martedì 1 aprile 2008

Ritratto di Churchill


WINSTON SPENCER CHURCHILL: UN OMAGGIO[1]

Di Harry Elmer Barnes[2]

Nessuna persona informata potrebbe negare che Winston S. Churchill sia stato probabilmente lo showman più spettacolare nella storia della politica inglese, e che è stato sicuramente uno dei capiscuola della retorica patriottica e onorifica. Ma quando passiamo oltre ad esaminare ogni passaggio della carriera di Churchill entriamo in un terreno più controverso. Ogni studio accurato della sua personalità e della sua carriera pone serie domande quanto alla sua integrità, sia personale che politica, e al valore dei servigi da lui resi all’Inghilterra.

La sua carriera non ha rivelato, da parte sua, nessun solido principio o ideologia politica. Egli si è spostato, nella sua militanza partitica, dai conservatori ai liberali e poi di nuovo ai conservatori. Elogiò a profusione Mussolini e Hitler dopo che i loro programmi totalitari erano stati pienamente messi in atto e le loro azioni ben conosciute. Disse che se fosse stato italiano sarebbe stato fascista, e ancora nel 1938 affermò che se l’Inghilterra si fosse trovata nelle stesse difficoltà in cui si era trovata la Germania nel 1933, avrebbe sperato che l’Inghilterra trovasse “il proprio Hitler”. L’importante pubblicista anglo-americano Francis Neilson, dichiarò che l’elogio di Hitler da parte di Churchill era l’omaggio più estremista mai concesso da un inglese importante a un capo di stato straniero. Quando il suo “grande e buon amico” dei giorni andati, Mussolini, venne ucciso dai partigiani comunisti e il suo cadavere appeso a testa in giù a Milano, Churchill arrivò ad una cena con la notizia, esclamando: “Ah, la bestia sanguinaria è morta”. Durante la seconda guerra mondiale dichiarò che distruggere Hitler e il nazionalsocialismo era il grande scopo della sua vita.

I cambiamenti di Churchill riguardo al comunismo furono ugualmente incredibili. Era stato uno dei più aspri critici del comunismo e dei suoi capi, condannandolo come “una folle bestialità”, ma durante la seconda guerra mondiale esaltò Stalin in modo tanto generoso come aveva fatto in precedenza con Mussolini e Hitler, per poi cambiare di nuovo atteggiamento già nel 1946 quando volle la Guerra Fredda contro il comunismo.

Non esistono prove convincenti di nessun genere che Churchill abbia mai proposto o sostenuto alcun provvedimento pubblico che avesse come scopo primario la prosperità dell’Inghilterra o dell’umanità. Appariva preoccupato esclusivamente delle probabili conseguenze sulla sua carriera politica. In questo differiva da Roosevelt. Anche John T. Flynn ammette che quest’ultimo, come un signorotto di campagna, aveva un vero senso di noblesse oblige ed era interessato al benessere dei cittadini comuni quando l’aiutarli non interferiva con le proprie ambizioni politiche. Churchill non ha mai rivelato nessun senso di noblesse oblige. Per lui il rango cui apparteneva esigeva solo privilegi speciali e ricompense. Non sarebbe certo un’esagerazione dire che egli è stato la figura più vanagloriosa di tutta la storia delle personalità pubbliche importanti, una caratteristica che lo ha accompagnato fino alla morte e oltre, poiché pianificò in anticipo di alcuni mesi o anni persino i dettagli di un funerale pubblico pomposo e teatrale.

Quanto alla sua carriera pubblica, Churchill mancava totalmente di integrità. Non esitava a pronunciare le falsità più flagranti quando questo gli appariva necessario per promuovere le proprie ambizioni politiche o per coprire i suoi errori passati. Non esitava ad ingannare il popolo inglese su questioni di grande importanza, se ciò era dettato dalla propria auto-conservazione. Forse l’esempio migliore, tra i tanti, è quello del suo rapporto alla Camera dei Comuni dopo il suo ritorno dalla disastrosa riunione di Yalta, dove aveva sperimentato la doppiezza e l’avidità menzognera di Stalin, dopo averle già constatate a Teheran e in occasione delle atroci violazioni delle promesse, fatte da Stalin, riguardo al trattamento sovietico della Polonia. Churchill rassicurò la Camera: “L’impressione che ho ricevuto dalla Crimea è che il Maresciallo Stalin e gli altri capi sovietici vogliono vivere in amicizia con le democrazie occidentali. Sento che nessun governo è più fedele ai propri impegni del governo sovietico”.

