martedì 24 novembre 2009

Uscito il libro "Pire que les chambres à gaz"

Con il titolo “PEGGIO CHE LE CAMERE A GAS!” (secondo un'espressione del testimone Léon Reich durante il processo Amaudruz) e con il sottotitolo “Due processi politici allo scanner”, il revisionista svizzero René-Louis Berclaz – che ha egli stesso assaggiato la prigione per il suo revisionismo – ha ripubblicato, all’insegna delle Editions Cassandra, i due opuscoli, esauriti da molto tempo, dedicati ai due processi che hanno particolarmente segnato la storia del revisionismo in Svizzera:

· “L’affare Jürgen Graf” (Graf vive oggi in esilio a Mosca) e
· “Il processo Amaudruz” (nel 2003, G. A. Amaudruz, allora ottantatreenne, scontò tre mesi di prigione per aver “dubitato” dell’esistenza delle camere a gas).

Oltre all’esame dei due processi, il libro presenta un certo numero di testi sia di noti revisionisti che di intellettuali non revisionisti che si sono vigorosamente pronunciati contro le leggi liberticide. Tra gli autori, il lettore potrà trovare le firme di G. A. Amaudruz, R.-L. Berclaz, E. Delcroix, R. Faurisson, J. Graf, V. Reynouard, H. Roques, G. Theil.

Il libro conta 233 pagine e può essere ricevuto versando 25 euro, in contanti o per assegno intestato a “René-Louis Berclaz”, al seguente indirizzo:

Les Editions de Cassandra, casella postale 141, CH-3960 SIERRE (Svizzera).

lunedì 23 novembre 2009

Bernard-Henri Lévy e la petizione per Roman Polanski

ARISTOTELE KOSHER E IL SOPRAVVISSUTO DELLA SHOAH[1]

Di Gilad Atzmon, 7 Novembre 2009

Ecco qui un colpo d’occhio sul mondo surreale dell’etica giudaica. E’ anche un esempio eccezionale di zoppicante logica ebraica.

Il “filosofo” franco-ebraico Bernard-Henri Lévy è convinto che Roman Polanski vada liberato dalla galera. Polanski è stato recentemente arrestato in Svizzera per aver fatto nel 1977 sesso illegale con una tredicenne. Lévy pensa che Polanski dovrebbe sfuggire alla giustizia, e volete sapere perché? Facile, perché è un “sopravvissuto dell’Olocausto”.

Ecco qui un estratto della petizione delle celebrità promossa da Lévy[2]:

“Settantaseienne, sopravvissuto al nazismo e alle persecuzioni staliniane in Polonia, Roman Polanski rischia di passare il resto della propria vita in galera per atti che in Europa sarebbero prescritti”.

Seguendo il ragionamento di Bernard-Henri Lévy, i sopravvissuti sono al di là della giustizia. Non dovrebbero mai venire incarcerati per il “resto della loro vita”, nemmeno per aver fatto sesso illegale con una minorenne. Questa logica nauseabonda e morbosa spiega la barbarie israeliana e il sostegno collettivo ebraico ai crimini di guerra israeliani. Alla fin fine, troppi ebrei tendono a considerarsi un collettivo di sopravvissuti. Di conseguenza, ai loro occhi, sono in realtà al di là della legge.

Colgo l’occasione per chiedere a quegli artisti che sono stati abbastanza sciocchi[3] da firmare questa petizione immorale di seguire l’attrice Emma Thompson[4] e di ritirare immediatamente i loro nomi. Essere un sopravvissuto dell’Olocausto non compra la legittimazione per un comportamento illecito: che sia uno stupro o un genocidio.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.gilad.co.uk/writings/kosher-aristotle-and-the-shoa-survivor-by-gilad-atzmon.html
[2] http://www.bernard-henri-levy.com/en/le-huffington-post-relaie-la-petition-de-la-regle-du-jeu-liliane-lazar-2440.html
[3] http://community.livejournal.com/ohnotheydidnt/39618660.html
[4] http://www.independent.co.uk/news/people/news/thompson-talked-out-of-support-for-polanski-by-19yearold-student-1816553.html

domenica 22 novembre 2009

Il processo Demjanjuk: la più rancida delle minestre riscaldate

REPORTAGE: NON C’E’ PIU’ NESSUN TESTIMONE VIVENTE PER IL PROCESSO DEMJANJUK[1]

Berlino – La rivista Focus ha riferito Domenica che il processo del presunto criminale di guerra John Demjanjuk, 89 anni, avrà luogo probabilmente senza nessun testimone oculare disponibile per l’accusa. Il processo a Demjanjuk - che è stato estradato dagli Stati Uniti lo scorso mese di Maggio con l’accusa di essere corresponsabile dell’omicidio di 27.900 persone nel campo della morte di Sobibor, nella Polonia occupata dai nazisti - il cui inizio è atteso per il prossimo 30 Novembre, è probabilmente l’ultimo processo importante per crimini di guerra della seconda guerra mondiale.

