giovedì 30 luglio 2015

Una domanda a Ugo Tassinari su John Kleeves



Il dr. Gianantonio Valli

Citazione:

«La notizia era trapelata nella serata di ieri su Facebook. La divulgazione da parte di Varese News delle modalità terribili del gesto hanno innescato la solita corsa alle teorie del complotto, con richiami alla vicenda di John Kleeves, il saggista che si tolse la vita con una balestra …».

Così Ugo Tassinari (sul suo blog Fascinazione) nel dare la notizia del suicidio del dr. Gianantonio Valli:

Si è tolto la vita il dottor Valli, saggista, revisionista, medico di base nel varesino
 
Sempre Ugo Tassinari, questa volta su Facebook, commentando poche ore dopo un altro fatto di cronaca, ha fatto la seguente considerazione:

«Ma qualcuno crede veramente che un ubriaco per uccidere la fidanzata che sta sul sedile posteriore fa deliberatamente un frontale?».

Presumo che la notizia di riferimento sia la seguente:

Frontale a Napoli, Aniello Mormile contromano per ‘dare una lezione’ alla fidanzata?
 
A mia volta, domando: 
ma qualcuno crede veramente che il presunto depresso John Kleeves, per uccidersi, abbia potuto usare una balestra (in una Fiat 600)?


ISM-Italia: La nostra risposta al commento (?) di Furio Colombo sul Fatto




Da ISM –Italia ricevo e pubblico:

Gaza e l'industria israeliana della violenza

Furio Colombo ha stigmatizzato il nostro saggio usando uno schema ormai consolidato, fatto di accuse pesanti, senza una sola argomentazione di merito. Non solo ci bolla col marchio dell’antisemitismo, ma, peggio, sostiene che «Il testo è scritto con un evidente richiamo al documento “I protocolli dei Savi di Sion”». Ammette che non alteriamo i fatti (ma i fatti sono pietre, come la pulizia etnica della Palestina, Piombo Fuso, o Margine Protettivo), ma ci accusa di «assemblarli come un film nel quale Hamas, una delle più importanti filiali di terrorismo del mondo, viene vista come associazione di solidarietà e mutuo soccorso» [sic!]. A che cosa si sarà richiamato Ilan Pappe nello scrivere La Pulizia Etnica della Palestina? O nel parlare di «genocidio incrementale a Gaza»? O Avi Shlaim per Il Muro di Ferro? Colombo sosterrebbe che sono tutti ebrei che odiano sé stessi? Come non riconoscere che la guerra permanente contro Gaza serve a presentare nuove armi sul mercato globale, testate in corpore vili? È oggetto di vanto tra i mercanti di guerra israeliani.

Gli autori: A. D. Arcostanzo, E. Bartolomei, D. Carminati e A. Tradardi

Torino, 29 luglio 2015

ATTENZIONE: L'intervista su Gaza e ..... ,registrata oggi per il caffè di RAI 1, andrà in onda venerdì 31 alle ore 6 (del mattino)

Lunedì 27 Luglio 2015 IL FATTO QUOTIDIANO ESTERI pag 15 

STORIA&GEOGRAFlA
LA SOLUZIONE? DARE LA COLPA A ISRAELE 

di FURIO COLOMBO

I CRIMINI CONTRO l'umanità si moltiplicano. Ci ricordiamo del milione di morti (un terzo bambini, uccisi col macete in Rwanda) e arriviamo all'uomo bruciato vivo in gabbia dai soldati-bambini del Califfato. Ma è poca cosa a confronto con l'istinto criminale di Israele.
Un libro è appena uscito dalla fonte inesauribile dell'odio dedicato da molti contro Israele e gli ebrei. Ascoltate: "Gaza non è solo un campo di concentramento, ma un laboratorio di sperimentazione delle nuove armi e una vetrina dell'industria per la repressione dei mondi offesi".
Il libro è: "L'industria israeliana della violenza" di Enrico Bartolomei, Diana Carminati, Alfredo Tradardi, (Derive/Approdi). Il luogo è Gaza, dove ha sede Harnas, organizzazione militare che costituisce, non solo per Israele, una minaccia, continua, bene armata e finanziata.
Il testo è scritto con un evidente richiamo al documento "I protocolli dei Savi di Sion".
Quel documento è un falso. Questo libro conta sulla martellante ripetizione di un'unica interpretazione di qualunque cosa accada nel Medio Oriente: Israele è portatore di una perfidia assassina che non ha alcuna ambientazione di tempo o luogo, non dipende da fatti politici e neppure da eventi o da governi. Non esita a sostenere che ogni altro fatto di violenza, nella cupa realtà contemporanea, è un prodotto in più di scuola, di matrice e di interessi israeliani. Tipico di questo libro non è alterare i fatti ma assemblarli come un film nel quale Hamas, una delle più importanti filiali di terrorismo del mondo, viene vista come associazione di solidarietà e mutuo soccorso. E tutti gli episodi di guerra e violenza di Israele vengono mostrati come una prova continua di vocazione al massacro. In questo modo è vinta la gara con Isis Television, che non chiede scuse o ragioni per la propria crudeltà, intende solo educare all'obbedienza.
Qui il progetto è efficace ma rovesciato: non importa tutto il male del mondo, importa Israele. Se metti a tacere Israele tutti saranno liberi dalla violenza.

