lunedì 30 novembre 2009

Rabbi Shapira: ok l'uccisione dei bambini non ebrei

RABBINO ISRAELIANO APPROVA L’OMICIDIO DEI NON EBREI

Di Vita Bekker, 10 Novembre 2009[1]

TEL AVIV – Un libro pubblicato questa settimana da un rabbino radicale della Cisgiordania, occupata da Israele, e approvato da importanti esponenti religiosi di destra, consiglia di uccidere tutti i non ebrei, inclusi bambini e neonati, che costituiscano una minaccia per Israele.

La pubblicazione del libro, solo pochi giorni dopo l’arresto del colono ebreo Yaakov Teitel, accusato di una serie di omicidi, inclusi due palestinesi, riflette la crescente ostilità verso i palestinesi da parte degli ebrei che vivono nei territori occupati.

Michael Warschawski, fondatore dell’Alternative Information Centre di Gerusalemme, ha detto che il libro rende di pubblico dominio un concetto che era già stato caldeggiato in modo più discreto da dozzine di rabbini delle colonie su giornali e in discorsi interni alla comunità.

Egli ha detto: “Il pensiero del libro è molto diffuso tra i coloni. Molti di loro hanno una filosofia profondamente razzista contro tutti i non ebrei e, più concretamente, contro gli arabi. Questo è un libro razzista che in altri paesi avrebbe indotto un procuratore ad aprire un’inchiesta contro gli autori”.

Il libro, di 230 pagine, intitolato The King’s Torah [La Legge del Re] vede tra gli autori il rabbino Yitzhak Shapira [foto], considerato un’importante autorità spirituale presso gli ebrei più radicali della Cisgiordania. Shapira è capo di una scuola ebraica ortodossa a Yitzhar, una delle colonie più oltranziste del territorio, ubicata vicino Nablus.

Il giornale israeliano, a larga diffusione, Maariv ha descritto questa settimana il libro come “una guida per chiunque stia riflettendo se e quando sia necessario e lecito uccidere qualcuno che non è ebreo”.

Secondo i servizi giornalisti che hanno presentato degli estratti del libro, i rabbini non rifuggono dall’esigere l’uccisione di ogni non ebreo che potrebbe minacciare lo stato di Israele. Essi scrivono: “In ogni luogo in cui la presenza di un gentile minacci l’esistenza di Israele, è permesso ucciderlo…anche se è totalmente incolpevole della situazione che è stata creata”.

I bambini, sostengono gli autori, non dovrebbero essere esentati da tale destino. Essi aggiungono: “C’è una spiegazione ragionevole per uccidere i bambini, se è chiaro che ci faranno del male una volta cresciuti – in questa situazione, devono essere colpiti”. Secondo il libro, i figli di un leader non ebreo possono essere presi di mira come mezzo per mettere pressione.

Gli autori dicono che è permesso uccidere anche persone innocenti se appartengono a uno stato che Israele considera nemico. Essi dicono anche: “Bisogna vendicarsi delle persone malvagie e rendere loro la pariglia per sconfiggerle”.

I rabbini hanno aggiunto che i non ebrei potrebbero essere uccisi anche se “violano i comandamenti”, come la probizione del furto, dell’omicidio e dell’idolatria.

Gli autori, che basano le loro idee su citazioni bibliche, sono stati attenti a non fare nessuna menzione degli arabi quando parlano dei non ebrei, ma i commentatori hanno detto che i palestinesi sono il loro obbiettivo principale.

Sebbene il libro non venga venduto nelle librerie israeliane mainstream, gli autori stanno cercando di venderlo su Internet; il loro libro contiene l’approvazione delle più importanti autorità spirituali ebraiche della Cisgiordania, in modo da attirare un maggior numero di lettori.

Il documento ha scatenato le critiche di molti israeliani, soprattutto di sinistra e di centro, sull’insufficiente azione del governo nel frenare le violenze dei coloni ebrei contro i palestinesi.

Ophir Pines-Paz, un deputato ebreo del partito di centro del Labor, che questa settimana ha chiesto che la polizia israeliana apra un’inchiesta per accertare se il libro istighi in modo illegale alla violenza, è stato citato sui media israeliani per aver detto “Si può solo immaginare che reazione vi sarebbe stata se il libro istigasse a versare il sangue ebraico”.

Talab el Sana, un deputato palestinese di nazionalità israeliana, ha detto: “Le colonie si sono trasformate in vivai per un crescente numero di assassini, e i rabbini stanno fornendo ad essi un terreno fertile e la legittimazione per commettere i loro crimini”.

La condanna che Israele stia chiudendo un occhio verso la brutalità dei coloni è stata suscitata anche dall’arresto, la settimana scorsa, di Yaakov Teitel, il colono ebreo di origine americana che è accusato di di aver condotto una campagna durata 12 anni di omicidi e di violenze.

In un caso che ha suscitato interrogativi su come la polizia abbia potuto sottovalutare i suoi crimini per un periodo di tempo così lungo, questo trentaseienne padre di quattro figli è stato accusato di aver preso di mira palestinesi e omosessuali, così come un professore - di sinistra - di storia ebraica, che è sopravvissuto all’Olocausto in Polonia e che aveva difeso il diritto dei palestinesi alla resistenza armata contro l’occupazione israeliana della Cisgiordania.

Tra i palestinesi che è accusato di aver ucciso c’è un taxista di Gerusalemme est, che secondo la polizia è stato ucciso “per vendetta” per gli attacchi suicidi dei palestinesi degli anni ’90.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.thenational.ae/apps/pbcs.dll/article?AID=/20091111/FOREIGN/711109835/1011/NEWS

domenica 29 novembre 2009

Rabbino capo dell'IDF: "i soldati che mostrano pietà saranno dannati".

IL RABBINO CAPO DELL’ESERCITO ISRAELIANO: LE TRUPPE CHE MOSTRANO PIETA’ COL NEMICO SARANNODANNATE

Di Anshel Pfeffer, 15.11.2009[1]

Il rabbino capo dell’esercito israeliano ha detto la scorsa settimana agli studenti di un corso religioso preparatorio al servizio militare che i soldati che in guerra “mostrano pietà” verso il nemico saranno “dannati”.

Il Generale di Brigata Avichai Rontzki ha anche detto agli studenti che gli individui osservanti hanno reso migliori le truppe da combattimento.

Parlando giovedì alla yeshiva Hesder della colonia Karnei Shomron in Cisgiordania, Rontzki ha parlato del discorso di Maimonide sulle leggi di guerra. Questo testo cita un passaggio del Libro di Geremia che recita: “Maledetto sia chi compie l’opera del Signore con mano fiacca e maledetto sia chi trattiene la propria spada dal sangue”.

Secondo le parole di Rontzki, “In tempo di guerra, chiunque non combatta con tutto il cuore e con tutta l’anima è dannato – se trattiene la propria spada dallo spargimento di sangue, se mostra pietà verso il nemico quando non bisogna mostrare pietà”.

I commenti di Rontzki sono stati fatti durante una cerimonia per celebrare nella yeshiva un nuovo rotolo della Torah. Il servizio è stato compiuto in commemorazione di Yosef Fink, uno dei due studenti della yeshiva rapiti da Hezbollah nel 1986.

I loro corpi vennero restituiti 10 anni dopo in uno scambio di prigionieri.

Rontzki ha parlato anche in modo specifico della condotta dell’esercito israeliano durante l’Operazione Piombo Fuso a Gaza: “A proposito di tutto quello che abbiamo sentito ultimamente sui media, ringrazio Dio che il popolo di Israele si sia unito di recente attorno al semplice principio di come si debba combattere. Una delle importanti innovazioni di questa offensiva è stata la condotta di guerra – non come qualche genere di missione o di detenzione”.

“Noi tutti ricordiamo l’inizio della guerra, con un grande attacco di 80 aerei che hanno bombardato vari obbiettivi, e poi l’artiglieria, il fuoco dei mortai e dei carrarmati e così via, come in guerra”, ha detto. “Tutti hanno combattuto con tutto il cuore e con tutta l’anima, e ciò naturalmente comprende il coraggio, ma anche il combattere con tutte le risorse che uno ha – combattere come se si trattasse decidere davvero la missione”.

Rontzki ha anche parlato delle qualità del soldato ideale.

“Nelle guerre di Israele, i guerrieri sono persone timorate di Dio, persone virtuose, persone che non hanno peccati sulle loro mani”, ha detto. “Bisogna combattere sapendo per cosa si stia combattendo”.

[1] http://www.haaretz.com/hasen/spages/1128144.html

sabato 28 novembre 2009

Svizzera: Novartis licenzia per "negazionismo"


http://www.tsr.ch/tsr/index.html?siteSect=200700&sid=11483526&cKey=1259138799000

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo466985.shtml

Novartis licenzia un neo-nazista

Un operatore logistico è stato congedato per le sue opinioni neo-naziste, rivela la Basler Zeitung. Philipp Eglin, 21 anni, lavora presso Novartis [multinazionale svizzera che opera nel settore farmaceutico, tristemente nota per la guerra globale condotta negli anni scorsi contro l'accessibilità dei farmaci essenziali: http://ilricciolo.blogspot.com/2007/01/fermiamo-lazione-giudiziaria-della.html] nella distribuzione della posta o delle merci. Il basilese presiede la sezione regionale del PNOS, il Partito degli svizzeri nazionalisti. Sulla sua pagina internet, l’operatore logistico continua a esprimere dubbi sull’esistenza dell’Olocausto e sull’autenticità del diario di Anna Frank. E tutto ciò malgrado dei procedimenti penali per violazione della legge antirazzista. Per Novartis, è venuto il momento di mettere fine al rapporto di lavoro con Philipp Eglin. Un portavoce evoca i criteri morali [!!!] dell’azienda farmaceutica e del contratto di lavoro. Criteri che valgono anche fuori del lavoro, spiega un professore di diritto dell’Università di Basilea. Jean-Fritz Stöckli è categorico: durante il tempo libero un impiegato ha il dovere di astenersi da ogni attività contraria agli obbiettivi della sua azienda. Philipp Eglin non ha voluto dire ciò che pensa del suo licenziamento.

Vi sarà in Russia una giornata dell'Olocausto?

