martedì 9 febbraio 2016

Comidad: La sindrome di Ventotene




Dal blog Comidad:


LA SINDROME DI VENTOTENE

Nel suo discorso di Ventotene del 30 gennaio, Matteo Renzi ha paventato la fine di un'Europa nella quale sia disatteso o abbandonato il Trattato di Schengen sulla migrazione. Qualche anno fa era di moda irridere al "benaltrismo", cioè al rifiutarsi di affrontare i problemi sul tavolo prospettandone ogni volta di più gravi. Oggi si dovrebbe ricorrere invece al "benoltrismo", nel senso che in molti casi la realtà è già andata ben oltre la rappresentazione che se ne vorrebbe offrire. La questione del rispetto del Trattato di Schengen è già superata dai fatti dopo la decisione del parlamento danese, laburisti compresi, di sequestrare i beni dei migranti a beneficio delle "spese del loro sostentamento". Il provvedimento danese ricorda un po' la pratica nazista di strappare i denti d'oro ai deportati. Roba da far apparire il tanto vituperato muro ungherese come una misura umanitaria.
A proposito di reminiscenze naziste, in Francia infuria una campagna mediatica anti-ISIS/Daesh che ripropone i toni e i temi della propaganda antisemita nella Germania della seconda metà degli anni '30. Ai bambini ed ai ragazzini vengono somministrati fogli di propaganda così assurdamente faziosi, in un Paese con sei milioni di mussulmani, da riabilitare il leader della Corea del Nord, per non dire di quella del Sud. I fumetti riportano gli orridi islamisti mentre picchiano donne e distruggono templi. Poi c'è la parte didattica: le vostre domande/ le nostre risposte. Chi è il Daesh? Qual è il suo scopo finale? Come si finanzia? Perché ci attacca? Immaginate le risposte.
Che dopo l'ubriacatura retorica dell'accoglienza di qualche mese fa si piombasse poi in una spirale forcaiola, era pressoché scontato; ma rimane il dato oggettivo di una ondata migratoria che dovrebbe essere affrontata all'origine, nelle cause immediate che la scatenano, che non consistono semplicemente nella povertà, che ormai è ovunque, bensì in politiche di destabilizzazione che hanno una base di partenza ben precisa, cioè le aggressioni della NATO e dei suoi alleati esterni, Qatar ed Arabia Saudita.
Renzi aveva sfiorato il vero problema nel momento in cui aveva posto all'attenzione i paradossi della scelta dell'Unione Europea di versare tremila miliardi ad un governo turco che rappresenta oggi uno degli attori principali della destabilizzazione nell'area del Vicino Oriente. Renzi però è già rientrato all'ovile con la coda tra le gambe dopo la visita alla Merkel. I toni di Renzi si sono così ulteriormente annacquati, tanto da anticipare il totale cedimento di lunedì scorso alle direttive della Commissione circa il versamento alla Turchia. Tutta la polemica si è ora spostata su una questione collaterale, e cioè la possibilità per l'Italia di slegare dai vincoli europei di bilancio tutte le spese per l'emergenza migratoria e non solo quelle per contributo alla Turchia. Ed i toni di Renzi erano stati, peraltro, neppure tanto incisivi sin dall'inizio, nonostante che il clamore mediatico li avesse enfatizzati. C'era sempre il timore da parte del nostro governo di irritare il vero padrone. In Europa c'è un solo Dio, la NATO; e la Merkel, per ora, è il suo profeta.