Focus ha riferito che i 23 testimoni citati nell’atto di imputazione di Demjanjuk, che è originario dell’Ucraina, alcuni dei quali avevano fornito prove contro di lui alle autorità sovietiche 30 anni fa, sono morti.

Demjanjuk era stato processato dalle autorità israeliane negli anni ’80 con l’accusa di essere stato “Ivan il Terribile”, una guardia del campo della morte di Treblinka, ma la sua condanna venne poi annullata in base al ragionevole dubbio di quell’identificazione.

L’avvocato difensore di Demjanjuk, Guenther Maul, ha detto alla rivista: “Quegli uomini vennero interrogati 30 anni fa. E’ discutibile che le loro dichiarazioni abbiano ora un qualche valore”.

In Ottobre, la Corte Costituzionale tedesca aveva spianato la strada per processare l’ex meccanico, dopo che il suo avvocato aveva detto che la Germania non aveva autorità legale per processare Demjanjuk, e che il suo cliente aveva già passato più di sette anni di prigione in Israele.

Demjanjuk, che è apolide, è detenuto nella prigione di Stadelheim, a Monaco. La Germania afferma di avere giurisdizione nel caso perché alcuni degli ebrei uccisi a Sobibor erano cittadini tedeschi.
[1] http://www.earthtimes.org/articles/show/295738,report-no-living-witnesses-left-for-demjanjuk-trial.html

Yaakov Teitel e il terrorismo sionista

YAAKOVJACKTEITEL: IL TERRORISTA TALMUDICO CHE HA UCCISO CRISTIANI E MUSULMANI[1]

Di Aaron Heller (AP), 1 Novembre 2009

GERUSALEMME – Funzionari delle forze dell’ordine hanno detto Domenica (1 Novembre) che le autorità israeliane hanno arrestato un estremista ebraico-americano sospettato di aver compiuto una serie di reati di odio gravissimi.

Le forze dell’ordine della polizia e dello Shin Bet affermano che Jack Teitel, un colono ultra-ortodosso della Cisgiordania di 37 anni, è responsabile – nell’arco di tempo di 12 anni - dell’uccisione di due arabi, dell’aggressione di un pacifista e dell’attentato ad una setta ebraica scismatica.

Le autorità avevano inizialmente sospettato ambienti ebraici estremisti per qualcuna delle aggressioni. Ma i conoscenti hanno descritto Teitel, padre di quattro figli, come un lupo solitario, e le autorità dicono che ha agito da solo. Il capo della polizia di Gerusalemme Aharon Franco ha detto che Teitel era immigrato in Israele dalla Florida, e che è cresciuto nelle basi militari americane come figlio di un dentista che lavorava presso i Marines.

Franco ha detto che un’operazione congiunta della polizia e dello Shin Bet ha acciuffato Teitel, che ha confessato i crimini e li ha ricostruiti, all'inizio del mese. La polizia ha anche mostrato le foto di un grande deposito di armi sequestrato nella sua abitazione.

“Lui è come un serial killer. Questo tizio era un terrorista ebraico che prendeva di mira differenti categorie di persone”, ha detto il portavoce della polizia Micky Rosenfeld. “Era profondamente coinvolto nel terrorismo a tutti i livelli”.

I risultati delle indagini verranno consegnati al procuratore per preparare l’incriminazione. Nel suo attentato più noto, Teitel è accusato di aver spedito nel Marzo del 2008 una trappola esplosiva come pacco dono ad una casa di ebrei messianici americani residenti in Israele, che credono che Gesù sia il Messia ma che considerano sé stessi ancora ebrei. L’esplosione ferì gravemente il figlio quindicenne della famiglia, Ami Ortiz, mozzandogli due dita, danneggiandogli l’udito e compromettendo la sua promettente carriera nella pallacanestro.