Furio Colombo, quando dirigeva l'Unità

Did the Holocaust Really Happen?

martedì 28 luglio 2015

Israel Shamir: Sul problema dell'immigrazione


Israel Shamir


Ripubblico qui questo articolo di Israel Shamir, apparso originariamente nel volume Carri armati e ulivi della Palestina[1], perché, seppur scritto quasi 15 anni fa, mi sembra più che mai attuale  - oltreché esemplare, per sagacia, equilibrio e moderazione. Da leggere e meditare …

In movimento

I primi giorni d'autunno, quando i melograni maturano, mi dirigo verso le rovine del villaggio palestinese di Saffurie, distrutto. È la città natale della madre di Maria e ancora conserva la chiesa di Sant'Anna costruita dai crociati[2]. Questo antico villaggio era una città importante duemila anni fa quando, sotto di Sephoris, rifiutò di aderire agli zeloti ebrei e restò fedele all'Impero. Offrì un comodo rifugio all'uomo che reinventò il giudaismo dopo il suo crollo, il rabbino Giuda il Principe, e a molti saggi cristiani e nobili romani. Era riuscito a sopravvivere ai capricci del tempo fino al 1948, quando fu assalito dall'esercito israeliano e distrutto. I suoi abitanti divennero profughi e andarono a finire nei campi oppure nella vicina Nazareth. Le terre del morto villaggio rimasero nascoste nelle valli e ogni anno produssero raccolti sontuosi e splendidi di melograni. Il problema è che non c'è rimasto nessuno a raccogliere i frutti. Gli abitanti degli insediamenti ebraici costruiti vicino alle rovine sono indifferenti al destino dei melograni e dei contadini che li avevano piantati. In questo regno della desolazione, fra alberi lussureggianti carichi di frutti rossi, c'è un ben costruito mosaico pavimentale romano, talvolta chiamato "la Monna Lisa della Galilea". Consiste di migliaia di piccole pietre di vari colori messe insieme a formare un orgoglioso viso con il naso diritto, la pettinatura alta e le labbra carnose dentro una di foglie d'acanto.

II mosaico mi ricorda sempre il nostro bel mondo, questo meraviglioso mosaico di piccole città, prati verdi, megalopoli civilizzate, castelli e villette, fiumi e torrentelli, chiese e moschee, ogni pezzo del mosaico è bello, prezioso e perfetto. Ne ho visti tanti e li amo tutti. Le basse isole rocciose nel lucido e trasparente Mar Baltico, dove ragazzi biondi salutano le navi che passano davanti ai moli. La "France profonde" di Conque, un piccolo villaggetto nel Massif Central, sulla vecchia strada dei pellegrini per San Giacomo di Compostella, con un piccolo torrentello che salta sui ciottoli e che circonda tutta la collina, i tetti spioventi e le strade pavimentate migliaia di anni fa. Le cupole delle chiese russe in mezzo all'erba alta del fiume Oka dove le ragazze con le spalle coperte da scialli fioriti ascoltano l'armonia del fiume. Le voci graziose delle ragazze di Suzhou che riecheggiano nel cortile del tempio fra i canali che costellano tutta la Cina meridionale. Le case barocche dei fattori delle grandi piantagioni di tabacco di Trinidad e la statura orgogliosa dei cubani che danzano nelle strade. I superbi corpi tatuati dei Masai intorno ai falò della savana Serengeti. Questo mondo è meraviglioso e tutti i suoi abitanti sono splendidi.