Letto su “actu.co.il”, sito che presenta “tutte le informazioni provenienti da Israele”, il 26 Novembre 2009:
http://www.actu.co.il/2009/11/la-russie-commemorera-t-elle-la-journee-de-la-shoah/

La Russia commemorerà la Giornata della Shoah?

Alcuni ebrei europei hanno chiesto giovedì al presidente russo Dimitri Medvedev di fare in modo che il suo paese cominci a osservare la Giornata internazionale della commemorazione dell’Olocausto a partire dal prossimo anno. La giornata internazionale della commemorazione delle vittime della Shoah è commemorata nel mondo il 27 Gennaio, giorno della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.

Di Yael Ancri
FINE

Quello che questo sito non dice, e che invece viene detto dal sito Reuters India (http://in.reuters.com/article/email/idINIndia-44276820091126 ), è che, per indurre i russi, un po’ refrattari, a commemorare Auschwitz, gli ebrei “europei” hanno proposto a Medvedev che la giornata venga intitolata “Giornata dell’armata sovietica e della liberazione di Auschwitz”, per “onorare il ruolo svolto dai sovietici nella liberazione del campo”.

venerdì 27 novembre 2009

Deborah Lipstadt - una satira

INTERVISTA CON DEBORAH LIPSTATIC: “IL NEGAZIONISMO DELL’OLOCAUSTO E' DIFFUSO, IN CRESCITA E DESTINATO AL FALLIMENTO

22 Novembre 2009

Di Michael Smith[1]

New York City – Parlando dalla corsia psichiatrica dell’ospedale di Bellevue, dove è sottoposta ad accertamenti per schizofrenia avanzata, la Confermatrice dell’Olocausto Deborah Lipstatic ha oggi dichiarato, nella guerra all’eresia dell’Olocausto, che “La situazione è critica e la vittoria è a portata di mano”.

Lipstatic, Professoressa di Vittimologia alla Coca Cola University di Atlanta, ha sostenuto che il negazionismo dell’Olocausto non è un campo di studi legittimo ed è intellettualmente del tutto insignificante, il che – ha detto - spiega il motivo per cui ella si dedica giorno e notte a confutare le sue affermazioni.

Quest’anno ricorre il nono anniversario da quando lo storico David Irving perse la sua causa per diffamazione contro Lipstatic, che scrisse la cronaca della sua battaglia contro di lui nel libro “Il denaro non compra l’amore ma può comprare i tribunali – Come ho sconfitto da sola David Irving con schiere di avvocati e di ricercatori e una valanga di contanti dell’industria dell’Olocausto (Orthodox Books, 2000).

Ai redattori di Legalienate è stata generosamente concessa una lunga intervista con lei nel corso del recentemente proclamato Giorno dell’Ossessione dell’Olocausto, che dura per 24 settimane, invece di quelle che Lipstatic ha definito le “scarse” 24 ore del giorno normale. Parlando dalla corsia in isolamento dove attualmente risiede, ha spiegato come far sembrare vittoria il fallimento, perché la libertà richieda l’adesione a un solo punto di vista, e come il negazionismo dell’Olocausto giochi un ruolo cruciale nel forgiare l’identità ebraica, specialmente tra i non ebrei.

LEGALIENATE: Nove anni dopo, come definirebbe il processo Irving?

LIPSTATIC: E’ stata una clamorosa vittoria dentro la mia testa. Mi sono trovata faccia a faccia con il primo negazionista del mondo e da sola ho vinto un processo che ha dichiarato che i fatti storici non devono essere accertati dai tribunali.

LEGALIENATE: Ma questo non era ovvio sin dall’inizio?

LIPSTATIC: No, per me non lo era.

LEGALIENATE: Ha risolto il problema del negazionismo dell’Olocausto?

LIPSTATIC: Ovviamente no. Ma abbiamo fornito spiegazioni precise che quello che i negazionisti dicono è in totale contrasto con quello che diciamo noi. Non abbiamo provato quello che accadde, e nessun altro ha fatto meglio di noi, ma abbiamo provato che quello che essi dicono che accadde non è potuto accadere, se quello che noi diciamo che sia accaduto, è accaduto. E per citare George Bush il Vecchio: “quello che diciamo, funziona”.

LEGALIENATE: Capisco. Che consigli dà alle persone per affrontare i negazionisti?

LIPSTATIC: Il primo modo è vedere se i fatti dimostrano la tesi: se essi dicono “In quella riunione Hitler ha detto X, Y e Z”, potete verificare se hanno cambiato la data. Se essi dicono che Hitler ha detto X, Y e Z un mercoledì, ma in realtà era un martedì, potete essere sicuri che si tratta di spazzatura e potete liquidare il loro argomento.

Il secondo modo è un ragionamento deduttivo, o logico. I negazionisti diranno che il fatto stesso che vi siano così tanti sopravvissuti prova che l’Olocausto non può essere stato così efficiente come viene detto, perché se i tedeschi erano così potenti e totalmente determinati a uccidere fino all’ultimo ebreo, come mai è sopravvissuto più di un milione di ebrei? Voi controbattete dicendo che vi furono un sacco di fughe miracolose, perché gli ebrei erano coraggiosi e determinati e impararono a balzare fuori dai convogli appena in tempo.

LEGALIENATE: Perché non vennero abbattuti?

LIPSTATIC: Correvano in mezzo alle pallottole.

LEGALIENATE: Oh.

LIPSTATIC: Il terzo modo di confutare i negazionisti è quello di citare i fatti; se dicono: “Come sappiamo che c’erano le camere a gas?”, potete dire: “Adesso vi mostrerò i piani tedeschi delle camere a gas”. Ma se dicono: “Dov’è la prova forense delle camere a gas in quanto tali?”, potete replicare: “Adesso vi mostrerò i piani israeliani per estradare la gente come voi e mettervi sotto processo per negazionismo dell’Olocausto”. Questo chiude la questione.

LEGALIENATE: Perché non discute con i negazionisti?

LIPSTATIC: E’ come cercare di convincere un membro della società della terra piatta che la terra è rotonda. Non c’è verso.

LEGALIENATE: Ma lei può mostrare a un sostenitore della terra piatta una foto della terra rotonda. Lei ha una foto di una camera a gas?

LIPSTATIC: No, ma non servirebbe. I negazionisti sono irrazionali. Pensano che l’assenza di prove dimostri l’assenza di prove. Sono completamente irrazionali.

LEGALIENATE: Perché hanno successo, allora?

LIPSTATIC: Nel solito modo. Confondono le persone con spiegazioni contorte che non portano da nessuna parte. Ricordate: il negazionismo dell’Olocausto è antisemitismo, e l’antisemitismo è odio per Israele, e l’odio per Israele è pregiudizio antiebraico, e il pregiudizio antiebraico è qualcosa di congenito per i non ebrei, così è impossibile da eliminare, ma dobbiamo cercare di fare l’impossibile perché è cosa buona e giusta e perchè lo dobbiamo alle vittime dell’Olocausto.

LEGALIENATE: Capisco. Lei è sicura che non vi sia possibilità di discutere con i suoi avversari?

LIPSTATIC: Se cercate di ragionare con una persona che si basa su una premessa totalmente illogica, allora avete perso subito – siete già risucchiati nel loro mondo di fantasia.

LEGALIENATE: Così, è come con i numeri immaginari in matematica. Non esistono davvero, non possono esistere. Dopo tutto, qual è la radice quadrata di un numero negativo?

LISPTATIC: Esattamente.

LEGALIENATE: Così gli insegnanti di matematica che costringono gli allievi a studiare quella roba sono dei pazzi che non riescono ad affrontare la realtà. I ragazzi hanno buoni motivi per consegnarli alla polizia.

LIPSTATIC: Giusto. Essi diffamano i numeri razionali. Bisogna chiamare il Centro Simon Wiesenthal. Hanno un programma per estradarli in Israele e processarli per antisemitismo numerico.

LEGALIENATE: In che modo il negazionismo è cambiato dall’epoca del suo processo e del suo libro?

LIPSTATIC: Ebbene, di recente abbiamo visto l’emergenza sia del negazionismo “hard” che di quello “soft”. Il negazionismo hard dice: “Ho bisogno delle prove forensi delle camere a gas omicide per potervi credere”. Questo è hard perché quando vi mettete sul piano inclinato della richiesta di prove materiali per le vostre convinzioni, diventa come una droga, e smettete di credere per amore soltanto delle convinzioni o per gli speciali sull’Olocausto che si riversano dalla tv 24 ore al giorno, e così iniziate a pensare: “Perché dovrei credere in qualcosa che nessuno mi può dimostrare materialmente?”. Il passo successivo è quello di non credere agli UFO o all’ingrossamento del pene, e tutte le fondamenta dell’ordine civilizzato crollano.

LEGALIENATE: Mi ha convinto. E il negazionismo soft?

LIPSTATIC: Quello soft è più sottile. E’ sul genere di: “Perché dobbiamo sentire tutte queste cose sull’Olocausto?”. Oppure: “Gli ebrei non hanno fatto nient’altro che essere sterminati nelle camere a gas?”. La persona che fa questo tipo di osservazioni è sempliciotta, non odiosa, così vale la pena di parlarci. Bisogna solo dirgli: “Tu devi sentire costantemente parlare dell’Olocausto perché è il solo avvenimento storico che abbia mai avuto importanza”. Ma se non la bevono, bollateli come antisemiti e perseguitateli senza pietà. E’ per il loro bene.

LEGALIENATE: Come risponde a quelli che paragonano il trattamento nazista degli ebrei al trattamento israeliano dei palestinesi?

LIPSTATIC: Dovete concentrarvi su cos’è un genocidio – potete dire: “Un genocidio è qualcosa che è stato fatto agli ebrei, mai da loro, o un genocidio minore fatto a un popolo minore, ma che è approvato dagli ebrei per allentare la pressione su Israele. Come il Darfur”. Il punto è che solo la sofferenza ebraica conta. I non ebrei sono ottusi, così non tirate fuori questo punto troppo spesso.

LEGALIENATE: Il negazionismo dell’Olocausto è in ascesa?

