mercoledì 29 ottobre 2008

Per Töben il giorno del giudizio


Oggi la giudice Daphne Wickham formalizzerà la propria decisione sul caso Töben. Dirà cioè se Töben deve essere estradato in Germania per "negazione dell'Olocausto" oppure no. Probabilmente la notizia verrà resa nota in serata. Per quanto mi riguarda sono pessimista. Ritengo che il fatto che la detta giudice si sia rifiutata di concedere all'imputato la libertà su cauzione sia un pessimo segnale, che fa il paio con quello del tribunale danese relativo ai due imputati di diffusione di "musica neo-nazista", che ha parimenti rifiutato analoga richiesta per poi decidere in favore dell'estradizione.

Il fatto che degli imputati per reati d'opinione vengano trattati alla stregua dei peggiori criminali dimostra il grado di imbarbarimento dei tribunali europei. Naturalmente, se al contrario della mia supposizione, Töben dovesse essere liberato, sarò felice di essermi sbagliato.

martedì 28 ottobre 2008

I guasti del Mandato d'Arresto Europeo

TRIBUNALE DANESE DECIDE L’ESTRADIZIONE IN GERMANIA DI DUE SOSPETTI NEONAZISTI[1]

COPENHAGEN (AFP) – Un tribunale danese ha deciso che due uomini, accusati di aver distribuito musica neo-nazista e di aver istigato all’odio razziale, debbano essere estradati in Germania

Il giudizio è stato emesso dopo che i due uomini, a cui è stato garantito l’anonimato dal tribunale, avevano presentato appello contro la decisione - risalente allo scorso 7 Ottobre - del ministro danese della giustizia di approvare la loro estradizione in base all’accusa di aver distribuito materiale neo-nazista.

Le autorità danesi avevano arrestato alla fine di Agosto un tedesco di 33 anni e un danese di 32 nel quadro di un’operazione internazionale condotta dalla polizia tedesca per stroncare un network di produzione e di distribuzione di musica neo-nazista.

Gli accusatori di Francoforte presumono che essi distribuissero la musica in Germania con l’etichetta Celtic Moon, che aveva sede in Danimarca.

Un raid di polizia aveva scoperto migliaia di CD e di DVD nella casa danese degli imputati – molti dei quali contenevano testi ostili nei confronti degli ebrei e negazionisti dell’Olocausto, contrari alla legge tedesca sull’istigazione all’odio razziale.

L’imputato danese è apparso in tribunale questa settimana e ha detto ai giudici che stava solo custodendo i CD per conto del suo amico tedesco e che non li ha mai ascoltati.

Ha affermato di aver abbandonato l’estremismo di destra in seguito alla nascita di sua figlia nel 2002, e di avere pochi contatti con il suo co-imputato.

L’imputato tedesco ha detto di essere in contatto con l’organizzazione neo-nazista inglese Blood and Honour, ma ha detto al tribunale di non aver fatto “nulla di illegale”.

“In Danimarca abbiamo una libertà di espressione che in Germania non c’è”, ha detto al tribunale.

Gli accusatori tedeschi ritengono che Celtic Moon e un’altra etichetta danese, Nordvind Records, siano strettamente legate a Blood and Honour, che in passato vendeva materiale neo-nazista.

Mikael Skioedt, legale dell’imputato danese ha detto alla stampa che i due uomini presenteranno un nuovo appello.

domenica 26 ottobre 2008

Giustizia tedesca



Nel Marzo del 2008, un giovane tedesco, Dirk Zimmermann, si è auto-denunciato alla polizia per aver diffuso il libro, dell’ingegnere chimico Germar Rudolf, Conferenze sull’Olocausto[1], a tre destinatari residenti nella sua regione; tre mesi dopo ha ricevuto senza sorpresa l’atto di accusa del tribunale cantonale della sua città.
Questa volta c’è un altro tedesco, Kevin Käther, che si è auto-denunciato alla Procura della sua città, Berlino, per avere, anche lui, distribuito la stessa opera sotto forma di CD a 3 destinatari: Lea Rosh, promotrice del Monumento agli Ebrei Assassinati di Berlino, a Wolfgang Benz, docente di Storia Contemporanea all’Università di Berlino, e al professor Ernst Nolte. Il suo invio è stato accompagnato da una lettera in cui avvertiva i destinatari che sarebbero stati chiamati a testimoniare al processo che gli sarebbe stato intentato, e li pregava quindi di prendere conoscenza del contenuto dei CD. Poi, lo stesso Käther ha avvertito il Pubblico Ministero di Berlino dei suoi invii, con lettera raccomandata A. R., precisando di essere ben cosciente che il libro di Rudolf aveva comportato per l’autore una condanna a 2 anni e 6 mesi di prigione.
Infine, in un messaggio di posta elettronica del 24 Ottobre, intitolato “Un autunno molto caldo sul fronte dell’Olocausto”, il cui sottotitolo è: “Adesso i perseguitati sono diventati i persecutori”, ha invitato i suoi corrispondenti a venire ad assisterlo al “simulacro di processo” che avrà luogo martedì 28 Ottobre a Berlino, al tribunale cantonale di Tiergarten (Turmstrasse 91, alle ore 13, sala 768). Ha terminato il messaggio dicendo: “Questo è il mio contributo alla diffusione della verità storica e alla riabilitazione dell’onore e della libertà del nostro popolo”, citando un passo di Federico il Grande.
[1] Disponibile in rete all’indirizzo: http://www.aaargh.com.mx/fran/livres7/lectures.pdf

sabato 25 ottobre 2008

Due prese di posizione coraggiose


In questi ultimi giorni due voci si sono levate, in Francia e in Germania, contro il totalitarismo delle "leggi della memoria", che fanno dell'"Olocausto" un dogma religioso.

Si tratta di Anne-Marie Le Pourhiet, professore di Diritto Pubblico all'Università di Rennes 1, e del giornalista Arno Widmann, attuale responsabile delle pagine culturali del giornale di sinistra "Frankfurter Rundschau".

Nel quadro della "Mission d'information sur les questions mémorielles", diretta all'Assemblea Nazionale da Bernard Accoyer, sono state organizzate diverse tavole rotonde a partire dall'8 Luglio scorso. Il 14 Ottobre, durante la Tavola rotonda n°6, che aveva per titolo "Le rôle du Parlement dans les questions mémorielles", è stata ascoltata Anne-Marie le Pourhiet, che è anche vice-Presidente dell' Association française de droit constitutionnel, e della Société des professeurs des facultés de droit. Il suo intervento, di 9 minuti, costituisce una vera denuncia della società francese contemporanea (http://unionroyalistebvm.over-blog.com/article-23951424.html ).

Ecco alcune delle espressioni che abbiamo rilevato: "totalitarismo orwelliano", "lavaggio del cervello", "ossessione purgante e repressiva", "sistema totalitario".
E ancora: "sono stata scioccata dall'espressione "politica della memoria"...Trovo quest'espressione perfettamente orwelliana, essa evoca il lavaggio del cervello; ci si domanda: a quando la creazione di un Ministero della Memoria, così come è stato creato un Ministero dell'Identità nazionale?"
E ancora: "La più grave...è la questione della violazione della libertà da parte delle leggi a carattere penale che sono state votate: è, certamente, la violazione della libertà di espressione, della libertà di stampa in generale, e l'attentato alle libertà scientifiche e universitarie in particolare", "I reati di negazione o di minimizzazione di questi atti [i genocidi] sono dei reati di opinione inaccettabili in una democrazia liberale. Da questo punto di vista resto, come molti giuristi e storici, assolutamente contraria a questo tipo di reati".

Da notare che la posizione di Anne-Marie Le Pourhiet è ben diversa da quella dello storico Pierre Nora e dei suoi accoliti dell'"Appello di Blois", i quali vorrebbero ovviare agli inconvenienti delle "leggi memoriali" abolendole tutte tranne quelle "antinegazioniste", proprio quelle che hanno dato origine all'attuale deriva liberticida.
La voce di Arno Widmann si è invece fatta sentire in favore della soppressione dell'articolo 130 che, in Germania, permette la carcerazione dei revisionisti. In un articolo intitolato "Il combattimento per la memoria", apparso il 23 Ottobre ( http://www.fr-online.de/in_und_ausland/kultur_und_medien/feuilleton/?em_cnt=1617551& ), egli auspica la soppressione del detto articolo, che per lui costituisce un attentato alla libertà di opinione. "Lo Stato", afferma, "non è il gestore né il guardiano della verità storica. Ha creato i mezzi per riuscirvi". Ha terminato il suo articolo precisando che "La Repubblica Federale di Germania e l'Unione Europea non hanno bisogno di leggi sulla storia", ma devono, al contrario, "incoraggiare con forza dei dibattiti in contraddittorio".

venerdì 24 ottobre 2008

Brutti tempi per gli eretici


NESSUN RIMEDIO PER GLIERETICIINGLESI MESSI IN PRIGIONE[1]

Los Angeles, California, 16.10.2008

Due scrittori messi in prigione, che erano stati condannati in Inghilterra per istigazione all’odio su Internet, a causa di un sito web con sede negli Stati Uniti, saranno costretti a rimanere in carcere in base a delle procedure speciali, senza avere diritto a un’udienza sulla cauzione, ha stabilito lo scorso 14 Ottobre un giudice del Tribunale per l’Immigrazione di Los Angeles.

“E’ un colpo molto duro per le loro speranze di libertà nell’immediato futuro, e in realtà per tutti coloro che chiedono asilo e per i difensori della libertà di parola negli Stati Uniti”, ha detto Paul Ballard dall’Inghilterra, coordinatore di un fondo per le spese legali della coppia, conosciuta come “I due eretici” (con riferimento al sito web http://www.heretical.com/ ).
I due, Simon Sheppard e Stephen Whittle, vengono tenuti in carcere dal 14 Luglio a Santa Ana, in California, dal Department of Homeland Security [Ufficio per la Sicurezza Interna, d’ora in avanti DHS], dopo essere sbarcati quello stesso giorno all’aeroporto di Los Angeles, dove avevano immediatamente chiesto asilo politico. Erano fuggiti dall’Inghilterra dopo essere stati condannati l’11 Luglio in un tribunale di Leeds per istigazione all’odio razziale, per aver pubblicato scritti come “Don’t Be Sheeple” [Non siate pecoroni] e “The Holohoax” [L’inganno dell’Olocausto], compresi quelli pubblicati sul sito di Sheppard, che opera da un server situato a Torrance, in California.
Ballard ha detto che la legge inglese permette dal 1986 le condanne penali per opinioni il cui argomento è ritenuto possa “risolversi probabilmente nell’istigazione all’odio razziale”. Per arrivare alla condanna non c’è bisogno di provare la violenza o l’intenzione di commettere violenza. Durante il processo sono stati chiamati a testimoniare dei periti per stabilire se gli ebrei, una delle parti offese, sono un gruppo “religioso” o “razziale”, poiché la legge inglese non criminalizza l’istigazione all’odio religioso. I “due eretici”, che si considerano scrittori satirici e provocatori non-violenti, sono le prime persone a essere perseguite in Inghilterra per discorsi su Internet pubblicati da un server di un altro paese, ha detto Ballard. Sono stati incriminati in base alla legge inglese sull’ordine pubblico del 1986 e sono soggetti alle pene aumentate dalla legge anti-terrorismo del 2000.