“Siamo inorriditi dal fatto che vi sono degli elementi nella società israeliana, degli ebrei che si sentono giustificati a togliere la vita ad altri ebrei a causa dalle loro convinzioni”, ha detto la madre di Ami, Leah Ortiz. “Speriamo e preghiamo che in questo caso venga fatta giustizia”.

Teitel è anche accusato di aver compiuto nel Settembre del 2008 un attentato con un tubo-bomba[2] che ferì un eminente professore e pacifista israeliano, Zeev Sternhell, esperto di storia del fascismo, che aveva preso posizione contro gli insediamenti in Cisgiordania.

Commentando la notizia dell’arresto, Sternhell ha detto: “Spero che il sistema si occupi di questo terrorista, come di tutti gli altri terroristi, sia ebrei che arabi”.

La polizia ha anche accusato Teitel di aver ucciso nel 1997 due palestinesi – un taxista e un agricoltore - e di aver accoltellato e ferito un arabo a Gerusalemme che aveva sospettato di approcci sessuali. Ha anche tentato di bombardare distretti e pattuglie di polizia perché avevano compiuto dei servizi di sorveglianza per le manifestazioni dei gay pride. Crimini di odio come questi sono relativamente rari in Israele. I più famosi criminali dell’odio israeliani furono Ami Popper, che uccise nel 1990 sette operai palestinesi ad una fermata d’autobus, e Yona Avrushmi, che nel 1983 lanciò una granata contro una manifestazione pacifista, uccidendo un partecipante.

Teitel non è sospettato di aver compiuto, lo scorso mese di Agosto, l’attentato a revolverate contro un centro per giovani gay di Tel Aviv, in cui due persone sono rimaste uccise, sebbene la polizia abbia detto che ha confessato anche quest’attentato.

Ha detto suo cognato Moshe Avitan che Teitel giunse in Israele dagli Stati Uniti dieci anni fa e negli ultimi sei anni ha vissuto nella colonia di Shvut Rachel in Cisgiordania, a nord di Gerusalemme.

Avitan ha detto che Teitel era un solitario che non parlava ebraico e che ha espresso raramente opinioni politiche. Lavorava a domicilio nel campo dell’informatica e aveva una laurea in commercio.

COMMENTO DI MICHAEL HOFFMAN

Il mio ex datore di lavoro, l’Associated Press (AP) è uno dei pappagalli del sionismo più determinati dell’Occidente. Nel precedente articolo, l’AP politicizza quello che dovrebbe essere un pezzo puramente informativo: “Crimini di odio come questi sono relativamente rari in Israele”. Per rendere credibile questa favoletta, l’AP deve omettere i crimini di odio di Baruch Goldstein[3], del rabbino Moshe Levinger[4], di Zeev Braude[5] e di altre centinaia commessi dai “coloni” talmudici[6]. Oltre a relegare nell’oblio tali crimini, la linea tipica è quella di descrivere i terroristi giudaici e israeliani che fanno notizia come “mentalmente disturbati”. Di conseguenza, veniamo indotti a credere che i loro crimini non derivino dalla fedeltà al Talmud o all’ideologia sionista. Quindi, non sono colpevoli perché sono pazzi e tali crimini sono una aberrazione. Ma in tutti i resoconti dell’Associated Press sul terrorismo arabo non ricordo nemmeno una volta in cui è stato riportato che il perpetratore fosse “mentalmente disturbato”…Gideon Levy evidenzia qualche punto saliente su Yaacov “Jack” Teitel nel suo articolo sul giornale israeliano Haaretz:

GLI INSEDIAMENTI SONO TERRENO FERTILE PER IL TERRORISMO EBRAICO

Di Gideon Levy, 2 Novembre 2009

…Gli insediamenti e in particolare gli avamposti illegali dove Teitel viveva e nascondeva le sue armi, insieme all’insediamento kahanista di Kfar Tapuah (intitolato in onore del rabbino Meir Kahane) dove (Teitel) ha preso le mosse…Questo è il loro rifugio, dove possono nascondere le armi senza essere disturbati e partire per baccanali omicidi senza essere visti.

…L’errore fatale di Teitel è stato quello di prendere di mira altri ebrei. Se si fosse accontentato di uccidere qualche palestinese, non sarebbe mai stato catturato.

Teitel aveva una visione del mondo strutturata e onnicomprensiva: morte agli arabi, agli omosessuali, ai cristiani, a quelli di sinistra, e agli ebrei messianici. Sono tutti “sodomiti” che non possono essere redenti.