LIPSTATIC: Certamente. Il negazionismo dell’Olocausto è diffuso, in crescita e destinato al fallimento. E’ una faccenda terribilmente seria che stia prendendo il sopravvento ma, nello stesso tempo, assolutamente banale e insignificante. Dobbiamo ignorarlo e schiacciarlo – immediatamente.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://legalienate.blogspot.com/2009/11/interview-with-deborah-lipstatic.html

giovedì 26 novembre 2009

Faurisson, Dieudonné e Pasqua

Letto sul mensile svizzero “Le Pamphlet” (casella postale 998, CH-1001, Losanna), n°389 del Novembre 2009 (a p. 3) nella rubrica “Les nouvelles aventures…”:

Giudizi

Il 27 Ottobre, la diciassettesima chambre del Tribunal de Grande Instance (TGI) di Parigi ha condannato Dieudonné M’Bala M’Bala, umorista, a diecimila euro di ammenda e a delle enormi spese a profitto delle solite associazioni emule del Grande Fratello [di Orwell] - il totale rasenta la somma di 30.000 euro - per delle affermazioni fatte il 26 Dicembre 2008 allo Zénith di Parigi, in occasione della consegna al prof. Faurisson del “premio dell’infrequentabilità”. Secondo il tribunale, il provocatore si è reso colpevole d’ingiuria pubblica verso persone di ascendenza o di confessione ebraica .
In questo, ahimé, non c’è niente di nuovo.
Ma c’è comunque una novità: con mia grande sorpresa, e mia enorme gioia, il tribunale ha assolto nello stesso procedimento “il condannato in anticipo” Robert Faurisson - che la Lega Internazionale contro il Razzismo e l’Antisemitismo voleva far condannare – congiuntamente a Dieudonné dallo stesso capo d’imputazione: “contestazione di crimini contro l’umanità”. In effetti, quel famoso 26 Dicembre allo Zénith, lo screanzato aveva dichiarato che, a dispetto delle sue numerose condanne per revisionismo, non avrebbe cambiato – quale sorpresa! – opinione. Il tribunale non è comunque giunto a punire l’associazione antirazzista, notoriamente povera in canna, poiché è usa frequentare i tribunali per farsi il gruzzolo: le spese giudiziarie o il versamento di un’indennità dai due perseguiti. Ma sono stati lo stesso assolti.
L’arrogante LICRA privata delle sue prede? Che piacere delizioso!
Poiché una disgrazia non arriva mai da sola, il presidente della detta LICRA, Patrick Gaubert, avrà certamente saputo con vivo disappunto che il suo ex capo e (tuttora?) amico Charles Pasqua [foto], quest’ultimo per due volte ministro dell’interno, è stato condannato il medesimo 27 Ottobre a tre anni di prigione, di cui due con la condizionale, e a centomila franchi di multa dalla undicesima chambre del TGI di Parigi, per concussione nell’affare della vendita di armi all’Angola (1994). Naturalmente, ha fatto appello.
Ma nel frattempo ricordiamo che, il 20 Settembre 1987, questo onesto personaggio – allora in carica al ministero dell’interno per la prima volta – aveva dichiarato al Circolo della Stampa di Europe 1[1] di essere favorevole a una legge antirevisionista e che il posto di Faurisson era in galera.
Le macine del Signore lavorano lentamente ma triturano molto finemente.
[1] http://www.europe1.fr/

martedì 24 novembre 2009

Uscito il libro "Pire que les chambres à gaz"

Con il titolo “PEGGIO CHE LE CAMERE A GAS!” (secondo un'espressione del testimone Léon Reich durante il processo Amaudruz) e con il sottotitolo “Due processi politici allo scanner”, il revisionista svizzero René-Louis Berclaz – che ha egli stesso assaggiato la prigione per il suo revisionismo – ha ripubblicato, all’insegna delle Editions Cassandra, i due opuscoli, esauriti da molto tempo, dedicati ai due processi che hanno particolarmente segnato la storia del revisionismo in Svizzera:

· “L’affare Jürgen Graf” (Graf vive oggi in esilio a Mosca) e
· “Il processo Amaudruz” (nel 2003, G. A. Amaudruz, allora ottantatreenne, scontò tre mesi di prigione per aver “dubitato” dell’esistenza delle camere a gas).

Oltre all’esame dei due processi, il libro presenta un certo numero di testi sia di noti revisionisti che di intellettuali non revisionisti che si sono vigorosamente pronunciati contro le leggi liberticide. Tra gli autori, il lettore potrà trovare le firme di G. A. Amaudruz, R.-L. Berclaz, E. Delcroix, R. Faurisson, J. Graf, V. Reynouard, H. Roques, G. Theil.

Il libro conta 233 pagine e può essere ricevuto versando 25 euro, in contanti o per assegno intestato a “René-Louis Berclaz”, al seguente indirizzo:

Les Editions de Cassandra, casella postale 141, CH-3960 SIERRE (Svizzera).

lunedì 23 novembre 2009

Bernard-Henri Lévy e la petizione per Roman Polanski

ARISTOTELE KOSHER E IL SOPRAVVISSUTO DELLA SHOAH[1]

Di Gilad Atzmon, 7 Novembre 2009

Ecco qui un colpo d’occhio sul mondo surreale dell’etica giudaica. E’ anche un esempio eccezionale di zoppicante logica ebraica.

Il “filosofo” franco-ebraico Bernard-Henri Lévy è convinto che Roman Polanski vada liberato dalla galera. Polanski è stato recentemente arrestato in Svizzera per aver fatto nel 1977 sesso illegale con una tredicenne. Lévy pensa che Polanski dovrebbe sfuggire alla giustizia, e volete sapere perché? Facile, perché è un “sopravvissuto dell’Olocausto”.

Ecco qui un estratto della petizione delle celebrità promossa da Lévy[2]:

“Settantaseienne, sopravvissuto al nazismo e alle persecuzioni staliniane in Polonia, Roman Polanski rischia di passare il resto della propria vita in galera per atti che in Europa sarebbero prescritti”.

Seguendo il ragionamento di Bernard-Henri Lévy, i sopravvissuti sono al di là della giustizia. Non dovrebbero mai venire incarcerati per il “resto della loro vita”, nemmeno per aver fatto sesso illegale con una minorenne. Questa logica nauseabonda e morbosa spiega la barbarie israeliana e il sostegno collettivo ebraico ai crimini di guerra israeliani. Alla fin fine, troppi ebrei tendono a considerarsi un collettivo di sopravvissuti. Di conseguenza, ai loro occhi, sono in realtà al di là della legge.

Colgo l’occasione per chiedere a quegli artisti che sono stati abbastanza sciocchi[3] da firmare questa petizione immorale di seguire l’attrice Emma Thompson[4] e di ritirare immediatamente i loro nomi. Essere un sopravvissuto dell’Olocausto non compra la legittimazione per un comportamento illecito: che sia uno stupro o un genocidio.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.gilad.co.uk/writings/kosher-aristotle-and-the-shoa-survivor-by-gilad-atzmon.html
[2] http://www.bernard-henri-levy.com/en/le-huffington-post-relaie-la-petition-de-la-regle-du-jeu-liliane-lazar-2440.html
[3] http://community.livejournal.com/ohnotheydidnt/39618660.html
[4] http://www.independent.co.uk/news/people/news/thompson-talked-out-of-support-for-polanski-by-19yearold-student-1816553.html

Il processo Demjanjuk: la più rancida delle minestre riscaldate

REPORTAGE: NON C’E’ PIU’ NESSUN TESTIMONE VIVENTE PER IL PROCESSO DEMJANJUK[1]

Berlino – La rivista Focus ha riferito Domenica che il processo del presunto criminale di guerra John Demjanjuk, 89 anni, avrà luogo probabilmente senza nessun testimone oculare disponibile per l’accusa. Il processo a Demjanjuk - che è stato estradato dagli Stati Uniti lo scorso mese di Maggio con l’accusa di essere corresponsabile dell’omicidio di 27.900 persone nel campo della morte di Sobibor, nella Polonia occupata dai nazisti - il cui inizio è atteso per il prossimo 30 Novembre, è probabilmente l’ultimo processo importante per crimini di guerra della seconda guerra mondiale.

Focus ha riferito che i 23 testimoni citati nell’atto di imputazione di Demjanjuk, che è originario dell’Ucraina, alcuni dei quali avevano fornito prove contro di lui alle autorità sovietiche 30 anni fa, sono morti.

Demjanjuk era stato processato dalle autorità israeliane negli anni ’80 con l’accusa di essere stato “Ivan il Terribile”, una guardia del campo della morte di Treblinka, ma la sua condanna venne poi annullata in base al ragionevole dubbio di quell’identificazione.

L’avvocato difensore di Demjanjuk, Guenther Maul, ha detto alla rivista: “Quegli uomini vennero interrogati 30 anni fa. E’ discutibile che le loro dichiarazioni abbiano ora un qualche valore”.

In Ottobre, la Corte Costituzionale tedesca aveva spianato la strada per processare l’ex meccanico, dopo che il suo avvocato aveva detto che la Germania non aveva autorità legale per processare Demjanjuk, e che il suo cliente aveva già passato più di sette anni di prigione in Israele.

Demjanjuk, che è apolide, è detenuto nella prigione di Stadelheim, a Monaco. La Germania afferma di avere giurisdizione nel caso perché alcuni degli ebrei uccisi a Sobibor erano cittadini tedeschi.
[1] http://www.earthtimes.org/articles/show/295738,report-no-living-witnesses-left-for-demjanjuk-trial.html

domenica 22 novembre 2009

Yaakov Teitel e il terrorismo sionista

YAAKOVJACKTEITEL: IL TERRORISTA TALMUDICO CHE HA UCCISO CRISTIANI E MUSULMANI[1]

Di Aaron Heller (AP), 1 Novembre 2009

GERUSALEMME – Funzionari delle forze dell’ordine hanno detto Domenica (1 Novembre) che le autorità israeliane hanno arrestato un estremista ebraico-americano sospettato di aver compiuto una serie di reati di odio gravissimi.

Le forze dell’ordine della polizia e dello Shin Bet affermano che Jack Teitel, un colono ultra-ortodosso della Cisgiordania di 37 anni, è responsabile – nell’arco di tempo di 12 anni - dell’uccisione di due arabi, dell’aggressione di un pacifista e dell’attentato ad una setta ebraica scismatica.

Le autorità avevano inizialmente sospettato ambienti ebraici estremisti per qualcuna delle aggressioni. Ma i conoscenti hanno descritto Teitel, padre di quattro figli, come un lupo solitario, e le autorità dicono che ha agito da solo. Il capo della polizia di Gerusalemme Aharon Franco ha detto che Teitel era immigrato in Israele dalla Florida, e che è cresciuto nelle basi militari americane come figlio di un dentista che lavorava presso i Marines.