Da allora, l’Inghilterra ha arrestato un’altra persona, Fredrick Töben, australiano, per negazione dell’”Olocausto”, in base a un Mandato d’Arresto tedesco. Töben è stato messo in carcere all’inizio di Ottobre durante una sosta all’aeroporto di Heathrow.

“Questi due casi allarmanti sono collegati, nel senso che entrambi sono segnati dal tentativo da parte della Procura inglese di criminalizzare le opinioni, a prescindere dal luogo in cui sono state espresse e dal fatto che siano lecite nel luogo in questione”, ha osservato Bruce Leichty, un avvocato di San Diego che a Settembre è stato incaricato di difendere i due imputati.

La decisione del 14 Ottobre da parte del Tribunale dell’Immigrazione di Los Angeles, riguardo al caso di Sheppard e Whittle, lascia i due imputati nella necessità di dipendere dall’habeas corpus, un tipo di processo che i legislatori americani negli ultimi anni hanno reso più difficile e costoso per gli immigrati, a detta di Leichty.

Leichty ha detto che i provvedimenti presi dal governo americano hanno aggiunto al danno l’insulto. “Abbiamo qui due inglesi che hanno pubblicato delle opinioni che negli Stati Uniti sono legalmente protette, e per le quali in Inghilterra sono stati perseguiti penalmente”, ha detto Leichty, “e ora il caso in questione ha preso una svolta anche più kafkiana, poiché lo stato che dovrebbe proteggerli dall’eventualità di finire in galera in Inghilterra li ha invece gettati in prigione, qui in America, per un periodo di tempo indefinito, solo in base al fatto che hanno chiesto asilo politico”.

“I rifugiati sono protetti dai trattati internazionali; nessun paese dovrebbe trattare i rifugiati politici nel modo in cui queste due persone sono state trattate, soprattutto dopo che sono entrate legalmente nel paese che li ospita”.

Leichty ha osservato che il DHS ha ammesso nella sua comparsa per il Tribunale dell’Immigrazione che i due imputati erano stati ammessi negli Stati Uniti in base al programma Visa Waiver[2], e che fino a quando non hanno presentato la loro richiesta di asilo politico all’aeroporto di Los Angeles, il DHS non aveva ragione per sospettarli o per tenerli in detenzione. Ma quando i due hanno raccontato la loro storia ai funzionari dell’aeroporto, il DHS ha cercato di revocare la sua decisione di ammetterli negli Stati Uniti e ha provato a dichiararli “inammissibili”, in base al fatto che erano entrati con l’intenzione di rimanere negli Stati Uniti come immigrati, un atteggiamento – quello del DHS – che secondo Leichty è esagerato rispetto ai fatti in questione e che comunque non rientra nei poteri dei funzionari dell’aeroporto.

“E’ risaputo che chi chiede asilo non rinuncia al proprio status di non-immigrato solo per aver detto al paese ospitante che ha bisogno di asilo politico”.

La speciale procedura alla quale i due imputati sono stati sottoposti, chiamata “procedura di solo asilo”, in cui i giudici non hanno l’autorità per liberare lo straniero dalla detenzione, viene utilizzata congiuntamente al programma Visa Waiver solo per i richiedenti asilo che non sono già stati ammessi nel paese, o a quelli che hanno superato il loro periodo autorizzato di soggiorno, due casi che non si potevano applicare a Sheppard e a Whittle quando hanno chiesto asilo. Ma Leichty afferma che la giudice Rose Peters ha fatto orecchie da mercante a questi punti e ha deciso che i funzionari del DHS avevano la “discrezione” di emettere le notifiche che hanno fatto rientrare i due imputati nelle procedure speciali.

Leichty ha detto che, sebbene il recente e più noto arresto di Fredrick Töben a Londra riguardi una richiesta tedesca di estradizione, egli non è a conoscenza di nessuna richiesta da parte dell’Inghilterra per Sheppard e Whittle, e in ogni caso gli Stati Uniti generalmente non estradano persone condannate per reati che negli Stati Uniti non sono reati.

“E’ chiaro che gli ossessivi apparati di sicurezza dei due paesi sono impazziti, colpevolizzando dei dissidenti e rinchiudendoli anche se non sono dei criminali. Non è necessario condividere le opinioni o lo stile dei “due eretici” per capire la minaccia che questo tipo di caso rappresenta per i diritti individuali e per la libertà".

“La legge in base alla quale Sheppard e Whittle sono stati perseguiti potrebbe facilmente essere usata per sottoporre in Inghilterra gli editori americani anticonformisti a condanne penali".

Sheppard ha descritto il suo sito web come una mescolanza di “blasfemie, eresie, e materiale scientifico e di interesse generale”, costituito per far conoscere le sue idee su argomenti come la politica, la razza e le relazioni tra i sessi. Ha una laurea in matematica presa all’Università del Sussex e ha pubblicato due articoli scientifici di medicina prima di diventare un editore e un operatore del web. Whittle ha una laurea in lingue all’Università di York e ha scritto molti libri.

Sheppard sostiene che lui e Whittle sono stati perseguiti in base all’accusa che i loro scritti possono essere visti da persone che vivono in Inghilterra e nel Galles, e senza nessuna prova che tali scritti siano stati visti in realtà da altri che da un funzionario di polizia che ha scaricato il materiale con lo scopo di presentare delle accuse. “Entrambi gli imputati affermano che vivevano in Inghilterra pacificamente e civilmente fino a quando la polizia ha sconvolto le loro vite irrompendo nei loro appartamenti e sequestrando le loro pubblicazioni e le loro proprietà”, dice Leichty. La stampa inglese ha parlato di loro ripetutamente come “la coppia dell’odio razziale”.

“Vi sono persone che, anche negli Stati Uniti, vogliono criminalizzare le opinioni”, ha osservato Leichty. “Ma gli avvocati dovrebbero ricordare all’opinione pubblica che anche le opinioni percepite come odiose meritano protezione. Quello che per qualcuno è “odio”, per qualcun altro può essere passione o critica, o persino una fede. Gli Stati Uniti dovrebbero essere i primi ad esprimere disapprovazione per quelle nazioni che hanno cercato di ridurre l’espressione non-violenta delle opinioni e delle convinzioni".

“I due eretici non sono più colpevoli di molti dei nostri antenati americani che fuggirono dalla repressione per colonizzare questo paese e non c’è dubbio che essi possano dire cose ripugnanti proprio come altri blogger americani. Ignorateli, disprezzateli o ridicolizzateli, se volete, dialogate con loro se vi va, ma non metteteli in prigione”. Scegliendo Los Angeles come propria destinazione, i due avevano sperato di trovare altri dissidenti all’Institute for Historical Review di Costa Mesa, uno dei quali era stato già designato dagli imputati come perito, per il loro processo inglese, sull’attendibilità storiografica di varie testimonianze dell’Olocausto, ha detto Leichty.

Ballard dice che l’incarcerazione dei due in America, e le spese legali relativi alla loro difesa, hanno colto di sorpresa i nazionalisti inglesi. I richiedenti asilo politico devono vedersela da soli negli Stati Uniti, a meno che non possano permettersi degli avvocati. “Questo è un caso così importante con implicazioni così estese che i miei colleghi ed io non possiamo lasciare Simon e Stephen a marcire in galera senza assistenza”, ha detto Ballard.

Ballard è alla testa del Fondo per la Difesa Legale che è stato costituito in Inghilterra, che – egli dice – accetta contributi in tutte le valute al seguente indirizzo: Croydon Preservation Society, P. O. Box 301, Carshalton, Surrey, SM5 4QW, Inghilterra. “La partecipazione degli americani alle spese legali è cruciale”, ha raccomandato. “Anche gli interessi americani sono in gioco, in questo caso”.

In una lettera dalla prigione, Sheppard ha scritto: “La detenzione è stressante e sconcertante. Ci presentiamo in tribunale con i ferri alle mani e ai piedi. Non possiamo consultare il materiale e le prove contenuti nel bagaglio che avevamo al nostro arrivo. Abbiamo inoltrato la nostra richiesta d’asilo come una questione di principio, come un gesto politico per protestare contro l’iniqua legge inglese che proibisce la libertà di parola e la dialettica democratica”.

Per ottenere l’asilo politico negli Stati Uniti i richiedenti devono provare di avere una fondata paura di persecuzione nel loro paese natale, in base a diversi motivi incluse le opinioni politiche. Mentre i tribunali americani hanno frequentemente detto che “la prosecuzione” non equivale a “persecuzione”, vi sono casi in cui la reclusione e la prosecuzione in base a leggi repressive sono state considerate persecutorie, dice Leichty.

Leichty è conosciuto soprattutto per aver difeso Ernst Zündel, un revisionista dell’Olocausto ed editore famoso a livello mondiale, che nel 2003 venne arrestato in Tennessee, strappato dalla propria moglie americana e deportato in Canada con il pretesto che aveva mancato un’udienza con il Servizio Immigrazione. Dopo che Leichty ebbe l’incarico di sostituire il primo avvocato di Zündel, lo stesso Zündel riuscì a ottenere un’udienza presso il tribunale federale di Knoxville, ma la sua richiesta di annullamento della deportazione sulla base dell’habeas corpus è stata poi respinta da una sentenza, non pubblicata, della corte di appello federale di Cincinnati, e Leichty dice che lui e la signora Zündel stanno inoltrando le residue richieste di Zündel a Knoxville.

Email di Bruce Leichty:
leichty@sbcglobal.net

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://uk.novopress.info/novo-print.php?p=1533
[2] Il Visa Waiver è un programma degli Stati Uniti che permette ai cittadini di certi paesi di viaggiare negli Stati Uniti per turismo o per affari fino a 90 giorni senza bisogno di visto. http://en.wikipedia.org/wiki/Visa_Waiver_Program

giovedì 23 ottobre 2008

Un editoriale di Haaretz


NEGLIGENZA CRIMINALE IN CISGIORDANIA

Editoriale di Haaretz, 22.10.2008[1]

Come accade a ogni festa di Sukot, decine di migliaia di israeliani hanno accettato l’invito del Jewish National Fund di portare le loro famiglie a visitare i boschetti di olivi lungo il paese. Molti hanno partecipato alla cerimonie del raccolto e hanno ascoltato il racconto dell’albero dell’olivo, il simbolo della pace. E come accade ogni anno quando inizia la raccolta delle olive, dozzine di giovani sono partiti dalle colonie e dagli avamposti per andare nei boschetti di olivi della Cisgiordania ad affrontare i loro vicini palestinesi. Hanno anche minacciato gli attivisti dei diritti umani che aiutavano i raccoglitori, e hanno picchiato un fotografo che era venuto per documentare i disordini del Sukot.

