Lo sapevate?


DA DOVE VIENE LA STELLA DI DAVIDE?

Rivelazioni sorprendenti sull’origine del simbolo di Israele

Di Israel Shahak

(Articolo tratto dal numero 3 – 2004, di The Revisionist).

Nel 1998 lo stato di Israele ha celebrato il suo cinquantesimo compleanno. Il mondo occidentale si è quindi unito alle celebrazioni, inclusi molti cristiani praticanti. Si possono osservare, specialmente nelle librerie, grandi stelle di Davide mostrate in quantità nelle vetrine, per attrarre l’attenzione su libri che elogiano la storia dello stato sionista. Che la storia di Israele venga spiegata in questi libri in modo piuttosto unilaterale – eliminando il destino degli eterni perdenti del conflitto mediorientale, i palestinesi, non è la sola critica che si può avanzare. Un’altra critica riguarda il fatto che nei paesi occidentali – fortunatamente – nessuno si arrabbia per delle réclame che utilizzano la Stella di Davide ma, d’altro lato, l’ostentazione di crocifissi cristiani in Israele provoca violente proteste e persino misure legislative. La discriminazione religiosa che c’è in Israele non è percepita fuori d’Israele, perché oggi non è permesso criticare le vittime del passato. La rivelazione che fu l’ordine cattolico dei gesuiti a scegliere la Stella di Davide come simbolo ebraico è alquanto divertente, se non proprio ironica.

I fatti riguardanti la questione di come la Stella di Davide sia emersa, e di come sia stata accettata dagli ebrei come “proprio” simbolo, si trovano solo in articoli di storici israeliani di vaglia, pubblicati su riviste storiche specializzate. Prima di tutto è necessario comprendere che il vero nome ebraico, come pure in yiddish, di questo simbolo è, in realtà, “Scudo di Davide”. Non so perché alla fine è stato chiamato “Stella di Davide”.

Bisogna notare che nell’antichità e nel medioevo gli ebrei non avevano simboli né nazionali né religiosi, anche se occasionalmente venivano usati vari simboli, soprattutto il candeliere a sette braccia (simbolo ufficiale di Israele) e il leone rampante.

La storia dello Scudo di Davide inizia a Praga nell’anno 1648. Durante quell’anno, che era l’ultimo della Guerra dei Trent’anni, Praga era assediata dall’esercito svedese. La città era difesa soprattutto dalla guardia civica di Praga, che comprendeva un reparto di ebrei (fu così fino all’epoca di Maria Teresa, che pose termine alla partecipazione degli ebrei alla milizia cittadina). Poiché gli svedesi non riuscirono a prendere la città, l’Imperatore tedesco Ferdinando III distribuì bandiere onorifiche e altre decorazioni a tutti i reparti della guardia civica, secondo l’affiliazione di ciascun reparto. Anche gli ebrei ne facevano parte. Ma nessuno, a Vienna, sapeva che tipo di simbolo mettere sulla bandiera che doveva essere assegnata agli ebrei. Persino la famiglia Openhaimer, gli “ebrei di corte” dell’Imperatore, non sapeva cosa fare. In cerca di aiuto, per trovare un simbolo ebraico, ci si rivolse agli eruditi gesuiti di Vienna. Questi ultimi finalmente giunsero alla conclusione che il Re Davide “deve aver avuto la prima e ultima lettera del proprio nome, D, sul proprio scudo”. Sapevano che l’alfabeto ebraico era evoluto in aramaico verso l’anno 400 prima di Cristo, sebbene l’alfabeto precedente venisse ancora utilizzato in occasione delle festività. Le antiche monete ebraiche, per esempio, sono segnate da queste antiche lettere, che sono identiche alle lettere puniche. In questo alfabeto, la lettera D è un triangolo, simile al delta greco odierno (Δ). Perciò sovrimpressero due triangoli, che formarono lo Scudo di Davide. Tale simbolo venne quindi ricamato sulla bandiera ebraica e presentato agli ebrei di Praga come simbolo onorifico per la loro dedizione alla nazione.

Gli ebrei, a loro volta, gradirono questo simbolo, e i loro rabbini più eruditi ne compresero il significato, poiché la trasformazione dell’alfabeto ebraico veniva menzionata anche nel Talmud. Così questo nuovo simbolo iniziò a diffondersi nelle città che avevano legami con Praga, e venne utilizzato nelle sinagoghe e durante le festività. Una di queste città era Francoforte sul Meno, e quando alla famiglia Rotschild di Francoforte venne conferito il titolo nobiliare, all’inizio del diciannovesimo secolo, i suoi membri posero questo simbolo ebraico, che all’epoca era già famoso, sul loro stemma. Da allora il simbolo si diffuse a macchia d’olio in tutte le comunità ebraiche, incluse le comunità non europee, perché i Rotschild avevano una grande reputazione tra gli ebrei dell’epoca. Venne persino detto, in lontane comunità, che lo scudo aveva poteri magici, e c’erano storie, provenienti ad esempio dallo Yemen, nelle quali si raccontava che gli antenati dei Rotschild erano riusciti a esorcizzare il diavolo dalla figlia dell’Imperatore, ecc.

Gli ebrei non hanno mai avuto notizia di questo simbolo, e non lo hanno mai utilizzato, prima del 1648, ad eccezione del periodo tra il 700 e il 400 prima di Cristo, quando veniva utilizzato dagli ebrei, come pure dai non ebrei, nelle formule magiche. In ogni caso, è piuttosto divertente che il simbolo ebraico, che oggi sta sulla bandiera d’Israele, fu individuato dai gesuiti viennesi, su richiesta dell’Imperatore tedesco.

Oggi in Israele nessuno sostiene che questo simbolo ha un’origine antica, perché molti israeliani sono interessati alla storia ebraica e fanno gli archeologi per hobby, e una tale diceria sarebbe velocemente smascherata. Perciò l’origine di questo simbolo viene semplicemente ignorata. Anche il movimento sionista non ha utilizzato lo scudo di Davide fino alla morte del fondatore Herzl; sulla bandiera di Herzl c’era il leone rampante, circondato da sette stelle a cinque punte. Tuttavia, David Wolfsohn, il successore di Herzl, che aveva più attenz[1]ione per la sensibilità ebraica, creò la bandiera che più tardi venne accettata dallo Stato di Israele. Lo sfondo bianco con le strisce blu ai bordi è legato all’odierna sciarpa ebraica per le preghiere. Il colore deriva, però, dalla toga romana, dove il viola è stato sostituito dal blu, poiché questo particolare tipo di blu è uno dei colori preferiti dagli ebrei, per ragioni a me finora sconosciute.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://vho.org/tr/2004/3/Shahak249f.html