Franco ha detto che un’operazione congiunta della polizia e dello Shin Bet ha acciuffato Teitel, che ha confessato i crimini e li ha ricostruiti, all'inizio del mese. La polizia ha anche mostrato le foto di un grande deposito di armi sequestrato nella sua abitazione.

“Lui è come un serial killer. Questo tizio era un terrorista ebraico che prendeva di mira differenti categorie di persone”, ha detto il portavoce della polizia Micky Rosenfeld. “Era profondamente coinvolto nel terrorismo a tutti i livelli”.

I risultati delle indagini verranno consegnati al procuratore per preparare l’incriminazione. Nel suo attentato più noto, Teitel è accusato di aver spedito nel Marzo del 2008 una trappola esplosiva come pacco dono ad una casa di ebrei messianici americani residenti in Israele, che credono che Gesù sia il Messia ma che considerano sé stessi ancora ebrei. L’esplosione ferì gravemente il figlio quindicenne della famiglia, Ami Ortiz, mozzandogli due dita, danneggiandogli l’udito e compromettendo la sua promettente carriera nella pallacanestro.

“Siamo inorriditi dal fatto che vi sono degli elementi nella società israeliana, degli ebrei che si sentono giustificati a togliere la vita ad altri ebrei a causa dalle loro convinzioni”, ha detto la madre di Ami, Leah Ortiz. “Speriamo e preghiamo che in questo caso venga fatta giustizia”.

Teitel è anche accusato di aver compiuto nel Settembre del 2008 un attentato con un tubo-bomba[2] che ferì un eminente professore e pacifista israeliano, Zeev Sternhell, esperto di storia del fascismo, che aveva preso posizione contro gli insediamenti in Cisgiordania.

Commentando la notizia dell’arresto, Sternhell ha detto: “Spero che il sistema si occupi di questo terrorista, come di tutti gli altri terroristi, sia ebrei che arabi”.

La polizia ha anche accusato Teitel di aver ucciso nel 1997 due palestinesi – un taxista e un agricoltore - e di aver accoltellato e ferito un arabo a Gerusalemme che aveva sospettato di approcci sessuali. Ha anche tentato di bombardare distretti e pattuglie di polizia perché avevano compiuto dei servizi di sorveglianza per le manifestazioni dei gay pride. Crimini di odio come questi sono relativamente rari in Israele. I più famosi criminali dell’odio israeliani furono Ami Popper, che uccise nel 1990 sette operai palestinesi ad una fermata d’autobus, e Yona Avrushmi, che nel 1983 lanciò una granata contro una manifestazione pacifista, uccidendo un partecipante.

Teitel non è sospettato di aver compiuto, lo scorso mese di Agosto, l’attentato a revolverate contro un centro per giovani gay di Tel Aviv, in cui due persone sono rimaste uccise, sebbene la polizia abbia detto che ha confessato anche quest’attentato.

Ha detto suo cognato Moshe Avitan che Teitel giunse in Israele dagli Stati Uniti dieci anni fa e negli ultimi sei anni ha vissuto nella colonia di Shvut Rachel in Cisgiordania, a nord di Gerusalemme.

Avitan ha detto che Teitel era un solitario che non parlava ebraico e che ha espresso raramente opinioni politiche. Lavorava a domicilio nel campo dell’informatica e aveva una laurea in commercio.

COMMENTO DI MICHAEL HOFFMAN

Il mio ex datore di lavoro, l’Associated Press (AP) è uno dei pappagalli del sionismo più determinati dell’Occidente. Nel precedente articolo, l’AP politicizza quello che dovrebbe essere un pezzo puramente informativo: “Crimini di odio come questi sono relativamente rari in Israele”. Per rendere credibile questa favoletta, l’AP deve omettere i crimini di odio di Baruch Goldstein[3], del rabbino Moshe Levinger[4], di Zeev Braude[5] e di altre centinaia commessi dai “coloni” talmudici[6]. Oltre a relegare nell’oblio tali crimini, la linea tipica è quella di descrivere i terroristi giudaici e israeliani che fanno notizia come “mentalmente disturbati”. Di conseguenza, veniamo indotti a credere che i loro crimini non derivino dalla fedeltà al Talmud o all’ideologia sionista. Quindi, non sono colpevoli perché sono pazzi e tali crimini sono una aberrazione. Ma in tutti i resoconti dell’Associated Press sul terrorismo arabo non ricordo nemmeno una volta in cui è stato riportato che il perpetratore fosse “mentalmente disturbato”…Gideon Levy evidenzia qualche punto saliente su Yaacov “Jack” Teitel nel suo articolo sul giornale israeliano Haaretz:

GLI INSEDIAMENTI SONO TERRENO FERTILE PER IL TERRORISMO EBRAICO

Di Gideon Levy, 2 Novembre 2009

…Gli insediamenti e in particolare gli avamposti illegali dove Teitel viveva e nascondeva le sue armi, insieme all’insediamento kahanista di Kfar Tapuah (intitolato in onore del rabbino Meir Kahane) dove (Teitel) ha preso le mosse…Questo è il loro rifugio, dove possono nascondere le armi senza essere disturbati e partire per baccanali omicidi senza essere visti.

…L’errore fatale di Teitel è stato quello di prendere di mira altri ebrei. Se si fosse accontentato di uccidere qualche palestinese, non sarebbe mai stato catturato.

Teitel aveva una visione del mondo strutturata e onnicomprensiva: morte agli arabi, agli omosessuali, ai cristiani, a quelli di sinistra, e agli ebrei messianici. Sono tutti “sodomiti” che non possono essere redenti.

Teitel aveva segnato il prezzo di ognuno, proprio come altri suoi amici coloni avevano fatto altrettanto. La differenza è che gli altri segnavano il prezzo solo dei palestinesi, così nessuno si prendeva il disturbo di acciuffarli.

Teitel era “squilibrato” esattamente allo stesso modo dei suoi compari. A proposito, quando mai un terrorista palestinese è stato dichiarato squilibrato? Lo Shin Bet ha mai usato l’espressione “ha agito da solo”, per giustificare un baccanale omicida ininterrotto e irrisolto per dieci anni perpetrato da un palestinese solitario?

Ora chiunque ciurlerà nel manico. I coloni diranno che “non avevamo nulla da spartire con tutto ciò”, alzeranno gli occhi al cielo e saranno veloci a lanciare aspre, e ipocrite, accuse.Lo Shin Bet e la polizia sventoleranno la bandiera della vittoria per mostrare che non se la fanno con i coloni e la bella addormentata della sinistra continuerà ad ammantarsi di autocompiacimento. Ma ci sono altri Teitel che si aggirano nella terra dell’occupazione e della negligenza, e fino a quando non metteranno le mani addosso ad altri ebrei, nessuno li riterrà responsabili – e neppure questo può cambiare

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://revisionistreview.blogspot.com/2009/11/yaakov-jack-teitel-talmudic-terrorist.html
[2] http://en.wikipedia.org/wiki/Pipe_bomb
[3] http://www.revisionisthistory.org/cgi-bin/store/agora.cgi?p_id=0043%20%C2%A0%C2%A0
[4] http://www.kawther.info/ga2/v/Terrorists/Moshe/
[5] http://www.haaretz.com/hasen/spages/1100122.html
[6] http://www.revisionisthistory.org/palestine8.html

sabato 21 novembre 2009

Il terrorismo dei coloni di Hebron

I NEW YORK METS E IL BUSINESS DEL TERRORISMO

Di Aaron Levitt, The Electronic Intifada, 20 Novembre 2009[1]

Quando ho saputo la prima volta che i New York Mets[2] stavano tenendo una raccolta di fondi per il - non profit - Hebron Fund al Citi Field[3], a sostegno dei coloni israeliani della città di Hebron nella Cisgiordania occupata, avevo sinceramente pensato che fosse uno scherzo, per quanto scadente. Quando ho capito che si trattava di un evento reale e programmato, ancora quasi non ci riuscivo a credere. Questo perché, a parte l’impatto devastante dell’espansione degli insediamenti sulle prospettive di pace della regione, avevo avuto la sventura di vedere, ripetutamente e direttamente, i frutti dell’azione dell’Hebron Fund.

Durante le estati del 2005 e del 2006, e molto brevemente nel 2008, passai diverse settimane a lavorare come osservatore dei diritti umani nel quartiere Tel Rumeida di Hebron, dimora delle colonie Beit Hadassah e Tel Rumeida sovvenzionate dall’Hebron Fund. All’epoca, mi imbattei in graffiti razzisti con affermazioni come: “Gasate gli arabi” e “Fatimah, stupreremo tutte le donne arabe”. Vidi ripetutamente coloni che gettavano pietre e zolle di terra contro bambine palestinesi mentre andavano alla scuola elementare; urlare insulti razzisti ai palestinesi che camminavano per le strade; dare spinte, calci e sputi ai bambini palestinesi (e in certi casi agli adulti) che si stavano tranquillamente facendo gli affari loro; e scagliare grandi pietre contro le case e i residenti palestinesi dai balconi della colonia.

Ho verificato questo comportamento da parte di uomini e donne, bambini e bambine, dai bambini di età prescolare agli adulti di mezza età. Io stesso sono stato aggredito, un giorno di Shabbat, da un gruppo di sei coloni adolescenti, quando mi frapposi tra loro e la loro vittima designata, un’anziana donna palestinese che era anche la madre orgogliosa di un pilota da combattimento della Marina americana (l’immagine del figlio che guarda il suo aereo stava in bella vista sulla parete del suo soggiorno). I giovani coloni passarono quindi ad aggredire la mia collega, una giovane donna scandinava che stava filmando l’aggressione dall'inizio. Ho sentito parlare e ho letto numerosi rapporti credibili, su violenze molto peggiori di quelle da me sperimentate personalmente, di altri osservatori dei diritti umani che sono stati in zona in periodi differenti e/o più lunghi.