La Torah – che costituisce il centro della festa di ieri, che celebra la conclusione del ciclo annuale delle letture e la sua ripresa – ricorda al popolo di Israele che i suoi membri furono stranieri in Egitto, e proibisce loro di sfruttare gli stranieri, gli orfani o le vedove. Ma leggi religiose illuminate come queste sono, esse stesse, estranee allo spirito degli hooligan che portano grandi papaline e osano definirsi ebrei osservanti della Torah.

Rubano da decenni la terra di agricoltori inermi e non rifuggono dal rubare il frutto dell’umile terra di questi agricoltori. Una società che dichiara il suo forte desiderio di pace non può accettare un terrorismo ebraico così malvagio contro degli innocenti civili palestinesi. Ci si sarebbe aspettato che i leader dei coloni, compresi importanti rabbini, avessero fermamente condannato i propri compagni ebrei, che personificano l’occupazione in tutta la sua bruttezza. Ma sono le autorità di occupazione che hanno la responsabilità morale e formale della sicurezza della popolazione palestinese. Tutti gli attacchi hanno avuto luogo nelle zone B e C, che gli Accordi di Oslo pongono sotto la sola responsabilità di Israele, per quanto riguarda la sicurezza. Il Presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, ha avuto assolutamente ragione quando ha detto, all’inizio di questa settimana, che Israele non ha fatto il proprio dovere e non ha difeso i contadini palestinesi dai coloni.

Le forze di sicurezza conoscono l’identità dei capi dei rivoltosi e sanno dove gli scontri hanno luogo – nelle colline meridionali di Hebron, a Tel Rumeida, e nella Samaria centrale. In ogni caso il tempo della raccolta non è esattamente un segreto militare. Eppure anche quest’anno – come ogni anno – gruppi abbastanza piccoli riescono a raggiungere i boschetti di olivi, dove picchiano e rubano, e poi ritornano a casa indisturbati. Non c’è bisogno di indovinare come avrebbero reagito le forze di sicurezza verso i palestinesi o gli attivisti se questi avessero osato sollevare una mano contro i coloni; andate solo a vedere le proteste contro le recinzioni a Bil’in o a Na’alin.

Ehud Barak, il ministro responsabile dell’esercito israeliano, che controlla i territori, ha concesso lunedì un’intervista alla radio dell’esercito condannando le violenze contro i raccoglitori, e ha detto che l’esercito sta impiegando uno “sforzo supremo” per permettere che la raccolta abbia luogo. Eppure, il ministro della difesa si nasconde dietro la discutibile scusa che “ci sono centinaia di luoghi, ed è impossibile stare dovunque nello stesso tempo”. Sarabbe interessante vedere come Barack reagirebbe a una tale scusa se venisse fornita da palestinesi che avessero l'intenzione di fare del male ai coloni o ai soldati. Nella stessa intervista, Barack ha detto che la leadership palestinese è incapace di prendere le decisioni necessarie per raggiungere un accordo definitivo.

Invece di calunniare la presunta incapacità decisionale dei palestinesi, il politico scelto per diventare vice-primo ministro decano avrebbe fatto meglio a prendere una decisione per rafforzare la legge e l’ordine nella sua giurisdizione e ad assegnare le risorse necessarie allo scopo. Anche la polizia israeliana e il servizio di sicurezza dello Shin Bet non dovrebbero tollerare i vergognosi attacchi dei coloni contro i raccoglitori di olive.
[1] http://www.haaretz.com/hasen/spages/1030264.html

mercoledì 22 ottobre 2008

La lista di Haaretz


I 36 EBREI CHE HANNO PLASMATO LE ELEZIONI AMERICANE DEL 2008[1]

Di Bradley Burston E J. J. Goldberg

Quella tra John McCain e Barack Obama è stata una gara in cui le questioni di Wall Street e dell’idoneità alla presidenza hanno di gran lunga oscurato l’argomento-Israele. Ma il voto ebraico rimane un elemento-chiave negli stati fluttuanti e, esercitando una grande varietà di ruoli, gli ebrei hanno contribuito a plasmare le campagne elettorali. Trentasei di essi vengono menzionati qui sotto. Questa lista non è assolutamente esaustiva e, per considerazioni di spazio, molti ebrei che hanno avuto parte attiva in queste elezioni non compaiono – tra loro il senatore americano Ben Cardin, del Maryland, sostituto[2] di Obama, e il consigliere di Obama ed ex deputato della California Mel Levine.

Tra gli assenti vi è anche un certo numero di ebrei che hanno esercitato ruoli minori, ma che meritano menzione per l’interesse che hanno suscitato – in particolare, Sandra Froman, la prima presidente ebrea della National Rifle Association [Associazione Nazionale della Carabina](2005-2007), nonché membro del comitato direttivo degli sportivi a favore di McCain; e Linda Lingle, la prima governatrice ebrea delle Hawaii, vecchia sostenitrice di Sarah Palin.

Va detto che forse il nome più importante che compare nella lista è quello di un uomo, Henry Lehman, che è morto da 153 anni, e che non può quindi essere annoverato fra i viventi. Ecco di seguito la lista, in ordine alfabetico:

Sheldon Anderson: è repubblicano, neoconservatore e mega-donatore, tuttavia una combinazione di rovesci finanziari e di controversie interne ha smorzato il suo contributo allo sforzo di McCain.

David Axelrod: primo stratega e consigliere per i media della campagna di Obama, ha guadagnato il sostegno della gente comune attraverso i media “virali”, le nuove tecnologie e l’enfasi sul tema del cambiamento.

Steven Bob e Sam Gordon: i due rabbini riformati dell’area di Chicago hanno fondato l'associazione Rabbini per Obama, che ha persuaso centinaia di colleghi a prendere pubblicamente posizione a sostegno del candidato. L’influenza del gruppo sull’elettorato ebraico è difficile da valutare.

Matt Brooks: direttore esecutivo della Republican Jewish Coalition, è un frequente “primo interpellato” dai media su questioni ebraiche.

Mark Broxmeyer: uomo d’affari e presidente del think-tank conservatore Jewish Institute for National Security Affairs, Broxmeyer è il presidente nazionale della Jewish Advisory Coalition [Comitato Consultivo Ebraico] della campagna di McCain, ed è membro del comitato finanziario nazionale del candidato.

Eric Cantor: questo deputato della Virginia, il solo ebreo repubblicano alla Camera, è emerso come il principale sostituto di McCain nel tentativo di influenzare la Florida e il suo stato d’origine.

Laurie David: attivista sul tema del riscaldamento globale e produttrice del film-documentario “An Inconvenient Truth” [Una scomoda verità], con protagonista l’ex vicepresidente Al Gore, è la ex-moglie di Larry David, autore delle serie televisive “Seinfeld” e “Curb Your Enthusiasm”, e una delle più prodigiose raccoglitrici di fondi di Hollywood.

Ira Forman: direttore esecutivo del National Jewish Democratic Council, è l’equivalente per i democratici di Matt Brooks.

Barney Frank: deputato democratico del Massachussets, è uno dei liberal più visibili e senza peli sulla lingua della Camera. E’ apertamente gay ed è un bersaglio frequente dei commentatori pro-McCain, in particolare su Fox News, dove, a causa del suo ruolo quale presidente del House Financial Services Committee [Comitato dei Servizi Finanziari della Camera] gli è stata attribuita una responsabilità cruciale per la crisi dei mutui sub-prime. Ha esecitato un ruolo-chiave nei negoziati per il pacchetto di salvataggio di Wall Street.

Malcom Hohenlein: formalmente non schierato, come capo professionale della Conferenza dei Presidenti delle Major American Jewish Organizations, ha invitato Sarah Palin ad un raduno anti-Ahmadinejad alle Nazioni Unite, e si è poi piegato alle pressioni per disdire l’invito. Si ritiene che abbia aiutato la campagna di McCain per convincere gli ebrei indecisi.

Cheryl Jacobs: co-presidente della campagna di McCain a Broward County, in Florida, è una rabbina conservatrice che è stata a lungo democratica, ha sostenuto la campagna di Hillary Clinton alle Primarie, ma poi si è unita a McCain.

Henry Kissinger: il New York Times definisce l’ex segretario di stato “uno stretto consigliere esterno” della campagna di McCain. Viene regolarmente interpellato dal candidato per consigli sulla politica estera e ha condotto un’importante riunione informativa con Sarah Palin prima del dibattito tra i candidati alla vice-presidenza.

Ed Koch: l’ex sindaco di New York è ancora un punto di riferimento prestigioso per gli ebrei di una certa età. Ha sostenuto Bush nel 2004 e Hillary Clinton durante le primarie. Ora sta con Obama.

William Kristol: come direttore della rivista Weekly Standard di Rupert Murdoch, editorialista del New York Times, e commentatore di Fox News, è un esponente dei neoconservatori estremamente influente.

Sherry Lansing: la prima donna a guidare una major di Hollywood (Paramount), è tra i maggiori finanziatori e raccoglitori di fondi del Partito Democratico.

Ed Lasky: attraverso il sito web American Thinker, i suoi articoli hanno contribuito ad accendere la diffusa campagna in rete secondo cui Obama è anti-israeliano.

Henry Lehman: era un immigrato bavarese che si stabilì in Alabama nel 1844 all’età di 23 anni, e fondò H. Lehman, un grande magazzino che accettando cotone grezzo al posto dei contanti, aprì la strada al commercio in “commodity” del cotone. Nel 1850, lui e i suoi fratelli Emanuel e Mayer costituirono il gruppo Lehman Brothers, che diventò una delle prime e più potenti società d’investimento di Wall Street. Il crollo spettacolare di Lehman Brothers dello scorso Settembre, la più grande bancarotta della storia americana, ha scatenato il panico finanziario internazionale che, più di ogni altro singolo fattore, può determinare l’esito delle elezioni presidenziali del 2008.

Joe Lieberman: il senatore del Connecticut è stato il vice di Al Gore alle presidenziali del 2000. Ora è l’uomo di punta di McCain per gli elettori ebrei indecisi.

Mik Moore e Ari Wallach: hanno lanciato il sito web Jewsvote.org, utilizzando metodi high tech per contrastare gli attacchi contro Obama provenienti dalla rete. Sponsorizzano anche The Great Schlep [Schlep è un termine yiddish che significa viaggio] – una campagna per portare i nipoti a visitare i nonni, in Florida, per convincerli a votare per Obama.

Eli Pariser: dirige MoveOn.org, un gruppo di pressione liberal che ha raccolto grandi somme per i candidati democratici.

Martin Peretz: direttore di The New Republic, ha scritto un articolo influente intitolato: “Possono gli amici d’Israel fidarsi di Obama? In una parola, sì”.

Dennis Prager: influente, schietto, e spesso rumoroso conduttore di un talk-show radiofonico a diffusione nazionale. Nonostante le sue riserve sul disegno di legge di McCain per la riforma delle campagne elettorali, ha gettato il suo peso a sostegno dei repubblicani.

