mercoledì 16 aprile 2014

Antonello Ciervo: Quale condanna per i negazionisti?




Letto sul sito di Magistratura Democratica, un interessante articolo di Antonello Ciervo, intitolato
Quale condanna per i negazionisti?
Alcune riflessioni sul recente ddl in materia di "negazionismo"
Dall’articolo in questione, meritevole di lettura integrale, mi sono sembrati particolarmente interessanti gli ultimi tre capoversi:
“A ben vedere, quella della criminalizzazione delle opinioni negazioniste, potrebbe essere considerata una questione di laicità delle istituzioni democratiche: come non esiste ormai più una “religione di Stato”, allo stesso modo non può esistere una “verità di Stato” su determinati eventi storici, una “verità” cioè che faccia da filtro tra le opinioni dei singoli che sono da considerarsi lecite e quelle che, invece, non lo sono. Del resto, erano proprio i regimi totalitari – di cui si paventa il ritorno attraverso le opinioni negazioniste –, a sanzionare penalmente tutti coloro che rifiutavano o non riconoscevano le ideologie poste a fondamento di una determinata tipologia di Stato, non a caso definito “etico” dai filosofi di regime.
“Il concetto di democrazia, invece, è sempre legato all’idea di pluralismo: uno Stato è tanto più democratico, quanto più consente il manifestarsi di opinione differenti e discordanti tra loro, quanto più stimola il dibattito pubblico e invita i propri cittadini a discutere sulle ragioni del loro vivere insieme. Uno Stato che si definisce davvero democratico, quindi, non può introdurre nel proprio ordinamento giuridico una norma che sanziona penalmente tutte le opinioni “non ortodosse” che si discostano dalla ricostruzione “ufficiale” di un determinato evento storico. Al contrario, invece di sancire delle “verità di Stato” che, se negate pubblicamente, conducono direttamente al carcere, sarebbe forse auspicabile che gli appartenenti ad una comunità politica si facessero carico di un vero e proprio “dovere di conoscenza” del proprio passato, inteso quest’ultimo come dovere civico, nell’accezione più letterale del termine.
“Le verità di fatto che attengono agli eventi storici, infatti, sono sempre opinabili e questo perché l’evidenza fattuale è stabilita mediante la narrazione dei testimoni oculari, degli archivi e dei documenti, la cui veridicità può essere sempre rimessa in discussione. Esse risultano continuamente “vulnerabili” da parte di coloro che cercano di negarle, ma – questo è il punto – la capacità di negare la verità dei fatti storici è paradossalmente uno dei pochi chiari e dimostrabili dati che confermano l’esistenza della libertà in uno Stato costituzionale democratico. Come ebbe modo di affermare John Stuart Mill, nel suo celebre libello On the Liberty: “Se si vietasse di dubitare della filosofia di Newton, gli uomini non potrebbero sentirsi così certi della sua verità come lo sono. Le nostre convinzioni più giustificate non riposano su altra salvaguardia che un invito permanente a tutto il mondo a dimostrarle infondate”.
FINE DELLE CITAZIONI TRATTE DALL’ARTICOLO DI ANTONELLO CIERVO
Mio commento personale: inviterei tutti a riflettere sull’ultima frase dell’ultimo capoverso:
“ … Le nostre convinzioni più giustificate non riposano su altra salvaguardia che un invito permanente a tutto il mondo a dimostrarle infondate”.
Direi che sta proprio qui la radice del problema …


 

martedì 15 aprile 2014

In via di approvazione il DDL antirevisionista?


Per quanto i giornali non ne parlino più, è ancora in discussione in Senato il DDL “bavaglio” contro i revisionisti (e, quindi, contro la libertà di ricerca storica).
Qui è possibile seguire l’iter del provvedimento:
E qui è possibile leggere l’ultima discussione in merito, avvenuta lo scorso 1° aprile in sede referente (dopo che, lo scorso dicembre, gli esponenti del Movimento 5 Stelle avevano bloccato il colpo di mano in sede deliberante):
Per meglio evidenziarne l’andamento, riproduco a seguire le prese di posizioni degli intervenuti ricordando che il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato per il prossimo 22 aprile.
Come si può vedere, i tradizionali partiti di governo (PD+ i due tronconi del centro-destra)  continuano a essere favorevoli senza riserve a questo provvedimento aberrante, mentre le uniche voci critiche vengono da socialisti, autonomisti e leghisti. E dagli esponenti del Movimento 5 Stelle.
Chi sperava nei berluscones (transfughi o fedeli) è servito …
 
