Come mai si discute tanto di mafia e di massoneria ma non si discute mai della perdurante sudditanza dell’Italia nei confronti degli Stati Uniti, da cui storicamente discende il duplice ceppo – massonico e mafioso[14] – del nostro paese? E non sarà che in tutto questo discorso sulle stragi del 1992-93, discorso che pur tante speranze di cambiamento ha suscitato e continua a suscitare, i “maestri del discorso” continuano ad essere sempre gli americani?

[1] http://sottoosservazione.wordpress.com/2010/07/22/la-bombastica-intervista-del-massone-piddino-gioele-magaldi-a-%E2%80%99vanity-fair%E2%80%99/
[2] http://www.grandeoriente-democratico.com/lettera_aperta_n1_al_Fratello_Silvio_Berlusconi_del_26_luglio_2010.html
[3] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-07-19/knight-vinke-torna-carica-133226.shtml?uuid=AYfzjD9B&fromSearch
[4] http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/06/visti-da-lontano-berlusconi-alleato-difficile-250609.shtml
[5] http://www.iltempo.it/interni_esteri/2010/04/26/1152703-putin_incontra_berlusconi.shtml?refresh_ce
[6] http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200911articoli/49724girata.asp
[7] http://www.mosaico-cem.it/mostra_bollettino_att4.php?id=2
[8] http://www.camera.it/434?shadow_paese=14879
[9] http://www.jerusalem-holy-land.org/Fini%20cameriere%20e%20burattino%20di%20Ruben.pdf
[10] http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/nazionale/news-dettaglio/3752507
[11] http://www.repubblica.it/esteri/2010/02/05/news/eni_iran-2192389/
[12] http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/primopiano/2010/04/22/visualizza_new.html_1765317810.html
[13] http://www.altrainformazione.it/wp/2009/08/09/gli-stati-uniti-il-gasdotto-south-stream-berlusconi-e-la-sinistra/
[14] Sul rapporto governo degli Stati Uniti-mafia –massoneria, a partire dal 1945, vedi, in FRATELLI D’ITALIA, di Ferruccio Pinotti (BUR, 2007) il paragrafo Logge pulite e logge sporche tra Calabria e Sicilia (p. 524 e seguenti). Sul rapporto governo degli Stati Uniti-mafia, vedi anche, sul blog di Beppe Grillo, l’intervento di Nicola Biondo: http://www.beppegrillo.it/2010/03/1943_cosa_nostr.html

Turchia: colpo fatale agli ufficiali del Piano Martello

I MANDATI D’ARRESTO ASSESTANO UN COLPO FATALE AI SOGNI DI PROMOZIONE DEI GENERALI DEL COLPO DI STATO[1]

26 Luglio 2010

I sogni di promozione dei generali sospettati di legami con un piano militare sovversivo per rovesciare il governo hanno subìto venerdì un colpo fatale, quando un tribunale di Istanbul ha ordinato l’arresto di 102 sospetti nell’ambito dell’indagine sul Piano Operazione Sicurezza “Martello”.

Ventotto dei sospetti sono generali che erano in attesa di promozione in posizioni cruciali all’interno delle forze armate turche (TSK). Ma con la decisione di arrestarli non avranno più nessuna possibilità di essere promossi. La politica ufficiale delle TSK non permette la promozione di ufficiali se sono sotto processo. L’articolo 65 della legge in vigore nelle TSK afferma che un membro dell’esercito che viene imprigionato o processato non può essere promosso. Inoltre, l’articolo 82 del Regolamento dei Profili Personali dei funzionari dell’esercito esige la cancellazione della promozione se il funzionario viene promosso in violazione della legge.

I generali sotto processo saranno probabilmente [già] stati arrestati quando il Consiglio Supremo dell’Esercito (YAŞ) si riunirà il 1 Agosto. Lo YAŞ si riunisce ogni Agosto per discutere delle promozioni e delle destituzioni all’interno delle forze armate.

Il Piano Martello, il complotto smascherato di recente, è un piano delle TSK mirato a creare un’atmosfera di caos nel paese mediante una serie di atti di violenza che avrebbero indotto alla fine un colpo di stato militare. Il piano è diventato di dominio pubblico lo scorso Gennaio, dopo essere stato pubblicato su un quotidiano turco. Si ritiene che il piano sovversivo sia stato preparato dal generale in pensione Çetin Doğan. Il generale è già stato arrestato due volte quest’anno ma è stato poi rilasciato per ragioni di salute.

Venerdì scorso, la Decima Alta Corte di giustizia di Istanbul ha ordinato l’arresto di 102 sospetti nell’ambito dell’indagine Martello.

I sospetti da arrestare includono Doğan, gli ammiragli in pensione Halil Ibrahim Firtina e Özden Örnek, l’ammiraglio in pensione Feyyaz Öğütçü e l’ex vice Capo di Stato Maggiore, il generale Ergin Saygun. L’atto di accusa dell’indagine sul Piano Martello menziona 196 sospetti. Tra gli altri, vi figurano generali e ammiragli in servizio attivo, inclusi il generale Nejat Bek, il vice ammiraglio Mehmet Otuzbiroğlu, il generale di divisione Ahmet Yavuz, il generale di divisione Gürbüz Kaya e il contrammiraglio Caner Bener. La lista dei sospetti non include nessun civile.

Il generale Saldiray Berk, comandante della Terza Armata, non è menzionato nell’atto di accusa, ma non ha possibilità di essere promosso nel prossimo YAŞ. Rimane sospettato nell’indagine in corso su un altro piano di colpo di stato, chiamato Piano d’Azione per Combattere la Reazione. È accusato di aver agito per porre in atto il piano in questione nella provincia orientale di Erzican.

Berk sperava di essere promosso a capo del Comando Generale della Gendarmeria, ma la politica delle TSK impedisce tale promozione. La sua promozione avrebbe bisogno dell’approvazione del presidente, del primo ministro e del ministro della difesa. Nel prossimo YAŞ gli verrà ordinato di rimanere nella sua attuale carica ancora per un anno oppure o di assumere il Comando Addestramento e Dottrina delle Forze di Terra.

I sospetti dovrebbero essere sospesi e sostituiti fino all’assoluzione

Molti esperti dicono che, poiché quasi un decimo dei generali dell’esercito sono sotto processo per accuse riguardanti colpi di stato, costoro dovrebbero essere temporaneamente sospesi e sostituiti da nuovi generali fino a quando saranno stati assolti da tutte le accuse.

Il giudice militare in pensione Faik Tanmcioğlu ha sottolineato che la decisione di arrestarli ha posto fine alla congettura che i generali potevano ancora essere promossi anche se stavano sotto processo. “Gli ufficiali sotto processo devono essere sospesi. Non è legalmente possibile promuoverli. Perciò, credo che potremo vedere un certo numero di destituzioni allo YAŞ. Il primo ministro potrebbe chiedere che questi ufficiali vengano espulsi dall’esercito”, ha osservato.

Kemal Şahin, un maggiore in pensione, si è detto d’accordo e ha aggiunto che sarebbe meglio sospendere i generali sotto processo. “Non dovrebbe essere loro permesso di tornare alle loro cariche fino a quando saranno stati assolti da tutte le accuse. [L’ex primo ministro] Bülent Ecevit si intromise più di una volta nelle promozioni decise dallo YAŞ. Il primo ministro Recep Tayyp Erdoğan potrebbe fare lo stesso. Può chiedere le dimissioni di questi ufficiali. Ne ha l’autorità. Come possono degli ufficiali sotto processo combattere il terrorismo? Se hanno raggiunto l’età della pensione, dovrebbero essere costretti al pensionamento. La loro permanenza in carica non dovrebbe essere prolungata”, ha aggiunto Şahin.

Önder Aytaç, professore associato all’università Bilgi di Istanbul, ha detto che la decisione finale sul futuro degli ufficiali imputati nell’indagine sul Piano Martello sta nelle mani del primo ministro.