E’ bene ricordare che la grande reputazione attuale di Churchill come capo di stato si fonda interamente sugli eventi accaduti tra l’Aprile del 1940 e il Luglio del 1945. Egli era così tanto screditato, già dal 1933, che i governi di Baldwin e di Chamberlain ritenevano che la sua presenza nel Gabinetto [dei ministri] sarebbe stata dannosa per il prestigio e per il futuro dei conservatori. Quando le questioni pubbliche tornarono a riguardare la politica interna, nel 1945, Churchill venne sonoramente sconfitto alle elezioni politiche di quell’estate. Come politico di guerra mostrò un’enorme energia, piuttosto che il genio direttivo e organizzativo [che gli viene attribuito]. Si distinse più per la propria combattività che per l'arte di governare, sebbene non c’è dubbio che spinse l’Inghilterra a rimanere unita e a continuare la guerra contro Hitler, ma la questione che può essere discussa è se la resistenza a tutti i costi contro Hitler dopo Dunkirk fosse la politica migliore per l’Inghilterra. L’accusa più efficace contro Churchill come statista di guerra è che dopo aver conquistato la vittoria militare perse la pace con la Russia sovietica.

Non c’è stata opinione più errata di quella di considerare Churchill un genio militare, sebbene è probabile che nessun altro capo inglese importante abbia amato così tanto la guerra, o abbia lavorato in modo più alacre per attuarla, quando questa era solo nel novero delle possibilità. Churchill è stato responsabile del disastroso tentativo di forzare i Dardanelli nel 1915, che si risolse nella sconfitta più spettacolare dell’Inghilterra nella prima guerra mondiale (a parte gli inutili tentativi di sfondare le trincee tedesche). E’ stato detto che era un buon piano se avesse funzionato, ma un piano militare veramente valido deve funzionare nella realtà e non fare semplicemente colpo sulla carta. Sia Lord Fischer che Lord Kitchener avevano ammonito contro quel progetto. Churchill fu costretto a rassegnare le dimissioni come responsabile del fallimento.

Per quanto riguarda la seconda guerra mondiale gli esperti, sia inglesi che americani, hanno fatto notare che l’interferenza di Churchill nelle decisioni strategiche fu spesso disastrosa. Il generale Albert C. Wedemeyer ha fatto notare che Churchill e Roosevelt conducevano realmente le operazioni militari come un paio di capi indiani avrebbero diretto una squadra di scotennatori, con una scarsa valutazione del risultato finale, sia politico che militare. La costante richiesta di Churchill di concentrare gli attacchi degli Alleati contro il “ventre molle dell’Europa” – una sorta di ritorno alla fantasia dei Dardanelli – venne adeguatamente screditata dal modo notevole con cui il generale Kesserling difese il settore italiano del ventre molle, nonostante le più grandi difficoltà, sconfitto infine principalmente a causa del tradimento di Hitler e dei suoi subalterni delle SS.

Anche gli ammiratori più misurati di Churchill ritengono che dobbiamo concedergli almeno di aver salvato l’Inghilterra. Ci si può domandare: salvato l’Inghilterra da chi e da cosa? Hitler era un leccapiedi dell’Inghilterra peggiore del Kaiser e la pietra miliare della sua politica estera era quella di raggiungere un’intesa permanente con l’Inghilterra. Anche dopo Dunkirk, dove permise deliberatamente agli inglesi di fuggire, offrì all’Inghilterra una pace generosa e disse ai suoi generali che avrebbe messo la Wehrmacht, l’aviazione e la marina al servizio dell’Inghilterra per conservare l’impero inglese. La vera saggezza politica avrebbe ingiunto a Churchill l’armistizio con la Germania nel Giugno del 1941, lasciando che la Germania e la Russia si dissanguassero l’un l’altra alleggerendo in tal modo la minaccia delle dittature, sia di destra che di sinistra. Questo era quello che gli americani saggi, come Herbert Hoover, Robert A. Taft e Harry S. Truman raccomandarono all’epoca. Ma Churchill stava ricevendo troppa gioia ed eccitazione – “si stava divertendo troppo”, come disse Roosevelt – dall’essere un attivo capo militare per considerare, anche solo per un momento, la possibilità di limitarsi al ruolo dell’osservatore, anche se questo probabilmente era il solo modo per preservare la sicurezza dell’Inghilterra e la conservazione dell’impero. Egli condannò l’Inghilterra a quattro e più anni di guerra costosa e brutale, senza riuscire a proteggere l’Europa centrale e orientale dal comunismo, e rendendo inevitabile lo smantellamento dell’impero inglese.

