giovedì 30 aprile 2009

Un documento: i consigli (non seguiti) di Vilfredo Pareto a Mussolini


POCHI PUNTI DI UN FUTURO ORDINAMENTO COSTITUZIONALE

Di Vilfredo Pareto (1923)[1]

Quanto segue è come un indice di proposizioni dedotte dall’esperienza storica, e delle possibili applicazioni ai casi presenti. Modello è il Principe del Machiavelli. L’esperienza storica può sol dare le linee generali, somiglia alla strategia teorica; all’uomo pratico tocca fissare i particolari, al capitano geniale di applicare la strategia.

La presente dittatura, tosto o tardi, metterà capo a una riforma costituzionale. Meglio tosto che tardi. Conviene che la riforma rispetti quanto è possibile le forme esistenti, rinnovando la sostanza. Esempi: Roma antica; Inghilterra.
Forza e consenso, come si dimostra nella “Sociologia”, sono i fondamenti del Governo. Perciò meritano lode, senza alcuna restrizione, due capitali provvedimenti sinora presi dal Fascismo, cioè: l’istituzione della Milizia nazionale; la composizione del Governo con rappresentanti non di combriccole parlamentari, ma delle grandi correnti di sentimenti esistenti nel paese.
Devesi porre somma cura a rimanere in tal via. Pare facile e non è. Attenti alle infiltrazioni di elementi avversi nella Milizia! Attenti anche più a giudicare senza la menoma passione e i sentimenti esistenti, a non cedere a coloro che vogliono servirsi del Governo per imporre ad altri i propri sentimenti. In particolare, ottimo è il rispetto al Cattolicesimo; pessimo sarebbe il voler imporre anche solo indirettamente, questa od altra religione. L’esperienza dimostra che i governi che si mettono per tal via non ottengono altro che procurarsi fastidi, senza alcun pro. Giova imitare Roma, non occuparsi di teologie o di ideologie, badare solo agli atti.
Qualunque opinione si abbia del Parlamento, conviene ormai di conservarlo. Il problema da risolvere sta nel trovare il modo che rechi vantaggio col minimo danno possibile.
La soluzione di tale problema non si può trovare cercando il miglior modo di elezione. Ciò non si vede perché fa velo l’ideologia democratica del governo popolare. “Il miglior governo – si crede – è quello del popolo. Direttamente non si può avere con milioni di cittadini, dunque occorre trovare modo di crearne la rappresentanza, e se vi riesce, si ha un governo perfetto”. Invece, il governo del popolo è poco buono, meno ancora quello dei suoi rappresentanti. In Isvizzera si è procurato di correggerlo con il referendum. Si cita a torto l’Inghilterra; in essa il Governo, sino a poco tempo fa, fu essenzialmente la dittatura di uno dei due grandi partiti storici. Al presente tale ordinamento sta trasformandosi, e non si sa ancora se la trasformazione darà frutto.
Non dico che il modo di elezione sia senza importanza, dico che questa è molto minore di quella dei poteri assegnati al Parlamento. Il principe Luigi Napoleone diede al paese il suffragio universale reputato provvedimento democratico e, come contravveleno, restrinse di molto i poteri della Camera. Da noi questo benemerito suffragio, c’è già, vi è aggiunta la benefica rappresentanza proporzionale; rimane da trovare il contravveleno.