I coloni di Hebron commettono queste violenze con l’espresso scopo di cacciare le famiglie palestinesi da Tel Rumeida, sito della Grotta di Machpelah, o Grotta dei Patriarchi, che è sacra sia per gli ebrei che per i musulmani. I capi dei coloni lo hanno detto in almeno un’intervista, e un giovane della colonia di Beit Hadassah me lo confermò di persona nel Settembre del 2006. Lo sforzo dei coloni è stato straordinariamente efficace: delle 600 e più famiglie palestinesi che vivevano originariamente nel quartiere, ne rimanevano probabilmente lì meno di 100 quando mi trovai lì nel 2008. Se i coloni continueranno ad avere campo libero e ampi finanziamenti, potremo presto aggiungere un nuovo capitolo di ultimata pulizia etnica alla storia travagliata di questa antica città.

Secondo il Codice americano, Titolo 22, Capitolo 38, S 2656f, il nostro paese definisce il terrorismo come una “violenza premeditata e politicamente motivata perpetrata contro obbiettivi non combattenti da parte di gruppi subnazionali o di agenti clandestini”. La violenza dei coloni di Hebron è certamente premeditata. E’, per loro stessa ammissione, politicamente motivata. E’ perpetrata solo contro obbiettivi non combattenti (soprattutto contro bambini), ed è ovviamente opera di un gruppo subnazionale – i coloni stessi.

Il business dei coloni di Hebron è il terrorismo, puro e semplice; non il quasi-terrorismo, il cripto-terrorismo, il neo-terrorismo o il terrorismo potenziale, o qualcosa di simile al terrorismo, ma proprio quella cosa. E il business dell’Hebron Fund è quella di finanziare il terrorismo. Questo non significa che tutti, o anche la maggior parte dei donatori sostengano coscientemente queste azioni; molti possono essere vittime innocenti ingannate dall’inoffensivo materiale pubblicitario del Fondo. Ma anche se lo staff del Fondo e i membri del suo direttivo cercano di mantenere una parvenza di rispettabilità, loro sono tutta un’altra cosa.

Quest’anno, la cena dell’Hebron Fund onorerà il colono e portavoce di Hebron Noam Arnon (la cui immagine viene presentata con altri “leader dell’Hebron Fund e della comunità di Hebron” sul sito web dell’Hebron Fund). Nel 1990, Arnon disse alla radio israeliana che tre militanti ebrei, condannati per le auto-bombe che uccisero tre palestinesi e mutilarono due sindaci palestinesi, erano “eroi” che avevano sacrificato sé stessi “per la sicurezza degli ebrei”. Nel 1995, Arnon venne ancora citato dall’Associated Press quando definì Baruch Goldstein, un altro colono che massacrò 29 palestinesi a Hebron mentre pregavano e ne ferì più di altri 100, una “persona straordinaria” cui era stata negata “la giustizia della storia”.

La cena del 2008 dell’Hebron Fund onorò il membro del direttivo Myrna Zisman, che accettò il premio a nome di Yifat Alkoby, una “donna straordinaria” che ricevette l’attenzione internazionale nel 2006 quando venne filmata mentre chiamava ripetutamente “puttane” una donna palestinese e le sue figlie, e diceva loro di stare nella loro “gabbia” mentre cercavano di rifugiarsi in casa, una casa munita di sbarre alle finestre per proteggersi dagli attacchi ricorrenti dei coloni.

Potrei dire qualcosa su come i Mets, in quanto amata istituzione di New York City, non dovrebbero concedere le loro strutture, o il loro nome, a queste attività, e questo è vero. Potrei dire qualcosa sulla straordinaria ironia di ospitare un evento del genere in cima alla Rotonda di Jackie Robinson[4], e anche questo è vero. Ma ciò che più conta è che nessuna squadra americana, nessuna attività americana e nessun individuo americano dovrebbe fornire sostegno al terrorismo, o aiutare quelli che lo forniscono. A meno che, e fino a quando, i Mets invertiranno la loro decisione terribilmente sconsiderata di ospitare questo evento, questo è precisamente quello che hanno scelto di fare.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://electronicintifada.net/v2/article10903.shtml
[2] Squadra di baseball.
[3] Stadio dei New York Mets
[4] L’ingresso principale del Citi Field, in onore del campione Jackie Robinson: http://it.wikipedia.org/wiki/Jackie_Robinson_(baseball)

venerdì 20 novembre 2009

Un libro per i nostri lettori: "A quoi sert l'histoire?"

In Francia è uscito un libro: “A quoi sert l’histoire?” (A che serve la storia?), firmato Hannibal (edizioni DIE, collezione Histoire, Parigi, Novembre 2009, 215 pagine, 20 euro). E’ in vendita su Amazon, che lo presenta come segue:

“Dopo la Grecia antica due storie coabitano: l’una cerca di somigliare a una scienza, l’altra è un’azione. E’ la storia-azione che riempie la testa della gente, con tutti i mezzi della comunicazione. Ora, la storia giudica. Essa forma la nostra morale, prescrive certi comportamenti, ne proibisce degli altri. E’ dunque fondamentale sapere chi è che scrive la storia ad uso del popolo, e con quali fini”.

http://www.amazon.fr/quoi-sert-lHistoire-Hannibal/dp/291429526X/ref=sr_1_4?ie=UTF8&s=books&qid=1258724784&sr=8-4

L’autore: sotto lo pseudonimo di Hannibal si nasconde un noto giornalista della grande stampa. Per i nostri lettori, abbiamo scelto dalla terza parte dell’opera qualche passaggio:

· “L’amnesia dona ai miti una velocità di propagazione folgorante – essi corrono indefinitamente senza trovare ostacoli (…) Un mito storico si propaga più veloce nel vuoto” (pp. 125-126).
· “Questa ossessione memoriale è altresì una selezione. Mentre ci si ricorda della Shoah, ci si dimentica del resto. Il mito del crimine unico sfocia nell’amnesia organizzata. (…) Il dovere della memoria è il nostro professore di amnesia. L’idolo della Shoah è l’Attila dell’istruzione nazionale, là dove passa, l’erba della cultura generale non cresce più” (p. 160).
· “La strumentalizzazione della Shoah non è più soltanto retrospettiva, diventa dinamica, volta verso l’avvenire. Non è più soltanto un’operazione che liquida la seconda guerra mondiale, protegge delle reputazioni e degli interessi, giustifica un sistema politico in via d’estinzione, è un idolo che fonda un mondo, il mondo dell’”antirazzismo”, è la Shoah per mille anni” (p. 190).
· [La petizione degli storici del 16 Dicembre 2005[1]] “pretendeva di restituire la storia ai suoi studi, di limitarla alle sue indagini, di limitare le pretese della storia-azione per lasciar sbocciare la storia-conoscenza. Il desiderio era lodevole. Non è durato che lo spazio di un’alzata di sopracciglia della storia-azione. Gli universitari che l’avevano firmata sono tornati alla loro cuccia e al loro pastone ammettendo quello che sono: i preti di un sistema” (p. 210).

Nondimeno, l’opera termina su una nota ottimista la cui scoperta lasciamo ai lettori
[1] http://www.lph-asso.fr/doc.html

Töben non è stato domato dalla prigione

NEGAZIONISTA DELL’OLOCAUSTO DICE DI NON ESSERE STATODOMATODALLA PRIGIONE

19 Novembre 2009[1]

SYDNEY, Australia (JTA) – Un negazionista dell’Olocausto rilasciato da una prigione australiana dopo aver pubblicato materiale offensivo per gli ebrei dice di essere “non domato “ e “non pentito”.

Il dr. Fredrick Töben, fondatore dell’Adelaide Institute, è uscito il 12 Novembre da tre mesi passati in una prigione dell’Australia del Sud.

Il Tribunale Federale lo aveva trovato colpevole di aver violato una sentenza del 2002 che gli ordinava di eliminare tutto il materiale offensivo dal sito web del suo istituto.

Questa settimana, il sito di Töben reca un messaggio che dice che lui è “non domato e non pentito” , e appare “ristorato e rilassato” dopo la sua “piccola vacanza”.

Il sito ospita tre link a tre videoclip su YouTube in cui Töben, che ha 65 anni, auspica di continuare la sua opera di “demolizione dell’Olocausto”. Esso reca anche un banner che dice che “La più grande menzogna della storia del genere umano ha i giorni contati”.

Töben aveva passato anche due mesi nella prigione di Wandsworth l’anno scorso, poiché le autorità tedesche avevano cercato senza successo di estradarlo con un Mandato d’Arresto Europeo per aver pubblicato materiale negazionista – un reato, in Germania. Töben venne arrestato all’aeroporto di Heathrow in viaggio per Dubai dall’America.

Per aver negato l’Olocausto trascorse [anche] diversi mesi di prigione in Germania nel 1999.
[1] http://jta.org/news/article/2009/11/19/1009296/holocaust-denier-says-unbroken-after-prison

giovedì 19 novembre 2009

La pulizia etnica della Palestina

LA PULIZIA ETNICA DELLA PALESTINA

Di Ilan Pappé

Recensito da Thomas Kues[1]

Nel Maggio di quest’anno, Alex Miller, del partito Israel Beiteinu (“La nostra terra Israele”) ha presentato alla Knesset un nuovo disegno di legge per reati d’opinione. Come i lettori di questo bollettino forse già sanno, Israele è uno di quei paesi amanti della libertà che proibiscono il “negazionismo dell’Olocausto”. Poiché il presunto genocidio con le camere a gas costituisce, per usare le famose parole del prof. Faurisson, “la spada e lo scudo” di questa entità neocoloniale, questo potrebbe essere un provvedimento legislativo lungimirante.

L’agenzia d’informazioni Memrit e altri “spin-doctor” e agenti israeliani della disinformazione, imitati pappagallescamente dalla maggior parte dei media occidentali, continuano a sostenere, nonostante le irrefutabili prove contrarie, che il Presidente dell’Iran Mahmoud Ahmadinejad, questa nuova incarnazione di Haman e di Hitler, stia preparando un olocausto nucleare per gli israeliani, avendo affermato persino pubblicamente la propria intenzione di “cancellare Israele dalla mappa”, quando in realtà disse che il regime israeliano sarebbe “scomparso dalle pagine della storia”, nel senso in cui accadde al regime sovietico. Si tratta degli stessi propagandisti che spronano l’Occidente ad andare in guerra contro l’Iran a causa del suo normale programma nucleare, mentre negano l’esistenza del loro imponente arsenale di armi nucleari (come dice Dick Morris: “Se l’Iran ottiene la bomba, la userà per uccidere sei milioni di ebrei”). Come dite voi “chutzpah”?[2]

Alex Miller ha alzato il livello dell’ipocrisia israeliana proponendo una legge che criminalizza ogni commemorazione pubblica dell’evento che i palestinesi chiamano “al Nakbah”, e cioè la brutale pulizia etnica di circa 800.000 palestinesi dalla loro madrepatria in occasione della creazione dello stato israeliano. Se la legge verrà approvata, la versione sionista ufficiale della storia sarà la sola ad essere permessa. Secondo questa utilitaristica espressione di falsa storiografia, i suddetti 800.000 palestinesi lasciarono le loro case volontariamente per lasciare campo libero agli eserciti delle nazioni arabe che nel 1948 fecero guerra al ricostituito stato israeliano.