“Erdoğan dovrebbe costringere tutti gli ufficiali sotto processo nelle indagini sui tentativi di colpo di stato, inclusi Ergenekon, Martello, Gabbia e altri, a dimettersi allo YAŞ. Dopo il colpo di stato del 28 Febbraio [1997] centinaia di ufficiali vennero espulsi dall’esercito senza processo. Nessuna sentenza di tribunale stabilì che dovevano essere destituiti dalle TSK. E ora molti ufficiali vengono accusati di colpo di stato. Il primo ministro dovrebbe intromettersi e rifiutarsi di firmare le decisioni dello YAŞ se questi ufficiali verranno promossi”, ha aggiunto.

Si attende che gli arresti abbiano inizio oggi

Ci si aspetta che i sospetti del Piano Martello si costituiscano a partire da oggi, il che significa che i primi arresti avverranno lunedì.

I pubblici ministeri civili che sostengono l’accusa per il presunto colpo di stato lasceranno che i sospetti presentino appello contro l’arresto. Si ritiene che gli avvocati dei sospetti presentino appello entro una settimana. Gli appelli saranno esaminati dall’Undicesima Alta Corte di giustizia di Istanbul
Se il tribunale respingerà gli appelli, i sospetti saranno arrestati e messi dietro le sbarre. Quelli che non si costituiranno alla polizia entro una settimana saranno arrestati e tradotti con la forza. Nel frattempo, le agenzie di informazioni hanno riferito che un mandato di arresto per i sospetti è stato consegnato allo Stato Maggiore e al Direttorio Generale della Sicurezza.

Dopo il loro arresto, gli ufficiali in servizio attivo saranno inviati alla prigione militare di Hasdal e quelli in pensione alla prigione di Silivri. Con l’arresto dell’ammiraglio in pensione Örnek e del generale in pensione Firtina, la Turchia vedrà, per la prima volta nella sua storia, l’arresto di ex comandanti dell’esercito.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.todayszaman.com/tz-web/news-217177-arrest-warrant-deals-fatal-blow-to-promotion-dreams-of-coup-generals.html

martedì 27 luglio 2010

A Ephraim Zuroff non va a genio la Lituania

LITUANIA: UN REVISIONISMO MASCHERATO[1]
Di Shraga Blum - 21 Luglio 2010

Il Centro Simon Wiesenthal di Gerusalemme lancia ora un appello a tutti gli ebrei originari della Lituania (“Litvaks”) affinché boicottino e respingano una nuova iniziativa annunciata dal Primo Ministro lituano Andrius Kubilus, di creare un “Forum del Retaggio Lituano”. Il cacciatore di nazisti Ephraim Zuroff, direttore del Centro Wiesenthal, accusa formalmente il governo lituano “di tentare di attirare il sostegno degli ebrei di tutto il mondo a questo progetto, che costituisce in realtà un approccio revisionista alla Shoah, mettendo sullo stesso piano i crimini comunisti e gli orrori nazisti, e minimizzando il ruolo dei collaboratori locali dei nazisti nei massacri degli ebrei lituani”. Si stima a 135.000 il numero degli ebrei lituani massacrati dai nazisti e dai loro collaboratori locali, sui 160.000 ebrei che vivevano lì prima della guerra. È uno dei tassi più elevati. Per Zuroff, “la strada attuale del governo lituano, è come se la Turchia volesse formare un gruppo di armeni incaricati di negare il genocidio perpetrato dai turchi contro il popolo armeno!”.
Ephraim Zuroff promette che il Centro Wiesenthal continuerà i suoi sforzi per lottare contro queste distorsioni della verità storica”. Ha anche precisato di “essere in contatto con l’Associazione degli Ebrei Lituani in Israele”, che è l’organizzazione di ebrei lituani più grande del mondo, allo scopo di agire insieme contro questa tattica governativa lituana, e allo scopo di non indurre gli ebrei ingenui a collaborare alla distruzione del loro stesso retaggio storico”.
Ultimamente, il sito internet della catena americana CNN titolava “La riscrittura della storia della Shoah” con un articolo che riferiva della storia personale e familiare di Ephraim Zuroff. Quest’ultimo raccontava il rapimento di suo nonno, nel Giugno 1941, da parte di una banda di lituani che terrorizzavano i quartieri ebraici, e la sua esecuzione appena giunto in prigione. “Dopo il 1991 e l’indipendenza del paese”, notava Zuroff, “la Lituania tenta di rifarsi un nuovo passato”. “In realtà”, afferma Zuroff, “la maggior parte dei lituani accolsero i nazisti come liberatori dall’oppressione comunista, e indicarono gli ebrei come collaboratori dei comunisti. Fino a oggi, essi sono convinti che gli ebrei hanno una gran parte di responsabilità nella deportazione massiccia e nei massacri dei civili lituani [foto] da parte delle truppe bolsceviche”.
Leonidas Donskis, parlamentare europeo a Strasburgo, è però chiaro su questa questione: “È vergognoso considerare i crimini comunisti come un genocidio, poiché, malgrado il loro orrore, tutti i documenti storici attestano che non c’era nessuna volontà né nessun piano di sterminio etnico o nazionale da parte dei russi verso i lituani, come invece fu il caso dei nazisti verso gli ebrei”.
Donskis accusa “il fallimento dello Stato lituano, che finora non ha mai giudicato nessun collaboratore dei nazisti”.
Nel mese di Agosto, il Centro Wiesenthal presenterà il suo Rapporto annuale sullo stato attuale del perseguimento degli ex nazisti e dei loro collaboratori in tutto il mondo. Zuroff, che non è ben visto in questa repubblica baltica, ha già annunciato che “la Lituania farà parte dei paesi più criticati in quest’ambito”.
[1] http://www.israel7.com/2010/07/lituanie-un-revisionnisme-deguise/

lunedì 26 luglio 2010

Documenti per lo studio della "Mit brennender Sorge": l'allocuzione natalizia del 1937 di Pio XI

Per introdurre adeguatamente questo obliato documento riprendo la descrizione della situazione in Germania dopo l’Enciclica dalle pagine del più volte citato libro di Mons. Maccarrone[1] (sottolineo in grassetto i passaggi a mio avviso più significativi):