Questo bellissimo e intricato contesto è minacciato dalle ostilità che stanno per arrivare, visto che questa Terza guerra mondiale non è soltanto contro il Terzo Mondo. Questa guerra è cominciata anche prima che la prima bomba cadesse sul terreno roccioso dell'Afghanistan. Un milione di nuovi profughi sono in cammino, creando grande confusione e destabilizzazione nell'Asia. Non c'è dubbio che presto o tardi questa ondata di rifugiati raggiungerà anche l'Europa. Centinaia di migliaia di rifugiati sono ormai in movimento verso l'Europa, la Russia e tutti quei paesi relativamente stabili che stanno al confine. C'è da comprenderli: poiché gli Stati Uniti avevano promesso di usare anche le armi nucleari contro le loro case, queste popolazioni indifese non avevano altra scelta che fuggire dalle aree che sarebbero state bombardate. Nessun controllo di frontiera sarà in grado di fermare questa ondata così violenta. Il Pakistan sarà il primo, ma non l'ultimo. E siccome Stati Uniti e Gran Bretagna hanno il progetto di trasformare la loro crociata in una guerra lunghissima "contro il terrore", ci saranno sempre più profughi finché, eventualmente, il fragile tessuto sociale dell'Europa si sgretolerà e andrà in collasso. L'Europa sarà sopraffatta come lo fu l'impero romano ai suoi tempi, e si troverà di fronte a una dura scelta: stabilire un sistema di apartheid e discriminazione, o perdere la propria identità.

Sarà l'Europa una vittima marginale della furia americana, come lo spettatore innocente delle sparatorie nei film western? Mi sembra che l'Europa sia piuttosto uno dei veri bersagli di quest'offensiva che si sta sviluppando. Non è quello che il popolo degli Stati Uniti desidera, ma nessuno chiede il suo parere. Le nuove élite di potere degli Stati Uniti e i loro partner e servi d'oltremare hanno nella loro lista la distruzione di una prospera, indipendente e coesiva Europa. Questo desiderio ha praticamente un motivo a breve termine: l'Europa è un concorrente per l'America, è troppo indipendente, ha cominciato ad usare la moneta unica che può sfidare il dollaro. L'Europa appoggia una politica più equilibrata in Palestina. L'Europa, poi, è troppo egualitaria: a New York ho visto un ragazzo dell'ascensore immigrato dalla devastata Panama, che in realtà vive nel suo ascensore. Non si trovano cose di questo genere in Europa, perché l'Europa non è ancora completamente mammonizzata.
II

Alle nuove élite del potere non interessano né Cristo né Maometto, è vero, ma hanno invece un profondo senso di devozione verso un'altra antica deità, Mammona. Questo vecchio dio dell'avidità era tanto amato dai Farisei, duemila anni fa, come apprendiamo dai Vangeli. Gesù disse loro: "Nessun servo può servire due padroni; o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e Mammona". I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si beffavano di lui"[3]. La fede venne eliminata dai successivi sviluppi. L'amore per Mammona divenne noto come Avarizia, uno dei peccati mortali, e fu condannato sia dalla società cristiana che da quella musulmana.
Ma non scomparve completamente. Duemila anni dopo, il nipote di un rabbino di Treviri, Karl Marx, arrivò ad una conclusione rivoluzionaria: la fede in Mammona, questa "religione degli ebrei durante i giorni feriali", come la definì, divenne la vera religione delle élite americane. Marx citava il colonnello Hamilton, che aveva detto: "Mammona è l'idolo degli Yankees, essi lo venerano non soltanto con le labbra ma con tutta la forza del corpo e dell'anima. Ai loro occhi la terra non è altro che un grande mercato finanziario, una borsa, e sono convinti di non avere nessun altro scopo nella vita che diventare più ricchi dei loro vicini". Marx concludeva: "Praticamente la dominazione dello spirito ebraico sul mondo cristiano ha raggiunto nell'America del Nord la sua espressione meno ambigua e più completa".

