Babi Yar: i fatti e la leggenda


COSA ACCADDE A BABI YAR? I FATTI CONTRO LA LEGGENDA

Di Michael Nikiforuk[1]

La memoria del “massacro” degli ebrei a Babi Yar è dolorosa per tutti i politici. Ma le prove dimostrano che non è mai avvenuta. Le foto di ricognizione aerea scattate prima e durante la seconda guerra mondiale mostrano fosse comuni di vittime della Cheka/NKVD [la polizia politica sovietica], ma anche l’assenza di fosse comuni ebraiche.

Cosa accadde, ammesso che sia accaduto qualcosa, in un luogo chiamato Babi Yar (Fosso della Vecchia) vicino Kiev, in Ucraina – il 29 Settembre del 1941? Secondo i resoconti ufficiali e le iscrizioni dei monumenti, vennero uccise lì dai nazisti 250.000 persone, in maggioranza ebrei. Ma se nel Settembre del 1941 vennero uccisi dai tedeschi migliaia di ebrei di Kiev (quelli che non erano stati evacuati dai sovietici) essi non vennero però uccisi o seppelliti a Babi Yar. Questo fatto è stato rivelato dalle foto di ricognizione aerea scoperte nei National Archives di Washington.

Nel Febbraio del 1997, un tribunale ucraino respinse una querela inoltrata dagli ebrei ucraini contro V. Kretytnychy, della Società S. Andrea, e E. Musiyenko, direttore del giornale Vechirnyi Kyiv di Kiev, che avevano sfidato la versione ufficiale della storia di Babi Yar. Incoraggiato dalla decisione del tribunale, il 19 Marzo del 1997 il detto giornale pubblicò un articolo di quattro pagine dicendo per la prima volta come stavano le cose, da quando gli Alleati avevano condannato, nel corso della seconda guerra mondiale, la perpetrazione di quest’atrocità in realtà fasulla.

Quella che emerge adesso è la prova incontrovertibile che nessun massacro ebbe luogo a Babi Yar durante l’occupazione tedesca di Kiev; la prova che il fosso non venne utilizzato come fossa comune per gli ebrei uccisi dai tedeschi. Esso fu invece un luogo di sepoltura, tra il 1922 e il 1935, per le vittime della Cheka/NKVD.

Da decenni le foto aeree sono considerate uno strumento archeologico indispensabile. Grazie a sofisticate attrezzature, sono state scoperte rovine di antiche città e cimiteri - giacenti sotto campi coltivati - dimenticati per decenni o per secoli. Persino i porti ellenici sommersi sono stati scoperti grazie alle foto aeree.

Nel 1991, le foto aeree di guerra provenienti dai National Archives di Washington vennero utilizzate come strumento fondamentale per la riesumazione di centinaia di ufficiali e di intellettuali polacchi massacrati nel 1939-40 dal NKVD nelle vicinanze di Kharkiv. Le foto aeree di lontani sobborghi di Kiev, inclusi Bykivnia, Bilhorodka e Darnista, rivelarono le fosse comuni delle vittime della carestia e del terrore staliniano degli anni ’30. Era quindi logico pensare che le foto aeree di un burrone rivelassero le prove di fosse comuni più recenti, o di qualche importante sommovimento topografico.

I National Archives di Washington contengono circa 1.100.000 foto aeree dell’epoca di guerra, e tra queste ve ne sono 600 che riguardano Kiev, compresa Babi Yar. Vennero scattate durante più di 20 voli sopra l’area in questione. Le prime foto, prese alle 12 e 23 del pomeriggio del 17 Maggio 1939, rivelano dettagli come le automobili, e persino le ombre dei lampioni delle strade di Kiev. Sulle pendici e sul fondo del burrone di Babi Yar è visibile ogni grande cespuglio e ogni piccolo albero. L’ultima serie di foto aeree di Kiev (e di Babi Yar) venne scattata il 18 Giugno del 1944, circa nove mesi dopo la “liberazione” della città da parte dell’Armata Rossa.

Questa serie di foto di ricognizione dimostra che la flora e la superficie del terreno del fosso sono rimaste intatte durante i due anni dell’occupazione tedesca. Confrontando le prime e le ultime foto, è ovvio che gli alberi sparsi sono cresciuti e sono diventati leggermente più grandi. Nelle molte foto aeree disponibili di Babi Yar, scattate a più riprese negli anni 1939-1944, non si riesce a distinguere nel burrone nessuna prova di attività umane.