Churchill capeggiò la denuncia delle presunte orribili atrocità e brutalità dei nazisti, ma il suo record non è sicuramente migliore. Rifiutò la proposta di Hitler all’inizio della guerra di mettere al bando tutti i bombardamenti degli obiettivi non militari, e anzi inaugurò questa forma barbara di bombardamento l’11 Maggio del 1940, con un attacco all’indifesa città universitaria di Freiburg. Annunciò che non si sarebbe fermato davanti a nessuna forma o livello di brutalità per distruggere Hitler, e mantenne la parola. Diresse il terribile bombardamento incendiario di Amburgo, e diede l’ordine della distruzione non necessaria della bella città di Dresda, la più spietata, riprovevole e indifendibile tra le significative atrocità della seconda guerra mondiale, in cui le perdite di vite umane e di beni furono molto più grandi dei bombardamenti americani di Hiroshima e di Nagasaki. Approvò e ordinò l’applicazione del piano Lindemann per la massimizzazione dei bombardamenti contro la Germania, la cui totale brutalità – sia nel concepimento che nell’attuazione – eguaglia tutte le presunte misure di “sterminio” dei nazisti. In base a questo piano venne ordinata la concentrazione dei bombardamenti inglesi contro le case degli abitanti più poveri e degli operai, le cui abitazioni erano ammucchiate assieme cosicché un numero maggiore di civili innocenti poteva essere ucciso con ogni singola bomba che veniva lanciata.

Nei suoi commenti al funerale di Churchill, l’ex presidente Dwight Eisenhower pose l’accento principale sui risultati di Churchill come “amico della pace”. Non è esagerato dire che tutto ciò non è dissimile da Edgar Hoover che rende un omaggio speciale ad Al Capone come amico dell’applicazione della legge. Anche i suoi ammiratori inglesi hanno ammesso il permanente ed esagerato amore di Churchill per la guerra. Nessun’altra figura pubblica inglese lavorò in modo tanto alacre come Churchill per far entrare l’Inghilterra nella prima guerra mondiale. Questo è stato ammesso nel recente libro Twelve Days, dello scrittore inglese George Malcom Thomson sulla crisi del 1914. E’ risaputo che Churchill è stato anche il capo del partito della guerra inglese dal 1936 in poi, avendo detto in quell’anno al generale Robert E. Wood che “La Germania sta diventando troppo forte; dobbiamo stroncarla”. Non solo collaborò con il partito della guerra in Inghilterra ma agì d’intesa con Bernard Baruch e con altri potenti guerrafondai americani.

Forse la migliore valutazione riassuntiva della personalità di Churchill viene dal rinomato pubblicista inglese, F. S. Oliver:

“Dalla sua giovinezza in poi, Churchill ha amato con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima, e con tutta la forza, tre cose: la guerra, la politica e sé stesso. Ha amato la guerra per i suoi pericoli, ama la politica per la stessa ragione, e ha sempre amato sé stesso per la consapevolezza che la sua mente è pericolosa – pericolosa per i suoi nemici, per i suoi amici, e per sé stesso. Non posso immaginare nessun altro uomo, tra quelli che ho incontrato, che si roderebbe il fegato tanto velocemente e tanto amaramente in Paradiso.”

Il significato della carriera di Churchill, per questa generazione e per le generazioni future, è stata ammirevolmente sintetizzata dal giornale inglese, The European:

“In termini di successo personale non c’è stata nessuna carriera più fortunata di quella di Winston Churchill. In termini di umana sofferenza per milioni di persone e di distruzione del nobile edificio del genere umano nessuna carriera è stata più disastrosa. In questo triste paradosso risiede la tragedia dei nostri tempi”.

Harry Elmer Barnes (1889-1968) è stato uno dei più autorevoli studiosi americani del ventesimo secolo. Il miglior volume sulla sua vita e la sua opera è: “Harry Elmer Barnes: Learned Crusader” [Il crociato erudito] (1968).
[1] Pubblicato nel 1980 dal Journal of Historical Review.
[2] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.ihr.org/jhr/v01/v01p163_Barnes.html

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