Teitel aveva segnato il prezzo di ognuno, proprio come altri suoi amici coloni avevano fatto altrettanto. La differenza è che gli altri segnavano il prezzo solo dei palestinesi, così nessuno si prendeva il disturbo di acciuffarli.

Teitel era “squilibrato” esattamente allo stesso modo dei suoi compari. A proposito, quando mai un terrorista palestinese è stato dichiarato squilibrato? Lo Shin Bet ha mai usato l’espressione “ha agito da solo”, per giustificare un baccanale omicida ininterrotto e irrisolto per dieci anni perpetrato da un palestinese solitario?

Ora chiunque ciurlerà nel manico. I coloni diranno che “non avevamo nulla da spartire con tutto ciò”, alzeranno gli occhi al cielo e saranno veloci a lanciare aspre, e ipocrite, accuse.Lo Shin Bet e la polizia sventoleranno la bandiera della vittoria per mostrare che non se la fanno con i coloni e la bella addormentata della sinistra continuerà ad ammantarsi di autocompiacimento. Ma ci sono altri Teitel che si aggirano nella terra dell’occupazione e della negligenza, e fino a quando non metteranno le mani addosso ad altri ebrei, nessuno li riterrà responsabili – e neppure questo può cambiare

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://revisionistreview.blogspot.com/2009/11/yaakov-jack-teitel-talmudic-terrorist.html
[2] http://en.wikipedia.org/wiki/Pipe_bomb
[3] http://www.revisionisthistory.org/cgi-bin/store/agora.cgi?p_id=0043%20%C2%A0%C2%A0
[4] http://www.kawther.info/ga2/v/Terrorists/Moshe/
[5] http://www.haaretz.com/hasen/spages/1100122.html
[6] http://www.revisionisthistory.org/palestine8.html

sabato 21 novembre 2009

Il terrorismo dei coloni di Hebron

I NEW YORK METS E IL BUSINESS DEL TERRORISMO

Di Aaron Levitt, The Electronic Intifada, 20 Novembre 2009[1]

Quando ho saputo la prima volta che i New York Mets[2] stavano tenendo una raccolta di fondi per il - non profit - Hebron Fund al Citi Field[3], a sostegno dei coloni israeliani della città di Hebron nella Cisgiordania occupata, avevo sinceramente pensato che fosse uno scherzo, per quanto scadente. Quando ho capito che si trattava di un evento reale e programmato, ancora quasi non ci riuscivo a credere. Questo perché, a parte l’impatto devastante dell’espansione degli insediamenti sulle prospettive di pace della regione, avevo avuto la sventura di vedere, ripetutamente e direttamente, i frutti dell’azione dell’Hebron Fund.

Durante le estati del 2005 e del 2006, e molto brevemente nel 2008, passai diverse settimane a lavorare come osservatore dei diritti umani nel quartiere Tel Rumeida di Hebron, dimora delle colonie Beit Hadassah e Tel Rumeida sovvenzionate dall’Hebron Fund. All’epoca, mi imbattei in graffiti razzisti con affermazioni come: “Gasate gli arabi” e “Fatimah, stupreremo tutte le donne arabe”. Vidi ripetutamente coloni che gettavano pietre e zolle di terra contro bambine palestinesi mentre andavano alla scuola elementare; urlare insulti razzisti ai palestinesi che camminavano per le strade; dare spinte, calci e sputi ai bambini palestinesi (e in certi casi agli adulti) che si stavano tranquillamente facendo gli affari loro; e scagliare grandi pietre contro le case e i residenti palestinesi dai balconi della colonia.

Ho verificato questo comportamento da parte di uomini e donne, bambini e bambine, dai bambini di età prescolare agli adulti di mezza età. Io stesso sono stato aggredito, un giorno di Shabbat, da un gruppo di sei coloni adolescenti, quando mi frapposi tra loro e la loro vittima designata, un’anziana donna palestinese che era anche la madre orgogliosa di un pilota da combattimento della Marina americana (l’immagine del figlio che guarda il suo aereo stava in bella vista sulla parete del suo soggiorno). I giovani coloni passarono quindi ad aggredire la mia collega, una giovane donna scandinava che stava filmando l’aggressione dall'inizio. Ho sentito parlare e ho letto numerosi rapporti credibili, su violenze molto peggiori di quelle da me sperimentate personalmente, di altri osservatori dei diritti umani che sono stati in zona in periodi differenti e/o più lunghi.