Questo vittorioso spirito ebraico, secondo Marx, era basato su "avidità ed egoismo, la sua confessione erano gli affari, il suo dio il denaro"[4]. Queste parole, come molte altre idee di Karl Marx, erano ben conosciute, ma il loro profondo significato spirituale non è stato compreso in pieno. Per una buona ragione: fino ai nostri giorni, le caratteristiche religiose del credo dell'avidità non erano espresse e ci si poteva anche immaginare un capitalista che pensa al suo interesse e nello stesso tempo promuove il bene comune, così come aveva teorizzato Adam Smith. Ma le cose sono cambiate con l'avvento del "neoliberismo". Le conferenze di Milton Friedman misero in luce i Mammoniti, gli adepti della nuova/vecchia fede. Essi differiscono dai loro ordinari antenati avidi, perché innalzano l’avidità-di-denaro al livello di un Dio geloso che non consente la presenza di nessun altro dio. I ricchi del passato non pensavano di distruggere la loro società. Anzi, avevano cura della loro terra e della comunità. Avrebbero voluto essere i primi fra i cittadini. Essi si sentivano ancora come "pastori di uomini". È vero, i pastori mangiano le pecore, ma non vendono però tutto il gregge al macellaio solo perché il prezzo è buono.

I Mammoniti vedono una tale considerazione come un tradimento di Mammona. Robert McChesney ha scritto, nella sua introduzione al libro di Noam Chomsky Prima il profitto poi la gente[5], che "essi esigono una fede religiosa nell'infallibilità di un mercato senza regole", in altre parole la fede nell'egoismo e nell'avidità illimitata. Non hanno nessuna compassione per il popolo in mezzo al quale vivono, non vedono i propri vicini come 'la propria gente’. Se potessero eliminare i loro vicini e sostituirli con immigranti poveri per ottimizzare i profitti lo farebbero, come fanno i loro fratelli in Palestina.

I Mammoniti se ne infischiano degli abitanti dell'America, ma li usano come loro strumento per raggiungere il dominio mondiale. Il loro ideale paradigma del mondo è arcaico, o futuristico: sognano un mondo di schiavi e di padroni. E per poterlo realizzare, i Mammoniti cercano di distruggere in ogni modo la coesività delle unità sociali e nazionali.

Finché un popolo sta sulla propria terra, parla la propria lingua, vive in mezzo ai suoi vicini e parenti, beve l'acqua dei suoi fiumi, frequenta le proprie chiese e moschee, non può essere reso schiavo. Ma se le sue terre vengono inondate da masse di profughi, la sua struttura sociale crollerà. Perderanno il loro grande vantaggio, cioè il sentimento di unità, di sentirsi insieme, il sentimento di fratellanza, e per questo diverranno facile preda per i Mammoniti.
III

Gli Afgani sono un popolo meraviglioso, tenace, indipendente, che ha fiducia in se stesso. Sono formati dalle loro montagne, e, come tutti i montanari, sono cocciuti e conservatori. La paura delle bombe americane potrebbe spingerli nelle pianure dell'Olanda e nelle città della Francia, e allora, contro la loro volontà ma in modo irreversibile, cambierebbero completamente la terra in cui sono entrati. Questo è un processo che dura già da parecchio tempo. Via via che le politiche globali dei Mammoniti privano i paesi poveri del Terzo Mondo delle loro risorse naturali e dei loro redditi, appoggiano i crudeli collaborazionisti locali, distruggono il loro habitat naturale, un numero sempre maggiore di persone sono costrette a unirsi all'ondata di profughi verso l'Europa e gli Stati Uniti.

In Europa la minaccia è già profondamente sentita. Oriana Fallaci, nota giornalista italiana, ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui lamenta il destino dell'Europa ormai travolta dalle "orde musulmane"[6]. Essa vede gli immigranti allo stesso modo in cui un cortigiano di Romolo a Ravenna considerava i guerrieri germanici. Oriana dice che "i mussulmani [sic] somali sfregiarono e smerdarono e oltraggiarono per tre mesi piazza del Duomo a Firenze. La mia città", che alcuni "figli di Allah" orinarono sui muri della Cattedrale, che nella tenda tenevano "materassi per dormire e per scopare" e che appestavano la piazza col fumo e col puzzo della loro cucina. Oriana continua a dire che Firenze, "un tempo capitale dell'arte e della cultura e della bellezza" è "ferita e umiliata" da "arrogantissimi albanesi, sudanesi, bengalesi, tunisini, algerini, pakistani, nigeriani" che "vendono droga" e proteggono le puttane. Essa sostiene che bisogna unirsi alla Crociata americana e conclude dicendo che "Se crolla l'America crolla l'Europa [...] E al posto delle campane ci ritroviamo i muezzin, al posto delle minigonne ci ritroviamo il chador, al posto del cognacchino il latte di cammella".