Di ritorno dal pellegrinaggio alla corte della Merkel, Renzi ha compiuto un altro pellegrinaggio a Ventotene, una sorta di ritorno simbolico alle origini del cosiddetto "ideale europeo", con tanto di fiori sulla tomba di Altiero Spinelli, il quale, secondo la propaganda ufficiale, sarebbe il padre di quell'ideale. A Spinelli si attribuisce infatti la redazione, insieme con altri, del mitico "Manifesto di Ventotene" per un'Europa libera e unita.
Sennonché il mitico "Manifesto di Ventotene" è appunto un mito, cioè non è mai esistito. E chi lo dice? Ce lo dicono loro.
Il cosiddetto "manifesto" infatti è stato pubblicato nel 1944, con una prefazione che retrodata l'inizio della sua redazione al 1941, cioè al confino dei suoi redattori a Ventotene. Ma quando mai si è visto che un documento prenda la data dei suoi appunti preparatori? Si è visto solo in questo specifico caso.
Ma c'è di più, in quanto, leggendo il testo, si scopre, sin dal titolo, che si tratta di un "progetto" per un manifesto per un'Europa libera e unita. Il documento, seppure era esistito prima, era circolato solo fra pochi intimi, e la sua pubblicazione effettiva risale a dopo che il movimento federalista europeo di Spinelli e soci era stato costituito. E ciò lo si può ricostruire in base alle dichiarazioni dei suoi stessi autori.
Quel documento che sembrerebbe concepito durante il periodo iniziale della seconda guerra mondiale, in realtà fu confezionato per una situazione in cui l'Europa occidentale era ormai sotto occupazione USA. La retrodatazione consentiva però di glissare su quell'occupazione e sulle fondamentali questioni che comportava. Del resto che il movimento federalista europeo di Spinelli fosse finanziato dagli USA, costituisce una notizia ufficiale.
Un manifesto paneuropeo era stato davvero pubblicato, e ben venti anni prima di quello fasullo di Spinelli. Nel 1923 il conte austro-ungherese Kalergi pubblicò un libro-manifesto, "Paneuropa", che costituì la prima proposta articolata di "Unione Europea". Le iniziative di Kalergi riscossero molte adesioni prestigiose, e persino lauti finanziamenti dai soliti banchieri, entusiasmati dalla prospettiva di una moneta unica. Sebbene la "Paneuropa" di Kalergi somigli davvero molto all'attuale Unione Europea pseudo-tecnocratica, occorre non perdere di vista il fatto che sono state la sconfitta militare e l'occupazione militare della seconda guerra mondiale a porre le "basi" concrete dell'unificazione europea (basi NATO, per intenderci).
Se non è mai esistito un Manifesto di Ventotene, esiste però una "sindrome di Ventotene", che consiste nel far risalire lo sfascio attuale all'abbandono di presunti ideali; ideali che, ovviamente, andrebbero rilanciati. Una sindrome che può sfornare perfetti piddini o rifondacomunisti. In realtà quegli ideali non c'erano, e sono solo alibi confezionati a posteriori. Ma come si può continuare a sostenere una tale mistificazione?
Qui la sindrome di Ventotene trova il suo coronamento nella disciplina dell'auto-disinformazione attraverso l'approssimazione comunicativa. Tra "manifesto" e "progetto di manifesto" c'è un abisso semantico, ma ci si può allegramente sorvolare in nome degli "ideali". L'ignoranza non è più un accidente da superare acquisendo informazioni, ma, per dirla alla Adler, diventa uno "stile di vita", un programmatico rifiuto di riconoscere le evidenze.