Ilan Pappé, uno storico israeliano nato nel 1954, e professore di storia all’Università di Exeter, ha dedicato il suo libro La pulizia etnica della Palestina[3] allo smascheramento del mito della “ritirata volontaria”. Di conseguenza, è stato boicottato, isolato e diffamato con i soliti sospetti (ad esempio, si veda la pagina di discussione sull’articolo di Wikipedia su Pappé[4]).

Pappé è una persona onesta, pienamente consapevole dell’importanza politica del mito ufficialmente sanzionato, e del ruolo che il metodo revisionista deve esercitare nella soluzione della crisi medio-orientale. Contrariamente a molti storici israeliani (per non parlare dei politici e di altri portavoce ufficiali) che sostengono che Israele emerse come un Davide che aveva fronteggiato una schiera di Golia occidentali e arabi, non nega il ruolo cruciale che ebbe l’Olocausto nella fondazione di questo stato neocoloniale. In Occidente c’era la forte idea (alimentato dai lobbisti sionisti) di compensare gli ebrei con un loro stato in Palestina, che produsse una politica di concessioni verso i coloni israeliani. In realtà, la risposta inglese all’attentato terroristico contro l’Hotel King David e ad altri atti di terrorismo sionista fu estremamente misurata rispetto al trattamento inflitto ai ribelli palestinesi. Tutto ciò, associato al fatto che l’atteggiamento dei vicini stati arabi verso la questione palestinese fu decisamente ambiguo, ebbe come conseguenza che i palestinesi, dopo il crollo della loro classe dirigente alla fine della seconda guerra mondiale, si ritrovarono in una situazione disperata in cui nessuno era disposto ad aiutarli.

A differenza di altri casi di pulizia etnica, i responsabili della Nakba sono ben conosciuti, come le circostanze delle decisioni che la concretizzarono. L’uomo al vertice degli avvenimenti fu, non c’è bisogno di dirlo, David Ben-Gurion, a casa del quale tale soluzione venne discussa e preparata. Subito sotto di lui c’era un gruppo di dodici consiglieri, tra cui Moshe Dayan, Yigael Yadin, Yigan Allon e Yitzhak Sadeh. La cerchia successiva era costituita dai comandanti regionali, ognuno responsabile della pulizia etnica di una certa area. La maggior parte di questi uomini vengono oggi presentati come “eroi di guerra”. Il più famoso fu il futuro primo ministro Yitzhak Rabin, che operò nelle città di Ramle e di Lydda, come pure nell’area della Grande Gerusalemme. Altri comandanti furono Moshe Kallman, Moshe Karmel e Shimon Avidan. Un ruolo cruciale venne esercitato da funzionari dell’intelligence, comandati dal futuro capo del Mossad e dello Shabak[5], Issar Harel. Questi uomini furono coinvolti in alcune delle peggiori atrocità, ed ebbero anche l’ultima parola su quali villaggi dovessero essere distrutti e su chi dovesse essere ucciso. Fare una lista dei criminali responsabili non sarebbe un problema, ma naturalmente un processo del genere non avrà mai luogo.

Pappé sottolinea che la Nakba non venne condotta in base a una decisione improvvisa, ma fu il risultato di un lungo processo le cui radici risalgono alla fase pionieristica del sionismo. Già nel 1917, Leo Motzkin, descritto da Pappé come un sionista moderato, parlò del reinsediamento forzato dei palestinesi in aree esterne alla “Eretz Israel” [Grande Israele]. Si può dire che l’effettiva preparazione militare ebbe inizio alla fine degli anni ’30 quando il gruppo paramilitare Haganah, che più tardi divenne lo zoccolo duro dell’esercito, fu ristrutturato con l’aiuto del funzionario inglese O. C. Wingate, in modo tale che le “forze di difesa” ebraiche fossero associate alle truppe inglesi che combatterono la rivolta palestinese del 1936. In tal modo, i membri dell’Haganah appresero come terrorizzare e sottomettere gli indigeni.

Il programma sionista venne preparato nei minimi particolari. Studiosi di topografia e di etnologia vennero assunti dal Jewish National Fund per registrare tutti i dati disponibili sui villaggi palestinesi, un progetto che venne completato all’inizio degli anni ’40. In particolare, venne presa nota di quei villaggi dove erano diffusi sentimenti antisionisti. Tali villaggi vennero presi particolarmente di mira dall’esercito israeliano. Come Pappé fa notare, gli studiosi coinvolti, a partire da Ezra Danin, erano pienamente coscienti che la loro attività era finalizzata a scopi militari. Nel 1947, venne compiuta la revisione finale del loro “archivio”, per produrre le liste dei palestinesi “ricercati”. Questa categoria consisteva di persone coinvolte nel movimento nazionale palestinese (che aveva dominato la politica palestinese dopo il 1933), persone che avevano preso parte alle insurrezioni contro le truppe inglesi o sioniste, o persone che semplicemente avevano “visitato il Libano”. Nel 1948, queste persone vennero radunate e giustiziate. In certi casi, a essere “ricercati” erano interi villaggi.

Il programma di pulizia etnica di Ben-Gurion venne finalmente realizzato a partire dalla fine del 1947. Portava il nome in codice di “Piano D” (o Dalet, in ebraico). Come si può dedurre dalla sua designazione, era stato preceduto da tre piani poi scartati. L’operazione venne preparata fin nei dettagli e poi rivista per essere adattata a nuove situazioni. Il Piano A datava al 1937, mentre il Piano B venne stilato nel 1946. Il nocciolo del Piano C, una lista dettagliata di azioni violente da condurre contro i palestinesi, passò nel Piano D. I leader palestinesi, gli agitatori e le persone che li finanziavano, i palestinesi che partecipavano ad azioni contro gli ebrei, e i funzionari e gli ufficiali palestinesi di rango superiore (ricompresi nel Mandato Inglese) – dovevano tutti essere uccisi. Inoltre, i trasporti dovevano essere danneggiati, l’economia palestinese (pozzi d’acqua, fabbriche, ecc.) distrutta, e i luoghi pubblici (inclusi i caffè) attaccati.

Forse le prove più schiaccianti contro i negazionisti della Nakba vengono fornite nel capitolo 4. Qui apprendiamo che la prima fase della pulizia iniziò già nel Dicembre del 1947, con gli attacchi ebraici contro un certo numero di villaggi palestinesi. Sebbene in scala ridotta rispetto a quanto accadde in seguito, queste prime operazioni portarono all’esilio di circa 75.000 persone, quasi il 10% della cifra totale delle vittime della Nakba. Secondo la versione ufficiale, le espulsioni di massa ebbero luogo solo dopo il 15 Maggio del 1948, e furono la conseguenza della guerra arabo-israeliana. In realtà, il “Piano D” venne iniziato il 10 Marzo 1948. Questo significa che le azioni contro i palestinesi non furono attuate come rappresaglia ma facevano parte di un programma di violenze apertamente dichiarato, che portò - alla fine dell’Aprile di quell’anno - all’espulsione di ulteriori 250.000 palestinesi. A tutto ciò fece poi seguito una serie di massacri intesi a mettere in fuga la popolazione rimanente.

L’alleanza araba, pur consapevole della situazione disperata dei palestinesi, aspettò fino alla metà di Maggio - quando il Mandato Inglese ebbe formalmente termine e venne dichiarato lo stato ebraico - per intervenire militarmente. Il tacito accordo tra Ben-Gurion e i governanti giordani, in base al quale la Giordania avrebbe dovuto occupare il 20% del territorio palestinese come proposto dalle Nazioni Unite, trattenne l’esercito arabo più forte dal difendere i palestinesi, dando un grande aiuto all’attuazione della pulizia. I leader sionisti, mentre usavano l’immagine apocalittica di un “secondo olocausto” per aumentare il numero di reclute dell’esercito, non dubitarono mai che le loro forze sarebbero state sufficienti per battere i deboli eserciti arabi, occupare la Palestina ed espellere la sua popolazione indigena.

Molte pagine dell’opera di Pappé sono dedicate al gran numero di massacri attuati nei villaggi palestinesi, come Ayn al-Zaytun (dove, tra gli altri, vennero legati e fucilati 37 adolescenti presi a caso), Tantura, Lubya, Ayn Ghazal, Dawaymeh (centinaia di civili falciati davanti a una moschea, bambini con la testa fracassata, donne stuprate o bruciate vive), Sa’sa, Safsaf, Hula, Saliha. Qualche assassino venne in seguito incriminato da corti militari, ma la maggior parte venne poi rilasciata. Uno di loro, Shmuel Lahis, che aveva ucciso personalmente 35 persone, venne graziato dal presidente israeliano ed ebbe poi una carriera politica. Oltre ai massacri nei villaggi, molte delle espulsioni ebbero luogo in condizioni particolarmente inumane. Nelle città di Lydd e di Ramleh, gli abitanti dovettero percorrere a piedi tutto il tragitto per la Cisgiordania. Come ci si poteva aspettare, molti morirono durante il percorso. Anche i bombardamenti aerei ebbero un ruolo importante nel processo di espulsione.

La mentalità ordinaria dei leader sionisti di Tel Aviv e dei macellai sul posto si può intravedere da citazioni come quella tratta dall’annotazione del diario di Ben-Gurion del 24 Maggio 1948, dove il primo ministro parla di distruggere la Siria, la Transgiordania e l’Egitto come vendetta del loro presunto trattamento del popolo ebreo “al tempo della Bibbia”. Possiamo ricordare a questo proposito l’invettiva contro Babilonia del Salmo 136: “Beato chi afferrerà e sbatterà i tuoi bambini contro la roccia!”.