I coloni di Hebron commettono queste violenze con l’espresso scopo di cacciare le famiglie palestinesi da Tel Rumeida, sito della Grotta di Machpelah, o Grotta dei Patriarchi, che è sacra sia per gli ebrei che per i musulmani. I capi dei coloni lo hanno detto in almeno un’intervista, e un giovane della colonia di Beit Hadassah me lo confermò di persona nel Settembre del 2006. Lo sforzo dei coloni è stato straordinariamente efficace: delle 600 e più famiglie palestinesi che vivevano originariamente nel quartiere, ne rimanevano probabilmente lì meno di 100 quando mi trovai lì nel 2008. Se i coloni continueranno ad avere campo libero e ampi finanziamenti, potremo presto aggiungere un nuovo capitolo di ultimata pulizia etnica alla storia travagliata di questa antica città.

Secondo il Codice americano, Titolo 22, Capitolo 38, S 2656f, il nostro paese definisce il terrorismo come una “violenza premeditata e politicamente motivata perpetrata contro obbiettivi non combattenti da parte di gruppi subnazionali o di agenti clandestini”. La violenza dei coloni di Hebron è certamente premeditata. E’, per loro stessa ammissione, politicamente motivata. E’ perpetrata solo contro obbiettivi non combattenti (soprattutto contro bambini), ed è ovviamente opera di un gruppo subnazionale – i coloni stessi.

Il business dei coloni di Hebron è il terrorismo, puro e semplice; non il quasi-terrorismo, il cripto-terrorismo, il neo-terrorismo o il terrorismo potenziale, o qualcosa di simile al terrorismo, ma proprio quella cosa. E il business dell’Hebron Fund è quella di finanziare il terrorismo. Questo non significa che tutti, o anche la maggior parte dei donatori sostengano coscientemente queste azioni; molti possono essere vittime innocenti ingannate dall’inoffensivo materiale pubblicitario del Fondo. Ma anche se lo staff del Fondo e i membri del suo direttivo cercano di mantenere una parvenza di rispettabilità, loro sono tutta un’altra cosa.

Quest’anno, la cena dell’Hebron Fund onorerà il colono e portavoce di Hebron Noam Arnon (la cui immagine viene presentata con altri “leader dell’Hebron Fund e della comunità di Hebron” sul sito web dell’Hebron Fund). Nel 1990, Arnon disse alla radio israeliana che tre militanti ebrei, condannati per le auto-bombe che uccisero tre palestinesi e mutilarono due sindaci palestinesi, erano “eroi” che avevano sacrificato sé stessi “per la sicurezza degli ebrei”. Nel 1995, Arnon venne ancora citato dall’Associated Press quando definì Baruch Goldstein, un altro colono che massacrò 29 palestinesi a Hebron mentre pregavano e ne ferì più di altri 100, una “persona straordinaria” cui era stata negata “la giustizia della storia”.

La cena del 2008 dell’Hebron Fund onorò il membro del direttivo Myrna Zisman, che accettò il premio a nome di Yifat Alkoby, una “donna straordinaria” che ricevette l’attenzione internazionale nel 2006 quando venne filmata mentre chiamava ripetutamente “puttane” una donna palestinese e le sue figlie, e diceva loro di stare nella loro “gabbia” mentre cercavano di rifugiarsi in casa, una casa munita di sbarre alle finestre per proteggersi dagli attacchi ricorrenti dei coloni.

Potrei dire qualcosa su come i Mets, in quanto amata istituzione di New York City, non dovrebbero concedere le loro strutture, o il loro nome, a queste attività, e questo è vero. Potrei dire qualcosa sulla straordinaria ironia di ospitare un evento del genere in cima alla Rotonda di Jackie Robinson[4], e anche questo è vero. Ma ciò che più conta è che nessuna squadra americana, nessuna attività americana e nessun individuo americano dovrebbe fornire sostegno al terrorismo, o aiutare quelli che lo forniscono. A meno che, e fino a quando, i Mets invertiranno la loro decisione terribilmente sconsiderata di ospitare questo evento, questo è precisamente quello che hanno scelto di fare.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://electronicintifada.net/v2/article10903.shtml
[2] Squadra di baseball.
[3] Stadio dei New York Mets
[4] L’ingresso principale del Citi Field, in onore del campione Jackie Robinson: http://it.wikipedia.org/wiki/Jackie_Robinson_(baseball)

venerdì 20 novembre 2009

Un libro per i nostri lettori: "A quoi sert l'histoire?"