Syrian soldiers enter Nubul and al-Zahraa towns of Aleppo.

video

domenica 7 febbraio 2016

Un nuovo libro di Juergen Graf su un altro tema scottante


La copertina del nuovo libro di Juergen Graf



Ricevo e pubblico la presentazione, scritta dall'autore, dell'ultimo libro di Juergen Graf:


Lo svizzero Jürgen Graf, fuori del suo Paese, è conosciuto esclusivamente come revisionista dell'Olocausto. Per la verità il suo primo libro, Das Narrenschiff , apparso nel 1990 (Presdok Verlag, Zurigo), non si occupava di Olocausto, bensì della questione dell'abuso dell'asilo politico in Svizzera. Graf dall'agosto 1988 al gennaio 1989 aveva operato come esaminatore dei richiedenti asilo in un centro di accoglienza che era stato istituito sul vaporetto “Basilea”. All'epoca in Svizzera si poteva osservare un afflusso straordinariamente intenso di richiedenti asilo, per lo più entrati illegalmente, da paesi come la Turchia, lo Sri Lanka e il Libano. Dopo sei mesi di attività sul “Basilea”, Graf lasciò il suo impiego e scrisse il libro menzionato sopra, nel quale descrisse crudemente la situazione problematica dell'accoglienza in Svizzera e ne auspicò una radicale riforma. Das Narrenschiff (La nave dei folli) ebbe un buon successo; ne furono vendute 6.000 copie, il che, per la Svizzera, era un risultato rispettabile.
Grazie a questo libro Graf divenne noto nei circoli patriottici e fu invitato spesso a conferenze. In una di queste, nel marzo 1991, conobbe Arthur Vogt, insegnante di scuola superiore in pensione, che lo introdusse agli argomenti del revisionismo storico. Ora a Graf divenne chiara la connessione tra la sfrenata immigrazione terzomondista in Europa e la propaganda olocaustica sempre più invadente. L'Olocausto serviva da strumento per inculcare sensi di colpa – non solo presso i Tedeschi, ma anche in altri popoli europei che «avevano taciuto sull'Olocausto e se ne erano in tal modo resi complici». Questi sensi di colpa portarono ad un duraturo indebolimento dello spirito nazionale e della volontà di autoaffermazione; essi costituiscono la causa principale del fatto che i popoli europei si difendono soltanto timidamente contro il soppiantamento da parte degli immigranti non europei progettato ai loro danni.
Che questo soppiantamento sia intenzionale, Graf lo capì molto presto; già nel 1994 venne a conoscenza delle teorie dell'euroasiatico Richard Nikolaus Coudenhove-Kalergi, il precursore spirituale dell'Unione Europea, il quale, nel 1925, nel suo libro Idealismo pratico, aveva propagandato la creazione di una «razza futura eurasiatico-negroide» sotto la guida della «nobile razza ebraica». (In onore di quest'uomo viene conferito il premio Coudenhove-Kalergi, del quale sono stati insigniti, tra gli altri, Jean-Claude Jungker, Herman de Rompuy, Helmut Kohl e Angela Merkel).
Dopo aver dedicato per due decenni la maggior parte della sua attività al revisionismo storico, Graf col suo nuovo libro Der geplante Volkstod (Il genocidio pianificato) è ritornato sul tema della sua prima opera, l'immigrazione di uomini di culture e razze straniere e i suoi effetti sul futuro dei popoli europei autoctoni. In base a una enorme quantità di fatti facilmente verificabili, egli mostra che l'invasione dell'Europa da parte di Musulmani e Africani non è un destino inevitabile e non si può neppure spiegare con la “debolezza” o l' “ingenuità” dei governanti. Essa non è altro che la realizzazione del piano di Coudenhove-Kalergi. Questa politica viene fiancheggiata da una serie di provvedimenti miranti ad abbassare il tasso di natalità dei popoli europei: legislazione contro la famiglia, incentivazione dell'aborto, promozione dell'omosessualità e del “Gender Mainstreaming”. Alla fine di questo processo deve restare un meticciato con quozienti medi di intelligenza relativamente bassi e senza tradizioni e ideali, che si lasci opprimere e manipolare facilmente dai dominatori. Questa non è una “teoria della cospirazione”. La caratteristica di una cospirazione è infatti che debba restare segreta, affinché le vittime non possano accorgersene in tempo. Ma nel piano di estinzione dell'umanità europea non c'è nulla di segreto: come il libro di Graf mostra, molti di coloro che partecipano alla sua realizzazione hanno rivelato i loro scopi con una schiettezza sorprendente.
Graf non si limita a descrivere realisticamente il pericolo che incombe sull'Europa, ma nell'ultimo capitolo del suo libro delinea il modello di un ordine sociale alternativo, sano, che assicuri la sopravvivenza dei popoli bianchi e della loro cultura.

Der geplante Volkstod può essere ordinato presso
Sarebbe auspicabile una traduzione in italiano di quest'opera.


giovedì 4 febbraio 2016

Campagna italiana per la revoca degli accordi con il Technion - L'APPELLO


Campagna italiana per la revoca degli accordi con il Technion

A sostegno della campagna palestinese per il boicottaggio accademico delle istituzioni israeliane