Il senatore Lucio Malan, tra i principali promotori del DDL bavaglio
 
SEDE REFERENTE 
(54-A) Modifica all'articolo 414 del codice penale in materia di negazione di  crimini di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra, nonchè di apologia di crimini di genocidio e crimini di guerra, rinviato dall'Assemblea in Commissione, nella seduta del 12 febbraio 2014
(Esame e rinvio) 
Il presidente PALMA ricorda che è stato deliberato il rinvio in Commissione del provvedimento in titolo; ai fini dell'organizzazione dei lavori propone di acquisire l'orientamento dei Gruppi e dei componenti della Commissione.
Ricorda altresì che la settimana scorsa si è svolto un ciclo di audizioni in sede di Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi. In quella sede è stata acquisita documentazione che sarà resa disponibile per la pubblica consultazione sulla pagina web della Commissione.
Occorre ora valutare se proseguire con l'esame del provvedimento o se, per via delle differenze di orientamento su una materia oggettivamente dai profili assai complessi e delicati, sia opportuno svolgere ulteriori approfondimenti.

Ha per primo la parola il senatore LUMIA (PD) il quale auspica che la Commissione dia prova di saper pervenire ad un testo condiviso che possa, in seguito, raccogliere i più ampi consensi in sede di esame di Assemblea. Per tale ragione, esprime il proprio avviso in favore della ripresa dell'esame, nella prospettiva di redigere un testo coerente con le fonti internazionali pattizie in materia di tutela contro il negazionismo, senza che si dia vita ad indebite compressioni della libertà di espressione.
Il senatore CAPPELLETTI (M5S) ricorda che è stato proprio il suo Gruppo ad attivarsi perchè l'esame non proseguisse in sede deliberante, scongiurando così i rischi di una frettolosa approvazione di un testo che, come spesso accade quando si verte in materia di reati di opinione, si deve far carico di fronteggiare non pochi problemi di ordine filosofico, giuridico e storico.
Il senatore ALBERTINI (NCD) ritiene opportuno che la Commissione torni ad esaminare il disegno di legge, per pervenire a una nuova formulazione del testo che possa anche incontrare larga condivisione in Assemblea.
Il senatore BARANI (GAL), invece, si dichiara contrario ad avviare un nuovo esame su una materia che suscita talmente tanti problemi da non consentire che si addivenga ad una soluzione normativa sufficientemente condivisa; inoltre troppo alto è il rischio che si determinino indebite limitazioni della libertà di espressione e della ricerca storica.
Anche secondo la senatrice STEFANI (LN-Aut), la Commissione non dovrebbe tornare a soffermarsi sul disegno di legge, giacchè ogni sforzo per raggiungere formulazioni soddisfacenti per la tutela penale contro il negazionismo, rischierebbe di risolversi in una perdita di tempo o, ancor peggio, in una modifica peggiorativa della già discutibile impostazione delle cosiddette leggi Reale e Mancino.
A giudizio del senatore  FALANGA (FI-PdL XVII) il contesto in cui la Commissione giustizia può oggi tornare ad occuparsi del disegno di legge appare mutato rispetto agli equilibri riscontrati nel corso del primo esame che condusse all'approvazione del testo successivamente rinviato in Commissione. Pertanto, avendo cura di evitare soluzioni semplificatorie o insoddisfacenti che aumenterebbero il rischio di un'eccessiva latitudine applicativa di nuovi reati di opinione, auspica che la Commissione possa riprendere, quanto prima, l'esame sul testo.
Secondo la senatrice DE PIN (Misto-GAPp) insistere nella ricerca di una formulazione soddisfacente in materia di reati di opinione, stante la complessità del fenomeno culturale del negazionismo, non sembra opportuno nè foriero di risultati soddisfacenti.
Il presidente PALMA, sulla scorta degli orientamenti espressi dai Gruppi parlamentari, propone che la Commissione riprenda l'esame  del disegno di legge, dando per acquisite le fasi della relazione e della discussione che già ebbero luogo nel corso della prima istruttoria e fissando un nuovo termine per le proposte emendative per le ore 18 del 22 aprile. Precisa che gli emendamenti saranno riferiti al testo del disegno di legge rinviato in Commissione, e cioè all'atto Senato n. 54-A.
Conviene la Commissione.
Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

Ultimi giorni di libertà per l'art. 21 della Costituzione?

lunedì 14 aprile 2014

Prisonnier d'opinion en France


Revisionismo e libertà di ricerca: il parere di Giorgio Galli


Letto in
Credere, obbedire, combattere. Storia, politica e ideologia del fascismo italiano dal 1919 ai nostri giorni
di Giorgio Galli, il seguente giudizio dell’illustre storico e politologo (p. 193):
“Sappiamo che la storia dei campi di sterminio è uno dei cavalli di battaglia del revisionismo. Ritengo che nessuna ricerca storica debba essere sottoposta a legislazioni repressive”.

Gianfranco Fini, notoriamente favorevole alla repressione dei revisionisti, in una vignetta di Vauro del 2008