“La propaganda nazista, per attenuare l’impressione suscitata dal documento papale, accentuò la campagna di calunnie del clero, sfruttando gli infami processi di immoralità. Un memoriale inviato il 27 Maggio 1937 dal Vescovo di Berlino, Mons. Preysing, al Ministro della Propaganda, testimonia in modo impressionante questa odiosissima manovra politica. Il memoriale, infatti, individuava gli scopi prossimi dell’insistenza sui processi citando passi significativi dei più diffusi giornali tedeschi, nei quali le ampie relazioni processuali servivano per rinnovare gli attacchi all’Enciclica e per seminare nei genitori la diffidenza contro i sacerdoti ed i religiosi che tenevano le scuole confessionali…I mesi dopo l’Enciclica videro anche l’accentuarsi di misure contro le essenziali libertà della Chiesa. Uno dei fatti più salienti fu la perquisizione poliziesca di alcune Curie vescovili…Non mancarono le proteste più vive per tali fatti, compiuti in aperto contrasto con gli art. 4 e 9 del Concordato del Reich…Dopo queste proteste della Santa Sede, diminuirono le perquisizioni alle Curie (unico caso fu quello di Frauenburg nel Novembre), però la libertà di ministero dei Vescovi e dei sacerdoti fu colpita con altri provvedimenti. Uno di questi, inteso ad allontanare sempre più il popolo dalla Chiesa, fu la limitazione nei giornali tedeschi, di notizie religiose. In tal senso furono date l’8 Luglio 1937 alcune istruzioni alla stampa del Baden, ordinando di pubblicare solo l’annunzio di manifestazioni « che hanno carattere di ufficio divino », escludendo ogni altro avviso, come Comunioni mensili, riunioni dell’Apostolato della Preghiera e dei Terzi Ordini, prove di canto del coro parrocchiale ecc. Simili restrizioni imponeva la circolare diramata l’11 Febbraio 1938 dall’associazione germanica degli editori, nella quale erano enumerati gli annunzi religiosi e di associazioni religiose che non dovevano pubblicarsi nei giornali quotidiani. Un’altra forma di costrizione della libertà di ministero fu l’applicazione, più frequente del cosiddetto « Kanzelparagraph » (paragrafo del pulpito), già celebre ai tempi del « Kulturkampf »…Il decreto doveva servire ad un’azione repressiva più forte contro i sacerdoti cattolici che difendevano dal pulpito i principii cristiani. Infatti, si moltiplicarono gli ammonimenti, i divieti, ed anche i procedimenti giudiziari contro sacerdoti secolari e regolari che nell’esercizio del loro dovere pastorale proclamavano e difendevano determinati punti della dottrina cattolica, come il valore del Vecchio testamento, la condanna della sterilizzazione, la necessità della scuola confessionale; furono date persino proibizioni assolute di predicare…Accanto al crescendo di queste misure contro la libertà della Chiesa, dopo la pubblicazione dell’Enciclica Mit brenneneder Sorge andò aumentando l’azione dei movimenti politici e culturali che tentavano di distruggere nel popolo tedesco la religione cristiana, ed erigere al suo posto il Nazionalsocialismo come unica « Weltanschauung »…Purtroppo – come faceva rilevare un rapporto del Nunzio alla Santa Sede, in data 17 Luglio 1937 – il grosso della popolazione non rilevava i veri e gravi torti che il Governo tedesco andava perpetrando verso i cattolici, in ispecie riguardo all’educazione religiosa, e, eccettuato il popolo cattolico pio ed alcuni protestanti credenti, il resto rimaneva indifferente, per non dire favorevole al Governo, abbacinato dall’astuto sistema di propaganda partigiana ed anche da certi vantaggi materiali, come il felice successo ottenuto dal Governo contro la disoccupazione, la notevole ripresa di affari che si poteva misurare dal gettito delle imposte, e la battaglia demografica in continuo sviluppo…Questo appariscente benessere e progresso materiale, favoriva assai la propaganda anticristiana. Se ne ebbe una nuova manifestazione al Congresso di Norimberga del Settembre 1937...dove fu fatta l’esaltazione di Rosenberg, celebrato come il filosofo del Nazionalsocialismo ( a lui fu conferito il così detto « premio nazionale »). Nei mesi successivi, pubblici discorsi di capi nazisti, diffusi nel popolo dalla ben manovrata propaganda, continuarono gli attacchi alla Chiesa. La stessa propaganda spergeva abilmente, quasi ad intervalli prestabiliti, voci di distensione e di offerte di pace, cui non corrispondeva alcun sincero proposito. In realtà, la implacabile lotta contro la Chiesa e il Cristianesimo continuava più intensa di prima; all’occhio dell’osservatore superficiale questa non poteva del tutto apparire, perché le chiese erano aperte, i sacerdoti amministravano i Sacramenti e lo Stato continuava a dare le sue sovvenzioni, ma i veri indici della situazione religiosa erano segnati dalla coartazione delle coscienze e dallo spirito anticristiano imposto nella vita pubblica[2]".

Di fronte a tutto ciò, il Papa Pio XI protestò nuovamente, dinanzi a tutto il mondo, con la solenne allocuzione natalizia del 1937. Ecco la sintesi del suo discorso come appare nel detto libro di Maccarrone, e che descrive « il fatto doloroso, penosissimo, della persecuzione religiosa nella Germania »:

« Poiché vogliamo dare alle cose il loro nome, e non si abbia a ripetere di noi quello che l’antico storico disse in un determinato momento: Vera etiam rerum perdidimus nomina.
No, per grazia di Dio non abbiamo perduto tale nome: vogliamo chiamare le cose col loro nome. Nella Germania c’è infatti la persecuzione religiosa. Da molto tempo si va dicendo, si va facendo credere che la persecuzione non c’è: sappiamo invece che c’è, e grave; anzi poche volte vi è stata una persecuzione così grave, così temibile, così penosa e così triste nei suoi effetti più profondi. È una persecuzione alla quale non manca né il prevalere della forza, né la pressione della minaccia, né i raggiri dell’astuzia e della finzione ».

Ricordati poi i suoi personali e profondi legami con la Germania, così proseguiva l’accorata parola del Capo della Chiesa:

« È pertanto triste, doppiamente triste per il Sommo Pontefice dover ricordare quanto in quel Paese si commette contro la verità; una verità che lo riguarda non solo personalmente – questo sarebbe il meno, sarebbe molto meno – che lo riguarda in modo ben più grave in quanto tocca ciò che egli ha di più caro, che occupa i suoi pensieri, il suo cuore; ciò che investe tutta la sua responsabilità davanti a Dio e davanti agli uomini, ossia la gerarchia cattolica, la religione cattolica, la santa Chiesa di Dio, che la bontà divina ha affidato alle cure del suo Vicario in terra. Si va dicendo che la religione cattolica non è più cattolica, ma è politica, e si prende questo pretesto, questa qualifica per giustificare la persecuzione come se non fosse persecuzione, maper così direuna manovra di difesa. Quei dilettissimi figli condividevano e condividono con il Padre la constatazione che qui si tratta della stessa accusa fatta a Nostro Signore quando fu tradotto davanti a Pilato, quando tutti l’accusavano di fare la politica: di essere un usurpatore, un cospiratore contro il regno politico, un nemico di Cesare…Così possiamo dire anche noi. Se noi facessimo la politica che ci si addossa, che ci si attribuisce in questo parlare di armamenti e di guerra, ci sarebbe forse un posto, per quanto piccolo od esiguo, anche per noi. No, il Sommo Pontefice non ha bisogno di giungere fin là. Il Papa non fa della politica. Egli non vive, non opera per fare politica, ma per rendere testimonianza alla verità, per insegnare la verità: questa verità il mondo così poco apprezza e poco cura, mentre si cura di tutto il resto, precisamente come Pilato che non aspettò la risposta alla sua domanda: Quid est veritas?
Il Sommo Pontefice voleva dire e ripetere e protestare altamente in faccia al mondo intiero: noi non facciamo della politica; al contrario, proprio per ritornare alle parole di Nostro Signore Gesù Cristo, se così fosse, la gente nostra – in tutto il mondo abbiamo gente nostra: carissimi figli, devoti fedeli, credenti, adoratori di Dio – verrebbe in aiuto a noi. Orbene nessuno di questi figli nostri sparsi nel mondo, nessuno crede che noi facciamo della politica; quando tutti vedono invece e continuamente constatano che noi facciamo della religione, e non vogliamo fare altro.
Certo – aggiungeva il Santo Padre – appunto per questo si deve affermare che il semplice cittadino deve conformare la propria vita civica alla legge di Dio, di Gesù Cristo. È questo fare della religione o della politica? Non certo della politica.
Noi vogliamo poi – proseguiva Sua Santità – che anche nella vita civica, nella vita umana e sociale, siano sempre rispettati i diritti di Dio, che sono anche i diritti della anime. È quello che abbiamo sempre unicamente fatto. Se altri ha pensato altrimenti e dice altrimenti, ciò è contro la verità. Ed è ciò che profondamente addolora il Sommo Pontefice: il gettare quest’accusa molteplice di abusata religione – uno dei peggiori pensieri che possano venire in mente umana – l’accusa di abusata religione a scopo politico; il lanciare, si dica pure la vera parola, tale calunnia contro tanti suoi venerati fratelli nell’Episcopato, contro tanti sacerdoti, contro tanti buoni fedeli di fare opera di buoni cristiani e quindi, evidentemente, opera di migliori cittadini, come consapevoli di essere responsabili anche di questi doveri civici e sociali non soltanto davanti agli uomini, ma dinnanzi a Dio stesso.
Il Santo Padre dichiarava pertanto che la sua protesta non poteva essere né più esplicita né più alta di fronte al mondo intero: noi facciamo della religione; non facciamo della politica: lo vedono tutti quelli che vogliono vedere.
Per il rimanente, questa proclamazione della verità vada - continuava il Sommo Pontefice - a consolare tanti suoi fratelli nell’Episcopato, i sacerdoti e i fedeli che soffrono tanto sotto questa persecuzione così ingiusta e così tristemente negatrice; e soprattutto soffrono per questa calunnia, dopo la quale non si poteva aggiungere una sofferenza più acuta alle sofferenze, alle angustie di ogni genere, che la persecuzione comporta in sé.
Sapessero essi che il Papa era con loro: che egli conosceva le loro tribolazioni; che soffriva con essi e che la sua più grande sofferenza era quella di saperli cotanto tribolati, così sensibili alle accuse che venivano mosse contro di loro.
Che ci resta? - proseguiva Sua Santità - Ci resta quello che, grazie a Dio, sempre ci resta e ci resterà: elevare l’occhio e il cuore, l’anima e la mente a Dio benedetto…Venisse a far cessare tanto male e a ricondurre sulla buona via della verità riconosciuta, della verità onorata, tanti che allora sembravano davvero non conoscerlo se non per negarla e per offenderlo. Terribile punizione, quella, terribile spettacolo, ma che faceva anche pensare – un pensiero, diceva Sua Santità, di cui egli sentiva per primo il bisogno – alla infinita misericordia di Dio, che tanto tollera. Davanti a quella divina longanimità si doveva veramente dire: se noi, in un momento qualsiasi, perdiamo la pazienza, erriamo. Sì, erriamo – concludeva Sua Santità – se noi non seguitiamo a pregare per tutti, e proprio anche per quelli che ci fanno soffrire per ciò che a noi è tanto caro e deve essere tanto caro al punto da dover dare la nostra vita »[3].
[1] Vedi i seguenti post: http://andreacarancini.blogspot.com/2010/07/documenti-per-lo-studio-della-mit.html e http://andreacarancini.blogspot.com/2010/07/documenti-per-lo-studio-della-mit_21.html .