Gli ultimi tre capitoli del libro riguardano la susseguente occupazione della Palestina, il furto continuato delle terre palestinesi, la profanazione dei luoghi di culto musulmani, e i vari aspetti dell’oppressione israeliana di quei palestinesi che rimasero sulla loro terra dopo il 1948. Un aspetto cruciale di questa tirannia è costituito dalla negazione ufficiale che una qualsivoglia pulizia etnica abbia mai avuto luogo. La proposta di mettere fuori legge la memoria della Nakba, e il recente disegno di legge che vorrebbe rendere la negazione del “diritto di Israele di esistere come stato ebraico” un reato punibile fino a un anno di prigione, sono chiari segni di disperazione. Se, o piuttosto quando, queste proposte verranno trasformate in leggi, la falsità della tesi di Israele di essere un normale stato democratico diventerà sempre più ovvia anche nelle nazioni occidentali, con i loro media faziosamente pro-israeliani. Nel frattempo, il pregevole e accurato libro di Ilan Pappé – è certamente uno dei migliori libri scritti finora sulle origini dello stato israeliano – merita di essere diffusamente letto e discusso.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.codoh.com/newsite/sr/online/sr_163.pdf
[2] Termine ebraico che designa la spudoratezza e l’improntitudine (nota del traduttore).
[3] http://www.fazieditore.it/scheda_libro.aspx?l=1098
[4] http://en.wikipedia.org/wiki/Talk:Ilan_Papp%C3%A9
[5] Acronimo ebraico dell’israeliano Shin Bet, il servizio di intelligence degli affari interni.

mercoledì 18 novembre 2009

Ilan Pappe silenziato a Monaco


ILAN PAPPE SILENZIATO A MONACO

I gruppi di estrema sinistra infuriati per la decisione del comune di Monaco di non permettere allo storico israeliano antisionista di non parlare in una sede governativa. Pappe scrive al sindaco di Monaco che la sua politica ricorda quella della Germania nazista

Di Sarah Stricker, 12 Novembre 2009[1]

Lo storico antisionista prof. Ilan Pappe, uno dei più importanti “nuovi storici”, era stato invitato a parlare lo scorso fine settimana all’Istituto Pedagogico di Monaco. Ma una lettera proveniente dall’”associazione israeliano-tedesca” di Monaco, secondo cui la conferenza di Pappe si sarebbe risolta in uno “show propagandistico anti-israeliano”, ha indotto il comune di Monaco ad annullare l’evento.

Il comune alla fine non ha permesso a Pappe l’uso della sala, affermando che la sua decisione era dovuta alla paura di scontri violenti che si sarebbero potuti verificare nella zona. La polizia di Monaco aveva sostenuto che non c’erano pericoli per la sicurezza del pubblico.

Il sindaco di Monaco si è rifiutato di commentare la questione nonostante gli appelli dei media tedeschi. I colleghi di Pappe alla fine hanno predisposto una sala non di proprietà delle autorità e la conferenza ha avuto luogo come previsto.

“Non vogliamo criticare Israele[2], ma solo avere una discussione informativa e scientifica, ha detto uno dei colleghi.

Il prof. Pappe ha scritto una lettera aperta al sindaco, affermando che “negli anni ’30 mio padre, un ebreo tedesco, venne silenziato in modo analogo, e sono rattristato dallo scoprire la stessa censura nel 2009”.

Pappe ha osservato nella sua lettera di non aver sperimentato prevaricazioni, o un desiderio così forte di silenziare le sue opinioni, in nessun altro paese europeo. Ha detto che “una manciata di persone” ha cercato di intimorire il sindaco, “persone che si considerano rappresentative del popolo ebreo e dei disastri che tale popolo ha subìto in Europa”.

Le parole non uccidono

I partiti di sinistra tedeschi, i verdi e l’associazione ATTAC, che è contraria alla globalizzazione, si sono schierati in difesa di Pappe e hanno criticato il sindaco per aver ceduto all’associazione ebraica.

I verdi hanno parlato della mossa del sindaco come di “un atto di codardia politica”. La branca locale di Die Linke (un partito di sinistra) ha detto che sebbene debba esserci sensibilità verso gli interessi ebraici in Germania, “il tentativo di difendere Israele contro le critiche impedendo che la gente sia informata è impensabile”.

Pappe ha espresso a Ynet la sua contrarietà per l’incidente: “la conferenza si è tenuta in Germania in un luogo differente, e non dove avrebbe dovuto inizialmente aver luogo, in una sala del comune. Sono sorpreso dal fatto che è stato il comune a invitarmi e che una lettera inviata da qualcuno, e non ho idea se tra costoro c’erano anche degli israeliani oppure no, abbia indotto una cancellazione dell’ultimo minuto”, ha detto.

Secondo il professore, “è molto strano che una conferenza venga impedita dalla paura delle critiche a Israele. La ragione è questa, lo sanno tutti, ma perché cancellarla? Le parole non uccidono ma aprono la mente.

“Se volevano, perché non hanno portato qualcuno dell’ambasciata a rappresentare il punto di vista opposto e a contraddire le mie osservazioni? Tutto ciò non mi era successo neppure in Israele, così la cosa è persino curiosa”.
[1] http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3804084,00.html
[2] http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3284752,00.html

Quelle putride leggi inglesi sulla diffamazione

QUELLE PUTRIDE LEGGI CHE SOFFOCANO LA LIBERTA’ DI PAROLA

The Sunday Times, 15 Novembre 2009[1]

Immaginate un paese in cui ai cittadini è proibito leggere i giornali e i libri americani e accedere ai siti web internazionali. Gli scienziati e gli scrittori sono trascinati davanti ai tribunali e minacciati di danni massicci anche se il loro presunto reato è stato commesso altrove e anche se avevano espresso delle opinioni legittime. Sa di regime totalitario repressivo ma è l’Inghilterra del giorno d’oggi. Ed è tutto a causa delle nostre assurde leggi sulla diffamazione e del modo in cui vengono interpretate dai tribunali.

L’Alta Corte di Londra è il luogo dove il mondo viene in cerca di risarcimenti per diffamazione. I casi vengono portati qui quando la diffamazione originaria è avvenuta a migliaia di chilometri di distanza. E’ per questo che giornali stranieri come il New York Times e il Washington Post stanno pensando di sospendere le pubblicazioni in Inghilterra e di bloccare l’accesso ai loro siti web. Se non vi fosse stata pubblicazione in Inghilterra, non vi sarebbe stata diffamazione e gli editori non rischierebbero enormi danni.

Anche questo potrebbe non bastare. Rachel Ehrenfeld, una studiosa americana, ha pubblicato il suo libro, Funding Evil: How Terrorism Is Financed and How to Stop It [Finanziare il male: come viene finanziato il terrorismo e come fermarlo] in America. Solo 23 copie ne sono state vendute in Inghilterra, su internet. In nessun senso razionale del termine si può dire che il libro è stato pubblicato in Inghilterra. Tuttavia, su questa base inconsistente un ricco uomo d’affari saudita ha sporto querela a Londra ed è stato premiato con 130.000 sterline di danni e spese.

Come risposta, il governatore dello stato di New York ha firmato una legge che fornisce ai newyorchesi “maggiore protezione contro le sentenze per diffamazione in paesi le cui leggi sono incompatibili con la libertà di parola garantita dalla Costituzione americana”. Diversi stati americani permettono alle vittime di questo “turismo della diffamazione” di controquerelare per vessazioni. E’ vergognoso per questo paese [l’Inghilterra] che il Congresso stia prendendo in considerazione una legge per proteggere gli americani dalle iniquità della legge inglese sulla diffamazione.

Questo non è il solo tipo di turismo della diffamazione. Peter Wilmshurst, un cardiologo specialista, è stato querelato in Inghilterra da NMT Medical, un’azienda americana di tecnologia medica, per delle affermazioni da lui fatte negli Stati Uniti che vennero riportate da una rivista specialistica americana. La causa contro di lui in America sarebbe stata respinta.

Le restrizioni dell’Inghilterra alla libertà di parola stanno acquistando notorietà. La commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite ha detto che le nostre leggi sulla diffamazione scoraggiano il giornalismo serio su materie di pubblico interesse legittimo e impediscono agli studiosi e ai giornalisti di pubblicare. Sir Ken McDonald, l’ex direttore dei procedimenti giudiziari, ha detto che “la nostra legge dovrebbe favorire il libero scambio delle idee. Dovrebbe proteggere la ricerca e la scienza…Sfortunatamente, l’ovvia riluttanza del governo ad agire va inquadrata nella crescente tendenza degli ultimi anni a minare la libertà di parola”.

Questo non è solo un giornale che brontola sulla diffamazione. Accettiamo che le storie controverse debbano essere giustificate e che le persone abbiano il diritto di difendere la propria reputazione. Il problema riguarda l’inibizione della libertà di parola, che annichilisce il dibattito e impoversice la vita intellettuale di una nazione.

Neppure rettificare è così difficile. Un mezzo è l’arbitrato, per evitare costi proibitivi; un altro è spostare l’onere della prova dall’imputato al querelante e mettere un limite ai danni (sebbene le spese legali siano spesso un problema maggiore). I tribunali potrebbero respingere le cause in cui in questo paese vi sia meno del 10% della circolazione di una pubblicazione o del traffico di un sito web, e introdurre nella legge sulla diffamazione una solida difesa dell’interesse pubblico. L’Alta Corte sta diventando un’enorme macchina di contanti per querelanti e legali senza scrupoli, ed è ora che tutto ciò finisca.

[1] http://www.timesonline.co.uk/tol/comment/leading_article/article6917242.ece

martedì 17 novembre 2009

La Soluzione Finale: la scusa fasulla degli sterminazionisti


PERCHE’ NON CI SONO PROVE DELLA SOLUZIONE FINALE? LA SCUSA FASULLA DELLA LOBBY DELL’OLOCAUSTO

Di Paul Grubach, (2009)[1]

Nel tentativo di liquidare il fatto innegabile che una documentazione credibile, risalente all’epoca dei fatti, della versione tradizionale della Soluzione Finale è praticamente inesistente, gli storici mainstream dell’Olocausto – come il professore dell’Università di Chapel Hill Christopher Browning – affermano che i tedeschi svilupparono dei metodi supersegreti di sterminio degli ebrei nei campi della morte, e che occultarono tutto ciò mediante l’uso di un linguaggio camuffato e di eufemismi nella loro corrispondenza ufficiale.