Prima di condannare il suo stile, andiamo a vedere quali sono gli errori della sua logica. La Fallaci, esperta e neanche tanto giovane giornalista vede nell’America una possibile soluzione, anziché la fonte, dei suoi problemi — e dei problemi di Firenze. Dovrebbe preoccuparsi per la vittoria, non per la caduta dell'America. Se l'America vince nella guerra afgana, l'incubo dell'Oriana potrebbe divenire realtà.
Questa giornalista non sembra capire che i profughi e gli immigranti arrivano in Italia perché le loro terre sono state devastate dagli Stati Uniti e dai loro alleati. Per lei i kossovari sarebbero invisibili se la Nato non avesse sconvolto i Balcani. Non vedrebbe i Sudanesi se Clinton non avesse bombardato il Sudan. Non vedrebbe i Somali se i Somali non fossero stati rovinati dalla colonizzazione italiana e dall'intervento americano. Né lei né l'America vedrebbero un immigrante palestinese se i contadini di Saffurie potessero ancora coltivare i loro giardini di melograni.

Nessuno, proprio nessuno lascerebbe la sua terra con la sua natura unica, il suo unico stile di vita, amici e parenti, luoghi sacri e sepolcri degli antenati per il dubbio piacere di accamparsi sotto le mura di una cattedrale italiana. Come gli anatroccoli hanno il loro imprinting, gli uomini sono nati per amare la loro terra natale. Il giovane Telemaco paragona la sua isola rocciosa e desolata ai prati e ai ricchi campi di Sparta, e dice al suo ospite: "Noi abbiamo appena poca erba, eppure io preferisco queste montagne con le loro capre ai prati adatti per i cavalli"[7]. La gente emigra perché la sua terra è rovinata. Gli irlandesi non avrebbero lasciato i campi verdi di Erin per andare a Chicago, se il governo inglese non li avesse affamati. I miei compatrioti Russi non sarebbero venuti a occupare la Palestina se la Russia non fosse stata rovinata dalle forze filoamericane di Eltsin e Chubais.

Per i popoli ospiti, l'ondata immigratoria è, nella migliore delle ipotesi, un disturbo; e nella peggiore un disastro. Non è colpa loro, è una questione di numeri. Carlos Castaneda si unì a una tribù indiana e imparò da loro molte cose. Sono sicuro che anche la tribù imparò molte cose da Carlos Castaneda. Ora, immaginate che migliaia di bravissimi ragazzi e ragazze di Yale e Berkeley vadano a vivere con una tribù indiana. La tribù scomparirebbe, non sarebbe capace di mantenere la sua identità. Mentre un singolo emigrato potrebbe essere sempre benvenuto, e aggiungere colore alla società. L'immigrazione di massa è sempre deleteria.

Sia che gli immigranti vengano come invasori o come conquistatori o come profughi, la società che li accoglie ne riceve uno choc. Se sono intelligenti e abili occupano interessanti e importanti posizioni sociali al posto degli abitanti e creano una loro sottocultura. Se sono violenti, possono impadronirsi della terra con altri mezzi. Se sono umili e sottomessi faranno scendere il costo del lavoro. Queste sono le ragioni per cui, in circostanze normali, gli immigranti non sono popolari.

Una brava persona e mio caro amico, Miguel Martinez[8], che ha portato l'articolo di Oriana Fallaci all'attenzione di un pubblico anglofono, è rimasto esterrefatto dal suo razzismo, e a ragione. La Fallaci parla come una razzista, come Ann Coulter, questa maledizione americana degli "uomini dalla pelle scura". Ma Miguel Martinez non ha visto quel minimo di verità che c'è nelle sue parole. Chi vede il proprio giardino devastato dai bufali non si accorge del cacciatore che spinge le mandrie verso di lui, e dà la colpa agli innocenti animali. Ma sbaglia, perché la condanna dovrebbe essere rivolta al cacciatore, eppure ciò non vuol dire che i bufali non rovinino il giardino. L'immigrazione di massa è dolorosa sia per l'immigrante sia per la società che lo riceve.