[2] Mons. Michele Maccarrone, op. cit., pp. 187-192.
[3] Idem, pp. 192-194.

domenica 25 luglio 2010

Gli iraniani leggono Paul-Eric Blanrue

L’agenzia di stampa iraniana IRNA s’interessa a “Sarkozy, Israël et les juifs”, libro di Paul-Eric Blanrue (foto) di cui in Italia si sono accorti in pochi[1]. Ecco il resoconto che ne è stato fatto su questo sito iraniano, sotto il titolo “France: la liberté d’expression et la publication de livres en danger”; è datato “Teheran 22 Juillet 2010”:

http://www2.irna.ir/fr/news/view/line-41/1007233621002719.htm
[1] http://civiumlibertas.blogspot.com/2009/06/freschi-di-stampa-7-paul-eric-blanrue.html

sabato 24 luglio 2010

Proibito in Svizzera contestare il "Diario di Anna Frank"

EX CAPO DEL PSN CONDANNATO: AVEVA TRATTATO ANNA FRANK DA MENTITRICE[1]

Un ex capo della sezione basilese del PSN è stato condannato a 90 giorni, emendati a 120 franchi, per discriminazione razziale. In un testo pubblicato su internet, aveva definito il Diario di Anna Frank “menzogna storica”.

Il sito in linea del Parti de Suisses Nationalistes (PSN) aveva diffuso il testo dell’imputato, che ha 22 anni. Quest’ultimo qualificava il diario della ragazza ebrea deportata nei campi di concentramento nazisti di “menzogna storica”. In questo, si basava su un articolo della rivista tedesca “Spiegel”, che nel 1980 aveva messo in dubbio la veridicità del diario.

Lo “Spiegel” si era a sua volta basato su una perizia della polizia criminale tedesca. Nel 2006, la medesima era tuttavia giunta alla conclusione che non c’era più alcun dubbio [!!!] sull’autenticità del Diario di Anna Frank.

Vittime e parenti presi di mira

Nella sua sentenza di mercoledì, la presidente del Tribunale penale di Basilea è andata più lontano della requisitoria della pubblico ministero. Quest’ultima aveva chiesto una pena di 60 giorni emendabili.

Secondo la giudice, l’imputato ha moltiplicato le affermazioni che violano la norma penale sulla discriminazione razziale. Le sue affermazioni costituiscono un nuovo colpo portato alle vittime dell’Olocausto e ai loro parenti.

Il testo dell’accusato era sempre visibile mercoledì sul sito internet del PSN. Una nuova indagine penale potrà essere aperta se non sparirà rapidamente, ha ammonito la presidente del tribunale.

FINE

Ricordiamo che presso le Edizioni Graphos (graphos@graphosedizioni.it ) sono ancora disponibili copie dello studio superlativo di Robert Faurisson È autentico il diario di Anna Frank?, e che sul sito di Radio Islam è disponibile il meno brillante ma pur sempre valido testo di Ditlieb Felderer[2].

Dal detto studio di Faurisson mi piace citare la conclusione (p. 98):

“Mi guarderei dal dimenticare che uno dei falsi più celebri è stato fabbricato contro gli ebrei. Si tratta dei « Protocolli dei Saggi di Sion ». Chiedo che non ci si inganni sul senso che ho dato alle mie ricerche sull’autenticità del Diario di Anna Frank. Anche se è mia personale convinzione che quest’opera emani dal signor Frank, anche se penso che, al ritmo di due lettere al giorno, gli siano bastati tre mesi per imbastire il primo stato della sua maldestra affabulazione, anche se penso che egli non credesse che la sua opera avrebbe conosciuto un immenso successo (che, perciò stesso, avrebbe rischiato di farne apparire le terribili crepe), anche se penso che si possano quindi trovare per lui mille circostanze attenuanti, anche se ho il convincimento che egli non cercasse affatto di mettere a punto un’ingente truffa, ma che si sia invece trovato come trascinato dalle circostanze a farsi garante di tutte le conseguenze straordinariamente brillanti di un’oscura e banale iniziativa, malgrado tutto questo, la verità mi obbliga a dire che il Diario di Anna Frank non è che una semplice frode letteraria”.

venerdì 23 luglio 2010

Anche nel Petit-Saconnex: No alla religione dell'Olocausto!

Ecco cosa si può leggere sul sito ebraico svizzero del CICAD[1] in data 23 Luglio 2010:

Distribuiti volantini antisemiti[2]

“Tutto ciò fa paura…”. Questa residente del Petit-Saconnex[3] è indignata per il volantino che ha trovato nella cassetta delle lettere e che s’intitola “No alla religione dell’Olocausto”.

Stampato su un piccolo ciclostilato di 5 centimetri x 10, il testo parla delle “pretese camere a gas hitleriane” come di una menzogna che ha permesso “una gigantesca truffa politico-finanziaria” a beneficio dello Stato di Israele e del “sionismo internazionale”, e a detrimento dei popoli tedesco e palestinese. “Io sono per la libertà di espressione”, afferma la destinataria del volantino, “ma distribuire cose come questa per cercare di influenzare la gente…”.

Secondo il CICAD, lo stesso volantino è già stato distribuito in diversi quartieri l’inverno scorso. Ma poiché questo genere di testi non reca nessuna firma o nome del gruppo di riferimento, le querele non portano di solito a nulla.
[1] Coordination intercommunautaire contre l’antisémitisme et la diffamation.
[2] http://www.cicad.ch/index.php?id=2837&tx_ttnews%5btt_news%5d=8616&tx_ttnews%5bbackPid%5d=2836&cHash=74684f5225
[3] Il Petit-Saconnex è un quartiere di Ginevra e un antico comune del cantone omonimo (Wikipedia).

Dov'è il tatuaggio di Elie Wiesel?

Da un nostro corrispondente abbiamo ricevuto il seguente comunicato stampa di Bradley Smith (traduzione rapida):

ORA IN RETE IL SITO WEB CHE SFIDA ELIE WIESEL

“Where’s the Tattoo?” [dov’è il tatuaggio?] è la domanda posta da un nuovo sito web che è da poco in rete all’indirizzo: http://www.eliewieseltattoo.com/

Elie Wiesel Truffa il Mondo esporrà le contraddizioni e quelle che appaiono come falsità e invenzioni – su sé stesso e su altri – del più famoso sopravvissuto dell’Olocausto del mondo, smascherando quelle che, spesso a prima vista, sono dimostrabilmente false. Chiederà conto a Wiesel di certe dichiarazioni cruciali, mentre gli studiosi dell’Olocausto non hanno voluto chiedegli conto di nulla.

