venerdì 2 gennaio 2009

Il nuovo anno visto da Gaza


IL NUOVO ANNO A GAZA: “I NOSTRI FUOCHI D’ARTIFICIO SONO I MISSILI ISRAELIANI

Di Rami Almeghari, dalla Striscia di Gaza occupata, 31 Dicembre 2008[1]

“Guarda fuori, i bombardieri F-16 stanno sorridendo per te, i missili stanno danzando per te, i zannana [il nome che i palestinesi hanno dato ai droni senza pilota] stanno cantando per te. Ho chiesto a tutti loro di augurarti un felice anno nuovo”. Questo era il testo del messaggio, dall’umorismo nero, che Fathi Tobal, un cittadino di Gaza City, ha ricevuto oggi sul proprio cellulare da un amico.

Tobal ha aggiunto ironicamente: “Mentre altri popoli del mondo festeggiano, sembra che l’aviazione israeliana stia cercando di risparmiarci il costo dei fuochi d’artificio”.

Il giorno dell’ultimo dell’anno a Gaza, un milione e mezzo di palestinesi stanno rinchiusi nelle loro case ridotti a lume di candela e con scarse scorte di cibo, ma la cosa peggiore di tutte è la paura costante delle bombe che hanno già ucciso 400 persone e ferito 2.000.

Pace, solo la pace è il desiderio di tutti per il 2009. Non hanno altri sogni o desideri che quello di vivere nella pace che agognano da quando Israele ha occupato le loro terre nel 1967.

Ma per il quinto giorno, gli aerei da guerra israeliani hanno bombardato case, edifici ministeriali, edifici municipali, moschee, università e istituzioni caritatevoli in tutta la Striscia così densamente popolata di Gaza. Sebbene Israele abbia attaccato Gaza molte volte, i residenti dicono che questo è il peggiore che stanno vivendo, da quando è iniziata l’occupazione.

Il dr. Asad Abu Sharekh, professore universitario e analista politico, che vive nel quartiere Tal al-Hawa di Gaza City, ha detto: “il mondo dovrebbe svegliarsi; invece di ballare e bere, dovrebbero mobilitarsi per fermare il nuovo olocausto contro la popolazione civile di Gaza”.

“Il loro ministro della difesa [di Israele] Matan Vilnai ha detto chiaro e tondo che vi sarebbe stato un olocausto più grande”, dice Abu Sharekh, riferendosi ai commenti fatti da Vilnai nel Marzo scorso, quando i bombardamenti israeliani hanno fatto più di 100 vittime a Gaza. “Gli Stati Uniti hanno promesso a Israele migliaia di missili in più”, ha aggiunto, “la presunta comunità internazionale deve muoversi a proteggere i legittimi diritti di un popolo sotto occupazione”.

“La nostra musica per il Nuovo Anno è il suono degli aerei da guerra israeliani, le nostre luci per il Nuovo Anno sono quelle del fuoco fatto dai missili israeliani”, ha detto Raed Samir, di 32 anni, che vive nella zona centrale della Striscia. “Come vedi, sto cercando di vedere un mio amico nel suo negozio, e questo è quello che posso fare, chiacchierare un po’ e fumare una sigaretta”.

Ola al-Helo, una donna di 26 anni che lavora per un’organizzazione non governativa a Gaza City, ha definito schiettamente la situazione: “E’ una merda”.

Hamada Hammad, 22 anni, ha ricordato lo scorso ultimo dell’anno, quando lui, i suoi genitori, le sue sorelle, e suo cognato hanno goduto una giornata all’aperto nella piazza al-Jundi al-Majhoul di Gaza City.

“Oggi non posso neppure andare al lavoro. Come vedi, gli aerei da guerra stanno diffondendo la paura dovunque. Spero che i giovani fuori di qui faranno qualcosa per solidarietà con noi, che siamo i giovani palestinesi”., ha aggiunto Hammad.

Per la famiglia di Ali Shaath, di 75 anni, di Rafah, al confine meridionale della Striscia, l’ultimo dell’anno è equivalso a un nuovo rifugio,visto che 25 membri della sua famiglia sono fuggiti dalla propria casa vicino al confine con l’Egitto per sfuggire al bombardamento israeliano.

Israele ha bombardato la zona di confine in modo intensivo, con il pretesto di bersagliare i tunnel sotterranei attraverso cui vengono consegnati i rifornimenti ad una Gaza sotto assedio. Il bombardamento ha costretto molte altre famiglie a cercare rifugio con i parenti in edifici scolastici.

“Puoi immaginare, ora stiamo rinserrati nel mio piccolo appartamento di due stanze, poiché i miei genitori, le mie sorelle e i miei fratelli sono stati costretti a stare con me per paura dei raid aerei di Israele sul loro quartiere”, ha detto Marwan, di 40 anni, uno dei figli di Shaath, la cui casa nel campo profughi di Bader è oltre il confine.

Marwan non nasconde il proprio sdegno quando si chiede: “Quale festa del nuovo anno? Non esiste nemmeno, nel nostro vocabolario. Forse c’è una parola per essa in Siria, in India o in Egitto, dove vivevo. Come possiamo festeggiare quando ci manca l’elettricità, il pane e il gas per cucinare?”.

Israele sta bombardano Gaza con il pretesto di fermare i razzi lanciati da Gaza verso Israele da quando Israele ha violato, lo scorso 4 Novembre, un cessate-il-fuoco durato cinque mesi e ha inasprito il suo assedio contro la Striscia. Israele dice che i suoi attacchi continueranno e addirittura si moltiplicheranno e si parla dei preparativi di un’invasione di terra.

Negli ultimi cinque anni, gli aerei da guerra israeliani hanno colpito molte zone della regione costiera con il pretesto di far cessare il lancio da Gaza di granate fatte in casa verso le città israeliane confinanti.

Israele dice che i suoi attacchi su Gaza continueranno fino a quando gli obbiettivi conclamati verranno raggiunti, mentre si profila all’orizzonte molto presto un’offensiva di terra, secondo funzionari israeliani.

Fathi Tobal aveva ragione; Israele ci ha risparmiato i fuochi d’artificio. Solo 20 minuti prima di mezzanotte, qui nel campo-profughi di al-Maghazi, metre scrivo questo articolo, due bombe hanno colpito la mia città. In arabo, le persone si scambiano gli auguri del Nuovo Anno dicendo: “Kul am wa antum bi khair” (possa tu essere salvo e stare bene ogni anno). Da Gaza io dico: “Kul qasif wa antum bi khair” (possa tu essere salvo dopo ogni bombardamento).

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://electronicintifada.net/v2/article10085.shtml

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