Nel Novembre del 1943, venne invitato a Kiev dai sovietici un gruppo di giornalisti occidentali, compreso il corrispondente del New York Times, WilliamBillLawrence, egli stesso ebreo. Questo avvenne due settimane dopo la caduta della città nelle mani dell’Armata Rossa. Ai giornalisti venne detto che ciò era avvenuto solo sei settimane dopo che i tedeschi avevano compiuto l’esumazione e la cremazione all’aperto di 70.000 cadaveri, seguite dalla frantumazione e dallo schiacciamento mediante bulldozer sul terreno del fosso delle ossa rimaste incombuste.

Ma i giornalisti occidentali subirono pesanti pressioni affinché trovassero ogni prova fisica sul sito del presunto massacro.

La mancanza di prove fisiche attendibili di quello che venne definito “il più grande massacro della seconda guerra mondiale” – e l’impossibilità di trovare un solo abitante di Kiev disposto a confermare la storia – costrinse il NKVD a presentare ai reporter occidentali tre “testimoni oculari”. Anche se un redattore del Times soppresse le esagerazioni più scoperte (sui partigiani sovietici e sui “camion a gas” tedeschi) la testimonianza incoerente fornita dai tre prigionieri di guerra appena liberati dai sovietici divenne il modello di tutte le testimonianze successive su Babi Yar.

Quando si capisce che tutti i prigionieri di guerra liberati dai sovietici rischiavano sia il plotone d’esecuzione che un effimero futuro nei gulag (era un crimine capitale in Unione Sovietica per un soldato essere catturato vivo dal nemico) si capisce anche perché era facile per il NKVD costringerli a rendere dichiarazioni utili.

Due settimane dopo, le autorità sovietiche riuscirono a orchestrare un massiccio “sostegno popolare” per i loro tre testimoni di Babi Yar. Secondo le “prime pagine dei giornali di Mosca” (come riportato negli Stati Uniti), 40.000 abitanti di Kiev [inviarono una lettera] al premier Josef Stalin, portando il numero degli uccisi e dei cremati nel fosso [di Babi Yar] a più di 10.000 (New York Times, 4 Dicembre 1943).

Poiché – negli anni successivi – solo 11 di questi cittadini presuntamente bene informati fornirono la propria testimonianza, i rapporti statistici di guerra del New York Times riguardanti Babi Yar (come pure le testimonianze successive dei testimoni tardivi) possono essere considerati infondati. Già nel 1943 il NKVD aveva la meritata reputazione di sapere ottenere qualsiasi testimonianza da qualsiasi testimone.

Ad esempio, nell’Agosto del 1941, l’agenzia di stampa sovietica TASS e l’Associated Press presentarono come un fatto accertato quello descritto dalle testimonianze ottenute dal NKVD, secondo cui il massacro di circa 4.000 ucraini nelle prigioni del NKVD nella città di Lviv alla fine di Giugno di quell’anno “era stato commesso dalle truppe d’assalto naziste”. E questo nonostante il fatto che Lviv non fosse stata presa dai nazisti prima del 1 Luglio del 1941. Testimonianze lunghe e famose, estorte dal NKVD a un gran numero di testimoni, parlarono del massacro di 4.500 ufficiali e intellettuali polacchi perpetrato dai nazisti nella foresta di Katyn. Queste testimonianze fraudolente, acquisite sotto giuramento nell’autunno del 1943, vennero infine ripudiate dai russi nella primavera del 1990.

Ma quest’ammissione non avvenne fino a quando le foto di ricognizione aerea di Katyn antecedenti all’invasione tedesca (che mostravano le fosse comuni delle vittime) non furono consegnate nell’autunno del 1989 alle autorità sovietiche.

La cronologia suggerisce che il NKVD presentò ai corrispondenti occidentali tre soldati sovietici, che erano ex prigionieri di guerra, come testimoni del massacro di Babi Yar, per mettere alla prova la loro credibilità presso l’opinione pubblica non sovietica. Nel 1943, il massacro di Babi Yar, che era quasi sconosciuto in Occidente – e quindi di scarsa importanza – venne a quanto pare selezionato dal NKVD come “prova generale” prima della prevista esibizione presso i giornalisti occidentali dei testimoni del fraudolento massacro di Katyn, un affare molto più pubblicizzato e politicamente più importante.

A seguito della fallita prova di credibilità dei testimoni di Babi Yar, i sovietici impedirono per 25 anni ai giornalisti occidentali di entrare in contatto con i “testimoni oculari” ancora in vita di Katyn e di altri massacri.

Inoltre, i sovietici rinviarono l’ispezione di Katyn da parte degli osservatori occidentali per quattro mesi, dal 29 Settembre del 1943 al 24 Gennaio del 1944, fino a quando il luogo da ispezionare e le prove fisiche non vennero coperti dalla neve e non rimasero letteralmente congelati, come rimase congelato lo zelo investigativo dei reporter nelle tende non riscaldate che vennero loro fornite.