Elie Wiesel si presenta come un sostenitore della libertà di parola, persino quando chiede la criminalizzazione di quello che definisce il “negazionismo dell’Olocausto” in tutte le nazioni europee e angloamericane. Questa è, in se stessa, un’inquietante contraddizione. Facendo le domande giuste, questo sito web diventa una voce importante nella ricerca della verità sull’Olocausto e sulle testimonianze olocaustiche.

giovedì 22 luglio 2010

Gerd Honsik ribadisce: a Mauthausen e Dachau niente camere a gas!

NEGAZIONISTA AUSTRIACO RIBADISCE LA PROPRIA TESI

21 Luglio 2010

AFP[1]

Il negazionista dell’Olocausto, già condannato, Gerd Honsik ha ribadito martedì davanti ad un tribunale austriaco che in Germania durante la Seconda guerra mondiale non vi furono camere a gas.

“Lo ribadisco: non vi fu nemmeno una camera a gas in tutta l’area della Grande Germania[2]”, ha detto Honsik al tribunale di Vienna.

“Qui finisce la menzogna vecchia di 65 anni sulle camere a gas di Mauthausen e di Dachau”, ha detto, riferendosi ai due campi di concentramento dell’Austria settentrionale e della Germania meridionale.

“Sono perseguitato – come Nelson Mandela – da 25 anni”, ha aggiunto.

Honsik, 68 anni, si trovava in tribunale perché i pubblici ministeri avevano presentato appello contro la decisione, di qualche mese fa, di ridurre la sua condanna al carcere da cinque a quattro anni.

Dopo che l’udienza di martedì è degenerata in una gara di urla tra i pubblici ministeri, il giudice e la difesa, l’appello è stato aggiornato al 9 Settembre.

Honsik era stato condannato nell’Aprile del 2009 per aver negato l’Olocausto e l’esistenza delle camere a gas in un certo numero di pubblicazioni tra il 1987 e il 2003.

Scontò già quattro anni di prigione negli anni ’60 per la stessa accusa e venne nuovamente condannato a un anno e mezzo nel 1992 in seguito alla pubblicazione del suo libro Freispruch fuer Hitler? (Assoluzione per Hitler?).

Ma fuggì in Spagna, dove è rimasto per 15 anni – e dove ha continuato a pubblicare – prima di essere estradato in Austria nel 2007.

Le accuse più recenti contro di lui si riferiscono alla sua rivista Halt (Stop) e ai due libri Schelm und Scheusal (Canaglia e Mostro)[3] e Der Juden Dritte Reich (Il Terzo Reich degli Ebrei), pubblicati tra il 1987 e il 2003.

Nel Marzo di quest’anno, una corte d’appello austriaca ha deciso che l’ultima sentenza di cinque anni era “troppo” e l’ha ridotta a quattro anni.
[1] Agence France Presse. Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all'indirizzo:
http://news.smh.com.au/breaking-news-world/austria-holocaust-denier-stands-by-claim-20100721-10jq6.html
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Gro%C3%9Fdeutschland
[3] Si tratta della biografia non autorizzata di Simon Wiesenthal, la cui versione in inglese è disponibile qui: http://radioislam.org/historia/honsik/honsik.htm

mercoledì 21 luglio 2010

Documenti per lo studio della "Mit brennender Sorge": la Nota del Cardinal Pacelli del 24 Giugno 1937

Per introdurre questo significativo documento, riprendo la narrazione dalle reazioni del governo tedesco all’Enciclica Mit Brennender Sorge, così come sono state registrate dal già citato libro di Mons. Michele Maccarrone[1]:

Continuavano, intanto, le repressioni e le pene contro tutti coloro che avevano contribuito alla pubblicazione dell’Enciclica in Germania. Né a Monaco né a Treviri fu revocata la sospensione inflitta ai Bollettini ufficiali diocesani; anzi, a Treviri si proibirono anche i fogli poligrafati che supplivano il Bollettino e venne sequestrata la macchina usata a questo scopo. Si giunse perfino ad intercettare 850 lettere, spedite regolarmente per posta, con le quali il Vescovo impartiva alle sue 850 parrocchie disposizioni riguardanti la cura d’anime. A Münster, come abbiamo visto dalla protesta del Nunzio, venne chiusa la celebre tipografia « Regensbergische Druckerei », che aveva stampata l’Enciclica per incarico del Vescovo, e fu poi riaperta a fine Aprile sotto la direzione di un fiduciario governativo: al proprietario e direttore, dr. Bernardo Lucas, si comunicò da parte della Polizia che la tipografia e l’annessa casa editrice venivano espropriate a favore dello Stato senza alcun risarcimento di danni, considerandosi la pubblicazione dell’Enciclica papale un alto tradimento dello Stato. La protesta del Vescovo di Münster, e quella del Nunzio, non ottennero la revoca del provvedimento, ed il dr. Lucas (la cui famiglia per più di tre secoli era stata proprietaria della tipografia) fu gettato nella miseria. Né fu l’unico caso; anche altre tipografie e case editrici subirono pene per aver pubblicato l’Enciclica, tanto che il Card. Bertram, a nome dell’Episcopato, mandò l’11 Luglio una protesta al Ministro degli Interni per tutte queste vessazioni.

La reazione del Governo nazionalsocialista contro la parola del Papa si estese anche all’estero, dove fu condotta una intensa e abile propaganda, nutrita di accuse di carattere politico (come se la Santa Sede intendesse ricostituire in Germania il Partito del Centro) e di calunnie e di travisamenti contro la Chiesa.

Contro simile propaganda, insorse in America il Card. Mundelein, Arcivescovo di Chicago, in un discorso diretto al suo clero il 18 Maggio.

Il discorso, nonostante il suo carattere privato, fu subito conosciuto e diffuso dalla radio in America, producendo una profonda impressione dovunque. Molti dei principali giornali degli Stati Uniti lo annunziarono in prima pagina con titoli e caratteri cubitali e non pochi « editorials » espressero il plauso della stampa americana per la posizione assunta dal Cardinale Arcivescovo di Chicago.

Anche la stampa tedesca diede rilievo al discorso, naturalmente con commenti violenti ed ingiuriosi, ma ciò non fece che contribuire alla sua diffusione” (pp. 177-178).

Il Governo tedesco cercò di fare pressione sulla Santa Sede per ottenere una sconfessione del discorso del Cardinal Mundelein. Il 29 Maggio, come scrive Maccarrone, “in luogo dell’Ambasciatore partito per il suo congedo, l’Incaricato d’Affari interino, signor Fritz Menshausen, rimetteva al Cardinale Segretario di Stato [Pacelli] una Nota minacciosa verso la Santa Sede”.

Eccone il testo integrale:

« Signor Cardinale Segretario di Stato,

L’Ambasciata di Germania presso la Santa Sede ha presentato di recente a Vostra Eminenza delle rimostranze contro il fatto che il Cardinale Mundelein ha parlato, alla presenza di oltre 500 sacerdoti dell’Arcidiocesi di Chicago, sul Capo dello Stato germanico, su membri del Governo del Reich e su certi avvenimenti politico-ecclesiastici in Germania, in una forma incredibilmente offensiva. In particolare l’Ambasciatore di Germania esprimeva la sua più alta sorpresa per il fatto che un Principe della Chiesa del rango del Cardinale Mundelein si sia lasciato trascinare a insulti inqualificabili contro il Capo dello Stato germanico.