Secondo questa linea di pensiero, le fucilazioni di massa furono fin troppo visibili e divennero ben conosciute, e questo a sua volta ebbe sulle truppe un effetto demoralizzante e provocò serie ripercussioni nsulla popolazione tedesca.[2]

Browning sostiene che “c’era bisogno di metodi chiaramente differenti – più efficienti, distaccati e segreti – per estendere il processo di sterminio al resto dell’Europa in quello che era ancora previsto come il periodo postbellico”.[3]

Nell’Ottobre del 1941, i “malvagi cospiratori” tedeschi concepirono una soluzione – il campo di sterminio. “La soluzione del campo di concentramento – esistente sin dal 1933 e in rapida espansione a partire dallo scoppio della guerra – forniva segretezza”, scrive la nostra autorità della Soluzione Finale, “specialmente nell’Europa orientale lontana dai confini della Germania prebellica”.[4]

A causa di questo bisogno di massima segretezza, i piani di questi strateghi nazisti dell’Agosto e del Settembre del 1941 sono difficili da rintracciare: questi “cospiratori omicidi” non lasciarono adeguate tracce cartacee.[5]

Browning sostiene che i nazisti utilizzarono un linguaggio camuffato e degli eufemismi per nascondere questo programma supersegreto di sterminio. Lasciatemi fornire qualche esempio specifico.

Quando i gerarchi tedeschi dichiaravano di voler deportare gli ebrei oltre il fiume Bug in Polonia, questo viene ritenuto un “eufemismo per lo sterminio”.[6] Una circolare della Cancelleria del 19 Ottobre 1942, che parlava degli ebrei inviati nei campi di lavoro e ancora più a est è di nuovo, secondo Browning, un “camuffamento” per nascondere il presunto sterminio degli ebrei.[7]

Questa teoria è stata smantellata dalle scoperte degli storici revisionisti Carlo Mattogno e Jürgen Graf. Il 6 Agosto del 1942, il generale tedesco Katzmann espose le direttive per la politica ebraica in tutto il Governatorato Generale, una grande area della Polonia. Il memorandum recita: “Il Brigadiere Generale Katzmann ha annunciato che entro sei mesi non vi sarà più nessun ebreo nel Governatorato Generale. Le persone vengono in parte evacuate e in parte portate nei campi. Gli ebrei isolati che vivono nel paese vengono uccisi dagli Einsatzkommando. Gli ebrei concentrati nelle città vengono in gran parte liquidati in grandi operazioni, in parte evacuati, in parte riuniti nei campi di lavoro”.[8]

Gli storici Mattogno e Graf, giustamente aggiungono: “Questi ordini fanno una distinzione chiara tra “evacuati”, “portati nei campi” e “uccisi” da una parte, e “liquidati”, “evacuati” e “riuniti nei campi” dall’altra. In nessun caso il termine “evacuati” può essere inteso come sinonimo di “uccisi” o di “liquidati”; l’espressione perciò deve essere presa alla lettera”.[9]

Nonostante tutto questo preteso bisogno di segretezza nei “campi di sterminio”, nel suo opus magnum Browning fa questa sbalorditiva rivelazione sul campo di “sterminio” di Semlin in territorio croato: “Una delle caratteristiche più straordinarie del campo di Semlin e delle gasazioni fu la sua natura pubblica. Il campo stesso era pienamente visibile dalle alture di Belgrado oltre il fiume. Alla fine del 1943, quando i tedeschi avevano iniziato a preoccuparsi, il nuovo ambasciatore tedesco propose (inutilmente) di trasferire il campo di Semlin, perché la sua persistente esistenza davanti agli occhi dei cittadini di Belgrado era politicamente intollerabile per ragioni di sensibilità pubblica. E lo stesso furgone [mobile, per le gasazioni omicide] passava nel centro di Belgrado mentre le gasazioni avevano luogo. Certamente i funzionari tedeschi coinvolti non erano riluttanti ad attirare l’attenzione sulla loro impresa”.[10]

Si rende conto il lettore di come Browning smantelli la sua stessa teoria? Il nostro esperto della Soluzione Finale dice che i tedeschi avevano bisogno di un metodo supersegreto per sterminare gli ebrei, così “inventarono” il campo di sterminio e la camera a gas mobile segreta. Per mantenere questa segretezza, però, non lasciarono nulla di scritto, per non lasciarsi dietro nessuna prova incriminante. E allora, Browning afferma che nel campo di sterminio di Semlin i tedeschi violarono queste rigide norme di sicurezza gasando pubblicamente gli ebrei! Addirittura fecero passare la “camera a gas mobile” nel centro di Belgrado mentre le gasazioni avevano luogo!

Ma c’è di più. Prendiamo la descrizione di Browning di Chelmno, un presunto “campo di sterminio” in Polonia. Egli scrive: “Chelmno era un piccolo centro di circa 250 persone. I tedeschi della Volinia erano stati reinsediati lì nelle fattorie più grandi, ma la maggior parte della popolazione era ancora polacca. Il Sonderkommando procedette a creare un campo di sterminio nel centro del paese, incentrato sullo Schloss [Castello] o villa e sul suo parco circostante, che dominava la piccola comunità. Le operazioni del campo non erano in nessun modo nascoste agli abitanti del paese. All’inizio, il perimetro della villa era circondato semplicemente dal fil di ferro. Solo dopo che le operazioni di sterminio erano in corso da almeno un mese venne alzato un ampio steccato a impedire la vista”.[11]

Ancora una volta, secondo Browning, i tedeschi avevano bisogno di un metodo supersegreto per sterminare gli ebrei, così “inventarono” il campo della morte. Per mantenere questa segretezza, non lasciarono nulla di scritto, per non lasciarsi dietro nessuna prova incriminante. E allora, gli ultra-circospetti cospiratori tedeschi costruirono un campo di sterminio nel centro di un paese, dove tutta la popolazione poteva vedere il processo di sterminio!

Prendiamo questa osservazione del collega di Browning, lo storico dell’Olocausto Robert Jan van Pelt. Si ritiene che, all’inizio, i cadaveri degli ebrei gasati nel campo di concentramento di Auschwitz venissero bruciati in “cremazioni all’aperto”. Lasciamo che il professor van Pelt riprenda qui la storia: “Le cremazioni all’aperto attrassero l’attenzione sulle uccisioni e perciò [il comandante di Auschwitz] Höss fece di tutto perché i quattro crematori venissero completati”.[12]

Il lettore deve qui constatare come questa “prova dell’Olocausto” screditi la teoria di Browning. Secondo Browning, i tedeschi avevano bisogno di un metodo supersegreto di liquidazione degli ebrei, così inventarono il “segreto” campo della morte di Auschwitz. Questi “tedeschi assassini”, che sono sempre così segreti, poiché usano un linguaggio camuffato e degli eufemismi per nascondere questo sterminio, fanno dietrofront ed eseguono degli incenerimenti delle vittime che danno nell’occhio così che che tutto il mondo li scopra!

Questi scenari smantellano anche un’altra tesi di Browning – e cioè che i tedeschi usassero degli eufemismi come “deportazione” per indicare “sterminio” per nascondere i loro crimini. D’altro lato, perché i tedeschi avrebbero usato degli eufemismi per nascondere le “camere a gas omicide” nella loro corrispondenza privata per poi sterminare con il gas, apertamente e pubblicamente, gli ebrei a Belgrado così che tutto il mondo lo vedesse e lo scoprisse? Perché gli “assassini tedeschi ultracircospetti” avrebbero usato un linguaggio camuffato e degli eufemismi nella loro corrispondenza privata per nascondere questa politica di sterminio, e poi avrebbero fatto dietrofront costruendo un campo di sterminio nel centro di Chelmno così che tutta la popolazione lo vedesse? Perché nascondere la politica di sterminio nella corrispondenza privata, quando ad Auschwitz venivano eseguite delle cremazioni decisamente pubbliche, all’aperto, degli “ebrei assassinati”?

Se i tedeschi attuarono degli stermini pubblicamente e apertamente, non avrebbe avuto per loro alcun senso usare un linguaggio camuffato e degli eufemismi nella loro corrispondenza privata per nascondere questo piano di sterminio! Perché cercare di nascondere una politica di sterminio che viene attuata apertamente e pubblicamente? Contraddizioni bizzarre come questa sono esattamente quello che ci si deve aspettare da una teoria falsa. La tesi della lobby dell’Olocausto che i nazisti usassero un linguaggio camuffato e degli eufemismi per nascondere la presunta politica di sterminio degli ebrei è una tattica inventata dagli storici mainstream dell’Olocausto per “liquidare” tutti i documenti che smantellano o contraddicono le loro teorie. Se il documento non quadra, liquidiamolo dicendo che i nazisti usavano degli eufemismi o un linguaggio camuffato. Se il documento afferma che i tedeschi pianificarono di deportare gli ebrei, gli storici dell’Olocausto diranno che “deportazione” è un eufemismo per “sterminio”. In questo modo, ogni documento che contraddica la teoria mainstream dell’Olocausto può essere, con una semplice tattica retorica, fatto “quadrare” con la versione ortodossa della Soluzione Finale. La versione ortodossa della Soluzione Finale diventa perciò non falsificabile e auto-perpetuante – esattamente quello che i sostenitori della religione dell’Olocausto vogliono raggiungere.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.codoh.com/newsite/sr/online/sr_160.pdf
[2] Christopher R. Browning, The Origins of the Final Solution: The Evolution of Nazi Jewish Policy, September 1939-March 1942 [Le origini della Soluzione Finale: l'evoluzione della politica ebraica nazista, Settembre 1939-Marzo 1942], (University of Nebraska and Yad Vashem, 2004), pp. 353-354.
[3] Ivi, pp. 354-355.
[4] Ivi, p. 354.
[5] Ibidem.
[6] Ivi, p. 361.
[7] Ivi, p. 391.
[8] Carlo Mattogno, Jürgen Graf, Treblinka: Extermination Camp or Transit Camp? (Theses & Dissertation Press, 2005), p. 266.
[9] Ibidem.
[10] Browning, p. 423.
[11] Ivi, pp. 417-418.
[12] Robert Jan van Pelt, The Case for Auschwitz: Evidence from the Irving Trial [La tesi di Auschwitz: prove dal processo Irving] (Indiana University Press, 2002), p. 255.