L’APPELLO

Drone di supporto logistico, sviluppato per la catena di approvvigionamento militare.
Noi, docenti e ricercatori/trici delle Università italiane siamo profondamente turbati dalla collaborazione tra l’Istituto israeliano di tecnologia “Technion” e alcune università italiane, tra cui il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino, l’Università di Cagliari (medicina), l’Università di Firenze (medicina), l’Università di Perugia, l’Università di Roma “Tor Vergata” e “Roma3”, l’Università Torino.
Le università israeliane collaborano alla ricerca militare e allo sviluppo delle armi usate dall’esercito israeliano contro la popolazione palestinese, fornendo un indiscutibile sostegno all’occupazione militare e alla colonizzazione della Palestina. [1] Il Technion è coinvolto più di ogni altra università nel complesso militare-industriale israeliano. [2] L’istituto svolge una vasta gamma di ricerche in tecnologie e armi utilizzate per opprimere e attaccare i palestinesi. Ad esempio, uno dei progetti più noti ha portato allo sviluppo di funzioni di controllo remoto sul bulldozer Caterpillar “D9” usato dall’esercito israeliano per demolire le case dei palestinesi e all’implementazione di un metodo per individuare i tunnel sotterranei, sviluppato appositamente per facilitare l’assedio alla Striscia di Gaza. [3]
Il Technion sviluppa programmi congiunti di ricerca e collabora con l’esercito israeliano e con le principali aziende produttrici di armi in Israele, tra cui Elbit Systems. Tra i più grandi produttori privati di armi, Elbit Systems fabbrica i droni utilizzati dall’esercito per colpire deliberatamente i civili in Libano nel 2006, a Gaza nel 2008-2009 [4] e nel 2014 e fornisce le apparecchiature di sorveglianza per il Muro dell’apartheid. [5] Inoltre, il Technion forma i suoi studenti di ingegneria affinché lavorino con aziende che si occupano direttamente dello sviluppo di armi complesse. Per esempio, Elbit Systems ha assegnato dei fondi di circa mezzo milione di dollari in borse di studio come premio per gli studenti del Technion che portano avanti ricerche di questo tipo. [6]
Il Technion intrattiene stretti rapporti anche con la Rafael Advanced Defense Systems, uno dei maggiori produttori di armi sostenuti dal governo, che ha elaborato un sistema avanzato di protezione dei carri armati israeliani Merkava. L’istituto ha promosso anche un master in gestione aziendale mirato specificatamente ai dirigenti di Rafael, rafforzando ulteriormente il rapporto tra il mondo accademico e il complesso militare-industriale d’Israele. [7] Come altre università israeliane, il Technion premia i suoi studenti che svolgono il servizio militare obbligatorio. Solo per citare un esempio, ai militari riservisti che hanno partecipato all’operazione Piombo Fuso a Gaza nel 2008-2009 sono stati anche concessi benefici sul piano accademico in aggiunta alle agevolazioni normalmente previste per i riservisti. [8]
Il funzionamento del vasto complesso militare-industriale israeliano dipende in notevole misura anche dalla volontà dei governi, delle aziende e dei centri di ricerca di tutto il mondo di collaborare con le università e i centri di ricerca israeliani. Il rapporto attivo e durevole del Technion con l’esercito e l’industria militare israeliana lo rende direttamente complice delle violazioni del diritto internazionale che essi commettono. Di conseguenza, collaborare con il Technion significa rendersi attivamente partecipi del regime di occupazione, colonialismo e apartheid d’Israele e in questo modo essere complici del sistema di oppressione che nega ai palestinesi i loro diritti umani più fondamentali.
Chiediamo pertanto ai nostri colleghi docenti e ricercatori/trici di porre fine a ogni forma di complicità con il complesso militare-industriale israeliano e chiediamo l’interruzione di ogni forma di cooperazione accademica e culturale, di collaborazione o di progetti congiunti con il Technion.
Inoltre, rispondendo all’appello della società civile palestinese che nel 2005 ha chiesto il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) contro Israele [9] fino a che non cesseranno le sistematiche violazioni contro il popolo palestinese, dichiariamo che non accetteremo inviti a visitare istituzioni accademiche israeliane; non agiremo come arbitri in nessuno dei loro processi; non parteciperemo a conferenze finanziate, organizzate o sponsorizzate da loro, o comunque non collaboreremo con loro. Tuttavia, nel pieno rispetto delle linee guida della Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale d’Israele (PACBI) [10], continueremo a lavorare e collaborare con i nostri colleghi israeliani singolarmente.
Considerato che intellettuali critici, spiriti liberi e donne e uomini di coscienza si sono storicamente presi la responsabilità morale di combattere l’ingiustizia, come esemplificato dalla lotta per l’abolizione dell’apartheid in Sud Africa;