Vostra Eminenza ha dato a questo proposito all’Ambasciatore germanico presso la Santa Sede una risposta orale, più tardi confermata per iscritto, alla quale per ordine del mio Governo rispondo come segue:

Il Governo germanico, ordinando al suo Ambasciatore, nell’interesse delle relazioni tra la Germania e il Vaticano, il passo che l’Ambasciatore stesso ha in questo senhso eseguito, era partito dalla supposizione che a nessuno più che alla Santa Sede stessa dovrebbe stare a cuore di scongiurare i danni che, per i rapporti tra la Germania e la Curia, dovevano derivare dai bassi attacchi del Cardinale contro il Capo dello Stato germanico. Il Governo germanico aveva ritenuto naturale che la Santa Sede si sarebbe tosto distanziata dalle dichiarazioni del Cardinale venute a conoscenza di tutto il mondo, le avrebbe corrette e avrebbe espresso il suo rincrescimento come è sempre stata buona consuetudine nelle relazioni internazionali. Con sua vivissima sorpresa e con suo profondo stupore, la Santa Sede ha creduto invece opportuno di cercare, - con osservazioni generiche, prive di contenuto ed inesatte, ma perciò tanto più aggressive, secondo le quali il Cardinale avrebbe tutt’al più reso pan per focaccia -, un pretesto per mettere da parte, senza risposta, le rimostranze dell’Ambasciatore germanico.

Il Governo germanico è costretto perciò a constatare che la Santa Sede lascia sussistere senza correggerli quegli attacchi pubblici inqualificabili di uno dei suoi più alti dignitari contro la Persona del Capo dello Stato germanico e con ciò li copre di fatto davanti agli occhi del mondo.

La Santa Sede comprenderà chiaramente che il suo inaspettato e incomprensibile contegno in questa questione, finché non vi si ponga rimedio, ha eliminato la premessa per un assetto normale delle relazioni tra il Governo germanico e la Curia. Di questa conseguenza ricade soltanto sulla Curia la piena responsabilità » (pp. 181-182).

Chiosa Mons. Maccarrone:

“Questa Nota venne pubblicata dal D. N. B. [Deutsches Nachrichten Bureau, Ufficio Tedesco dell’Informazione] il 1° Giugno senza alcun preavviso alla Santa Sede. Inoltre, per esercitare una maggiore pressione, erano state diffuse voci nei circoli del Ministero della Propaganda, secondo cui il Governo tedesco, « se Roma non dovesse cedere nel caso Mundelein », avrebbe posto in atto alcune misure contro la Chiesa, come il divieto di tutte le pubblicazioni cattoliche, la censura preventiva per i Bollettini diocesani, il placet tutte le Lettere pastorali ed Encicliche, e una votazione popolare per decidere sulla ulteriore esistenza delle case religiose.

A queste minacce si aggiunse un violentissimo discorso del Ministro Göbbels, pronunziato la sera del 28 maggio nella « Deutschlandshalle » di Berlino e trasmesso da tutte le radio tedesche.

Il Ministro intendeva « dare una risposta chiara e precisa » al Cardinale Mundelein: però, di fronte alle sicure accuse e alle testimonianze dell’Arcivescovo di Chicago, parlò unicamente ed in modo proprio nauseante, dei nefasti processi contro il clero. Göbbels giunse a dire, falsificando pienamente la verità dei fatti, che « i delitti contro natura erano ormai praticati in massa nei conventi » e che « un numero enorme di membri del clero cattolico era sotto processo » (p. 182)

Alla Nota tedesca del 29 Maggio rispose il Cardinal Pacelli che, il 24 Giugno, consegnò all’Incaricato d’Affari di Germania una Nota della Santa Sede. Ecco la parte centrale del documento, che a noi interessa (sottolineo in grassetto i passi più significativi):

« Le relazioni tra la Santa Sede e il Governo germanico che, secondo il preambolo del Concordato col Reich, dovrebbero essere amichevoli, quali le ha desiderate e le desidera tuttora la Santa Sede medesima, contro questi abussi sono da tempo seriamente aggravate per il fatto che il Capo della Chiesa Cattolica, le Istituzioni ecclesiastiche, i Dignitari ecclesiastici, le convenzioni e pratiche religiose sono stati esposti ai più offensivi oltraggi e disprezzi, senza che si sia mai potuto ottenere che da parte delle Autorità statali competenti si procedesse contro questi abusi.

a) Nel pro-memoria n. 1544/34 del 14 Maggio 1934, la Santa Sede lamentava che in corsi ufficiali di perfezionamento l’oratore incaricato dal Governo aveva affermato: “Il Papa attuale è un mezzo ebreo, uno della Loggia”. Questa falsità e ingiuria contro il Capo della Chiesa non ha mai indotto il Governo germanico a dare neppure una risposta.
b) Il mito del secolo ventesimo, di Rosenberg, prescritto come opera fondamentale nei corsi ufficiali d’istruzione, fra innumerevoli altre offese contro il Capo della Chiesa Cattolica contiene anche per lui le qualifiche distregoneearuspice etrusco”. Alle rimostranze della Santa Sede, per esempio nel pro-memoria n. 322/34 del 31 Gennaio 1934, contro la ufficiale diffusione del libro e il suo uso come base dell’insegnamento scolastico, si rispose facendo osservare che si trattava di un “lavoro privato”.
c) In un pro-memoria dell’intero Episcopato e in una lettera di accompagno di Sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo von Faulhaber del 25 Agosto 1935, veniva richiamata l’attenzione della suprema autorità dello Stato sui “sempre crescenti dileggi contro il Papa, i Vescovi e tutto ciò che è cattolico”, tra cui le accuse lanciate dall’organo ufficiale del Partito su segrete intese tra la Santa Sede e Mosca. Fino ad oggi i Cardinali ed i Vescovi della Germania sono ancora senza risposta.
d) Nel corso dell’anno 1936 sono rimaste del pari senza alcun risultato numerose istanze (fra le altre quelle in data 13 Gennaio, 25 Febbraio, 13 Marzo, 2 Aprile), come pure rimostranze verbali contro i continuati dileggi, ai quali venivano sottoposti Dignitari e Istituzioni ecclesiastiche.

Di fronte a queste esperienze e di fronte al fatto che negli ultimi due anni questi oltraggi specialmente nel Das Schwarze Korps, nel Durchbruch, nelle pubblicazioni della Casa Editrice Ludendorff, ecc. sono cresciuti in numero così grande che solo possono paragonarsi colle pubblicazioni del Bolscevismo, la Santa Sede, continuando i suoi sforzi rimasti finora vani, ha profittato del passo del Signor Ambasciatore di Germania per indurre il Governo germanico, in occasione di questo caso particolare, a riconoscere e a risolvere il problema nella sua interezza. La controdomanda della Santa Sede, che cosa cioè pensa di fare almeno in futuro il Governo germanico di fronte a questo stato di cose, non significava già che la Santa Sede rifiutasse di occuparsi del caso presente, ma soltanto chiedeva l’assicurazione che per tutelare l’onore del Capo dello Stato germanico e della Autorità statali di Germania non valessero principii e pratiche diverse da quelle che da parte statale si usano verso il Capo della Chiesa e le altre Autorità ecclesiastiche. La magnanimità con la quale la Santa Sede, pur facendo un esame critico del passato, ha voluto accentuare come punto decisivo la sistemazione del futuro
[2], non è stata evidentemente apprezzata dal Governo germanico. Il quale, però, dopo un più accurato esame dell’intera situazione, non vorrà negare che la tutela dell’onore che essa reclama, ha come essenziale presupposto l’assicurazione di una reale reciprocità.

Senza lasciare alla Santa Sede il tempo di avere le sue informazioni subito da essa richieste, si è sollevata in Germania, contro le dichiarazioni del Cardinale Mundelein, una campagna che per la durezza del tono e l’indisciplinatezza delle manifestazioni non ha servito né ai ben compresi interessi tedeschi, né al normale ulteriore sviluppo di passi diplomatici. La eccessività di questa difesa ha dato al caso, che altrimenti non avrebbe avuto se non una ripercussione del tutto locale, una eco mondiale che ha meravigliato lo stesso oratore. I meriti del Cardinale, rievocati in questa circostanza, a favore del popolo tedesco nel grave periodo postbellico lasciano molti perplessi all’estero, perché non vedono quale interesse possa avere il Governo germanico nel permettere che si contesti con una violenta campagna giornalistica, che da nulla rifugge, ogni buona fede e qualsiasi veridicità ad un Personaggio che era già annoverato fra i benefattori del popolo germanico. Se ora tale campagna giornalistica suscita da parte americana un’eco non giovevole agli interessi tedeschi, la Santa Sede non è in grado di impedire simili conseguenze di cui non può essere fatta responsabile.