In Francia è uscito un libro: “A quoi sert l’histoire?” (A che serve la storia?), firmato Hannibal (edizioni DIE, collezione Histoire, Parigi, Novembre 2009, 215 pagine, 20 euro). E’ in vendita su Amazon, che lo presenta come segue:

“Dopo la Grecia antica due storie coabitano: l’una cerca di somigliare a una scienza, l’altra è un’azione. E’ la storia-azione che riempie la testa della gente, con tutti i mezzi della comunicazione. Ora, la storia giudica. Essa forma la nostra morale, prescrive certi comportamenti, ne proibisce degli altri. E’ dunque fondamentale sapere chi è che scrive la storia ad uso del popolo, e con quali fini”.

http://www.amazon.fr/quoi-sert-lHistoire-Hannibal/dp/291429526X/ref=sr_1_4?ie=UTF8&s=books&qid=1258724784&sr=8-4

L’autore: sotto lo pseudonimo di Hannibal si nasconde un noto giornalista della grande stampa. Per i nostri lettori, abbiamo scelto dalla terza parte dell’opera qualche passaggio:

· “L’amnesia dona ai miti una velocità di propagazione folgorante – essi corrono indefinitamente senza trovare ostacoli (…) Un mito storico si propaga più veloce nel vuoto” (pp. 125-126).
· “Questa ossessione memoriale è altresì una selezione. Mentre ci si ricorda della Shoah, ci si dimentica del resto. Il mito del crimine unico sfocia nell’amnesia organizzata. (…) Il dovere della memoria è il nostro professore di amnesia. L’idolo della Shoah è l’Attila dell’istruzione nazionale, là dove passa, l’erba della cultura generale non cresce più” (p. 160).
· “La strumentalizzazione della Shoah non è più soltanto retrospettiva, diventa dinamica, volta verso l’avvenire. Non è più soltanto un’operazione che liquida la seconda guerra mondiale, protegge delle reputazioni e degli interessi, giustifica un sistema politico in via d’estinzione, è un idolo che fonda un mondo, il mondo dell’”antirazzismo”, è la Shoah per mille anni” (p. 190).
· [La petizione degli storici del 16 Dicembre 2005[1]] “pretendeva di restituire la storia ai suoi studi, di limitarla alle sue indagini, di limitare le pretese della storia-azione per lasciar sbocciare la storia-conoscenza. Il desiderio era lodevole. Non è durato che lo spazio di un’alzata di sopracciglia della storia-azione. Gli universitari che l’avevano firmata sono tornati alla loro cuccia e al loro pastone ammettendo quello che sono: i preti di un sistema” (p. 210).

Nondimeno, l’opera termina su una nota ottimista la cui scoperta lasciamo ai lettori
[1] http://www.lph-asso.fr/doc.html

Töben non è stato domato dalla prigione

NEGAZIONISTA DELL’OLOCAUSTO DICE DI NON ESSERE STATODOMATODALLA PRIGIONE

19 Novembre 2009[1]

SYDNEY, Australia (JTA) – Un negazionista dell’Olocausto rilasciato da una prigione australiana dopo aver pubblicato materiale offensivo per gli ebrei dice di essere “non domato “ e “non pentito”.

Il dr. Fredrick Töben, fondatore dell’Adelaide Institute, è uscito il 12 Novembre da tre mesi passati in una prigione dell’Australia del Sud.

Il Tribunale Federale lo aveva trovato colpevole di aver violato una sentenza del 2002 che gli ordinava di eliminare tutto il materiale offensivo dal sito web del suo istituto.

Questa settimana, il sito di Töben reca un messaggio che dice che lui è “non domato e non pentito” , e appare “ristorato e rilassato” dopo la sua “piccola vacanza”.

Il sito ospita tre link a tre videoclip su YouTube in cui Töben, che ha 65 anni, auspica di continuare la sua opera di “demolizione dell’Olocausto”. Esso reca anche un banner che dice che “La più grande menzogna della storia del genere umano ha i giorni contati”.

Töben aveva passato anche due mesi nella prigione di Wandsworth l’anno scorso, poiché le autorità tedesche avevano cercato senza successo di estradarlo con un Mandato d’Arresto Europeo per aver pubblicato materiale negazionista – un reato, in Germania. Töben venne arrestato all’aeroporto di Heathrow in viaggio per Dubai dall’America.

Per aver negato l’Olocausto trascorse [anche] diversi mesi di prigione in Germania nel 1999.
[1] http://jta.org/news/article/2009/11/19/1009296/holocaust-denier-says-unbroken-after-prison