Ma non è affatto dolorosa per i Mammoniti. A loro piace l'immigrazione perché abbassa il costo del lavoro. Un'autorevole rivista mammonita è il settimanale inglese The Economist. Alcune settimane fa, prima della "nuova Pearl Harbour" [l'11 settembre] il loro editoriale esortò ad aumentare l'ingresso di immigranti dal Terzo Mondo. I popoli più dinamici e più qualificati dell'Africa, dell'Asia e del Sud America potrebbero rivelarsi utili alla Gran Bretagna, all'Europa e agli Stati Uniti, scriveva The Economist. Farebbero abbassare i salari dei lavoratori europei ed aumentare i profitti degli imprenditori. Come profitto addizionale, questo flusso dell'elemento dinamico non fa altro che indebolire le società dalle quali proviene e le espone al rischio di diventare una facile preda delle società che lo accolgono. È una versione migliorata del commercio degli schiavi — infatti che c'è di meglio di schiavi che fanno a gara fra loro per imbarcarsi sulla nave negriera? Naturalmente la prima condizione per questo ingresso di immigrati non è stata chiarita da Tony Blair, perché la condizione è che i paesi del Terzo Mondo devono essere devastati e ridotti in rovina.

I Mammoniti hanno bisogno degli immigranti per se stessi. Una società coesiva e sana rifiuta istintivamente uomini avidi di denaro, perché l'avidità di denaro è un atteggiamento socialmente distruttivo. In una civiltà sana i Mammoniti rimarrebbero dei paria. Ora, l'immigrazione distrugge la coesività delle società e i Mammoniti non amano società coesive, preferiscono società liquide e non tenute insieme da forti principi, così è molto facile bersele tranquillamente. Ecco perché i Mammoniti appoggiano l'immigrazione. Gli immigranti li considerano come i loro naturali alleati e non riescono a capire che i Mammoniti li amano così come i vampiri amano il sangue fresco. A causa di questa mancanza di comprensione, gli immigranti appoggiano con i loro voti il potere mammonita di Tony Blair e dei democratici di New York. Le diatribe di Oriana dovrebbero essere rivolte ai Mammoniti invece che agli innocenti immigrati che si trovano sulle strade e sulle piazze d'Europa.

IV

La destra è una forza conservatrice, che difende il potere delle élites tradizionali. Loro difendono il paesaggio, proteggono la natura, salvaguardano la tradizione. La sinistra è una forza dinamica della società, che garantisce la sua vivibilità, la capacità di cambiare, la mobilità sociale. Una società senza la sinistra sarebbe una società marcia, una società senza la destra crollerebbe. La sinistra provvede al movimento, la destra alla stabilità. Ma i Mammoniti creano per i loro scopi una pseudo-sinistra e una pseudo-destra, servendosi degli errori compiuti dalla vera sinistra e dalla vera destra.

Uno dei difetti della destra reale europea era nella sua mancanza di compassione e nelle sue tendenze razziste. Il loro approccio al problema era corretto: immigranti destabilizzano la società. Ma non perché sono malvagi, come dicono i razzisti. Gli immigranti potrebbero essere delle persone meravigliose, eppure potrebbero costituire sempre un problema. Gli Olandesi andarono in Indonesia e distrussero la terra per parecchio tempo con la loro presenza. Hanno rovinato l'Indonesia. Gli Indonesiani sono andati in Olanda e hanno creato a loro volta dei problemi. Gli Inglesi hanno creato problemi in America in modo irreversibile: hanno sterminato i nativi. Il processo coloniale spesso porta un danno reciproco: gli Inglesi hanno spogliato l'Irlanda e poi si sono trovati a dover affronti i problemi creati dagli Irlandesi.

Il razzismo è sbagliato, perché parte dal punto di vista che alcuni uomini sono fondamentalmente migliori o peggiori di altri. Ognuno è quello che è: gli Zulu e gli Inglesi, i Russi e i Ceceni, i Palestinesi e i Francesi, i Pakistani e i Turchi, mentre sono sulla loro terra. Nelle terre degli altri tutti questi buoni popoli diventano un problema. Nei giorni dell'imperialismo europeo e dell’espansione coloniale, le teorie razziste erano necessarie per giustificare il flusso a senso unico degli uomini. Senza il razzismo non si potevano sterminare i nativi, privarli della loro proprietà, eliminare le loro industrie, creare enormi piantagioni e mantenere questi popoli senza diritti umani. Ma ora del razzismo non c’è più bisogno. Visto che l'avventura coloniale dell'Europa è finita, potremmo abbandonare tranquillamente le teorie scientificamente sbagliate e moralmente infami della superiorità razziale.