Penny Pritzker: è la responsabile finanziaria della campagna di Obama. E’ una manager miliardaria, tra i primi sostenitori di Obama e rampolla di una ben nota famiglia ebrea di mega-donatori; ha ricevuto attacchi per il suo coinvolgimento nel fallimento di una banca a causa dei mutui subprime.

Ed Rendell: governatore dello stato-chiave fluttuante della Pennsylvania, è l’ex capo del Democratic National Committee, e uno dei portavoce più importanti della campagna democratica.

Denise Rich: esponente della mondanità ed ex moglie del miliardario screditato Marc Rich, è una super raccoglitrice di fondi per i democratici.

Dennis Ross e Dan Kurtzer: rappresentano il centro-destra e il centro-sinistra nello staff di consiglieri di Obama per il Medio Oriente.

Robert Rubin: primo consigliere di Obama per l’economia, ha una conoscenza senza pari delle operazioni di Wall Street ed è stato Ministro del Tesoro nell’amministrzione Clinton.

Dan Shapiro: ex funzionario del National Security Council sotto l’amministrazione Clinton, è un autorevole consigliere per la politica in Medio Oriente e coordinatore per i rapporti con gli ebrei della campagna di Obama. Si ritiene che abbia scritto il discorso di Obama all’AIPAC (la lobby pro-Israele), in cui il candidato ha dichiarato che “Gerusalemme rimarrà la capitale d’Israele e deve rimanere indivisa” – una dichiarazione che in seguito Obama ha in parte sconfessato.

Sarah Silverman: è una comica “shock”, e ha registrato un video per “The Great Schlep” (vedi Mik Moore, sopra). Il suo monologo ha provocato un contro-clip da parte del vecchio comico Jackie Manson.

Alan Solow: l’avvocato di Chicago è attivo nella comunità ebraica e nella Conferenza dei Presidenti. E’ un sostenitore di Obama da 12 anni.

Jon Stewart: come conduttore del programma di news satiriche “The Daily Show” è diventato forse la voce liberal più ascoltata della nazione. Il New York Times ha definito il programma di Stewart “una forza politica e culturale sincera”.

Barbra Streisand: la cantante superstar è un’icona ebraico-liberale e una mega-raccoglitrice di fondi. Ha sostenuto Hillary Clinton alle Primarie, e Obama a partire dalla Convention democratica. E’ stata l’attrazione principale di una raccolta-fondi a Hollywood a Settembre, che comprendeva una cena da 25.800 dollari a persona.

Robert Wexler: è uno dei sostituti-chiave di Obama. Il deputato della Florida ha fatto una vasta campagna per spostare i voti dell’elettorato ricco della Florida da McCain ai democratici.

Fred Zeidman: principale stratega di McCain, è presidente dell’Holocaust Memorial Council degli Stati Uniti, ed è un peso massimo tra gli ebrei repubblicani.


[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.haaretz.com/hasen/spages/1029302.html
[2] Nelle elezioni presidenziali americane il sostituto è un uomo di fiducia del candidato, e parla a suo nome negli appuntamenti ai quali il candidato non può partecipare personalmente

martedì 21 ottobre 2008

Il razzismo dello stato ebraico


IL SILENZIO DELL’OCCIDENTE VERSO LE INACCETTABILI DISCRIMINAZIONI RAZZIALI D’ISRAELE[1]

Di Adri Nieuwhof, The Electronic Intifada, 20 Ottobre 2008

Nel 1965, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò la Convenzione per l’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione Razziale (CERD). Questa convenzione definisce la discriminazione razziale come: “ogni distinzione, esclusione, restrizione, o preferenza basate sulla razza, il colore, la discendenza, o l’origine etnica o nazionale, che ha lo scopo o l’effetto di annullare o di intaccare il riconoscimento, il godimento, o l’esercizio, su basi di eguaglianza, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in ambito politico, economico, sociale, o in ogni altro campo della vita pubblica”. Essa afferma la convinzione che ogni dottrina di superiorità basata sulle differenze razziali è falsa, moralmente condannabile, socialmente ingiusta e pericolosa, e che non c’è giustificazione per la discriminazione razziale, in teoria o in pratica, in nessun caso. Israele ha accettato volontariamente l’obbligo di cooperare a questi obbiettivi con la ratifica del CERD nel 1979. Eppure, i palestinesi non hanno ancora tratto beneficio da questa convenzione.

Né hanno goduto di miglioramenti rispetto ai diritti di eguaglianza dall’epoca del primo Convegno Mondiale Contro il Razzismo del 2001. La Dichiarazione di Durban e il Programma di Azione adottati al Convegno hanno affermato il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e al rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario, e hanno chiesto la fine della violenza e il riconoscimento del diritto alla sicurezza per tutti, nella regione. All’inizio di Ottobre del 2008, Navy Pillay, Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, sudafricano, ha confermato che il convegno per la revisione di Durban, indetto per valutare e accelerare i progressi dell’attuazione del Programma di Azione, avrà luogo nell’Aprile del 2009.

Israele è uno dei pochi paesi che non hanno una costituzione, avendo invece adottato una serie di Leggi Fondamentali. La discriminazione razziale istituzionalizzata dei palestinesi in Israele è facilitata dalla “Legge del Ritorno”, che “garantisce a ogni ebreo, dovunque sia, il diritto di venire in Israele e di diventare cittadino israeliano”. Questo diritto è stato esteso “per includere il figlio e il nipote di un ebreo, la moglie del figlio di un ebreo, e la moglie del nipote”.

Mentre la “Legge del Ritorno” è generosa verso l’immigrazione di ebrei provenienti da tutto il mondo, discrimina i palestinesi che sono effettivamente nati nella terra [di Palestina] e i loro discendenti. Centinaia di migliaia di profughi palestinesi che sono fuggiti dalle violenze e dalle aggressioni delle milizie sioniste e delle forze israeliane, dal 1948 fino a oggi, sono stati tagliati fuori dalla propria terra e dai propri possedimenti all’interno di Israele. La “Legge del Ritorno” non riconosce il loro diritto al ritorno, semplicemente perché non sono ebrei. Ancora oggi, ai palestinesi non viene permesso di ritornare nei loro villaggi.

Un altro esempio di discriminazione razziale istituzionalizzata in Israele è una legge provvisoria approvata dalla Knesset nel 2003 per impedire ai palestinesi provenienti dai Territori Occupati (la Cisgiordania e la Striscia di Gaza), e che hanno sposato cittadini israeliani, di vivere in Israele. Di conseguenza, i cittadini palestinesi di nazionalità israeliana che hanno sposato dei palestinesi residenti nei Territori Occupati dovranno anch’essi trasferirsi lì, o vivere separati dai propri mariti o dalle proprie mogli. La Legge permette agli uomini sposati a partire dai 35 anni e alle donne sposate a partire dai 25 anni di chiedere dei permessi di visita temporanea in Israele. Tuttavia, ai bambini nati da questi matrimoni verrà negata la cittadinanza allo scoccare dei 12 anni e saranno costretti ad andar via da Israele. Questa legge “provvisoria” è stata prorogata dalla Knesset nel 2007.

Il Centro Mossawa, che lavora per promuovere l’eguaglianza dei palestinesi di nazionalità israeliana, citando le statistiche del Ministero dell’Interno israeliano, ha affermato che la legge ha colpito almeno 21.298 famiglie, incluse coppie con matrimoni di lunga data le cui richieste di permesso di residenza erano in sospeso. Così, mentre la Legge del Ritorno ha lo scopo di facilitare l’unità delle famiglie ebree, l’unità delle famiglie palestinesi di nazionalità israeliana è stata ulteriormente ostacolata da questa legge “temporanea”.

La discriminazione razziale istituzionale dei palestinesi da parte di Israele viene attuata anche nei Territori Occupati. Dal 1967, il governo israeliano ha attivamente incoraggiato e facilitato l’afflusso di oltre 450.000 coloni ebrei in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, in chiara violazione del diritto internazionale. In netto contrasto, i palestinesi vengono sottoposti ad un trattamento differente. Nel 1967, 70.000 palestinesi vennero privati del loro diritto di risiedere in Cisgiordania e a Gaza, perché non si trovavano nei Territori Occupati durante il censimento israeliano successivo alla guerra di Giugno. Le richieste per i ricongiungimenti familiari con mogli o figli stranieri devono essere sottoposte alle autorità israeliane da un parente stretto residente nei Territori Occupati. Il processo di ricongiungimento delle famiglie può richiedere numerosi anni, e nel frattempo le persone cercano di stare con le loro famiglie inoltrando ripetutamente dei visti turistici di tre mesi. Tuttavia, Israele ha congelato nei Territori Occupati tutte le procedure di ricongiungimento dopo lo scoppio della seconda Intifada palestinese del Settembre del 2000. Le richieste di ricongiungimento non sono state più esaminate, e i permessi di soggiorno per le persone interessate non sono stati più rilasciati, separando le mogli e i figli dalle loro famiglie. Come gesto di buona volontà nel corso dei negoziati israeliani-palestinesi, Israele ha accolto circa 32.000 richieste di ricongiungimento familiare in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza dall’Ottobre del 2007. La maggior parte delle richieste accolte riguardavano palestinesi che stavano con le loro famiglie dopo che il loro permesso di soggiorno era scaduto. Tuttavia, secondo B’Tselem, quasi 90.000 persone stanno ancora aspettando una decisione sulla propria richiesta di ricongiungimento.

Gli Stati Uniti, il Canada e Israele si sono ritirati dal processo globale teso a eliminare la discriminazione razziale. Verranno probabilmente seguiti dai paesi dell’Unione Europea se il caso della discriminazione razziale contro i palestinesi verrà messo all’ordine del giorno. Tuttavia, gli appelli dei Premi Nobel per la Pace, Martin Luther King Jr., Nelson Mandela e Desmond Tutu, a combattere la discriminazione razziale non hanno perso la loro forza e sono ancora validi. Ad una conferenza-stampa dopo il meeting dello Human Rights Council delle Nazioni Unite, tenutosi lo scorso Settembre, Tutu ha detto: “Penso che l’Occidente, abbastanza giustamente, si senta contrito, pentito, per la sua orribile connivenza con l’Olocausto. Il prezzo viene pagato dai palestinesi. Spero solo che i cittadini comuni dell’Occidente si sveglino e dicano “Rifiutiamo di prendere parte a questa cosa””. Il silenzio e l’indifferenza della comunità internazionale verso la discriminazione razziale di Israele contro i palestinesi è un colpo a tutti quelli che non possono accettare l’ingiustizia e i comportamenti iniqui, sia da parte degli individui che degli stati. Inoltre, come Martin Luther King Jr. ha detto sulla discriminazione razziale contro gli afro-americani negli Stati Uniti, “l’ingiustizia, dovunque sia, è una minaccia alla giustizia, dovunque sia”.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://electronicintifada.net/v2/article9902.shtml

La Israel lobby d'Inghilterra


L’INFLUENZA DI ISRAELE A WESTMINSTER[1]

Di Janine Roberts, 2008

Noi inglesi non siamo come gli americani – non sopporteremmo di avere dei lobbisti israeliani che stanno addosso ai nostri politici come accade a Washington, acquisendo perciò potere. Perché potrebbero influenzare le nostre decisioni di politica estera! L’influenza di Israele a Washington è ben documentata. Viene esercitata sia da potenti organizzazioni apertamente ebraiche che, sempre più, da organizzazioni cristiano-sioniste.

