Dagli agenti provocatori che scatenarono nel 1963 gli incidenti durante lo sciopero degli edili, ai falsi maoisti del movimento studentesco, ai confidenti inseriti nelle diverse organizzazioni eversive, la storia del terrorismo atlantico è stata sempre segnata dall’attività degli infiltrati che, molto spesso, hanno contribuito ad acuire i fenomeni, mantenendo alto il livello dello scontro, invece di contribuire a debellare completamente le organizzazioni eversive. Il metodo ha dato buoni frutti e non ha subìto variazioni nel corso degli anni. Anche quando le università italiane sono state attraversate dall’ondata di protesta dei giovani della Pantera[1], i servizi segreti hanno deciso di correre ai ripari. Uno dei leader autonomi che svolgevano la loro attività all’interno dell’università di Roma era, ed è, pagato dal Sisde. Quando, nonostante [1] http://it.wikipedia.org/wiki/Pantera_(movimento_studentesco)
[2] Dal libro SOVRANITÀ LIMITATA – Storia dell’eversione atlantica in Italia, di Antonio e Gianni Cipriani, Edizioni Associate, Roma, 1991, p. 317.
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