Tanto più che alcune parti delle dichiarazioni del signor Cardinale Mundelein, concernenti la divulgazione a fini propagandistici di alcuni processi d’immoralità, riguardano fatti che sono sostanzialmente inconfutabili. Non si può infatti pur troppo mettere più in dubbio come tali processi siano trattati in maniera diversa dal Ministero della Propaganda e della Giustizia, a seconda che gli imputati sono ecclesiastici oppure appartenenti al Partito nazionalsocialista o alle organizzazioni ad esso aderenti. Sarebbe invero sommamente desiderabile che simili processi si svolgessero tutti senza alcuna pubblicità. Un’amministrazione della giustizia e una informazione giudiziaria, però, che di una categoria di processi fanno un pubblico spettacolo e obbligano i giornali a riportare ampi resoconti, mentre trattano altri processi quasi fossero una specie di segreto di Stato, sono esse stesse colpevoli se questa doppia misura, conosciuta fuori di Germania, conduce ad apprezzamenti critici talora anche vivaci, e a lungo andare, a qualifiche che suonano sgradite a coloro che sono ufficialmente responsabili di tale diverso trattamento, anche se non lo siano personalmente in tutti i singoli casi. L’acuirsi di un certo tono volgare nelle discussioni giornalistiche ed oratorie dei nostri giorni è un fatto, di cui la Santa Sede si è spesso lamentata e per il quale, nel desiderio di migliorarlo, ha reclamato moltissime volte, a voce e in iscritto, presso il Governo germanico. Non è stata, però, mai ascoltata. Se il Governo germanico si volesse dare la pena di esaminare con acume critico la propria stampa, ufficialmente controllata, e le dedicasse anche una parte sola dell’attenzione che rivolge ai bollettini religiosi e alle comunicazioni delle Autorità ecclesiastiche, troverebbe subito i mezzi a cui si dovrebbe innanzi tutto por mano per imprimere alle pubbliche discussioni un tono normale e svelenito. Ma nel presente caso particolare la prima premessa indispensabile per calmare gli animi e per far cessare le critiche straniere circa la giustizia germanica sarebbe il ritorno ad una pratica giudiziaria, la quale, nella procedura e nei resoconti della stampa, assicurasse lealmente l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, mettendo definitivamente un termine all’attuale penosa differenza di trattamento. Tale propaganda, benché si faccia paladina di moralità pubblica, arreca essa stessa come inevitabile conseguenza un danno incomparabilmente maggiore alla moralità di tutto un popolo, e specialmente della gioventù, speranza della Nazione; diffamando la Chiesa e la religione in genere, indebolisce il più grande fattore di ordine e di lotta contro il Bolscevismo; e getta dinanzi al mondo sul grande popolo tedesco, un’ombra, quale non può desiderare nessuno, che veramente lo ami.

Il Signor Cardinale Arcivescovo di Chicago ha tenuto il suo discorso – come è stato osservato – senza nessuna intenzione di pubblicarlo, ma esclusivamente per illuminare i suoi sacerdoti sulla propaganda unilaterale e falsa, concernente i processi per moralità. Egli si assume personalmente la piena responsabilità per tutto quello che ha detto. Come Vescovo egli è sottoposto bensì all’autorità della Santa Sede, ma non ne è un funzionario, come lo sono i Nunzi e i Delegati Apostolici. Una prova evidente della cura che sono abituati a mettere la Santa Sede e i suoi Rappresentanti ufficiali nel conservare i dovuti limiti a seconda che siano in discussione fatti o persone, sono anche le loro manifestazioni proprio su questioni riguardanti la Germania. Coscientemente e per principio la Santa Sede quindi rinuncia sempre a dare “pan per focaccia”. Essa lascia perciò, senza rammarico, alla polemica degli avversari l’offesa, pur troppo assai frequente, delle norme di tatto e di dignità. Prova recentissima del suo desiderio di veder seguita questa linea di condotta anche dalle altre Autorità ecclesiastiche è appunto l’Enciclica Mit brennender Sorge. In conformità con tali norme anche Sua Eminenza il Signor cardinale Arcivescovo di Chicago ha dichiarato che avrebbe certamente omesso alcune osservazioni personali se avesse destinato il suo discorso alla pubblicità. Come cittadino americano, poi, egli si riserva il diritto, specialmente di fronte agli eccessi della propaganda tedesca contro la Chiesa e alle aspre critiche di altri gruppi politici contro le istituzioni del suo Paese, di fare egli pure dal canto suo i suoi apprezzamenti e di indicare ai suoi concittadini le peculiarità di sistemi governativi con altre tendenze » (pp. 183-186).

[1] http://andreacarancini.blogspot.com/2010/07/documenti-per-lo-studio-della-mit.html . I numeri di pagina tra parentesi nel testo sono quelli del libro di Mons. Maccarrone.
[2] Qui il Cardinal Pacelli si riferisce proprio all’Enciclica Mit brennender Sorge

martedì 20 luglio 2010

Ghost, il gilgul e Gad Lerner

Il secondo brano particolarmente degno di nota nel primo capitolo di SCINTILLE di Gad Lerner è quello in cui si descrive il concetto di gilgul che – come recita la terza di copertina – “è il frenetico movimento delle anime vagabonde che ruotano intorno a noi quando la separazione dal corpo è dovuta a circostanze ingiuste o dolorose”:

“Scavare il significato delle parole è una fatica necessaria se si vuole almeno tentare di venire a capo della sofferenza nascosta. Ci provo da analfabeta dell’ebraico, che ho sempre parlato senza saperlo né leggere né scrivere, dopo che per secoli vi si sono cimentati con ben altra sapienza i mistici della Qabbalah…È a loro che devo…la definizione più consona al tumulto delle anime strattonate, com’era l’anima di nonna Teta. Di mio, già sentivo che dentro di lei si agitavano le figure confuse di Boryslaw, Haifa, Aleppo, Beirut, Milano, Tel Aviv. Soprattutto, sentivo il suo essere pervasa dall’ombra delle fosse comuni di un bosco di conifere ucraino, distante pochi tornanti in salita dalla casa natale di via Potok, meta di chissà quante sue gite infantili, là dove giace dimenticato l’unico mondo che le sia stato davvero familiare.
Ma l’intuito non sarebbe bastato. E i maestri della Qabbalah sono giunti in soccorso, tramandandomi come le anime strappate troppo bruscamente ai corpi e ai luoghi sprigionino un’energia disperata di cui va riconosciuta con intento amorevole l’alterazione.
(…)
Quando la separazione dal corpo avviene in circostanze ingiuste o dolorose, non sempre le anime raggiungono l’aldilà. Vere e proprie battaglie si scatenano talvolta sulla terra, dando luogo a inseguimenti e scontri. Nel descriverne le conseguenze i cabalisti di Safed e i loro seguaci delle scuole chassidiche sorte nell’Est europeo hanno immaginato addirittura la frantumazione di nizozot ha-neshamot, cioè di scintille d’anime: tanto violenti possono essere questi conflitti degli spiriti sulla terra.
Non saprei esprimere meglio il tormento misterioso di nonna Teta e di mio padre Moshé: bisogna turbare l’ordine del tempo e delle generazioni per dare un senso all’oggi. L’averlo riconosciuto mi aiuta pure a comprendere perché nella Diaspora ebraica fu tanto diffusa la credenza popolare nei fenomeni di possessione: spaventosi imprevisti nella trasmigrazione degli spiriti dai corpi.
(…)
Nulla a che vedere con l’ostilità per gli indemoniati che caratterizza la tradizione popolare cristiana. La spiegazione di tale differenza di trattamento, pur nella comune superstizione dell’esorcismo, è ovvia: il vagabondaggio delle anime rappresenta la condizione più diffusa del mondo ebraico, che a differenza di quello cristiano non può permettersi di demonizzarlo.
Nella Qabbalah il vagabondaggio delle anime viene dunque riconosciuto come una legge cosmica, definita con il termine onomatopeico di gilgul, che allude a un vorticoso movimento rotatorio. Mi consola constatare come il gilgul sdrammatizza la morte: trattiene accanto a noi lo spirito delle vittime, rinviandone il commiato definitivo” (pp. 26-28).