A Gerusalemme, due settimane fa, sono arrivati 600 cristiani sionisti per celebrare l’anniversario d’Israele, a nome di una potente lobby americana pro-israeliana, che afferma di rappresentare 40 milioni di cristiani ed è chiamata Christians United for Israel [Cristiani Uniti per Israele], guidata dal reverendo miliardario John Hagee – capo di una chiesa texana e di un’emittente televisiva largamente diffusa. La loro organizzazione è plasmata sull’American Israel Public Affairs Committee [Comitato per gli Affari Pubblici Americano-Israeliano](AIPAC), il cui convegno a Washington l’anno scorso ha riunito 6.000 partecipanti.

I cristiani hanno detto che a Israele spetta tutta Gerusalemme – e dopo aver sfilato per Jaffa Street portando bandiere americane e israeliane, un centinaio di essi si sono recati il 3 Aprile presso l’importante insediamento israeliano di Ariel per partecipare ad un party nel quale figuravano cowgirls danzanti fornite loro dal sindaco di Ariel in ringraziamento per i milioni di dollari che gli erano stati donati per il suo “nuovo grande centro sportivo e ricreativo”, con il nome del reverendo [Hagee] messo in evidenza all’ingresso.

Hagee ha dichiarato: “Sono entusiasta di essere ad Ariel stasera, il cuore dell’America in Giudea e in Samaria”. Dopodiché, in un incontro a Gerusalemme con Benjamin Netanyahu, capo del Likud e grande amico di Hagee, il 9 Aprile sono state annunciate ulteriori donazioni per 6 milioni di dollari a varie iniziative israeliane.

Il pastore ha dichiarato: “Cedere Gerusalemme, tutta o in parte, ai palestinesi equivarrebbe a cederla ai talebani”.

Il suo convegno annuale a Washington del 2007 ha riunito più di 4.250 partecipanti. Il momento clou del convegno è stata l’”apparizione a sorpresa”, insieme ad Hagee, del senatore John McCain, il candidato repubblicano alla Presidenza. La sua battuta iniziale è stata: “E’ difficile compiere l’opera del Signore nella città di Satana”. Ha ricevuto sette standing ovation.

Barack Obama, sotto la pressione della Israel lobby ha preso la seguente posizione: “Nessuno ha sofferto più del popolo palestinese dell’incapacità da parte della leadership palestinese di riconoscere Israele”. Hillary Clinton ha fatto di più. Ha chiesto “Una Gerusalemme indivisa come capitale di Israele” ed è perciò diventata la candidata preferita dai sionisti. Dal 2004, Obama ha ricevuto 93.700 dollari dall’AIPAC, mentre Hillary ne ha ricevuti 349.043.

Tuttavia – e questa è una notizia migliore – il giorno prima della visita di Hagee a Ariel, il rabbino Eric Yoffie, presidente dell’Union for Reform Judaism [Unione dell’Ebraismo Riformato], la più grande organizzazione ebraica negli Stati Uniti, con oltre un milione e mezzo di associati, ha condannato Hagee e i suoi seguaci per il loro estremismo religioso.

Ma niente del genere è mai accaduto qui in Inghilterra. Giusto?

E invece no: per certi versi la lobby sionista di questo paese ha avuto persino più successo – non solo dal punto di vista storico, avendo ottenuto la Dichiarazione Balfour, ma soprattutto in tempi molto più attuali. Negli Stati Uniti vi sono 13 ebrei al Senato e 30 alla Camera dei Deputati, mentre in Inghilterra, dove abbiamo una comunità ebraica 20 volte più piccola, in Parlamento vi sono molti più ebrei. Ve ne sono 18 alla Camera dei Comuni e 41 alla Camera dei Lord. E’ la più alta rappresentanza ebraica dell’Occidente, e questo risultato è dovuto in parte alla protezione di Tony Blair.

Prima che venisse fondato il New Labour, il Partito Laburista era molto più solidale con i palestinesi. Jon Mendelsohn, dei Labour Friends of Israel [Amici Laburisti d’Israele, d’ora in avanti citati come LFI], ha spiegato come è cambiata la situazione: “Blair ha messo sotto tiro l’ostilità anti-israeliana che esisteva nel Partito Laburista. Il Vecchio Labour era per una politica di “cowboy e indiani”, nella quale si preferiva sostenere i più deboli, ma l’ambiente è cambiato. Il New Labour è pervaso dal sionismo. E’ automatico che Blair partecipi ai meeting dei LFI”.

Uno dei primi atti di Blair, una volta diventato deputato nel 1983, fu di unirsi ai LFI. Ma il cambiamento decisivo avvenne solo quando prese il controllo del Labour Party. Per attuare la sua politica, doveva cercare di ridimensionare il peso finanziario dei sindacati. Per questo aveva bisogno di un alleato con grandi mezzi economici.

Nel 1994, un suo amico e collega, Eldred Tabachnik, ex presidente del Board of Deputies of British Jews [Consiglio dei rappresentanti degli ebrei inglesi], lo presentò a Michael Levy, un magnate della musica pop nonché finanziatore delle iniziative ebraiche e israeliane, membro della Jewish Agency World Board of Governors [Consiglio Mondiale Ebraico dei Governatori], e membro del consiglio d’amministrazione dell’Holocaust Educational Trust [Trust Educativo per l'Olocausto]. Si trattò di una cena ospitata dal diplomatico israeliano Gideon Meir.

Poco dopo Blair venne invitato nella sontuosa casa di Levy e nei suoi campi da tennis. Secondo Andrew Porter, di The Business, Levy espresse la sua disponibilità “a raccogliere grandi somme di denaro per il partito” con “la tacita intesa che il Labour non sarebbe più stato, sotto la guida di Blair, anti-israeliano”.

Risultato: Levy gestì l’ufficio per la raccolta-fondi del Labour per finanziare la campagna elettorale di Blair nel 1997. Levy in effetti rese possibile il New Labour. Per questo venne immediatamente premiato, come pure altri finanziatori, con il titolo di Pari. Levy si è definito come un “eminente sionista internazionale” e da allora ha elogiato Blair per il suo “sostegno solido e devoto a Israele”.

Ma Blair aveva un bisogno continuo di finanziamenti se voleva ridurre l’influenza dei sindacati e, pare, aveva bisogno di nascondere le sue fonti per non essere contestato. Uno degli esponenti più conosciuti dei LFI è David Abrahams, un immobiliarista. Il Presidente della Zionist Federation, Eric Moonman, garantisce per lui: “Conosco bene David e ho viaggiato con lui molte volte”. Abrahams prese parte al compito di finanziare segretamente il New Labour. Ha dato al partito più di 650.000 sterline con i nomi di altre quattro persone – un’iniziativa riconosciuta illegale dal Primo Ministro Gordon Brown, ma che non ha avuto conseguenze penali.

Abrahams ha detto di voler rimanere anonimo perché è un “privato”. Ma al Jewish Chronicle ha detto molto di più. Ha detto di aver dato il denaro al Labour segretamente perché non voleva che il “denaro ebraico” e il Labour venissero collegati, pensando che la gente avrebbe sospettato un complotto ebraico.

I funzionari del Labour all’inizio hanno detto di conoscere questi metodi segreti ma da allora sono emerse le prove che Abrahams era all’epoca a stretto contatto con il consulente elettorale del Primo Ministro Gordon Brown, Jon Mendelsohn, che è anche l’ex presidente dei LFI. Altri membri di questo gruppo hanno fornito denaro. Lord Sainsbury ha dato un milione di sterline. Levy dal 2001 ha raccolto 15 milioni. Così la Israel lobby ha aiutato il Labour a spezzare il potere dei sindacati, in cambio di una riformulazione dell’intera scena politica inglese a vantaggio di Israele.

Sorprendentemente, quando sono stati scoperte, la stampa ha trattato queste donazioni segrete con i guanti bianchi. Solo in pochi hanno chiesto che cosa la Israel lobby sperava di guadagnare da tali massicce donazioni. Nessuno ha chiesto, a quanto mi risulta, se era stato Tony Blair a volere che queste donazioni rimanessero segrete – e in tal caso, perché? In pochi hanno ipotizzato implicazioni di politica estera.

Poiché ora sappiamo che l’Iraq non è mai stato una minaccia per l’Inghilterra – ma lo era, almeno potenzialmente, per Israele, Blair ha detto al suo pubblico ebraico che “un Iraq stabile sarà una buona notizia per Israele”. Si è anche astenuto dal fare qualunque cosa per porre termine ai combattimenti mentre Israele stava bombardando il Libano.

Levy è diventato il nostro “inviato speciale” in Medio Oriente, nonostante abbia un serio conflitto di interessi. E’ stato ritenuto in grado di poter negoziare in modo imparziale tra palestinesi e israeliani, eppure ha finanziato l’ex Primo Ministro israeliano Ehud Barak e ha fatto il lobbista di Israele in Inghilterra. In Israele ha interessi e una casa, e si definisce un “sionista internazionale”.

Un annuncio elettorale del Labour sul Jewish Chronicle ha vantato un record di 57 deputati che hanno visitato Israele dal 1997, la maggior parte dei quali con (e finanziati da) i LFI, andati a ingrossare alla Camera le fila dei deputati favorevoli a confermare lo status quo in Medio Oriente. Il Labour ha più deputati di ogni altro partito ad aver visitato Israele. L’annuncio vantava anche che la legge sul terrorismo del 2000 – per la quale i LFI hanno attivamente fatto pressioni – “proscrive organizzazioni terroristiche come Hamas, Hezbollah e la Jihad islamica palestinese”, tutte organizzazioni nemiche di Israele piuttosto che dell’Inghilterra.

Gordon Brown

Gordon Brown è coinvolto nel sionismo persino più di Tony Blair. E’ qualcosa con cui è cresciuto dall’infanzia. Ad un recente incontro ha detto: “Sono orgoglioso di essere membro dei LFI da tre decenni. Mio padre trascorreva molte settimane in Israele, era il presidente della Church of Scotland’s Israel Committee [Comitato israeliano della Chiesa di Scozia]. Ha continuato le sue visite due volte all’anno per più di venti anni”.

Gordon Brown ha detto in un discorso: “Sono cresciuto con le diapositive di un vecchio proiettore, tutte queste foto sulla storia d’Israele che lui portava, e libri su Israele, e ho imparato presto e direttamente da mio padre le battaglie, i sacrifici e le conquiste del nuovo stato d’Israele e del popolo di Israele. Così vi voglio solo dire che è con degli amici di Israele che sono cresciuto, nella consapevolezza che il futuro di Israele non riguarda solo Israele ma riguarda il mondo intero e che continuerò a fare quello che posso per difendere Israele…”.