Tra gli osservatori del lavoro della commissione d’indagine sovietica vi fu la venticinquenne Kathleen Harriman (figlia dell’allora ambasciatore americano a Mosca W. Averell Harriman) che, nella sua ingenuità, divenne inseguito (insieme a suo fratello) una paladina della credibilità sovietica. D’altro lato, il più esperto giornalista Lawrence del NYT, anch’egli presente, si dimostrò persino più scettico nel suo rapporto su Katyn, riguardo alle prove presentate, che nella sua precedente relazione su Babi Yar. Di conseguenza, il suo rapporto su Katyn venne soppresso e non venne mai pubblicato.

Così, la falsa testimonianza sul massacro di Babi Yar fornita dai testimoni del NKVD divenne la pietra angolare della politica giudiziaria sovietica - una politica durata alcuni decenni - di non permettere ai testimoni delle proprie atrocità fraudolente di testimoniare in modo indipendente; e cioè al di fuori del controllo dei procuratori sovietici, o fuori dai confini della ex Unione Sovietica.

I documenti d’archivio sovietici rivelano che la propaganda a base di atrocità su Katyn e Babi Yar venne architettata da Ilya Ehrenburg e da Vasily Grossman, i quali inventarono e riferirono anche le cifre, ora screditate, delle vittime dei campi di concentramento nazisti: 4 milioni a Auschwitz; 1.5 milioni a Majdanek e 3.5 milioni a Treblinka.

Anche ai processi di Norimberga, i sovietici non presentarono alle autorità o ai giornalisti occidentali nessun testimone oculare vivente dei presunti massacri tedeschi, inclusi quelli di Babi Yar e di Katyn. Al contrario, il Procuratore sovietico Colonnello Smirnoff, spacciò – senza gran successo – contraffazioni sotto forma di dichiarazioni giurate riguardanti i due presunti massacri tedeschi. Anche Ilya Ehrenburg, nel suo romanzo del 1947 La tempesta, cercò senza successo di riesumare la storia di Babi Yar.

Il Fosso della Vecchia acquistò credibilità solo 12 anni dopo. A quell’epoca, un inviato ebreo-ucraino-americano, Joseph Schechtman, convinse il giovane dissidente sovietico Evgeny Yevtushenko a scrivere il poema “Babi Yar”, emozionante e di successo.

Ma la fantasia poetica non può sostituire le prove fisiche. In realtà, le foto aeree del distretto Ahovtnevyi di Kiev, e tutta la zona di Babi Yar rivelano la presenza di una fila di circa 10 fosse comuni, a circa 165 iarde dietro l’ingresso ovest di Syretz, che era il campo di lavoro di Kiev. Queste fosse potevano contenere fino a 1.000 vittime del campo seppellite nel corso dei due anni dell’occupazione tedesca a Kiev. Inoltre, nel vicino piccolo cimitero ortodosso di Lukianivsky può essere vista un’altra, più grande, fossa comune. Quest’ultima poteva contenere fino a 2.000 corpi provenienti dalle frequenti – pubbliche o nascoste – esecuzioni di partigiani di Kiev da parte dei tedeschi.

Per quanto riguarda questo argomento, secondo la Convenzione dell’Aja (1905) e la Convenzione di Ginevra (1920), concernenti la condotta dei civili durante la guerra, il prendere parte alle ostilità senza indossare simboli facilmente visibili di appartenenza alle unità militari era passibile di esecuzione immediata.

Un certo numero di fatti ulteriori, e trascurati, minano poi la credibilità della versione usuale che viene diffusa oggi su Babi Yar.

In primo luogo, il massacro di Babi Yar non venne menzionato sulla stampa della resistenza ucraina, sebbene esso riguardasse l’uccisione dei suoi membri a Kiev da parte dei tedeschi.

In secondo luogo, l’accadimento del massacro di Babi Yar viene taciuto, fino alla fine degli anni ’70, sia negli scritti degli emigrati ucraini (ex cittadini di Kiev in tempo di guerra) che nelle enciclopedie ucraine, alcune delle quali pubblicate da università occidentali.

In terzo luogo, ed è forse il punto più importante, il massacro di Babi Yar non ha attirato per interi decenni l’attenzione della popolazione ebraica di Kiev.

I residenti all’estero di circa 440 comunità ebraiche dell’Unione Sovietica pubblicarono libri commemorativi (Yitzkerbikhers) sui loro distretti, sulle loro città e persino sui loro paesi. Ma fu solo nel 1981 che venne pubblicato – in Israele, in una piccola edizione in lingua ebraica - un raro libro commemorativo su Kiev, capitale dell’Ucraina. Una versione accresciuta in Yiddish – sempre in edizione limitata – uscì nel 1983 negli Stati Uniti. Se il massacro di Babi Yar fosse realmente avvenuto, come potevano i 150.000 ebrei di Kiev sopravvissuti aver registrato così tardivamente la distruzione dei loro compatrioti?