considerato inoltre che un numero crescente di università [11], associazioni di o singoli accademici [12] e gruppi studenteschi [13] in tutto il mondo si sono mobilitati contro la collaborazione con università e centri di ricerca israeliani complici in violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani, e in piena continuità con le campagne internazionali per la revoca degli accordi con il Technion [14]
invitiamo tutte le persone solidali con la lotta di liberazione palestinese ad unirsi alla campagna BDS fino a quando Israele non riconoscerà il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e non si conformerà al diritto internazionale: 1. Ponendo termine all’occupazione e alla colonizzazione di tutte le terre arabe e smantellando il Muro; 2. Riconoscendo i diritti fondamentali dei cittadini arabo-palestinesi di Israele alla piena uguaglianza; 3. Rispettando, proteggendo e promovendo i diritti dei profughi palestinesi al ritorno nelle loro case e nelle loro proprietà come stabilito nella risoluzione 194 dell’ONU. Il movimento BDS rifiuta ogni forma di discriminazione razziale, politica, religiosa e di genere, inclusi l’antisemitismo, l’islamofobia e ogni ideologia fondata su presunte supremazie etniche o razziali.
Ci appelliamo infine a tutte le associazioni studentesche, ai movimenti di solidarietà e a tutte le persone che credono nella giustizia affinché proseguano gli sforzi di mobilitazione sia facendo pressioni sugli organi competenti per la revoca degli accordi tra il Technion e le università e i centri di ricerca italiani, sia attraverso proteste, dibattiti e azioni volte sensibilizzare le comunità accademiche sulle implicazioni della collaborazione con il Technion e in generale con le università e gli enti di ricerca israeliani.
Campagna italiana per la revoca degli accordi con il Technion
[1]Pianificare l’oppressione. Le complicità dell’accademia israeliana (Torino: Seb27, 2010)
[2] Industry Guide to Technion http://www.technion.ac.il/wp-content/uploads/2014/07/INDUSTRY-GUIDE-TO-TECHNION_L.pdf[3] Uri Yacobi Keller, The Economy of the Occupation: A Socioeconomic Bulletin (Jerusalem: Alternative Information Center, 2009), 9. http://usacbi.files.wordpress.com/2009/11/economy_of_the_occupation_23-24.pdf[4] Ibid., 10.
[5]Who Profits, Elbit Systems, http://whoprofits.org/company/elbit-systems[6] Keller, 10-11.
[7] Structures of Oppression: Why McGill and Concordia Universities Must Sever their Links with the Technion-Israel Institute of Technologyhttp://www.tadamon.ca/wp-content/uploads/Technion-English.pdf[8] Keller, 12-13
[9] L’appello palestinese per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni, 9 luglio 2015, http://bdsitalia.org/index.php/campagna-bds/77-appello-bds .
[10] PACBI Guidelines for the International Academic Boycott of Israel http://www.pacbi.org/etemplate.php?id=1108[11] University of Johannesburg ends Israeli links, March 23, 2011, http://www.bdsmovement.net/2011/uj-bgu-5379; La SOAS dell’Università di Londra sostiene il boicottaggio di Israele con un voto schiacciante, 28 Febbraio 2015, http://bdsitalia.org/index.php/ultime-notizie-bac/1707-soas-voto .
[12] Si veda: 250 accademici chiedono di escludere aziende israeliane dai programmi di ricerca europei, BDS Italia, 10.07.2012, http://www.bdsitalia.org/index.php/comunicati-bac/396-geoghegan ; American Studies Association, Resolution to Support the Boycott of Israeli Academic Institutions,  April 20, 2013,  http://aaastudies.org/aaastudiespublic/wp-content/uploads/2014/12/aaas-4_20_13-conference-resolution-to-support-the-boycott-of-israeli-academic-institutions.pdf ; A Commitment by UK Scholars to Human Rights in Palestine, October 27, 2015, http://www.commitment4p.com/; Academics and Israel, The Irish Times, Nov 4, 2015, http://www.irishtimes.com/opinion/letters/academics-and-israel-1.2415778 ; More than 200 South African scholars pledge support for Israel boycott, The Jerusalem Post, 16 Dec 2015, http://m.jpost.com/Israel-News/Politics-And-Diplomacy/More-than-200-South-African-scholars-pledge-support-for-Israel-boycott-437524#article=6017NzQ0MjMwQTZFN0YwOERERDJFNEVBMjdBQTU0NjkzRkU= . Recentemente, l’Associazione Antropologica Americana è diventata la più grande istituzione accademica degli Stati Uniti ad approvare il boicottaggio accademico di Israele, http://bdsitalia.org/index.php/comunicati-bac/1901-aaa2015-bds . Per un elenco dei dipartimenti e delle associazioni accademiche che sostengono il BDS si veda: http://www.usacbi.org/academic-associations-endorsing-boycott/ .
[13] Gli studenti della Northwestern University (USA) per il disinvestimento da Israele, 19 Febbraio 2015, http://bdsitalia.org/index.php/ultime-notizie-bac/1693-nudivest; Le Università del Sud Africa si uniscono al boicottaggio accademico di Israele, 05 Maggio 2015, http://bdsitalia.org/index.php/ultime-notizie-bac/1745-sudafrica[14] Per un elenco delle campagne si veda: http://www.usacbi.org/stop-technioncornell-collaboration/

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Out of the ashes: Ayesha Gaddafi as a new leader of resistance against NATO and the Islamic terrorists -- Puppet Masters -- Sott.net

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