Ha anche detto: “Sono cresciuto colpito dalle sofferenze e dal coraggio del popolo ebreo, consapevole delle grandi conquiste raggiunte con la creazione dello stato d’Israele, e soprattutto con la consapevolezza che, qualunque ne sia l’origine, la discriminazione debba essere combattuta in tutte le sue forme”.

Uno dei primi atti da Primo Ministro di Gordon Brown è stato quello di accettare la carica di Patrono del Jewish National Fund [Fondo nazionale ebraico] fondato nel 1901. Il governo israeliano ha venduto a questo Fondo la terra sequestrata ai profughi arabi – rendendola poi disponibile solo per gli ebrei che la volevano colonizzare. Ha piantato foreste al posto degli alberi di olivi sradicati dai precedenti insediamenti palestinesi. Esso detiene il 14% della terra d’Israele.

Brown ha poi annunciato che due bambini di ogni scuola media verranno finanziati per andare a visitare il campo della morte di Auschwitz. Per questo l’Holocaust National Trust lo ha premiato. Sta anche sostenendo progetti economici per la Cisgiordania patrocinati dal Portland Trust di Sir Roland Cohen.

Ma sono le nomine di Brown ad essere molto più preoccupanti. Ha garantito la prosecuzione dei finanziamenti ebraici al New Labour nominando Mendelsohn dei LFI quale principale raccoglitore di fondi per le prossime elezioni. Ha anche nominato l’ex ambasciatore inglese in Israele, Simon McDonald, quale principale consigliere di politica estera. Israele ha espresso la propria soddisfazione per la scelta, dicendo che è “un vero amico d’Israele”.

Ha anche nominato James Purnell, presidente dei LFI dal 2002 al 2004, quale Ministro della Cultura, dei Media e dello Sport, affidandogli la supervisione della BBC e degli altri media inglesi. In una lettera pubblicata su Prospect nel Dicembre del 2004, Purnell ha detto: “Qualcuno sta cercando di trasformare Israele in un malfattore globale, il nuovo regime “paria” al posto del Sudafrica dell’epoca dell’apartheid. Quando qualcuno parla come se Israele fosse da condannare totalmente, io chiedo perché. La sola risposta che ricevo è c’è qualcosa di profondo nella nostra memoria culturale che ci rende predisposti a condannare Israele”. (Nel 2008 Brown ha nominato Purnell Ministro del Lavoro).

Gordon Brown ha dato a Jim Murphy, già presidente dei LFI dal 2000 al 2002, l’incarico di Ministro per l’Europa con la responsabilità della BBC World Service e del British Council. La cosa più preoccupante, è che il suo nuovo responsabile del Medio Oriente è Kim Howells, ex presidente dei LFI. L’attuale direttore dei LFI è David Mencer, un ex volontario della Israeli Defence Force.

I LFI hanno ora una presenza importante nella Camera dei Comuni e sono considerati un trampolino di lancio dai politici. I ricevimenti indetti dalla lobby vantano di solito un enorme affluenza, con ospiti quali Gordon Brown, l’ambasciatore d’Israele e il vice-Ministro della Difesa d’Israele. Ai congressi del Labour il Primo Ministro partecipa alle riunioni dei LFI, e così fanno un buon numero di membri del Gabinetto. Queste presenze di alto livello sono rare in appuntamenti più marginali.

Lo Smith Institute, che è il Think-Tank politico del Labour, è ora sotto l’influenza dominante della Israel lobby. Il suo presidente è Lord Haskel, che è anche membro dell’Esecutivo Parlamentare dei LFI. Il Consiglio dello Smith Institute comprende la Baronessa Meta Ramsay, funzionaria di lungo corso del servizio di intelligence MI-6, che è anche presidente dei LFI alla Camera dei Lord, e Tony Blair, che adesso è ovviamente l’Inviato del Quartetto in Medio Oriente.

I suoi esponenti monitorano attivamente i media e cercano di eliminare le critiche a Israele. Così un presunto riferimento a Israele quale questo “piccolo paese merdoso” fatto dall’ambasciatore francese ad un ricevimento tenuto da Contrad Black ha subito provocato una risposta dai LFI che hanno chiesto il licenziamento dell’ambasciatore. Allo stesso modo hanno preparato un dossier su Ken Livingstone.

Yasmin Alibhai-Brown sembra essere la sola giornalista “mainstream” ad aver osato contestare i LFI. In un articolo intitolato “Questi lobbisti e la loro influenza dietro le quinte dovrebbero metterci a disagio”, pubblicato il 3 Dicembre del 2007, ella ha detto:

“Scusatemi per la domanda. Forse non dovrei. Per avere una vita tranquilla, alcune cose, lo sapete, è meglio non dirle. Sono nervosa? Altro che! Ma queste questioni non possono essere accantonate o subite passivamente. Mi stanno preoccupando da quando la fila di donazioni al Partito Laburista si è interrotta la scorsa settimana. Le sollevo qui in buona fede. Non voglio attirare l’ira di Mosè su di me e sento già le accuse di antisemitismo perché oso sollevare la questione: C’è qualcuno che può spiegare qual è esattamente il ruolo dei LFI nella nostra vita politica? E anche quello dei loro gemelli, i Conservative Friends of Israel [Amici Conservatori d’Israele] (CFI)?

“In una democrazia aperta, abbiamo il diritto di fare queste domande – in realtà, è un dovere. David Abrahams, lo strano manipolatore al centro dello scalpore provocato dai fondi, era una volta il Boss dei LFI; e così Jon Mendelsohn, il furbo organizzatore scelto da Gordon Brown per raccogliere “risorse elettorali” per finanziare la prossima vittoria laburista. Anche Lord Levy è una figura-chiave dei LFI. Abbiamo assistito alla tortuosa indagine di polizia sugli affari dei Pari durante le indagini sul traffico delle onorificenze, ma non c’è stato mai nessuna indagine del legame di Levy con i LFI e di come questo possa aver portato all’offerta della sua posizione prestigiosa come inviato in Medio Oriente, fattagli dal suo partner di tennis, Tony Blair.

“Mendelsohn è un ardente sionista e un famigerato lobbista, descritto dal Jewish Chronicle come “uno dei broker con più conoscenze”. Così possiamo ritenere che i LFI esercitino un ruolo nel plasmare la nostra politica estera in Medio Oriente – attualmente la polveriera più infiammabile del mondo.

“E questo non è né giusto né leale. I LFI devono, per definizione, essere partigiani. Esistono per presentare l’opinione ufficiale di Israele; non possono essere morbidi o premurosi con il “nemico”. Oserei dire che la miserabile performance di Tony Blair durante l’ultimo attacco di Israele al Libano è in parte il risultato delle relazioni privilegiate che lui aveva con i LFI. E’ sbalorditivo che abbiamo permesso loro di diffondersi nei corridoi del potere instillando loro l’aria che vi hanno respirato. Questa corruzione non ha odore né colore. E’ mortifera e deve essere bloccata alla fonte”.

Un recente successo dei LFI

Hanno fatto pressioni energiche e potenti affinché l’Inghilterra e l’Unione Europea tagliassero gli aiuti finanziari alla Striscia di Gaza fino a quando il governo eletto di Hamas rimarrà al potere. Così condividono con Israele la responsabilità delle attuali condizioni di vita atroci e miserabili di Gaza, inclusa la morte dei bambini, ai quali non viene permesso di essere ricoverati negli ospedali israeliani mentre gli ospedali di Gaza vengono privati dei rifornimenti medici.

I LFI hanno impartito al partito le seguenti istruzioni:

“Il manifesto elettorale di Hamas è più morbido del suo statuto, nel senso che non chiede esplicitamente la distruzione dello stato d’Israele. Ma auspica ancora il proseguimento della lotta armata e non offre nulla più di una lunga tregua in cambio del ritorno israeliano ai confini del 1967 e la fondazione di uno stato palestinese con Gerusalemme come capitale. Israele viene tollerata come una malaugurata realtà, ma il suo diritto a esistere non viene riconosciuto. Questo rifiuto a riconoscere la legittimità di Israele o qualunque accordo siglato con essa dall’OLP, e la sua insistenza per la continuazione della lotta armata, rende difficile immaginare un futuro governo di Hamas quale partner per negoziati di pace, non solo con Israele, ma agli occhi della comunità internazionale. Di conseguenza, gli Stati Uniti, il Quartetto e l’Unione Europea, mentre hanno espresso compiacimento per il processo di democratizzazione della Palestina, hanno tutti avvertito che, senza la rinuncia al terrorismo e il riconoscimento di Israele, non vi saranno negoziati con un governo formato da Hamas. Costringere Hamas a cambiare posizione, dipende, in larga misura, da questo fronte unito della comunità internazionale.
"La raccomandazione dei LFI…Per un’economia che dipende in modo così pesante dagli aiuti esteri – per la bellezza di un miliardo di dollari all’anno da paesi donatori e di ulteriori 55 milioni ogni mese dalle tasse raccolte da Israele – la revoca degli aiuti metterebbe una grande pressione sul governo di Hamas che ha rifiutato di cambiare la sua politica.
"Tuttavia, la comunità internazionale e Israele non possono nella pratica fermare completamente il trasferimento del denaro poiché potrebbe spingere l’economia palestinese, oltre la prolungata crisi umanitaria per la quale soffre attualmente, fino al disastro totale”.

Mentre per quanto riguarda i Tories

Il direttore politico dei Conservative Friends of Israel afferma che, con oltre 2000 membri e sostenitori registrati, insieme all’80% dei parlamentari conservatori, essi sono ora il più grande gruppo associato al partito. Essi inviano in Israele sei delegazioni all’anno – pagate dall’organizzazione. Sono impegnati in un’intensa attivita di lobbying – inclusa la fornitura di note informative per Brown. Si tengono in costante contatto con l’ambasciata d’Israele.

Il loro sito web è rumorosamente anti-Hezbollah, e conducono un attento esame di tutti i nuovi candidati al parlamento. “Dentro al Partito Conservatore, sosteniamo i candidati attivamente, specialmente nei collegi elettorali marginali. Il nostro programma per potenziali candidati al parlamento fornisce istruzioni settimanali, eventi con oratori, e la possibilità di partecipare alle delegazioni che vanno in Israele. I nostri membri forniscono sostegno finanziario e aiuto elettorale dove ce n’è bisogno”.

Robert Halfon è il direttore dei Conservative Friends of Israel, ed è stato velocemente ricandidato a Harlow per le prossime elezioni.

David Cameron, leader del Partito Conservatore, ha affermato: “Sono orgoglioso non solo di essere un Conservatore, ma un Conservatore Amico di Israele; e sono orgoglioso del ruolo-chiave che i CFI esercitano nel nostro partito”. Il suo recente tour in Israele è iniziato con un volo di due ore con elicottero Black Hawk insieme al Ministro della Difesa israeliano per vedere i confini del paese.