In occasione del 50° anniversario del presunto “massacro di Babi Yar” i media del mondo intero erano traboccanti di rapporti con il numero esatto (33.771) degli ebrei che erano stata lì fucilati. Tali rapporti riferivano variamente la durata del massacro, la cui esecuzione aveva richiesto 48, 36 o 24 ore.Tuttavia, menzionavano raramente che il numero stranamente esatto delle vittime proveniva dai documenti tedeschi catturati (i cosiddetti “Einsatzgruppen Report”) e tacevano del tutto sul fatto che questi rapporti presuntamente “esatti” non indicavano Babi Yar come luogo del massacro.

I media tacquero anche sul fatto che quasi tutti gli storici più importanti, compreso l’”esperto dell’Olocausto” Raul Hilberg, considerano esagerate le atrocità menzionate in tali rapporti.

Le foto aeree di Kiev dell’epoca di guerra forniscono la prova incontrovertibile che la cosiddetta documentazione storica del massacro di Babi Yar rappresenta un esempio di propaganda bellica artefatta e di mitologia postbellica del martirio. Forse i nazisti deportarono, come avevano promesso, lontano da Kiev i cittadini scomparsi. In tal caso, i loro resti e i siti delle sepolture dovrebbero essere cercati altrove.

D’altro lato, quello che può essere accaduto a Kiev si può intuire dal dispaccio del Quartier Generale del 12° Corpo d’Armata degli Stati Uniti in Europa, pubblicato (tra gli altri) sul numero del 1 Maggio del 1945 del New York Herald Tribune. Esso menziona che un dottore tedesco catturato, Gustav Schuebbe, “confessò” di aver diretto un centro di sterminio dove “vennero uccise 110.000 persone dai medici nazisti a Kiev”. Inoltre, Schuebbe ammise di aver ucciso egli stesso 21.000 persone con iniezioni letali, superando così a quanto pare il dr. Mengele, il famigerato medico di Auschwitz.

Ma nessuno, finora, nell’ex Unione Sovietica, o da parte delle organizzazioni ebraiche, ha cercato di localizzare l’ubicazione del “Centro di sterminio tedesco” (dove, secondo il detto servizio del New York Herald Tribune, vennero uccisi i rimanenti “ebrei e zingari” di Kiev). Se un tale posto fosse esistito, avrebbe dovuto costituire il luogo di Kiev più appropriato per la menorah commemorativa eretta nel 1991 in seguito a una visita dell’allora Presidente George Bush.

Fu solo nel 1966 che apparvero degli ucraini come testimoni del presunto massacro di ebrei a Babi Yar. Il solo testimone era una presunta sopravvissuta, un’attrice del Teatro delle Marionette di Kiev chiamata Dina Pronicheva. La testimonianza di questa ebrea è resa nulla dall’assenza di ogni traccia fotografica del massacro o della sepoltura di massa. Inoltre, nessun testimone ha mai chiamato in causa la complicità degli ucraini negli atti che sarebbero stati perpetrati nel centro di sterminio tedesco di Kiev mai localizzato.

In seguito alla scomparsa dell’Unione Sovietica, i leader dell’Ucraina proclamata di nuovo indipendente – convertiti all’istante dal comunismo – furono lesti a montare sul carro di Babi Yar.

Uno di loro, l’ambasciatore dell’Ucraina negli Stati Uniti, Genadi Udovenko, arrivò ad affermare che “nella prima settimana dell’orribile massacro di Babi Yar, vennero massacrate 50.000 persone, in maggioranza bambini” (Washington Times, 5 Settembre 1991).

Durante l’estate del 1941, i sovietici riuscirono a evacuare circa 150.000 ebrei da Kiev, mentre i tedeschi stavano avanzando nell’Ucraina occidentale. Perciò, la dichiarzione di questo ambasciatore era assurda e inavvertitamente diffamatoria.

Essa infatti suggeriva che i genitori ebrei, evacuati con successo da Kiev dai sovietici, avevano abbandonato i propri figli.

Forse gli attuali leader dell’Ucraina servirebbero meglio il proprio popolo, e la loro stessa coscienza di ex comunisti, mostrando un rammarico tangibile per il massacro - risalente all’inizio degli anni ’30 e di proporzioni indubbiamente enormi – dovuto alla carestia provocata dai comunisti dell’epoca.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.fpp.co.uk/Auschwitz/BabiYar/Nikiforuk.html