venerdì 2 gennaio 2009

Le rappresaglie che si tende a dimenticare


UNA CITTA' VUOLE L’AIUTO DEI RUSSI PER LE UCCISIONI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE[1]

Per oltre 50 anni, gli abitanti di Treuenbrietzen, una piccola città della Germania orientale, erano stati zitti su un massacro della seconda guerra mondiale accaduto nei giorni conclusivi della guerra. E molti anche oggi non hanno voglia di riesumare il passato.

Il massacro a lungo dimenticato di circa 1.000 civili tedeschi accadde dopo che i soldati dell’Armata Rossa occuparono la città, circa 25 miglia a sud-ovest di Berlino, nell’Aprile del 1945. Sotto il dominio comunista della Germania Est, sarebbe stato incauto riesumare la questione ma sulla scia della riunificazione tedesca uno storico ha cercato di svelare la verità dietro le uccisioni, e l’ufficio della procura è stato ora invitato a indagare la vicenda.

Christoph Lange, portavoce del procuratore di Potsdam ha detto che è stata inoltrata alle autorità russe a Novembre una richiesta ufficiale di informazioni sul massacro. “E’ la nostra ultima possibilità di trovare i responsabili. Abbiamo già esaminato tutti i documenti tedeschi più importanti”, ha detto Lange.

Il sindaco della città Michael Knape è meno felice delle accuse portate ora contro “persone sconosciute”, nel tentativo di costringere le autorità russe a parlare chiaramente del massacro. “Tutto ciò che vogliamo è una riconciliazione. Non abbiamo mai avuto l’intenzione di stare alle costole dei russi”, ha detto.

Le accuse sono state avanzate da una piccola associazione, il Forum zur Aufklärung und Emeuerung (Forum per la fermezza e il rinnovamento) che cerca di portare alla luce alcuni dei segreti più oscuri del passato della Germania comunista.

“Ora che le accuse sono state formalizzate, è tornata fuori tutta la questione della colpevolezza”, dice Knape, che riconosce che “i cittadini sono assai riluttanti” a discutere di quello che rimane un argomento tabù. Anche sua nonna, che è sopravvissuta agli eventi, “rifiuta di discuterne”, ha detto il sindaco.

La maggior parte dei morti è stata sepolta in città in sei grandi fosse rettangolari e un memoriale posto nelle vicinanze conserva i loro nomi. “I corpi vennero sepolti a strati, 12 strati uno sull’altro. Quelli che aiutarono a seppelirli tennero segretamente il conto ma smisero di contare dopo 721”, secondo lo storico locale Wolfgang Ucksche.

Nel 50° anniversario della fine della guerra, Ucksche, un ex impiegato di un distributore di benzina che ora dirige il museo della città, ha chiesto ai cittadini di scrivere i propri ricordi dell’epoca. Le truppe russe occuparono Treuenbrietzen il 21 Aprile del 1945.

Secondo i testimoni, il massacro ebbe luogo due giorni dopo, probabilmente perché un ufficiale sovìetico era stato colpito a morte in città. Vennero radunati degli uomini, portati nei boschi delle vicinanze, e fucilati. Vennero anche violentate e uccise un certo numero di donne. Ucksche crede che quasi ogni famiglia in città abbia perso dei parenti. “I russi avevano ordinato che la città venisse evacuata. Molti di quelli che rimasero pagarono con la vita”.

All’epoca della sua formazione, nella Germania Est, le uccisioni non venivano mai ricordate. La versione ufficiale era che i tedeschi erano stati uccisi per i raid aerei americani o erano morti di malattia.

All’epoca “ci venne detto che ne erano stati uccisi 88. Ma in realtà erano più di 1.000”, ha aggiunto Ucksche. C’erano molti massacri all’epoca. Lo stesso giorno delle uccisioni a Treuenbrietzen, ebbe luogo un altro bagno di sangue a solo tre miglia di distanza, nel villaggio di Nichel.

In questo caso furono i soldati tedeschi in ritirata che fucilarono 127 lavoratori forzati italiani, che erano appena fuggiti da una fabbrica di munizioni a Treuenbrietzen.
[1] http://www.thelocal.de/national/20081226-16375.html

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