Il deputato Liam Fox, Ministro Ombra della Difesa, ha affermato: “I nemici di Israele sono i nostri nemici e questa è una battaglia in cui o restiamo tutti insieme o che perderemo se saremo divisi”. Non ha detto che dal 2000 vi è stato un numero di palestinesi uccisi quattro volte maggiore di quello israeliano, e un numero di bambini palestinesi uccisi dieci volte maggiore di quello israeliano.

I liberaldemocratici

Hanno anch’essi un gruppo parlamentare di “Amici di Israele” e il suo sito web è rumorosamente pro-Israele – in realtà molto più di quello dei loro omologhi laburisti. E’ stato il primo gruppo del genere a essere fondato. Dichiara che il suo primo obbiettivo è “influenzare la politica del Partito sul Medio Oriente in modo da porre una priorità elevata per il diritto di Israele alla pace e alla sicurezza”.

Incredibilmente, dichiara anche che è un “mito” che Israele “occupi” la Cisgiordania e che è un “mito” che “gli ebrei abbiano creato il problema dei rifugiati espellendo i palestinesi”.

Gli Amici Cristiani di Israele

E’ un’organizzazione internazionale con basi in circa venti paesi. In Inghilterra ha legami particolarmente stretti con i Tory Friends of Israel, aiutandoli a presidiare il loro stand nelle cerimonie del partito, e soprattutto aiutandoli ad assicurarsi che i futuri parlamentari conservatori vengano selezionati anche per il loro sostegno a Israele. Organizza frequenti tour in Israele.

Afferma di essere “un ministero con un duplice obbiettivo. Cerchiamo di: 1. Benedire Israele con il sostegno pratico e morale. 2. Servire la Chiesa con l’insegnamento e le risorse sull’amore e sui progetti di Dio per Israele e sulle radici ebraiche della nostra fede”. I suoi affiliati perciò insegnano l’ebraico, pregano in ebraico, e utilizzano nei loro rituali molti elementi ebraici.
Nel loro sito web insegnano che:

“L’Impero inglese è scomparso perché non è stato più amico del popolo ebreo, ma è diventato suo nemico, usando sia la Marina che l’Aviazione per cercare di impedire che i sopravvissuti dell’Olocausto raggiungessero la terra promessa”.

Due commenti sui gruppi madre americani

Nancy Roman, direttrice del programma di Washington del Council on Foreign Relations: “Parte di quello che sta accadendo è che la comunità evangelica degli Stati Uniti sta diventando più coinvolta nel processo politico…Mentre la chiesa consigliava le persone a non impegnarsi in politica, molte chiese ora consigliano l’opposto…E’ importante e avrà un’enorme influenza nel corso del tempo sulla politica estera”.

Michelle Goldberg, autrice di Kingdom Coming: The Rise of Christian Nationalism [La venuta del Regno: l'ascesa del nazionalismo cristiano], dice che “il sionismo cristiano è responsabile del sostegno americano ad alcune delle più irredentiste posizioni israeliane”, inclusa l’espansione delle colonie israeliane nei territori occupati, evidenziando la forte influenza dei cristiani evangelici nel plasmare la politica statunitense in Medio Oriente. Ella dice che l’influenza del movimento è anche più forte che quella della lobby ebraica, l’AIPAC. “L’influenza di Hagee consiste nel fare in modo che l’opinione pubblica americana sostenga l’atteggiamento completamente unilaterale e aggressivamente pro-israeliano del governo. Questi gruppi hanno molta più influenza dell’AIPAC o della cosiddetta Israel lobby”.

Non dimentichiamo l’Unione Europea

Benita Ferrero Waldner, la commissaria per le relazioni esterne della UE, ha detto di essere più entusiasta a favorire legami più stretti con Israele che con quasi ogni altro paese dell’area mediterranea. Osservando che “Israele è più vicino all’Unione Europea come mai in precedenza”, ha detto che “un gruppo di riflessione” sta studiando come le relazioni fra le due parti possano essere potenziate fino a “uno status davvero speciale”. Mentre sono state costituite delle commissioni ufficiali per affrontare le questioni relative ai diritti umani in Marocco e in Giordania, Israele viene trattato di solito come un membro dell’Europa, nonostante ne sia al di fuori – proprio come per il calcio e per le competizioni in eurovisione – e tuttavia la sua costituzione fondata sulla religione è un impedimento alla piena membership.

Il popolo palestinese ha pagato un prezzo molto alto per l’ascesa del New Labour – ed è sicuramente ora di capovolgere tutto ciò.


[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.palestinechronicle.com/view_article_details.php?id=13821

lunedì 20 ottobre 2008

Inghilterra: in arrivo un'altra legge-bavaglio


UNA NUOVA LEGGE PREVEDE CHE I COMMENTI ANTI-GAY POSSANO PORTARE A SETTE ANNI DI PRIGIONE[1]

Di Steve Doughty e James Slack, 8 Ottobre 2008

Istigare all’odio contro gli omosessuali sta per diventare un reato punibile con una condanna a sette anni di prigione, in base a una legge annunciata la notte scorsa.

Il provvedimento – simile a leggi già in vigore che proibiscono la persecuzione per motivi religiosi o razziali – colpevolizzerà coloro che esprimeranno le loro opinioni in modi che possono portare a prepotenze e a molestie contro i gay.

Il massimo della pena è più elevato della media dei circa cinque anni previsti per gli stupratori.

L’annuncio ha allargato la divisione tra gli opposti sostenitori della libertà di parola e dei diritti dei gay.

I gruppi dei cristiani l’hanno condannata come “una legge che permette di rinchiudere i cristiani per quello che professano”.

Ma il gruppo di pressione dei gay Stonewall sostiene che quelli che disapprovano gli omosessuali non hanno nulla da temere dalla legge se esprimono le loro opinioni in modo “moderato” e “educato”.

Il Ministro della Giustizia Jack Straw ha detto ai parlamentari che la legge contro la vessazione dei gay verrà inclusa come emendamento nel disegno di legge sulla Giustizia Penale e l’Immigrazione attualmente all’esame del Parlamento, sebbene i ministri non ne abbiano ancora deciso la formulazione.

Straw ha detto: “E’ una misura di quanto lontano siamo giunti come società negli ultimi dieci anni, che ci fa inorridire per l’odio e le invettive rivolte alle persone in base alla loro sessualità”.

“E’ tempo che la legge ne prenda atto”.

Ha prospettato l’eventualità di ampliare la legge per comprendervi anche i transgender e i disabili.

La nuova legge mira a colpire quelli che non istigano apertamente a prendere di mira o a discriminare gli omosessuali, poiché questo è già previsto dalle leggi esistenti sull’istigazione.

In questo caso, alla polizia verrà permesso di perseguire quelli checreano un’atmosfera o un clima” in cui l’odio e le prevaricazioni possono venire perpetrati. I funzionari hanno detto che non verrebbe proibita la critica dei gay, delle lesbiche e dei bisessuali, o il linguaggio scherzoso.

La decisione finale su chi avràpassato il segnospetterà alla polizia.

La legislazione penale sulle molestie ai gay fa seguito ai recenti Regolamenti sull’Orientamento Sessuale che rendono la discriminazione contro i gay un reato ai sensi del diritto civile.

La notte scorsa un portavoce del governo ha detto: “Stiamo esaminando tutta la legislazione per fare in modo che essa salvaguardi la sicurezza e i diritti delle minoranze senza rischiare di sollevare preoccupazioni più estese per la libertà di espressione, inclusa l’espressione delle fedi religiose”.

Ma il capo di Stonewall Ben Summerskill ha detto: “Siamo categorici nel dire che questo non è un provvedimento che impedisca di esprimere le proprie opinioni religiose in modo moderato”.

“E’ concepito per impedire alla persone di istigare all’odio, che questo avvenga con le canzoni di un rap o con le organizzazioni musulmane quando distribuiscono volantini dicendo che tutti gli omosessuali sono pedofili”.

Ai genitori verrà detto se un pedofilo che costituisce una minaccia per i propri figli si trasferirà a casa loro o nella loro strada, in base agli emendamenti al disegno di legge sulla Giustizia Penale e sull’Immigrazione presentati la notte scorsa.

Ma non esiste ancora il diritto da parte dei genitori di chiedere se c’è un pedofilo che vive nelle vicinanze, come chiesto dagli attivisti della “Legge di Sarah”, dopo l’omicidio di Sarah Paine sette anni fa.

[1] http://www.dailymail.co.uk/news/article-486452/New-law-means-anti-gay-comments-lead-seven-years-jail.html

domenica 19 ottobre 2008

ZERO - Inchiesta sull'11 Settembre


Ieri sera ho visto il DVD, disponibile da qualche giorno nelle edicole, di ZERO - Inchiesta sull'11 Settembre. E' sicuramente un lavoro brillante e che pone domande legittime. Come si sa, ad esso hanno collaborato - oltre ai giornalisti del gruppo di Giulietto Chiesa - anche note personalità come Dario Fo, Lella Costa e Moni Ovadia.

Dell'argomento mi sono occupato solo marginalmente, avendo letto un paio di libri (quello a cura di Giulietto Chiesa e quello di Webster Tarpley) ma ho notato che i critici della versione ufficiale vengono non solo tacciati di "negazionismo", analogamente ai revisionisti dell'Olocausto, ma anche paragonati a questi ultimi. L'accusa e il paragone sono stati fatti da personaggi di notoria malafede (http://http//www.cesnur.org/2008/1109.htm) e con intenzioni scopertamente malevole, certo, ma bisogna dire che in questo accostamento c'è un fondo di verità.

Se infatti le cose dette da Fo, da Chiesa e da Ovadia sono giuste, allora vuol dire che la versione ufficiale degli avvenimenti di sette anni fa è una menzogna talmente gigantesca, l'inganno è talmente abissale, che qualcuno potrebbe cominciare a credere che quelli che ci hanno mentito sull'11 Settembre potrebbero averci mentito anche su altri eventi storici altrettanto "indiscutibili", a cominciare proprio dall'"Olocausto".

Di più, se come ripeto, siamo in presenza di una menzogna colossale da parte non solo del governo americano ma dell'intero Occidente, allora anche il dubbio diventa indicibile e intollerabile, e la contestazione viene equiparata ad un delitto di "lesa maestà": per questo gli autori di Zero sono tacciati di "negazionismo", esattamente come i revisionisti.

Sicuramente un ebreo come Moni Ovadia inorridirebbe al sentirsi paragonato a Faurisson, ma forse non si rende conto che il suo "antiamericanismo" nasce da un impulso analogo all'"antisemitismo" di Faurisson: quello di pensare con la propria testa, invece che con quella della maggioranza, per quanto schiacciante essa sia.

sabato 18 ottobre 2008

Parla la Volkswagen: la macchina di Haider forse manomessa


Il quotidiano inglese The Sun, di proprietà di Rupert Murdoch, ha pubblicato ieri un interessante articolo in cui si parla dei dubbi espressi dai costruttori della Volkswagen, la macchina guidata da Haider al momento dell'incidente, sulla morte del politico austriaco: http://http//www.thesun.co.uk/sol/homepage/news/article1820566.ece .