La presente Camera è ottima per il Fascismo, sarà rimpianta quando ne verrà un’altra. Non può malfare; ed è già molto.
E’ impotente, perché scissa in gruppi e gruppetti? Di che vi lagnate? Volete imitare le rane chiedenti un Re a Giove? All’impotenza della Camera, sostituite la potenza di un’élite.
Non è “competente” tecnicamente? Ringraziate Iddio che ve la mantiene tale! Alla sua incompetenza, sostituite la competenza di un buon Consiglio di Stato, di Consigli di produttori (non dimenticate i consumatori) ecc. Rimanga alla Camera la parte dell’Alta politica, in cui può fare bene. Esprima sentimenti, interessi, anche pregiudizi, purché generali, di moltissimi, insomma, di Stato.
Cercare il modo che una Camera strapotente abbia una forte maggioranza, è procacciare il proprio danno. Chi vi dice che le elezioni vi daranno questa maggioranza? E se fosse invece dei bolscevichi? Ben poteva esserlo nel ’19-20; fu allora ventura per l’Italia che gruppi e gruppetti togliessero poteri alla Camera.
E se anche avrete oggi una tale maggioranza, chi vi assicura che la conserverete domani? La esperienza fa vedere che le grandi maggioranze presto si scindono. Il secondo Impero francese trovò oppositori seri anche fra gli eletti fra le candidature ufficiali. In Italia, si è osservato che il ministero che “fa” le elezioni raramente conserva il potere.
Oggi, in Italia, tutti sono diventati fascisti. Anche coloro che sono presi a scudisciate leccano la mano che li percuote. Il giorno delle elezioni quanti mai saranno i candidati fascisti? Come discernere il grano dal loglio? E separato che sia, chi vi assicura che gli eletti non muteranno pensiero? Passata la festa gabbato lo santo; badate che più di un leccazampa s’appresta a mordere.
Vari sono i modi sperimentati per togliere alla Camera il potere di mal fare. Vanno studiati con cura per adattarli ai costumi italiani.
Merita attenzione il provvedimento inglese pel quale i deputati possono ridurre i crediti chiesti dal Governo, non li possono accrescere. Maggiore attenzione devesi anche volgere a provvedimenti del genere di quelli usati dal Principe Luigi Napoleone; cioè: voti per sommi capi del Bilancio; leggi preparate da un Consiglio di Stato, a cui noi possiamo aggiungere altri Consigli; proibizione (anche solo restrizione) delle interpellanze sostituite una volta tanto dalla risposta al discorso del trono; ecc. Si aggiunga la facoltà data al Governo di fare riscossioni e spese nei limiti del bilancio scaduto se il nuovo non è approvato in tempo. Vedesi come il Bismarck seppe resistere, nell’interesse supremo dello Stato, al Parlamento prussiano. Qualche cosa si può forse ricavare da una maggiore forza data al Senato, e da un discreto uso del referendum.
Governare col solo consenso della maggioranza, sia pure grandissima, non si può, perché occorre tenere a segno i dissidenti. Governare con la sola forza a lungo, neppure si può. Occorre dunque sapere se c’è il consenso, almeno implicito dei più. Perciò è utilissima una Camera (utile anche il referendum), indispensabile un’ampia libertà di stampa. Errore grande del secondo Impero di Francia, fu di toglierla quasi interamente. A che ha giovato allo zarismo russo di averla negata del tutto?
Attenti dunque di non cedere alla tentazione di limitarla notevolmente. Lasciate stare tutte le vanità di cui sono tipo i processi alla letteratura “immorale”, sovversiva, diretta ad ispirare “odio e disprezzo” del Governo, ecc. ecc. Lasciate gracchiare le cornacchie, ma siate inesorabili nel reprimere i fatti. Chi li vuole compiere sappia che la forza lo colpirà senza misericordia…e il più delle volte non si proverà neppure a compierli.

Vi sono grandi correnti di sentimenti che mai scompaiono, sebbene possano apparire più o meno alla superficie. Di questo genere sono la corrente della fede e quella dello scetticismo, dell’ideale e del materialismo, delle religioni positive e del libero pensiero (che è poi, anch’esso una religione). Si inganna chi crede di poterlo sopprimere. Sotto un’ideologia democratica scorreva la corrente del fascismo che dilagò poi alla superficie. Ora sotto di essa rimane la corrente avversa. Attenti a che, a sua volta, non dilaghi! Attenti a non darle forza con il volerla fermare del tutto!

[1] Pubblicato sulla Vita Italiana nell’Ottobre del 1923. Ripubblicato sulla stessa rivista nell’Aprile del 1945.

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