La vera sinistra dovrebbe promuovere gli interessi delle classi più basse, il che vuol dire essere contro l'immigrazione di massa. Ma sotto l'influenza dei Mammoniti, la sinistra liberale sostiene l'immigrazione per motivi di compassione. I Mammoniti, normalmente privi di ogni senso di compassione, utilizzano questo modo di ragionare umanitario per i loro scopi. Anche perché questo dà loro un ulteriore profitto. Le classi lavoratrici europea e americana sono così alienate dalla sinistra liberal. Ai lavoratori, infatti, appare chiara la natura pericolosa dell’immigrazione. Gli immigranti vivono a contatto con i lavoratori locali e naturalmente tra di loro si crea una concorrenza per i posti di lavoro. Per questo, molti di loro sono portati ad abbracciare il razzismo della destra estrema. C’è un modo per uscire da questo empasse, un modo che andrebbe bene per tutti, all'infuori naturalmente dei Mammoniti. Fermare l'immigrazione e aprire estesi finanziamenti al Terzo Mondo. In teoria, l'Africa e la Svezia potrebbero arrivare ad avere lo stesso reddito, i proventi delle tasse dovrebbero andare agli indiani dell'Amazzonia e ai contadini dell'Afghanistan. In tal caso, non sarebbero molti i pakistani che emigrano in Inghilterra, se potessero arrivare ad avere, nel loro paese, un reddito uguale, o perlomeno simile. Prova di questo è la comunità europea, perché sebbene gli svedesi abbiano un reddito superiore ai portoghesi, ai greci e agli italiani, la differenza non è poi così abissale. E questi sono paesi pacifici, per cui c'è pochissima immigrazione nella Svezia e nella Germania. Se diciamo compassione, la vera compassione cristiana ci dice di lasciare che la gente viva a casa propria, sotto le loro viti e le loro piante di fico, e che viva bene come vivrebbe altrove. Non ci sarebbero tante lavanderie a buon mercato, ma si vivrebbe in una terra più pulita e migliore. Sarebbe giusto, perché per centinaia di anni l'Europa e gli Stati Uniti hanno succhiato le ricchezze del Sud e dell'Est del mondo.

Il destino dell'immigrante è un triste destino. Tutta l'emigrazione è un esilio, è uno stato di tristezza dell'uomo. Ovidio piangeva sulle sponde del Mar Nero, e il principe Genji del Giappone moriva di nostalgia a Suma. Il mio amico palestinese Musa ha portato il suo vecchio padre dal villaggio di Abud alla sua nuova casa nel Vermont, e lui si è messo subito a costruire piccole terrazze in giardino, come quelle coltivate sulle pendici delle colline della Samaria.
Gli esseri umani si adattano, e se gli immigranti amano la loro nuova terra possono diventarne cittadini. È il caso mio. Sono nato in Siberia. E ho scelto di diventare palestinese.
La Terza Guerra Mondiale è una guerra contro la diversità per sé. Le hanno dato inizio gli adepti dell'avidità. A loro non piace il meraviglioso mosaico di razze e di culture. Vorrebbero omogeneizzare il mondo e hanno anche una ragione ben pratica. È più facile vendere merci a un'umanità omologata. Hanno anche una ragione morale. Non vogliono che la gente goda della bellezza gratuitamente, per cui deve essere distrutta. Hanno una ragione religiosa. Gli adoratori di Mammona credono che questa bella pluralità sia un sacrilegio nei confronti del loro dio geloso. Le belle cose del passato appartengono ai musei dove ti fanno pagare il biglietto d'ingresso dopo che il villaggio è stato distrutto. In un bellissimo romanzo di Michael Ende, La Storia Infinita, il mondo colorato della fantasia sparisce nel nulla. La stessa cosa accade al nostro meraviglioso mondo. Antichi ed unici luoghi sono stati distrutti e soppiantati da centri commerciali e da terre desolate. La destra e la sinistra dovrebbero unirsi contro questo nulla che minaccia la nostra esistenza. 

7 ottobre 2001



[1] Pistoia, 2002.
[2] Secondo una tradizione secondaria, sarebbe il luogo di nascita della stessa Maria.
[3] Luca 16: 13-14.
[4] Deutcsh-Franzossische Jahrbucher, 1844.
[5] Noam Chomsky, Profit Over People, Seven Stories Press, 1999, p. 8.
[6] Corriere della Sera, Milano, 29 settembre 2001.
[7] Odissea, libro IV.
[8] Responsabile del sito web “Kelebek” -- http://www.kelebekler.com/