I responsabili della Volkswagen sostengono che il motore di quella macchina è uno dei più sicuri del mondo e che avrebbe dovuto superare l'impatto avvenuto a Klagenfurt. Hanno perciò inviato sul luogo dell'incidente i propri esperti ad esaminare i rottami e a verificare se vi sono tracce di sabotaggio.

I media continuano a dire che Haider era reduce da un party a base di alcol, ma gli organizzatori del party continuano a dire che Haider non era ubriaco quando è andato via.

Il portavoce della Volkswagen, Peter Thul, ha detto che qualcuno che aveva accesso alla chiave della macchina di Haider può aver manipolato l'impianto elettrico della vettura. Ha detto: "E' un fatto che Haider guidava troppo veloce ma una tale velocità su quella curva non è un problema per l'assetto della vettura".

"I modelli Phaetom e Audi A8 sono i più sicuri in assoluto. C'è bisogno della chiave per poter manipolare l'impianto elettrico, così qualcuno in un garage potrebbe averlo manomesso".

In Belgio chiesto un anno di galera per negazionismo


Il pubblico ministero ha chiesto venerdì un anno di prigione contro l'ex senatore del partito Vlaams Blok, Roland Raes, perseguito davanti al tribunale correzionale di Bruxelles per negazionismo http://http//www.7sur7.be/7s7/fr/1502/Belgique/article/detail/455642/2008/10/17/Un-an-de-prison-requis-contre-Raes-du-Vlaams-Blok.dhtml.

Egli avrebbe in particolare minimizzato il genocidio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale ed espresso dubbi sull'autenticità del Diario di Anna Frank. Raes avrebbe fatto queste dichiarazioni il 26 Febbraio 2001 in un'intervista con la televisione olandese NCRV.

Il Forum delle organizzazioni ebraiche e il Centro per le pari opportunità e la lotta contro il razzismo, che chiedono ognuno 5.000 euro di danni, hanno querelato Raes costituendosi parte civile. L'avvocato di Raes ha sottolineato che la maggior parte delle dichiarazioni del suo cliente considerate negazioniste non sono state diffuse durante la trasmissione. Quindi, non sono state pronunciate pubblicamente, ha proseguito.

La tesi è stata contestata dalle parti civili, perchè le affermazioni di Raes sono state riprese integralmente il giorno successivo dalla stampa scritta.

La sentenza è attesa per il 14 Novembre.

venerdì 17 ottobre 2008

Processo Töben: udienza del 17 Ottobre


IMPUTATO DI NEGAZIONE DELL’OLOCAUSTO NON INTENDEVA COMMETTERE REATI, E' STATO DETTO ALL’UDIENZA SULL’ESTRADIZIONE[1]

Di Elisabeth Stewart

Uno storico australiano ricercato in Germania per presunta negazione dell’Olocausto “non ha mai cercato di commettere reati con il proprio lavoro”, è stato detto oggi all’udienza sull’estradizione.

Fredrick Töben, 64 anni, è stato arrestato all’aeroporto di Heathrow il 1 Ottobre sulla base di accuse secondo cui avrebbe pubblicato materiale su Internet “di natura antisemita e/o revisionista”.

Lo storico di origine tedesca, che stava viaggiando dagli Stati Uniti a Dubai, è stato arrestato dal reparto per le estradizioni di Scotland Yard dopo che era stato emesso un Mandato d’Arresto Europeo dal tribunale distrettuale di Mannheim, in Germania. Si ritiene che tra il 2000 e il 2004 Töben abbia pubblicato in rete delle informazioni che negavano, approvavano o minimizzavano lo sterminio di sei milioni di ebrei da parte dei nazisti.

Ben Watson, che rappresenta Töben, ha detto all’udienza del tribunale di Westminster, a Londra, che Töben “non ha mai cercato di commettere reati con il suo lavoro” e che “non è di destra o nazionalista”.

Watson ha detto che il suo cliente “ha sempre ritenuto di essere libero” di perseguire le proprie ricerche, che ha descritto come finalizzate a stabilire “i fatti precisi in relazione all’Olocausto e ad altri avvenimenti che sono tabù”.

Il legale di Töben ha contestato la validità del mandato d’Arresto Europeo, dicendo che il suo cliente dovrebbe essere estradato solo se avesse commesso il reato “nella piazza del mercato di Colonia o se avesse pubblicato le proprie affermazioni su un sito tedesco”.

Melanie Cumberland, per l’accusa, ha detto che nel mandato c’erano informazioni sufficienti a indicare che dovesse aver luogo un’udienza sull’estradizione: “la condotta attribuita all’imputato è chiaramente indicata nella richiesta”.

Ella ha detto che il reato di negazione dell’Olocausto non è specificamente contro la legge in Inghilterra, ma che i trasgressori dovrebbero essere perseguiti in base alle leggi anti-razziste.

Il giudice Daphne Wickham ha rimandato Töben in prigione fino alla prossima udienza del 29 Ottobre, quando emetterà il suo giudizio decidendo se l'azione giudiziaria debba essere respinta.
[1] http://www.guardian.co.uk/uk/2008/oct/17/germany-australia

Intervento di Chris Huhne sul caso Töben


L’ESTRADIZIONE FARA’ DEL DR. TÖBEN UN MARTIRE[1]

Il Mandato d’Arresto Europeo è uno strumento importante, scrive Chris Huhne, ma non dovrebbe essere usato per ridurre la libertà di espressione.

Il caso del detestabile dr. Fredrick Töben è destinato a diventare una causa celebre proprio perché questi casi difficili mettono alla prova i principi liberali fondamentali. “Disapprovo quello che dici”, recita la massima “ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”. La mia posizione sul dr. Töben è la stessa. Le opinioni del dr. Töben sull’Olocausto sono offensive, sgradevoli, e sbagliate. Ma la libertà di parola è la pietra angolare della democrazia liberale, senza la quale tutte le altre libertà annaspano. Noi riduciamo questa libertà a nostro rischio e pericolo e solo in casi estremi (come quelli dell’istigazione all’odio razziale e della violenza).

Ho passato buona parte della mia vita politica a combattere il razzismo, incluso l’antisemitismo. Sono stato orgoglioso di essere stato un membro dell’inchiesta parlamentare, rivelatrice e sostenuta da tutti i partiti, sull’antisemitismo nel 2006, e di aver caldeggiato provvedimenti concreti per contrastare la sua crescita in Inghilterra. Ma stranamente mi trovo ora a difendere il diritto del dr. Töben di negare l’Olocausto e di resistere alla sua estradizione in Germania, chiesta in base al Mandato di Arresto Europeo.

Nel caso del dr. Töben, il Mandato d’Arresto Europeo viene usato per detenere un individuo che vive in Australia e che stava cambiando l’aereo a Heathrow, ma che è accusato del reato di negazione dell’Olocausto in Germania. Il dr. Töben non ha commesso reati ai sensi della legge inglese o di quella di 17 dei 27 stati membri dell’Unione Europea. Io rispetto il diritto della Germania, dell’Austria e di altri paesi di criminalizzare la negazione dell’Olocausto, ma non li voglio imitare. Ecco perché il tribunale dovrebbe rifiutare l’estradizione quando esaminerà la questione venerdì (oggi).

La controversia legale non si esaurisce con l’applicazione del mandato. Il dr. Töben è accusato in Germania ma il suo reato è quello di gestire un sito australiano. La Germania ha assunto il ruolo del censore, per la possibilità di accedere a tale sito in Germania. E’ difficile prevedere fino a dove arriverà un tale tentativo di allargare la giurisdizione, o quali potranno esserne gli effetti agghiaccianti sulla libertà di espressione.

I tecnicismi legali potrebbero tuttavia bloccare l’estradizione del dr. Töben. Il mandato d’arresto è stato concepito per rispettare il sistema giuridico di ogni paese dell’Unione Europea permettendo l’estradizione automatica, sebbene esso permetta ai tribunali inglesi di valutare se vengano violati i diritti fondamentali dell’imputato. Una clausola della legislazione permette anche ai nostri tribunali la possibilità di rifiutare l’estradizione perché il reato è stato commesso fuori del territorio del paese richiedente, e perché qui non ne è permesso il perseguimento.

Almeno uno stato membro [dell’Unione Europea] – il Belgio – ha già detto che controllerà le richieste di estradizione per valutare se debbano essere eseguite. La Polonia emette circa un terzo di tutti i Mandati d’Arresto, trattando l’aborto alla stregua dell’omicidio. Tuttavia, i belgi hanno detto che non daranno corso ai mandati per casi di aborto e di eutanasia. L’atteggiamento del Belgio costituisce un precedente per il rifiuto.

Qualunque sia l’esito del caso del dr. Töben, comunque, esso evidenzia il motivo per cui è importante riaprire il dibattito sul mandato d’arresto. Non dico, come fanno i conservatori, che dovrebbe essere eliminato. In un mondo globalizzato anche nel crimine, esso si è dimostrato utilissimo nell’estradare uno degli attentatori di Londra dall’Italia e nel chiudere la vecchia Costa del Crime in Spagna. Nella grande maggioranza dei casi, il Mandato d’Arresto Europeo è un buon esempio di come gli stati membri possono cooperare nell’affrontare dei problemi in modo molto più efficace.

Il mandato d’arresto costituisce l’estradizione adeguata ai nostri tempi. Se i criminali possono riapparire a centinaia di miglia di distanza in una giurisdizione differente a poche ore di distanza dall’esecuzione di un reato, lo stato deve poter perseguire i criminali senza l’interminabile burocrazia tipica dell’estradizione tradizionale. Ma i paesi devono potersi fidare dei sistemi legali altrui e dell’uso responsabile del mandato, altrimenti il sostegno politico al mandato si spegnerà.

Il mandato è stato concepito principalmente per assicurare l’estradizione rapida tra stati membri per reati sostanziali come omicidio, traffico di esseri umani, riciclaggio, rapine a mano armata, stupro e terrorismo. Quando ne venne esaminata la legislazione, il comitato della Camera dei Comuni ammonì sull’inclusione del razzismo e della xenofobia nell’elenco dei reati di cui non era necessario provare la conformità alla legislazione del paese interpellato, proprio a causa delle differenze di interpretazione da un paese all’altro dell’UE.

La soluzione più corretta sarebbe quella di escludere il razzismo e la xenofobia. Ma vi potrebbero essere altre soluzioni che rispettino le differenze essenziali di storia e di cultura fra un paese membro e l’altro. In Inghilterra, abbiamo una considerazione troppo alta della libertà di parola per vederla sacrificata a causa delle opinioni razziste di un accademico eccentrico. Né dovremmo trasformare il dr. Töben in un martire malcapitato. La forza degli argomenti, le proteste diffuse e il ridocolo sconfiggeranno i negazionisti dell’Olocausto. Non nobilitiamo il loro status o i loro argomenti con le incriminazioni.

Chris Huhne è il Ministro-ombra dell’Interno dei Liberaldemocratici.
[1] http://www.indexoncensorship.org/?p=671