Queste considerazioni mi hanno dato un senso di déjà vu: ho pensato subito a Ghost, il celeberrimo film del ’90, con Patrick Swayze, Demi Moore e Whoopi Goldberg[1]; le parole di Lerner me ne hanno finalmente svelato l’impalcatura concettuale. Il film in questione ebbe due Oscar, di cui uno per la migliore sceneggiatura (guarda caso, dello sceneggiatore ebreo Bruce Joel Rubin). Ricordo un punto cruciale in cui la medium interpretata da Whoopi Goldberg parla al fantasma Patrick Swayze della sua condizione di morto non ancora definitivamente defunto, incastrato tra l’al di qua e l’al di là…

Un film quindi che dà, a questa dottrina cabalista, lo stesso significato accattivante che gli attribuisce Lerner: una forma estrema di pietas, un po' folle forse ma lodevole. Ma davvero la cultura ebraica ha con i morti un rapporto, in fondo, così sdrammatizzante? Il dubbio viene perchè, a parte l’ostilità per gli indemoniati, il timore universalmente associato ai fantasmi non appare così ingiustificato: pensiamo a cosa è capace di fare, nell’Amleto, un fantasma…

Quello che voglio dire è che la Cabala è una dottrina esoterica e, personalmente, tendo a pensare che nell’esoterismo le cose non sono mai come si presentano: se anche Hollywood ce le presenta così, abbiamo un motivo in più per essere guardinghi (con tutto il rispetto per il percorso esistenziale di Gad Lerner).

[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Ghost_-_Fantasma

lunedì 19 luglio 2010

Gad Lerner: i nazionalismi sono tutti decrepiti, sionismo compreso

Sto leggendo il - notevole - libro di Gad Lerner SCINTILLEUna storia di anime vagabonde[1] e vorrei, cammin facendo, condividere ed eventualmente commentare, alcuni passaggi che ritengo particolarmente significativi.

Nel primo capitolo, mi ha particolarmente colpito il seguente passaggio:

“Lungi dall’essere periferie marginali, le regioni orientali, di cui il Novecento ha sconvolto equilibri consolidati da secoli, esprimono un dilemma cruciale del mondo contemporaneo.
Le civiltà mutilate, i loro conflitti latenti, i misteriosi revival culturali, uno dopo l’altro ci sono ripiombati in casa: sono l’habitat in cui ci tocca vivere. È passato un secolo ma sui territori della Mezzaluna non si è trovata un’alternativa efficace al dosaggio fra etnie, nazionalità e confessioni che i sultani turchi avevano codificato nei millet. Così come non hanno trovato ancora pace tanti distretti su cui regnava la nera aquila bicipite degli Asburgo dov’era normale, un tempo, che la processione in onore di sua maestà l’imperatore fosse guidata a braccetto dal pope, dal rabbino e dal parroco.
(…)
Sconfitto il delirio razzista del Terzo Reich, fallita la repressione sovietica delle nazionalità, caduta l’utopia del panarabismo laico, le regioni in cui hanno vissuto i Lerner sono ancora alla ricerca di una composizione armonica. Senza che gli imperi di Istanbul e di Vienna, distrutti dalla Prima guerra mondiale, abbiano trovato dei degni sostituti nella mediazione fra universalità dei diritti di cittadinanza e specificità delle etnie.
Nel frattempo siamo emigrati. Ed è anche per il tramite dei nostri trasferimenti forzati che l’energia, il fascino, la violenza dell’Oriente si sono irradiati da quei luoghi fin nelle metropoli occidentali, diffondendovi spaesamento. Ma non è solo la malinconia degli immigrati, condizione esistenziale moltiplicata per il numero delle diaspore contemporanee, a contagiare le contrade che ci ospitano. Il tramonto dei nazionalismi otto-novecenteschi sta già mutando dovunque la vita quotidiana degli stessi nativi che non hanno una migrazione alle spalle.
Fa male riconoscerlo, perché a quella forma di patriottismo si erano aggrappate moltitudini di persone. Ma i nazionalismi che incontro nel viaggio sono tutti decrepiti, sionismo compreso” (pp. 21-22).

[1] Feltrinelli, 2009.

domenica 18 luglio 2010

Prosegue in Germania lo scempio di John Demjanjuk

RINVIATA IN GERMANIA UDIENZA DEL PROCESSO DEMJANJUK[1]

MONACO – Un’udienza del processo contro John Demjanjuk in Germania è stata rinviata dopo che il medico del tribunale ha detto che l’imputato novantenne è stato ricoverato per disidratazione.

Il dr. Albrecht Stein ha detto martedì alla corte che Demjanjuk non aveva bevuto a sufficienza durante i precedenti giorni di tempo afoso e che ha avuto bisogno di liquidi endovenosi.

L’ex metalmeccanico dell’Ohio è accusato di 28.060 capi d’imputazione per complicità in omicidio, in base alle accuse di essere stato un guardiano del campo della morte nazista di Sobibor. Egli sostiene di essere vittima di un errore di identità e di non aver mai fatto il guardiano in nessun campo.

Demjanjuk soffre di una serie di problemi medici, e questa è almeno la decima udienza a essere cancellata per motivi di salute, da quando il processo è iniziato lo scorso 30 Novembre.

Il tribunale ha detto che avrebbe aggiornato l’udienza al 22 Luglio.

FINE

Ricordiamo che è recentemente uscito negli Stati Uniti un’importante monografia (revisionista, of course) sul campo di Sobibor[2], il cui penultimo capitolo è dedicato proprio al caso Demjanjuk.

[1] http://news.yahoo.com/s/ap/20100715/ap_on_re_eu/eu_germany_demjanjuk .
[2] Carlo Mattogno, coautore del libro, ne fornisce qui una breve descrizione: http://andreacarancini.blogspot.com/2010/06/sobibor-propaganda-olocaustica-e-realta.html . Il libro è ordinabile qui: http://www.barnesreview.org/catalog/product_info.php?cPath=21&products_id=278&osCsid=41265fcbfc49e5982abe984591fbf2ac

20 anni dal processo a Michel Konen

Ci è stato segnalato un video riguardante il processo, tenutosi a Meaux nel Luglio 1990, contro il revisionista Michel Konen (foto):

http://www.youtube.com/watch?v=MROuSVD7ldE

Michel Konen aveva pubblicato sul bisettimanale “Le Pays Briard”, il 29 Dicembre 1989, un articolo intitolato “A propos d’Auschwitz”, in cui aveva chiaramente qualificato d’impostura “il mito delle camere a gas omicide della seconda guerra mondiale”, per la qualcosa era stato condannato, in primo grado, a 4 mesi di prigione con la condizionale, a 15.000 franchi d’ammenda, e a 31.000 franchi di danni e spese varie, condanna leggermente ridotta in appello: 2 mesi di prigione con la condizionale e sempre 15.000 franchi di ammenda. Il direttore della pubblicazione, M. Vincent, era stato parimenti condannato.

Michel Konen ha poi lasciato la battaglia revisionista, senza mai rinnegarla, per consacrarsi a un’altra battaglia: quella del cattolicesimo tradizionalista; in queste battaglie è stato fortemente sostenuto dalla sua donna, Marie-Antoniette, di origine cubana, deceduta nel 2007.

In questo breve video (2:03) si vede M. Konen rispondere a un giornalista, poi il prof. Faurisson, venuto a testimoniare (alla sua destra si riconosce il fedele avvocato Eric Delcroix), infine Bernard Jouanneau (della famigerata LICRA) il quale, come sempre, sfuggirà accuratamente il dibattito storico durante tutti i processi.